Quale indole si cela dietro l’essere polemici?

26 Dicembre 2022

Dopo anni di fede in Dio, sapevo in linea di principio che a Dio piacciono le persone che accettano la verità. Se le persone credono in Dio senza accettare la verità, per quanto soffrano, la loro indole di vita non cambierà mai. Volevo essere una persona che accettava la verità ma, quando venivo potata e trattata, involontariamente controbattevo e mi discolpavo, e a volte confutavo gli altri. Poi, nel rimorso, mi chiedevo: “Perché ho controbattuto? Perché ho sentito il bisogno di parlare così tanto?” Ma il rimorso non mi spingeva oltre e, siccome non ho mai visto chiaramente l’essenza del problema, non ho mai acquisito un vero ingresso. Di recente, dopo alcune esperienze, ho finalmente iniziato a riflettere su me stessa, a cercare la verità, a riconoscere che controbattere sempre è in realtà l’indole satanica di disgusto per la verità, e so che, se non mi pento e non cambio, sono in pericolo.

Supervisiono il lavoro del Vangelo nella mia chiesa. Una volta, nel riepilogare il lavoro, il supervisore dell’irrigazione, sorella Liu, ha segnalato un problema nel lavoro del Vangelo, dicendo: “Di recente, il personale del Vangelo non ci comunica per tempo lo stato dei neofiti a cui occorre irrigazione, perciò non possiamo fornire un’irrigazione mirata alle nozioni e ai problemi dei nuovi arrivati”. Quando sorella Liu ha parlato del problema del mio lavoro davanti a così tante persone, ho sentito la vergogna salire. “Intendi dire che non svolgo lavoro pratico? Non è che non abbia condiviso con i fratelli e le sorelle su tali questioni. Ho parlato loro di questo molto tempo fa, ma cambiare le cose richiede tempo, giusto? Molti di loro hanno appena iniziato il lavoro del Vangelo. Perché pretendi così tanto da loro?” Non riuscivo ad accettare le sue parole e mi sembrava irriguardosa verso le difficoltà delle persone. In quel momento, volevo esprimere i miei pensieri tutti insieme, ma temevo che gli altri avrebbero detto che non accettavo i suggerimenti, e di mettermi in cattiva luce, così ho accettato con riluttanza il suo suggerimento e ho obbedito. In seguito, ho ribadito ai miei fratelli e sorelle che dovevano prendersi il tempo per riferire immediatamente dei neofiti a cui occorreva irrigazione. Col tempo, le cose sono leggermente migliorate, e ho smesso di pensarci troppo su. Finché, un giorno, sono venuta a sapere che alcuni irrigatori non lavoravano bene con il personale del Vangelo, e che avevano dei pregiudizi nei confronti del personale del Vangelo. Non ho potuto evitare di dedurne: “Sarà perché sorella Liu parla sempre dei problemi del personale del Vangelo”. Ho iniziato a lamentarmi di lei mentalmente: “È così fastidiosa. Non pondera mai quello che dovrebbe dire in una determinata situazione. Ogni volta che parliamo di lavoro, deve sempre dire che il personale del Vangelo non riferisce tempestivamente dei nuovi arrivati. Tutti sentono questo e si fanno delle idee su di noi. Se continua così, come potremo collaborare nel nostro dovere in futuro?” Allora, una rabbia indescrivibile si è impossessata di me. Ho riferito questa situazione alla nostra leader, dicendo che sorella Liu diffondeva costantemente malcontento nel suo gruppo riguardo al personale del Vangelo, cosa che rendeva impossibile la nostra collaborazione. Mentre scrivevo il messaggio, ho avuto qualche dubbio. “È opportuno segnalare questo problema? ‘Diffonde’ è davvero il termine migliore da usare in questo caso?” Ma poi ho pensato: “Quello che sto dicendo è un fatto. Ogni volta che sorella Liu parla dei problemi del personale del Vangelo, sospira. Basta quel sospiro a far sembrare che la situazione sia senza speranza. Non sta forse diffondendo il suo malcontento? Quello che dico di lei è giusto”. Così, ho