Le conseguenze del compiere il proprio dovere senza impegno

11 Aprile 2022

di Yichen, Italia

Nel 2019, io e sorella Zhang siamo state messe a capo del gruppo artistico. All’inizio dell’incarico, non afferravo molti principi, così lei condivideva pazientemente con me e si occupava da sola della maggior parte del lavoro. In seguito, ho saputo che aveva svolto quel dovere per due anni e aveva una certa esperienza, e in ogni cosa, dalla comunione nelle riunioni al riepilogo del lavoro, possedeva capacità superiori alle mie. Quando i fratelli e le sorelle sollevavano delle questioni, forniva sempre buone soluzioni. Mi sentivo piuttosto inferiore a lei. Mi chiedevo: “Quanto sacrificio occorrerebbe e che prezzo dovrei pagare per essere come sorella Zhang? Lei ha più esperienza e si fa carico di un fardello maggiore, le lascerò svolgere più lavoro”.

In occasione dei riepiloghi, mi chiedeva di riflettere su come condividere per risolvere i problemi, e io pensavo: “È un grosso impegno. Oltre a riportare i problemi riscontrati nel nostro dovere, devo trovare le parole di Dio e i principi pertinenti da condividere. Specialmente nelle questioni di lavoro, non ho molta esperienza. Per fornire una soluzione, dovrei reperire tante informazioni e cercare condivisioni su quanto non comprendo. Questo richiederebbe molto tempo e impegno. Sorella Zhang conosce il campo, può occuparsene lei. Glielo lascerò fare”. Da allora non mi sono più curata dei riepiloghi del lavoro. In seguito, quando sorella Zhang mi ha chiesto la mia opinione, ho risposto: “Sono inesperta nel settore, è meglio sia tu a fare i riepiloghi”. A volte, quando pianificava la nostra direzione di studio, mi chiedeva se volessi partecipare, per consigliarla e aiutarla ad evitare potenziali problemi. Mi dicevo: “Sorella Zhang è sempre stata la responsabile di questo settore, ho meno comprensione di lei. Per partecipare, dovrei rifletterci su e studiare le cose che non so. Troppa fatica! Lasciamo stare, non ne ho voglia”. E così ho rifiutato la sua proposta.

In seguito, stavamo imparando una nuova tecnica di disegno. Avevamo molte difficoltà e problemi, ma lei li ha discussi e risolti insieme a noi. Poiché ero inesperta in quel campo, neppure sentirmi spiegare le cose due volte è bastato a far chiarezza, e ho pensato: “Acquisire nuove competenze in quest’ambito è così faticoso. Non credo che stavolta mi lascerò coinvolgere. In ogni caso, abbiamo sorella Zhang, lei può aiutarci a imparare”. E così, quando studiavo, non ascoltavo con attenzione. A volte non dicevo una parola; oppure mi mettevo a lavorare su altre cose. Quando sorella Zhang chiedeva le mie idee e opinioni, rispondevo sempre con noncuranza di non averne alcuna. Infine, ho appurato che il fardello che mi assumevo nel mio dovere era sempre più scarso. Più sentivo di non essere abbastanza capace, meno mi rendevo conto dei problemi. Durante quel periodo avevo sempre il cuore arido, e sono diventata via via più negativa. Sentivo di avere scarsa levatura e di non essere all’altezza del mio dovere. A volte ero piuttosto invidiosa di sorella Zhang. Pensavo che lei svolgesse bene il suo compito perché aveva esperienza e buona levatura, mentre io ero diversa. Avevo scarsa levatura e nessuna esperienza, quindi a me risultava difficile.

Un giorno, dopo aver discusso del mio lavoro, lei mi ha detto: “È da un po’ che svolgi questo dovere, eppure ripeti di essere inesperta o di non capire. La realtà è che non vuoi assumerti alcun fardello né impegnarti. Se io ho delle buone idee, è perché di frequente prego, mi affido a Dio e ricerco i principi per capire le cose. Quando non comprendiamo degli aspetti del lavoro, dobbiamo studiarli. Altrimenti, come possiamo svolgerlo bene?” Poi mi ha raccontato di come si affidava a Dio e cercava soluzioni quando affrontava delle difficoltà. Purtroppo, all’epoca non avevo compreso il mio problema. Tutt’altro: mi sembrava che sorella Zhang non capisse le mie difficoltà, quindi non ho accettato i suoi consigli, né ho riflettuto su me stessa in seguito.

