Capire cosa significa essere una brava persona

19 Dicembre 2022

Fin da piccola, i miei genitori mi hanno insegnato a essere equa, ragionevole, gentile con gli altri, a capire le difficoltà altrui e a non spaccare il capello in quattro. Dicevano che era questo che faceva di una persona una brava persona e che avrebbe riscosso il rispetto e la stima degli altri. Anch’io pensavo che fosse un buon modo di essere, e mi ripetevo spesso che dovevo essere compassionevole e gentile. Non entravo mai in conflitto con la mia famiglia e con gli abitanti del villaggio, e mi preoccupavo molto di come gli altri mi vedevano. I miei compaesani mi lodavano spesso, dicendo che avevo una buona umanità ed ero comprensiva, e che non battibeccavo con nessuno anche quando mi offendevano. Questo tipo di elogi mi rendeva molto felice. Pensavo che, come persona, avrei dovuto essere amichevole in questo modo, e comprensiva anche quando qualcuno era in torto. Ero certa che quello fosse lo standard per essere una brava persona. Ho continuato a comportarmi così anche dopo essere diventata credente.

Poi, nel novembre del 2021, sono stata eletta diacono della chiesa e ho iniziato a diffondere il Vangelo con alcuni altri fratelli e sorelle. Uno di loro, fratello Kevin, veniva dal mio stesso villaggio. Aveva levatura e i suoi ragionamenti erano davvero chiari nella sua comunione mentre condivideva il Vangelo. Sapeva usare esempi per spiegare le cose, per aiutare coloro che indagavano sulla vera via a capire. Però ho scoperto che era in un certo senso arrogante e non amava accettare i suggerimenti degli altri. Inoltre, molto spesso non seguiva i principi nel suo dovere e non esaltava Dio, non Gli rendeva testimonianza nel suo lavoro evangelico, piuttosto parlava a lungo di quante persone aveva convertito. Tutti i fratelli e le sorelle amavano ascoltarlo predicare e lo adulavano per davvero. Una volta qualcuno che stava cercando la vera via lo ha lodato perché aveva buona levatura e predicava bene. Avevo notato che si esaltava e si metteva parecchio in mostra, e che nella sua condivisione del Vangelo non si concentrava sul testimoniare l’opera di Dio degli ultimi giorni o sul risolvere le nozioni religiose delle persone. Volevo parlarne con fratello Kevin ma, dopo averci pensato un po’, ho deciso di aspettare ancora un momento. Volevo che fratello Kevin sapesse che ero una persona gentile e ragionevole che non richiamava l’attenzione su ogni piccolo problema che vedeva. Pensavo che avrei dovuto incoraggiarlo e aiutarlo di più. In seguito, la leader inviava spesso al nostro gruppo dei principi rilevanti per la condivisione del Vangelo e io, indirettamente, ho fatto un po’ di comunione su cose che riguardavano il comportamento di fratello Kevin. Speravo che, grazie a quella comunione, sarebbe riuscito ad avere coscienza dei suoi problemi. Volevo di nuovo portare alla luce i suoi problemi, ma poi ho pensato che, poiché era una persona piuttosto arrogante, magari non avrebbe accettato il mio consiglio. Temevo che mi reputasse irragionevole e scortese, e che si facesse una cattiva impressione di me. Un punto morto nel nostro rapporto e una nostra incapacità di collaborare avrebbe rovinato la mia immagine di brava persona. A quel pensiero, ho tenuto la bocca chiusa. Mi sentivo un po’ triste in quel momento, così mi sono rivolta a Dio in preghiera, per chiederGli la forza di praticare la verità. Dopo di che, insieme a fratello Kevin e alcuni altri fratelli e sorelle, siamo andati a condividere il Vangelo in un villaggio. Ho notato che fratello Kevin si metteva ancora in mostra nella sua comunione, parlando di come non gli importasse del denaro e di come lavorasse duramente per Dio, ma non era concentrato sul condividere sulla verità. Tornando a casa, ho trovato il coraggio e gli ho detto: “Nella tua predicazione e testimonianza, non sei entrato nei principi. Devi concentrarti sulla comunione della verità con i potenziali destinatari del Vangelo, sul portarli davanti a Dio…” Prima che potessi finire, ha ribattuto: “Non c’è niente di sbagliato nella mia