Un buon amico si volta dall’altra parte?

19 Dicembre 2022

Io e sorella Barbara ci conoscevamo da due anni e avevamo instaurato un bel rapporto; ogni volta che chiacchieravamo ci sembrava di poter continuare all’infinito. Spesso parlavamo delle nostre esperienze e di ciò che ne avevamo ricavato. Ogni volta che le succedeva qualcosa, si rivolgeva a me, e io volevo sempre condividere con lei quando avevo un problema. Lei faceva sempre pazientemente comunione con me e io tenevo molto al rapporto stretto che avevamo. Era meraviglioso avere una sorella al mio fianco che potesse aiutarmi e sostenermi.

L’anno scorso, inavvertitamente, ho sentito Barbara chiacchierare con alcune sorelle sui grandi risultati che stava ottenendo ultimamente nel suo lavoro evangelico, su come molti di coloro a cui predicava fossero pieni di nozioni religiose e allora lei, pregando e affidandosi a Dio, condividendo pazientemente con loro e leggendo loro la parola di Dio, li portava rapidamente ad accettare l’opera di Dio degli ultimi giorni. Ho visto le sorelle guardarla con ammirazione dopo averla sentita, le si rivolgevano con domande di ogni tipo, cercando buone vie di pratica. Leggermente preoccupata, ho pensato: “È un bene che il suo lavoro evangelico sia così produttivo, ma ha parlato solo dei suoi ottimi risultati, non del percorso specifico che ha intrapreso, né ha testimoniato come Dio l’abbia guidata in questo periodo. Non si sta forse mettendo in mostra parlando in questo modo?” Qualche giorno dopo, sorella Faye mi ha detto: “Barbara ha così tanto talento e ha già ottenuto risultati eccellenti nell’evangelizzazione. Ha detto che un leader l’ha persino invitata a raccontare le sue esperienze a un incontro”. A queste parole, il mio cuore ha sussultato: “Perché Barbara dice queste cose? Faye la ammira davvero molto ora, ma questo non le giova”. Mi sono resa conto che Barbara si vantava sempre dei buoni risultati che aveva ottenuto svolgendo il suo dovere e mi sono sentita a disagio. Dio ha stabilito che l’ostentazione e l’esaltazione di sé stessi sono manifestazione di un’indole satanica, quindi sarebbe stato pericoloso se avesse continuato così. Non potevo lasciar correre. Dovevo trovare un’occasione per farlo notare a Barbara. Ma, ogni volta che pensavo di farle presente il suo problema, esitavo. Mi sono tornate in mente un paio di esperienze di qualche anno prima. La mia collaboratrice, Janie, spesso sciorinava dottrine, rimproverando gli altri da una posizione elevata, ma non analizzava né conosceva mai sé stessa. Gliel’ho fatto notare, ma non solo non l’ha accettato, mi ha persino risposto a tono, tirando in ballo i miei passati fallimenti e trasgressioni. In seguito, era riluttante persino a considerarmi. Questo mi ha reso le cose molto imbarazzanti e dolorose. In un’altra occasione, sorella Roxanna è andata fuori tema nella sua comunione durante una riunione e io gliel’ho fatto notare. In seguito, si è aperta con me e mi ha detto aveva provato molto imbarazzo e resistenza quando le avevo fatto notare il problema, e che le pareva stessi deliberatamente cercando di renderle le cose difficili, al punto che nelle riunioni successive non voleva nemmeno condividere. Sebbene abbia poi ricercato, riflettuto e riconosciuto i suoi problemi, le sue parole state davvero difficili per me da accettare. Da allora, ero piuttosto cauta nel sottolineare i problemi degli altri. Pensavo a quanto fosse sempre stato bello il mio rapporto con Barbara e mi sono chiesta: se le avessi fatto notare il suo problema, si sarebbe sentita messa in una posizione scomoda? Cosa avrei fatto se non mi avesse ascoltata e fosse diventata prevenuta nei miei confronti, convinta che stessi smascherando le sue mancanze e cercando di renderle le cose difficili, e poi si fosse rifiutata di accettarlo? Ci incrociavamo spesso ogni giorno, quindi il disagio sarebbe stato evidente. Inoltre, non si era sempre mostrata in quel modo. Forse, leggendo la parola di Dio, sarebbe riuscita a riflettere e a rendersene conto. Allora ho deciso di lasciar correre e non dirle nulla.