inviato il messaggio senza pensarci più. Il giorno dopo, sorella Liu mi ha scritto: “Se quello che ho detto è inopportuno, sei libera di dirmelo. In che modo con le mie parole ‘diffondo malcontento’?” Leggendo il suo messaggio, ho capito che la leader aveva condiviso con lei. Il suo atteggiamento di rifiuto di accettarlo e di riflettere su se stessa mi ha fatta infuriare. “Ma quanto sei insensibile? Non ti rendi nemmeno conto di ciò che pensi e di ciò che dici, vero? I tuoi sospiri rendono evidente quanto tu sia scontenta del personale del Vangelo. Il tuo atteggiamento di disprezzo si ripercuote sulle altre persone. E questo non è forse diffondere malcontento?” Volevo persino chiamarla e discutere con lei al riguardo, ma poi ho pensato: “Se la chiamo adesso, non inizieremo a litigare? Se tutti venissero a sapere del nostro litigio, sarebbe imbarazzante. Comprometterebbe il nostro rapporto, e a quel punto come potremmo collaborare? Non difenderei il lavoro della chiesa. Credo in Dio da così tanto tempo, quindi perché sono ancora così impulsiva in cose come questa?” In quel momento, ho ricordato la parola di Dio. “Per tutti quelli che compiono il proprio dovere, indipendentemente da quanto profonda o superficiale sia la loro comprensione della verità, il modo più semplice di praticare per accedere alla realtà della verità è pensare agli interessi della casa di Dio in ogni cosa e abbandonare i propri desideri egoistici, gli intenti personali, le proprie motivazioni, l’orgoglio e il prestigio. Privilegiare gli interessi della casa di Dio è il minimo che si dovrebbe fare” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Dando il proprio cuore a Dio si può ottenere la verità”). Le parole “gli interessi della casa di Dio” mi hanno finalmente calmata e fatto riflettere su me stessa. Gli interessi della casa di Dio sono ciò che conta di più. La mia disputa con quella sorella era solo un litigio su chi avesse torto, non è vero? Entrambe eravamo supervisori. Se avessimo iniziato a litigare per quel motivo e fossimo diventate distanti e prevenute, il lavoro ne avrebbe risentito. Avremmo compromesso l’obiettivo generale. Inoltre, ho definito la segnalazione del problema da parte di sorella Liu come una diffusione di malcontento, ma poteva anche non essere accurato. Diffondere malcontento significa scambiare il bianco con il nero, confondere giusto e sbagliato, e definire negativa una cosa positiva. Significa avere intenzioni improprie e dire qualcosa per attaccare e condannare gli altri per raggiungere i propri obiettivi. Invece, la descrizione di sorella Liu del nostro problema nel lavoro era accurata. Stava esponendo il problema in modo oggettivo. C’erano manifestazioni di negligenza e di irresponsabilità nel modo in cui il personale del Vangelo svolgeva il proprio dovere, quindi lo diceva per migliorare le deviazioni e le lacune nel nostro lavoro. Era di beneficio per il lavoro del Vangelo e non celava intenzioni personali improprie. Anche se il suo tono era sbagliato, voleva migliorare il lavoro. Ma io l’ho definito come diffondere malcontento nei confronti del personale del Vangelo. La stavo attaccando ed etichettando. Questo pensiero mi ha fatta sentire un po’ in colpa, così le ho risposto: “Ho parlato a sproposito. Mi scuso”. Lei ha accettato le mie scuse, e mi ha detto che avremmo dovuto comunicare e collaborare di più per svolgere bene i nostri doveri. Quando ho letto la sua risposta, mi sono vergognata. Ma ero anche contenta di essermi calmata. Altrimenti tra noi si sarebbe creata una frattura e il lavoro ne avrebbe risentito. Allora, ho lasciato che la questione si chiudesse lì, ma sentivo di non aver acquisito consapevolezza della mia corruzione, così ho pregato Dio, chiedendoGli di illuminarmi a conoscere me stessa.

