Chi tenta di compiacere tutti può ottenere l’approvazione di Dio?

12 Ottobre 2021

di Liu Yi, Cina

Prima di diventare una credente, ero sempre attenta a non offendere gli altri e andavo d’accordo con tutti. Quando uno era in difficoltà lo aiutavo sempre, perciò sentivo di avere umanità e di essere una brava persona. Solo grazie al giudizio e al castigo delle parole di Dio mi sono resa conto che proteggevo solo i miei rapporti con gli altri, senza alcun senso di giustizia. Non difendevo i princìpi della verità né badavo agli interessi della casa di Dio quando necessario. Ero egoista e falsa e volevo solo compiacere gli altri, il che ripugnava a Dio. Colma di rimorso e odio per me stessa, ho iniziato a concentrarmi sulla pratica della verità e poi a cambiare.

Quando ero addetta al nutrimento della Chiesa, lavoravo con sorella Li. In breve tempo ho notato che lei non si faceva carico di nulla nel lavoro e non era affatto meticolosa. Aiutava a malapena i fratelli a risolvere i loro problemi e a volte confondeva persino gli orari degli incontri. Volevo portare tutto ciò alla sua attenzione, ma poi mi sono detta che non era molto che svolgeva quel compito, perciò se avessi detto qualcosa mi avrebbe forse ritenuta troppo esigente e severa. Aveva un’ottima opinione di me: l’avrebbe cambiata se avessi nominato quelle cose? Ho deciso di condividere con lei in privato per risparmiarle un’umiliazione. Condividendo con lei, non ho comunicato la verità per risolvere i suoi problemi, l’ho invece consigliata con tatto: “Non sei stata molto produttiva di recente. Ci hai riflettuto sopra? Se ti trovi in una cattiva condizione e non te ne occupi, non solo svolgerai male i tuoi compiti ma potresti anche intralciare il tuo accesso alla vita”. In realtà, sapevo che era superficiale e negligente nel suo lavoro e che avrei dovuto condividere sulla verità per analizzare il problema, trattarla e smascherarla per farle comprendere le sue mancanze. Ma se ci andavo giù troppo pesante e lei non lo accettava, temevo di rovinare la nostra relazione e causare risentimento. Così, ho condiviso pacatamente.

In seguito ho visto sorella Li molto competitiva nel lavoro, cercava sempre di surclassare gli altri. Si deprimeva se non la ammiravano. Alcune volte ho condiviso con lei in privato e sembrava prenderla piuttosto bene, ma nulla è mai cambiato. Ho pensato di riferire il tutto ai leader, ma temevo che sarebbe stato come pugnalarla alle spalle. Saremmo andate d’accordo se l’avessi offesa? Ci conoscevamo da tantissimo tempo e poteva tornarmi utile. Era meglio aiutarla: avrei sempre avuto tempo di parlare con i leader se le cose non fossero cambiate.

L’efficienza di sorella Li ha continuato a diminuire e lei non era capace di risolvere i problemi degli altri fratelli. In un incontro, per risolvere i problemi dei nuovi fedeli ha comunicato in modo inadeguato. Insieme l’abbiamo risolta, ma quella condivisione errata si è ripetuta alla volta successiva. Non solo non ha risolto i problemi dei nuovi fedeli, ma li ha anche fuorviati. Mi sono sentita piuttosto in colpa quando l’ho scoperto e volevo fare rapporto su sorella Li perché aveva svolto il suo compito così male, ma appena l’ho vista non sono riuscita a proferire parola. Così ho sorvolato, dicendo che la sua condivisione con i fratelli non era stata appropriata. Sono rimasta sul vago e ci ho girato intorno, per timore si arrabbiasse o pensasse male di me per la mia eccessiva severità. Il risultato è stato che non ha capito nulla di se stessa. Non aveva una grande comprensione delle cose e non era molto adatta al lavoro del nutrimento, per questo secondo i princìpi avrebbe dovuto essere trasferita e io avrei dovuto fare rapporto ai leader al più presto. Ma ho cambiato idea per paura di offenderla e perché non volevo che dopo tanto lavoro insieme diventassimo nemiche anziché amiche. Alla fine non ho rispettato i princìpi della verità e ho posticipato la mia denuncia ai leader. Mi sono ritrovata in una condizione orribile, poiché non stavo praticando la verità, e non vedevo più i problemi nel mio lavoro. Mi sono abituata al modo di fare di sorella Li e a me stava bene mantenere un’armonia di superficie. Non pensavo a difendere il lavoro della casa di Dio, né ho riferito ai leader quanto stava davvero accadendo.

