Perché ero sempre in competizione con gli altri?

08 November 2026

di Barbara, Laos

Nel giugno del 2023, sono stata eletta nel gruppo decisionale del distretto e sono stata incaricata del lavoro di irrigazione insieme a Jenny. Ogni volta che la supervisore aveva del lavoro da implementare, prima mi mandava un messaggio o mi chiamava, poi mi chiedeva di implementarlo nelle chiese. Sentivo che la supervisore mi teneva in grande considerazione e che probabilmente mi vedeva come una persona che valeva la pena coltivare, così ero molto felice e facevo il mio dovere con grande energia. Nell’aprile del 2024 è arrivata una nuova supervisore e ho notato che si concentrava sul coltivare Jenny. Di solito faceva presiedere a Jenny l’implementazione del lavoro e, dopo aver condiviso nelle riunioni, le chiedeva sempre se avesse qualcosa da aggiungere. A volte, anche i fratelli e le sorelle sostenevano molto i suggerimenti di Jenny. Mi sentivo molto turbata e pensavo: “Perché non fa presiedere a me l’implementazione del lavoro? Perché coltiva Jenny e non me? Io non sono inferiore a lei!” Volevo dimostrare che la mia levatura non era inferiore a quella di Jenny, così condividevo attivamente durante le riunioni. Tuttavia, poiché le mie intenzioni erano sbagliate, la mia condivisione risultava incoerente. Mi sentivo malissimo; volevo dimostrare alla supervisore di avere levatura, ma invece avevo finito per mettermi in imbarazzo e mi sentivo molto negativa. In seguito, accampavo delle scuse per non partecipare quando la supervisore ci chiedeva di implementare il lavoro. Sentivo che, ogni volta che c’era del lavoro da implementare, la supervisore si concentrava solo su Jenny, perciò, anche se ci fossi stata, non sarei stata valorizzata. Sebbene in seguito chiedessi alla mia collaboratrice quale lavoro la supervisore avesse implementato, questo faceva sì che parte del lavoro non potesse essere implementata in modo tempestivo, e io non condividevo prontamente per risolvere il problema di alcuni nuovi arrivati che non partecipavano alle riunioni. In quel periodo, sentivo di non ottenere molti risultati nel mio dovere, come se fossi un’aiutante non indispensabile. Non volevo nemmeno più restare lì a fare il mio dovere. Mi sono resa conto che stavo vivendo in uno stato di competitività e gelosia, perciò ho pregato: “Oh Dio, negli ultimi tempi ho vissuto in un’indole corrotta e in cuor mio provo un grande dolore. Non so come liberarmi. Ti prego, guidami a conoscere i miei problemi”.

In seguito, ho pensato a un passo delle parole di Dio che mi ha dato una certa comprensione dei miei problemi. Dio Onnipotente dice: “L’uomo non dovrebbe considerarsi assolutamente perfetto, molto distinto, molto nobile o molto diverso dagli altri; tutto ciò è provocato dalla sua indole arrogante e dalla sua ignoranza. Credersi sempre speciali: ciò è causato da un’indole arrogante. Non essere mai in grado di accettare i propri difetti e di affrontare i propri errori e fallimenti: ciò è causato da un’indole arrogante. Non permettere mai agli altri di essere superiori o migliori di sé: ciò è causato da un’indole arrogante. Non consentire mai ai punti di forza altrui di essere superiori o migliori dei propri: ciò è causato da un’indole arrogante. Non permettere mai agli altri di avere pensieri, suggerimenti e idee migliori dei propri e, quando si scopre che gli altri sono migliori di sé, diventare negativi, non desiderare di parlare, sentirsi angosciati e abbattuti, e diventare turbati: tutto ciò è causato da un’indole arrogante. Quest’ultima può renderti incapace di accettare le correzioni degli altri a causa del tuo essere protettivo verso l’orgoglio, di affrontare le tue manchevolezze e di accettare i tuoi fallimenti ed errori. Per di più, quando qualcuno è migliore di te, ciò può suscitare odio e invidia nel tuo cuore, e puoi sentirti limitato, addirittura non aver voglia di fare il tuo dovere e diventare superficiale nel farlo. Un’indole arrogante può causare in te la comparsa di questi comportamenti e pratiche” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “I principi che dovrebbero guidare la propria condotta”). Il mio stato era esattamente quello smascherato da Dio. La mia negatività e il mio desiderio di scappare non erano forse dovuti alla mia arroganza? Avevo sempre pensato di avere una buona levatura e di possedere capacità lavorative, di essere un talento raro nella casa di Dio che andava promosso e impiegato per incarichi importanti. Vedendo che la supervisore si concentrava sul coltivare Jenny invece di me, mi ero sentita davvero delusa e avevo perso la spinta a fare il mio dovere. Accampavo scuse per non partecipare alle riunioni per l’implementazione del lavoro e non volevo nemmeno restare lì a fare il mio dovere. In realtà, i risultati che avevo ottenuto nel mio dovere in passato erano dovuti unicamente alla guida di Dio; non avevo nulla di cui vantarmi. Eppure, trattavo queste cose come un mio capitale personale, pensando di essere migliore degli altri. Vedendo di non essere valorizzata, ero diventata insoddisfatta e avevo un atteggiamento di sfida. Ero davvero priva di ragione! Rendermene conto mi ha fatto sentire malissimo, così in cuor mio ho invocato silenziosamente Dio, chiedendoGli di guidarmi a guadagnare una maggiore comprensione dei miei problemi.

