Riflessioni in tempi di malattia

11 Aprile 2022

di Shiji, Stati Uniti

Sono debole e incline a sviluppare malattie, fin da quando ero piccola. Mia madre ha detto che sono nata prematura ed ero cagionevole già da quando sono uscita dal suo grembo. Poi, una volta diventata cristiana, la mia salute è pian piano migliorata. Per sette anni, non sono dovuta andare all’ospedale e non ho nemmeno preso alcun farmaco. Ero talmente grata a Dio. E poi, nel 2001, ho accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Ero davvero entusiasta di accogliere il Signore e mi sentivo così benedetta. Ho lasciato la mia attività e ho iniziato a condividere il Vangelo e a svolgere il mio dovere. Avevo così tanta energia, viaggiavo molto per il mio dovere, ci mettevo tutta me stessa. Più volte sono sfuggita per un pelo all’arresto, ma mi sono affidata a Dio e non mi sono mai arresa. Ho anche messo a repentaglio la mia incolumità per andare a offrire sostegno ai fratelli e alle sorelle, a volte perfino in montagna, a piedi, per cinque o sei ore alla volta. In alcuni posti, non riuscivo nemmeno a trovare un sorso di acqua potabile, ma non mi pesava. Sentivo che, spendendomi in quel modo, avrei sicuramente ottenuto l’approvazione e le benedizioni di Dio.

È stato nel 2015, non molto tempo dopo essermi trasferita all’estero. Ho iniziato a sentirmi sempre peggio, e a volte, di notte, sudavo come una fontana. Andavo nel panico e avevo difficoltà a concentrarmi. Mi sono rivolta alla medicina cinese e ho provato l’agopuntura, senza nessuna efficacia. All’inizio non ci pensavo molto, convinta che la mia salute fosse nelle mani di Dio, quindi, finché avessi continuato a fare bene il mio dovere, Egli avrebbe vegliato su di me e mi avrebbe protetta. Ma, con mia grande sorpresa, la mia salute ha continuato a peggiorare. Poi, nel luglio del 2016, ho iniziato ad avvertire un dolore su un lato del collo che, circa un mese dopo, improvvisamente è peggiorato così tanto, durante una riunione serale, che non riuscivo nemmeno a parlare. Mi sentivo esausta e ho avuto un brivido in tutto il corpo. Ho misurato la temperatura: avevo più di 39. Ho preso alcuni farmaci antipiretici e antinfiammatori, ma non mi hanno fatto nulla. Da allora, ho iniziato ad avere la febbre ogni sera e nel bel mezzo della notte ero madida di sudore. Stavo così male che non riuscivo a chiudere occhio nemmeno per un istante. Una sorella mi ha detto che dovevo farmi fare un controllo e ho detto che l’avrei fatto, ma pensavo che sarei stata bene. Avevo lavorato così tanto e fatto il mio dovere per tutti quegli anni, perciò ero sicura che Dio avrebbe vegliato su di me e mi avrebbe protetta; se anche avevo qualcosa, non poteva essere grave. Tuttavia, dopo un paio di settimane di febbre ininterrotta, avevo perso più di 4 chili, e il collo era visibilmente gonfio. Ero stordita e sentivo una debolezza generale, ogni giorno, col cuore in subbuglio, che batteva assai velocemente, e le mani tremolanti. A un certo punto, non ce l’ho fatta più e una sorella mi ha portata al pronto soccorso nel cuore della notte. Quando ero lì, diversi medici si sono riuniti intorno al mio letto, avevano il volto serio e mi sono chiesta se le mie condizioni fossero davvero così gravi. La loro diagnosi preliminare era una tiroidite acuta e una tireotossicosi, e dovevo essere ricoverata subito. Inoltre, nel collo era presente un nodulo e non era da escludere la possibilità che fosse un tumore. Volevano aspettare che mi scendesse la febbre, così avrebbero potuto prelevare un po’ di tessuto per fare altri esami. In quel momento, presentavo anche i sintomi di una crisi tiroidea, che poteva rivelarsi fatale. Il medico mi ha detto molto lucidamente: “Se continua a rimandare il trattamento, sa quanto potrebbero essere gravi le conseguenze?” Aveva un’espressione così seria sul viso. A quel punto, mi sono ammutolita e ho pensato: “Ho rinunciato a tutto per lavorare per Dio e fare il mio dovere in tutti questi anni. Ho sofferto molto per questo. Lui dovrebbe proteggermi e prendersi cura di me. Come è possibile che io abbia un tumore?” In quel periodo pregavo e cercavo, e sapevo in linea di principio che dovevo sottomettermi al governo e alle disposizioni di Dio, ma nel mio cuore speravo ancora nella Sua protezione, e in una guarigione veloce.