Poi, un giorno, mentre scrivevo un articolo, ho letto alcune parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Qual è l’atteggiamento cruciale da tenere quando si è sottoposti a trattamento e potatura? In primo luogo bisogna accettarla, chiunque sia a effettuare il trattamento, per qualunque ragione, per quanto risulti severo, quali che siano il tono e l’espressione, bisogna accettarla. E poi bisogna riconoscere ciò che si è fatto di sbagliato, che genere di indole corrotta si sia rivelata, e se si sia agito o meno secondo i princìpi della verità. Quando si viene sottoposti a potatura e trattamento, prima di tutto è questo l’atteggiamento che bisogna avere. E gli anticristi possiedono questo atteggiamento? No; per tutto il tempo, l’atteggiamento che assumono è di resistenza e di avversione. Con un atteggiamento del genere, possono forse essere quieti dinanzi a Dio e accettare con modestia di essere potati e trattati? Impossibile. Che cosa faranno, allora? Prima di tutto, argomenteranno con forza e forniranno giustificazioni, difendendosi e discolpandosi contro i torti che hanno commesso e l’indole corrotta che hanno rivelato, nella speranza di conquistare la comprensione e il perdono degli altri, in modo da non doversi assumere alcuna responsabilità né accettare alcuna parola di trattamento e potatura. […] Chiudono un occhio sui propri errori, a prescindere da quanto essi siano evidenti e da quanto gravi siano le perdite che hanno causato. Non provano alcuna tristezza né sensi di colpa, e la coscienza non rimorde loro minimamente. Al contrario, si giustificano con tutte le forze e ingaggiano una guerra retorica, pensando: ‘Questo è un tutti-contro-tutti. Ognuno ha le sue ragioni; alla fine, si tratta di vedere chi parla meglio. Se riesco a far passare la mia giustificazione e la mia spiegazione con un voto di maggioranza allora vinco io, e le verità di cui parli tu non sono verità, e i tuoi fatti non sono validi. Vuoi condannarmi? Neanche per sogno!’ Quando un anticristo viene trattato e potato, nel profondo del suo cuore e della sua anima è assolutamente e risolutamente resistente e avverso, e lo rifiuta. Il suo atteggiamento è: ‘Qualunque cosa tu abbia da dire, per quanto tu possa avere ragione, non lo accetterò e non lo ammetterò. Non ho colpe’. Per quanto i fatti portino alla luce la loro indole corrotta, non la riconoscono né l’accettano, e portano invece avanti la loro sfida e ribellione. Qualsiasi cosa gli altri dicano, non la accettano e non la ammettono, pensando invece: ‘Vediamo chi è il più bravo a parlare, vediamo chi è il più veloce a farlo’. Questo è un tipo di atteggiamento con cui gli anticristi reagiscono al trattamento e alla potatura” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte ottava”). “Quando si tratta e si pota un anticristo, bisogna chiedersi prima di tutto se è capace di confessare le sue azioni malvagie. In secondo luogo, se è in grado di riflettere su sé stesso e di conoscersi. E, terzo, se, di fronte al trattamento e alla potatura, sa accettarli da Dio. Con questi tre parametri, si può vedere la natura e l’essenza di un anticristo. Se una persona è in grado di sottomettersi quando subisce il trattamento e la potatura, di