Durante una delle mie devozioni spirituali mattutine, ho letto un passo delle parole di Dio: “Qualsiasi dovere svolgano, gli anticristi cercano di ricoprire una posizione elevata, una posizione di primato. Non potrebbero mai accontentarsi del loro posto di semplici seguaci. E per cosa nutrono più fervore? Stare davanti agli altri e dare loro ordini, rimproverarli, far fare loro ciò che dicono. Non pensano mai a come svolgere correttamente il proprio dovere, e tanto meno, mentre lo svolgono, ricercano le verità principi per praticare la verità e soddisfare Dio. Al contrario, si arrovellano il cervello per trovare il modo di distinguersi, per far buona impressione sui leader e indurli a promuoverli, in modo da poter diventare essi stessi un leader o un lavoratore e guidare altre persone. Passano tutto il tempo a pensare a queste cose e a sperare. Gli anticristi non sono disposti a essere guidati da altri, né a essere semplici seguaci, e tanto meno a svolgere silenziosamente i loro doveri nell’anonimato. Qualunque dovere facciano, se non possono occupare il centro della scena, se non possono stare al di sopra degli altri e far loro da leader, si annoiano a fare il proprio dovere, diventano negativi e iniziano a battere la fiacca. Senza la lode o l’adorazione degli altri, provano ancor meno interesse, e ancor meno desiderio di fare i loro doveri. Se invece nel fare i loro doveri possono essere al centro dell’attenzione e avere l’ultima parola, ne traggono forza e sono disposti a sopportare qualsiasi avversità. Hanno sempre intenzioni personali quando svolgono i loro doveri, e desiderano sempre distinguersi, soddisfare la propria spinta competitiva e soddisfare i propri desideri e le proprie ambizioni. Nel fare i loro doveri, oltre a essere altamente competitivi, a competere in ogni ambito per distinguersi, per stare in vetta e superare gli altri, pensano anche a come mantenere il prestigio di cui godono al momento, la propria reputazione e la propria fama” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte settima”). Dio smaschera che gli anticristi tramano in ogni cosa per la propria fama e per il proprio prestigio, scervellandosi per capire come distinguersi sugli altri e guidarli, come essere promossi e impiegati per incarichi importanti, senza considerare affatto come fare bene il dovere di un essere creato. Ciò che stavo perseguendo non era diverso da quello che persegue un anticristo. Mi sono ricordata di quando credevo nel Signore nella chiesa. Ogni volta che vedevo i pastori e gli anziani predicare dal pulpito, circondati da molte persone che li guardavano con occhi adoranti, provavo molta invidia e dicevo segretamente a me stessa che dovevo andare in Thailandia a studiare teologia, in modo da poter un giorno predicare anch’io dal pulpito. In quel periodo, il mio entusiasmo era immenso. Dopo aver partecipato alle riunioni della chiesa per un anno, il pastore ha iniziato a coltivarmi, così ho partecipato alle riunioni ancora più attivamente, sperando di essere promossa e impiegata per incarichi importanti in futuro. Dopo aver accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni, ho perseguito con entusiasmo e, dopo appena sei mesi di fede in Lui, sono andata via di casa per fare il mio dovere a tempo pieno. Mentre facevo il mio dovere, mi concentravo molto su come fare in modo che i fratelli e le sorelle mi ammirassero. Facevo del mio meglio per completare qualsiasi lavoro mi assegnasse la supervisore e volevo che i miei fratelli e le mie sorelle vedessero che portavo un fardello e possedevo senso di responsabilità. Quando ricevevo le lodi dei miei fratelli e sorelle ed ero valorizzata dalla supervisore, ero piena di energia nel mio dovere e disposta a sopportare qualsiasi avversità; tuttavia, quando ho visto la nuova supervisore valorizzare Jenny, mi sono sentita turbata e gelosa e volevo costantemente dimostrare il mio valore. Quando non riuscivo a superarla, diventavo negativa, iniziavo a essere superficiale nel mio dovere, non volevo partecipare quando la supervisore implementava il lavoro e non seguivo i nuovi arrivati né risolvevo prontamente le loro difficoltà. Volevo solo scappare e non fare lì il mio dovere. Ho visto che non stavo facendo il mio dovere per soddisfare Dio, ma per fama, guadagno e prestigio personali, senza considerare affatto gli interessi della chiesa. Ero così egoista! In che modo questo significava fare il mio dovere? Stavo chiaramente facendo il male e mi stavo opponendo a Dio, percorrendo il cammino di un anticristo! Se avessi continuato a perseguire in questo modo, competendo con gli altri ogni giorno e volendo che tutti mettessero me al centro, mi ammirassero e mi lodassero, avrei percorso un cammino di opposizione a Dio e, alla fine, sarei stata rivelata ed eliminata da Lui, perdendo la mia possibilità di salvezza.

