Come correggere l’egoismo

12 Ottobre 2021

di Zhang Jing, Repubblica Ceca

Dio Onnipotente dice: “Qual è il parametro in base al quale le azioni di una persona vengono giudicate buone o cattive? Dipende dal fatto che tu, nei tuoi pensieri, espressioni e azioni, possieda oppure no la prova di aver messo in pratica la verità e di vivere la realtà della verità. Se non hai questa realtà o non la vivi, sei senza dubbio un malfattore. Dio come vede i malfattori? I tuoi pensieri e i tuoi atti esteriori non rendono testimonianza per Dio, né svergognano Satana né lo sconfiggono; invece svergognano Dio e sono cosparsi di segni che fanno vergognare Dio. Non stai testimoniando Dio, né ti adoperi per Lui, né adempi alle tue responsabilità e ai tuoi obblighi verso Dio; invece, agisci nel tuo interesse. Cosa implica ‘nel tuo interesse’? Per Satana. Pertanto, alla fine, Dio dirà: ‘Allontanatevi da Me, malfattori!’ Agli occhi di Dio, tu non hai compiuto buone azioni; anzi, il tuo comportamento è diventato malvagio. Non sarai ricompensato, né Dio Si ricorderà di te. Non è forse tutto completamente inutile?” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”) Le parole di Dio ci mostrano che possiamo sacrificarci e soffrire un po’ per il nostro dovere ma, se ciò che ci spinge non è soddisfare Dio e non abbiamo alcuna testimonianza della pratica della verità, anzi testimoniamo noi stessi, allora Dio considera ciò come compiere il male e ne è disgustato. Un paio di anni fa, ho notato che una sorella stava compromettendo il lavoro della Chiesa, ma non ho osato praticare la verità né attenermi ai principi per paura di offenderla. Non l’ho smascherata né segnalata in tempo, danneggiando il lavoro di evangelizzazione. In questo modo ho trasgredito anche io. Tutte le volte che ci penso vengo sopraffatta dal rimorso e dalla vergogna.

Nel 2018, verso la fine di marzo, sorella Chen è diventata la leader del nostro gruppo. Dopo un po’, ho scoperto che non si assumeva la responsabilità dei suoi compiti. A volte qualcuno a cui predicavamo voleva approfondire l’opera di Dio degli ultimi giorni e lei non organizzava una tempestiva condivisione e testimonianza, frenando il lavoro del Vangelo. L’ho cercata per comunicare con lei ma ho appena accennato alle sue mancanze, per paura che si offendesse. Lei si è giustificata dicendo che svolgeva anche un altro incarico e il lavoro era troppo, ma che col tempo sarebbe migliorata. Era chiaro che la stesse prendendo troppo alla leggera. Non vedeva la gravità della questione. Ho pensato di doverle parlare ancora, affinché il problema non continuasse a intralciare il lavoro della Chiesa. Ma, sul punto di aprire bocca, mi sono detta: “Lei è al comando e io sono solo un membro del gruppo. Se evidenzio il suo problema, non penserà che sono inopportuna e ficcanaso, non mi definirà arrogante e scriteriata? Lasciamo stare. Non dirò nulla. Lei è al comando, perciò dovrebbe sapere quanto è importante questo compito. In futuro se ne occuperà lei”. Ero un po’ a disagio, ma non ne ho più fatto menzione con lei.

Dopo poco tempo, un predicatore della Chiesa Sola Fide voleva indagare l’opera di Dio degli ultimi giorni. Il tempo era poco e, in quel momento cruciale, non sono riuscita a contattare sorella Chen. Sono corsa a cercare la leader di un altro gruppo per l’evangelizzazione affinché fornisse una condivisione. Quando sorella Chen l’ha scoperto mi ha rimproverata duramente, dicendo: “Perché hai lasciato che se ne occupasse la leader di un altro gruppo? È un mio problema non essermene occupata in tempo, tutto è mia responsabilità. Coinvolgere qualcun altro non è in linea con i principi”. Sul momento volevo condividere con lei riguardo le sue mancanze, ma poi ho cambiato idea e ho pensato: “Se le faccio notare le sue pecche subito dopo che mi ha trattata e rimproverata, cosa penserà di me? Ci vediamo continuamente: se ci trovassimo a un’impasse, potrebbe rendermi la vita difficile. Chi se ne importa, un problema in meno. Mi limiterò a fare bene il mio dovere”. E così mi sono trattenuta e non le ho detto nulla.