Un giorno, Barbara mi ha detto che alcuni fratelli e sorelle le avevano dato alcuni suggerimenti, dicendole che nella sua comunione tendeva all’ostentazione e a indurre gli altri ad ammirarla. Questo l’aveva messa a disagio. Sentirle dire queste cose mi ha fatta stare malissimo. La verità è che di recente anch’io l’avevo vista mettersi in mostra ma, per paura di danneggiare il nostro rapporto, avevo chiuso un occhio e non le avevo detto nulla. Ora non avevo forse l’occasione perfetta? Non avrei dovuto parlare anche io dei problemi che avevo visto? Ma poi ho considerato che le cose erano già abbastanza difficili per lei. Se avessi parlato anch’io, forse non sarebbe stata in grado di sopportarlo e sarebbe diventata negativa. Anch’io mi rendevo conto di doverle far notare i problemi che avevo visto, ma temevo che mi ritenesse troppo dura e che prendesse le distanze da me, così ho pensato attentamente a che tono di voce usare e come esprimermi per mostrare più tatto e non farla sentire in imbarazzo. Perciò, ho fornito esempi di come mi ero esaltata e messa in mostra in passato, poi di come avevo riflettuto ed ero arrivata a capirlo, e solo alla fine ho accennato brevemente al suo problema. Per paura di metterla in imbarazzo, le ho offerto qualche parola di consolazione: “Tutti hanno un’indole corrotta di qualche tipo ed è perfettamente normale manifestarla. Lo faccio anch’io. Sono sempre stata molto arrogante e presuntuosa e spesso mi metto in mostra. Non lasciartene limitare, devi avere il giusto atteggiamento verso te stessa”. Lei non ha risposto nulla. Ma poi è di nuovo accaduto qualcosa che mi ha turbato.

Durante una riunione, condividendo sulla sua comprensione della parola di Dio, Barbara ha parlato di una sua recente esperienza di diffusione del Vangelo. Ha raccontato di aver predicato a un pastore che credeva nel Signore da decenni, che era pieno di nozioni religiose e aveva ascoltato molte dicerie, e che non voleva accettare il Vangelo neanche dopo ripetute predicazioni. Ma poi lei era andata a fare comunione e a discutere con lui e, trovando passi pertinenti della parola di Dio, aveva confutato le sue nozioni una per una, e alla fine lui aveva gradualmente abbandonato le sue nozioni e accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni. Quando ha finito di parlare, tutti erano concentrati sulla sua esperienza di evangelizzazione invece che sulla parola di Dio. In quel momento, avevo una vaga consapevolezza: “Questo non è andare fuori tema?” Anche se stava condividendo sulla sua esperienza di evangelizzazione, quando ha finito, tutti hanno iniziato ad ammirarla e ad adorarla. Non si stava mettendo in mostra? Volevo farglielo notare e indurla a smettere di parlare di quell’argomento, ma non riuscivo a decidermi: “Se la interrompo davanti a così tante persone, non si sentirà in imbarazzo? È vero che Barbara ha ottenuto dei risultati nel suo lavoro evangelico: quindi, se le dico questo, non penseranno tutti che io sia invidiosa e voglia renderle cose difficili? Forse le sue intenzioni sono buone e non intende mettersi in mostra”. Quindi non ho parlato, ma non riuscivo a calmarmi abbastanza per riflettere sulla parola di Dio e la mia comunione non aveva illuminazione; ho pronunciato giusto qualche parola non ispirata, e così la riunione si è conclusa.