Poco tempo dopo, le è stato assegnato un altro incarico. Ero molto triste quando se n’è andata, perché di fronte a così tanto lavoro non sapevo da dove cominciare. Mi sono chiesta: “È da un anno che mi occupo di questo lavoro, quindi perché non sono ancora in grado di svolgerlo?” Allora ho ricordato ciò che mi aveva detto sorella Zhang. Davvero non mi ero assunta alcun fardello nel mio dovere? Mentre riflettevo su me stessa, ho pregato Dio di guidarmi. In seguito, ho letto questo passo della parola di Dio: “Il più delle volte, non siete capaci di rispondere in merito a questioni di lavoro. Il lavoro riguarda un gran numero di persone, ma voi non avete mai chiesto come stia procedendo, né ci avete mai pensato. Data la vostra levatura e conoscenza, dovreste almeno sapere qualcosa, perché tutti voi avete partecipato a questo lavoro. Allora perché la maggior parte di voi non dice niente? È possibile che davvero non sappiate cosa dire, che non sappiate se le cose vadano bene o meno. Possono esserci due ragioni per questo: una è che siete totalmente indifferenti, non vi siete mai preoccupati di certe cose, e le avete sempre trattate solamente come un compito da portare a termine; l’altra è che non siete inclini a preoccuparvi di tali questioni. Se davvero ti importassero e tu fossi veramente dedito, avresti un’opinione e un’idea in merito a ogni cosa. Non avere opinioni né idee spesso deriva dall’essere indifferenti e apatici, e dal non assumersi alcuna responsabilità. Non sei sollecito nei confronti del dovere che svolgi, non ti assumi alcuna responsabilità, non sei disposto a pagare alcun prezzo o a lasciarti coinvolgere, non fai nessun sacrificio, né sei intenzionato a investire maggiore energia; ti accontenti di essere un subalterno, e in questo caso sei identico a un non credente che lavora per il proprio capo. Compiere il dovere in questo modo è una cosa che Dio non ama né approva, Egli la disprezza, e prima o poi una simile persona sarà eliminata dalla Chiesa” (“Si può vivere con vere sembianze umane soltanto essendo onesti” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La parola di Dio rivelava con precisione il mio stato. Quando lavoravo e discutevo con sorella Zhang, non avevo mai opinioni o idee mie. Avevo sempre pensato che fosse perché ero inesperta nel settore o nel lavoro. Solo dopo aver letto la parola di Dio ho capito che era colpa della mia negligenza e irresponsabilità. Se ripenso alla mia collaborazione con sorella Zhang, ogni volta che avevo un problema lo trascuravo. Usavo la mia inesperienza e la mia scarsa comprensione dei principi come pretesti per aggirarlo. Quando si parlava di lavoro, mi limitavo ad ascoltare. Non ci riflettevo mai con attenzione. Spesso dicevo a sorella Zhang che non capivo, e che lei aveva più esperienza nel lavoro, ma non erano che bugie e scuse. Il mio vero scopo era guadagnare la sua simpatia e comprensione, in modo che lei lavorasse più di me e io potessi continuare a godere del mio tempo libero. Ero così subdola e falsa! Svolgevo quel dovere da un anno, e avevo delle competenze di base; quindi, se fossi stata responsabile e avessi studiato diligentemente, avrei avuto delle opinioni mie nel discutere il lavoro. Forse avrei anche potuto occuparmene io quando sorella Zhang è stata trasferita. Invece mi ero limitata al minimo sindacale ed ero stata irresponsabile, come se stessi solo lavorando in cambio di una paga per tirare avanti, vivendo alla giornata, con il minimo dell’impegno e della preoccupazione possibile. Non mi sono mai curata di come fare le cose correttamente, impegnarmi al meglio e adempiere alle mie responsabilità. Mi limitavo ad arrangiarmi, pensando solo a come evitare la sofferenza carnale. Non avevo la minima considerazione della volontà di Dio. Potevo mai affermare di avere un posto per Lui nel mio cuore? Come poteva Dio non detestarmi per il mio atteggiamento verso il mio dovere?

