Vedere il mio disprezzo nei confronti della verità

11 Giugno 2022

di Li Xiang, USA

Un giorno, all’inizio di quest’anno, ho scoperto che una nuova arrivata che era nella chiesa da poco aveva già saltato due riunioni, così ho chiesto alla capogruppo il perché, ma lei non mi ha risposto. Poi, la nuova arrivata ha ripreso a venire alle riunioni, quindi non ne ho chiesto il motivo alla capogruppo. Ho pensato: “Se la neofita partecipa regolarmente alle riunioni, va bene. Ho così tanto da fare ora, e seguire i dettagli richiede molto tempo e fatica. Chiederò di nuovo quando avrò tempo”. Ma poi l’ho dimenticato. In un’altra riunione, ho notato che la nuova arrivata aveva abbandonato in corso d’opera. Ho chiesto alla capogruppo il perché, ma neanche stavolta mi ha risposto e non sono mai andato a fondo della questione, né ho chiesto alla nuova arrivata se fosse in qualche stato o difficoltà. Dopo un po’ di tempo, ho constatato che quella neofita aveva saltato diverse riunioni consecutive. A quel punto ho iniziato a preoccuparmi. Ho subito contattato la nuova arrivata, ma lei non mi ha risposto. Temevo che avrebbe lasciato la chiesa, così ho contattato la capogruppo per vedere se potesse contattarla, ma lei mi ha detto: “Quella neofita non ha mai approvato la mia richiesta di amicizia, non so come raggiungerla”. Avevo qualche rimorso. Se avessi indagato prima, avrei potuto pensare a un modo per rimediare, ma ora era troppo tardi. Era colpa mia, non avevo verificato. Poco tempo dopo, ho riletto lo storico della chat con la nuova arrivata, sperando di saperne di più sulla sua situazione. Mi sono reso conto che, dopo averle rivolto qualche parola di saluto, non avevo mai parlato con lei di nient’altro. Non sapevo nulla di lei. Ho capito che avevamo scarsa speranza di riaverla, e la causa era stata la mia negligenza. Ma, in quel momento, non ho riflettuto seriamente su me stesso in merito. Ci ho pensato brevemente, ammettendo solo una mia leggera disattenzione.

Ben presto, il mio supervisore mi ha chiesto di quella nuova arrivata, e del perché avesse lasciato la chiesa. Mi ha reso molto nervoso. Pensavo: “Accidenti, sto per essere smascherato”. Il supervisore avrebbe sicuramente detto che ero negligente nel dovere e inaffidabile. Cosa avrei fatto se fossi stato destituito? Il supervisore ha appunto evidenziato il mio problema dopo aver letto la chat, dicendo che mi ero limitato al minimo indispensabile, non preoccupandomi di conoscere lo stato della neofita. Allora ho cercato rapidamente di discolparmi: “Lei non ha risposto al mio benvenuto, quindi non ho potuto proseguire la conversazione”. Il supervisore mi ha trattato, dicendo: “Non è che non potevi, è che non ti interessava nulla della nuova arrivata”. Temevo che, ammettendo la mia negligenza, avrei dovuto assumermi la responsabilità, così ho subito spiegato: “La capogruppo era la principale responsabile di quella nuova arrivata. Pensavo che fosse in contatto con lei, quindi non mi sono informato subito sulla sua situazione. Ho chiesto alla capogruppo, ma ha tardato a rispondere”. Ho mostrato al supervisore i messaggi che avevo inviato alla capogruppo per provare che tenessi alla nuova arrivata. E ho mostrato al supervisore i messaggi che avevo poi mandato a lei per dimostrare che ero stato io a scoprire che non partecipava alle riunioni e che avevo cercato di contattarla tempestivamente, ma lei non mi aveva risposto. Ho anche trovato una ragione per non averla potuta contattare per telefono, ossia che il predicatore del Vangelo non mi aveva fornito il suo numero. In quel momento, pensavo solo a come eludere la responsabilità. Ho fornito molte ragioni oggettive, sperando che il supervisore pensasse che c’era una spiegazione al problema, che non fosse colpa mia, o che almeno altri fossero responsabili insieme a me. Poiché non ammettevo i miei problemi e mi sottraevo alla responsabilità, mi ha trattato, dicendo: “Quella nuova arrivata ha partecipato a diverse riunioni, a riprova del fatto che desidera la verità, ma tu non hai chiesto per tempo della sua situazione e delle sue difficoltà, e ora ti sottrai alla responsabilità dicendo che non avevi il suo numero. È un po’ irragionevole!”. Ho capito che il supervisore vedeva chiaramente i miei problemi e non potevo evitare di assumermi la responsabilità. Preoccupato, mi sono chiesto: “Cosa penserà il supervisore di me? Dirà che non svolgo alcun lavoro pratico? Sarò rimosso?”