Cosa deriva dal compiacere sempre gli altri

19 Dicembre 2022

Gestisco il lavoro evangelico nella chiesa. Io e sorella Vanda operiamo insieme come capigruppo. All’inizio, vedevo che Vanda era proattiva nel suo dovere e che era abbastanza efficace nel suo lavoro. Pensavo che fosse una persona responsabile che portava fardelli. Ma, dopo un po’, ho notato che era sempre più passiva nel suo dovere. Raramente si accorgeva dei problemi nel lavoro, tanto meno li risolveva. In passato, quando riepilogavamo il nostro lavoro, lei veniva sempre da me per riassumere i problemi o le deviazioni nel lavoro, e per discutere i modi per risolverli. Questa volta, però, c’era solo silenzio. Di solito, nel nostro gruppo ci dividevamo la maggior parte del lavoro, e i problemi venivano riassunti in modo tempestivo. In questo modo, si potevano risolvere meglio i problemi e migliorare l’efficacia del lavoro. Adesso, invece, Vanda non metteva il cuore nei problemi del gruppo. Mi dicevo: “Non sta svolgendo i suoi doveri di capogruppo. Questo non è accettabile, devo condividere con lei al riguardo”. Ma poi ci ripensavo: “Il mio rapporto con Vanda di solito è abbastanza buono. Se le dico chiaramente che sta portando un fardello leggero nel suo dovere e non sta svolgendo un vero lavoro, la metterò in imbarazzo? Se dicendo questo turbassi la pace, come faremmo poi ad andare d’accordo? Lasciamo perdere. È meglio non rischiare. Non è il caso di agitarla”. A quel tempo, nella mia mente mi accusavo di continuo: “Vanda non è in uno stato cattivo ultimamente? Se continua così, la sua vita ne subirà le conseguenze e ciò si ripercuoterà sul suo lavoro. Non dovrei comunicare immediatamente con lei? Ma se le faccio notare direttamente che non ha alcun fardello, si sentirà limitata e penserà che sto controllando il suo lavoro? Forse dovrei semplicemente dirlo alla leader e lasciare che sia lei ad aiutare Vanda. Così non sarà necessario offenderla”. Però poi ho pensato: “Se lo dico alla leader e Vanda lo scopre, dirà che ho fatto la spia? No, è meglio non dire nulla”. Continuavo ad andare avanti e indietro in questo modo e non riuscivo a trovare una conclusione alla questione. Ero consapevole che il mio stato era sbagliato, e così ho pregato Dio, chiedendoGli che mi guidasse a cercare la verità e a risolvere i miei problemi.

Una volta, durante una riunione, ho visto che le parole di Dio dicono: “Quando rilevate un problema e non fate nulla per intercettarlo, non lo comunicate, non cercate di limitarlo e, a parte questo, non lo segnalate ai vostri superiori, facendo invece la parte della ‘persona accomodante’, questo è segno di slealtà? Coloro che sono accomodanti sono forse leali verso Dio? Neanche un po’. Una persona del genere non solo è sleale nei confronti di Dio: si comporta da complice, assistente e seguace di Satana. È sleale verso il proprio dovere e le proprie responsabilità, mentre è del tutto leale nei confronti di Satana. Qui sta l’essenza del problema. Quanto all’inadeguatezza professionale, è possibile imparare costantemente e accumulare esperienze mentre si compie il proprio dovere. Problemi del genere possono essere risolti facilmente. Il problema più difficile da risolvere è l’indole corrotta dell’uomo. Se non perseguite la verità o non eliminate la vostra indole corrotta, ma recitate sempre la parte della brava persona e non trattate né aiutate coloro che avete visto violare i principi, né li smascherate o li mettete a nudo, ma vi tirate sempre indietro, senza assumervi la responsabilità, allora un adempimento del dovere come il vostro non farà che compromettere e ritardare il lavoro della chiesa” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Il corretto adempimento del proprio dovere richiede un’armoniosa cooperazione”). “Il comportamento delle persone e il loro modo di trattare gli altri devono basarsi sulle parole di Dio; questo è il principio fondamentale per la condotta umana. Come possono le persone praticare la verità se non comprendono i principi della condotta umana? Praticare la verità non significa dire parole vuote e ripetere a memoria frasi fatte. A