Il cammino per dare dimostrazione di onestà

12 Febbraio 2022

di Margherita, Corea del Sud

All’inizio del 2021, sono stata eletta capogruppo, con la responsabilità del lavoro d’irrigazione di diversi gruppi. Subito ho pensato che se mi avevano affidato quel ruolo era perché possedevo levatura e capacità, perché in fatto di comprensione della verità e ingresso nella vita ero a uno stadio più avanzato rispetto alla maggior parte dei fratelli e sorelle. Mi sono sentita spronata a dotarmi della verità e a mettercela tutta per svolgere bene il mio dovere così da mostrare a tutti che ne ero capace.

I primi tempi, non avendo dimestichezza con quel lavoro, se mi si presentavano cose che non riuscivo ad afferrare del tutto mi rivolgevo alla leader o ai fratelli e sorelle con cui lavoravo chiedendo loro un consiglio. Mi sembrava logico che tutti loro avrebbero capito che c’erano cose che non potevo sapere, dato che ero nuova in quel lavoro, e che ricercare di più avrebbe contribuito a farmi crescere più velocemente. In quel modo tutti avrebbero avuto una buona impressione e avrebbero pensato che ricercavo la verità con serietà. Tuttavia, anche dopo che era trascorso un po’ di tempo i problemi hanno continuato a presentarsi in gran quantità, e non me la sono sentita di continuare a chiedere. Cosa avrebbero pensato tutti loro di me se avessi fatto in continuazione un sacco di domande anche dopo che svolgevo quel dovere da tempo? Non avrebbero pensato che ero di scarsa levatura, che non ero nemmeno capace di risolvere i problemi semplici, e che non ero all’altezza di lavorare come capogruppo? Così, quando mi imbattevo in altri problemi che non ero in grado di afferrare del tutto, non riuscivo a smettere di domandarmi se valesse la pena di porre quelle domande, se fosse ragionevole. Mi preoccupavo che il mio ragionamento venisse considerato semplicistico. Quando si presentavano problemi che non sembravano complicati cercavo di risolverli da me senza fare domande, col risultato che se ne accumulavano sempre più e molti non venivano risolti in tempo. Questo mi procurava un timore ancora più forte che tutti mi ritenessero inadatta a fare la capogruppo. Durante le riunioni, specialmente in presenza della mia leader, mentre tenevo condivisioni sulle parole di Dio non smettevo di preoccuparmi: “La mia condivisione è concreta? La mia comprensione è pura?” Al termine della condivisione osservavo le reazioni di tutti e se qualcuno formulava una riflessione prendendo spunto da ciò che avevo detto significava che la mia condivisione aveva colpito nel segno, che in essa vi era dell’illuminazione e anche che dimostrava che avevo una pura comprensione delle parole di Dio ed ero capace di gestire il mio lavoro. Se invece nessuno reagiva, ero molto abbattuta. Dopo un po’ di tempo, il mio dovere ha cominciato a esaurirmi. Qualsiasi parola pronunciassi e qualunque opinione esprimessi, ci pensavo sempre troppo e non riuscivo a rilassarmi. Volevo svolgere bene il mio dovere con tutta me stessa, ma dato che ero sempre sulle spine non crescevo e non apprendevo nulla.