Poi, ho letto un altro passo della parola di Dio: “Il Signore Gesù una volta disse che, ‘Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha’ (Matteo 13:12). Qual è il significato di queste parole? Significano che, se nemmeno svolgi il tuo dovere o il tuo lavoro oppure non ti ci dedichi anima e corpo, Dio ti toglierà ciò che un tempo ti apparteneva. Cosa significa ‘togliere’? Cosa provano le persone al riguardo? Può darsi che tu non sia riuscito a ottenere quello che la tua levatura e i tuoi talenti avrebbero potuto permetterti, non hai provato nulla al riguardo, e sei tornato allo stesso stato in cui ti trovavi quando eri un miscredente. Tutto questo ti è stato tolto da Dio. Se nel tuo dovere sei negligente, non fai alcun sacrificio e non sei sincero, Dio ti toglierà ciò che ti apparteneva, Si riprenderà il tuo diritto di compiere il tuo dovere e non te lo garantirà. Poiché Dio ti ha conferito talenti e levatura, ma tu non hai svolto adeguatamente il tuo dovere, non ti sei speso per Dio né hai fatto alcun sacrificio, e non ci hai messo il cuore, Dio non solo non ti benedice, ma ti toglie anche quello che possedevi una volta. Dio conferisce all’uomo dei doni, assegnandogli capacità particolari, nonché intelligenza e saggezza. Come vanno sfruttati questi doni? (Dovrebbero essere sfruttati per compiere bene il proprio dovere.) Devi dedicare al tuo dovere le tue capacità particolari, i tuoi doni, la tua intelligenza e saggezza. Devi usare il cuore e mettere all’opera il cervello in modo da applicare al tuo dovere tutto ciò che sai, tutto ciò che capisci, tutto ciò che sai realizzare, tutto ciò che pensi. In tal modo, sarai benedetto. Cosa significa essere benedetti da Dio? Cosa provano le persone al riguardo? (Che quando compiono il loro dovere si trovano su un cammino, che sono state illuminate dallo Spirito Santo.) Che sono state illuminate e guidate da Dio. Potrà sembrare che, nell’ambito delle tue capacità, la tua levatura e le cose che hai imparato non bastino a permetterti di realizzare ciò che desideri; però, se Dio opera e ti illumina, non solo sei in grado di capire, ma anche di fare meglio. Ti stupisci e dici: ‘Non ero così abile. Sento che ora c’è molto di più dentro di me. Com’è possibile che d’un tratto capisca le cose che non ho mai imparato e sia in grado di fare così tanto? Come sono diventato improvvisamente così intelligente?’. Non sai spiegartelo. Questa è l’illuminazione e la benedizione di Dio, il modo in cui Dio benedice le persone. Se non è questo ciò che provi quando svolgi il tuo dovere o il tuo lavoro, allora non sei stato benedetto da Dio. Se compiere il tuo dovere ti sembra sempre una cosa priva di senso, se hai la sensazione che non ci sia niente da fare e che tu non riesca a dare il tuo contributo, se non sei mai illuminato e ti senti privo di intelligenza o saggezza da applicare, allora questo è un problema: dimostra che non possiedi le giuste motivazioni nel compimento del tuo dovere, che lo svolgi con superficialità e negligenza, che non percorri il giusto cammino, e Dio non ti approva né ti benedice; queste sono le circostanze in cui ti ritrovi” (“Si può vivere con vere sembianze umane soltanto essendo onesti” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver meditato sulla parola di Dio, ho capito che Egli benedice le persone oneste e chi si spende sinceramente per Lui. Più si è solerti e si cerca di migliorare nel proprio dovere, più lo Spirito Santo ci guida, e più quel dovere produrrà dei risultati. Se invece lo si svolge con astuzia, non ci si impegna e non ci si sacrifica, allora non si progredisce mai, non vi è alcun vantaggio, e si può persino perdere quanto si sarebbe potuto ottenere. In questo momento, ho rammentato un’esperienza che mi ha raccontato sorella Zhang. All’inizio non capiva molto il lavoro, ma spesso confidava le sue difficoltà a Dio, pregando, ricercando e meditando, poi le condivideva con gli altri e, inconsapevolmente, veniva illuminata dallo Spirito Santo e aveva sempre nuove idee. Faceva continuamente progressi e i suoi risultati miglioravano. Io, invece, cercavo di mantenere lo status quo, non volevo migliorare, cercavo di godere degli agi e non volevo mai soffrire né sacrificarmi. Di conseguenza, non ho mai espresso il mio potenziale. Come dicono le parole di Dio: “A chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha” (Matteo 13:12). Dio detestava il mio atteggiamento negligente e irresponsabile nei confronti del mio dovere. Mi sono resa conto che, se non mi fossi pentita, Dio mi avrebbe ripudiata e odiata, e alla fine avrei perso il mio dovere completamente. Questo pensiero mi ha spaventata, così ho subito pregato Dio affinché mi guidasse a trovare una via per la pratica e sapesse che desideravo pentirmi.