. Ero molto in ansia e non riuscivo a calmarmi. Dopo, ho ripercorso tutte le cause di quanto era accaduto, e mi sono reso conto che non mi stavo comportando in modo sincero e rifiutavo la potatura e il trattamento. La negligenza manifestata nel mio dovere era palese, ma continuavo a ricorrere a inganni e scuse per giustificarmi. Volevo persino incolpare il predicatore del Vangelo di non avermi dato quel numero. Mi rifiutavo di ammettere di esser stato negligente nel mio dovere, e non riflettevo su me stesso. Il mio comportamento mi metteva molto a disagio. Anche se leggevo la parola di Dio ogni giorno, quando si è presentato un ambiente reale, quando sono stato trattato, ho continuato a vivere secondo la mia indole corrotta e non accettavo la verità. La mia corruzione mi sembrava troppo profonda, e difficile da cambiare, quindi ero un po’ negativo.

In seguito, ho letto un passo delle parole di Dio. “La ricerca della verità è volontaria; se ami la verità, lo Spirito Santo opera. L’amore per la verità come tuo fondamento, l’esame e la conoscenza di te stesso quando ti accade qualcosa, la ricerca attiva dei princìpi della verità e la capacità, alla fine, di praticare secondo questi princìpi: questa serie di comportamenti e di ingressi è interamente volontaria; nessuno ti obbliga a farlo e non comporta alcuna condizione aggiuntiva. Dopo aver fatto queste cose, ciò che in definitiva acquisisci è la verità e ciò in cui entri è la realtà della verità. […] Qualsiasi siano le tue ragioni, o che siano adeguate o meno, o che siano o no attuabili alla luce del giorno, non ha importanza: se non persegui la verità, il risultato finale sarà che Dio ti tratterà in base al fatto che non hai perseguito la verità. Le tue ragioni non sono valide; Dio le ignora categoricamente. Che cosa significa che le ‘ignora’? Significa che le tue ragioni non Gli interessano. Scalpita quanto vuoi, argomenta quanto ti pare: a Dio interessa qualcosa? Dio converserebbe mai con una persona del genere? Discuterebbe e conferirebbe con te? Si consulterebbe con te? Qual è la risposta? No. Non lo farebbe assolutamente. Per quanto sensate, le tue ragioni non sono valide. Le persone non devono fraintendere la volontà di Dio, pensando di poter avanzare ogni sorta di ragioni e scuse per non perseguire la verità. Dio vuole che tu ricerchi la verità in tutti gli ambienti e in tutte le questioni che ti si presentano, affinché alla fine tu possa entrare nella realtà della verità e acquisire la verità. Le circostanze specifiche che Dio ha predisposto per te, le persone e gli eventi che incontri e l’ambiente in cui ti trovi sono esattamente le lezioni che devi imparare nel perseguire la verità. Dovresti pregare Dio e ricercare la verità per trovare una soluzione. Se cerchi sempre di accampare delle scuse, di essere evasivo, di rifiutare, di resistere, allora Dio ti abbandonerà. Sarà inutile che ti comporti in modo intrattabile, ostile, o che avanzi le tue ragioni; Dio non Si curerà di te” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). Dalla parola di Dio, ho visto che eliminare la corruzione ed entrare nelle realtà della verità non è difficile. La chiave sta in ciò che le persone scelgono e se cerchino e pratichino la verità o no. Non importa quali siano le circostanze: che si tratti di potatura e trattamento o di fallimenti e battute d’arresto, si deve essere capaci di riflettere su se stessi e cercare attivamente la verità. Una volta capito qualcosa, mettetelo in pratica e agite secondo i princìpi della verità. Se fate questo, otterrete crescita e cambiamento. Tuttavia, quando sarete potati e trattati, se vi sottraete sempre, vi opponete e accampate delle scuse, non solo non riuscirete ad acquisire la verità, ma verrete ripudiati da Dio. Ripensando a me stesso, quando sono stato potato e trattato, non ho accettato, obbedito, confessato sinceramente, riflettuto sul mio problema o ricercato attivamente la verità per eliminare la mia indole corrotta. Al contrario, sono diventato negativo, ostile, e ho ritenuto troppo difficile cambiare. Ero irragionevole e rifiutavo l’ambiente predisposto da Dio! Non era un atteggiamento di accettazione della verità. Quando l’ho riconosciuto, non volevo più vivere in uno stato negativo e delimitarmi. Volevo cercare la verità per risolvere i miei problemi.