Ho pregato e ricercato al cospetto di Dio e ho letto un passo delle Sue parole: “Le persone sono esseri creati. Gli esseri creati possono raggiungere l’onnipotenza? Possono conseguire la perfezione e l’impeccabilità? Possono conseguire la competenza in ogni cosa, arrivare a comprendere, a discernere ogni cosa e ad essere capaci di ogni cosa? No. Negli esseri umani, tuttavia, esistono diversi tipi di indole corrotta e una debolezza fatale: non appena acquisiscono una capacità o imparano una professione, pensano di essere abili, di essere persone di prestigio e valore, di essere professionisti di qualche tipo. Non importa quanto mediocri siano, desiderano tutti spacciarsi per qualcuno di famoso o di eccezionale, di trasformarsi in una qualche celebrità minore, di far sì che la gente li consideri perfetti e impeccabili, senza neppure un difetto; desiderano diventare, agli occhi degli altri, famosi, influenti, o figure importanti, potenti, capaci di fare qualunque cosa, persone cui nulla è impossibile. Ritengono che, se ricercano l’aiuto degli altri, appariranno incapaci, deboli e inferiori, e che gli altri li guarderanno dall’alto in basso. Per questo motivo vogliono sempre mantenere le apparenze. Alcuni, quando viene chiesto loro di fare qualcosa, dicono di saperlo fare, ma in realtà non è così. Poi, in segreto, si informano e cercano di imparare a farlo, ma dopo averlo studiato per giorni ancora non capiscono come si fa. Alla domanda su come se la stiano cavando, rispondono: ‘Manca poco, ci sono quasi!’ Ma nei loro cuori pensano: ‘Non ci sono ancora, non ne ho idea, non so cosa fare. Non devo farmi scoprire, devo continuare a fingere, non posso lasciare che gli altri vedano le mie mancanze e la mia ignoranza, non posso permettere loro di guardarmi dall’alto in basso!’ Che problema è questo? Cercare di salvare la faccia a ogni costo è un inferno in vita. Di che genere di indole si tratta? L’arroganza di simili persone non ha confini, hanno perduto ogni ragionevolezza! Non vogliono essere come tutti gli altri, non vogliono essere persone ordinarie, normali, ma individui sovrumani, eccezionali, fenomenali. È un problema davvero enorme! Per quanto riguarda la debolezza, i difetti, l’ignoranza, la stupidità e la mancanza di comprensione che fanno parte della normale umanità, costoro camufferanno tutto e non lasceranno che gli altri lo vedano, e poi continueranno a fingere. […] Le persone di questo tipo non vivono forse con la testa tra le nuvole? Non stanno sognando? Non sanno chi siano né come vivere un’umanità normale. Non hanno mai agito nemmeno una volta come esseri umani pratici. Se passi le tue giornate con la testa tra le nuvole, cavandotela alla meno peggio, non facendo nulla con i piedi per terra, vivendo sempre di fantasia, allora questo è un problema. Il percorso che scegli nella vita non è corretto(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Le cinque condizioni da soddisfare per intraprendere la retta via della fede in Dio”). Riflettere su questo mi ha fatto capire un po’ in che stato mi trovassi. Mi ero sopravvalutata, pensando che essere eletta a capogruppo significasse che avevo una certa levatura e abilità lavorativa. Avendo questa percezione di me stessa, avevo cominciato a preoccuparmi dell’opinione degli altri, desiderosa di dimostrarmi quanto prima all’altezza del compito. Così, quando ulteriori problemi e difficoltà si erano presentati nello svolgere il mio dovere, non mi ero sentita di portarli alla luce, sempre nel timore che gli altri mi vedessero per ciò che ero davvero e dicessero che mancavo di levatura e non ero all’altezza del lavoro. Avevo indossato una maschera, tacendo quando i problemi si presentavano e gestendo le cose da sola, col risultato che molte questioni non erano state risolte, e questo oltre a rallentare il nostro lavoro aveva influito sul mio stato. Avevo perso la capacità di ragionare lucidamente, e mi confondevano anche cose che prima capivo. Ero addirittura tormentata dal possibile esito delle mie condivisioni durante le riunioni, nel timore che se fosse stato negativo sarei stata giudicata male. Vedevo vincoli dappertutto. Ho capito che era tutta colpa mia. Ero stata così arrogante e irragionevole, e non avevo saputo affrontare le mie carenze in modo adeguato, ricorrendo a una messa in scena per suscitare ammirazione. In realtà, quel dovere era una possibilità che la chiesa mi aveva dato per farmi crescere e non voleva minimamente dire che io conoscessi la verità o sapessi svolgere bene il lavoro. Avevo una minima capacità di comprensione, ma c’erano molte cose che non ero in grado di capire e di cui non avevo alcuna esperienza personale. Non possedevo assolutamente nulla di speciale eppure avevo avuto un’alta opinione di me, mi fingevo elevata, una persona che comprende la verità. Mi ero sopravvalutata troppo! Avrei fatto meglio a tenere i piedi per terra e svolgere il mio dovere, chiedendo spiegazioni agli altri quando non capivo qualcosa: questo era concreto e ragionevole.