Ho letto questo passo della parola di Dio: “Come si dovrebbero intendere i propri doveri? Il dovere dell’individuo si concretizza quando il Creatore (Dio) gli affida un compito da svolgere. I compiti che Dio ti assegna, gli incarichi che Dio ti affida: questi sono i tuoi doveri. Quando li persegui come tuoi obiettivi e hai davvero un cuore che ama Dio, puoi ancora esprimere un rifiuto? (No.) Il punto non è che tu possa o no: non dovresti rifiutarli. Dovresti accettarli. Questo è il cammino della pratica. Cos’è il cammino della pratica? (Essere totalmente devoti in tutte le cose.) Essere devoto in tutte le cose per soddisfare la volontà di Dio. In cosa consiste il punto centrale, qui? È ‘in tutte le cose’. ‘Tutte le cose’ non significa necessariamente le cose che ti piacciono o che sei bravo a fare, e tanto meno le cose che ti sono familiari. A volte capiterà qualcosa in cui non sei bravo, a volte ti troverai a dover imparare, a volte incontrerai delle difficoltà, e a volte dovrai soffrire. Tuttavia, indipendentemente da quale compito si tratti, se è commissionato da Dio, devi accettarlo, considerarlo tuo dovere, avere cura di adempierlo e soddisfare la volontà di Dio: questo è il cammino della pratica” (“Le persone possono essere veramente felici solo attraverso l’onestà” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). E poi quest’altro: “Quando si possiede un’indole corrotta, si è spesso superficiali e negligenti nel compiere il proprio dovere. Questo è uno dei problemi più gravi in assoluto. Per svolgere il loro dovere in modo appropriato, le persone devono prima affrontare questo problema riguardante la superficialità e la negligenza. Fintanto che avranno un tale atteggiamento di superficialità e negligenza, non saranno in grado di compiere il loro dovere in modo adeguato, il che significa che risolvere tale problema è di estrema importanza. Quindi, come dovrebbero metterlo in pratica? In primo luogo, devono risolvere il problema del loro approccio mentale; devono affrontare il loro dovere correttamente, e fare le cose con serietà e senso di responsabilità, senza essere ingannevoli o superficiali. Si compie il proprio dovere per Dio, non per una persona, chiunque essa sia; se si è in grado di accettare l’esame di Dio, si avrà lo stato mentale corretto. Inoltre, dopo aver fatto una cosa, le persone devono esaminarla e riflettere su di essa, e se nutrono in cuor loro dei dubbi, e dopo attenta analisi scoprono che sussiste davvero un problema, allora devono apportare dei cambiamenti; una volta operati questi cambiamenti, non avranno più alcun dubbio nel cuore. Quando si hanno dubbi, è la prova che c’è un problema, e si devono esaminare scrupolosamente le azioni che si sono compiute, specialmente nelle fasi cruciali. Questo è un atteggiamento serio e responsabile nei confronti del compimento del proprio dovere. Quando si è seri, responsabili, coscienziosi e laboriosi, il lavoro sarà eseguito adeguatamente. Talvolta, non hai lo stato mentale corretto e non riesci a trovare o a scoprire un errore evidente. Se fossi nel giusto stato mentale, allora, con l’illuminazione e la guida dello Spirito Santo, sapresti individuare la questione. Se lo Spirito Santo ti avesse guidato e ti avesse conferito questa consapevolezza, consentendoti di percepire che qualcosa non va, però tu ti trovassi nello stato mentale sbagliato e fossi distratto e disattento, saresti in grado di notare l’errore? (No.) Non lo noteresti. Questo cosa dimostra? (Solo quando le persone hanno il cuore in pace davanti a Dio e compiono il loro dovere con tutto il cuore e tutta la forza che hanno, il loro spirito sarà perspicace.) Giusto. Questo dimostra che la collaborazione tra le persone è molto importante; i loro cuori sono molto importanti, e dove indirizzano i loro pensieri e idee è molto importante” (La condivisione di Dio). Meditare su queste parole di Dio mi ha profondamente ispirata. Il mio dovere era un incarico, una missione affidatami da Dio, e, che ne fossi capace o meno, che fosse semplice o complesso, proveniva da Dio, quindi dovevo essere responsabile, e il più leale possibile. Solo facendo del mio meglio e adempiendo alle mie responsabilità avrei ricevuto le benedizioni di Dio. Ho ripensato a tutte le volte che avevo giurato a Dio che avrei svolto con lealtà i miei doveri per ripagare il Suo amore. E invece, ora che il dovere si faceva appena più complicato e impegnativo e dovevo spendermi e sacrificarmi, svicolavo e cercavo di evitarlo. Capito questo, mi sono sentita in debito con Dio e indegna di godere del Suo amore. Non potevo continuare così. Dovevo praticare secondo la parola di Dio, trattare i miei doveri con sincerità e adempiere alle mie responsabilità per evitare un giorno di rimpiangerlo.