Ho iniziato a riflettere e a chiedermi perché parlassi sempre bene eppure, quando ero stato trattato, non l’avessi accettato, diventando negativo e ostile. Quale indole si celava in questo? Nella mia ricerca, ho letto due passi della parola di Dio. “Alcuni potrebbero essere in grado di ammettere di essere diavoli, dei Satana, figli del gran dragone rosso, e parlano molto bene della loro conoscenza di se stessi; ma, quando rivelano la loro indole corrotta e qualcuno li smaschera, li tratta e li pota, cercano con tutte le loro forze di giustificarsi e non accettano minimamente la verità. Qual è il problema? In questo, una persona viene smascherata completamente. Parlano così bene della conoscenza di se stessi, allora perché di fronte alla potatura e al trattamento non riescono ad accettare la verità? C’è un problema. Questo genere di cose non è forse piuttosto comune? È facile da identificare? In effetti lo è. Ci sono molte persone che ammettono di essere diavoli e Satana quando parlano della loro conoscenza di se stesse, ma poi non si pentono né cambiano. Allora, questi discorsi sulla conoscenza di sé sono veri o falsi? Si tratta di una conoscenza autentica o di un espediente per ingannare gli altri? La risposta è evidente. Perciò, per capire se una persona conosce se stessa in modo autentico, non bisogna limitarsi ad ascoltare i suoi discorsi in merito a questa conoscenza, ma guardare al suo atteggiamento e alla sua capacità di accettare la verità quando affronta la potatura e il trattamento. Questo è l’aspetto più cruciale. Chi non accetta di essere trattato e potato ha un’essenza di rigetto della verità, di rifiuto di accettarla. La sua è un’indole di disgusto nei confronti della verità. Questo è indubbio. Alcune persone, per quanta corruzione abbiano rivelato, non permettono agli altri di trattarle. Nessuno può potarle né trattarle. Sono a loro agio nel parlare della conoscenza di se stesse e direbbero qualsiasi cosa, ma se qualcun altro le smaschera, le critica o le tratta, anche se in modo oggettivo o sulla base dei fatti, non lo accettano. Qualunque aspetto venga smascherato dell’indole che hanno manifestato, sono estremamente recalcitranti e insistono nel fornire giustificazioni pretestuose, senza neanche un briciolo di autentica sottomissione” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). “I modi principali in cui si manifesta il disgusto per la verità non sono solo i sentimenti di avversione per la verità quando la si ascolta, ma anche la riluttanza a metterla in pratica. Quando è il momento di mettere in pratica la verità, una persona di questo genere si tira indietro e prende completamente le distanze dalla verità. Quando condividono durante le riunioni, alcuni sembrano pieni di entusiasmo, amano ripetere parole di dottrina e fare affermazioni altisonanti per conquistare gli altri; questo li fa apparire e sentire bene, e continuano all’infinito. E poi ci sono quelli che sono impegnati tutto il tempo in questioni di fede: leggono le parole di Dio, pregano, ascoltano inni, prendono appunti, come se non potessero stare lontani da Dio nemmeno per un momento. Dall’alba fino a notte fonda, sono impegnati a svolgere i loro doveri. Ma queste persone amano davvero la verità? Non hanno forse un’indole di disgusto nei confronti della verità? Quando si può vedere il loro vero stato? (Quando arriva il momento di praticare la verità, si sottraggono a essa e, quando affrontano il trattamento e la potatura, non sono disposte ad accettarlo). Forse questo accade perché non capiscono ciò che ascoltano, o perché non comprendono la verità e non sono disposte ad accettarla? Né l’uno né l’altro: sono governate dalla loro natura ed è un problema di indole. In cuor loro, sanno benissimo che le parole di Dio sono la verità e una cosa positiva, che mettere in pratica la verità può portare a un cambiamento d’indole e a soddisfare la volontà di Dio, ma semplicemente non le accettano e non le mettono in pratica. Ecco cosa significa provare disgusto per la verità” (“Per il cambiamento dell’indole è necessario capire sei aspetti di un’indole corrotta” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”).