E invece la malattia continuava a tornare e avevo continuamente la febbre, a volte anche fino a 40. Perdevo ogni senso dell’orientamento. Iniziavo a sudare di notte, inzuppando le coperte e i piumoni. Per prima cosa, ogni mattina, facevo la doccia e asciugavo le lenzuola. Le mani mi tremavano così tanto che non riuscivo a tenere ferme le bacchette. Dovevo andare in ospedale ogni settimana perché avevo ancora così tanta febbre e, più avanti, un medico mi ha detto, rassegnato: “Non ho mai visto un caso come il suo”. L’unica cosa che poteva fare era aumentare il dosaggio degli ormoni che mi stava somministrando. Nient’altro. Ma prendere quegli ormoni mi ha lasciato alcuni effetti collaterali davvero evidenti, come il gonfiore sul viso e sul corpo e il dolore alle gambe. Attraversare tutto questo è stato davvero straziante. All’epoca, non avevo davvero più fede, e mi chiedevo se stavo veramente per morire. Dopo un po’, un capo ha visto che stavo malissimo e mi ha fatto smettere temporaneamente di svolgere il mio dovere di irrigazione per concentrarmi sulla salute. Sapevo che i fratelli e le sorelle pensavano al mio benessere, ma era davvero difficile per me. Mi chiedevo se sarei stata eliminata, dal momento che non potevo nemmeno compiere un dovere.

Quella stessa notte ho avuto un’altra volta la febbre e mi sono seduta a guardare la stanza vuota: non c’era nessuno, a parte me. All’improvviso, mi sono sentita incredibilmente sola e priva di speranza. Ho pensato: “Sto davvero per morire qui?” Ho pensato a mio figlio, e a mia madre a casa. Non sapevo se avrei mai rivisto i loro volti prima di morire. Era una morte viva. Non potevo tornare a casa, avevo perso il mio dovere e sentivo che Dio non mi voleva più. Avevo fatto tante rinunce e sofferto così immensamente nel corso degli anni: possibile fosse quella l’unica cosa che avevo ottenuto in cambio? Più la vedevo in questo modo, più mi sentivo infelice, e cominciavo a piangere senza sosta. Pensavo che avrei potuto anche morire e farla finita. Poi, dal nulla, una parola mi è balenata improvvisamente in testa: resistenza! Questa parola mi ronzava in testa, senza sosta, e poi ho pensato a qualcosa che Dio ha detto: “Se una persona ha un atteggiamento negativo verso il destino, dimostra di resistere a tutto ciò che Dio ha predisposto per lei, che non è incline alla sottomissione” (“Dio Stesso, l’Unico III” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio hanno dato una scossa al mio cuore, che era così intorpidito in quel momento. Pensavo a tutte le richieste che avevo fatto a Dio da quando era sopraggiunta la malattia. Ero convinta che Lui dovesse proteggermi perché avevo lasciato casa e lavoro per fare il mio dovere. Quando ho scoperto quanto fosse grave la mia condizione e che rischiavo di morire, mi sono sentita come se non avessi più un futuro e una destinazione. Rimpiangevo tutti gli anni di grande lavoro e volevo persino morire e porre fine a tutto ciò. Ma questo non era forse resistere a Dio dall’inizio alla fine? Dov’era la mia obbedienza nei Suoi confronti? Questa presa di coscienza è stata come un improvviso risveglio per me, e alla fine mi sono inginocchiata davanti a Dio e ho pregato, in lacrime. Ho detto: “Dio, ho sbagliato! Non dovrei fraintenderTi o lamentarmi, e non dovrei resisterTi. Ma ora sto soffrendo immensamente e sono così debole. Non so come superare questa situazione. Ti prego, guidami”. Dopo la preghiera, era come se avessi recuperato una certa forza, così mi sono rialzata con un po’ di sforzo e ho aperto il libro delle parole di Dio. Questo è