Riflessioni sul perseguire la reputazione e il guadagno

12 Febbraio 2022

di Marcial, Francia

Nel maggio 2021, ho assunto il dovere di caposquadra per l’irrigazione. Ero responsabile dell’irrigazione di due gruppi di fratelli e sorelle, e in breve tempo la mia leader mi ha incaricato di irrigarne altri ancora. La notizia mi ha resa davvero felice. Pensavo che, irrigando i miei fratelli e sorelle, avrei ottenuto molta illuminazione, un’esperienza più ricca, e avrei compreso più verità. Se avessi saputo risolvere i loro problemi nell’ingresso alla vita, i miei fratelli mi avrebbero certamente reputata in gamba e dotata di comprensione della verità, e avrei potuto diventare un pilastro della casa di Dio. Così, mi sono dedicata al mio dovere, condividevo spesso nelle riunioni e, quando i miei fratelli e sorelle erano in difficoltà, cercavo nella parola di Dio per aiutarli. Dopo un po’ di tempo, hanno iniziato a richiedere le mie condivisioni quando avevano delle domande, e io ne ero molto felice.

In seguito, sempre più persone hanno accolto l’opera di Dio degli ultimi giorni, e il numero dei membri della Chiesa è man mano aumentato. Un giorno, durante un incontro, ho saputo che una leader della Chiesa sarebbe venuta a irrigare i neofiti e a seguire il mio lavoro. Se i fratelli e le sorelle avessero avuto dei problemi, avrebbero potuto chiedere anche a lei. Sapere che una leader avrebbe collaborato con me non mi rendeva affatto felice. La conoscevo, mi aveva irrigata in passato e aveva buona levatura. Capiva più di me, e teneva anche ottime condivisioni sulla parola di Dio. Per lei era facile risolvere i problemi dei nostri fratelli e sorelle, così ho pensato: “Ora che diventerà mia collaboratrice, i fratelli e le sorelle continueranno a rivolgere a me le loro domande? O mi metteranno da parte e chiederanno a lei? Chi mi ammirerà in futuro? La buona immagine di me svanirà nel cuore dei miei fratelli”. A questo pensiero, non avevo la minima voglia di collaborare con la leader. Allo stesso tempo, mi sentivo in conflitto. Pensavo: “Non posso permetterlo. Devo mantenere il mio posto nel cuore dei miei fratelli. Devo dire loro che, se affrontano un problema o hanno bisogno di un passo della parola di Dio, possono chiedere a me e io li aiuterò”. Da allora in poi, quando sentivo che i fratelli attraversavano un cattivo stato o delle difficoltà, subito condividevo con loro, per paura che la mia leader arrivasse prima. Li contattavo anche singolarmente per chiedere se avessero bisogno di aiuto, e ribadivo loro che, se avevano problemi o dubbi, potevano contattarmi per chiedere aiuto. Pensavo che così, quando la leader li avesse contattati, le avrebbero raccontato che li avevo già aiutati io. Ma le cose non sono andate bene come avevo previsto. Mancavo di comprensione in molti dei problemi che mi presentavano e non sapevo come risolverli, ma non volevo chiedere alla leader. Mi dicevo: “Se chiedo a lei, non penserà che non capisco la verità e che non leggo molto la parola di Dio? Non mi riterrà incapace di districare le questioni? Se risolve lei i loro problemi, i miei fratelli non penseranno che sono incompetente e non so aiutarli? Non voglio dare loro quest’idea. Voglio che sappiano che sono capace di svolgere questo dovere, così continueranno a porre a me le loro domande”. Ma mi risultava difficile aiutare i miei fratelli da sola. C’erano alcune cose che non avevo sperimentato e non sapevo come condividere, a volte impiegavo giorni per trovare i passi della parola di Dio che risolvessero i loro problemi, e così, quando altri fratelli e sorelle venivano da me con delle domande, non avevo tempo per loro. Un mese è trascorso in fretta in questo modo, e, poiché non sapevo aiutare i miei fratelli tempestivamente, i loro problemi non venivano risolti e loro rimanevano in difficoltà. Se avessi parlato alla leader di quei problemi che non capivo, avremmo potuto consultare insieme la parola di Dio per aiutare i fratelli e così risolvere rapidamente i loro problemi. Ma non l’ho fatto, perché volevo solo mantenere la mia immagine nei loro cuori. Allora mi sono sentita un po’ in colpa. Sapevo che, continuando così, avrei seriamente ostacolato l’ingresso nella vita dei miei fratelli e sorelle, e non avrei svolto correttamente il mio dovere.

Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio che rivelava l’atteggiamento sbagliato delle persone verso i loro doveri. “I doveri sono compiti affidati da Dio agli esseri umani; sono missioni da portare a termine. Però un dovere non è certo una tua faccenda personale o un contrappeso al tuo distinguerti dalla massa. Alcuni sfruttano il proprio dovere come opportunità per dedicarsi alla gestione dei propri affari e formare congreghe; alcuni per soddisfare i propri desideri; alcuni per colmare il vuoto che percepiscono dentro di sé; e alcuni per soddisfare la loro mentalità fatalista, pensando che basti compiere il proprio dovere per trovare posto nella casa di Dio e nella meravigliosa destinazione che Dio dispone per l’uomo. Simili atteggiamenti riguardo al dovere sono errati; disgustano Dio e devono essere urgentemente eliminati” (“Qual è l’adeguato adempimento del proprio dovere?” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalla parola di Dio ho compreso che i nostri doveri sono un incarico affidatoci da Dio, non una questione personale, e non dovremmo utilizzarli per suscitare l’ammirazione degli altri né dovremmo perseguire la reputazione e il prestigio per farci seguire dagli altri. Dovremmo trattare i nostri doveri come un obbligo ed eseguirli come richiesto da Dio. Ma qual era il mio atteggiamento nei confronti del mio dovere? Lo svolgevo per perseguire fama e guadagno, e per soddisfare i miei desideri. Volevo che i miei fratelli mi ammirassero e mi adorassero, e si rivolgessero a me per i loro problemi. Non ero sincera con loro e non volevo veramente aiutarli, volevo solo che avessero una buona impressione di me così che, parlando di me, dicessero che li avevo aiutati e che ero disponibile e gentile. Questo mi avrebbe soddisfatta. Sfruttavo il mio dovere per perseguire fama, guadagno e prestigio, per avere un posto nel cuore delle persone, e in modo che venissero da me per i loro problemi e mettessero Dio da parte. Era una mia iniziativa personale. Allora ho capito il mio atteggiamento sbagliato verso il dovere. Anche se ero in grado di aiutare i miei fratelli, la mia intenzione non era di fare bene il mio dovere, e non avrei mai soddisfatto Dio.

In seguito, ho letto un passo in cui Dio mette a nudo gli anticristi che si adattava bene al mio stato. “Indipendentemente dal contesto, dovunque stiano svolgendo il loro dovere, gli anticristi cercano di dare l’impressione di non essere deboli, di essere sempre forti, sicuri di sé, mai negativi. Non rivelano mai il loro reale punto di vista o il loro vero atteggiamento verso Dio. Nel profondo del loro cuore, credono davvero che non esista nulla che non possano fare? Credono veramente di essere privi di debolezza, di negatività o di manifestazioni di corruzione? Assolutamente no. Sono bravi a fingere, a dissimulare. Amano mostrare alla gente il loro lato forte e onorevole; non vogliono che si veda quello debole e oscuro. Il loro scopo è palese: è, molto semplicemente, salvare la faccia di fronte agli altri, per proteggere il posto che hanno nei loro cuori. Sono convinti che se si aprissero con gli altri sulla propria negatività e debolezza, se rivelassero il proprio lato ribelle e corrotto, questo sarebbe una grave minaccia al loro prestigio e alla loro reputazione, e quindi un problema maggiore di quanto valga la pena. Pertanto preferiscono tenere rigorosamente per sé la loro debolezza e ribellione. E se arrivasse un giorno in cui tutti vedessero il loro lato debole e ribelle, dovrebbero continuare a fingere; pensano che se ammettessero di avere un’indole corrotta, di essere persone normali, ordinarie e insignificanti, allora perderebbero il loro posto nel cuore della gente, e il loro fallimento sarebbe totale. E così, qualunque cosa accada, non possono semplicemente aprirsi con gli altri; qualunque cosa accada, non possono cedere il loro potere e il loro prestigio a qualcun altro; al contrario, fanno di tutto per competere, e non si arrenderanno mai” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte decima)” in “Smascherare gli anticristi”). Leggendo questo passo, ho capito che gli anticristi amano il prestigio. Per mantenere la loro buona immagine nel cuore degli altri, non confessano mai alla gente i loro problemi, per paura che tutti vedano i loro difetti. Anche quando hanno difficoltà nei loro doveri, simulano, in modo che gli altri li considerino onnipotenti e in grado di capire la verità. Era proprio il mio stato. Anche quando non riuscivo a risolvere i problemi dei miei fratelli, non chiedevo aiuto a nessuno. Volevo crearmi una buona immagine nel cuore degli altri per far sì che mi ritenessero priva di difetti o mancanze, capace di aiutarli a risolvere i loro problemi, in modo che non avessero mai bisogno di chiedere a nessun altro. Avevo anche paura che li aiutasse la nostra leader, perché avrei perso la mia reputazione e la mia immagine nei loro cuori. Per mantenere la mia posizione, fingevo di essere in grado di risolvere i problemi anche se non era vero. Preferivo perdere tempo a cercare da me piuttosto che chiedere aiuto alla leader, col risultato di essere improduttiva nel mio dovere e ostacolare l’ingresso nella vita dei miei fratelli. Ho visto che la mia indole era gravemente corrotta ed ero un’ipocrita. Ho pensato ai farisei, nell’Età della Grazia, che in apparenza erano umili e tolleranti. Spesso pregavano agli incroci o spiegavano le Scritture agli altri. Godevano di una buona immagine nel cuore della gente, ma interiormente erano ipocriti, arroganti, malvagi, non obbedivano a Dio né Lo temevano, e disobbedivano alla Sua parola. Ingannavano le persone con buoni comportamenti e le illudevano per indurle ad ammirarli e adorarli. Ho visto che ero ipocrita proprio come i farisei e percorrevo il cammino di un anticristo, resistendo a Dio.