Quella sera, mi rigiravo nel letto senza riuscire a dormire. Non riuscivo a smettere di pensare a come Barbara si era messa in mostra durante la riunione e agli sguardi di ammirazione sui volti di tutti. Quello che aveva condiviso non aveva fornito agli altri una migliore comprensione della parola di Dio; al contrario, tutti erano concentrati su Barbara e sui suoi risultati, e quindi la riunione non aveva ottenuto nulla di buono. Temendo di metterla in imbarazzo, non avevo detto nulla e non avevo protetto la vita della chiesa. Non mi comportavo forse da persona compiacente priva di senso di giustizia? Ho ricordato un passo della parola di Dio: “Dovresti esaminarti attentamente per capire se sei una persona corretta. Hai stabilito i tuoi obiettivi e le tue intenzioni tenendoMi presente? Tutte le tue parole e azioni sono pronunciate e compiute in Mia presenza? Io esamino tutti i tuoi pensieri e le tue idee. Non ti senti in colpa? […] Pensi che la prossima volta sarai in grado di sostituire il nutrimento che Satana si è portato via questa volta? Ora lo vedi chiaramente: è qualcosa che tu possa compensare? Puoi riguadagnare il tempo perduto? Dovete esaminare coscienziosamente voi stessi per capire come mai nelle ultime riunioni non c’era alcun nutrimento e chi abbia causato il problema. Dovete fare condivisione uno a uno, fino a quando non sia tutto chiarito. Se tale persona non è energicamente messa alle strette, i fratelli e le sorelle non comprenderanno e quindi la cosa si ripeterà. I vostri occhi spirituali non sono aperti e troppi di voi sono ciechi! Inoltre, coloro che vedono non se ne preoccupano. Non si alzano per parlare e anche loro sono ciechi. Coloro che vedono ma non parlano sono muti. Ce ne sono molte, qui, di persone disabili” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 13”). La parola di Dio mi ha profondamente turbata. Ho pensato a come Barbara fosse andata fuori tema nella sua comunione, facendo perdere tempo a tutti e compromettendo la produttività della riunione: eppure io ero rimasta a guardare in silenzio. Continuavo a pensare tra me e me: “Sapevo chiaramente che Barbara stava andando fuori tema: perché non ho protetto la vita della chiesa? Perché ho scelto di rimanere in silenzio ed essere compiacente?” In primo luogo, non ero sicura che le azioni di Barbara fossero un’esaltazione di sé stessa e un mettersi in mostra. Era vero che aveva una certa esperienza nella diffusione del Vangelo, e la condivisione delle sue esperienze poteva giovare agli altri, quindi che condividesse in quel modo poteva considerarsi ostentazione? In secondo luogo, temevo di non vedere le cose in modo chiaro, che il mio intervento l’avrebbe limitata e che gli altri pensassero che stessi parlando per invidia.

Alla riunione del giorno dopo, ho esternato le mie preoccupazioni e chiesto aiuto ad alcune sorelle. Abbiamo letto insieme un passo della parola di Dio: “Esaltarsi e rendere testimonianza a se stessi, mettersi in mostra, provare a indurre le persone ad avere un’alta opinione di loro: gli esseri umani corrotti sono capaci di queste cose. È così che le persone reagiscono istintivamente quando sono dominate dalla loro natura satanica, e questa è una caratteristica comune a tutta l’umanità corrotta. Di solito, come fanno le persone a esaltarsi e a rendere testimonianza a se stesse? Come raggiungono questo obiettivo? Dichiarano quanto lavoro abbiano svolto, quanto abbiano sofferto, quanto si siano adoperate e quale sia il prezzo che hanno pagato. Usano tali cose come un capitale per esaltarsi, che dà loro un posto più alto, saldo e sicuro nella mente degli uomini, affinché più persone le stimino, le ammirino, le rispettino e addirittura le adorino, le idolatrino e le seguano. Per raggiungere questo obiettivo, le persone fanno molte cose che all’apparenza testimoniano Dio, ma sostanzialmente esaltano e rendono testimonianza a sé stesse. È ragionevole agire in questo modo? Sono al di là dell’ambito della razionalità. Queste persone non hanno alcuna vergogna: dichiarano spudoratamente ciò che hanno fatto per Dio e quanto abbiano sofferto per Lui. Ostentano persino le loro doti, i loro talenti, la loro esperienza, le loro competenze speciali, le loro abili tecniche di condotta, i mezzi che usano per giocare con le persone, e così via. Il loro metodo di esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse consiste nel mettersi in mostra e nello sminuire gli altri. Tendono anche a fingere e a camuffarsi, nascondendo debolezze, difetti e mancanze alle persone, affinché gli altri vedano soltanto la loro genialità. Non osano neppure dire agli altri quando si sentono negative; non hanno il coraggio di aprirsi e di condividere con loro e, quando commettono un errore, fanno il possibile per nasconderlo e insabbiarlo. Non menzionano mai i danni che hanno causato al lavoro della chiesa mentre compivano il loro dovere. Quando hanno dato un contributo secondario o ottenuto un piccolo successo, tuttavia, si affrettano a ostentarlo. Non vedono l’ora di far sapere a tutto il mondo quanto siano capaci, quanto sia alta la loro levatura, quanto siano eccezionali e quanto siano migliori delle persone comuni. Questo non è forse un modo per esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse?” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 4”). Attraverso la rivelazione della parola di Dio, ho compreso che un segno dell’esaltare sé stessi tipico degli anticristi è ostentare i loro doni, punti di forza, contributi e risultati davanti agli altri al fine di indurli a considerarli talentuosi e capaci e di ottenere il loro rispetto e la loro ammirazione. Diffondere il Vangelo e testimoniare Dio sono cose essenzialmente positive. Con i suoi punti di forza come lavoratrice del Vangelo, se Barbara avesse saputo condividere sulle difficoltà incontrate, su come poi si è affidata a Dio e ha sperimentato la Sua opera, su cosa ne ha guadagnato e imparato e sui buoni percorsi di pratica che riepilogava, la sua comunione sarebbe stata istruttiva. Invece, Barbara parlava solo di quante persone avesse convertito, di quanto avesse sofferto, del prezzo che aveva pagato, ma nessuno ascoltando le sue esperienze acquisiva maggiore comprensione di Dio né chiarezza su come praticare o affrontare i diversi problemi. Al contrario, imparavano solo di più su di lei e sapevano che aveva doni e levatura nel condividere il Vangelo e più fervore degli altri. Tutti la lodavano e invidiavano, sentendosi profondamente inadeguati. Ho capito che l’ostentazione dà risultati diversi rispetto all’esaltare e testimoniare Dio. Grazie alla comunione, le mie opinioni precedenti sono state confermate e ho appurato che Barbara non diceva quasi nulla allo scopo di testimoniare Dio, mirando piuttosto a elevare sé stessa e mettersi in mostra. Stava manifestando un’indole da anticristo, e ciò avrebbe suscitato il disgusto e l’odio di Dio. Le sorelle mi hanno anche fatto notare che Barbara poteva non essere ancora consapevole dell’indole corrotta che stava rivelando e che, avendola noi rilevata, avremmo dovuto farglielo notare con amore. Non potevamo essere compiacenti solo per proteggere le nostre relazioni. Le parole delle sorelle mi hanno fatta vergognare e ho deciso di fare comunione con Barbara il prima possibile.

Dopo la fine della riunione, non riuscivo a calmarmi. Avevo già rilevato i problemi di Barbara, ma non avevo osato farglieli notare, e anche quando avevo detto qualcosa mi ero limitata a sfiorare il problema senza ottenere nulla, con il risultato che Barbara non ha mai riflettuto né preso coscienza del suo problema. Questi pensieri mi colmavano di disagio e senso di colpa e non potevo fare a meno di chiedermi: “Di solito sono così allegra e vivace con Barbara e le racconto tutto, quindi perché mi è così difficile sottolineare i suoi problemi? Perché non riesco a parlare?” Nella mia ricerca e riflessione, ho letto la parola di Dio. “Tutti voi siete istruiti. Tutti voi prestate attenzione a parlare con raffinatezza e modestia, nonché al modo in cui parlate: avete tatto e avete imparato a non ledere la dignità e l’orgoglio degli altri. In parole e azioni, lasciate agli altri spazio di manovra. Fate tutto il possibile per mettere gli altri a loro agio. Non mettete in evidenza le loro ferite o manchevolezze e cercate di non offenderli e di non metterli in imbarazzo. Questo è il principio secondo cui agisce la maggior parte delle persone si relaziona con gli altri. E che genere di principio è? (È da persona compiacente; è ingannevole e infido.) È connivente, infido, subdolo e insidioso. Nascosti dietro i volti sorridenti delle persone, vi sono molti aspetti maligni, insidiosi e spregevoli” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Sei indicatori di crescita nella vita”). “Tutti coloro che perseguono il giusto mezzo sono i più sinistri. Cercano di non offendere nessuno, di compiacere gli altri, si adeguano alle cose, e nessuno riesce a non farsi ingannare. Una persona così è un Satana vivente!” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo mettendo in pratica la verità ci si può liberare dei vincoli di un’indole corrotta”). “C’è un principio nelle filosofie di vita che dice ‘Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia’. Significa che, per preservare un rapporto di amicizia, si deve tacere sui problemi dell’amico, anche se li si vede chiaramente, e attenersi al principio del non attaccare la dignità dell’altro e non esporre le sue carenze. Gli amici di questo tipo si ingannano a vicenda, si nascondono l’uno dall’altro, ordiscono trame l’uno alle spalle dell’altro; e anche se sanno con chiarezza cristallina che tipo di persona sia l’altro, non lo dicono apertamente, impiegando invece metodi astuti per preservare i loro rapporti di amicizia. Perché si vogliono preservare queste relazioni? Si tratta di non volersi fare dei nemici in questa società, all’interno del gruppo, cosa che significherebbe sottoporsi spesso a situazioni pericolose. Poiché non sapete in che modo qualcuno vi danneggerà dopo che avrete messo in luce i suoi difetti o l’avrete ferito, e poiché diventerebbe vostro nemico e voi non volete mettervi in una posizione del genere, vi attenete al principio delle filosofie di vita che recita: ‘Mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’. Alla luce di ciò, se due persone hanno un rapporto di questo tipo, si possono considerare veri amici? (No.) Non sono veri amici, tanto meno sono l’uno il confidente dell’altro. Allora, di che tipo di relazione si tratta esattamente? Non è una relazione sociale basilare? (Sì.) In queste relazioni sociali, le persone non possono esprimere i loro sentimenti, né avere scambi profondi, né dire qualcosa che piaccia loro, né dire ad alta voce ciò che hanno nel cuore, o i problemi che vedono nell’altro, o parole che possano giovare all’altro. Al contrario, scelgono parole piacevoli per non ferire l’altro. Non vogliono farsi dei nemici. L’obiettivo è evitare che le persone intorno a loro rappresentino una minaccia. Quando nessuno le minaccia, non vivono forse in relativa tranquillità e pace? Non è forse questo l’obiettivo delle persone che promuovono la frase ‘Mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’? (Sì.) È chiaro che si tratta di un modo di vivere astuto e ingannevole, con un certo livello di diffidenza, e il cui obiettivo è l’autoconservazione. Coloro che vivono in questo modo non hanno confidenti, non hanno amici intimi a cui poter dire qualsiasi cosa. Sono diffidenti l’uno verso l’altro, calcolatori e strategici, ognuno prende dalla relazione ciò che gli serve. Non è forse così? Alla radice, l’obiettivo del ‘Mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’ è quello di evitare di offendere gli altri e di farsi dei nemici, quello di proteggersi evitando di ferire qualcuno. Si tratta di una tecnica e di un metodo adottati per evitare di essere feriti. Guardando a queste diverse sfaccettature della sua essenza, la richiesta fatta alla virtù delle persone di ‘mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’ è un nobile principio? È una richiesta positiva? (No.) Allora cosa insegna alle persone? Che non devi irritare né ferire nessuno, altrimenti sarai tu che finirai per soffrire; e anche che non devi fidarti di nessuno. Se fai del male a uno dei tuoi buoni amici, l’amicizia inizierà silenziosamente a cambiare; egli passerà dall’essere un buon amico stretto a un estraneo che passa per strada o a un tuo nemico. […] Quindi, qual è la lezione che questa frase insegna alle persone? Rende le persone più oneste o più ingannevoli? Il risultato è che le persone diventano più ingannevoli; i loro cuori si allontanano, la distanza tra di loro aumenta e le relazioni si complicano; succede la stessa cosa quando le relazioni sociali tra le persone si complicano. Il dialogo tra di loro inizia a diventare fumoso e si innesca una mentalità di diffidenza nei confronti dell’altro. In questo modo è possibile che i rapporti tra le persone siano normali? Il clima sociale migliorerà? (No.) Ecco perché la frase ‘mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’ è ovviamente sbagliata. Insegnare questo alle persone non può far loro vivere una normale umanità; inoltre, non riesce a rendere le persone oneste, rette o sincere; non riesce assolutamente a ottenere un effetto positivo” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Cos’è la ricerca della verità (8)”). Leggendo la parola di Dio, ho visto che interagivo con Barbara basandomi su filosofie di vita sataniche, come ad esempio “Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia”, “Non colpire mai sotto la cintola” e “Un amico in più significa un sentiero in più”. Fino ad allora, avevo considerato queste filosofie come principi per interagire con le persone. Pensavo che comportarsi così fosse l’unico modo per mantenere le relazioni interpersonali, non offendere gli altri