riflettere su se stessa e di riconoscere così la propria manifestazione ed essenza corrotta, allora è una persona in grado di accettare la verità. Non è un anticristo. Questi tre parametri sono esattamente ciò di cui gli anticristi sono privi. Quando un anticristo viene potato e trattato, fa invece un’altra cosa che nessuno si sarebbe aspettata: quando viene potato e trattato, muove delle controaccuse infondate. Invece di confessare le sue malefatte e riconoscere la sua indole corrotta, condanna la persona che lo tratta e lo pota. E in che modo lo fa? Dice: ‘Non tutti i trattamenti e le potature sono necessariamente giusti. Il trattamento e la potatura sono condanne e giudizi meramente umani; non sono eseguiti per conto di Dio. Solo Dio è giusto. Chiunque voglia condannare gli altri deve essere condannato’. Questa non è forse una controaccusa infondata? Che tipo di persona è chi muove tali controaccuse infondate? Solo un parassita irriducibile e del tutto privo di ragione lo farebbe, e solo qualcuno dello stesso stampo del diavolo Satana. Una persona dotata di coscienza e senno non farebbe mai una cosa del genere” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte ottava”). La parola di Dio ha rivelato che gli anticristi manifestano disgusto e resistenza verso la potatura e il trattamento. Anche quando vengono messi davanti ai fatti, non ammettono i loro errori. Per difendere la dignità e il prestigio, cercano di giustificarsi, di discolparsi, e controbattono con gli altri, fino al punto di scambiare il bianco con il nero e di condannare chi li tratta. Mi sono resa conto che mi comportavo come gli anticristi smascherati nella parola di Dio. Supervisiono il lavoro del Vangelo. Il problema di cui parlava sorella Liu sul modo in cui il personale del Vangelo svolgeva i propri doveri era una lacuna nel mio lavoro, ma non solo mi sono rifiutata di accettarlo, ma ho controbattuto e mi sono discolpata in cuor mio. Sentivo di essere nel giusto e che sorella Liu stava deliberatamente cercando di mettermi in imbarazzo, così ho sviluppato un pregiudizio nei suoi confronti. In seguito, ho tentato di screditarla, ho scambiato il bianco con il nero per giudicarla, ho invertito le colpe e mi sono lamentata falsamente con la leader. Ero davvero priva di umanità. Con il pretesto di avere a cuore le difficoltà del personale del Vangelo, volevo impedire agli altri di segnalare i problemi. In apparenza, stavo empatizzando con i miei fratelli e sorelle, ma in realtà stavo controbattendo e discolpandomi. Se davvero mi fossi assunta la responsabilità della vita dei miei fratelli e sorelle, avrei dato loro più indicazioni e aiuto per risolvere i problemi e correggere le deviazioni. Questo sarebbe stato loro di giovamento. Invece, ho fatto il contrario. Per quanto riguarda i problemi nel loro lavoro, non solo non li ho aiutati né glieli ho risolti condividendo la verità, ma li ho ripetutamente coperti. Ero forse responsabile della vita dei miei fratelli e sorelle? Chiaramente stavo solo difendendo la mia immagine e il mio prestigio. Quelle difficoltà sono diventate un motivo e una scusa per non accettare la verità né la potatura e il trattamento. Ero così ingannevole e malvagia.