comunione. Tu pensi troppo”. Avevo paura di ferire il suo orgoglio, se avessi proseguito, e di danneggiare il nostro rapporto. Temevo, inoltre, che mi vedesse male e che questo avrebbe rovinato la mia immagine positiva, quindi non ho detto altro. Ho pensato che fosse sufficiente e che avrebbe potuto rendersene conto gradualmente da solo. In seguito, ho scoperto che, nonostante ci dessimo molto da fare, non stavamo ottenendo buoni risultati nell’evangelizzazione. Alcune persone in quel villaggio erano interessate, ma non capivano ancora le cose dopo aver ascoltato alcune volte la comunione di fratello Kevin. Inoltre, erano influenzate dalle voci, avevano nozioni e non volevano più approfondire. Alcune persone ammiravano davvero fratello Kevin e volevano ascoltare solo la sua comunione, non volevano ascoltare la comunione di nessun altro. La situazione mi metteva davvero a disagio e mi sentivo parecchio in colpa. Quelle questioni avevano molto a che fare con fratello Kevin. Se avessi segnalato prima i suoi problemi, avrebbe potuto rendersene conto e cambiare, così il nostro lavoro evangelico non sarebbe stato compromesso. Ma dopo, quando volevo davvero parlarne, ho di nuovo temuto che avrebbe danneggiato il nostro rapporto, ed ero molto combattuta. Ho pensato che potevo parlare con la leader e far sì che condividesse con lui, per non intaccare la nostra collaborazione nel dovere e continuare ad andare d’accordo. Pertanto, ho parlato con la leader di ciò che stava accadendo con fratello Kevin. Lei ha trovato alcune parole di Dio pertinenti e ci ha fatto entrare in esse insieme, e sembrava che fratello Kevin fosse in parte cambiato. Perciò, ho lasciato perdere.

Una volta, ho parlato della questione con un’altra sorella la quale mi ha fatto notare che ero sempre attenta a proteggere i miei rapporti con gli altri, e che era un segno di compiacenza verso le persone. All’inizio, però, non la vedevo così. Non credevo affatto di essere una persona che compiace gli altri, perché si tratta di persone astute, e io non avevo mai fatto nulla di astuto, quindi come potevo essere una di loro? In quel momento, non volevo accettare il suo parere, ma sapevo anche che c’era una lezione da imparare in quello che aveva detto. Ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a conoscere me stessa. In seguito, ho letto queste parole di Dio: “Il comportamento delle persone e il loro modo di trattare gli altri devono basarsi sulle parole di Dio; questo è il principio fondamentale per la condotta umana. Come possono le persone praticare la verità se non comprendono i principi della condotta umana? Praticare la verità non significa dire parole vuote e ripetere a memoria frasi fatte. A prescindere da ciò che le persone possano incontrare nella vita, purché implichi i principi della condotta umana, i punti di vista sugli eventi o il compimento del proprio dovere, si trovano di fronte a una scelta e devono cercare la verità, devono cercare una base e un principio nelle parole di Dio, e poi devono cercare un cammino di pratica; coloro che sono capaci di praticare in questo modo sono persone che perseguono la verità. Essere in grado di perseguire la verità in questo modo, indipendentemente dalle grandi difficoltà che si incontrano, significa percorrere il cammino di Pietro e il cammino della ricerca della verità. Per esempio: quale principio bisogna seguire quando si interagisce con gli altri? Il tuo punto di vista iniziale è che non dovresti offendere nessuno, bensì mantenere la pace ed evitare di far perdere la faccia a qualcuno affinché in futuro tutti possano andare d’accordo. Limitato da questo punto di vista, quando vedi qualcuno fare qualcosa di male, commettere un errore o compiere un atto che va contro i principi, preferisci tollerarlo piuttosto che farlo notare a quella persona. Limitato dal tuo punto di vista, diventi restio a offendere qualcuno. A prescindere dalla persona con cui ti relazioni, intralciato come sei dai pensieri della reputazione, delle emozioni, o dei sentimenti che sono cresciuti nel corso di molti anni di interazione, dirai