Così, ho iniziato ad approfondire e a familiarizzare con il lavoro che una volta mi confondeva, e non cercavo più di eludere i problemi complicati. Anzi, ne discutevo e condividevo con i miei fratelli e sorelle e, quando non capivo, chiedevo loro di insegnarmi. Alla fine, ho cominciato a padroneggiarne i dettagli, ed ero in grado di fornire soluzioni quando gli altri erano in difficoltà. Quanto al riepilogo del lavoro, all’inizio non avevo idee e volevo evitarlo, ma poi ripensavo a quanto letto nella parola di Dio, così abbandonavo consapevolmente la carne, pensavo alle difficoltà del nostro dovere, e mi impegnavo a cercare i principi e a reperire informazioni. Dopo aver praticato così per un po’, ho percepito chiaramente la benedizione e la guida di Dio. Ho iniziato a padroneggiare ciò che non capivo o che mi confondeva, e i miei riepiloghi di lavoro sono diventati più efficienti. I miei fratelli hanno messo in pratica ciò che avevo fatto presente e anche loro hanno fatto dei progressi.

Pensavo che il mio atteggiamento verso il mio dovere fosse leggermente cambiato ma, quando Dio ha predisposto per me un nuovo ambiente, sono ricaduta nelle mie vecchie abitudini.

Nel settembre 2021, per esigenze di lavoro, ho collaborato con sorella Li a irrigare i neofiti. Pensavo che quel dovere non avrebbe comportato problemi tecnici e sarebbe stato meno impegnativo, ma, una volta iniziato a svolgerlo, ho scoperto che irrigare adeguatamente i nuovi arrivati non era facile. Non solo dovevo parlare in Inglese, ma anche condividere la verità per risolvere rapidamente le loro nozioni e la loro confusione. Ho visto che sorella Li era molto capace in tutti gli aspetti del lavoro. Sapeva trovare rapidamente le verità pertinenti per risolvere i problemi dei nuovi arrivati, io invece non ci riuscivo affatto. Spesso non ero in grado di tenere condivisioni chiare né di risolvere i loro problemi. Per raggiungere il livello di sorella Li, avrei dovuto studiare e approfondire per molto tempo e sacrificarmi molto. Mi sono detta: “Che importa? Ora lavoro con sorella Li, non ho di che preoccuparmi”. Così, non ricercavo la verità con fervore e, dopo le riunioni, non chiedevo con solerzia ai neofiti dei loro problemi. Un giorno, ho riflettuto sul fatto che ero incaricata dell’irrigazione da due mesi, eppure non sapevo ancora irrigare un nuovo arrivato da sola. Mi sembrava sempre di non capire, ma non compivo alcuno sforzo. Non potevo che domandarmi: “Perché, di fronte a un dovere che non so svolgere, uso subito la scusa dell’inesperienza per fare il minimo sindacale e non voglio impegnarmi?” Ho confidato a Dio il mio stato e la mia confusione e ho pregato.