Ho letto un passo delle parole di Dio che forniva degli approcci concreti. Dio dice: “Devi cercare la verità per risolvere qualsiasi problema che si presenti, qualunque esso sia, e non camuffarti in nessun modo e non indossare una maschera con gli altri. Le tue mancanze, le tue carenze, i tuoi difetti, la tua indole corrotta: sii completamente aperto su tutto questo e condividilo con gli altri. Non tenertelo dentro. Imparare ad aprirti è il primo passo per avere accesso alla vita, ed è il primo ostacolo, il più difficile da superare. Una volta che l’avrai superato, entrare nella verità sarà facile. Cosa significa compiere questo passo? Significa che stai aprendo il tuo cuore e mostrando tutto ciò che hai, che sia buono o cattivo, positivo o negativo; che ti stai mettendo a nudo per gli altri e perché Dio lo veda; che non stai nascondendo nulla a Dio, che non Gli celi nulla, che non metti su alcuna maschera, senza inganni né trucchi, e sei parimenti aperto e onesto con le altre persone. In questo modo vivi nella luce, e non solo Dio ti esaminerà, ma gli altri potranno vedere che agisci secondo principio e con una certa trasparenza. Non hai bisogno di proteggere con ogni mezzo la tua reputazione, la tua immagine e il tuo prestigio, né hai bisogno di coprire o camuffare i tuoi errori. Non serve che ti impegni in questi sforzi inutili. Se riesci a lasciar andare queste cose, sarai molto rilassato e vivrai senza catene né dolore, interamente nella luce(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Riflettere su questo mi ha aiutata a capire che per essere rilassata e senza ansie nello svolgimento del mio dovere il primo passo era imparare ad aprirmi sulle mie mancanze e smettere di fingere. Dovevo praticare la verità ed essere una persona onesta. Poiché ero solo una persona corrotta che faticava a comprendere la verità, era naturale che ci fossero molte cose che non riuscivo a comprendere appieno. Era perfettamente normale. Non c’era bisogno che recitassi o camuffassi le cose per trasmettere una certa immagine di me. Se in me sorgevano delle domande, dovevo abbandonare l’orgoglio e ricercare apertamente dei consigli, comunicarle; era l’unica condizione che mi avrebbe permesso di rilassarmi mentre svolgevo il mio dovere. Nel momento in cui me ne sono resa conto, il mio cuore si è illuminato e ho iniziato a concentrarmi su come praticare in questo modo. Quando non ero sicura di una cosa, prendevo l’iniziativa e chiedevo delucidazioni, e quando dicevo la mia opinione esprimevo ciò che pensavo davvero e tenevo condivisioni solo su cose che sapevo. Praticando in questo modo ho iniziato gradualmente a capire alcune delle cose che non avevo mai capito prima, e sono riuscita a scoprire e correggere gli errori che commettevo svolgendo il mio dovere. Ho anche acquisito una maggiore conoscenza dei miei difetti, rendendomi infine conto che essere vista per quello che sono è un bene, mi aiuta a capire le verità principi e a scoprire i miei difetti. A quel punto mi sono sentita molto più libera, e dopo sono riuscita a svolgere il mio dovere normalmente.