sempre cose carine per rendere quella persona felice. Laddove ci siano cose che trovi insoddisfacenti, sei inoltre tollerante; ti limiti a sfogarti in privato, a lanciare qualche calunnia; ma, quando incontri di persona il diretto interessato, non agiti le acque e mantieni comunque un rapporto con lui. Cosa ne pensi di una simile condotta? Non è quella di un individuo accondiscendente? Non è alquanto subdola? Viola i principi di condotta. Non è dunque abietto agire in un modo simile? Coloro che agiscono così non sono brave persone, e nemmeno nobili. A prescindere da quanto hai sofferto e dal prezzo che hai pagato, se ti comporti senza principi, allora hai fallito e non troverai approvazione dinanzi a Dio, né sarai ricordato da Lui o Lo compiacerai” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Per svolgere bene il proprio dovere, bisogna almeno possedere coscienza e ragione”). Ho riflettuto su me stessa alla luce delle parole di Dio. Avevo avuto la sensazione di non essere una persona compiacente, ma come mi comportavo realmente? In quel periodo, avevo visto che fratello Kevin si stava mettendo molto in mostra nel suo lavoro evangelico e avrei dovuto segnalargli questo problema per aiutarlo a conoscere se stesso e a fare il suo dovere in linea con i principi, ma temevo che essere diretta avrebbe danneggiato il nostro rapporto. Così ho sempre avuto riguardo per i suoi sentimenti e non ho osato dire nulla di troppo diretto. Volevo persino incoraggiarlo di più per dargli l’impressione di essere una brava persona e far sì che avesse un’alta considerazione di me. Ma in realtà sapevo che, nel collaborare con i fratelli e le sorelle in un dovere, quando notiamo dei problemi, dobbiamo segnalarglieli, compensare le loro debolezze e sostenere il lavoro della chiesa insieme. Ma io facevo consapevolmente la cosa sbagliata e non praticavo la verità. Di conseguenza, fratello Kevin non ha riconosciuto i propri problemi e continuava a mettersi in mostra mentre condivideva il Vangelo senza concentrarsi sul condividere sulla verità. Con la conseguenza che le nozioni religiose delle persone che cercavano la vera via non venivano risolte e alcune persone hanno smesso di partecipare alle riunioni quando sono state disturbate. Ho visto l’impatto sul nostro lavoro e mi sono sentita un po’ in colpa, ma temevo che, se fossi stata diretta, lui sarebbe diventato prevenuto nei miei confronti e questo avrebbe danneggiato il nostro rapporto. Così ho fatto in modo che una leader della chiesa condividesse con lui per non offenderlo. Ho visto che nel mio dovere cercavo di proteggere i rapporti con gli altri e di viziarli, che non stavo affatto difendendo gli interessi della chiesa e non avevo un senso di giustizia, ed ero del tutto priva di principi. Non ero affatto una persona che praticava la verità. Non è proprio così che si comporta chi è compiacente con gli altri? Poi, ho letto un passo delle parole di Dio che smaschera gli anticristi. “Sotto ogni apparenza, le parole degli anticristi sembrano particolarmente gentili, colte e raffinate. Chiunque vìoli i principi, chi è invadente e molesto nel lavoro della chiesa, chi non viene smascherato o criticato a prescindere da chi sia: l’anticristo chiude un occhio, lasciando che la gente lo reputi magnanimo in tutte le questioni. Accoglie con benevolenza e tolleranza ogni altrui corruzione e azione malvagia. Gli anticristi non si arrabbiano e non si infuriano, non si adirano e non incolpano le persone quando fanno qualcosa di sbagliato e danneggiano gli interessi della casa di Dio. Chiunque commetta il male e disturbi il lavoro della chiesa, a loro non interessa, come se questo non avesse nulla a che fare con loro, e non offendono mai le persone per questo motivo. Cos’è che gli anticristi hanno a cuore più di ogni altra cosa? Quante persone li stimino e quante persone li vedano quando soffrono e li ammirino per questo. Gli anticristi credono che non si debba mai soffrire senza ottenere nulla in cambio; a prescindere da quali difficoltà sopportino, quale prezzo paghino, quali buone azioni