In seguito, ho pensato che chiaramente c’erano dei problemi in come svolgevo il mio dovere, ma allora perché ero così sicura nel dare la colpa agli altri per i miei problemi? Perché non provavo vergogna né disagio? Qual era la causa principale di quel problema? Continuando a cercare, ho letto un altro passo della parola di Dio. Dio Onnipotente dice: “Quando un anticristo viene potato e trattato, la prima cosa che fa è opporsi e rifiutarlo dal profondo del cuore. Lo combatte. E perché? Perché gli anticristi, per loro natura ed essenza, provano disgusto e odio nei confronti della verità e non la accettano minimamente. Naturalmente, la sua essenza e la sua indole impediscono a un anticristo di riconoscere i propri errori o la propria indole corrotta. Sulla base di questi due fatti, il suo atteggiamento nei confronti della potatura e del trattamento è quello di rifiutarli e opporsi, completamente e totalmente. Li detesta e vi si oppone dal profondo del cuore, e non mostra il minimo accenno di accettazione o di sottomissione, né tanto meno di riflessione o pentimento autentici. Quando un anticristo subisce la potatura e il trattamento, indipendentemente da chi lo faccia, che cosa riguardi, in quale misura egli sia colpevole della questione, quanto vistoso sia l’errore, quante malvagità egli abbia commesso o quali conseguenze provochi per la chiesa la sua malvagità, l’anticristo non tiene conto di nulla di tutto questo. Per l’anticristo, colui che lo sottopone a potatura e trattamento lo sta prendendo di mira o trova intenzionalmente qualcosa da ridire per punirlo. L’anticristo può perfino spingersi a dire di essere vittima di prepotenze e umiliazioni, di non venire trattato umanamente e di essere sminuito e disprezzato. Dopo aver subìto la potatura e il trattamento, l’anticristo non riflette mai su ciò che effettivamente ha fatto di male, quale indole corrotta abbia rivelato, se nella questione abbia ricercato i princìpi, se abbia agito secondo i princìpi della verità o abbia fatto fronte alle proprie responsabilità. Non esamina sé stesso né riflette su nulla di tutto questo, e nemmeno esamina tali questioni. Invece, considera il trattamento e la potatura in base alla propria volontà e con irruenza” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 12”). Dalla parola di Dio, ho capito che gli anticristi non sanno accettare la potatura e il trattamento a causa della loro natura di disgusto e di odio nei confronti della verità. Non sono in grado di accettare tutte le cose positive da Dio e disprezzano i consigli che sono conformi alla verità. Ho riflettuto su me stessa e ho visto che avevo rifiutato i consigli di quella sorella per tutto il tempo perché nella mia mente avevo già deciso: “Nessuno di voi lavora direttamente con noi, ma date consigli senza capire la situazione, e questo significa che siete irragionevoli e rendete le cose difficili”. Anche se non ho detto nulla ad alta voce e ho dato l’impressione di obbedire, nella mia mente avevo tutte le ragioni chiare e pronte da usare per negare le opinioni altrui e rifiutare i consigli. Ho anche sottolineato ripetutamente che avevo detto e fatto quello che mi era stato chiesto, come a dire: “Cos’altro volete da me? Ho fatto quello che mi è stato chiesto, quindi stavo praticando la verità. Non potete accusarmi. Se continuate a farlo, siete nel torto”. Nel mio rifiuto di accettare le loro indicazioni e il loro aiuto, manifestavo l’indole satanica di disgusto nei confronti della verità. Ho rammentato un passo della parola di Dio che mi ha molto toccata. Dio dice: “Molti credono che le verità inaccettabili per loro, o che non sono capaci di praticare, non siano verità. Per questi uomini, le Mie verità diventano qualcosa da negare e mettere da parte” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Dovete prendere in considerazione le vostre azioni”). Dichiaravo di ammettere che la parola di Dio è la verità, che la potatura e il trattamento giovano all’ingresso nella vita e aiutano le persone a riflettere su se stesse; ma, in realtà, quando davvero affrontavo la potatura e il trattamento, o quando gli altri mi criticavano, provavo resistenza e risentimento. Se qualcuno mi accusava o mi dava un consiglio, non lo accettavo, inventavo scuse per discolparmi e difendermi, e non cercavo affatto i principi della verità. Facevo semplicemente a modo mio e agivo a mio piacimento. Dopo un’analisi approfondita, ho visto che esteriormente difendevo il personale del Vangelo, ma in realtà salvaguardavo la mia immagine e il mio prestigio, come se, controbattendo di più, avrei ottenuto più comprensione e solidarietà da parte dei miei fratelli. In questo modo, per quanto grave fosse il problema del lavoro del Vangelo, non sarebbe mai ricaduto su di me, nessuno mi avrebbe accusata e la mia immagine non sarebbe stata danneggiata. Ero così ingannevole! Esteriormente, il mio controbattere proteggeva la mia immagine ma, poiché non cercavo né accettavo la verità, ho solo manifestato un’indole satanica e ho perso il mio carattere e la mia dignità. Riconoscendo questo, ho iniziato a pentirmi di aver creduto in Dio per così tanti anni senza perseguire adeguatamente la verità. Ogni volta che venivo potata e trattata, anche se non dicevo nulla, la mia mente era piena di argomentazioni, e non sapevo calmarmi e riflettere correttamente su me stessa, con il risultato che sperimentavo le cose senza guadagnarne nulla. Alla luce di questo, mi sono detta che non avrei più controbattuto se fossero accadute cose in contrasto con le mie nozioni. Mi sarei invece calmata, avrei pregato Dio e avrei imparato la lezione in modo adeguato. Questa era la cosa più importante.