In breve tempo, i gruppi di cui ero responsabile hanno cominciato a funzionare molto bene nella vita della chiesa, e i fratelli e sorelle venivano a cercarmi per condividere con me i loro problemi. Ma poi, senza rendermene conto, ho ripreso a concentrarmi su ciò che gli altri pensavano di me. Una volta, in una riunione tra collaboratori, la mia leader ha sollevato alcuni problemi che erano sorti nella nostra chiesa chiedendoci il nostro parere. Mi sono detta: “Sono presenti così tanti fratelli e sorelle: se riuscissi a tirare fuori qualcosa di profondo darei una dimostrazione delle mie capacità”. Ma per quanto mi sforzassi non mi veniva in mente nulla. Proprio in quel momento la leader mi ha chiesto cosa ne pensassi. Tra un balbettio e l’altro sono riuscita a dare solo un vago suggerimento. Subito dopo si sono espresse altre due sorelle che hanno suggerito il contrario di quello che avevo proposto io, facendo un ragionamento molto valido; la leader ha accolto la loro proposta. Ci sono rimasta male, pensando che non solo non ero riuscita a mettermi in buona luce, ma avevo anche fatto una figuraccia. Cosa avrebbe pensato la mia leader di me? Che non avevo capacità di comprensione su una cosa così semplice, che non ero cresciuta affatto? Nei giorni successivi sono emersi alcuni problemi in ognuno dei gruppi di cui ero responsabile. Visto che erano problemi a me non chiari, avrei subito dovuto cercare aiuto, ma mi è venuto il dubbio che facendo tutte quelle domande rischiavo di sembrare incapace di svolgere il mio lavoro. Non avrei rovinato la buona immagine di me che avevo costruito? D’altro canto sapevo che lasciare irrisolti dei problemi avrebbe ostacolato il nostro lavoro, così ho escogitato lì per lì una strategia: esporre a ognuno un dubbio diverso, risolvendo così i problemi senza dare l’impressione di fare troppe domande e di non sapere nulla. Più andavo avanti a fingere in questo modo, più il mio stato si deteriorava. Ero sempre meno lucida e le difficoltà si sono moltiplicate. Poi, riflettendo, mi sono resa conto che, dal momento che avevo perso la capacità di comprendere cose che in precedenza capivo, probabilmente la causa era un problema concernente il mio stato. Così ho pregato dinanzi a Dio: “Dio, è chiaro che ho dei problemi ma non ho il coraggio di essere onesta e aprirmi sulle mie mancanze. Voglio sempre fare le cose in grande. Perché mi è così difficile chiedere quando non capisco qualcosa? È come se avessi le labbra sigillate. Svolgere il mio dovere in questo modo è estenuante. Ti prego, guidami affinché possa conoscere la mia corruzione e cambiare”.

Dopodiché ho letto alcuni passi delle parole di Dio che hanno rivelato con esattezza il mio stato. Dio Onnipotente dice: “Gli esseri umani corrotti sono bravi a fingere. Non importa cosa facciano o quale corruzione mettano in mostra, devono sempre fingere. Se qualcosa va male o se fanno qualcosa di sbagliato, vogliono attribuire la colpa agli altri. Desiderano avere per sé il merito delle cose positive e che la colpa di quelle negative ricada sugli altri. Non c’è molta finzione di questo tipo nella vita reale? Se ne trova fin troppa. Commettere un errore o fingere: quale delle due ha a che fare con l’indole? Fingere è una questione di indole, implica un’indole arrogante, implica il male e la falsità; è estremamente disdegnato da Dio. […] Se non cerchi di simulare o di giustificarti, se sei in grado di ammettere i tuoi errori, tutti diranno che sei onesto e saggio. E cosa ti rende saggio? Tutti commettono errori. Tutti hanno colpe e difetti. E, in realtà, tutti posseggono la medesima indole corrotta. Non pensare di essere più nobile, perfetto e gentile degli altri; questo è assolutamente irragionevole. Una volta che l’indole corrotta delle persone e l’essenza e il vero volto della loro corruzione ti saranno chiari, non tenterai di coprire i tuoi errori, né