Poi ho letto un passo della parola di Dio. “L’essenza del comportamento degli anticristi consiste nel far uso continuo di svariati mezzi e metodi per conseguire il loro obiettivo di detenere prestigio, conquistare le persone e indurle a seguirli e a venerarli. È possibile che nel profondo del cuore non stiano intenzionalmente rivaleggiando con Dio per l’umanità, ma una cosa è certa: anche quando non rivaleggiano con Dio per gli esseri umani, continuano a desiderare di avere prestigio e potere tra questi ultimi. Anche se viene il giorno in cui si rendono conto di star rivaleggiando con Dio per il prestigio e si pongono un freno, continuano comunque a impiegare altri metodi per acquisire prestigio nella Chiesa, credendo che otterranno legittimità conquistando l’approvazione e l’assenso degli altri. In sintesi, sebbene tutto ciò che fanno gli anticristi sembri costituire un fedele svolgimento dei propri doveri ed essi diano l’idea di essere veri seguaci di Dio, la loro ambizione di esercitare il controllo sugli altri – e di acquisire prestigio e potere in mezzo a loro – non muterà mai. Qualsiasi cosa Dio dica o faccia e qualsiasi cosa Egli richieda agli esseri umani, essi non fanno ciò che sarebbero tenuti a fare né compiono i propri doveri in maniera commisurata alle Sue parole e prescrizioni, e nemmeno rinunciano a ricercare potere e prestigio come conseguenza dell’aver capito le Sue affermazioni e la verità; in tutto e per tutto, la loro ambizione li divora, li domina e dirige il loro comportamento e i loro pensieri e determina il cammino che percorrono. Questo è l’esempio perfetto di un anticristo. Cosa si evidenzia in questo? Alcuni domandano: ‘Gli anticristi non sono forse coloro che rivaleggiano con Dio per guadagnare le persone e non Lo riconoscono?’ Può darsi che riconoscano Dio, può darsi che credano nella Sua esistenza e che la riconoscano veramente, e può darsi che siano disposti a seguirLo e a ricercare la verità, ma una cosa non cambierà mai: non abbandoneranno mai la loro bramosia di potere e di prestigio, né rinunceranno a ricercare tali cose a causa del loro ambiente o dell’atteggiamento di Dio nei loro confronti. Queste sono le caratteristiche degli anticristi” (“Confondono, adescano, minacciano e controllano gli altri” in “Smascherare gli anticristi”). Dio dice che gli anticristi perseguono fama e prestigio, per indurre gli altri a seguirli e realizzare la loro ambizione di controllare le persone. Competono con Dio per possedere le persone. Questo era precisamente il cammino che stavo percorrendo. Credevo in Dio e volevo amarLo, e sapevo anche che Dio ha la sovranità su tutte le cose ed è al di sopra di tutto. Egli è il Creatore e noi dovremmo adorarLo, non competere con Lui per il prestigio e le persone. Io invece volevo sfruttare il mio dovere per essere ammirata e adorata e guadagnarmi un posto nel cuore della gente. Questo non era forse competere con Dio per il Suo popolo eletto? Se i miei fratelli adorano me, non hanno posto per Dio nel cuore e, quando hanno problemi, invece di pregare e affidarsi a Dio, è a me che si rivolgono. Avevo condotto le persone al mio cospetto, e stavo percorrendo il cammino di un anticristo. Ho pensato ai pastori e agli anziani del mondo religioso: anche se predicano il Vangelo, interpretano la Bibbia, elargiscono benedizioni e compiono qualche buona azione, il loro vero scopo è portare i fedeli ad ammirarli e seguirli. Ogni volta che i credenti hanno delle domande, chiedono ai pastori e accettano la loro guida. Anche quando sentono parlare della venuta del Signore e vogliono ricercare e approfondire, chiedono il consenso dei loro pastori. Dunque i pastori non vogliono essere trattati come Dio? Questi capi religiosi esercitano un forte controllo sulle persone, non hanno posto per Dio nei loro cuori, e sono apertamente ostili a Dio. Io ero come loro. Volevo che i miei fratelli seguissero me, rifiutavo una collaboratrice, e per irretirli e guadagnare prestigio ai loro occhi dicevo loro di rivolgersi a me perché li avrei aiutati con qualsiasi problema. Questo non significava forse che anche io volevo controllarli? Di fatto, credevo da poco tempo e avevo poca esperienza. Non comprendevo a fondo gli stati e i problemi dei miei fratelli. Da sola non sapevo fornire loro un aiuto adeguato, ma non ho comunque chiesto aiuto alla leader. Ero incredibilmente arrogante e irragionevole. Solo allora mi sono resa conto che il mio comportamento era quello di un anticristo. In passato, parlare degli anticristi nelle riunioni mi rendeva sempre nervosa, perché temevo di diventare una di loro, ma ero anche convinta che potesse accadere solo ai leader di alto livello e che, in quanto capogruppo e priva di prestigio elevato, non avrei intrapreso quella strada. Ma ho capito che questa mia idea era sbagliata. Senza il giudizio della parola di Dio, non l’avrei mai compreso, e avrei potuto compiere ancora più male, ed essere rifiutata ed eliminata da Dio come i farisei. Ho ringraziato Dio per avermi illuminata e guidata a capirlo, e sapevo che dovevo pentirmi, non perseguire più fama, guadagno e prestigio, e compiere il mio dovere secondo i requisiti di Dio.