il passo che ho visto: “Se sei sempre stato molto leale e amorevole nei Miei confronti, eppure patisci il tormento della malattia, la povertà e l’abbandono dei tuoi amici e parenti, o se subisci altre disgrazie nella vita, la tua lealtà e il tuo amore per Me persisteranno? Se nulla di ciò che hai immaginato col cuore corrisponde a ciò che ho fatto, come percorrerai il tuo cammino futuro? Se non ricevi nulla di ciò che speravi di ricevere, continuerai a essere un Mio seguace?” (“Un problema gravissimo: il tradimento (2)” in “La Parola appare nella carne”). Leggere il passo con queste parole di Dio è stato doloroso nel mio cuore. Ho pensato a tutte le volte che le avevo lette prima di allora, e avevo giurato solennemente a Dio che Lo avrei seguito salda fino alla fine e che non Lo avrei mai tradito, qualunque cosa fosse successa. Ma, posta di fronte alla malattia, il tipo di fede che avevo avuto per tutto quel tempo si è rivelato ciò che era e mi sono resa conto che, in tutti gli anni di fede, non ero mai stata sincera con Dio né avevo mai avuto amore per Lui. Quando il mio desiderio di ottenere incolumità in cambio della mia fede non è stato soddisfatto, quando le mie speranze di ricevere benedizioni venivano distrutte, ho cominciato a fraintendere e a biasimare Dio, e ho persino voluto combattere contro di Lui, ricorrendo alla morte. Ho compreso che tutti i sacrifici fatti erano solo per me stessa, esclusivamente per essere benedetta. Stavo barattando con Dio. Ero così ribelle! Come essere creato, ogni mio respiro mi è donato da Dio, quindi dovrei sottomettermi al Suo governo e alle Sue disposizioni. Come potevo avere il diritto di pretendere qualcosa da Dio, di fare accordi con Lui? Ero piena di rammarico mentre pensavo a questo e odiavo davvero la mia irragionevolezza, la mia mancanza di coscienza.

Mi sono ricordata di un inno che cantavamo spesso: “Ora non presto alcuna attenzione alle prospettive del futuro e non giaccio neppure sotto il giogo della morte. Con un cuore che Ti ama, desidero cercare la via della vita. Ogni questione, ogni cosa: tutto è nelle Tue mani. Il mio destino è nelle Tue mani, e hai in mano la mia stessa vita. Ora cerco di amarTi, e che Tu mi permetta o meno di amarTi, che Satana interferisca o meno, sono deciso ad amarTi. Io, personalmente, sono disposto a cercare Dio e a seguirLo. Ora, anche se Dio vuole abbandonarmi, io Lo seguirò comunque. Che Egli mi voglia o meno, Lo amerò comunque e, alla fine, devo guadagnarLo. […]” (“Sono determinato ad amare Dio” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). Con queste parole che mi risuonavano in testa, nel silenzio del mio cuore, ho deciso che non importava quale fosse il mio futuro e la mia destinazione, se fossi stata benedetta o meno, avrei fatto il mio dovere e avrei testimoniato per Dio. Ho pensato che, pur non essendo in buona salute e non riuscendo nemmeno a uscire di casa, potevo comunque svolgere il mio dovere in rete. Così, a partire da allora, mi sono buttata nella condivisione del Vangelo online; una volta che ho smesso di pensare al mio futuro e alla mia destinazione, e ho investito tutti i miei sforzi nel fare il mio dovere, mi sono sentita totalmente in pace e ho riscontrato un certo successo nel predicare il Vangelo. Dopo un po’ di tempo, ho visto che la febbre non era più così forte come prima e che non dovevo andare all’ospedale tanto spesso. Il medico ha, poi, confermato che avevo un nodulo tiroideo, non un tumore maligno. Dovevo continuare a prendere le medicine e sottopormi ai controlli, ma ero davvero grata a Dio.