Un giorno, sorella Li ha scoperto di essere sorvegliata da alcuni informatori del Partito Comunista Cinese: se avesse continuato a lavorare per la Chiesa avrebbe potuto coinvolgere altri fratelli. La notizia mi ha fatto saltare il cuore in gola. Vista la gravità della cosa, finalmente ne ho discusso con i leader. La loro risposta scritta è stata durissima: “Sorella Li è negligente nel lavoro e ha una comprensione errata delle cose. È da un po’ che crea danni, eppure tu non ne hai mai fatto rapporto. Non hai fatto che cercare compromessi e seguire i princìpi di chi vuole compiacere tutti, intralciando e compromettendo il lavoro della casa di Dio. Devi davvero riflettere su te stessa e conoscerti”. C’era anche allegato un estratto dalla condivisione del Supremo: “Chi compiace gli altri non applica il discernimento. Conosce bene i princìpi della verità ma non vi si attiene. In tutto ciò che lede i suoi interessi personali, questi addirittura abbandona i princìpi della verità, pensando solo al proprio tornaconto. Quando una tale persona vede un malvagio comportarsi male, sa che tale comportamento danneggia il lavoro della casa di Dio e turba la vita della Chiesa, eppure non dice nulla, per paura di risultare offensiva. Non smaschera né denuncia i malvagi. Tali persone sono sprovviste di senso di giustizia e responsabilità. Non sono degne di svolgere alcun compito nella Chiesa: sono dei veri buoni a nulla. Chi compiace gli altri sembra onesto e tutti lo reputano una brava persona dotata di umanità, alcuni leader e collaboratori addirittura lo formano. È pura follia. Mai coltivare una persona di questo tipo, poiché non è in grado di concludere nulla. In sostanza, questi non ama la verità né la accoglie, tanto meno la mette in pratica. Ecco perché Dio odia tali persone più di tutte. Se non si pentono sinceramente, verranno eliminate” (Le disposizioni per attività). Venire potata e trattata così severamente dai leader è stato devastante, specie quando ho letto le parole “compiacere gli altri”. Non ho potuto trattenere le lacrime: come potevo essere una persona di quel tipo? Dio le detesta. Sono dei completi buoni a nulla e verranno eliminati. Ero completamente sconvolta e non sopportavo di riconoscermi come una persona accomodante, anche se in effetti mi ero comportata esattamente così. Piangendo, ho pregato Dio: “O Dio, non praticando la verità ho danneggiato il lavoro della casa di Dio. Ho compiuto il male, e i leader hanno fatto benissimo a trattarmi. Ma ancora non comprendo me stessa a pieno. Ti prego, illuminami e guidami a conoscermi”.