prescindere da ciò che le persone possano incontrare nella vita, purché implichi i principi della condotta umana, i punti di vista sugli eventi o il compimento del proprio dovere, si trovano di fronte a una scelta e devono cercare la verità, devono cercare una base e un principio nelle parole di Dio, e poi devono cercare un cammino di pratica; coloro che sono capaci di praticare in questo modo sono persone che perseguono la verità. Essere in grado di perseguire la verità in questo modo, indipendentemente dalle grandi difficoltà che si incontrano, significa percorrere il cammino di Pietro e il cammino della ricerca della verità. Per esempio: quale principio bisogna seguire quando si interagisce con gli altri? Il tuo punto di vista iniziale è che non dovresti offendere nessuno, bensì mantenere la pace ed evitare di far perdere la faccia a qualcuno affinché in futuro tutti possano andare d’accordo. Limitato da questo punto di vista, quando vedi qualcuno fare qualcosa di male, commettere un errore o compiere un atto che va contro i principi, preferisci tollerarlo piuttosto che farlo notare a quella persona. Limitato dal tuo punto di vista, diventi restio a offendere qualcuno. A prescindere dalla persona con cui ti relazioni, intralciato come sei dai pensieri della reputazione, delle emozioni, o dei sentimenti che sono cresciuti nel corso di molti anni di interazione, dirai sempre cose carine per rendere quella persona felice. Laddove ci siano cose che trovi insoddisfacenti, sei inoltre tollerante; ti limiti a sfogarti in privato, a lanciare qualche calunnia; ma, quando incontri di persona il diretto interessato, non agiti le acque e mantieni comunque un rapporto con lui. Cosa ne pensi di una simile condotta? Non è quella di un individuo accondiscendente? Non è alquanto subdola? Viola i principi di condotta. Non è dunque abietto agire in un modo simile? Coloro che agiscono così non sono brave persone, e nemmeno nobili. A prescindere da quanto hai sofferto e dal prezzo che hai pagato, se ti comporti senza principi, allora hai fallito e non troverai approvazione dinanzi a Dio, né sarai ricordato da Lui o Lo compiacerai” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Per svolgere bene il proprio dovere, bisogna almeno possedere coscienza e ragione”). Le parole di Dio mi hanno fatto riconoscere che avevo avuto l’idea sbagliata che i rapporti tra le persone dovessero essere sempre pacifici. Se avessi sempre sottolineato ed esposto i problemi degli altri, li avrei offesi e probabilmente avrei ferito sia il loro orgoglio sia il nostro rapporto, e quindi non sarebbe stato facile interagire. Confrontando questa visione con le parole di Dio, ho finalmente visto che non era in linea con la verità e che andava contro i principi dell’essere una persona. Le persone di questo tipo sono egoiste, meschine, sfuggenti e ingannevoli. Per mantenere buoni rapporti, non dicono nulla quando vedono che qualcuno ha un problema, e offrono solo parole di lusinga e di elogio. Non sono sincere nelle loro interazioni e non danno un vero aiuto, anzi, arrecano danno alle persone. Agli occhi di Dio, queste persone sono miserabili ed Egli non le approva. Proprio come io trattavo sorella Vanda… vedevo chiaramente che non portava alcun fardello nel suo dovere e non stava svolgendo un vero lavoro, ma non ho messo in pratica la verità, mettendola in guardia dai suoi problemi. Non ho nemmeno avuto il coraggio di segnalare i suoi problemi. Ho pensato solo a come preservare il mio rapporto con mia sorella. Pensavo che esporre i problemi di una persona potesse offenderla e ferire i suoi sentimenti. Anche se vedevo che aveva ripercussioni sul lavoro, non ero comunque disposta a rinnegare la carne e a praticare la verità. Mi stavo comportando come una persona ingannevole che compiace gli altri! Ho scoperto il problema di mia sorella, ma non l’ho smascherato. Anche se ho preservato il nostro rapporto, non ha portato alcun beneficio al suo ingresso nella vita, e ha influito anche sul lavoro evangelico della chiesa. Così facendo, danneggiavo davvero gli altri e il lavoro della chiesa.