Infatti, poi, riuscivo a comprendere meglio me stessa, ma la corruzione e la contaminazione sono davvero ben radicate, quindi, per ottenere un cambiamento non basta avere una certa comprensione. In seguito, però, è accaduto altro…

Due o tre mesi dopo, un messaggio da casa diceva che mia madre aveva avuto un ictus all’improvviso ed era costretta a letto. Mio figlio stava bussando a tutte le porte in cerca di un prestito per pagare le cure. Sono rimasta scioccata quando ho ricevuto la notizia. Era così sconvolgente. Per tutta la vita, mia madre si era sempre presa cura di me a causa della mia salute fragile, più che di mio fratello e mia sorella. Ora che era malata e in ospedale, però, non potevo stare al suo fianco e occuparmi di lei. Sapevo che sua la guarigione era interamente nelle mani di Dio ed ero pronta a sottomettermi, ma mi aggrappavo ancora a questa speranza che Dio si sarebbe preso cura di lei e l’avrebbe protetta fintanto che avessi svolto bene il mio dovere. Speravo davvero che sarebbe migliorata e che le cose a casa sarebbero andate bene. Eppure, passati alcuni mesi, non solo le sue condizioni non erano migliorate, ma era completamente paralizzata sul lato sinistro ed era poco lucida. Sembrava che non ci fosse molta speranza di guarigione. Era molto doloroso per me. Anch’io soffrivo ancora per i miei problemi di salute. Avevo costantemente brividi di freddo in tutto il corpo e non sopportavo alcun tipo di corrente d’aria. Gli altri dormivano sulle stuoie di bambù per stare al fresco, e accendevano l’aria condizionata, mentre io avevo bisogno di un piumone, e avevo la pressione sanguigna tra i 45 e gli 80 mmHg. Ero anemica, ipoglicemica e mi facevano male le gambe. Anche la vista era molto peggiorata. Una sera, mi è tornata la febbre. Ho pensato che non ero migliorata, che dovevo continuare a prendere le medicine e andare a fare i controlli; inoltre, le condizioni di mia madre erano davvero gravi e non si sapeva per quanto tempo avrebbe resistito. Ero molto depressa e non avevo nessuna motivazione nel mio dovere. Infelice, ho pregato Dio, dicendo: “Dio, non ho forze in questo momento e non riesco a sottomettermi alla situazione che Tu hai predisposto. Ti prego, guidami in modo che io possa vedere le cose in accordo con le Tue parole, così che io smetta di incolparTi o fraintenderTi, e possa avere una certa comprensione del mio stato”.