Dopo la preghiera, ho letto queste parole di Dio: “Alcuni si vantano sempre di possedere una buona umanità, affermando di non aver mai fatto nulla di male, di non avere derubato nessuno né desiderato la roba d’altri. Si spingono perfino ad avvantaggiare gli altri a proprio scapito quando vi è una disputa di interessi, preferendo subire perdite, e non dicono mai nulla di negativo su nessuno, per farsi considerare persone buone dagli altri. Però, nel compiere il loro dovere nella casa di Dio, sono scaltri e viscidi e tramano sempre per il proprio tornaconto. Non pensano mai agli interessi della casa di Dio, non considerano mai urgenti le cose che Dio considera urgenti né pensano come pensa Dio, e non riescono mai ad accantonare i propri interessi per compiere il proprio dovere. Non rinunciano mai ai propri interessi. Anche quando vedono persone malvagie commettere il male, non le smascherano; non hanno principi di alcun genere. Questo non è un esempio di buona umanità. Non prestare attenzione a ciò che dice una tale persona; devi vedere che cosa vive, che cosa rivela e qual è il suo atteggiamento quando compie il suo dovere, nonché qual è la sua condizione interna e che cosa ama. Se il suo amore per la fama e la fortuna supera la lealtà verso Dio, supera gli interessi di Dio o supera la considerazione che tale persona dimostra nei confronti di Dio, allora non è una persona dotata di umanità” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Molti ritengono che essere una brava persona sia, in realtà, facile e richieda semplicemente parlare di meno e fare di più, avere buon cuore e non nutrire intenzioni malvagie. Ritengono che ciò garantirà loro la possibilità di cavarsela bene ovunque vadano, che piaceranno agli altri e che basti questo per essere una persona di tal genere. Si spingono perfino a non volere ricercare la verità; sono soddisfatti di essere brave persone e basta. Pensano che la questione del ricercare la verità e servire Dio sia troppo complicata; richiede di capire molte verità, a loro parere, e chi è in grado di ottenere questo risultato? Vogliono soltanto percorrere un cammino più facile – essere brave persone e compiere il proprio dovere – e pensano che basti così. Questa posizione è sostenibile? Essere una brava persona è davvero tanto semplice? Nella società, troverete tante brave persone che parlano in maniera assai nobile e, sebbene esteriormente non sembrino aver commesso atti malvagi gravi, nel profondo sono ingannevoli e infide. In particolare, sono in grado di capire che aria tira e sono melliflue e socievoli nella loro eloquenza. A Mio parere, una simile ‘brava persona’ è falsa, ipocrita; sta soltanto fingendo di essere una brava persona. Tutti coloro che perseguono il giusto mezzo sono i più sinistri. Cercano di non offendere nessuno, di compiacere gli altri, si adeguano alle cose, e nessuno riesce a comprenderne la vera natura. Una persona così è un Satana vivente!” (“Solo mettendo in pratica la verità ci si può liberare dei vincoli di un’indole corrotta” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Tutto di queste parole ha colpito nel segno e mi ha persuasa completamente. Non avevo fatto che compiacere le persone e comportarmi da “brava ragazza”. Per proteggere il nostro rapporto, camminavo in punta di piedi nel lavoro con sorella Li. Quando l’ho vista eludere le responsabilità e compiere errori ripetuti, competere per la reputazione e il prestigio e intralciare il lavoro della casa di Dio, avrei dovuto comunicare con lei e farglielo notare subito. E invece, per paura di offlenderla, ho sempre chiuso un occhio. Non è stato un atto d’aiuto né di amore, l’ha solo danneggiata. Sapevo che la sua comprensione era inadeguata e che non era adatta a quel compito, ma non volevo ferire i suoi sentimenti o rendermi odiosa, così ho preso tempo prima di fare rapporto ai leader. Ho permesso a una persona negligente e dalla comprensione distorta di svolgere il lavoro di nutrimento e di ostacolare il lavoro della casa di Dio. Ero diventata una pedina di Satana e ho gravemente compromesso il lavoro della casa di Dio. Nella mia fede, apparentemente ho tralasciato famiglia e carriera, lavorando giorno e notte e facendo sacrifici, ma di fronte alle difficoltà ho solo badato ai miei interessi, senza salvaguardare affatto quelli della casa di Dio. Credevo in Dio, ma non ero in totale accordo con Lui. Come potevo definirmi una credente? Non ero degna di vivere al cospetto di Dio! Questo pensiero mi ha dilaniata, ed ero pentita di non essermi attenuta ai princìpi della verità, tralasciando gli interessi della casa di Dio.