compiano, quanto siano premurosi, attenti e amorevoli verso gli altri, tutto questo deve avvenire in bella vista, più persone devono vederlo. E qual è il loro scopo nel comportarsi così? Conquistare le persone, indurne di più ad ammirare e approvare le loro azioni, il loro comportamento e il loro carattere” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte decima”). Mi sono sentita così in colpa dopo aver letto le parole di Dio, come se Dio stesse smascherando di persona la mia indole satanica. Ho riflettuto sul fatto che cercavo sempre di essere una persona compassionevole e gentile perché sentivo che comportarmi così mi avrebbe procurato il rispetto e la lode altrui e sarei piaciuta alla gente. Ero così anche quando svolgevo un dovere con altri fratelli e sorelle. Non dicevo nulla di esplicito per rivelare i problemi di fratello Kevin, per timore di ferire la sua reputazione e che in seguito non saremmo andati d’accordo. Ma, in realtà, agivo solo per proteggere la mia fama e il mio prestigio. Usavo la gentilezza di superficie per camuffarmi e fare buona impressione, per ingraziarmi gli altri in modo che mi ritenessero amorevole, paziente e tollerante, una persona brava e gentile. Ma non mi preoccupavo se ciò danneggiava l’opera della chiesa o la vita dei fratelli e delle sorelle. Solo allora ho capito quanto fossi viscida e astuta. In apparenza, non offendevo mai nessuno ed ero una brava persona, ma in realtà dietro le mie azioni c’erano solo i miei intenti meschini. Ingannavo le persone e imbrogliavo Dio. Ho visto che avevo la stessa indole di un anticristo, che stavo sostenendo la mia immagine e il mio prestigio a spese del lavoro della chiesa, e che rimanere su quella strada sarebbe stato incredibilmente pericoloso. Mi sarei allontanata sempre di più da Dio e avrei finito per essere scacciata da Lui! Mi sono davvero disprezzata quando me ne sono resa conto, ed ero anche piuttosto turbata. Ho detto una preghiera: “Dio, mi camuffo sempre e voglio fare buona impressione, mi concentro sul creare un’immagine positiva. Non voglio rimanere su questa strada. Ti prego, guidami ad abbandonare la mia indole corrotta”.

Dopo ho letto altre parole di Dio. “La misura in base alla quale l’uomo giudica gli altri uomini è fondata sul suo comportamento; coloro la cui condotta è buona sono giusti, mentre coloro la cui condotta è abominevole sono malvagi. La misura in base alla quale Dio giudica l’uomo è fondata sul fatto che la sua essenza si sottometta a Lui o meno; colui che si sottomette a Dio è una persona giusta, mentre chi non lo fa è un nemico e una persona malvagia, indipendentemente dal fatto che il comportamento di questa persona sia buono o cattivo, e indipendentemente dal fatto che ciò che tale persona afferma sia giusto o sbagliato” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Dio e l’uomo entreranno nel riposo insieme”). “Può essere che in tutti i tuoi anni di fede in Dio tu non abbia mai insultato nessuno né commesso alcuna cattiva azione, ma nella tua associazione con Cristo non sei capace di dire la verità, di agire onestamente né di obbedire alla Sua parola; in tal caso affermo che sei la persona più scellerata e malvagia del mondo. Puoi essere eccezionalmente cordiale e devoto con parenti, amici, moglie (o marito), figli e figlie e genitori, senza mai approfittare degli altri; ma, se non sei in grado di essere compatibile e in armonia con Cristo, anche se adoperassi tutto te stesso per aiutare il tuo prossimo o ti prendessi meticolosamente cura di tuo padre, di tua madre e dei membri della tua famiglia, direi che sei ancora malvagio e per di più pieno di trucchi subdoli” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Coloro che sono incompatibili con Cristo sono sicuramente avversari di Dio”). Dalle parole di Dio ho capito che il criterio con cui le persone valutano gli altri è quanto essi si comportino bene. Chi si comporta bene è una brava persona, mentre chi si comporta male è una persona cattiva. Mentre il criterio adottato da Dio è il fatto che qualcuno segua o meno la via di Dio, l’essenza di