Dopo, ho letto questo nelle parole di Dio: “In così tanti credono in Me solo perché li guarisca. In così tanti credono in Me solo perché usi i Miei poteri per scacciare gli spiriti impuri dai loro corpi, e in così tanti credono in Me semplicemente per ricevere da Me pace e gioia. In così tanti credono in Me soltanto per chiederMi più ricchezze materiali. In così tanti credono in Me soltanto per trascorrere questa vita in pace e per essere sani e salvi nel mondo che verrà. In così tanti credono in Me per evitare le sofferenze dell’inferno e per ricevere le benedizioni del cielo. In così tanti credono in Me solamente per un conforto temporaneo e non cercano di guadagnare alcunché nel mondo che verrà. Quando riversai la Mia furia sull’uomo e gli sottrassi tutta la gioia e la pace che un tempo egli possedeva, l’uomo divenne dubbioso. Quando diedi all’uomo la sofferenza dell’inferno e rivendicai le benedizioni del cielo, la vergogna dell’uomo si mutò in rabbia. Quando l’uomo Mi chiese di guarirlo, Io non gli diedi retta e provai avversione nei suoi confronti; l’uomo si allontanò da Me per cercare invece la via della cattiva medicina e della stregoneria. Quando portai via tutto quello che l’uomo Mi aveva richiesto, tutti sparirono senza lasciare traccia. Di conseguenza, dico che l’uomo ha fede in Me perché Io dono troppa grazia e c’è fin troppo da guadagnare” (“Che cosa sai della fede?” in “La Parola appare nella carne”). “Coloro che sono privi di umanità sono incapaci di amare davvero Dio. Quando l’ambiente è protetto e sicuro, o quando possono trarre un qualche profitto, obbediscono a Dio in tutto e per tutto, ma non appena ciò che desiderano viene distrutto o alla fine va in frantumi, si ribellano immediatamente. Persino nell’arco di una sola notte, sono capaci di trasformarsi da persone sorridenti e ‘di animo gentile’ in spaventosi e feroci assassini, […]” (“L’opera di Dio e la pratica dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Ho provato molta vergogna quando ho letto queste parole di Dio. Questo Suo giudizio ha messo completamente a nudo la mia spregevole motivazione per perseguire le benedizioni nella mia fede. Fin dall’inizio, desideravo una buona salute e una famiglia serena e felice in cambio della mia fede. Il momento in cui ho avuto questa grazia e benedizione da Dio, in cui mi sono sentita bene è stato quando ho rinunciato a tutto per lavorare per Dio. Però, appena mi sono ammalata di nuovo e quando anche mia madre aveva problemi di salute, mi sono lamentata con Dio e sono diventata negativa e mi sono tirata indietro. Non mi importava nemmeno di fare bene il mio dovere. Che tipo di credente ero? Non stavo forse usando Dio per soddisfare il mio desiderio di benedizioni? Non Lo stavo forse imbrogliando? Egli mi aveva già dato molto, e se non fosse stato per la Sua salvezza, non sarei nemmeno arrivata a quel punto. Anche se non si è credenti, chiunque abbia una coscienza sa di dover essere grato per un favore ricevuto, mentre io ho goduto dell’irrigazione e del sostentamento di Dio per tutti quegli anni senza dare nulla in cambio, beneficiando così tanto della Sua grazia, senza mostrare la minima gratitudine verso di Lui. Non mi accingevo al mio dovere con sincerità, ma trattavo Dio come una cornucopia di tesori, non desiderando altro che grazia e benedizioni da Lui. Mi sono resa conto che non avevo la coscienza e la ragionevolezza che ognuno di base dovrebbe avere. Ero egoista, spregevole, avida e meschina! Capire questo mi ha colmata di grande disgusto verso me stessa. Mi sentivo colpevole e in debito, e in lacrime mi sono presentata davanti a Dio per pregare. Ho detto: “Dio, ora ho capito: tutto quello che ho dato in questi anni è stato solo per avere in cambio le benedizioni. Ti ho imbrogliato, ho mercanteggiato con Te. Questo Ti disgusta molto. Guidami a comprendere da dove derivi il mio impulso a perseguire le benedizioni in modo che io possa veramente pentirmi e cambiare”.