Un giorno, durante i devozionali, mi sono imbattuta in questi due passi della parola di Dio: “Scegliere sempre i lavori facili quando si svolge il proprio dovere, quelli che non richiedono fatica, quelli che non implicano attività all’esterno sotto il sole cocente o la pioggia battente; evitare gli incarichi rischiosi e faticosi, farli svolgere a qualcun altro e trovare un compito facile per se stessi; accampare scuse, affermando di possedere scarsa levatura, di non saper svolgere quel lavoro, che non si sarebbe in grado compierlo, che si è stolti e incapaci di gestire i problemi che si presenteranno: chi si comporta così vuole evitare il lavoro, questa è la manifestazione della brama di comodità materiali. […] Capita inoltre che le persone si lamentino di continuo mentre compiono il loro dovere, che non vogliano minimamente impegnarsi; che, non appena hanno un po’ di tempo libero, debbano prendersi una pausa e scambiare due chiacchiere, e riprendano a lamentarsi non appena ricominciano a lavorare; e capita che si tirino indietro alla vista di qualcosa di difficile, e tentino di sfuggire, cercando una ragione o un pretesto, dichiarando: ‘Non sono all’altezza, la mia levatura è troppo scarsa! Il tal dei tali ha levatura migliore della mia, è più perspicace di me, più capace, può riuscire in questo lavoro’, e così se ne vanno in cerca di un lavoro leggero per avere più tempo da dedicare allo svago. […] Non è forse questa una persona che brama le comodità materiali? Non sono queste le manifestazioni di quella brama? Tali persone sono adatte a compiere un dovere? Se menzionate l’adempimento del dovere, e parlate di sacrificarsi e di sopportare le difficoltà, loro non faranno che scuotere la testa: troveranno infiniti problemi, saranno piene di lamentele e negative su tutto. Queste persone sono inutili, non hanno i requisiti per compiere il loro dovere e dovrebbero essere cacciate” (“Come riconoscere i falsi capi (2)” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Alcuni falsi leader posseggono levatura, ma non svolgono un vero lavoro, e bramano le comodità materiali. Per Me, coloro che bramano le comodità materiali non sono diversi dai maiali. I maiali passano il giorno a mangiare e a dormire. Se sei contento di dar loro così tanto cibo, è per poter mangiare la loro carne in futuro. Se anche i falsi leader vengono tirati su come maiali, allevati per essere grossi e grassi, ma non fanno che occupare spazio e non svolgono alcun lavoro, allora a che scopo li allevi? Non dovrebbero essere rimossi? E dunque, allevare un falso leader vale ancor meno che allevare un maiale. Anche se un maiale non fa nulla, mangia e beve gratis tre volte al giorno, quando alla fine dell’anno ne mangi la carne, senti che quel maiale ha dato un contributo. Nutrirlo tutto l’anno è stato faticoso, è stato un lavoro duro, ma tutto questo sforzo non è stato inutile, non è stato vano; nel tuo cuore, senti che ne è valsa la pena. I falsi leader, invece? Possono avere il titolo di ‘leader’, possono rivestire questo ruolo, e mangiare bene tre volte al giorno e godere di molte grazie da parte di Dio, ma in definitiva, alla fine dell’anno, quando sono ingrassati, come è andato il lavoro? Guarda tutto quello che hai realizzato nel tuo lavoro quest’anno: quali incarichi sono stati fruttuosi, che lavoro reale hai svolto? La casa di Dio non chiede che tu svolga ogni lavoro alla perfezione, ma devi compiere bene i lavori-chiave: l’evangelizzazione, ad esempio, o la produzione video, il lavoro di testimonianza scritta, e così via. Tutti questi compiti devono essere produttivi. Alla fine dell’anno, guarda quale lavoro nell’ambito delle tue responsabilità ha avuto più successo, in quale hai pagato il prezzo più alto e hai sofferto di più. Guarda i tuoi risultati: nel tuo cuore dovresti capire se, dopo aver goduto per un anno della grazia di Dio, tu abbia ottenuto un qualche risultato di valore. Cosa hai fatto per tutto questo tempo, mentre mangiavi il cibo della casa di Dio e godevi della grazia di Dio? Hai realizzato qualcosa? Se non hai realizzato nulla, allora sei un approfittatore, un vero e proprio falso leader” (“Come riconoscere i falsi capi (4)” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Meditare su queste parole di Dio mi ha trafitto il cuore. Solo allora ho capito che mi tiravo sempre indietro di fronte alle difficoltà del mio dovere, e usavo la scarsa comprensione e l’inesperienza come pretesti, perché ero troppo pigra e bramavo le comodità materiali. In passato, quando ero supervisore con sorella Zhang, mi sceglievo sempre i compiti semplici e agevoli e lasciavo a lei tutto ciò in cui non ero abile o che richiedeva un’attenta riflessione. Nell’irrigare i nuovi arrivati con sorella Li, lo stesso evitavo preoccupazioni, impegni e sacrifici. Ho riflettuto sulle ragioni del mio comportamento, e ho capito che la causa principale era che ero schiava di filosofie sataniche. Idee come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” e “Cogliere l’attimo per il piacere, perché la vita è breve” si erano profondamente radicate nel mio cuore. Avevo sempre pensato che le persone dovessero vivere per se stesse, e che quando godiamo di agi materiali e non abbiamo preoccupazioni stiamo vivendo correttamente. Nel compiere i miei doveri nella casa di Dio, ero ancora di quest’idea, e di fronte a difficoltà o a cose che non sapevo fare, quando dovevo sacrificarmi o impegnarmi, scappavo come una vigliacca e davo priorità agli agi materiali. Vivendo così, non ero diversa da un maiale. I maiali non hanno pensieri e non fanno nulla. Sanno solo mangiare, bere e dormire. Io non ero diversa, interessata solo alla mia comodità. Conducevo una vita riprovevole! In passato come supervisore, e ora nell’irrigazione, Dio mi aveva esaltata così tanto, ma io non cercavo di migliorare, né avevo a cuore le mie responsabilità e i miei doveri. Non mi assumevo responsabilità nel lavoro della Chiesa né nella vita dei miei fratelli e sorelle. Ero del tutto priva di coscienza! Chiaramente non volevo soffrire né sacrificarmi, ma ho sempre usato la scusa di non capire o non sapere per suscitare compassione, per far credere agli altri che sapessi ammettere i miei difetti, in modo che mi ritenessero sensibile e sincera. La verità è che usavo quelle parole per coprire la mia pigrizia e irresponsabilità. Sono stata tanto subdola e falsa da ingannare tutti i miei fratelli e sorelle. Ma, anche se per un po’ ho ingannato loro, Dio vede tutto, e Dio è giusto. Cercavo di ingannare e tradire Dio, quindi come poteva Egli non detestarmi? Ecco perché in quel periodo non ho mai visto le benedizioni o la guida di Dio nel mio dovere. Se i problemi ci confondono e non facciamo progressi, ecco, questi sono segnali di pericolo!