Circa un mese dopo, un collaboratore proveniente da una Chiesa cristiana si è interessato all’opera di Dio Onnipotente. L’ho rammentato a sorella Chen diverse volte. Le ho detto: “Devi incaricare qualcuno di condividere con lui”. Lei sul momento era d’accordo, ma con mia sorpresa dopo due giorni non aveva ancora organizzato nulla. Ero infuriata. Mi sono detta: “Te l’ho ripetuto mille volte, ribadendo che era urgente. Perché non l’hai presa neanche lontanamente sul serio? No, non posso continuare a vedere ostacolato il nostro lavoro del Vangelo. Devo discuterne con i fratelli e le sorelle del gruppo e vedere cosa possiamo fare insieme al riguardo”. Ma, sul punto di parlarne con gli altri, mi sono sentita di nuovo combattuta. Se sorella Chen avesse scoperto che ne avevo parlato con tutti, avrebbe pensato che la stavo deliberatamente prendendo di mira. Se l’avessi offesa si sarebbe forse vendicata e con un pretesto mi avrebbe sollevata dal mio incarico. Si dice che il chiodo che sporge di più viene preso a martellate, così ho deciso di aspettare che ne parlasse qualcun altro.

Quella sera, pensando a quante cose sorella Chen aveva lasciato correre, ho cominciato a stare in ansia, eppure ho continuato a tacere. Non mi ero affatto assunta le mie responsabilità. Ero molto turbata, così ho pregato dinanzi a Dio e dopo ho letto queste Sue parole: “La coscienza e la ragionevolezza dovrebbero essere le componenti dell’umanità di una persona. Sono entrambe fondamentali ed essenziali. Che razza di persona è un individuo che manca di coscienza e che non ha la ragionevolezza dell’umanità normale? In generale, è una persona che manca di umanità, che ne ha una cattiva. Analizziamo da vicino questo aspetto. Come può questa persona manifestare un’umanità corrotta tale per cui gli altri dicono che non ha umanità? Quali caratteristiche possiedono persone del genere? Quali manifestazioni specifiche presentano? Persone siffatte sono superficiali nelle loro azioni, e non si lasciano coinvolgere da nulla che non le interessi personalmente. Non considerano gli interessi della casa di Dio, né mostrano rispetto per la Sua volontà. Non si assumono mai il fardello di testimoniare per Dio o di assolvere al loro dovere, e non hanno alcun senso di responsabilità. […] Vi sono perfino persone che, vedendo un problema nello svolgimento del proprio dovere, restano in silenzio. Vedono che altri causano interruzioni e turbative eppure non fanno nulla per fermarli. Non considerano minimamente gli interessi della casa di Dio, né pensano affatto ai propri doveri o responsabilità. Parlano, agiscono, si espongono, si impegnano e consumano energie solo per la loro vanità, il loro prestigio, la loro posizione, i loro interessi e il loro onore. […] Una persona del genere possiede forse coscienza e ragionevolezza? Una persona priva di coscienza e di ragionevolezza che si comporta in questo modo prova riprovazione per se stessa? La coscienza di una persona del genere non serve ad alcuno scopo, e tale persona non ha mai provato alcuna riprovazione per se stessa. Allora, può forse percepire la riprovazione e la disciplina dello Spirito Santo?” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio andavano dritte al punto. Non ero esattamente il tipo di persona smascherata da Dio? Ero priva di coscienza e umanità e irresponsabile nel mio dovere. Avevo assunto un atteggiamento di fredda indifferenza per tutelare i miei interessi. Non avevo riguardo della volontà di Dio né difendevo il lavoro della Chiesa. Sapevo bene che sorella Chen era superficiale e approssimativa nel suo incarico e aveva già compromesso il lavoro del Vangelo. Avrei dovuto condividere chiaramente al riguardo. Ma temevo mi dicesse di farmi gli affari miei, così ho appena sfiorato il suo problema. Lei infatti non è cambiata di una virgola. Volevo parlargliene di nuovo, per esaminare la natura e le conseguenze dello svolgere il suo dovere in quel modo, ma avevo paura che si offendesse, che mi rendesse la vita difficile e mi sollevasse dal mio incarico. Ho chiuso un occhio e fatto finta di nulla. Non avevo osato prendere posizione per la casa di Dio solo per proteggere reputazione, prestigio e interessi, mentre guardavo una capo gruppo eseguire male il suo dovere. Dov’era mai la mia coscienza? Le catastrofi peggiorano di giorno in giorno: più persone dovrebbero investigare la vera via. Far accogliere agli altri la salvezza di Dio degli ultimi giorni ha la massima priorità. Ma non me ne stavo assumendo la responsabilità. Volevo solo tutelare me stessa, non gli interessi della casa di Dio. Non avevo riguardo della volontà di Dio. Ero così egoista e spregevole. A questo pensiero ho sentito di aver davvero deluso Dio. Mi sono detta: “Non posso continuare così. Devo trovare un modo per risolvere il problema”. In seguito, ho contattato alcuni fratelli e sorelle del gruppo per discuterne con loro e vedere come potevamo affrontare il problema di sorella Chen. Tutti erano d’accordo sul fatto che avesse bisogno di un collaboratore che svolgesse parte del suo incarico. In quel modo avrebbero potuto aiutarsi e controllarsi a vicenda.