userai gli errori degli altri contro di loro, bensì sarai capace di affrontare correttamente entrambe le situazioni. Solo allora diventerai perspicace e non farai cose insensate, il che ti renderà saggio. Coloro che non sono saggi sono degli sciocchi, e si soffermano sempre sui loro piccoli errori mentre si aggirano furtivamente dietro le quinte. È disgustoso assistere a questo. Infatti, quello che stai facendo appare immediatamente ovvio agli altri, eppure tu stai ancora platealmente fingendo. Per gli altri sembra l’esibizione di un clown. Non è insensato? Lo è davvero. Le persone insensate non posseggono la minima saggezza. Per quanti sermoni ascoltino, non capiscono comunque la verità e non vedono nulla per ciò che è veramente. Non scendono mai dal loro piedistallo, pensando di essere diverse da tutti gli altri e più rispettabili di loro; questa è arroganza e presunzione, questa è stupidità. Gli stupidi mancano di comprensione spirituale, non è così? Le questioni in cui sei insensato e imprudente sono quelle in cui manchi di comprensione spirituale e non riesci a comprendere facilmente la verità. Questa è la realtà della questione(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “I principi che devono guidare il proprio comportamento”). “Che tipo di indole è quando si cerca sempre di apparire diversi, si dissimula, ci si dà sempre delle arie in modo da farsi stimare dagli altri e non far vedere loro i propri difetti e manchevolezze, quando si cerca sempre di presentare agli altri il proprio lato migliore? Si tratta di arroganza, falsità, ipocrisia, è l’indole di Satana, qualcosa di malvagio. Prendete i membri del regime satanico: a prescindere da quanto combattano, contendano o uccidano nell’oscurità, a nessuno è permesso di segnalarli o denunciarli. Temono che gli altri vedano il loro volto demoniaco, e fanno di tutto per coprire la cosa. In pubblico si fanno belli in ogni modo, dicendo quanto amino la gente, quanto siano grandi, gloriosi e infallibili. Questa è la natura di Satana. Le caratteristiche preminenti della natura di Satana sono l’inganno e la falsità. E qual è lo scopo dell’inganno e della falsità di Satana? Raggirare le persone, impedire loro di vedere la sua essenza e ciò che è veramente, e così raggiungere lo scopo di prolungare il suo dominio. Le persone comuni possono non avere un tale potere e prestigio, ma anche loro desiderano che gli altri abbiano un parere positivo su di loro, e che la gente abbia un’alta stima di loro e li elevi a una posizione di rilievo nel proprio cuore. Questa è un’indole corrotta e, se le persone non comprendono la verità, non sono in grado di riconoscere questo fatto. Un’indole corrotta è la più difficile da riconoscere: riconoscere i propri difetti e le proprie mancanze è facile, ma non lo è riconoscere la propria indole corrotta. Le persone che non conoscono sé stesse non parlano mai dei loro stati corrotti: pensano sempre di non avere nulla che non vada. E, senza rendersene conto, iniziano a vantarsi: ‘In tutti i miei anni di fede, ho subito molte persecuzioni e patito numerose avversità. Sapete come ho fatto a superare tutto ciò?’ Questa è un’indole arrogante? Qual è la motivazione che spinge a mettersi in mostra? (Farsi ammirare dagli altri.) Cos’è che spinge a farsi stimare dalle persone? (Ricevere prestigio nella mente di tali persone.) Se ricevi prestigio nella mente di qualcun altro, allora quando sono in tua compagnia sono deferenti verso di te e particolarmente gentili quando parlano con te. Ti guardano sempre con ammirazione, ti danno la precedenza in tutte le cose, ti lasciano spazio di manovra, e ti adulano e ti obbediscono. In ogni cosa, ti cercano e lasciano che sia tu a prendere decisioni. E tu ne trai un senso di piacere: senti di essere più forte e migliore di chiunque altro. A tutti piace questa sensazione. Questa è la sensazione di godere