In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Ciò che Dio richiede alle persone non è la capacità di portare a termine un certo numero di compiti o di realizzare grandi imprese, e nemmeno ha bisogno che avviino grandi imprese. Ciò che Dio vuole è che le persone sappiano fare tutto ciò che possono in maniera realistica e vivano secondo le Sue parole. A Dio non serve che tu sia grande od onorevole, né che tu compia miracoli, e nemmeno vuole vedere in te piacevoli sorprese. Non Gli serve nulla di tutto questo. Dio ha solamente bisogno che tu pratichi seriamente secondo le Sue parole. Quando ascolti le parole di Dio, fa’ ciò che hai capito, esegui ciò che hai compreso, ricorda ciò che hai visto e poi, al momento giusto, metti in pratica ciò che Dio dice, in modo che le parole di Dio possano diventare ciò che tu vivi, la tua vita. In tal modo Dio sarà soddisfatto. Tu cerchi sempre la grandezza, la nobiltà e la dignità; cerchi sempre l’esaltazione. Che cosa pensa Dio quando vede queste cose? Le aborrisce e non vuole nemmeno guardarle. Più tu persegui cose come la grandezza, la nobiltà e il fatto di essere superiore agli altri, di distinguerti, di essere eminente e degno di nota, più Dio ti trova disgustoso. Se non rifletti su te stesso e non ti penti, allora Dio ti disprezzerà e ti abbandonerà. Assicurati di non essere qualcuno che Dio trova disgustoso; sii una persona che Dio ama. Quindi, come si può ottenere l’amore di Dio? Accogliendo la verità con concretezza, rimanendo nella posizione di un essere creato, affidandosi fermamente alla parola di Dio per essere una persona onesta e compiere i propri doveri, e vivendo una vera sembianza umana. È sufficiente questo. Assicurati di non avere ambizioni e di non nutrire sogni inutili, di non cercare fama, guadagni e prestigio e di non distinguerti dalla massa. Inoltre, non tentare di essere una grande persona o un superuomo, qualcuno che sia superiore agli altri e si faccia adorare da loro. Questo è il desiderio dell’umanità corrotta, ed è il cammino di Satana; Dio non salva simili creature. Se alcune persone perseguono ancora la fama, i guadagni e il prestigio e rifiutano di pentirsi, allora non c’è cura per loro, e avranno un unico esito: essere eliminate. Oggi, se invertite rapidamente rotta e praticate il pentimento, avete ancora tempo; ma quando verrà il giorno e l’opera di Dio finirà, e si abbatteranno i disastri, coloro che perseguono la fama, il guadagno e il prestigio e si rifiutano di pentirsi saranno tutti eliminati. Voi tutti dovreste avere chiaro quale tipo di persone l’opera di Dio salva, e qual è il significato della Sua salvezza dell’uomo; è che l’uomo si presenti al cospetto di Dio per ascoltare le Sue parole e si comporti e viva in linea con quanto Dio dice e ordina, non secondo le proprie intenzioni o la logica di Satana. Se non accetti le parole di Dio, se continui a vivere secondo le filosofie e l’indole di Satana e ti rifiuti di pentirti, allora non sei il tipo di persona che Dio salva. Quando segui Dio, ovviamente sei stato a tua volta scelto da Dio: quindi qual è il significato del fatto