In seguito ho letto queste parole di Dio: “Satana corrompe gli individui attraverso l’istruzione e l’influenza dei governi nazionali e dei personaggi grandi e famosi. Le loro parole diaboliche sono diventate la vita e la natura dell’uomo. ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’ è un celebre detto satanico che è stato instillato nella gente ed è diventato la vita delle persone. Esistono altri detti analoghi ispirati a filosofie di vita. Satana usa la ricca cultura tradizionale di ciascuna nazione per istruire la gente, facendo sì che il genere umano sprofondi in un abisso sconfinato di distruzione e ne sia divorato, e alla fine le persone vengono distrutte da Dio perché Gli oppongono resistenza e servono Satana. Immagina di rivolgere la seguente domanda a una persona che, per decenni, ha preso parte attiva nella società: ‘Considerato che hai vissuto nel mondo per così tanto tempo e che hai ottenuto grandi risultati; quali sono i principali motti celebri che orientano la tua vita?’ Potrebbe risponderti: ‘Il più importante è “I funzionari non rendono le cose difficili a chi reca doni; l’adulazione è sempre meglio del rimprovero”’. Queste parole non sono forse rappresentative della natura di questa persona? Servirsi di qualsiasi mezzo senza scrupoli pur di ottenere una posizione è diventata la sua natura, e fare il funzionario è ciò che lo tiene in vita. Ci sono ancora molti veleni satanici nella vita delle persone, nella loro condotta e nel loro comportamento; la verità è quasi del tutto assente in loro. Per esempio, le loro filosofie di vita, i loro modi di fare le cose e le loro massime sono tutti pervasi dei veleni del gran dragone rosso, e procedono tutti da Satana. Pertanto, tutte le cose che scorrono nel sangue e nelle ossa della gente sono sataniche. Tutti quei funzionari, quelli che detengono il potere e si sono affermati nel mondo, hanno le loro vie e i loro segreti per conseguire il successo. Tali segreti non sono forse perfettamente rappresentativi della loro natura? Hanno compiuto cose talmente straordinarie in questo mondo e nessuno riesce a scorgere quali stratagemmi e intrighi abbiano alle spalle. Ciò dimostra quanto insidiosa e avvelenata sia la loro natura. L’umanità è stata profondamente corrotta da Satana. Il veleno di Satana scorre nel sangue di ogni persona ed è evidente che la natura umana è corrotta, malvagia e reazionaria, pervasa di filosofie sataniche e in esse immersa: in tutto e per tutto, si tratta di una natura che tradisce Dio. È per questo che le persone oppongono resistenza a Dio e Lo contrastano” (“Come conoscere la natura umana” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno dimostrato che, nel compiacere gli altri, ero stata raggirata e controllata dalle filosofie di Satana, come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” “Un amico in più significa un sentiero in più”, “Un volto noto porta vantaggio”, “Anche se vedi l’errore, è meglio dire poco”, “Mai schiaffeggiare gli altri o rimproverarli per le loro manchevolezze”, Queste filosofie sataniche erano profondamente radicate in me e vivevo seguendole. Diventavo sempre più egoista e subdola. Prima di ottenere la fede in Dio, non facevo mai nulla che contrariasse gli altri. Negli affari dicevo tutto ciò che volevano sentirsi dire, convinta che attenermi a quelle filosofie sataniche fosse un modo intelligente di vivere, che comportarmi così dimostrasse la mia abilità, e addirittura me ne vantavo. Poi, da credente, non ho messo in pratica la verità e ho continuato a vivere secondo quei veleni satanici. Sorella Li dimostrava corruzione nel suo dovere, ma non gliel’ho fatto notare. Non ho osato mettere a nudo o analizzare la sua corruzione, limitandomi a qualche accenno temendo che la verità avrebbe compromesso il nostro rapporto. Quando l’ho vista intralciare il lavoro della casa di Dio, non ho fatto rapporto ai leader, convinta che avrebbe significato fare la spia e pugnalarla alle spalle. Che idea assurda! Riferire un problema è difendere il lavoro della casa di Dio: è corretto, appropriato e giusto. Facendolo avrei anche permesso alla Chiesa di assegnare sorella Li a un compito adeguato alla sua levatura e statura. Questo sarebbe stato vantaggioso sia per lei che per la Chiesa, e invece lo reputavo sbagliato. Mi sono resa conto del danno che questi veleni satanici arrecano. Mi avevano ingannata e corrotta al punto da stravolgere la mia prospettiva sulle cose, non sapevo più distinguere giusto e sbagliato. Ero egoista e indegna, interessata solo al mio tornaconto. Agivo senza princìpi e non prendevo posizione. Priva di senso di giustizia, non vivevo affatto la sembianza di un vero essere umano. Capire ciò ha suscitato in me disgusto e ribrezzo per quelle filosofie sataniche e per le mie idee sul compiacere gli altri. Odiavo il mio comportamento e desideravo non si ripetesse mai più, dal profondo del cuore. Non volevo più che Satana mi nuocesse né trattasse da stupida. Ho anche percepito quanto sia prezioso praticare la verità, così ho subito iniziato a ricercarla per risolvere il mio problema e smettere di compiacere gli altri.