In seguito, mi sono aperta sul mio stato con la sorella Jessie, sperando che potesse aiutarmi a liberarmene. Lei mi ha ricordato: “Ti rendi conto che stai perseguendo il prestigio, ma non dovresti anche guardare a ciò che ti manca? Se ti senti sempre superiore agli altri, è difficile rinunciare a te stessa. Siamo davvero così bravi come immaginiamo? Negli ultimi tempi ho notato che ti tiri sempre indietro quando affronti delle difficoltà. Inizi il lavoro con grande determinazione, ma poi questa svanisce. È solo un entusiasmo momentaneo, non riesci a lavorare con i piedi per terra. Se avessimo una vera comprensione di questi nostri problemi, non ci sentiremmo sempre migliori degli altri”. Sentirla dire così mi ha fatta sentire malissimo, ma ciò di cui aveva parlato era proprio il mio problema. Sentivo che ero davvero priva di ragione. Anche se una come me venisse davvero promossa e coltivata, potrei forse fare bene il mio dovere?

Durante una riunione, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha commossa profondamente. Dio dice: “Alcune persone non hanno mai realmente accettato le parole di Dio nel profondo del loro cuore; non accettano nemmeno una singola parola di Dio. Quando la casa di Dio non le promuove o non le utilizza, si lamentano: ‘Come mai non piaccio a Dio? Perché la casa di Dio non mi promuove mai o non mi mette in una posizione importante? Comprendo alcune verità, ho aspirazioni e determinazione e sono disposto a spendermi per Dio! Sono istruito, possiedo forza e sono in grado di soffrire e di pagare un prezzo: allora perché la casa di Dio non mi dà un’opportunità? Trattarmi in questo modo è ingiusto! Gli altri hanno delle opportunità, quindi perché io no? Dio non è giusto!’ Allora perché non guardi se sei in linea con i principi della casa di Dio per promuovere e utilizzare le persone? Il tuo cuore è chiuso a Dio e sei oppositivo verso le parole che Egli pronuncia: hai recepito ciò che Dio dice? Hai mai cercato le Sue parole quando fai le cose? Non ascolti ciò che le parole di Dio dicono e non cerchi mai le intenzioni di Dio o le verità principi, quindi come potrebbe la casa di Dio utilizzarti? Anche se Dio predispone un ambiente per te e la casa di Dio ti dà la possibilità di essere promosso e utilizzato, in quale lavoro potresti essere competente? Di quale lavoro potresti farti carico? Se un individuo del genere venisse utilizzato per il lavoro della chiesa, seguirebbe certamente la propria volontà nel compiere sconsideratamente dei misfatti e causerebbe intralci e disturbi, cosa che potrebbe portare solo a una cosa: costui verrebbe eliminato” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (20)”). Leggere le parole di Dio mi ha trafitto il cuore. Dio dice che alcune persone non accettano mai la verità e hanno il cuore chiuso a Lui; non cercano mai le Sue intenzioni né le verità principi in nulla di ciò che fanno. Anche se a queste persone venisse data la possibilità di svolgere il lavoro della chiesa, non sarebbero in grado di farsene carico. Mi sono chiesta: “Sono forse una persona che persegue la verità? Sono forse una persona che accetta la verità? No!” Ero molto ostinata, facevo tutto assecondando i miei capricci. Quando i miei fratelli e le mie sorelle facevano cose che non erano di mio gradimento, non volevo parlare e sfogavo la mia frustrazione sul mio dovere. Trovavo anche difficile accettare che mi facessero notare i miei problemi. Nel mio dovere, ho sempre perseguito fama, guadagno e prestigio e, quando le mie ambizioni e i miei desideri non venivano soddisfatti, diventavo negativa, battevo la fiacca e ho persino pensato di rinunciare al mio dovere. Dio mi aveva già mostrato esaltazione e grazia eccezionali permettendo a una come me, priva di coscienza e ragionevolezza, di fare un dovere così importante nella chiesa. Eppure non ne facevo tesoro, né cercavo la verità per fare bene il mio dovere. Invece, ero sempre in competizione con gli altri. Non capivo proprio cosa andasse bene per me! Senza questa rivelazione, non avrei capito la mia vera misura. In seguito, quando vedevo Jenny presiedere le riunioni o implementare il lavoro, o sentivo i fratelli e le sorelle lodarla, riuscivo a trattare la cosa in modo corretto e non mi sentivo più turbata o oppressa come prima.

