Non temere Dio è un cammino rischioso

06 Maggio 2022

di Xiaomo, Spagna

Dallo scorso anno, sono responsabile del lavoro di irrigazione in una Chiesa di neofiti. Una volta, in una riunione, fratello Wang, il supervisore del gruppo di evangelizzazione, mi ha avvisata che di recente molti neofiti saltavano le riunioni, che avevamo problemi nell’irrigazione e dovevo affrontarli al più presto. All’inizio, ho saputo accettare i suoi commenti. Ho discusso i problemi con i fratelli e le sorelle e ho fatto del mio meglio per operare i cambiamenti necessari. Ma, ogni mese, dei nuovi credenti continuavano a lasciare i gruppi per vari motivi. Fratello Wang mi ha ribadito che non ero responsabile nel mio dovere e non avevo affrontato i problemi del lavoro di irrigazione. Ero sicura di aver fatto del mio meglio per risolverli, tutto ciò che dovevo, quindi perché si concentrava su di me? Cercava qualcuno da incolpare? Inoltre, c’erano molte ragioni per cui i nuovi credenti saltavano le riunioni. Alcuni avevano ancora nozioni religiose, segno che il gruppo del Vangelo non aveva condiviso la verità con chiarezza, quindi perché Wang non rifletteva sui suoi problemi? Se avessero fatto una buona comunione, meno neofiti avrebbero lasciato i gruppi. Quindi, mi sono risentita con fratello Wang e ho ignorato i suoi suggerimenti. Con mia sorpresa, alcuni altri fratelli e sorelle del gruppo del Vangelo lo hanno riferito a una leader superiore. Non ho riflettuto quando l’ho scoperto; anzi, temevo che dopo il loro il resoconto la leader pensasse che non svolgevo lavoro pratico, che ero una falsa leader. Nel peggiore dei casi avrei anche potuto essere sostituita, sarebbe stato imbarazzante. Ma non stavano sparlando su di me con una leader? Più ci pensavo, più mi arrabbiavo e il mio risentimento cresceva. Quando in seguito mi davano dei suggerimenti, mi sembravano solo lamentele e le ignoravo.

Una volta, in una riunione, un diacono dell’irrigazione, parlando dei membri del gruppo del Vangelo, ha dichiarato senza mezzi termini che non avevano risolto le nozioni religiose dei nuovi arrivati, una cosa da irresponsabili. Se la loro comunione fosse stata chiara, i nuovi credenti avrebbero partecipato alle riunioni. Anche io la pensavo allo stesso modo, e ho subito rincarato: “Sì, questi nuovi arrivati ci vengono affidati per l’irrigazione quando hanno ancora delle nozioni. Come possiamo ottenere dei risultati?” Dopo di che, tutti gli addetti all’irrigazione hanno iniziato a parlare. Ero un po’ turbata, forse stavo scaricando le responsabilità e giudicando gli altri alle loro spalle. Ma poi ho pensato che quello che avevo detto era del tutto corretto. Non ci ho badato più. Una volta, tempo dopo, stavo discutendo di lavoro con un diacono dell’irrigazione, e lui di colpo ha detto che doveva andarsene perché un fratello evangelizzatore voleva organizzare del materiale insieme a lui. I membri della squadra del Vangelo dicevano sempre che avevamo dei problemi, quindi perché chiedevano il nostro aiuto anche solo per organizzare dei documenti? Ho detto: “Non può farlo da solo? Perché hanno bisogno di voi per tutto? Avete già il vostro lavoro. Se non sa svolgerlo da solo, significa che è un incompetente”. Mi batteva forte il cuore: perché mi ero espressa così? Quel fratello voleva aiuto con i documenti affinché le riunioni fossero produttive. Era normale. Stavo istigando contrasti tra fratelli e sorelle. Non stavo forse intralciando il lavoro della casa di Dio? Mi sono subito corretta e gli ho detto: “Vai pure”. Tuttavia, a ripensarci in seguito, mi sono sentita nervosa, così ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a conoscere me stessa.