Dalla parola di Dio, ho visto che le persone hanno un’indole di disprezzo per la verità. Si manifesta nel rifiutare la verità, la potatura e il trattamento, e nel non praticare la verità. Leggevo le parole di Dio e compivo il mio dovere ogni giorno, e, durante le riunioni, sapevo ammettere, in linea con le parole di Dio, di avere un’indole corrotta, di appartenere a Satana, di essere un figlio del gran dragone rosso, e così via. Esteriormente, sembravo accettare la verità ma, quando sono stato potato e trattato per la mia negligenza nel dovere, mi sono reso conto di non accettare né praticare affatto la verità, e di manifestare in ogni cosa la mia indole di disprezzo per la verità. Sapevo che, come addetto all’irrigazione, il requisito fondamentale era che fossi responsabile e paziente. I nuovi arrivati sono come dei neonati. Non sono ancora ben radicati sulla vera via, e sono molto deboli nella vita. Se non vengono alle riunioni, dobbiamo trovare un modo per irrigarli e sostenerli tempestivamente. Capivo questi princìpi ma, al momento di praticare, soffrire e pagare un prezzo, non volevo farlo. Conoscevo chiaramente la verità, ma non la praticavo. Ho ricordato che, a parte salutare qualche volta quella nuova arrivata, non le avevo offerto alcuna irrigazione o supporto. Quando ho scoperto che non partecipava regolarmente agli incontri, sono rimasto indifferente, non ho pensato a come contattarla rapidamente o a indagare sui suoi problemi e difficoltà. Sono stato negligente e irresponsabile nella fase iniziale, cruciale, dell’irrigazione di una neofita, inducendola ad abbandonare. Ma neanche allora ho riflettuto su me stesso. Quando il supervisore mi ha fatto notare i miei problemi, ho cercato in tutti i modi di giustificare la mia negligenza, sperando di scaricare la responsabilità sulla capogruppo e sul predicatore del Vangelo. Questo era forse un atteggiamento di accettazione e obbedienza verso la verità? Non manifestavo altro che un’indole di disprezzo per la verità!

Poi, ho letto un altro passo della parola di Dio. “Indipendentemente dalle circostanze che provocano la potatura e il trattamento, qual è l’atteggiamento cruciale da tenere verso questa situazione? In primo luogo bisogna accettarla, chiunque sia a effettuare il trattamento, per qualunque ragione, per quanto risulti severo, quali che siano il tono e l’espressione, bisogna accettarla. E poi bisogna riconoscere ciò che si è fatto di sbagliato, che genere di indole corrotta si sia rivelata, e se si sia agito o meno secondo i princìpi della verità. Quando si viene sottoposti a potatura e trattamento, prima di tutto è questo l’atteggiamento che bisogna avere. E gli anticristi possiedono questo atteggiamento? No; per tutto il tempo, l’atteggiamento che assumono è di resistenza e di avversione. Con un atteggiamento del genere, possono forse presentarsi davanti a Dio e acquietarsi, ascoltare con attenzione ed essere almeno modestamente ricettivi? Impossibile. Che cosa faranno, allora? Prima di tutto, argomenteranno con forza e forniranno giustificazioni, difendendosi e discolpandosi contro i torti che hanno commesso e l’indole corrotta che hanno rivelato, nella speranza di conquistare la comprensione e il perdono degli altri, in modo da non doversi assumere alcuna responsabilità né accettare alcuna parola di trattamento e potatura. Qual è l’atteggiamento che manifestano di fronte al trattamento e alla potatura? ‘Non ho peccato. Non ho fatto nulla di male. Se ho commesso un errore, c’era una ragione; se ho commesso un errore, non l’ho fatto di proposito; se ho commesso un errore, non devo assumermene la responsabilità. Chi non commette qualche errore?’ Si aggrappano a queste affermazioni e frasi, ancorandosi strettamente a esse e non lasciandole andare, ma non ricercano la verità, né riconoscono l’indole corrotta che hanno manifestato nel commettere la loro trasgressione, e certamente non ammettono di possedere una tale essenza. […] Per quanto i fatti portino alla luce la loro indole corrotta, non la riconoscono, e portano invece avanti la loro sfida e ribellione. Qualsiasi cosa gli altri dicano, non la accettano e non la ammettono, pensando invece: ‘Vediamo chi è il più bravo a parlare, vediamo chi è il più veloce a farlo’. Questo è un tipo di atteggiamento con cui gli anticristi reagiscono al trattamento e alla potatura” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte ottava)” in “Smascherare gli anticristi”). Da quanto rivelato nella parola di Dio, ho visto che, quando vengono potate e trattate, le persone normali lo accolgono da Dio, lo accettano, obbediscono, riflettono su se stesse, e ottengono autentico pentimento. Anche se non riescono ad accettarlo sul momento, in seguito, attraverso ricerca e riflessione costanti, apprendono una lezione dalla potatura e dal trattamento. Mentre gli anticristi hanno una natura di disprezzo e odio per la verità. Quando vengono potati e trattati, non riflettono mai su se stessi. Mostrano solo un atteggiamento di resistenza, rifiuto e odio. Ho ripensato al mio comportamento. Sono stato negligente e non ho seguito la nuova arrivata per tempo, inducendola ad abbandonare. Questa era già una trasgressione. Chiunque avesse un po’ di coscienza e ragione si sentirebbe infelice e in colpa, rifletterebbe sui propri problemi, e sarebbe finita lì. Ma io non mi sentivo in colpa e neanche ammettevo i miei problemi. Ero di fronte a un fatto così palese e ancora cercavo di sottrarmi consapevolmente alla responsabilità, prima dichiarando che la nuova arrivata non mi aveva risposto, poi che la capogruppo era un’irresponsabile, e infine incolpando il predicatore del Vangelo, sperando di scaricare ogni responsabilità e di ottenere comprensione da parte del supervisore. Di fronte a quanto rivelato da Dio, e alla potatura e al trattamento, non ho riflettuto affatto su me stesso. Al contrario, ero ribelle, ostile, e ho accampato diverse scuse per giustificarmi e discolparmi, perché non volevo assumermi le mie responsabilità. Ero del tutto privo di umanità e ragione! Mi sono reso conto che manifestavo un’indole di ostinazione e di disprezzo verso la verità. Non avevo timore di Dio. Ho visto che, dopo tanti anni di fede in Dio, la mia indole non era affatto cambiata, e mi sentivo infelice.

In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha fornito maggiore conoscenza del mio problema di rifiutare il trattamento e la potatura. Dio Onnipotente dice: “L’atteggiamento archetipico degli anticristi verso il trattamento e la potatura consiste nel rifiutarsi con veemenza di accettarli o di ammetterli. Per quanto male abbiano compiuto, per quanto abbiano danneggiato il lavoro della casa di Dio e l’ingresso nella vita del popolo eletto di Dio, non provano il minimo rimorso né pensano di essere in debito. Da questo punto di vista, gli anticristi hanno umanità? Assolutamente no. Hanno arrecato danni di ogni tipo ai prescelti di Dio, hanno gravemente compromesso il lavoro della Chiesa: questo è chiaro come il sole agli occhi dei prescelti di Dio, che hanno visto le azioni malvagie degli anticristi, una dopo l’altra. Eppure gli anticristi non accettano né riconoscono tale fatto, si ostinano a rifiutarsi di ammettere di essere in errore o di essere responsabili. Questo non è forse segno che la verità li ripugna? Tale è il grado di avversione degli anticristi per la verità e, a prescindere da quanta malvagità commettano, si rifiutano di riconoscerlo, e rimangono irremovibili fino alla fine. Questo dimostra che gli anticristi non hanno mai preso sul serio il lavoro della casa di Dio né accettato la verità. Non hanno sviluppato fede in Dio; sono servi di Satana, venuti a intralciare e perturbare il lavoro della casa di Dio. Nei cuori degli anticristi c’è posto solamente per la reputazione e lo status. Credono che, se dovessero riconoscere il loro errore, allora dovrebbero assumersi la responsabilità, e a quel punto il loro prestigio e la loro reputazione sarebbero gravemente compromessi. Di conseguenza, resistono con un atteggiamento di ‘negazione fino alla morte’ e, a prescindere da quali rivelazioni o analisi gli altri offrano, fanno di tutto per negarle. A prescindere dal fatto che il loro rifiuto sia intenzionale