Dopo di ciò, ho riflettuto su quali dovrebbero essere i principi per interagire con le persone. Ho visto che la parola di Dio dice: “Dovete concentrarvi sulla verità; soltanto allora potrete entrare nella vita, e solo quando sarete entrati nella vita potrete provvedere agli altri e guidarli. Se si scopre che le azioni di altri sono in contrasto con la verità, dobbiamo aiutarli con amore a ricercare la verità. Se altri sono in grado di mettere in pratica la verità e fanno le cose secondo dei principi, dovremmo cercare di imparare da loro ed emularli. Questo è amore reciproco. Ecco l’atmosfera che deve regnare nell’ambito della chiesa: tutti si concentrano sulla verità e si sforzano di conseguirla. Non importa quanto si sia vecchi o giovani, o se si sia credenti di lunga data o meno. Non importa nemmeno che si possieda levatura alta o scarsa. Queste cose non contano. Davanti alla verità, tutti sono uguali. Bisogna guardare chi parla in modo corretto e conforme alla verità, chi pensa agli interessi della casa di Dio, chi si assume il fardello più pesante nel lavoro della casa di Dio, chi comprende meglio la verità, chi condivide senso di giustizia e chi è disposto a pagare un prezzo. Tali persone devono essere sostenute e lodate da fratelli e sorelle. Nella chiesa deve regnare questa atmosfera di rettitudine che deriva dalla ricerca della verità; in tal modo, si possiederà l’opera dello Spirito Santo e Dio impartirà benedizioni e offrirà la Sua guida” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo chi svolge il proprio dovere con tutto il cuore, la mente e l’anima è una persona che ama Dio”). Nella chiesa regna la verità; i fratelli e le sorelle dovrebbero interagire secondo i principi della verità. I membri della chiesa dovrebbero mettere la verità come priorità quando interagiscono. Chiunque violi i principi deve essere messo al corrente, trattato e aiutato con amore in modo che possa sforzarsi in direzione della verità. Chi parla e agisce in accordo con la verità ed è retto e in grado di proteggere il lavoro della chiesa deve essere sostenuto e protetto. Solo se tutti si concentrano sulla ricerca e sulla pratica della verità, e se si lascia che la ricerca della verità prevalga nella chiesa, allora lo Spirito Santo può compiere la Sua opera. Quando ho capito queste cose, il mio cuore si è sollevato e ho avuto un percorso di pratica. Ho anche pensato che in realtà ogni vero credente in Dio vuole compiere bene il proprio dovere e ripagare il Suo amore. Ma nessuno può evitare di mostrare la sua corruzione e le sue numerose mancanze nel corso del proprio dovere. I fratelli e le sorelle devono aiutarsi e correggersi a vicenda. Mettere in luce ed esporre i problemi degli altri non è finalizzato a metterli in imbarazzo né ad attaccarli, ma ad aiutare le persone a rendersi conto dei loro problemi e a invertire il loro stato errato. Solo questo è il vero amore e l’espressione dell’amore reciproco. È mirato a proteggere il lavoro della chiesa. Al contrario, quando si vedono i problemi degli altri ma si tiene la bocca chiusa, portando avanti la filosofia di Satana per proteggere i propri interessi personali, questo è essere irresponsabili nei confronti dell’ingresso nella vita delle persone e del lavoro della chiesa. Vivere in questo modo è troppo egoista e meschino. Ho pensato alle mie interazioni con Vanda. Ho visto che c’erano problemi nel suo dovere, ma non le ho dato un vero aiuto perché mi preoccupavo solo di proteggere la mia immagine, e non ho pensato al suo ingresso nella vita, né al lavoro della chiesa. Ero veramente egoista, meschina e priva di umanità! A questo punto non facevo che rimproverarmi, disposta a mettere in pratica le parole di Dio e a trattare mia sorella secondo i principi della verità.