Il giorno dopo, in una riunione, ho letto queste parole di Dio: “Come esamina Dio il cuore degli esseri umani? Non guarda soltanto con gli occhi; predispone per te degli ambienti, toccandoti il cuore con le mani. E perché dico così? Perché Dio, quando predispone un ambiente per te, guarda se tu provi avversione e ripugnanza oppure gioia e obbedienza; guarda per vedere se tu attendi in silenzio o ricerchi la verità; Dio guarda come stia cambiando il tuo cuore e in quale direzione stia crescendo. I mutamenti del tuo cuore, ogni tuo pensiero e ogni tua idea riguardo alle persone, agli eventi e alle cose che Egli predispone per te, ogni variazione dei tuoi sentimenti: Dio percepisce tutto. Tu non hai parlato a nessuno di queste cose, né hai pregato in proposito. Le hai solo pensate nel cuore, nel tuo mondo, ma Dio le conosce bene e a Lui sono chiare come la luce del giorno” (“Se non sei in grado di vivere costantemente davanti a Dio sei un miscredente” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Non mettere in pratica la verità quando ti succede qualcosa è una trasgressione. E se non metti in pratica la verità neppure quando ti accade di nuovo, se abbandoni la verità per proteggere i tuoi interessi personali, la tua vanità e il tuo orgoglio, che tipo di comportamento è questo? (Compiere il male.) Se non pratichi la verità in nessuna fase e le tue trasgressioni diventano sempre più numerose, allora la tua fine è già determinata. È chiaro che, se tutte le tue trasgressioni fossero aggiunte e sommate alle tue scelte, a ciò che persegui e alla tua volontà soggettiva, così come alle direzioni che hai intrapreso e alle strade che scegli nell’agire, se tutte queste cose fossero sommate, allora sarebbe possibile determinare la tua fine: dovresti essere scagliato all’inferno, il che significa che sarai punito. Sommate l’una all’altra, tutte le tue trasgressioni sono un compendio di azioni malvagie, e questa è la conseguenza ultima del credere in Dio senza accettare la verità” (“La parte più importante del credere in Dio è mettere in pratica la verità” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo mi ha insegnato che, attraverso le situazioni che predispone, Dio scruta nei nostri cuori, per vedere se ci infastidiamo e ribelliamo quando capita qualcosa, o se invece ricerchiamo e pratichiamo la verità. Se siamo sempre infastiditi dalle cose che Dio stabilisce e agiamo per corruzione, commetteremo sempre più trasgressioni e alla fine saremo espulsi. Ci ho ripensato di recente: ogni volta che i membri del gruppo del Vangelo mi davano dei consigli, ero ossessionata da giusto e sbagliato, e li criticavo. Non cercavo affatto la verità, e ho persino sviluppato risentimento verso di loro. Li giudicavo alle loro spalle. È così che si comporta un credente? Stavo minando l’opera della casa di Dio, ossia stavo compiendo il male. Rendermene conto mi ha spaventata, così ho pregato in silenzio: “Dio, sono stata severa, ho seminato discordia e mi sono opposta a Te. Sono pronta a riflettere su me stessa: Ti prego di guidarmi”.

