Occorre avere prestigio per ottenere la salvezza?

06 Maggio 2022

di Yixun, Cina

Per anni ho prestato servizio come leader lontano da casa, ero responsabile di diverse Chiese. Ho una malattia cardiaca congenita, ma non ho mai avuto seri problemi di salute. Tuttavia, con l’avnzare dell’età, da due anni mentalmente e fisicamente non sono più la stessa. Se faccio più tardi una sera, il giorno dopo sono esausta, provo una debolezza diffusa e sento al cuore qualcosa che non va. Lo scorso agosto, la mia leader ha valutato la mia condizione e, temendo che il mio corpo non potesse più sopportare un ruolo stressante come quello di leader, mi ha fatta rientrare per prendermi cura della mia salute e svolgere un dovere che potessi sopportare. Quando l’ho saputo, mi sono infuriata. Il momento attuale mi pare cruciale per accumulare buone azioni in un dovere. Venire trasferita, non essere più una leader ma solo una credente ordinaria, mi avrebbe dato meno possibilità di praticare, avrei imparato la verità e sarei entrata nella realtà più lentamente, e le mie possibilità di salvezza si sarebbero ridotte. Non sarebbe stato come essere leader, a risolvere di continuo i problemi dei fratelli, imparando le verità e accedendovi velocemente, con maggiori possibilità di salvezza. Mi chiedevo se con quella situazione Dio intendesse smascherarmi ed espellermi. Pensarci mi turbava sempre più e non riuscivo a trattenere le lacrime.

Saputo come mi sentivo, una sorella ha condiviso con me, dicendomi che in quell’episodio si celava l’amorevole volontà di Dio, e che, quando non capiamo la volontà di Dio, dobbiamo per prima cosa sottometterci, pregare e cercare di più, ma mai fraintenderLo o lamentarci. La sua comunione mi ha fatto notare che non mi era successo per caso: vi si doveva nascondere una verità da cercare e a cui accedere, e io dovevo sottomettermi. Ma, pur dichiarando che mi sarei sottomessa, ero ancora sconvolta. Quando mi svegliavo di notte e ci pensavo, cominciavo a rigirarmi nel letto, insonne, e mi ripetevo di continuo: “Ho creduto per tutti questi anni, e proprio quando l’opera di Dio è al suo momento cruciale ho perso la possibilità di svolgere il dovere di leader. Sono solo una credente ordinaria. Ho ancora speranza di essere salvata e perfezionata?” Mi sentivo sempre più agitata e proprio non volevo affrontare una simile questione. Volevo rimanere e continuare a servire come leader, ma avevo paura che, se la mia condizione si fosse aggravata, questo avrebbe potuto rallentare il lavoro della Chiesa. Non potevo essere troppo egoista, pensando solo a me stessa e non al lavoro della Chiesa.

Nei miei devozionali, ho letto dei passi delle parole di Dio su come gli anticristi gestiscono i cambiamenti dei loro doveri e ho capito un po’ la mia natura e la mia ricerca. Dio Onnipotente dice: “In circostanze normali, una persona dovrebbe accettare i cambiamenti del proprio dovere e sottomettervisi. Ma dovrebbe riflettere su se stessa, riconoscere l’essenza del problema e le proprie mancanze. È una cosa molto vantaggiosa, e facile da realizzare. I cambiamenti del proprio dovere non sono un ostacolo insormontabile; sono sufficientemente semplici perché chiunque possa rifletterci su chiaramente e affrontarli in modo adeguato. Quando una cosa del genere accade a un individuo normale, questi come minimo saprà sottomettersi, nonché trarre vantaggio dal riflettere su se stesso, acquisendo una valutazione più accurata del fatto che stia svolgendo i suoi doveri a un livello accettabile o meno. Ma non è così per gli anticristi. Essi sono diversi dalle persone normali, indipendentemente da ciò che accade loro. In cosa consiste questa differenza? Non obbediscono, non collaborano attivamente, e non ricercano affatto la verità. Al contrario, provano repulsione verso il cambiamento del loro dovere, vi si oppongono, lo analizzano, ci riflettono su, e si arrovellano in speculazioni: ‘Perché mi stanno trasferendo altrove? Perché non posso continuare a svolgere il mio attuale dovere? Davvero non sono adatto? Vogliono forse rimuovermi, o espellermi?’ Continuano ad esaminare l’accaduto, analizzandolo all’infinito e rimuginandoci sopra. Quando non accade nulla, stanno benissimo; quando invece succede qualcosa, i loro cuori cominciano ad agitarsi come acque tempestose, e la loro testa si riempie di domande. Esteriormente, può anche sembrare che siano migliori degli altri nel riflettere sulle questioni, ma in realtà gli anticristi sono solo più malvagi delle persone normali. In che modo si manifesta tale malvagità? Le loro riflessioni sono estreme, complesse e segrete. Cose che non verrebbero in mente a una persona normale, a una persona dotata di coscienza e ragionevolezza, per un anticristo sono all’ordine del giorno. Quando si apporta una semplice variazione al loro dovere, le persone dovrebbero reagire con atteggiamento obbediente, dar retta alla casa di Dio e realizzare ciò di cui sono capaci, e, qualunque cosa facciano, farla al meglio delle loro possibilità, con tutto il cuore e tutta la forza. Ciò che Dio ha fatto non è un errore. Una verità così semplice può essere messa in pratica con un po’ di coscienza e razionalità, ma questo va al di là delle capacità degli anticristi. Quando si apporta una variazione ai loro doveri, gli anticristi avanzano subito ragionamenti, sofismi e resistenze, e nel profondo si rifiutano di accettarla. Cos’hanno nel cuore? Sospetto e dubbio, e poi saggiano gli altri in ogni modo possibile. Tastano il terreno con le loro parole e le loro azioni, e addirittura, servendosi di metodi spregiudicati, costringono e inducono le persone a dire la verità e a parlare sinceramente. […] Nessuno immaginerebbe mai che gli anticristi possano creare un simile scompiglio, causare tali problemi, e ricorrere a ogni mezzo a loro disposizione per suscitare tanta controversia per un cambiamento dei loro doveri. Perché dovrebbero rendere così complicata una cosa semplice? La ragione è una sola: gli anticristi non obbediscono mai alle disposizioni della casa di Dio, e correlano sempre strettamente il dovere, la fama e il prestigio alla loro speranza di benedizioni e alla loro destinazione futura. Pensano: ‘Una volta persi il mio dovere, la mia reputazione e il mio prestigio, non avrò più alcuna speranza di ottenere benedizioni, e questo equivarrebbe a perdere la mia vita, quindi non posso essere negligente! Pertanto, devo difendermi dai leader e dai lavoratori della casa di Dio, per evitare che compromettano le mie benedizioni. Devo mantenere il mio dovere, la mia reputazione e il mio prestigio, e solo allora potrò sperare di ottenere benedizioni. I miei fratelli, le mie sorelle, i leader e i lavoratori sono inaffidabili. Posso contare solo su me stesso per ottenere benedizioni’. Gli anticristi considerano ricevere benedizioni come più importante dei cieli stessi, della vita, del cambiamento dell’indole o della salvezza personale, e più importante che possedere i requisiti di un essere creato. Pensano che possedere i requisiti di un essere creato, svolgere bene il proprio dovere ed essere salvati siano tutte cose insignificanti, a malapena degne di menzione, e che invece ottenere benedizioni sia l’unica cosa in tutta la loro vita a cui non possono mai smettere di pensare. In qualsiasi circostanza affrontino, per quanto seria o insignificante, sono estremamente cauti e attenti, e si tengono sempre pronta una via d’uscita. Dunque, quando il suo dovere viene riassegnato e si tratta di una promozione, un anticristo penserà di avere la speranza di essere benedetto. In caso di demansionamento, da caposquadra ad assistente caposquadra, o da assistente caposquadra a membro ordinario del gruppo, o nel caso in cui non gli sia assegnato alcun dovere, lo percepisce come un problema gravissimo e reputa piuttosto scarse le sue speranze di ottenere benedizioni. Che tipo di visione è questa? È una visione corretta? Assolutamente no. È una visione assurda” (“Vogliono ritirarsi quando non c’è prestigio né alcuna speranza di ottenere benedizioni” in “Smascherare gli anticristi”). “Gli anticristi equiparano il livello del loro prestigio a quello delle benedizioni che possono ottenere. Che si trovino nella famiglia di Dio o in qualsiasi altro gruppo, per loro il prestigio e il rango delle persone sono molto ben delineati, così come i loro esiti finali; la posizione che qualcuno riveste e quanto potere esercita all’interno della casa di Dio in questa vita equivalgono alle benedizioni, alle ricompense e alla corona che riceverà nel prossimo mondo; i due aspetti sono direttamente correlati. Dio non lo ha mai detto, né ha mai promesso niente del genere, ma questo è il tipo di visione che un anticristo svilupperà. […] Non direste che persone come gli anticristi abbiano qualche problema di salute mentale? Sono semplicemente malvagi all’estremo! Qualunque cosa Dio dica, essi non vi prestano attenzione e non la accettano” (“Vogliono ritirarsi quando non c’è prestigio né alcuna speranza di ottenere benedizioni” in “Smascherare gli anticristi”).