e non creare problemi a me stessa. Attraverso la rivelazione della parola di Dio, ho finalmente visto che queste filosofie erano modi di vivere subdoli, ingannevoli e infidi, che rendevano le persone diffidenti le une verso le altre e impedivano un’interazione sincera, e tanto meno permettevano di amarsi reciprocamente. Sebbene interagire in questo modo eviti di offendere o di crearsi dei problemi, impedisce di farsi dei veri amici, e può solo portare le persone a diventare sempre più false e ingannevoli. Ho anche capito che bisogna essere sinceri quando si interagisce con gli altri e che, quando si rileva che qualcuno ha un problema, bisogna affidarsi alla compassione per aiutarlo al meglio. Anche se sul momento non sa accettarlo e ci fraintende, bisogna comunque attenersi a questi principi e avere le giuste intenzioni quando ci si approccia a lui. Quando coloro che accettano autenticamente la verità vengono trattati, anche se possono sentirsi momentaneamente imbarazzati e resistenti, saranno poi in grado di ricercare la verità e riflettere su sé stessi. Non solo non si risentiranno con gli altri, ma saranno al contrario grati alla persona che li ha corretti. Ho ripensato alle mie interazioni con Barbara. In diverse occasioni l’avevo vista chiaramente mettersi in mostra davanti agli altri, i quali avevano un’alta considerazione di lei, ma temevo che farle notare il suo problema avrebbe ferito il suo ego e che in futuro non mi avrebbe considerata. Quindi, per mantenere un buon rapporto con lei, sono rimasta a guardare senza dirle nulla e senza aiutarla mentre manifestava corruzione, con la conseguenza che lei non ha riflettuto né acquisito consapevolezza del suo problema e in seguito è tornata alle sue vecchie abitudini. Ho visto che, vivendo secondo quelle filosofie sataniche, volevo solo proteggere la nostra relazione, così da dimostrare a Barbara che ero una persona comprensiva ed empatica. Non avevo considerato il suo ingresso nella vita. Se solo le avessi fatto notare prima i problemi che avevo visto, forse avrebbe capito in parte la sua indole corrotta e non avrebbe detto cose così irragionevoli durante le riunioni. Ero stata compiacente per proteggere la nostra relazione! Un comportamento davvero dannoso! Poi, ho ripensato a un’altra sorella con cui avevo interagito. Vedevo che spesso era superficiale nei suoi doveri e che, quando gli altri le facevano notare i suoi problemi, lei controbatteva e non riusciva ad accettarlo. Volevo fare comunione con lei per aiutarla a riflettere su sé stessa ma, poiché era piuttosto anziana, sentivo che facendole notare i suoi problemi avrei ferito il suo ego e le sarei sembrata troppo severa. Perciò ho chiuso un occhio sul suo problema e sono rimasta esteriormente spensierata, socievole e amichevole con lei. Solo dopo che è stata rimossa per aver svolto il suo dovere in modo superficiale mi sono pentita di non averla aiutata prima. Solo dopo che se n’è andata mi sono resa conto dei problemi che avevo riscontrato in lei. Anche se era arrivata a riconoscere il suo problema, mi ha rimproverata per non averglielo fatto notare prima e mi ha detto che, se fosse stata in grado di correggersi prima, forse non sarebbe stata destituita. Questo pensiero mi ha fatto capire che vivere secondo queste filosofie ed essere compiacenti non significa affatto essere persone autenticamente buone. Non denota affatto sincerità o compassione verso gli altri, ed è invece egoista e ingannevole. Stavo vivendo un’indole satanica e disgustando Dio. Barbara era sempre stata così sincera con me, mentre io mi ero semplicemente affidata a quelle filosofie nell’interagire con lei e non avevo praticato la verità. Avevo pensato solo a non offenderla e a come preservare la buona immagine che aveva di me, e quando l’ho vista manifestare corruzione l’ho semplicemente ignorato. Potevo definirmi una buona amica se mi comportavo così? Ho visto che “Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia” era davvero una falsità di Satana, e non volevo più vivere in base a essa.

Riflettendo, mi sono resa conto che c’era un altro motivo per cui non osavo far notare a Barbara il suo problema: avevo una visione sbagliata. Avevo sempre pensato che far notare agli altri un loro problema fosse esporre un loro difetto, che avrebbe ferito il loro ego, che probabilmente li avrebbe offesi e che fosse un atto ingrato. Per questo temevo sempre che, facendole notare il suo problema, avrei offeso Barbara e rovinato il nostro rapporto, il che rendeva molto difficile praticare la verità. Così mi sono rivolta a Dio, chiedendoGli di guidarmi a risolvere questo mio problema.