Più tardi, sono andata da Vanda e mi sono aperta con lei in comunione. Le ho raccontato tutti i problemi che avevo visto uno per uno. Si è davvero commossa dopo aver letto un passo delle parole di Dio, e mi ha detto che ultimamente il suo stato era davvero pessimo e che non aveva nulla da dire nemmeno durante le preghiere. Sono rimasta scioccata e ho dato la colpa a me stessa. Se glielo avessi fatto notare e l’avessi aiutata prima, forse avrebbe potuto invertire il suo stato errato e questo non avrebbe avuto conseguenze sul suo dovere. Ho visto come il mio non praticare la verità e l’agire come una persona che compiace gli altri solo per preservare il mio rapporto con mia sorella la stesse veramente danneggiando. Così ho pregato Dio e ho deciso che nelle mie future interazioni con le persone mi sarei concentrata sulla pratica della verità e che, se avessi scoperto un problema, l’avrei segnalato e avrei aiutato subito, piuttosto che compiacere le persone.

Da quel momento in poi, Vanda è stata più attiva nel suo dovere. Ma, dopo un po’, ho notato che il suo lavoro violava spesso i principi. Anche se qualcuno era di cattiva umanità e non era in linea con i principi della condivisione del Vangelo, lei continuava a condividere il Vangelo con quella persona, sprecando fatica. Ero confusa. Vanda diffondeva il Vangelo da tanto tempo. Avrebbe dovuto conoscere meglio ogni aspetto dei principi. Come poteva commettere errori così evidenti? Il suo stato non si era ancora ribaltato? Forse dovevo richiamarla. Poi, però, mi sono detta: “L’ho già aiutata in passato. Non è necessario che la corregga continuamente. È così spiacevole. Se la correggo sempre, penserà che sono una persona arrogante, che sto sempre a fare la pignola con i problemi degli altri o che chiedo troppo alle persone? Sarebbe negativo per la mia immagine. Dovrei lasciar perdere e basta”. In questo modo, ho visto che lo stato e la condizione di Vanda non erano ottimali durante il suo dovere, ma ho comunque chiuso un occhio e non l’ho fatto notare né l’ho aiutata. È passato un po’ di tempo, e Vanda è stata destituita perché per molto tempo era stata negligente e inefficace nei suoi doveri. Mi sentivo così in colpa. Avevo visto chiaramente che c’erano dei problemi nel dovere di mia sorella, ma non ho prestato attenzione. Ho chiuso un occhio e non ho fatto nulla per richiamarla o aiutarla. Ora che era stata destituita, non ero forse responsabile anch’io? Mi sentivo tormentata e disorientata. Perché ero sempre una persona che compiaceva le persone e incapace di praticare la verità? Qual era la radice di questo problema?

Riflettendo e cercando, ho visto che la parola di Dio dice: “C’è un principio nelle filosofie di vita che dice ‘Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia’. Significa che, per preservare un rapporto di amicizia, si deve tacere sui problemi dell’amico, anche se li si vede chiaramente, e attenersi al principio del non attaccare la dignità dell’altro e non esporre le sue carenze. Gli amici di questo tipo si ingannano a vicenda, si nascondono l’uno dall’altro, ordiscono trame l’uno alle spalle dell’altro; e anche se sanno con chiarezza cristallina che tipo di persona sia l’altro, non lo dicono apertamente, impiegando invece metodi astuti per preservare i loro rapporti di amicizia. Perché si vogliono preservare queste relazioni? Si tratta di non volersi fare dei nemici in questa società, all’interno del gruppo, cosa che significherebbe sottoporsi spesso a situazioni pericolose. Poiché non sapete in che modo qualcuno vi danneggerà dopo che avrete messo in luce i suoi difetti o l’avrete ferito, e poiché diventerebbe vostro nemico e voi non volete mettervi in una posizione del genere, vi attenete al principio delle filosofie di vita che recita: ‘Mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’. Alla luce di ciò, se due persone hanno un rapporto di questo tipo, si possono considerare veri amici? (No.) Non sono veri amici, tanto meno sono l’uno il confidente dell’altro. Allora, di che tipo di relazione si tratta esattamente? Non è una relazione sociale basilare? (Sì.) In queste relazioni sociali, le persone non possono esprimere i loro sentimenti, né avere scambi profondi, né dire qualcosa che piaccia loro, né dire ad alta voce ciò che hanno nel cuore, o i problemi che vedono nell’altro, o parole che possano giovare all’altro. Al contrario, scelgono parole piacevoli per non ferire l’altro. Non vogliono farsi dei nemici. L’obiettivo è