Le parole di Dio mostrano che gli anticristi hanno fede solo per poter ottenere benedizioni e ricompense. Essi classificano i vari doveri, correlando il grado di prestigio alla quantità delle benedizioni. Sono convinti che, senza prestigio, abbiano scarsissime possibilità di salvezza, quindi fraintendono, biasimano o addirittura avversano Dio. Si preoccupano solo dei loro interessi e delle loro benedizioni, ma non cercano mai la verità né imparano lezioni. Non hanno alcuna riverenza o sottomissione per Dio, sono malvagi e perfidi per natura. In base al mio comportamento, ero proprio come un anticristo. Collegavo il mio prestigio alle mie benedizioni, quindi non riuscivo a gestire bene un normale cambio di doveri. Avevo la mente in subbuglio, convinta che, se non potevo essere una leader, in assenza di prestigio, le mie possibilità di salvezza diminuissero. Invece, in realtà, la casa di Dio stabilisce il dovere di ciascuno in base ai principi e alla sua reale condizione. Io avevo problemi di salute. I leader hanno molto da gestire, vanno incontro a stress, e il mio corpo non poteva sopportarlo. Il mio dovere ne avrebbe risentito. Il fatto che io tornassi e facessi quello che potevo era un bene sia per me che per la Chiesa. Invece io ho frainteso ed ero diffidente. Quando la leader mi ha comunicato di fare ritorno, per prima cosa ho considerato che, non essendo più leader, avrei avuto meno prestigio, e quindi nessuna speranza di salvezza o benedizioni. Questo pensiero mi faceva sentire come se l’unica speranza nella fede mi fosse stata tolta. Di colpo ho perso tutta la grinta. Non guardavo le cose secondo i principi della verità, ma in base ai miei interessi personali. Quando i miei desideri non venivano soddisfatti, pensavo che Dio stesse usando la situazione per smascherarmi ed espellermi. Ho visto che avevo una natura malvagia e astuta. Mi figuravo Dio identico all’umanità corrotta, privo di equità o giustizia, a valutarci e a determinare il nostro esito in base al nostro prestigio o dovere. Pensavo che se possiedevamo prestigio Dio ci avrebbe salvati, altrimenti no. Questo non era forse negare la giustizia di Dio e bestemmiarLo? Dopo tutti quegli anni di fede, ho visto che non capivo Dio e non Gli obbedivo affatto. Se Dio non avesse usato quella situazione per smascherarmi, non avrei capito quanto fosse sbagliata la mia ricerca. Se avessi continuato su quella strada, Dio mi avrebbe espulsa in quanto anticristo.