Poco tempo dopo, ho iniziato a lavorare part-time ai filmati. Un giorno, mi è stato scritto via messaggio che un nuovo arrivato aveva creduto a delle dicerie e diffuso alcune falsità nel gruppo. Per evitare che altri neofiti venissero ingannati, dovevamo fare rapidamente comunione con loro sulla verità. Ma, in quel momento, anche un problema con un film richiedeva la mia attenzione. Ero combattuta, perché entrambe le questioni erano urgenti, ma avevo già incaricato qualcun altro di gestire i nuovi arrivati, quindi ho deciso di occuparmi prima del film. Per via di una questione, mi sono dovuta trattenere a lungo sul luogo delle riprese. Poi, la leader mi ha chiamata e mi ha detto: “Perché non sai assegnare le priorità? Quando i nuovi arrivati vengono ingannati, questo è più importante di qualsiasi altra cosa. Cosa potrebbe contare di più? Puoi lavorare part-time ai film, ma non puoi lasciare che interferisca con il tuo lavoro principale, giusto? Devi esaminare te stessa e vedere se hai dei motivi per trattare il tuo lavoro in questo modo. Forse hai un po’ troppo a cuore l’opportunità di mostrarti davanti alla telecamera”. Di fronte a questo tipo di potatura e trattamento, desideravo di nuovo controbattere. “Non ho già chiesto a qualcun altro di occuparsi dei nuovi arrivati ingannati? Nel peggiore dei casi, ho solo ritardato un po’ la soluzione del problema, no? Posso accettare che tu dica che non so dare priorità a ciò che è importante, ma dire che voglio mettermi in mostra è del tutto inaccettabile! Prima di tutto, non sto lavorando part-time come attrice, e poi non ho alcun desiderio di mostrare il mio volto alla telecamera, quindi perché dici queste cose su di me? Forse perché temi che io sia distratta e meno efficiente nel mio lavoro, e che i risultati del tuo ne risentano di conseguenza?” Pensando questo, di colpo ho capito di essere nel torto. Come era potuta diventare colpa degli altri nella mia mente? Perché stavo pensando di nuovo di attaccare qualcun altro? Non stavo forse ricominciando a essere polemica? In quel momento, mi è venuto in mente un passo della parola di Dio: “Se non accetti la verità, qualsiasi sia la ragione, anche se potresti nutrire enormi lamentele, sei spacciato. Dio guarda il tuo atteggiamento, soprattutto nelle questioni che riguardano la pratica della verità. Lamentarti ti servirà a qualcosa? Le tue lamentele possono forse risolvere i problemi di un’indole corrotta? E anche se la tua protesta è giustificata, cosa importa? Avrai forse ottenuto la verità? Dio ti approverà al Suo cospetto? Quando Dio dirà: ‘Tu non sei una persona che mette in pratica la verità. Mettiti da parte, sono stufo di te’, non sei forse spacciato? Con quell’unica frase, ‘Sono stufo di te’, Dio ti avrà smascherato e definito come persona” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “La sottomissione a Dio è una lezione fondamentale nell’acquisire la verità”). Dalla