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio. Dio Onnipotente dice: “Dal momento in cui Dio gli affidò la costruzione dell’arca, Noè non pensò mai: ‘Quando Dio distruggerà il mondo? Quando mi darà il segnale in tal senso?’ Anziché riflettere su tali questioni, Noè si impegnò a fondo per imparare a memoria ogni cosa che Dio gli aveva detto e poi per metterla in atto. Dopo aver accettato l’incarico assegnatogli da Dio, Noè si mise ad attuare e a realizzare la costruzione dell’arca come se fosse la cosa più importante della sua vita, senza mai pensare a ritardarla. Trascorsero i giorni, poi gli anni, il tempo avanzava, anno dopo anno. Dio non incalzò mai Noè, ma in tutto questo tempo Noè perseverò in questo compito importante assegnatogli da Dio. Ogni parola e ogni frase pronunciate da Dio erano scolpite nel cuore di Noè come parole incise su una tavoletta di pietra. Incurante dei mutamenti del mondo esterno, del ridicolo da parte di coloro che lo circondavano, delle sofferenze implicate e delle difficoltà incontrate, Noè perseverò continuamente in ciò che Dio gli aveva affidato, senza mai disperare né pensare di rinunciare. Le parole di Dio erano scolpite nel suo cuore ed erano diventate la sua realtà quotidiana. Noè individuò e accumulò ciascuno dei materiali necessari per la costruzione dell’arca, e la forma e le caratteristiche dell’arca indicate da Dio a poco a poco emersero con ogni colpo preciso di martello e scalpello da parte di Noè. Malgrado vento e pioggia e nonostante l’irrisione e le calunnie della gente, la vita di Noè procedette in questo modo, anno dopo anno. Dio in segreto osservava ogni azione di Noè, senza mai rivolgergli la parola, e il Suo cuore era toccato da Noè. Questi però non lo sapeva e non lo percepiva; dal principio alla fine, si limitò a costruire l’arca e a radunare ogni genere di creatura vivente, con un’incrollabile fedeltà alle parole di Dio. Nel cuore di Noè non vi erano istruzioni più elevate da seguire e attuare: le parole di Dio costituivano l’orientamento e lo scopo di tutta la sua vita. E così, qualunque cosa Dio gli avesse detto, chiesto od ordinato di fare, Noè non soltanto non la dimenticò, non soltanto se la impresse nella mente, ma la trasformò anche nella realtà della sua vita, dedicando la propria vita ad accettare ed eseguire l’incarico da parte di Dio. E in questo modo, asse dopo asse, l’arca fu costruita. Ogni azione di Noè, ogni suo giorno furono dedicati alle parole e ai comandamenti di Dio. Forse non pareva che Noè stesse realizzando un’impresa assai rilevante ma, agli occhi di Dio, tutto ciò che faceva, perfino ogni sua operazione per realizzare qualcosa, ogni lavoro eseguito dalle sue mani, erano tutti preziosi, meritevoli di ricordo e degni di emulazione da parte di questa umanità. Noè si attenne a ciò che Dio gli aveva affidato. Aveva una fede incrollabile nel fatto che ogni parola pronunciata da Dio fosse la verità; non aveva il minimo dubbio al riguardo. E, di conseguenza, l’arca fu portata a termine e poté accogliere ogni genere di creatura vivente” (“Terzo excursus – Come Noè e Abramo ascoltarono le parole di Dio e Gli obbedirono (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Riflettere sulle parole di Dio mi ha davvero commossa. Noè era obbediente e sollecito verso Dio. Quando Dio gli disse di costruire l’arca, Noè prese a cuore il Suo incarico e obbedì alle Sue richieste. All’inizio non sapeva come costruire l’arca, era un’impresa di estrema difficoltà. In ogni fase, Noè dovette sacrificarsi e soffrire, ma egli rimase fedele all’incarico di Dio. Per portarlo a termine, si sacrificò, si impegnò, e costruì l’arca chiodo dopo chiodo. Noè persistette per 120 anni e finalmente completò l’incarico di Dio. Sebbene avesse sofferto molto per costruire l’arca, senza godere di comodità materiali, aveva portato a termine l’incarico di Dio, Lo aveva soddisfatto e si era guadagnato la Sua approvazione. La vita di Noè fu ricca di significato! Rispetto a Noè, ho visto che io ero priva di umanità. Non avevo a cuore l’incarico di Dio, non ero leale. Ero pigra e subdola, bramavo solo le comodità della carne e non ero disposta a soffrire. Ero indegna dell’incarico di Dio. Ero veramente spregevole! Se avessi continuato così e non fossi cambiata, alla fine avrei perso il dovere affidatomi da Dio e l’avrei rimpianto per il resto della mia vita.