evitare che le persone intorno a loro rappresentino una minaccia. Quando nessuno le minaccia, non vivono forse in relativa tranquillità e pace? Non è forse questo l’obiettivo delle persone che promuovono la frase ‘Mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’? (Sì.) È chiaro che si tratta di un modo di vivere astuto e ingannevole, con un certo livello di diffidenza, e il cui obiettivo è l’autoconservazione. Coloro che vivono in questo modo non hanno confidenti, non hanno amici intimi a cui poter dire qualsiasi cosa. Sono diffidenti l’uno verso l’altro, calcolatori e strategici, ognuno prende dalla relazione ciò che gli serve. Non è forse così? Alla radice, l’obiettivo del ‘Mai colpire gli altri sotto la cintola e mai rimproverarli per le loro manchevolezze’ è quello di evitare di offendere gli altri e di farsi dei nemici, quello di proteggersi evitando di ferire qualcuno. Si tratta di una tecnica e di un metodo adottati per evitare di essere feriti” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Cos’è la ricerca della verità (8)”). “La natura satanica dell’uomo contiene numerose filosofie. A volte, tu stesso non ne sei consapevole e non le capisci; nonostante questo, ogni momento della tua vita è basato su di esse. Inoltre, ritieni che tali filosofie siano piuttosto corrette e ragionevoli, e niente affatto errate. Ciò basta a dimostrare che le filosofie di Satana sono diventate la natura degli esseri umani, e che essi vivono in totale conformità con esse, pensando che si tratti di un buon modo di vivere e senza provare il minimo pentimento. Perciò rivelano costantemente la loro natura satanica e, in ogni aspetto, continuano a vivere secondo le filosofie di Satana. La natura di Satana è la vita dell’umanità, nonché la natura e l’essenza dell’umanità” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Come percorrere il cammino di Pietro”). Grazie alla rivelazione della parola di Dio, ho capito. Il motivo per cui non potevo fare a meno di compiacere le persone era perché ero stata corrotta troppo profondamente da Satana. Il mio cuore era pieno delle filosofie e delle leggi di Satana, come “Non colpire mai le persone sotto la cintura” e “Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia” eccetera. Queste cose erano diventate il codice in base al quale vivevo. Sotto il comando di queste filosofie sataniche, pensavo che non offendere le persone con le mie parole e le mie azioni, conservare buone relazioni e mantenere la pace fosse un modo saggio di vivere. Così, anche se vedevo che Vanda era negligente nel suo dovere e violava i principi, e che questo aveva già avuto ripercussioni sul lavoro, non ero disposta a smascherarla o a correggerla. Ho preferito lasciare che il lavoro evangelico soffrisse per mantenere le mie relazioni. Ero così strettamente vincolata dalle filosofie di Satana che non riuscivo a praticare la verità e non avevo un briciolo di coscienza o di ragione! Ho visto che la parola di Dio dice: “È chiaro che si tratta di un modo di vivere astuto e ingannevole, con un certo livello di diffidenza, e il cui obiettivo è l’autoconservazione”. Ero profondamente scossa. Le parole di Dio hanno colpito nel segno e hanno messo a nudo le mie basse intenzioni quando vivevo secondo le filosofie sataniche. Prima avevo pensato presuntuosamente che il motivo per cui non correggevo mia sorella era perché avevo paura che si sentisse limitata. Ma, in realtà, questa era solo una scusa per non praticare la verità. Avevo paura che, se l’avessi corretta troppo spesso, si sarebbe offesa e avrebbe pensato che ero una persona arrogante che ama cavillare e che non sa trattare le persone in modo equo. Per dare a mia sorella una buona impressione, ho chiuso un occhio di fronte ai suoi problemi, che la portavano a vivere costantemente nella sua corruzione e a non avere consapevolezza di sé. Non ero sincera nelle mie interazioni con gli altri, erano tutte simulazioni e trucchi. Ero stata così viscida e ingannevole! Ho ripensato a quando collaboravo con Vanda nei nostri doveri, a come non ho praticato la verità che avrei dovuto praticare e non ho adempiuto la responsabilità che avrei dovuto adempiere. Ora lei era stata destituita e io ero rimasta con un po’ di rammarico. Avevo sperimentato come vivere secondo le filosofie di Satana faccia veramente male agli altri e a se stessi; è una vita meschina e riprovevole. Non volevo più vivere secondo quelle filosofie. Volevo cercare la verità e compiere bene il mio dovere.