In seguito, ho letto due passi delle parole di Dio che mi hanno aiutata a vedere la mia prospettiva sbagliata. La parola di Dio dice: “Alcuni non sanno bene cosa significhi essere salvati. C’è chi è convinto che le possibilità di salvezza aumentino di pari passo con gli anni di fede in Dio. Altri credono che più dottrine spirituali capiscono, più è probabile che siano salvati, mentre altri ancora pensano che i leader e i lavoratori della Chiesa saranno certamente salvati. Queste sono solo nozioni e fantasie umane. La chiave di tutto è che capiate cosa vuol dire salvezza. Essere salvati significa principalmente essere liberati dall’influenza di Satana e dal peccato, e volgersi sinceramente a Dio e obbedirGli. Cosa dovete possedere per essere liberi dal peccato e dall’influenza di Satana? La verità. Per sperare di acquisirla, le persone devono munirsi di molte parole di Dio e saperle sperimentare e praticare, in modo da poter comprendere la verità. Solo allora potranno essere salvate. La possibilità di essere salvati non dipende affatto da quanti anni si creda in Dio, quanta conoscenza si detenga, quanto si soffra, o quali talenti o punti di forza si possiedano. L’unica cosa che è in diretta relazione con la salvezza è la capacità di acquisire o meno la verità. Quanta verità hai veramente compreso, e quante delle parole di Dio sono diventate la tua vita? Tra tutti i requisiti di Dio, in quale hai ottenuto l’ingresso? Durante i tuoi anni di fede in Lui, quanto accesso hai avuto alla realtà della Sua parola? Se non lo sai, o se non sei entrato in nessuna realtà della parola di Dio, allora, francamente, per te non c’è speranza di salvezza. Non hai alcuna possibilità di essere salvato. Non importa se possiedi un alto grado di conoscenza, o se credi in Dio da molto tempo, se hai un bell’aspetto, sai parlare bene, o sei un leader o un lavoratore da diversi anni. Se non persegui la verità, o non pratichi e sperimenti correttamente le parole di Dio, e ti mancano esperienza e testimonianza concrete, allora non hai alcuna speranza di essere salvato” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). “Io decido la destinazione di ciascuna persona non in base all’età, all’anzianità, alla quantità di sofferenza, né men che meno, al grado in cui suscita compassione, ma in base al fatto che possieda la verità. Non c’è altro criterio di scelta che questo. Dovete rendervi conto che anche tutti coloro che non fanno la volontà di Dio saranno puniti. Questo è un dato di fatto immutabile. Pertanto, tutti coloro che vengono puniti, sono puniti in tal modo a motivo della giustizia di Dio e come retribuzione delle loro numerose malvagie azioni” (“Prepara sufficienti buone azioni per la tua destinazione” in “La Parola appare nella carne”). Queste parole mi hanno davvero commossa. Ho visto che la salvezza non dipende affatto dall’essere un leader o dall’avere prestigio. La salvezza è correlata al liberarsi dell’indole corrotta di Satana e al sottomettersi a Dio. Solo coloro che praticano la verità, purificano la loro corruzione, si sottomettono a Dio e vivono secondo le Sue parole possono essere veramente salvati. Qualunque dovere svolgiamo, purché sappiamo accettare la verità, riflettere su noi stessi quando veniamo trattati, conoscere la nostra corruzione e i nostri difetti sulla base delle parole di Dio, pentirci e cambiare, allora attraverso questa ricerca possiamo acquisire la verità ed essere salvati. Per quanto una persona soffra o possieda prestigio, se non persegue la verità, sarà eliminata dalla Chiesa. Proprio come Paolo. Egli possedeva prestigio e fama elevati, e ha realizzato molto, ma non ha mai perseguito la verità o il cambiamento d’indole. Alla fine, non aveva alcuna comprensione di se stesso o di Dio. Agiva solo per ottenere benedizioni, per essere ricompensato, e non faceva che testimoniare se stesso, quanto avesse sofferto per il Signore. Si vantava di non essere inferiore al più grande degli apostoli, e dichiarava con boria e senza alcun pudore: “Mi è riservata la corona di giustizia”. Arrivando a pronunciare una tale eresia, dichiarandosi un Cristo vivente, ha offeso l’indole di Dio ed è stato punito da Dio. Pietro invece era diverso. Pietro non si preoccupò mai del prestigio nella sua fede. Voleva solo conoscere Dio e sottomettersi a Lui. Cercò di praticare e sperimentare le parole di Dio, di conoscere la propria corruzione, e alla fine fu crocifisso per Dio. Si sottomise fino alla morte, amò Dio all’estremo, e Dio lo rese perfetto. Questo ci mostra che essere un leader o avere prestigio non è un requisito per la salvezza. Chi ha prestigio ma non persegue la verità, si oppone a Dio e non rende alcuna reale testimonianza di vivere le parole di Dio, è destinato ad essere espulso. Se qualcuno non ha prestigio, ma è sulla strada giusta e persegue la verità, può comunque acquisire la verità ed essere salvato da Dio. Mi sono sentita molto meglio quando l’ho capito. Ero pronta a sottomettermi al dominio e alle disposizioni di Dio, ad accettare con serenità il cambiamento.