Da allora, ho organizzato il mio tempo, e ogni giorno mi munivo delle verità attinenti all’irrigazione dei nuovi arrivati. Un giorno, durante una riunione, i fratelli hanno sollevato un problema riguardante l’irrigazione e, poiché riguardava qualcosa che non sapevo, volevo aggirarlo. Ho pensato di lasciare che lo risolvessero da soli. Ma stavolta ero consapevole di voler svicolare e fuggire le mie responsabilità. Ho pensato all’atteggiamento serio e responsabile di Noè nei confronti del suo incarico, e poi ho intenzionalmente corretto il mio stato sbagliato. Ho ascoltato attentamente le loro condivisioni sulla verità per risolvere il problema, e al momento del riepilogo ho dato loro i miei consigli. Con mia sorpresa, li hanno giudicati molto utili. Nell’irrigare i nuovi arrivati con sorella Li, mi sono dedicata a occuparmi delle difficoltà pratiche dei neofiti, e, se insorgevano problemi che non riuscivo a risolvere, le chiedevo subito aiuto. Dopo un po’, ero in grado di irrigare i nuovi arrivati anche da sola. Anche se ho ancora molte lacune e difetti, sento che sto crescendo e migliorando, e mi sento più a mio agio. Tutta la comprensione e i benefici che ho ricavato li devo all’opera di Dio. Lode a Dio!

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