una persona e il suo atteggiamento di sottomissione a Dio. Non dovrebbe dipendere dal suo buon comportamento esteriore. Le rivelazioni delle parole di Dio mi sono arrivate dritte al cuore. Fin da bambina, con i membri della famiglia e con gli altri, non ho mai litigato o innescato conflitti con nessuno. Anche se una persona iniziava a litigare con me, risolvevo la questione rabbonendola. I miei compaesani mi elogiavano sempre perché ero una brava persona e pensavo anche che essere così significasse aver raggiunto lo standard di una brava persona. A quel punto mi era chiaro che in apparenza non stavo facendo del male, ma non ero sincera né con le parole né con le azioni. Vedevo che fratello Kevin faceva il suo dovere senza principi e si metteva sempre in mostra, e che questo influiva sulla nostra efficienza nel lavoro. E per proteggere la mia immagine di brava persona, non l’ho smascherato né aiutato e non ho sostenuto gli interessi della chiesa. Così, anche se gli altri pensavano che fossi una brava persona, davanti a Dio, ero ancora in contrasto con Lui e con la verità, e non facevo altro che commettere il male. Ho capito che giudicare una persona buona o malvagia in base a comportamenti esteriori non era lo standard giusto. Alcune persone sembrano compiere molte buone azioni, ma contrastano e condannano con forza l’opera e le parole di Dio. Sono dei malfattori. Mi sono ricordata di una sorella con cui lavoravo. Per quanto mi sembrasse, non le importava di essere cordiale o gentile nelle sue parole, ma sapeva accettare la verità e cercava di fare il suo dovere secondo i principi della verità. Diceva ciò che andava detto quando vedeva che gli altri non agivano secondo la verità. Era in grado di far notare i problemi agli altri e aveva un senso di giustizia. Pensare a questo mi ha dato la determinazione per smettere di seguire le mie prospettive sbagliate sul cercare di sembrare una persona gentile; dovevo invece vivere secondo la verità delle parole di Dio e cercare di essere davvero una brava persona.

Ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fornito un percorso di pratica. Dio Onnipotente dice: “Le persone dovrebbero più di ogni altra cosa riuscire a rendere le parole di Dio la loro base e la verità il loro criterio; solo così potranno vivere nella luce, come normali esseri umani. Se volete vivere nella luce, dovete agire in conformità alla verità; se volete essere sinceri, dovete dire parole sincere e fare cose sincere. Solo con i principi della verità avrete una base per la vostra condotta; quando le persone perdono i principi della verità e si concentrano solo sul comportarsi bene, questo dà inevitabilmente origine a falsità e finzione. Se le persone non hanno dei principi di condotta, allora, per quanto bene si comportino, sono degli ipocriti; possono essere in grado di ingannare gli altri per un certo periodo, ma non saranno mai degne di fiducia. Solo quando agiscono e si comportano in conformità alle parole di Dio hanno un vero fondamento. Se non si comportano in conformità alle parole di Dio e si concentrano solo sul fingere di comportarsi bene, possono forse diventare brave persone? Assolutamente no. Comportarsi bene non può cambiare l’essenza delle persone. Solo la verità e le parole di Dio possono cambiare l’indole, i pensieri e le opinioni delle persone e diventare la loro vita. […] A volte è necessario sottolineare e criticare direttamente le mancanze, le carenze e i difetti degli altri. Questo è di grande beneficio per le persone. È per loro costruttivo e un autentico aiuto, non è vero? Poniamo, per esempio, che tu sia particolarmente ostinato e arrogante. Non ne sei mai stato consapevole, ma qualcuno che ti conosce bene viene da te e ti fa notare il problema. Tu pensi: ‘Sono ostinato? Sono arrogante? Nessun altro ha mai osato dirmelo, mentre lui mi capisce. Il fatto che possa dire una cosa del genere suggerisce che sia proprio vero. Devo dedicare del tempo a rifletterci su’. Dopodiché, rispondi a questa persona: ‘Gli altri mi dicono solo cose gentili, tessono le mie lodi, nessuno mi parla