In seguito, ho letto questi passi delle parole di Dio: “Coloro che credono in Dio devono agire in modo cauto e assennato, e tutto ciò che fanno deve essere conforme ai requisiti di Dio e in grado di soddisfare il Suo cuore. Non devono essere persone caparbie che fanno ciò che piace loro; ciò non si addice alla dignità di santi. Le persone non possono agire in modo incontrollato, sventolando ovunque lo stendardo di Dio mentre imbrogliano e si gloriano di se stesse; un tal modo di fare rappresenta la condotta più ribelle. Le famiglie hanno le loro regole e le nazioni le loro leggi; non è a maggior ragione così nella casa di Dio? Gli standard non sono persino più rigidi e i decreti amministrativi più numerosi? Le persone sono libere di fare ciò che vogliono, ma i decreti amministrativi di Dio non possono essere modificati a piacimento. Dio è un Dio che non tollera offesa dagli esseri umani; Egli è un Dio che punisce con la morte. Davvero le persone non ne sono ancora consapevoli?” (“Un monito per coloro che non praticano la verità” in “La Parola appare nella carne”). “Chi pratica la verità, alla fine sarà salvato e reso perfetto grazie alla verità. Coloro che non la praticano, alla fine attireranno su di sé la rovina a causa della verità. Questa è la fine che attende coloro che praticano la verità e coloro che non la praticano. A quanti non stanno pensando di praticare la verità, consiglio di lasciare la Chiesa immediatamente, per evitare di commettere ancora più peccati. Quando giungerà il tempo, sarà troppo tardi per il rimorso. In particolare, coloro che formano cricche e creano divisioni, e i bulli locali in seno alla Chiesa, devono andarsene ancor prima. Tali persone, che possiedono la natura di lupi malvagi, sono incapaci di cambiare e farebbero meglio a lasciare la Chiesa alla prima occasione, smettendola una volta per tutte di disturbare la vita normale dei fratelli e delle sorelle, ed evitando in tal modo la punizione divina” (“Un monito per coloro che non praticano la verità” in “La Parola appare nella carne”). “Vi esorto a comprendere meglio il contenuto dei decreti amministrativi e ad adoperarvi per conoscere l’indole di Dio. Altrimenti, vi riuscirà difficile tenere la bocca chiusa e impedire alla vostra lingua di parlare a vanvera con discorsi altisonanti e, inavvedutamente, offenderete l’indole di Dio e precipiterete nelle tenebre, perdendo la presenza dello Spirito Santo e la luce. Poiché nelle vostre azioni siete privi di principi, poiché fate e dite ciò che non dovreste, riceverete una punizione adeguata. Dovresti sapere che, sebbene nelle tue parole e azioni tu sia privo di principi, Dio è di alti principi in entrambe. Il motivo per cui ricevi la punizione è perché hai offeso Dio, non una persona. Se, nella tua vita, commetti molte offese contro l’indole di Dio, allora sei destinato a diventare un figlio dell’inferno. A un uomo potrà sembrare che hai commesso soltanto alcune azioni che non sono in armonia con la verità e niente di più. Tu, però, sei consapevole che agli occhi di Dio sei già uno per il quale non c’è più sacrificio espiatorio? Poiché più di una volta hai violato i decreti amministrativi di Dio e per di più non hai mostrato alcun segno di pentimento, per te non c’è altro rimedio se non precipitare nell’inferno, dove Dio punisce l’uomo. […] Se le tue azioni non offendono la Sua indole e tu cerchi la Sua volontà e hai un cuore rispettoso di Dio, allora la tua fede è accettabile. Chiunque non rispetti Dio e non abbia un cuore che trema di paura ha un’elevata probabilità di violare i Suoi decreti