oppure no, in breve, da un certo punto di vista ciò espone la loro natura ed essenza di repulsione e avversione per la verità. Da un altro punto di vista, questo dimostra quanto gli anticristi abbiano a cuore il proprio prestigio, la propria posizione e i propri interessi. A tale proposito, qual è il loro atteggiamento nei confronti del lavoro e degli interessi della Chiesa? Un atteggiamento di disprezzo e di rifiuto della responsabilità. Sono del tutto privi di coscienza e ragionevolezza. Il loro sottrarsi alla responsabilità dimostra questi punti? Da una parte, il sottrarsi alla responsabilità dimostra la loro natura ed essenza di ostilità e disprezzo verso la verità; mentre, dall’altra, dimostra la loro mancanza di coscienza, ragionevolezza e umanità. A prescindere da quanto l’ingresso nella vita dei fratelli e delle sorelle venga danneggiato a causa delle loro interferenze e malefatte, non provano alcun senso di colpa e non potrebbero esserne mai turbati. Che razza di creature sono queste? Anche una parziale ammissione di errore da parte loro basterebbe a considerarli dotati di un briciolo di coscienza e ragionevolezza, ma gli anticristi non hanno neppure quella modesta quantità di umanità. Dunque come li definireste? L’essenza degli anticristi è il diavolo. Qualunque sia il danno che hanno arrecato agli interessi della casa di Dio, non se ne rendono conto; in cuor loro non sono neanche lontanamente turbati, non rimproverano se stessi, né tantomeno si sentono in debito. Questo non è assolutamente ciò che si dovrebbe vedere nelle persone normali. Questo è il diavolo, e il diavolo è privo di ogni coscienza e ragionevolezza” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). Dalla parola di Dio, ho visto che gli anticristi rifiutano trattamento e potatura a causa della loro natura di disprezzo e odio nei confronti della verità, e anche per l’amore estremo che provano per i loro interessi personali. Se qualcosa tocca o danneggia in qualche modo la loro reputazione, fanno di tutto per discolparsi e trovare ragioni per sottrarsi alle proprie responsabilità. Anche quando danneggiano gli interessi della casa di Dio o la vita di altre persone, non provano alcun rimorso o senso di colpa. Se vengono scoperti, rifiutano ostinatamente di ammettere le proprie responsabilità per paura di danneggiare la propria reputazione. Ho visto che gli anticristi sono egoisti e spregevoli, non hanno umanità e sono essenzialmente diavoli. Leggere la parola “diavoli” mi ha spezzato il cuore, perché il mio comportamento e l’indole che rivelavo erano gli stessi di un anticristo. Avevo chiaramente commesso un errore e danneggiato il lavoro della chiesa, ma continuavo a negarlo. Quando sono stato potato e trattato, mi sono discolpato e ho tentato di scaricare la responsabilità. Ho pensato a quanto sia difficile per i nuovi arrivati accogliere il Vangelo. Se ci riescono, è perché Dio predispone un ambiente adatto, che li illumina e li guida, e anche grazie al tempo e all’impegno che i fratelli e le sorelle investono. Dio è estremamente responsabile verso tutti. Su cento pecorelle, se ne perde anche solo una, lascia le altre novantanove per cercare la sola smarrita, e ha a cuore la vita di ogni singola persona. Io invece, quando ero responsabile dell’irrigazione dei neofiti, sono stato superficiale. Vedendo che la nuova arrivata non partecipava alle riunioni, sono stato disinteressato e indifferente. A volte mi informavo per pura facciata, e sono stato negligente e irresponsabile nel seguire il lavoro della capogruppo. Quando non mi ha risposto per diverse volte, non ho chiesto subito perché, e non ho nemmeno verificato se avesse problemi o difficoltà. Ho trattato la nuova arrivata con un atteggiamento disattento e irresponsabile e non ho preso la sua vita seriamente. Ma neanche allora ho provato rimorso o senso di colpa, e non ho cercato di rimediare. Quando il supervisore mi ha fatto notare la mia negligenza e irresponsabilità, ho fatto di tutto per contestare, discolparmi, e sottrarmi alla responsabilità che temevo di dover assumermi se avessi ammesso i miei