Nella ricerca, ho letto queste parole di Dio: “Deve esserci un criterio per avere una buona umanità. Non comporta il fatto di intraprendere la via della moderazione, non aderire ai principi, sforzarsi di non offendere nessuno, cercare di ingraziarsi tutti, essere melliflui e untuosi con chiunque si incontri, e far sì che ognuno si senta a proprio agio. Non è questo il criterio. Allora qual è il criterio? Comporta il fatto di affrontare Dio, le persone e gli eventi con cuore sincero, essere in grado di assumersi responsabilità e fare tutto questo in una maniera che gli altri possano facilmente vedere e percepire. Inoltre Dio esamina il cuore degli esseri umani e li conosce uno per uno” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Chi per natura dice sempre di sì è veramente una persona buona? Che genere di persona è veramente buona e possiede la verità agli occhi di Dio? In primo luogo, deve comprendere la volontà di Dio e capire la verità. In secondo luogo, deve essere in grado di mettere in pratica la verità, fondandosi sulla propria comprensione della verità. […] Ossia, nel momento in cui scopre di avere un problema, tale persona è in grado di presentarsi dinanzi a Dio per risolverlo ed è in grado di mantenere un rapporto normale con Lui. Una tale persona potrà essere debole e corrotta, nonché ribelle, e potrà rivelare un’indole corrotta di ogni genere, fatta di arroganza, ipocrisia, disonestà e falsità. Però, quando ha riflettuto su di sé ed è divenuta consapevole di queste cose, sa risolverle tempestivamente e compiere una svolta. Questa è una persona che ama la verità e la mette in pratica; una tale persona, agli occhi di Dio, è una persona buona” (“Solo svolgendo bene il proprio dovere con tutto il cuore, la mente e l’anima, si avranno sembianze umane” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Poi ho ripensato a un altro passo delle parole di Dio Onnipotente: “Nella Chiesa, rimanete saldi nella testimonianza che Mi rendete, difendete la verità: quel che giusto è giusto, e quel che è sbagliato è sbagliato. Non confondete il bianco con il nero. Entrerete in guerra con Satana e dovrete sconfiggerlo definitivamente affinché non si rialzi mai più. Dovete dare tutto ciò che possedete per proteggere la Mia testimonianza. Questo sarà l’obiettivo delle vostre azioni, non dimenticatelo” (Capitolo 41 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Grazie alle parole di Dio ho compreso che una brava persona non è chi resta in perfetta armonia con gli altri e parla senza offendere. Al contrario, una brava persona è retta e onesta, sa distinguere l’amore dall’odio e sa mettere gli interessi della casa di Dio prima dei propri tutte le volte che è necessario. Difende i princìpi della verità, non ha paura di offendere e protegge gli interessi della casa di Dio. Solo una persona di questo tipo ha senso di giustizia e può guadagnarsi l’approvazione di Dio. Una volta comprese le richieste di Dio, ho pregato e ho deciso che, da quel momento in poi, avrei praticato la verità e protetto gli interessi della casa di Dio; sarei diventata una persona nuova.