Quello stesso pomeriggio ho chiamato sorella Chen per dirle di cosa avevamo discusso e le ho parlato nel dettaglio del suo operato recente e di come avesse danneggiato il lavoro del Vangelo. Con mia sorpresa, lei non ha mostrato il minimo rimorso o senso di colpa per il proprio comportamento e ha bocciato la nostra idea senza mezzi termini. Ha dichiarato testardamente di non aver bisogno di aiuto nel lavoro. Non aveva alcuna consapevolezza di sé, così ho continuato a comunicare con lei, ma non mi ha lasciato neppure finire e, con la scusa di un impegno, ha riagganciato. Ho pensato: “Sorella Chen ha potere, ma non svolge lavoro pratico e rifiuta un collaboratore. Non è un atteggiamento dispotico? Se continua così, il lavoro della casa di Dio ne verrà compromesso. Devo metterla davanti all’evidenza”. Le ho mandato messaggi per diversi giorni, ma lei non mi ha mai risposto. Il lavoro della casa di Dio veniva intralciato sotto il mio naso. Non c’era tempo da perdere, dovevo denunciarla al leader della Chiesa; ma, quando ero ormai decisa, ho fatto di nuovo marcia indietro. Mi sono detta: “Se sorella Chen scopre che sono stata io a parlare al leader, cosa accadrà? Cosa farò se si offende e trova un pretesto per sollevarmi dal mio incarico? E se i fratelli e le sorelle dicessero che le sto sempre addosso e la sto trattando ingiustamente?” Ero davvero combattuta. Se non avessi detto nulla, il lavoro del gruppo si sarebbe arenato davanti ai miei occhi. Se invece avessi parlato, avrei potuto offenderla. Proprio allora, una sorella mi ha chiesto se fossi interessata a passare in un altro gruppo. Ho pensato: “Sarebbe fantastico lasciarsi questo gruppo alle spalle e svolgere un compito diverso. Non mi sentirei in colpa e angosciata ogni singolo giorno”. In seguito mi sono confidata con un’altra sorella del mio gruppo. Lei mi ha ascoltata e ha risposto: “Nel nostro gruppo, sei il membro più maturo ed esperto nel lavoro. Sorella Chen sta ignorando i nostri problemi. Pensi davvero sia il momento giusto per andartene?” Questo mi ha fatto stare malissimo. Mi sono resa conto di conoscere il lavoro del gruppo meglio di tutti e che il lavoro della casa di Dio veniva ostacolato e io non facevo nulla. Non solo lo ignoravo, ma volevo anche scappare. Non stavo proteggendo gli interessi della casa di Dio. Ho pregato Dio e Gli ho chiesto di guidarmi.