Poi ho letto un altro passo che mi ha aiutata a comprendere meglio la volontà di Dio. La parola di Dio dice: “Coloro che vengono promossi e allevati non sono molto al di sopra degli altri. Stanno appena cominciando a sperimentare le parole di Dio. Anche chi non è stato promosso o allevato dovrebbe perseguire la verità mentre svolge i propri doveri. Nessuno può privare gli altri del diritto di perseguire la verità. Alcune persone sono più desiderose di perseguire la verità e possiedono una certa levatura, quindi vengono promosse e allevate. Questo dipende dai requisiti del lavoro della casa di Dio. A causa delle differenze di levatura e umanità tra i vari tipi di persone, anche i percorsi di fede in Dio che esse scelgono sono diversi. Alcuni possono essere salvati, mentre altri no. Pertanto, la casa di Dio alleva e impiega le persone in base al fatto che perseguano la verità e alla loro personalità. Sussiste una distinzione nella gerarchia dei diversi tipi di persone? Non c’è una gerarchia in termini di prestigio, posizione, valore o titolo. Per lo meno durante il periodo in cui Dio perfeziona e guida le persone, e durante l’espansione del lavoro, non c’è distinzione tra il rango, la posizione, il valore o il prestigio delle persone. Le uniche differenze riguardano la divisione del lavoro e i doveri svolti. Naturalmente, durante questo periodo, alcuni vengono promossi e allevati in via eccezionale, e svolgono alcuni lavori speciali, mentre altri non ricevono tali opportunità a causa di vari problemi, come ad esempio la loro levatura o il loro ambiente familiare. Ma questo significa forse che Dio non vuole coloro che non hanno ricevuto tali opportunità? Che il loro valore e la loro posizione sono inferiori a quelli degli altri? No. Tutti sono uguali davanti alla verità, tutti hanno l’opportunità di perseguire e ottenere la verità, e Dio tratta tutti in modo equo e ragionevole” (Come riconoscere i falsi capi (5)). Le parole di Dio mi hanno mostrato che nella Sua casa non esistono doveri più o meno prestigiosi di altri. Ognuno ne assume uno diverso a seconda delle esigenze del lavoro, ma tutti sono uguali davanti alla verità. Ovunque svolgiamo un dovere, che abbiamo prestigio o meno, le parole di Dio sostengono ognuno di noi. Egli non nutre pregiudizi verso nessuno in base al suo prestigio. Dio predispone diversi eventi, situazioni e persone per tutti in base ai loro bisogni, affinché sperimentino la Sua opera ed entrino nella realtà della verità. Egli non priva mai nessuno della possibilità di praticare la verità ed accedervi. Dio è equo e giusto con tutti. Acquisire la verità o essere salvati da Dio non dipende dal dovere svolto, ma solo dalla propria ricerca. Essere leader non significa che Dio ci riserverà una grazia particolare e ci illuminerà, ignorando invece i credenti ordinari. Dio illumina e sostiene le persone in base alla loro ricerca e al loro atteggiamento verso la verità. Possiamo vedere la Sua giustizia in questo. Ognuno compie un dovere diverso e affronta situazioni diverse, ma l’indole arrogante, subdola e corrotta che viene rivelata è uguale in tutti. Fintanto che si sia disposti a perseguire e praticare la verità, e a liberarsi dalla corruzione, si può acquisire la verità ed essere salvati da Dio. D’altra parte, se qualcuno non persegue la verità, non ricerca né pratica la verità di fronte ai problemi, a prescindere da quale dovere svolga o dalla sua formazione, non acquisirà mai la verità e non potrà essere salvato da Dio. Come nel mio caso: dopo quegli anni di servizio come leader, con tutte le mie opportunità, quanta verità avevo realmente guadagnato? Quel cambiamento del mio dovere mi ha portata a deprimermi, a fraintendere e a lamentarmi. Non obbedivo minimamente a Dio e non possedevo alcuna realtà della verità. Ero un esempio perfetto. Ciononostante, continuavo stupidamente a pensare che per la salvezza fosse necessario il prestigio, il quale mi aveva totalmente dato alla testa. Alcuni fratelli e sorelle non diventano mai leader, ma continuano a perseguire la verità, si assumono un fardello nel loro dovere, cercano la verità di fronte ai problemi, e mettono in pratica le verità che conoscono. La corruzione che manifestano diminuisce gradualmente e si sottomettono sempre più a Dio. Rendono una