In seguito, ho saputo che la sorella Jean, la mia collaboratrice, era stata eletta supervisore. Il mio cuore ha perso un battito e ho pensato: “Di solito sono più attiva di lei nell’implementare il lavoro. Perché hanno eletto lei supervisore e non me?” Mi sono resa conto che stavo di nuovo competendo con gli altri, così ho pregato silenziosamente: “Oh Dio, Ti prego, mantienimi sottomessa. Che io sia promossa o meno, tutto questo dipende dalla Tua sovranità e dalle Tue disposizioni. Ti prego, guidami a concentrare il mio cuore sul mio dovere”. Dopo aver pregato, mi sono sentita molto più serena. Successivamente, quando ho collaborato di nuovo con Jean, ho visto che aveva molti punti di forza che a me mancavano. Riusciva a gestire il lavoro in modo indipendente e, a volte, quando i lavoratori del Vangelo incontravano dei problemi, andava proattivamente a cercarli per condividere con loro al fine di risolvere le questioni. Seguiva il lavoro in modo molto dettagliato e otteneva risultati nel suo dovere. Queste erano tutte cose che a me mancavano. Una mattina, durante le mie devozioni spirituali, ho letto un passo delle parole di Dio che mi è stato di grande aiuto. Dio Onnipotente dice: “In quanto membro dell’umanità creata, devi restare al posto che ti spetta e comportarti bene. Attieniti doverosamente a ciò che ti viene affidato dal Creatore. Non oltrepassare il limite e non fare cose al di là della tua capacità o che siano detestabili per Dio. Non perseguire l’essere una grande persona, un superuomo, un individuo grandioso, e non perseguire il diventare Dio. Questi sono tutti desideri che l’uomo non dovrebbe avere. Perseguire l’essere una grande persona o un superuomo è assurdo. Perseguire il diventare Dio è ancora più vergognoso; è disgustoso e spregevole. Ciò che è veramente prezioso, e ciò a cui gli esseri creati dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare un vero essere creato; questo è l’unico obiettivo che tutte le persone dovrebbero perseguire” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico I”). Dopo aver letto le parole di Dio, il mio cuore si è sentito più luminoso. Ho capito che Dio ci chiede di comportarci in modo corretto, compiendo il nostro dovere con i piedi per terra. Non ci chiede di cercare di essere superuomini o persone eccezionali. Ho riflettuto su come, da quando avevo iniziato a fare il mio dovere, non avessi mai meditato adeguatamente su come svolgerlo bene né su come perseguire l’essere un vero essere creato e attenermi alla mia giusta posizione. Invece, avevo ciecamente perseguito fama, guadagno e prestigio, pensando solo a come fare in modo che le supervisori mi apprezzassero e che i miei fratelli e le mie sorelle mi adorassero. Volevo distinguermi in ogni gruppo, la mia ambizione era troppo grande! Così, ho preso una determinazione: d’ora in poi, perseguirò seriamente la verità e compirò il mio dovere con i piedi per terra. Ho pensato a un inno delle parole di Dio, “Sono soltanto un piccolo essere creato”: “O Dio! Che io abbia o meno prestigio, ora conosco me stesso. Se la mia posizione è elevata è per Tua esaltazione, e se è bassa è per Tua preordinazione. Tutto è nelle Tue mani. Non ho alcuna scelta né alcuna lamentela. Hai preordinato che nascessi in questo Paese e in questo popolo, e tutto ciò che posso fare è essere del tutto sottomesso al Tuo dominio, perché tutto è ciò che hai preordinato” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Perché non vuoi essere un contrasto?”). L’ho ascoltato ripetutamente cantandolo. Ogni parola del testo mi parlava dritta al cuore. Sono un minuscolo essere creato, pieno di indole satanica corrotta. Il fatto di poter fare oggi il dovere di un essere creato nella chiesa è un onore speciale; è l’esaltazione e la grazia di Dio. Non importa quale dovere io faccia, sono disposta a sottomettermi. In seguito, non mi sono lasciata condizionare dall’elezione di Jean come supervisore e ho continuato a collaborare con i miei fratelli e le mie sorelle ogni giorno per svolgere il lavoro che andava fatto. Ringrazio Dio Onnipotente per avermi guidata a queste comprensioni e a questi guadagni, nonché per aver prodotto in me un certo cambiamento.

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