Nella mia ricerca, ho letto queste parole di Dio. “Dio richiede alle persone di dire la verità, di dire ciò che pensano e non ingannare, deridere, fuorviare, schernire, insultare, ostacolare, ferire, esporre le debolezze degli altri o irriderli. Questi non sono forse i principi secondo cui parlare? Cosa significa affermare che non si devono esporre le debolezze altrui? Significa non gettare fango sugli altri. Non approfittare dei loro errori passati o delle loro mancanze per giudicarli o condannarli. Questo è il minimo che dovresti fare. Dal punto di vista propositivo, in che modo si esprime un discorso costruttivo? Principalmente nell’incoraggiare, indirizzare, guidare, spronare, comprendere e confortare. Inoltre, a volte è necessario sottolineare e criticare direttamente le mancanze, le carenze e i difetti degli altri. Questo è di grande beneficio per le persone. È per loro costruttivo e un autentico aiuto, non è vero? […] E qual è, in sintesi, il principio che sta alla base del parlare? È questo: dire ciò che si ha nel cuore, parlare delle proprie esperienze reali e di ciò che si pensa veramente. Queste parole sono le più utili per le persone, le sostentano, le aiutano, sono positive. Rifiutati di pronunciare parole false, parole che non giovano alle persone e non le istruiscono; eviterai così di danneggiarle o di indurle in errore, di farle precipitare nella negatività e di avere un effetto negativo. Devi dire cose positive. Devi sforzarti di aiutare le persone il più possibile, di apportar loro beneficio, di sostentarle, di suscitare in loro autentica fede in Dio; e devi permettere loro di ricevere aiuto e di guadagnare molto dalle tue esperienze delle parole di Dio e dal modo in cui risolvi i problemi, e di essere in grado di comprendere il percorso per sperimentare l’opera di Dio e per entrare nella realtà della verità, permettendo loro di entrare nella vita e di crescere nella vita; tutto come conseguenza del fatto che le tue parole si basano sui principi e sono istruttive per le persone” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Cos’è la ricerca della verità (3)”). “Se hai un buon rapporto con un fratello o una sorella e questa persona ti chiede di farle notare che cosa vi sia che non va in lei, come devi fare? Questo è legato al tuo approccio verso la questione. […] Secondo il principio della verità, allora, come bisogna affrontare tale questione? Quali azioni sono conformi alla verità? Quanti principi pertinenti vi sono? In primo luogo, come minimo, non bisogna indurre gli altri a sbagliare. Devi prima valutare i punti deboli dell’altra persona e stabilire quale modo di parlare non la indurrà a sbagliare. Questo è il minimo da prendere in considerazione. In secondo luogo, se sai che si tratta di una persona che crede veramente in Dio ed è in grado di accettare la verità, quando noti che ha un problema, dovresti prendere l’iniziativa di aiutarla. Se non fai nulla e ridi di lei, questo significa ferirla e farle del male. Chi si comporta così non ha coscienza né senno e non ha amore per gli altri. Chi possiede un po’ di coscienza e senno non può limitarsi a considerare i propri fratelli e sorelle come fosse uno scherzo. Dovrebbe pensare a diversi modi per aiutarli a risolvere il loro problema. Dovrebbe far capire alla persona cosa è successo e qual è stato il suo errore. Se la persona sia poi capace o meno di pentirsi è un problema suo; noi avremo adempiuto alla nostra responsabilità. Se anche non si pente ora, prima o poi arriverà un giorno in cui si ravvedrà e non ti incolperà né accuserà. Come minimo, il modo in cui tratti i tuoi fratelli e sorelle non può essere al di sotto dei criteri della coscienza e della ragione. Non indebitarti con gli altri; aiutali nella misura in cui puoi. Questo è ciò che le persone dovrebbero fare. Le persone capaci di trattare i propri fratelli e sorelle con amore e secondo i principi della verità sono le persone migliori. Sono anche le persone più gentili. Naturalmente, i veri fratelli e sorelle sono quelli in grado di accettare e praticare la verità. Se una persona crede in Dio solo per riempirsi la pancia o per ricevere benedizioni, ma non accetta la verità, allora non è un fratello o una sorella. Devi trattare i veri fratelli e sorelle secondo i principi della verità. A prescindere da come credono in Dio o da quale sia il loro cammino, dovresti aiutarli con spirito d’amore. Qual è l’effetto minimo che si deve ottenere? In primo luogo, non indurli a sbagliare e non farli diventare negativi; in secondo luogo, aiutarli e farli ravvedere se intraprendono la strada sbagliata; in terzo luogo, portarli a capire la verità e a scegliere la strada giusta. Questi tre tipi di effetto si possono ottenere solo aiutando le persone con spirito d’amore. Se non possiedi vero amore, non puoi ottenere questi tre tipi di effetto, ma solo uno o due al massimo. Questi tre tipi di effetto sono inoltre i tre principi per aiutare gli altri. Tu conosci questi tre principi e ne hai padronanza, ma come li metti realmente in pratica? Davvero capisci la difficoltà dell’altra persona? Questo non è forse un ulteriore problema? Devi inoltre pensare: ‘Qual è l’origine della sua difficoltà? Sono in grado di aiutarla? Se la mia statura è troppo scarsa e non sono capace di risolvere il suo problema e parlo in modo superficiale, potrei indirizzarla verso il cammino sbagliato. Al di là di questo, quanto è in grado questa persona di capire la verità e qual è la sua levatura? È testarda? Capisce le questioni spirituali? Sa accogliere la verità? Ricerca la verità? Se vede che io sono più capace di lei e tengo comunque una condivisione, emergeranno in lei invidia o negatività?’ Bisogna valutare tutti questi interrogativi. Dopo averli valutati e acquisito chiarezza al riguardo, condividi ciò con quella persona, leggile diversi passi delle parole di Dio pertinenti al suo problema e permettile di comprendere la verità contenuta nelle parole di Dio e di trovare un cammino di pratica. Allora il problema sarà risolto e lei uscirà dalle sue avversità. È una questione semplice? Non è una questione semplice. Se non comprendi la verità, per quanto parlerai, non servirà a nulla. Se comprendi la verità, quella persona potrà essere illuminata e trarre giovamento da poche frasi” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo ricercando la verità si possono superare le proprie concezioni e i fraintendimenti nei confronti di Dio”). Dalla parola di Dio ho capito che, se si espongono i difetti di una persona per approfittare delle sue debolezze al fine di giudicarla e condannarla, con l’intenzione di ridicolizzarla, deriderla e stigmatizzarla, allora questo disgusta Dio. Se invece si mettono in evidenza i suoi problemi e mancanze con l’intenzione di aiutarla, questo è istruttivo, ed è un’espressione di compassione per gli altri e di senso di responsabilità per la loro vita. Se è una persona che persegue la verità, con l’aiuto degli altri sarà in grado di riflettere su sé stessa e di ricercare la verità per risolvere i propri problemi e progredirà nel suo ingresso nella vita. Tuttavia, alcune persone sono resistenti e ostili quando sono trattate o i loro problemi vengono evidenziati. Questo dimostra che non accettano la verità e che la loro indole è di disgusto per la verità. Mi sono resa conto che ero sempre stata convinta che evidenziare i problemi di qualcuno equivalesse a esporre i suoi difetti e che fosse un compito ingrato. Questa visione era completamente sbagliata. Ho capito inoltre che ci sono dei principi a cui attenersi per evidenziare i problemi degli altri. Non si tratta solo di avere buone intenzioni ed entusiasmo, o di segnalare direttamente i problemi delle persone, a prescindere da chi siano. A volte è necessario usare la saggezza e seguire i principi della verità. La cosa più importante è considerare le verità pertinenti, aiutare gli altri a capire la verità e la volontà di Dio fornendo loro indicazioni e offrire loro un percorso di pratica. Solo così si aiutano veramente le persone. A quel punto, ho finalmente capito che non avevo ottenuto buoni risultati quando avevo evidenziato i problemi degli altri perché non ricercavo i principi della verità. Come nel caso di Roxanna, che era vanitosa e preoccupata della sua reputazione e non era mai stata trattata prima. Quando ho notato che stava andando fuori tema nella sua comunione, non avrei dovuto soltanto farle notare il suo problema, ma anche condividere con lei i principi su come condividere sulla parola di Dio, per aiutarla a trovare un percorso di pratica. In quel modo avrei evitato di limitarla e le avrei permesso di fare comunione secondo i principi nelle riunioni successive. Capito questo principio, non avevo più paura di sottolineare i problemi di Barbara, e sapevo che dovevo aiutarla in conformità ai principi e con compassione per evitare che prendesse la strada sbagliata. Nel mio cuore, ho ricercato e pregato Dio: “Come posso fare comunione con Barbara in modo efficace, senza limitarla e permettendole di comprendere questo aspetto della verità e di riconoscere il suo problema?”

Ogni volta che avevo tempo, riflettevo su questo problema, ricercavo e ponderavo le parole di Dio che smascherano coloro che mettono in mostra ed esaltano sé stessi. Ho cercato un momento per aprirmi in comunione con Barbara e parlarle dei problemi che avevo notato in lei in quel periodo, e per condividere con lei sulla natura e le conseguenze del mettersi in mostra e sull’atteggiamento con cui Dio tratta tale comportamento. Dopo che ho condiviso con lei, Barbara si è finalmente resa conto della gravità del suo problema, di essere controllata dall’ossessione per il prestigio, che le piaceva avere un posto nel cuore delle persone ed essere ammirata, e che questo tipo di ricerca disgustava Dio. In seguito, in una riunione, ha analizzato questo suo comportamento e si è aperta al riguardo, aiutando tutti a rendersene conto. Vedere Barbara riuscire a riflettere sul suo problema, a riconoscerlo e a odiare sé stessa mi ha resa felice, ma allo stesso tempo mi sentivo in colpa. Provavo rimorso per aver aspettato tanto a condividere con lei e a farglielo notare. Non è diventata prevenuta nei miei confronti perché ho evidenziato ed esposto il suo problema, né il nostro rapporto si è incrinato; anzi, siamo diventate più unite di prima. Ho capito che solo vivendo secondo la parola di Dio e interagendo con le persone secondo i principi si può provare un senso di pace.

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