parola di Dio, ho capito che, quando venivo potata e trattata, Dio voleva vedere il mio atteggiamento. Se controbattevo sempre, evidenziavo i difetti altrui, non cercavo la verità e mi impantanavo sulle questioni, allora non avevo imparato la lezione. Per quanto fosse valido o altisonante il mio ragionamento, e anche se tutti capivano e approvavano, a cosa serviva? Se non accettavo la verità, la mia indole di vita non sarebbe mai cambiata. Alla luce di questo, ho pregato davanti a Dio, e Gli ho chiesto di illuminarmi a conoscere me stessa. Nei giorni successivi, mi sono chiesta spesso: “Quali intenzioni sbagliate ho?” Mentre riflettevo, mi è di colpo venuta in mente una cosa. Nel mio lavoro part-time ai film, sapevo che i leader superiori avevano chiesto me, quindi ero molto propositiva. Quel film era molto importante per i leader, quindi sapevo di dover fare del mio meglio. Era un lavoro part-time, ma volevo considerare tutto con scrupolosità ed essere esauriente nel dare suggerimenti. Non volevo che emergesse alcun problema. Se qualcosa fosse andato storto, come mi avrebbero guardata i leader? Perciò, in quel periodo, ero molto entusiasta e propositiva. Che non volessi apparire davanti alle telecamere non significava che non avessi intenzioni personali. In realtà, lo facevo per ottenere l’alta stima dei leader e per impressionare gli altri. Lo facevo per difendere la mia immagine e il mio prestigio. In una questione così importante come dei neofiti ingannati, avrei dovuto discutere il mio piano di lavoro e coordinarmi con i fratelli e le sorelle addetti ai film. Avrei potuto facilmente occuparmi prima dei nuovi arrivati. Invece, quando ho pensato a come i leader di livello superiore stavano prestando attenzione al film, non ho dato la priorità alla cosa importante, ho accantonato i neofiti e sono andata prima sul luogo delle riprese. Non tenevo conto della volontà di Dio nel mio dovere, stavo difendendo il mio prestigio e la mia reputazione. Ero così egoista e spregevole! Se quella sorella non mi avesse potata e trattata, non avrei riflettuto su me stessa, e non avrei riconosciuto le intenzioni personali che adulteravano il mio dovere. Quando me ne sono resa conto, le lamentele nel mio cuore sono svanite. Sentivo di essere corrotta e che le mie intenzioni erano spregevoli. Dio non mi ha trattata e potata attraverso persone e questioni per umiliarmi o mettermi in imbarazzo, ma per purificarmi, per guidarmi a compiere il mio dovere in linea con i principi e aiutarmi a entrare nella realtà della verità. Ho inoltre capito che, se non controbattevo ed ero in grado di obbedire e ricercare, Dio mi avrebbe illuminata per farmi capire le mie mancanze e inadeguatezze, in modo da evitare che facessi di testa mia e danneggiassi il lavoro della chiesa. Avendo capito e acquisito questo, non solo non provavo tormento nel mio cuore, ma ero molto soddisfatta. Sono state esperienze meravigliose.