In seguito i leader hanno esaminato la questione e confermato che sorella Li andava rimossa, e mi hanno chiesto di comunicare con lei. Mi sono detta: “Perché io? Se scopre che sono stata io a fare rapporto su di lei ai leader e che questo è il motivo della sua rimozione, ce l’avrà di certo con me e il nostro rapporto si incrinerà”. Pensando ciò, ho ricordato il danno che avevo causato al lavoro della casa di Dio non praticando la verità e ho capito che dovevo smetterla di compiacere gli altri. Essere chiamata a condividere con sorella Li era una prova di Dio per sondare se sapessi praticare la verità e gestire i problemi in linea con i princìpi. Lungo il tragitto per raggiungerla, ho continuato a pregare Dio in cerca di guida. Sapevo anche che, se non avessi comunicato chiaramente con sorella Li e lei non avesse compreso le sue mancanze, non l’avrei aiutata affatto, anzi l’avrei danneggiata. Questo pensiero mi ha persuasa a non voler più compiacere gli altri. E così ho condiviso con sorella Li e sviscerato la natura e le conseguenze della sua negligenza nel lavoro, evidenziando ogni suo comportamento nocivo per il lavoro della casa di Dio. Alle mie parole, lei era bendisposta a sottomettersi e riflettere su se stessa. Praticare la verità mi ha decisamente rincuorata e rasserenata.