Nella mia ricerca, ho letto questo passo tratto dalle parole di Dio: “Tutti gli esseri umani corrotti vivono per sé stessi. Ognuno per sé e che gli altri si arrangino: questo è il riassunto della natura umana. Le persone credono in Dio per il proprio interesse; abbandonano le cose, si spendono per Lui e sono fedeli a Lui, ma fanno comunque tutto questo nel loro interesse. In sintesi, tutto viene fatto allo scopo di ottenere benedizioni per sé stesse. Nella società, tutto viene fatto per beneficio personale; credere in Dio è qualcosa che si fa solo per ottenere benedizioni. È al fine di ottenere benedizioni che le persone rinunciano a tutto e riescono a sopportare grandi sofferenze: queste sono tutte prove empiriche della natura corrotta dell’uomo” (“La differenza tra cambiamenti esteriori e cambiamenti di indole” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’ – questa è la vita e la filosofia dell’uomo, e rappresenta anche la natura umana. Queste parole sono già diventate la natura dell’umanità corrotta, il vero ritratto della natura satanica dell’umanità corrotta, e questa natura satanica è già diventata la base dell’esistenza dell’umanità corrotta; per diverse migliaia di anni, l’umanità corrotta ha vissuto di questo veleno di Satana, fino ai giorni nostri” (“Come percorrere il cammino di Pietro” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo averlo letto, ho acquisito una certa comprensione nel mio cuore: perseguivo benedizioni nella fede perché ero profondamente corrotta da Satana. Vivevo secondo la logica satanica per cui “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, quindi ogni mia azione era compiuta per me stessa. Avevo fede per ottenere in cambio una buona salute fisica e il benessere della mia famiglia, e tutti i sacrifici e le fatiche nel mio dovere erano mirati ad avere una buona destinazione. Nel momento in cui non traevo benefici dalla mia fede, quando le mie speranze sono state deluse, ho perso ogni slancio nel mio dovere. Infatti, è perfettamente normale avere problemi di salute nel corso della vita regolare. È una legge di natura. Ma io ho dato la colpa a Dio quando mi sono ammalata, e mi sono persino lamentata con Lui quando mia madre stava male. Ero così irragionevole! Mi sono ricordata di Giobbe. Era retto e gentile e non pretendeva mai nulla da Dio. Credeva che tutto venisse da Dio, e non importa se siamo benedetti o subiamo un disastro, dovremmo comunque lodarLo e adorarLo. Ecco perché, quando Giobbe venne tentato da Satana e da un giorno all’altro perse i suoi figli e gli furono rubati tutti i suoi averi, e poi si ritrovò il corpo interamente coperto di pustole, non fece una sola lamentela, ma addirittura lodò il nome di Dio, dicendo: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè” (Giobbe 1:21). Alla fine dei giochi, egli ha portato testimonianza e ha umiliato Satana. Io, al contrario, pur avendo letto tante parole di Dio, non avevo ancora un posto per Lui nel mio cuore. La mia fede era solo mirata a ottenere benedizioni, a mio beneficio. Avevo un’umanità così infima!

In seguito, mentre leggevo le parole di Dio, ho iniziato a pormi alcune domande. Qual era la volontà di Dio in questi problemi di salute? Ho letto alcuni passi delle parole di Dio che mi hanno aiutata. “L’affinamento è il mezzo migliore tramite il quale Dio rende le persone perfette. Solo l’affinamento e le dure prove possono far sbocciare il vero amore verso Dio nel cuore dell’uomo. Senza avversità gli uomini sono privi del vero amore per Dio; se non vengono messi alla prova interiormente e non sono concretamente sottoposti all’affinamento, e allora il loro cuore continuerà sempre a galleggiare nel mondo esterno. Dopo essere stato affinato fino a un certo punto, riuscirai a vedere le tue debolezze e difficoltà, vedrai quanto sei carente e capirai che sei incapace di superare i molti problemi che incontri, e inoltre vedrai quanto grande sia la tua disobbedienza. Solo durante le prove gli uomini possono veramente conoscere il loro stato effettivo, e le prove li predispongono maggiormente a essere perfezionati” (“Solo tramite l’esperienza dell’affinamento l’uomo può possedere il vero amore” in “La Parola appare nella