Poi, nelle mie devozioni, ho letto questi passi delle parole di Dio: “Devi entrare in maniera positiva, essere attivo e non passivo. Niente e nessuno ti scuoterà in alcuna situazione e non sarai influenzato dalle parole altrui. Devi avere un’indole stabile e, qualunque cosa dicano le persone, praticherai subito ciò che sai essere la verità. Devi sempre avere le Mie parole all’opera dentro di te, a prescindere da chi hai di fronte; devi essere in grado di restare saldo nella tua testimonianza a Me e mostrare riguardo per i Miei fardelli. Non puoi essere confuso, concordando pedissequamente con le persone senza avere le tue idee; devi avere, invece, il coraggio di farti avanti e di obiettare alle cose che non vengono da Me. Se sai per certo che c’è qualcosa di sbagliato, ma resti in silenzio, non sei una persona che pratica la verità. Se sai che c’è qualcosa di sbagliato e distorci l’argomento, ma Satana ti sbarra la strada, parli invano e sei incapace di perseverare fino alla fine, porti ancora la paura nel cuore; quest’ultimo non è ancora pieno dei pensieri provenienti da Satana?” (Capitolo 12 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). “Tutti voi sostenete che siete rispettosi del fardello di Dio e che difenderete la testimonianza della Chiesa, ma chi tra voi è stato davvero rispettoso del fardello di Dio? Domandati: sei uno che ha mostrato rispetto per il fardello di Dio? Sai praticare la giustizia per Dio? Sai alzarti e parlare a Mio nome? Sai mettere fermamente in pratica la verità? Sei abbastanza coraggioso da combattere contro tutti gli atti di Satana? Saresti capace di mettere da parte le tue emozioni e smascherare Satana a beneficio della Mia verità? Sai consentire che la Mia volontà sia attuata in te? Hai offerto il tuo cuore nel più cruciale dei momenti? Sei uno che fa la Mia volontà? Domandatelo e pensaci spesso” (Capitolo 13 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Nel leggere domanda dopo domanda, era come se Dio fosse lì davanti a me e mi presentasse il conto. Ogni parola colpiva duramente. Mi sono anche domandata: “Ho tenuto conto del fardello di Dio? Ho praticato la giustizia per Lui? Ho praticato la verità con risolutezza?” La risposta a ogni domanda era “No”. La grazia di Dio mi aveva elevata a compiere un incarico così importante, avrei dovuto assumermi la responsabilità e lavorare con i miei fratelli per svolgerlo adeguatamente. Ho visto la capo gruppo eseguire i propri doveri in maniera meccanica, intralciando il lavoro di evangelizzazione più e più volte. Era una falsa leader che non svolgeva lavoro pratico. Avrei dovuto fermarla e denunciarla. Ma avevo paura di offenderla e perdere il mio incarico, così ho nascosto la testa sotto la sabbia e l’ho guardata danneggiare il lavoro della casa di Dio. Non ho preso posizione per tutelarlo. Sono stata così egoista e spregevole. Non avevo senso di giustizia né responsabilità! Ho difeso sempre e solo reputazione e rango. È vero, non ho mai compromesso il lavoro del Vangelo come sorella Chen, ma ho taciuto su un problema e non ho praticato la verità. Non equivaleva a schierarsi con Satana e lasciargli sabotare il lavoro della casa di Dio? Non stavo agevolando un intruso, aiutando Satana e sputando nel piatto in cui mangiavo? A questo pensiero, mi sono davvero disprezzata. Come avevo potuto essere così egoista e priva di umanità? Non potevo andare avanti così. Non potevo camminare in punta di piedi e pensare solo a me stessa. Dovevo praticare la verità, sviluppare senso di giustizia, schierarmi con Dio e proteggere gli interessi della Sua casa. Ho deciso di denunciare immediatamente sorella Chen. Proprio allora, una sorella mi ha detto che delle dicerie avevano reso dubbiosi e negativi alcuni nuovi fedeli. Sorella Chen non era stata tempestiva nel condividere con loro e risolvere il problema, motivo per cui, fuorviati, avevano quasi abbandonato la loro fede. Venirlo a sapere mi ha fatto odiare me stessa. Non avevo praticato la verità e questa era la terribile conseguenza! In seguito, insieme ad alcuni membri del mio gruppo ho parlato di sorella Chen al leader della Chiesa. Sorprendentemente lui ha subito indagato e quello stesso giorno l’ha congedata. Poi il leader mi ha rimproverata: “È da così tanto tempo che si comporta così, perché non ne hai mai parlato?” Il rimorso e il senso di colpa mi hanno sopraffatta ancor di più.