amministrativi” (“Tre ammonimenti” in “La Parola appare nella carne”). Leggere queste parole mi ha trasmesso angoscia e paura. L’indole di Dio non tollera offesa. Nella Sua casa vigono dei decreti amministrativi. Parlare e agire senza timore di Dio, proprio come una miscredente, giudicare e attaccare gli altri, formare una setta e minare il lavoro della Chiesa significa favorire Satana. Dio non terrebbe mai simili persone: sono prive di umanità e non difendono il lavoro della Chiesa, e sono dunque destinate a essere scacciate e punite per aver compiuto troppo male. Quando fratello Wang mi ha fatto notare dei problemi nel mio lavoro, in realtà era Dio che mi stava trattando. Ma io, invece di accettarlo, riflettere su me stessa e risolverli subito, sono stata critica e severa, convinta che Wang cercasse qualcuno da incolpare, e mi sono risentita con lui. Quando ho saputo che i membri del gruppo del Vangelo avevano riferito i problemi alla leader superiore, non ho comunque cercato di pentirmi, pensando che stessero facendo la spia su di me. Quest’idea mi rendeva prevenuta nei loro confronti. In una riunione, quando un diacono dell’irrigazione si è lamentato del gruppo del Vangelo, invece di condividere per aiutarlo a riflettere sui suoi problemi, ho alimentato le fiamme, sfruttando l’occasione per formare una fazione contro gli altri, addossando loro la responsabilità della scarsa partecipazione dei nuovi arrivati. Poi gli addetti all’irrigazione sono diventati prevenuti contro i membri del gruppo del Vangelo, lamentandosi di loro e criticandoli. E, quando quel membro del gruppo del Vangelo ha chiesto aiuto a un addetto all’irrigazione per dei documenti, ne ho approfittato per intromettermi e schernirlo, trascurando gli interessi della Chiesa. Non avevo alcuna riverenza per Dio né accettazione della verità. Per proteggere la mia reputazione e il mio prestigio, creavo problemi ed esprimevo giudizi. Stavo formando una fazione, compiendo il male e opponendomi a Dio. I fratelli del gruppo del Vangelo hanno ripetutamente evidenziato i miei problemi per aiutarmi a vederli e a risolverli rapidamente, affinché i neofiti potessero partecipare normalmente alle riunioni. Era per il bene del lavoro della Chiesa. Ma io non capivo la volontà di Dio. Volevo solo proteggere il mio prestigio e la mia immagine, e non risolvevo i problemi reali, con la conseguenza che molti nuovi credenti non partecipavano alle riunioni. Per il mio comportamento, avrei dovuto essere sollevata dal mio incarico, ma, invece di darmi quello che meritavo, Dio mi ha illuminata con le Sue parole, impedendomi di compiere altro male. Rendermene conto mi ha colmata di rimorso. Ho pregato Dio, determinata a pentirmi veramente.

In seguito, in una riunione, mi sono aperta sul mio recente atteggiamento critico e negativo, per aiutare anche gli altri a imparare. Poi, anche loro hanno iniziato a conoscere se stessi, la loro recente corruzione e il loro atteggiamento critico, e a capire che non collaborare con il gruppo del Vangelo aveva ostacolato il lavoro di irrigazione. Erano disposti al cambiamento. Mi sono sentita ancora peggio dopo la loro condivisione. Ero una leader, e ho visto che molti neofiti non partecipavano alle riunioni e alcuni avevano abbandonato. Ma non solo non ho guidato gli altri a riflettere, a vedere in cosa sbagliassimo e a cercare la verità; li ho anche criticati e non mi sono assunta le mie responsabilità, formando una fazione nella Chiesa. Stavo compiendo il male e opponendomi a Dio, e addirittura istigavo gli altri contro di Lui. Non ero degna di essere una leader!