carne”). “Se non cerchi altro che essere perfezionato da Dio ed essere benedetto in ultimo, la prospettiva della tua fede non è pura. Dovresti cercare il modo per vedere gli atti di Dio nella vita reale, il modo per soddisfarLo quando ti rivela la Sua volontà, dovresti essere in cerca del modo per rendere testimonianza della Sua prodigiosità e saggezza, e per testimoniare come Egli ti disciplina e ti tratta. Sono tutte cose su cui ora dovresti riflettere. Se il tuo amore per Dio è finalizzato solo a metterti in condizione di condividere la Sua gloria dopo che Egli ti avrà perfezionato, significa che è ancora inadeguato e non è in grado di soddisfare i Suoi requisiti. Devi essere capace di rendere testimonianza dell’opera di Dio, di soddisfare le Sue richieste e di sperimentare l’opera che Egli ha compiuto sugli uomini dal punto di vista pratico. Che sia dolore, lacrime o tristezza, devi sperimentare tutte queste cose nella pratica. Sono finalizzate a perfezionarti nel tuo ruolo di testimone di Dio. Che cosa di preciso ti spinge imperiosamente a soffrire e cercare la perfezione? La tua attuale sofferenza è davvero volta ad amare Dio e rendere la Sua testimonianza? O è finalizzata alle benedizioni della carne, alle tue prospettive future e al tuo destino? Tutte le tue intenzioni, le motivazioni e gli obiettivi che persegui devono essere rettificati e non possono essere guidati dalla tua volontà” (“Coloro che devono essere resi perfetti devono essere sottoposti a raffinamento” in “La Parola appare nella carne”). Una volta letti questi due passi delle parole di Dio, mi sono sentita come se avessi davvero guadagnato un po’ di comprensione. Ho capito che la volontà di Dio dietro la mia malattia era di rivelare la corruzione e la contaminazione nella mia fede, per purificarmi. Se ciò non fosse accaduto, non mi sarei mai accorta del mio disgustoso impulso di andare dietro alle benedizioni, e non avrei affatto compreso che le mie fatiche erano palesemente mirate a condurre una transazione con Dio. Avere fede e fare il mio dovere in quel modo era imbrogliare Dio e resisterGli. Sapevo che, se non mi fossi pentita e non fossi cambiata, alla fine sarei stata eliminata da Dio. Poi ho capito che la mia malattia era in realtà segno dell’amore e della salvezza di Dio per me, e che avrei dovuto usare quella situazione per riflettere su me stessa e conoscermi, cercare la verità per eliminare la mia indole corrotta. Una volta compresa la volontà di Dio, Gli ho giurato che non importava se io e mia madre stessimo meglio o meno, ero pronta a sottomettermi, a mettere da parte le mie richieste e i miei desideri e a smettere di perseguire le benedizioni. Dopo di che, ho iniziato a buttarmi a capofitto nel dovere di condividere il Vangelo. Quando, qualche mese dopo, sono andata in ospedale per un controllo, il medico ha detto che i miei valori ematici erano tutti nella norma, e l’ecografia mostrava che il nodulo alla tiroide era scomparso. Ha aggiunto che potevo smettere di prendere le medicine. Sapevo che questo era interamente segno della protezione di Dio e Gliene ero molto grata. Volevo solo fare bene il mio dovere per compensare il debito che avevo con Dio.

Sono in ottima salute da più di tre anni, e il mio problema alla tiroide non si è più ripresentato. Ma, nel febbraio di quest’anno, improvvisamente ho sentito un dolore al collo e, quando mi sono guardata allo specchio, ho visto che c’era un gonfiore evidente. Quella sera mi faceva così male che mi giravo e rigiravo nel letto, senza riuscire a dormire, e, quando mi sono alzata e ho bevuto l’acqua la mattina dopo, le mani mi tremavano mentre tenevo il bicchiere. Ero davvero spaventata: erano esattamente gli stessi sintomi di prima. In quel momento non ne ero sicura, così ho riferito i miei sintomi a un esperto in medicina cinese il quale mi ha detto che si trattava di nuovo del problema alla tiroide. Ero molto preoccupata, perché c’erano tante persone online che stavano approfondendo l’opera di Dio Onnipotente, quindi ero assai impegnata a condividere la testimonianza, e a volte avevo più incontri in un giorno. Pensavo che, se avessi continuato a svolgere il mio dovere in quel modo, mi sarei logorata