mai a cuore aperto, nessuno mi ha mai fatto notare questi miei difetti e problemi. Solo tu sei stato in grado di dirmelo, di parlarmi apertamente. È stato meraviglioso, un grande aiuto per me’. Si è trattato di una conversazione a cuore aperto, non è vero? A poco a poco, l’altra persona ti ha comunicato ciò che le passava per la testa, i suoi pensieri su di te e le sue esperienze in merito all’aver nutrito nozioni, fantasie, negatività e debolezza in questo ambito e all’essere riuscita a liberarsene ricercando la verità. Questa è una conversazione a cuore aperto, una comunione di anime. E qual è, in sintesi, il principio che sta alla base del parlare? È questo: dire ciò che si ha nel cuore, parlare delle proprie esperienze reali e di ciò che si pensa veramente. Queste parole sono le più utili per le persone, le sostentano, le aiutano, sono positive. Rifiutati di pronunciare parole false, parole che non giovano alle persone e non le istruiscono; eviterai così di danneggiarle o di indurle in errore, di farle precipitare nella negatività e di avere un effetto negativo. Devi dire cose positive. Devi sforzarti di aiutare le persone il più possibile, di apportar loro beneficio, di sostentarle, di suscitare in loro autentica fede in Dio; e devi permettere loro di ricevere aiuto e di guadagnare molto dalle tue esperienze delle parole di Dio e dal modo in cui risolvi i problemi, e di essere in grado di comprendere il percorso per sperimentare l’opera di Dio e per entrare nella realtà della verità, permettendo loro di entrare nella vita e di crescere nella vita; tutto come conseguenza del fatto che le tue parole si basano sui principi e sono istruttive per le persone” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Cos’è la ricerca della verità (3)”). Ho trovato i principi di comportamento nelle parole di Dio. Dobbiamo essere persone sincere secondo le parole di Dio. Quando vediamo i problemi degli altri, dobbiamo segnalarglieli e aiutarli, e questo può recare loro beneficio. Dobbiamo sostenere il lavoro della chiesa ed essere di esempio per gli altri. Una volta compreso questo percorso, ho voluto mettere subito in pratica la verità, avere un colloquio a cuore aperto con fratello Kevin e fargli presente i suoi problemi. Sapevo che questo serviva a correggere il suo atteggiamento nei confronti del dovere e a mostrargli la sua indole corrotta e le carenze nel suo dovere. Aveva lo scopo di aiutarlo. Così sono andata a cercarlo, pronta a parlare con lui dei suoi problemi. In quel momento, ero di nuovo un po’ preoccupata di ciò che avrebbe pensato di me. Ma ho considerato che negli ultimi tempi non avevo praticato la verità, danneggiando il nostro lavoro, e mi sono sentita davvero in colpa. Sapevo che Dio esamina i miei pensieri e le mie azioni e dovevo essere una persona sincera. Non potevo più proteggere la mia immagine e voltare le spalle alla verità. Questo pensiero mi ha dato il coraggio di abbandonare la mia indole corrotta e parlare con fratello Kevin in modo sincero dei suoi problemi. Con mia sorpresa, mi ha ascoltata ed è stato in grado di accettarlo, e mi ha detto: “Non ho capito bene alcuni principi. In futuro, per favore, parlami di tutti i problemi che vedi. Possiamo aiutarci a vicenda e fare bene il nostro dovere insieme”. Ero entusiasta di sentirglielo dire e davvero grata a Dio. Provavo anche vergogna e rimorso per aver messo in pratica la verità così tardi. Se ne avessi parlato prima con lui, avremmo potuto migliorare più in fretta i risultati del nostro lavoro, e lui avrebbe impiegato meno a conoscere la sua indole corrotta. Poi ho davvero riscontrato che praticare la verità porta benefici agli altri, a se stessi e al proprio dovere. Ora, quando vedo i problemi dei fratelli e delle sorelle, glieli faccio notare in modo propositivo perché so che questo è praticare la verità e anche aiutarli. Ho anche sperimentato che vivere secondo i requisiti di Dio e agire secondo i principi della verità è l’unico modo per praticare la verità ed essere una brava persona.

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