Poi ho riflettuto su me stessa e sul perché, sapendo che era irresponsabile nel suo dovere e intralciava di continuo il lavoro della casa di Dio, non avessi mai smascherato e denunciato sorella Chen. Non avevo praticato la verità: qual era la ragione? Ho letto queste parole di Dio: “Finché le persone non hanno sperimentato l’opera di Dio e guadagnato la verità, è la natura di Satana che prende il sopravvento e domina dentro di loro. Quali elementi specifici fanno parte di quella natura? Ad esempio, perché sei egoista? Perché proteggi la tua posizione? Perché hai emozioni così forti? Perché trai piacere da cose inique? Perché ti piacciono quei mali? Su cosa si basa il tuo debole per simili cose? Da dove vengono tali cose? Perché sei così felice di accettarle? Ormai siete arrivati tutti a comprendere che la ragione principale dietro a tutte queste cose è che il veleno di Satana è dentro di voi. Quanto a cosa sia il veleno di Satana, lo si può esprimere compiutamente a parole. Ad esempio, se chiedi a dei malfattori perché hanno compiuto il male, essi risponderanno: ‘Perché è “ognuno per sé e che gli altri si arrangino”’. Questa singola frase esprime la radice vera e propria del problema. La logica di Satana è diventata la vita delle persone. Faranno anche cose per questo o quello scopo, ma lo fanno solo per sé stesse. Ognuno pensa che, siccome è valido il detto ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’, dovrebbe vivere solo per sé stesso e fare tutto ciò che è in suo potere per assicurarsi una buona posizione che gli procuri cibo e bei vestiti. ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’ – questa è la vita e la filosofia dell’uomo, e rappresenta anche la natura umana. Queste parole di Satana sono appunto il veleno di Satana e, quando le persone lo interiorizzano, diventa la loro natura. Attraverso queste parole, viene messa a nudo la natura di Satana; esse la rappresentano completamente. Questo veleno diventa la vita delle persone nonché il fondamento della loro esistenza, e l’umanità corrotta è ormai da millenni costantemente dominata da questo veleno” (“Come percorrere il cammino di Pietro” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno mostrato il motivo per cui non praticavo la verità: ero imbevuta di filosofie di vita sataniche, del tipo: “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Il saggio si protegge col non farsi coinvolgere”, “Lascia che le cose vadano avanti da sole se non ti riguardano personalmente”, “Meno fastidi ci sono e meglio è” e “Il chiodo che sporge di più viene preso a martellate”. Da molto tempo erano divenute parte di me, la mia stessa natura. Ero diventata egoista e subdola, poiché avevo vissuto seguendo quelle filosofie. Di fronte a un problema non potevo fare a meno di pensare al mio tornaconto. Prima di ottenere la fede, nella vita sia professionale che personale, se temevo di poter offendere gli altri restavo in silenzio anche quando si comportavano male. Ho continuato a seguire queste filosofie sataniche anche dopo essere diventata una credente. Nel mio dovere non ho fatto che proteggere i miei interessi, perciò non ho saputo praticare la verità. Sorella Chen ne è stata un esempio. Ho visto che non svolgeva lavoro pratico e non accettava suggerimenti, che era una falsa leader, e avrei dovuto farmi avanti e segnalarla. Ma avevo paura di non concludere nulla e che avrei perso il mio incarico. “Il chiodo che sporge di più viene preso a martellate” e “Meno fastidi ci sono e meglio è” erano le mie filosofie di vita. Sono stata una vigliacca. Ho avallato i danni di una persona irresponsabile senza osar prendere posizione. Sono stata così falsa ed egoista. Compiere il mio dovere e tutelare gli interessi della casa di Dio è una cosa positiva e in accordo con la volontà di Dio. Quando qualcuno compromette il lavoro della casa di Dio, quella è l’ora di schierarsi al fianco di Dio e proteggere gli interessi della Sua casa. Ecco cosa richiede Dio ai Suoi prescelti. È mio dovere e responsabilità. Ma avevo paura di espormi, di compromettere i miei interessi, e così non ho preso le difese del lavoro della casa di Dio. Non ho assolto al mio dovere né alle mie responsabilità. Che razza di credente ero? Non ho preso posizione; mi sono alleata con Satana e ho nascosto la testa sotto la sabbia. Ho permesso a un’irresponsabile di ostacolare il lavoro della casa di Dio. Non ho osato farmi avanti. Sono stata priva di spina dorsale. Ero sprovvista della minima integrità e dignità. Era palese che sorella Chen stesse intralciando il lavoro della casa di Dio, e io non solo ho chiuso un occhio ma volevo addirittura fuggire. Non era forse allearsi con Satana e opporsi a Dio? È una gravissima trasgressione verso Dio. Se ci penso bene capisco che non ero in grado di praticare la verità e avevo paura di perdere il mio incarico se avessi denunciato sorella Chen. E invece è accaduto che, dopo che tutti l’abbiamo segnalata, è stata congedata seduta stante. Questo mi ha colmata di vergogna e mi ha mostrato che, nella casa di Dio, Cristo e la verità regnano sovrani. Chiunque non pratichi la verità e ostacoli il lavoro della casa di Dio non può farsi strada al suo interno e, se non si pente, presto o tardi sarà eliminato. Ma la mia prospettiva non si basava sulla verità principio. Ero vincolata dal potere e dal prestigio. Vedevo la persona al comando come mio superiore e pensavo che, se l’avessi offesa, non mi sarei fatta strada nella casa di Dio. Credevo che la casa di Dio fosse oscura quanto il mondo, priva di correttezza e giustizia. Non stavo bestemmiando Dio? Se Dio non avesse generato quell’ambiente per mettermi a nudo e senza il giudizio e il castigo delle Sue parole, tuttora non conoscerei le terribili conseguenze del vivere secondo filosofie sataniche. Una cosa che da ciò ho davvero imparato è che, come credente, vivere secondo le parole di Dio, praticare la verità e attenermi ai principi mi porta davvero pace e serenità. È inoltre una cosa giusta, ogni credente dovrebbe farlo. In seguito, io e il resto del gruppo abbiamo condiviso su quanto sperimentato e acquisito. Ognuno aveva imparato una lezione in diversa misura, soprattutto in merito all’indole giusta di Dio. Il lavoro del nostro gruppo è andato via via migliorando.