In seguito, mi sono chiesta come avessi potuto intralciare il lavoro della Chiesa in quel modo. Di che indole si trattava? Poi, un giorno, ho letto delle parole di Dio che esponevano il disprezzo degli anticristi verso la verità: mi hanno aiutata a capire me stessa. La parola di Dio dice: “L’atteggiamento archetipico degli anticristi verso il trattamento e la potatura consiste nel rifiutarsi con veemenza di accettarli o di ammetterli. Per quanto male abbiano compiuto, per quanto abbiano danneggiato l’ingresso nella vita del popolo eletto di Dio e il lavoro della casa di Dio, non provano il minimo rimorso né pensano di essere in debito. Da questo punto di vista, gli anticristi hanno umanità? Assolutamente no. Hanno arrecato danni di ogni tipo ai prescelti di Dio, hanno gravemente compromesso ogni sorta di lavoro della casa di Dio: questo è chiaro come il sole agli occhi dei prescelti di Dio, che hanno visto le azioni malvagie degli anticristi, una dopo l’altra. Eppure gli anticristi non accettano né riconoscono tale fatto, si ostinano a rifiutarsi di ammettere di essere in errore o di essere responsabili. Questo non è forse segno che la verità li ripugna? Tale è il grado di avversione degli anticristi per la verità e, a prescindere da quanta malvagità commettano, si rifiutano di riconoscerlo, e rimangono irremovibili fino alla fine. Questo dimostra che gli anticristi non hanno mai preso sul serio il lavoro della casa di Dio né l’accettazione della verità. Non hanno sviluppato fede in Dio; sono servi di Satana, venuti a intralciare e perturbare il lavoro della casa di Dio. Nei loro cuori c’è posto solamente per la reputazione e lo status. Credono che, se dovessero riconoscere il loro errore, allora dovrebbero assumersi la responsabilità, e a quel punto il loro prestigio e la loro reputazione sarebbero gravemente compromessi. Perciò si rifiutano categoricamente di riconoscerlo, non lo ammettono assolutamente e, anche se dovessero farlo in cuor loro, comunque esteriormente continueranno a non farlo, convinti che, una volta che ammettessero di aver sbagliato, per loro sarebbe finita. A prescindere dal fatto che il loro rifiuto sia intenzionale oppure no, in breve, da un certo punto di vista ciò si collega alla loro natura ed essenza di repulsione e avversione per la verità. Da un altro punto di vista, questo dimostra quanto gli anticristi abbiano a cuore il proprio prestigio, la propria posizione e i propri interessi. A tale proposito, qual è il loro atteggiamento nei confronti della casa di Dio e degli interessi della Chiesa? Un atteggiamento di disprezzo e di rifiuto della responsabilità. Sono del tutto privi di coscienza e ragionevolezza. Il loro sottrarsi alla responsabilità dimostra questi punti? Da una parte, il sottrarsi alla responsabilità dimostra il loro atteggiamento di ostilità e disprezzo verso la verità; mentre, dall’altra, dimostra la loro mancanza di coscienza, ragionevolezza e umanità. A prescindere da quanto gli interessi di altre persone siano danneggiati a causa loro, non provano alcun senso di colpa e non potrebbero esserne mai turbati. Che razza di creature sono queste? Anche se lo ammettessero solamente in cuor loro, pensando: ‘Ho avuto qualcosa a che fare con questo, ma non è stata tutta colpa mia’, questa piccola ammissione basterebbe a considerarli dotati di una certa umanità, coscienza e integrità morale, ma gli anticristi non hanno neppure quella modesta quantità di umanità. Dunque come li definireste? L’essenza di simili persone è il diavolo. Non vedono i terribili danni che hanno arrecato agli interessi della casa di Dio, in cuor loro non sono neanche lontanamente turbati, non rimproverano se stessi, né tantomeno si sentono in debito. Posseggono almeno un cuore umano? Sono almeno persone? Questo non è assolutamente ciò che si dovrebbe vedere nelle persone normali. Questo è il diavolo” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). Dalle parole di Dio in cui vengono smascherati, ho visto che per natura gli anticristi detestano e