problemi, dando così al supervisore una cattiva impressione e rischiando di essere rimosso. Per tutto il tempo, non ho mai pensato al lavoro della chiesa, né ho mai considerato se avrei danneggiato la vita della nuova arrivata, ma solo se i miei interessi sarebbero stati danneggiati o no e se avrei mantenuto la mia immagine e il mio prestigio. Ho visto che ero davvero egoista, e proteggevo soltanto i miei interessi personali. Ero privo di umanità, e Dio mi detestava. Così, ho pregato davanti a Dio, dicendo: “Dio, sono stato negligente nel mio dovere, portando a conseguenze terribili, e non l’ho ammesso. Non ho considerato la vita della neofita, ma la mia reputazione e il mio prestigio. Sono veramente privo di umanità! Dio, voglio pentirmi”.

In seguito, ho letto altre parole di Dio e trovato un percorso di pratica. Dio Onnipotente dice: “Acquisire la verità non è difficile, né lo è entrare nella realtà della verità; ma, se le persone provano costantemente disgusto per la verità, sono in grado di acquisirla? No. Perciò, devi sempre presentarti davanti a Dio, esaminare i tuoi stati interiori di disgusto per la verità, vedere quali esternazioni di disgusto per la verità manifesti, quali dei tuoi modi di agire denunciano disgusto per la verità e in quali cose hai un atteggiamento di disgusto per la verità: devi riflettere spesso su queste cose” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). “Se desideri seguire Dio e compiere bene il tuo dovere, per prima cosa non devi essere impulsivo quando le cose non vanno come vuoi tu. Innanzitutto, calmati e acquietati davanti a Dio e, nel tuo cuore, pregaLo e ricercaLo. Non essere ostinato; per prima cosa sottomettiti. Solo con questa mentalità si possono risolvere meglio i problemi. Se sei capace di perseverare nel vivere davanti a Dio e, qualunque cosa ti accada, sei in grado di pregarLo e ricercarLo e di affrontare la questione con una mentalità di sottomissione, allora non importa quante siano le manifestazioni della tua indole corrotta, né contano le tue trasgressioni passate: sarai in grado di risolvere la questione ricercando la verità. Indipendentemente dalle prove che dovrai affrontare, riuscirai a rimanere saldo. Fintanto che hai la giusta mentalità, e sai accettare la verità e obbedire a Dio in conformità ai Suoi requisiti, allora sei perfettamente in grado di mettere in pratica la verità. Anche se a volte sei un po’ ribelle e resistente, e altre volte argomenti in tua difesa e non riesci a sottometterti, se sei in grado di pregare Dio e di cambiare il tuo stato di ribellione, allora sai accettare la verità. Dopo aver fatto ciò, rifletti sul motivo per cui hai manifestato ribellione e resistenza. Trovane la ragione, poi ricerca la verità per eliminarle, e quell’aspetto della tua indole corrotta potrà essere purificato. Dopo diversi recuperi da tali inciampi e cadute, fino al punto in cui riuscirai a mettere in pratica la verità, la tua indole corrotta verrà gradualmente eliminata. Allora, la verità regnerà in te e diventerà la tua vita, e non ci saranno più ostacoli alla tua pratica della verità. Imparerai a sottometterti veramente a Dio e vivrai la realtà della verità” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). Dalla parola di Dio, ho capito che, per eliminare la mia indole di disprezzo della verità, devo sempre riflettere su me stesso ed esaminare se i miei atteggiamenti, dichiarazioni, pratiche, intenzioni e opinioni evidenzino disprezzo per la verità. Quando accade qualcosa, che sia o no in linea con i miei desideri, devo innanzitutto acquietarmi e non oppormi. Se non riesco ad accettare ciò che dicono gli altri e mi trovo a voler cercare ragioni per giustificarmi, devo presentarmi davanti a Dio, pregare e cercare di più, guardare cosa dice la parola di Dio e riflettere su me stesso attraverso di essa, oppure cercare la comunione con fratelli e sorelle che comprendono la verità. Così, posso gradualmente accettare la verità ed entrare nelle sue realtà, e poi, un po’ alla volta, liberarmi della mia indole corrotta. Una volta compreso il percorso di pratica, ho deciso di cambiare.