In seguito Dio mi ha di nuovo messa alla prova. Dopo aver frequentato una giovane sorella per un po’, mi sono resa conto che aveva un’indole arrogante e non accettava di buon grado i consigli delle altre sorelle, cosa che risultava limitante per alcune. Io e sorella Liu, una mia collaboratrice, siamo andate a comunicare con lei e abbiamo messo a nudo il suo modo di agire, ma lei l’ha rifiutato. Si è addirittura difesa, mettendo il muso. La cosa mi ha un po’ frenata, ho pensato che dovesse avere una pessima opinione di me. Come avrei potuto guardarla in faccia ora? Poi ce ne siamo andate per un altro impegno. Sulla via del ritorno pensavo a quanto quella giovane sorella fosse ostinata e non riuscisse ad accettare la verità. Senza un’adeguata condivisione, il nostro rapporto si sarebbe certamente logorato. La volta dopo avrei mandato la mia collaboratrice a comunicare con lei. L’ho rivista un paio di giorni dopo ed è stata molto cordiale nei miei confronti. Ho capito che la nostra prima condivisione non aveva risolto nulla e che bisognava ripeterla: se avesse ancora rifiutato di accettare la verità, bisognava trattarla. Ma, quando mi ha fatta accomodare e ha chiesto della mia salute, la mia bocca si è come sigillata. Volevo comunicare qualcosa, ma non riuscivo a spiccicare parola. Mi sembrava che, se avessi condiviso apertamente, avrei solo rovinato il nostro rapporto, rovinando quell’atmosfera. Se lei si fosse comportata come in precedenza, rifiutando la verità, mi sarei ritrovata in profondo imbarazzo. Magari avrei potuto soppesare le parole con saggezza ed evitare la mano pesante. Ecco, stavo di nuovo tentando di compiacere le persone e proteggere i miei rapporti con loro. Subito ho pregato Dio e Gli ho chiesto di darmi forza. Poi ho rammentato questo passo delle parole di Dio Onnipotente: “La tua indole satanica e corrotta ti controlla; non sei neppure padrone della tua stessa bocca. Anche se vuoi dar voce a parole sincere, non ne sei capace e hai timore di dirle. Non sei in grado di realizzare nemmeno un decimillesimo di ciò che dovresti fare, delle cose che dovresti dire e delle responsabilità che ti dovresti assumere; la tua indole satanica e corrotta ti lega mani e piedi. Non hai affatto padronanza di te stesso. La tua indole satanica e corrotta ti dice come parlare, e così tu parli in quel modo; ti dice che cosa fare, e tu lo fai. […] Non ricerchi la verità, tanto meno la pratichi. Ti limiti a continuare a pregare, rafforzando la tua determinazione, prendendo decisioni e pronunciando giuramenti. E che cosa è emerso da tutto questo? Sei ancora una persona servile: ‘Non voglio provocare nessuno, non voglio offendere nessuno. Se una questione non mi riguarda, me ne tengo lontano; non intendo dire niente su cose che non hanno nulla a che vedere con me, senza alcuna eccezione. Se qualcosa danneggia i miei interessi, il mio orgoglio o la considerazione che ho di me, comunque non vi presto attenzione e uso la massima cautela; non devo agire sconsideratamente. Il chiodo più sporgente viene battuto per primo, e io non sono così stupido!’ Sei totalmente sotto il dominio della tua indole corrotta, che ti rende malvagio, subdolo e duro e ti induce a detestare la verità. Ti sta portando allo sfinimento ed è diventato per te ancor più difficile da reggere del cerchio d’oro che cingeva il capo del Re Scimmia. Vivere sotto il dominio di un’indole corrotta è davvero spossante e straziante! Rispondete a questo: se non perseguite la verità, è facile liberarvi dalla vostra corruzione? È un problema che può essere risolto? Io vi dico che, se non perseguite la verità e possedete una fede confusa, non importa per quanti anni ascoltiate sermoni, sarà comunque inutile; e, se persistete su questa strada fino alla fine, allora, nel migliore dei casi, sarete una frode religiosa e farisei, tale sarà la conclusione ultima. Se siete ancora peggiori di così, ebbene potrebbe verificarsi una circostanza in cui cadrete in tentazione, e disattenderete il vostro dovere e tradirete Dio. Sarai caduto. Ti troverai sempre sull’orlo di un precipizio! In questo preciso momento, nulla è più importante che perseguire la verità. Perseguire qualsiasi altra cosa è inutile” (“Soltanto chi mette in pratica la verità è timorato di Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio hanno messo a nudo la verità: volevo solo compiacere gli altri. Di fronte a una giovane sorella testarda e per nulla disposta ad accettare la verità, non volevo attizzare il fuoco per non rimanere scottata, perciò ci giravo intorno. Per proteggere il nostro rapporto avrei persino mandato qualcun altro a condividere con lei. Non ero affatto cambiata! Ho pensato a quanto danno avevo già arrecato al lavoro della casa di Dio non praticando la verità. Avevo perso l’occasione di praticare la verità in passato, stavolta non volevo rimpiangerlo di nuovo. In men che non si dica ho trovato la forza: era fondamentale praticare la verità, arrivando fino in fondo. Ho raccolto il coraggio e comunicato con quella sorella, mettendo a nudo le sue azioni e la loro natura. Lei mi ha ascoltato e l’ha accettato, desiderosa di pentirsi. Il mio cuore si è colmato di gioia. Finalmente avevo saputo praticare un po’ di verità, il mio animo era lieto e sereno. Quello era un modo corretto di vivere, sentivo di avere una parvenza umana.

Ripensando a tutte le piccole cose attraverso cui Dio ha operato in me, comprendo che il giudizio e il castigo di Dio erano tutto ciò che mi serviva per cambiare la mia indole corrotta. Se Egli non avesse predisposto tutte quelle circostanze per mettermi a nudo, senza il giudizio e le rivelazioni delle Sue parole, non avrei mai saputo chi ero veramente. Non avrei conosciuto la patetica verità della mia vita pregna di veleni satanici. Ho apprezzato la concretezza della salvezza e della trasformazione dell’umanità da parte di Dio, e quanto duro sia conquistarle! Se oggi so praticare un po’ di verità e vivere un po’ di umana sembianza è solo grazie al giudizio e al castigo di Dio. Sono così grata a Dio per avermi salvata!

Il Signore promise: “Ecco, Io vengo tosto”. Desiderate accogliere il ritorno del Signore il prima possibile?

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