In seguito, ho visto che la parola di Dio dice: “Per essere un po’ più specifici: essere una persona sincera significa essere una persona semplice e aperta, che non si cela né si nasconde, che non mente e non parla ambiguamente, che è diretta, possiede senso di giustizia e parla sinceramente. Questa è la prima cosa da fare. […] Le persone ingannevoli sono quelle che Dio detesta di più. Se desideri liberarti dall’influsso di Satana ed essere salvato, devi accettare la verità. Devi iniziare con l’essere una persona sincera, dire cose vere e reali, non lasciarti condizionare dalle emozioni, liberarti dalle finzioni e dagli inganni e parlare e agire secondo principio. Questo è un vivere libero e felice e ti consente di vivere al cospetto di Dio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo mettendo in pratica la verità ci si può liberare dei vincoli di un’indole corrotta”). “Il Mio Regno necessita di persone oneste, non ipocrite o false. Nel mondo gli uomini sinceri e onesti non sono forse impopolari? Io sono l’esatto contrario. È accettabile che gli uomini onesti vengano a Me; questo genere di persone Mi allieta, oltre al fatto che ho bisogno di loro. È proprio questa la Mia giustizia” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 33”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire che a Dio piacciono le persone pure, rette e sincere, persone che sanno essere dirette e non ingannevoli nei loro discorsi e nelle loro azioni. Solo le persone sincere sono degne di entrare nel Regno di Dio. Questo è stato deciso dall’indole giusta di Dio. Pensate a come, nel mondo dei non credenti, ogni interazione è performativa. Davanti agli altri si pronunciano solo parole piacevoli e lusinghiere. Nemmeno una parola sincera. Di fronte a cose cattive che vanno contro la coscienza e l’etica, la maggior parte delle persone sceglie di proteggersi e pensa che la cosa migliore sia evitare di agitare le acque. Non osano dire nemmeno una parola che sia sincera. Sono particolarmente ipocriti e infidi, e non hanno integrità o spina dorsale. Ma quando interagivo con gli altri, anch’io applicavo queste filosofie sataniche. Quando vedevo un problema, non lo segnalavo e non aiutavo. Mi limitavo a proteggere le mie relazioni con gli altri. Vivere in questo modo è troppo viscido e ingannevole. Dio ne è disgustato e odia questa cosa. A questo punto, ho pensato a come Dio è santo e ha un’essenza affidabile. Dio incarnato interagisce con le persone in modo reale. Esprime la verità, emette giudizi e smaschera le persone ovunque e in ogni momento, in base all’indole corrotta che manifestano e alle loro nozioni su Dio. In particolare, le parole di giudizio e di smascheramento pronunciate da Dio parlano direttamente alla radice e all’essenza della nostra corruzione. Anche se le Sue parole sono severe e dure, sono tutte volte a farci conoscere noi stessi, a farci pentire e a farci cambiare. Le parole di Dio sono forti e inequivocabili. Sono tutte parole del cuore. Dio ha un cuore particolarmente sincero e affidabile nei confronti delle persone. Se Dio non ce lo segnalasse e non ce lo dicesse chiaramente, se non rivelasse la verità di quanto profondamente l’uomo sia stato corrotto da Satana, non saremmo mai consapevoli di noi stessi. Vivremmo invece nella nostra immaginazione, pensando di essere buoni. La nostra indole corrotta non cambierebbe mai e non otterremmo mai la salvezza. Dio spera che possiamo riconoscere la verità della nostra corruzione attraverso le Sue parole di giudizio e di smascheramento, e che possiamo pentirci di fronte a Dio, vivere secondo le Sue parole e cercare di essere una persona sincera. Questo è l’amore di Dio verso le persone. Dopo aver riflettuto su tutto ciò, ho provato un grande senso di incoraggiamento. Ho deciso di seguire le richieste di Dio e di essere una persona pura, retta e sincera.