Sapendo che non approfondire subito la situazione di quella neofita era già una trasgressione, mi sono affrettato a cambiare le cose. Ho verificato se avessi mancato di informarmi o di seguire qualche neofita che supervisionavo. Mentre chiacchieravo con una nuova arrivata, ho scoperto che non capiva bene la verità sul ritorno del Signore e sulle tre fasi dell’opera di Dio. Ho chiesto al mio leader se un predicatore del Vangelo dovesse condividere con lei, ma il leader ha incaricato me di farlo. Anche se sapevo che risolvere rapidamente i problemi dei nuovi arrivati era mia responsabilità, ero ancora molto ribelle. Volevo contestare e non volevo obbedire. Reputavo che dipendesse dalla scarsa chiarezza delle condivisioni del predicatore del Vangelo, quindi perché toccava a me occuparmene? E poi ora, con così tanti nuovi arrivati, non avevo abbastanza tempo: avrebbe dovuto spettare al predicatore del Vangelo. Poi, mi sono reso conto che il mio stato non era corretto. Quello che aveva detto il mio leader era appropriato. Il suggerimento era corretto: perché non sapevo accoglierlo? Perché continuavo a contestare così? Perché non riuscivo a obbedire? Allora ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a sottomettermi, a trascurare i miei interessi materiali ed essere responsabile verso la neofita. Ho ricordato che ognuno recepisce diversamente. Alcuni ascoltano la comunione di un predicatore del Vangelo e sul momento la capiscono, ma in seguito hanno dubbi. In tal caso, gli addetti all’irrigazione devono seguirli e colmare le lacune. Questa è cooperazione armoniosa. Come addetto all’irrigazione, è mio compito risolvere i problemi che rilevo. Non devo essere selettivo, fare ciò che è facile, lasciare i problemi difficili agli altri, e sforzarmi solo di eludere la fatica e starmene comodo. Non dovrei insistere sulle condizioni o accampare scuse nel mio dovere. Se mi viene assegnato un neofita, è mia responsabilità irrigarlo bene, assicurarmi che capisca la verità e offrirgli una solida base per la vera via. Questo è l’incarico che Dio mi affida, il mio dovere. Questo è praticare la verità e cambiare realmente. In quel momento, il mio cuore si è illuminato. Dopo la riunione, ho cercato quella nuova arrivata e ho fatto comunione con lei sul suo problema. Praticando in questo modo, non solo non provavo ostilità, ma ero anche molto felice. Ho capito che praticare la verità non è un’azione esteriore. Significa invece accogliere le parole di Dio con il cuore, agire secondo i princìpi della verità, e usare la parola di Dio come criterio per valutare persone e questioni e per agire. Così, le nostre intenzioni e idee errate e la nostra indole corrotta verranno, senza che ce ne rendiamo conto, sostituite dalla parola di Dio e dalla verità.

Dopo, più ci pensavo, più sentivo che essere messi a nudo, potati e trattati è assolutamente necessario. Dio ci dice che la ragione principale per cui non perseguiamo la verità è la nostra indole di ostinazione e di disprezzo per la verità. Tuttavia, in passato non avevo consapevolezza di possedere una tale indole. Se Dio non avesse predisposto un ambiente per smascherarmi, o non mi avesse giudicato e rivelato con la Sua parola, non avrei mai riconosciuto la mia indole di disprezzo per la verità, e non mi sarei mai pentito né sarei cambiato. Continuare in quel modo avrebbe ostacolato la mia ricerca della verità e la mia crescita nella vita. La rivelazione e il giudizio della parola di Dio mi hanno aiutato così tanto. Lode a Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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