odiano a verità. A prescindere dal danno che arrecano al lavoro della casa di Dio, si rifiutano di ammetterlo, e non solo non accettano la verità e non riflettono quando vengono criticati, ma addirittura cercano di proteggere reputazione e prestigio, accampando scuse e scaricando ogni responsabilità, senza alcun rimorso di coscienza. Sono essenzialmente dei diavoli. Le parole di Dio erano davvero toccanti per me. I leader dovrebbero accettare la supervisione da parte dei fratelli e risolvere subito i problemi. Questo è ciò che Dio richiede ed è responsabilità e dovere di un leader. Io, invece, non svolgevo bene il lavoro di irrigazione ma, quando mi è stato fatto notare, non mi sono pentita né sentita in colpa per la mia negligenza; anzi, ho criticato gli altri, prendendo il loro aiuto come un voler addossarmi la colpa. E, quando i loro commenti compromettevano il mio prestigio, parlavo male di loro alle loro spalle, creando una fazione per portare gli altri dalla mia parte e contro di loro. Stavo palesemente formando una cerchia, una setta, fungendo da lacchè di Satana e intralciando il lavoro della casa di Dio. Non stavo sfogando la mia rabbia contro qualcuno: la riversavo sul lavoro della Chiesa, compiendo del male contro Dio! Qualsiasi persona ragionevole e dotata di coscienza, se venisse criticata per non aver irrigato bene i neofiti, inducendo così alcuni ad abbandonare, si sentirebbe in colpa e in debito, e si sottometterebbe e rifletterebbe su di sé. All’inizio potrebbe voler scagionarsi, ma in seguito si sottometterebbe, esaminerebbe i problemi e si prenderebbe cura dei nuovi credenti. Invece io, di fronte a problemi così gravi nel mio dovere, non ho accettato l’aiuto degli altri, non ho riflettuto sui miei errori, e non ho cercato una diversa via di pratica. Ho solo accampato scuse e addossato le colpe agli altri. Non volevo assumermi la minima responsabilità, ma solo proteggermi. Non pensavo agli interessi della casa di Dio, ma solamente ai miei. Ero davvero priva di umanità. Rivelavo totalmente un’indole da anticristo. Odiavo profondamente la verità. Rendermene conto ha aumentato il mio rimorso.

Ho poi rammentato alcune parole di Dio. “Il seguente brano è presente nel libro di Giona 4:10-11: ‘E Jahvè disse: “Tu hai pietà del ricino per il quale non hai faticato, e che non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito: e Io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?”’ Queste sono le vere parole di Jahvè Dio, riportate da una conversazione fra Lui e Giona. Per quanto breve, questo dialogo trabocca della sollecitudine del Creatore per l’umanità e della Sua riluttanza ad abbandonarla. Tali parole esprimono il vero atteggiamento e i veri sentimenti che Dio nutre nel Suo cuore per il creato, e con quelle frasi chiare, come di rado se ne odono tra gli uomini, Dio afferma le Sue vere intenzioni per l’umanità. Il dialogo rappresenta l’atteggiamento tenuto da Dio verso la popolazione di Ninive; ma che genere di atteggiamento è? È quello da Lui assunto verso i Niniviti prima e dopo il loro pentimento, ed è lo stesso con cui Dio tratta l’umanità. In quelle parole sono contenuti i Suoi pensieri e la Sua indole” (“Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”). “Pur avendo l’incarico di riferire le parole di Jahvè Dio alla popolazione di Ninive, Giona non capiva le intenzioni di Dio, né le Sue preoccupazioni e aspettative verso gli abitanti della città. Con questo rimprovero, Dio volle ricordargli che l’umanità era il prodotto delle Sue mani, e che Egli aveva dedicato un impegno scrupoloso a ogni singola persona, e ognuna di esse recava in sé le speranze di Dio, e ognuna gioiva della provvista di vita di Dio, e per ogni singola persona Dio aveva pagato il prezzo di uno sforzo scrupoloso. Questo rimprovero disse inoltre a Giona che Dio aveva cara l’umanità, opera delle Sue mani, tanto quanto lo stesso Giona aveva caro il ricino. Dio non avrebbe abbandonato l’umanità con leggerezza, né fino all’ultimo momento possibile, anche perché in città