e avrei ricominciato ad avere la febbre, e poi cosa avrei fatto se le mie condizioni fossero peggiorate? E con la situazione del Coronavirus, così grave al momento, se mi avessero dovuta ricoverare, oltre a non sapere se le cure per la tiroide avrebbero funzionato, avrei anche potuto contrarre il Covid. Quel giorno, dopo solo un’ora di condivisione con una sorella, il mio corpo ha ceduto. Mi faceva male il collo e tremavo tutta, in più sentivo come se non ricevessi abbastanza ossigeno e avevo il cervello annebbiato. Mi sono chiesta se fosse il caso di prendermi un paio di giorni di riposo e riprendere il mio dovere appena mi fossi sentita meglio. Ma poi ho pensato a tutti i lavoratori di altre Chiese cristiane con i quali avevo deciso di condividere testimonianza il giorno dopo. Era troppo tardi per trovare qualcun altro con così poco preavviso: se non fossi andata, non avrei ritardato il loro approfondimento sulla vera via? Quella sera, avevo il collo gonfio e dolorante, e non sono riuscita a dormire tutta la notte. Ma pensavo a quanto Dio aveva operato in me, mentre io, quando mi sono sentita male, ho pensato solo a me stessa: era un pensiero tremendo. Mi sono inginocchiata davanti a Dio per pregare: “Dio, dietro al ripresentarsi della mia malattia c’è la Tua buona volontà. Ti prego, illuminami e guidami in modo che io possa capire la Tua volontà. Credo pienamente che la mia vita è nelle Tue mani, e qualunque cosa accada con la mia salute, sono disposta a sottomettermi al Tuo governo e alle Tue disposizioni”. Dopo la preghiera, mi è venuto in mente questo passo delle parole di Dio: “Nella tua fede in Dio e nella tua ricerca della verità, se sei in grado di dire: ‘Qualunque malattia o evento sgradevole Dio permetta che mi colpisca (qualunque cosa Egli faccia), io devo obbedire e rimanere al mio posto di essere creato. Prima di ogni altra cosa devo mettere in pratica questo aspetto della verità (l’obbedienza), attuarlo e vivere la realtà dell’obbedienza a Dio. Inoltre non devo accantonare ciò che Dio mi ha incaricato di fare e il dovere che devo svolgere. Perfino al mio ultimo respiro devo attenermi al mio dovere’. Non significa forse rendere testimonianza? Quando hai questa determinazione e questa condizione, sei ancora in grado di lamentarti di Dio? No” (“Il cammino deriva da una frequente riflessione sulla verità” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Queste parole di Dio mi hanno aiutata a capire che il mio dovere era l’incarico datomi da Dio, era la mia responsabilità ed era giusto e opportuno che lo portassi a termine. Qualunque cosa accadesse, anche se fosse stato il mio ultimo respiro, avrei dovuto attenermi al mio dovere. Così mi sono fatta forza e ho messo tutto in gioco. Anche se le mie condizioni fossero peggiorate dopo aver condiviso la mia testimonianza il giorno dopo, anche se fossi finita in ospedale, avrei compiuto il mio dovere. Una volta che ho iniziato a pensarla in questo modo, ho avvertito un senso di pace. Il giorno successivo, ero pronta davanti al computer molto prima dell’ora concordata. Inaspettatamente, nei vari incontri che ho tenuto quel giorno, ero lucida e più parlavo, più mi sentivo illuminata. Ho conversato tutto il giorno e non ho sentito alcun dolore al collo che, da allora, non è mai stato gonfio o dolorante. Vedendo l’ennesimo segno della protezione di Dio, mi sono sentita così grata verso di Lui, e ho pensato tra me e me che, se il problema si fosse ripresentato o meno, ero pronta a sottomettermi e a superarlo.

Ho veramente percepito l’amore di Dio attraverso quell’esperienza. Anche se ho sofferto durante la malattia, mi ha davvero aperto gli occhi sulla motivazione che mi spingeva a cercare benedizioni, e sulla mia corruzione e contaminazione nella mia fede. Le parole di Dio hanno trasformato la mia prospettiva sbagliata sulla ricerca e mi hanno aiutata a ottenere una certa sottomissione a Lui. Ancora di più, sono giunta a comprendere l’autorità e la protezione di Dio, e ad avere maggiore fede in Lui. Tutto questo è stato segno del vero amore e della salvezza di Dio per me.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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