In seguito, svolgendo il mio incarico, dopo oltre un mese di coordinamento con sorella Liu, la leader di un altro gruppo, ho scoperto che era arrogante e dispotica. Non accettava quasi mai i consigli degli altri e aveva già causato danni al lavoro della casa di Dio. Stavolta avrei dovuto segnalarlo al leader della Chiesa. Ma poi mi sono detta: “Non lavoriamo insieme da molto e non la conosco che superficialmente. Non potrei sbagliarmi sul suo conto? E se dopo approfondimenti venisse fuori che lei non ha poi chissà quali pecche? Cosa penseranno di me il leader della Chiesa e gli altri? Non mi reputeranno pedante? E cosa penserebbe di me sorella Liu se lo scoprisse? Lasciamo stare, meglio tacere”. Stavo per gettare tutta la polvere sotto il tappeto, ma la voce della mia coscienza mi ha ammonita. Ho ricordato come in precedenza il lavoro del Vangelo era stato seriamente compromesso perché non avevo denunciato in tempo sorella Chen, cosa di cui mi pentivo amaramente. Mi sono detta: “Non posso essere egoista e meschina. Stavolta non voglio rimorsi”. Proprio allora ho rammentato un passo delle parole di Dio: “Per tutti quelli che compiono il proprio dovere, indipendentemente da quanto profondamente capiscano la verità, e che desiderano accedere alla realtà della verità, il modo più semplice di praticare è pensare agli interessi della casa di Dio in tutto quello che si fa e abbandonare i propri desideri egoisti e motivazioni, intento personale, prestigio e posizione. Privilegiare gli interessi della casa di Dio è il minimo che si dovrebbe fare. Se chi compie il proprio dovere non sa fare neppure questo, allora come si può affermare che lo sta compiendo? Questo non è compiere il proprio dovere. Per prima cosa dovresti considerare gli interessi della casa di Dio, gli interessi di Dio stesso e la Sua opera, e mettere queste considerazioni prima di tutto; soltanto in seguito si può pensare alla stabilità della propria condizione o a come gli altri ci vedono” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno dato un cammino di pratica, ossia mettere gli interessi della casa di Dio prima di quelli personali. Non devo badare all’opinione altrui, ma fare ciò che è giusto per il lavoro della casa di Dio. Ci conoscevamo da poco e non sapevo poi molto di lei, ma avevo notato che il suo comportamento aveva compromesso il lavoro della casa di Dio. Sapevo di doverne parlare, correggere i miei fini e assolvere ai miei doveri e alle mie responsabilità. Tempo dopo, ho riferito al leader della Chiesa delle mancanze di sorella Liu e, a seguito di un’indagine, lei è stata sollevata dall’incarico secondo i principi. La notizia mi ha rassicurata e confortata, avevo difeso gli interessi della casa di Dio. Inoltre ho davvero sperimentato che l’unico modo di dare significato alla vita è seguire le parole di Dio.

Il Signore promise: “Ecco, Io vengo tosto”. Desiderate accogliere il ritorno del Signore il prima possibile?

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