vi erano tanti bambini e animali innocenti. Di fronte a questi giovani e inconsapevoli prodotti del creato di Dio, che non sapevano nemmeno distinguere la mano destra dalla sinistra, era ancor meno concepibile che Dio ponesse fine alla loro vita e determinasse il loro esito finale in maniera così affrettata. Dio sperava di vederli crescere; sperava che non percorressero la stessa via dei loro genitori, che non dovessero udire di nuovo l’avvertimento di Jahvè Dio e che rendessero testimonianza del passato di Ninive. Ancora di più, Dio sperava di vedere Ninive dopo il suo pentimento, di assistere a ciò che ne sarebbe seguito e, cosa ancora più importante, di vedere Ninive tornare a vivere nella misericordia di Dio. Pertanto, agli occhi di Dio, quegli oggetti della creazione che non sapevano distinguere la mano destra dalla sinistra erano il futuro di Ninive. Si sarebbero fatti carico del passato spregevole di Ninive, così come si sarebbero assunti l’importante dovere di rendere testimonianza del passato e del futuro di Ninive sotto la guida di Jahvè Dio” (“Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”). Dalla conversazione tra Dio e Giona, ho visto l’amore e la misericordia di Dio nei confronti dell’umanità. Dio conosceva alla perfezione ogni abitante di Ninive e ha pagato un caro prezzo per ognuno di loro. Non ha voluto rinunciare a loro fino alla fine. Ho pensato ai nuovi credenti che hanno appena accolto l’opera di Dio degli ultimi giorni: non comprendono molte verità e sono deboli nella loro vita. Sono inclini ad abbandonare quando affrontano uno sconvolgimento da parte di anticristi del mondo religioso. I fratelli e le sorelle stavano tutti pensando a come lavorare insieme per sostenerli in modo che potessero radicarsi sulla vera via. Ecco perché mi davano quei suggerimenti ed evidenziavano i miei problemi. Ma io mi rifiutavo di accettarlo. Molti nuovi credenti non partecipavano alle riunioni a causa della mia irresponsabilità, ma la cosa non mi toccava: ero davvero disumana! Ho recitato una preghiera: “Dio, non ho intenzione di sottrarmi alle mie responsabilità, e sono disposta a pentirmi, ad affidarmi a Te per trovare soluzioni e sostenere al meglio questi neofiti”.

Dopo di che, ho discusso i problemi del nostro lavoro di irrigazione con gli altri e ho scoperto che a molti nuovi arrivati non era chiara la verità sull’opera di Dio; di conseguenza, quando i pastori diffondevano nozioni religiose, loro sviluppavano dubbi sull’opera di Dio e iniziavano a vacillare. Perciò abbiamo tenuto degli incontri per loro in cui affrontare questi problemi, mettendo l’accento sulle tre fasi dell’opera di Dio, sulla Sua opera di giudizio degli ultimi giorni, e sul perché Dio abbia bisogno di incarnarSi per compiere tale opera. Al termine, un nuovo arrivato ha commentato: “Avevo così tante nozioni, ma ora non più, grazie alla vostra condivisione. Spero che possiamo averne altre, perché a molti queste cose non sono ancora chiare”. E un fratello più anziano ha detto: “Ero molto confuso in merito all’opera di Dio e stavo valutando di abbandonare il gruppo di incontro. Ma, grazie alla vostra comunione, ora mi è tutto è chiaro. Sono davvero felice e parteciperò ad altre riunioni. Sia lodato Dio Onnipotente!” Sentirli parlare così mi ha davvero commossa, ma mi sentivo anche in colpa. Se avessi accettato prima i suggerimenti degli altri e svolto più lavoro pratico, affrontando le difficoltà dei neofiti, alcuni di loro non si sarebbero scoraggiati e sarebbero rimasti. In seguito, mi sono aperta con fratello Wang sulla corruzione che avevo manifestato, e anche lui si è aperto sul suo stato e sui suoi problemi nel lavoro del Vangelo. Mi ha detto che voleva cambiare. La frattura tra noi si è subito ricomposta e mi sono sentita così sollevata. Ho iniziato a impegnarmi nel coordinarmi con i fratelli del gruppo del Vangelo e, nonostante qualche conflitto, avevamo tutti un obiettivo comune: irrigare al meglio i nuovi arrivati in modo che potessero radicarsi presto sulla vera via.