In seguito, ho trovato dei percorsi di pratica nella parola di Dio. Dio dice: “Quale indole corrotta deve essere risolta al fine di imparare la lezione dell’obbedienza? In realtà è l’indole dell’arroganza e della presunzione a impedire maggiormente alle persone di praticare la verità e di obbedire a Dio. Le persone con un’indole arrogante e presuntuosa sono più inclini al ragionamento e alla disobbedienza, pensano sempre di aver ragione, dunque nulla è più urgente del risolvere e trattare la propria indole arrogante e presuntuosa. Una volta che le persone diventano sottomesse e smettono di uscirsene con i loro ragionamenti, il problema della ribellione sarà risolto e saranno capaci di obbedire. E, per essere in grado di ottenere l’obbedienza, è necessario che una persona sia in possesso di un certo grado di ragionevolezza? Deve possedere il senno di una persona normale. In alcune questioni, per esempio: che abbiamo fatto o meno la cosa giusta, se Dio non è soddisfatto, dovremmo fare come dice Dio: le parole di Dio sono il criterio per ogni cosa. Questo è ragionevole? Questo è il senno che si dovrebbe trovare nelle persone prima di ogni altra cosa. Non importa quanto soffriamo e quali siano le nostre intenzioni, i nostri scopi e le nostre ragioni: se Dio non è soddisfatto, se i Suoi requisiti non sono stati soddisfatti, allora le nostre azioni non sono state indiscutibilmente in linea con la verità, quindi dobbiamo ascoltare Dio e obbedirGli, e non dovremmo cercare di discutere o ragionare con Lui. Quando possiedi questa ragionevolezza, quando possiedi il senno di una persona normale, ti risulterà facile risolvere i tuoi problemi, sarai veramente obbediente. Indipendentemente dalla situazione in cui ti troverai, non disobbedirai, non contrasterai i requisiti di Dio, non analizzerai se ciò che Egli richiede sia giusto o sbagliato, buono o cattivo, sarai in grado di obbedire, risolvendo così il tuo stato di messa in discussione, di ostinazione e di ribellione. Tutti hanno dentro di sé questi stati di ribellione? Questi stati si manifestano spesso nelle persone, che pensano tra sé e sé: ‘Fintanto che il mio approccio, le mie proposte e i miei suggerimenti sono ragionevoli, allora, anche se violassi i principi della verità, non dovrei essere potato né trattato, perché non ho compiuto il male’. Questo è uno stato comune nelle persone. La loro opinione è che se non hanno commesso il male non devono essere potate né trattate; solo coloro che hanno commesso il male devono essere potati e trattati. Questo punto di vista è corretto? Decisamente no. La potatura e il trattamento sono indirizzati principalmente all’indole corrotta delle persone. Se le persone hanno un’indole corrotta, devono essere potate e trattate. Se venissero potate e trattate solo dopo aver compiuto il male, sarebbe ormai troppo tardi, perché il problema sarebbe già stato causato. E, se l’indole di Dio è stata offesa sei in pericolo, Dio potrebbe cessare di operare in te; in tal caso, che senso avrebbe trattarti? Non resterebbe altra scelta se non smascherarti e scacciarti. La principale difficoltà che impedisce alle persone di obbedire a Dio è la loro indole arrogante. Se le persone sono veramente in grado di accettare il giudizio e il castigo, saranno in grado di eliminare efficacemente la loro indole arrogante. Indipendentemente da quanta ne riescano a eliminare, ciò è comunque utile per mettere in pratica la verità e obbedire a Dio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Le cinque condizioni da soddisfare per intraprendere la retta via della fede in Dio”). Dopo aver riflettuto sulla parola di Dio, ho capito che, per eliminare un’indole ribelle e polemica, la chiave è avere un atteggiamento di obbedienza. Per quanto siano valide le proprie argomentazioni, se non sono in linea con la verità, o se qualcuno solleva un’obiezione, allora si deve prima accettarlo, cercare la verità, riflettere su se stessi e capire se stessi. Questa è la ragione che si dovrebbe possedere, nonché il percorso di pratica. Le persone polemiche non cercano né accettano la verità e non sono obbedienti; quindi, per quante esperienze possano fare, non cresceranno mai nella vita. Solo se obbediamo a Dio, accettiamo la verità e riflettiamo su noi stessi attraverso le parole di Dio, la nostra indole corrotta può cambiare. In tutti i miei anni di fede in Dio, ogni volta che venivo potata e trattata, ero solita provare resistenza nel mio cuore e volevo sempre controbattere. Ho perso così tante opportunità di acquisire la verità. Con una fede simile, potrei anche credere per altri vent’anni, ma cosa guadagnerei? Capito questo, mi sono detta: “D’ora in poi, quando sarò potata e trattata, per quanto sia doloroso, obbedirò e imparerò la lezione. Queste sono opportunità per acquisire la verità e cambiare, quindi dovrei farne tesoro e sforzarmi di essere una persona che accetta la verità e obbedisce a Dio”.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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