di prestigio nel cuore di qualcuno; le persone desiderano assecondarla. È per questo che tutti si contendono il prestigio e desiderano riceverne nel cuore degli altri, ed essere da loro stimati e adorati. Se non potessero trarne un tale piacere, non perseguirebbero il prestigio(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “I principi che devono guidare il proprio comportamento”). Riflettendo sulle parole di Dio sono riuscita a capire che, tra simulare e commettere errori, la cosa più grave è simulare. Nessuno è perfetto, perciò è del tutto normale incorrere in problemi e commettere errori nel compimento del proprio dovere, mentre dietro a una maschera di falsità si cela l’indole satanica dell’arroganza, dell’inganno e della malvagità. Nascondere sempre le proprie imperfezioni e i propri difetti, lasciando che gli altri vedano solo il nostro lato buono con l’obiettivo di guadagnare la loro stima, è una cosa che risulta ancora più odiosa a Dio. Chi è veramente saggio sa affrontare nel modo giusto le proprie mancanze, dotarsi della verità, compensare le proprie carenze. Così facendo ha l’opportunità di crescere, mentre le persone sciocche e ignoranti che mancano di consapevolezza non riescono mai ad accettare i propri difetti, arrivando a fingere di essere ciò che non sono, col risultato che non risolvono mai determinati problemi e non crescono nella vita. Ripensando al mio comportamento, ho capito che ero stata una di quegli stupidi arroganti smascherati da Dio. Quando avevo iniziato a ottenere dei risultati nel mio dovere, mi era sembrato di non essere male e di essere all’altezza del lavoro di capogruppo, senza contare che riuscivo a risolvere i problemi. Per tutti questi motivi mi ero formata un’opinione davvero elevata di me stessa. Di conseguenza, quando mi ero trovata di fronte a cose che non sapevo come gestire, ero stata prudente e indecisa, preoccupata di dire la cosa sbagliata e compromettere così la mia immagine. Poi avevo deciso di esprimere meno opinioni e fare meno domande. Anche quando avevo cercato aiuto, avevo scelto di porre le domande più difficili per dare dimostrazione delle mie capacità, non volendo che tutti vedessero le mie carenze. Avevo anche escogitato dei trucchi, come quello di suddividere le domande tra più persone per non essere smascherata. Ero stata davvero arrogante e astuta, priva di consapevolezza di me stessa. Mi ero atteggiata in vari modi per far sì che la gente mi ammirasse. Ero proprio sciocca, odiosa per Dio e disgustosa per gli altri. Avevo nascosto i miei difetti per difendere la mia reputazione e il prestigio, lasciando irrisolti i problemi che si erano presentati nello svolgimento del mio dovere. Stavo ostacolando il lavoro della chiesa. Cosa mai mi era venuto in mente? Ero così spregevole e malvagia. Fingendo sarei riuscita a mantenere la mia posizione per un po’, ma Dio scruta tutto e prima o poi mi avrebbe smascherata e scacciata per averLo ingannato e per aver causato un ritardo nel lavoro della chiesa. Mi è venuto in mente che gli anticristi hanno particolarmente a cuore il prestigio, per il quale trascurano perfino gli interessi della chiesa. Che differenza c’era tra la mia indole e il mio modo di pormi nei confronti della ricerca e quelli di un anticristo? Godere del prestigio mi aveva giovato? Mi aveva resa riluttante a riconoscere o affrontare i miei difetti, e avevo perso la ragione. Quando mi ero imbattuta in un problema, invece di voler ricercare una soluzione mi ero messa a recitare, diventando sempre più astuta. Andando avanti così sarei finita sulla via degli anticristi, e Dio mi avrebbe disprezzata e scacciata, e così il lavoro della chiesa ne avrebbe sofferto e io sarei stata distrutta. Mi sono resa conto di come sarebbe stato pericoloso continuare su quella strada. È stato un campanello d’allarme: non potevo più svolgere il mio dovere in quel modo.