In seguito mi sono chiesta come affrontare in futuro le critiche in linea con la volontà di Dio. Ho letto queste parole di Dio: “Quanto all’essere potati e trattati, qual è la minima conoscenza di base che si dovrebbe possedere? La potatura e il trattamento vanno sperimentati per poter svolgere adeguatamente il proprio dovere. Sono indispensabili, qualcosa che le persone devono affrontare quotidianamente e sperimentare spesso nella loro fede in Dio e nel conseguimento della salvezza. Nessuno può prescindere dall’essere potato e trattato. Potatura e trattamento sono forse qualcosa che riguardi il proprio futuro e il proprio destino? (No.) E dunque, quale scopo hanno? Forse quello di condannare le persone? (No, lo scopo è aiutare le persone ad accedere ai principi.) Giusto. Questo è il modo più corretto di intenderli. Sottoporre qualcuno a potatura e trattamento è una sorta di disciplina, di castigo, ma è anche un modo di aiutarlo. Subire la potatura e il trattamento ti permette di modificare in tempo la tua ricerca erronea. Ti consente di riconoscere tempestivamente i problemi che manifesti al momento e l’indole corrotta che riveli. In ogni caso, essere potato e trattato ti aiuta a svolgere meglio il tuo dovere, ti consente di compiere il tuo dovere secondo i principi, di conquistare in tempo la salvezza, ti salva in tempo dallo smarrirti e inoltre ti impedisce di provocare catastrofi” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte ottava)” in “Smascherare gli anticristi”). Da queste parole, ho capito che il potamento e il trattamento sono la disciplina da parte di Dio, e non persone che cercano di crere problemi o muovere critiche. Hanno lo scopo di aiutarci a riflettere su noi stessi, a risolvere i problemi nei nostri doveri così da svolgerli meglio. È uno dei modi in cui l’opera di Dio ci cambia e ci purifica, un qualcosa che dobbiamo sperimentare per essere salvati. Dovrei accettare le critiche e i suggerimenti in quanto vengono da Dio, gestirli correttamente, e riflettere su me stessa basandomi sulle Sue parole. Questo è in armonia con Dio. È stato illuminante per me, e ho capito come gestire le critiche dei fratelli e delle sorelle in futuro.

Poi, una volta, fratello Wang mi ha riferito che alcuni nuovi credenti non partecipavano alle riunioni e non ricevevano sostegno. Non sapeva perché. Voleva che indagassi. Ho considerato che avevamo già offerto loro molto aiuto e sostegno, e ricercato i principi con i leader. Avevamo rinunciato con quei neofiti dopo aver constatato che erano miscredenti, quindi cosa c’era da approfondire? Ma poi ho pensato che lui stava considerando agli interessi della casa di Dio, assumendosi la responsabilità dei neofiti. Dovevo sottomettermi e vedere cosa succedeva, e poi operare dei cambiamenti in caso di problemi. Quando ho esaminato nel dettaglio, ho visto che erano davvero dei miscredenti, ma ho anche riscontrato alcuni problemi nel nostro lavoro di irrigazione. Questo mi ha aiutata a capire che c’è molto da guadagnare nell’accogliere i suggerimenti, altrimenti non avrei visto i problemi né li avrei corretti, e sarebbe stato un male per il lavoro della Chiesa.

Queste esperienze mi hanno davvero mostrato che accettando i suggerimenti dei fratelli e delle sorelle nel mio dovere, ricercando con il cuore e non accampando scuse, posso discernere la mia corruzione, rifletterci su, e trovare più rapidamente gli errori nel mio dovere. Se odio e rifiuto costantemente la verità, questo non solo mi impedirà di cambiare la mia corruzione, ma danneggerò il lavoro della casa di Dio. E in quel caso Dio finirebbe per scacciarmi. Ho inoltre capito che qualsiasi cosa affronti, che mi piaccia oppure no, devo avere timore di Dio e non agire ciecamente. Devo pregare Dio e ricercare i principi per evitare di compiere altro male.

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