testimonianza concreta del vivere le parole di Dio. Dio lo approva e ne gioisce. Questo mi ha rammentato alcune parole di Dio: “Se ricerchi con sincerità, sono disposto a concederti la via della vita nella sua interezza, a fare in modo che tu sia come un pesce che viene rimesso nell’acqua. Se non ricerchi con sincerità, Mi riprenderò tutto. Non sono disposto a concedere le parole che escono dalla Mia bocca a coloro che sono avidi di conforto, che sono solo come porci e cani!” (“Perché non vuoi essere un complemento?” in “La Parola appare nella carne”). Anche il Signore Gesù una volta disse: “Poiché a chiunque ha, sarà dato ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (Matteo 25:29). Dio è equo e giusto con noi, e la verità non ha pregiudizi. I credenti ordinari e i leader hanno esattamente le stesse possibilità di acquisire la verità. La chiave è possedere o meno la determinazione a perseguirla, e saper praticarla. Capire questo è stato davvero illuminante per me. In passato, temevo sempre di non avere molte possibilità di praticare se non fossi stata una leader, e che avrei avuto meno speranza di salvezza. Ho persino pensato che Dio volesse espellermi, che non mi avrebbe più salvata. Ecco le nozioni e le fantasie che nutrivo su Dio: erano una bestemmia. Non avevo alcuna comprensione delle sincere intenzioni di Dio. Se ci rifletto su, in tutti quegli anni di fede sono stata mossa dalla mia ricerca sbagliata, svolgevo il mio dovere solo per essere benedetta, convinta che la mia ricerca fosse impeccabile. Ero schiava della falsa immagine che avevo di me, non riflettevo su me stessa e non mi conoscevo affatto. Quel cambiamento di dovere ha rivelato la mia prospettiva sbagliata nella fede, e finalmente mi sono presentata davanti a Dio per riflettere su me stessa e conoscermi. Ho ottenuto una certa comprensione della mia corruzione e dei problemi nelle mie prospettive, e ho visto la giustizia di Dio. Ho anche imparato chi è che Dio salva e chi invece espelle. Ho sviluppato sottomissione verso Dio. Questa situazione è stata proprio la protezione e la salvezza da parte Dio.

In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha aiutata a vedere il mio percorso di ingresso. La parola di Dio dice: “In quanto creatura di Dio, l’uomo dovrebbe cercare di compiere il dovere di creatura di Dio e di amarLo senza fare altre scelte, perché Dio è degno del suo amore. Coloro che cercano di amare Dio non dovrebbero mirare ad alcun beneficio personale o a ciò che desiderano personalmente; questo è il sistema di ricerca più corretto. Se ciò che cerchi è la verità, ciò che metti in pratica è la verità e ciò che ottieni è un cambiamento nella tua indole, allora la strada che percorri è quella giusta. […] Se sarai reso perfetto o eliminato dipende dalla tua ricerca, vale a dire che il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” (“Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” in “La Parola appare nella carne”). Ho trovato un percorso di pratica nelle parole di Dio. Sono un essere creato, quindi, qualunque cosa Dio decida, devo sottomettermi al Suo dominio e alle Sue disposizioni. Non posso avere fede e svolgere i doveri solo per avere benedizioni e ricompense. Che io possa essere salvata o meno, che io venga benedetta o meno, per tutta la vita devo perseguire la verità e la conoscenza di Dio. Anche se alla fine verrò ripudiata, scacciata da Dio, sarà comunque la Sua giustizia. Una volta compresa la volontà di Dio, che tipo di dovere svolgessi non mi interessava più così tanto. Ero in grado di accettare con serenità le disposizioni della Chiesa.

Attraverso quanto portato alla luce da questa situazione, ho imparato a conoscere le mie prospettive sbagliate di ricerca nella fede, e che la possibilità di essere salvati o meno non dipende dal proprio prestigio o dalla quantità di lavoro svolto. Ciò che è fondamentale è aver acquisito la verità, essere una persona che si sottomette veramente a Dio. Ciò che è davvero cruciale è saper acquisire la verità e operare un cambiamento nella vita e nella fede. Da allora, desidero solo restare con i piedi per terra e compiere il mio dovere per soddisfare Dio. Sia lodato Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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