che Dio ti abbia scelto? È di trasformarti in qualcuno che ha fiducia in Dio, che segue veramente Dio, che sa rinunciare a tutto per Dio, e che è capace di seguire la via di Dio; qualcuno che ha messo da parte la logica di Satana, che si è liberato della sua indole satanica e non vive schiavo di un’indole corrotta. Se segui Dio e svolgi un dovere nella casa di Dio, ma nonostante ciò ti opponi a Dio in tutto e per tutto, e sotto ogni aspetto non agisci né vivi in linea con le Sue parole, potresti mai essere approvato da Dio? Assolutamente no. Cosa intendo dire con questo? Svolgere un dovere non è in realtà difficile, né è arduo farlo con devozione e a un livello accettabile. Non devi sacrificare la vita né fare alcunché di problematico, devi soltanto seguire in maniera sincera e risoluta le parole e le istruzioni di Dio, senza aggiungervi tue idee e senza gestire le cose per conto tuo, ma percorrendo la retta via. Se si riesce a farlo, sostanzialmente si possiedono sembianze umane. Quando si manifesterà vera obbedienza a Dio e si sarà diventati persone sincere, si possiederanno le sembianze di un essere umano” (“Il corretto adempimento del proprio dovere richiede un’armoniosa cooperazione” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire la Sua volontà. Oggi, Dio ha espresso molte parole per salvare gli uomini, nella speranza che noi le ascoltiamo e le mettiamo in pratica, svolgiamo il nostro ruolo di esseri creati, compiamo i nostri doveri secondo le Sue parole e la Sua volontà, ci liberiamo dalla nostra indole corrotta e veniamo salvati. Dovremmo avere le giuste intenzioni nei nostri doveri e non impegnarci in imprese personali per mantenere la reputazione e il prestigio. Al contrario, dovremmo perseguire diligentemente la verità e adempiere ai nostri doveri di esseri creati. Grazie alla guida della parola di Dio, ho trovato una via di pratica.

Alcuni giorni dopo, una sorella mi ha chiesto aiuto per alcune sue difficoltà. Era un problema un po’ difficile per me. Non sapevo come risolverlo. Ma sapevo di non poter comportarmi come in passato e rifiutare di collaborare con la mia leader per dimostrare la mia capacità, così stavolta ho chiesto aiuto a lei. Le ho detto: “Non riesco a risolvere questo problema. Puoi aiutarmi?” La mia leader mi ha inviato dei brani pertinenti della parola di Dio e insieme abbiamo risolto il problema di quella sorella. Da allora, ogni volta che ho avuto dei problemi, mi sono rivolta alla mia leader e ho collaborato con lei, e ho smesso di gestire le cose da sola come un tempo. Sento che il mio atteggiamento nell’aiutare i miei fratelli e sorelle è diverso da prima. In passato, lo facevo per proteggere la mia immagine e la mia reputazione, e non chiedevo mai alla mia leader. Temevo che lei avrebbe risolto il problema e nessuno mi avrebbe ammirata. Ora, non considero più se verrò ammirata o no. Penso invece a come risolvere al meglio i problemi dei miei fratelli e sorelle e collaboro attivamente con la mia leader. Praticare in questo modo mi fa sentire davvero tranquilla.

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