Ho trovato un cammino di pratica in altre parole di Dio, ed è stato ancor più liberatorio. Dio dice: “Alcune persone sono promosse e nutrite dalla chiesa, ricevendo una grande opportunità di formazione. Questo è un bene. Si può dire che sono state elevate e graziate da Dio. Come dovrebbero dunque svolgere il loro dovere? Il primo principio a cui dovrebbero attenersi è quello di comprendere la verità. Quando non capiscono la verità devono cercarla e se, dopo averla cercata, continuano a non capirla, possono trovare qualcuno che la comprende con cui fare comunione e cercare; questo renderà la soluzione del problema più rapida e tempestiva. Limitarti a concentrarti sul dedicare più tempo a leggere da solo le parole di Dio e a riflettere più a lungo su di esse al fine di acquisire la comprensione della verità e risolvere il problema è un processo troppo lento; come dice il proverbio: ‘L’acqua lontana non placa la sete urgente’. Se in merito alla verità desideri progredire rapidamente devi imparare a lavorare in armonia con gli altri, a porre più domande e a ricercare di più. Solo allora la tua vita crescerà rapidamente e sarai in grado di risolvere i problemi tempestivamente e senza alcun ritardo. Poiché sei stato appena promosso e sei ancora in prova, e non comprendi realmente la verità né possiedi la verità realtà dal momento che manchi ancora di questa statura, non pensare che la tua promozione significhi che possiedi la verità realtà; non è così. È solo perché hai un senso del fardello verso il lavoro e possiedi la levatura di un leader che sei stato scelto per essere promosso e coltivato. Dovresti possedere questa ragionevolezza(La Parola, Vol. 5: Responsabilità di leader e lavoratori, “Responsabilità di leader e lavoratori (5)”). Riflettendoci, mi sono resa conto che la chiesa promuove e coltiva le persone per dar loro una possibilità di praticare. Ciò non vuole assolutamente dire che capiscano la verità, che sappiano risolvere ogni problema o che siano adatte a essere usate da Dio. Nell’arco di tutta la loro pratica incontreranno ogni sorta di problemi reali, e se continueranno a ricercare e condividere cominceranno lentamente a capire i principi sotto diversi aspetti. Allora riusciranno a risolvere i problemi e a compiere bene il loro dovere. Sapevo di dover affrontare adeguatamente i miei difetti e conoscere me stessa, ricercare di più la verità, discutere e condividere maggiormente con gli altri quando si ponevano dei problemi e dare il massimo. Se poi un giorno la mia levatura si fosse dimostrata palesemente insufficiente e non mi fossi rivelata all’altezza di quel lavoro, almeno avrei avuto la coscienza pulita. Dopo averci pensato in modo approfondito, ho provato un grande sollievo. Non potevo continuare a fingere: dovevo essere onesta e affrontare apertamente i miei difetti e le mie mancanze.

In seguito, durante le discussioni di gruppo, ho preso l’abitudine di condividere le mie opinioni. All’inizio ero un po’ titubante, preoccupata di dire la cosa sbagliata e dare l’impressione di avere una conoscenza superficiale e una scarsa levatura. Soprattutto quando si trattava di problemi che non riuscivo a capire fino in fondo, le opinioni che condividevo non erano molto chiare e quando finivo di parlare mi batteva forte il cuore e mi domandavo se tutti mi avrebbero vista per quello che ero. Ma poi mi ripetevo che il mio livello era quello, e non c’era niente di male a essere guardata dall’alto in basso. L’importante è essere onesti davanti a Dio, ed è mio dovere esprimere i miei pensieri e partecipare alle discussioni. È l’unico modo pacifico di vivere. Da quel momento, quando mi sorgevano dubbi durante lo svolgimento del mio dovere, andavo a chiedere il parere degli altri. Capitava che temessi ancora di essere guardata dall’alto in basso, ma non appena mi rendevo conto che nascondendo i difetti per proteggere il mio orgoglio avrei rischiato di danneggiare il lavoro della chiesa, facevo uno sforzo per allontanare quell’impulso e cercavo aiuto. Così facendo, ho capito a poco a poco cose che in precedenza non avevo capito, e mi sono sentita più calma e in pace. A volte i fratelli e sorelle avevano una comprensione più accurata della mia e io cominciavo a chiedermi se non pensassero tutti che fossi una buona a nulla. Ma poi mi rendevo conto che non era il modo giusto di vedere le cose. Dovevo imparare dai punti di forza degli altri per compensare le mie debolezze. Non è forse un dono? Vedendola in questo modo non ero turbata, e con il tempo ho cominciato a sentirmi sempre più libera. Sono grata per la guida che Dio mi ha donato permettendomi di sperimentare che essere onesti dona la libertà, e ora ho più fede con cui mettere in pratica le parole di Dio.

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