Una volta la nostra leader, sorella Melinda, stava discutendo con noi del lavoro. Mi sono accorta che c’era una deviazione nel lavoro che aveva assegnato e volevo farglielo notare. Ma poi ho pensato: “Questa sorella è la leader. Se le faccio notare una svista o una deviazione nel suo dovere, si sentirà in imbarazzo? Se pensasse che sto cercando di renderle le cose difficili e poi cercasse di vendicarsi, cosa succederebbe? Non importa, non dovrei dire nulla. Tutti commettono errori”. A questo punto, ho capito che la mia mentalità da persona compiacente stava venendo di nuovo alla ribalta. Così ho pregato che Dio mi guidasse a mettere in pratica i principi della verità. In seguito, ho letto la parola di Dio che dice: “Se hai le motivazioni e il punto di vista di una ‘persona accomodante’, allora in tutte le questioni sarai incapace di praticare la verità e di attenerti ai principi, e fallirai e cadrai sempre. Se non apri gli occhi e non ricerchi mai la verità, allora sei un miscredente e non acquisirai mai la verità e la vita. Cosa dovresti fare, allora? Quando ti trovi di fronte a cose di questo tipo, devi rivolgerti a Dio in preghiera, implorando la salvezza e chiedendoGli di darti più fede e forza, così da consentirti di attenerti ai principi, fare ciò che dovresti fare, gestire le cose secondo principio, mantenere la tua posizione, tutelare gli interessi della casa di Dio e impedire che il lavoro della casa di Dio subisca alcun danno. Se riesci ad abbandonare l’interesse personale, la reputazione e il punto di vista di una ‘persona accomodante’, e se fai ciò che dovresti fare con un cuore onesto e indiviso, avrai sconfitto Satana e ottenuto questo aspetto della verità. Se vivi sempre secondo la filosofia di Satana, mantenendo le tue relazioni con gli altri senza mai praticare la verità, senza osare attenerti ai principi, sarai in grado di praticare la verità in altre questioni? Non avrai fede né forza. Se non sei mai in grado di ricercare o accettare la verità, una fede in Dio come questa ti permetterà forse di ottenere la verità? (No.) E, se non puoi ottenere la verità, puoi essere salvato? No. Se vivi sempre secondo la filosofia di Satana, completamente privo della realtà della verità, allora non potrai mai essere salvato. Dovrebbe esserti chiaro che ottenere la verità è una condizione necessaria per la salvezza. Come puoi allora ottenere la verità? Se saprai praticare la verità, se saprai vivere secondo la verità e la verità diventerà la base della tua vita, allora acquisirai la verità e avrai la vita, e quindi sarai tra coloro che verranno salvati” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho visto che se le persone vivono secondo le filosofie sataniche e sono sempre compiacenti, non otterranno mai la verità e alla fine non raggiungeranno mai la salvezza. Allo stesso tempo, ho capito che se si vuole risolvere il problema di essere compiacente, bisogna pregare molto e affidarsi a Dio, chiedere a Dio la forza, essere in grado di rinnegare la carne, rinunciare agli interessi personali e considerare il lavoro della chiesa. Praticando spesso in questo modo, si possono superare gradualmente i vincoli della propria indole corrotta. Se non si è sempre in grado di praticare la verità e non ci si dedica al proprio dovere, alla fine si verrà smascherati e scacciati. A questo pensiero, ho avuto il coraggio e la motivazione di praticare la verità. Non potevo continuare a essere una persona che compiace gli altri, senza coscienza e umanità. Pertanto, ho affrontato la questione con la mia leader. Dopo averglielo detto, ho provato un senso di grande sollievo. Più tardi, durante una riunione, la leader ha condiviso la sua riflessione e i suoi vantaggi dopo il confronto. Sentire l’esperienza e la comprensione di mia sorella mi ha molto commossa, e ho assaporato la dolcezza di praticare la verità! Questa esperienza ha aumentato la mia fede nella pratica della verità. Quando ho incontrato situazioni simili, dopo questa esperienza, anche se spesso continuavo a mostrare il punto di vista di una persona compiacente, il dolore e la lotta che provavo erano minori rispetto a prima. Riuscivo a negare me stessa e a praticare la verità consapevolmente. Praticando la verità in questo modo, il mio cuore si è sentito molto sollevato e in pace. Sono state le parole di Dio a ottenere questo effetto. Lode a Dio!

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