Ho trovato il mio posto

11 Giugno 2022

di Si Fan, Corea del Sud

Da quando credo in Dio, ho perseguito con grande entusiasmo. Qualsiasi dovere la Chiesa mi assegnasse, io obbedivo. Quando mi trovavo in difficoltà, ero anche in grado di soffrire e sacrificarmi senza lamentele. Poco tempo dopo, ho iniziato a praticare l’irrigazione dei neofiti, e venivo ripetutamente promossa. Sentivo di essere un talento, qualcuno che la casa di Dio stava coltivando, e di perseguire più degli altri; e che quindi, fintanto che avessi lavoravo sodo, sarei stata promossa e assegnata a ruoli di rilievo. Questo pensiero mi riempiva d’orgoglio.

In seguito, ho visto molti fratelli e sorelle della mia età incaricati di doveri importanti come quelli di caposquadra e supervisore, e li invidiavo. Pensavo: “Se loro possono svolgere doveri tanto importanti a un’età così giovane, godere della stima dei leader e dell’ammirazione di fratelli e sorelle, io non posso accontentarmi di dove mi trovo. Devo perseguire bene e sforzarmi di compiere grandi passi avanti nel mio dovere, in modo da ottenere anch’io un ruolo importante”. Così, ho lavorato più duramente nel mio dovere. Ero disposta a stare alzata fino a tardi e a soffrire. Quando avevo problemi nel mio dovere, cercavo le parole di Dio per risolverli. Ma i miei sforzi non hanno portato a nessun cambiamento. A causa delle mie scarse capacità lavorative, venivo incaricata del lavoro di routine. E così, quando vedevo che altri intorno a me venivano promossi, ero ancora più invidiosa. Sapevo di essere inferiore a loro, quindi mi incoraggiavo sempre: “Non posso demoralizzarmi né accontentarmi. Devo perseguire e migliorare. Devo leggere di più la parola di Dio e mettere più impegno nel mio ingresso nella vita. Se incrementerò le mie capacità professionali e progredirò nell’ingresso nella vita, verrò promossa”. Così, ho lavorato sodo per migliorare, aspettando con ansia il giorno della mia promozione.

Due anni sono volati, e svolgevo ancora lo stesso dovere, mentre continuavano ad avvicendarsi nuovi collaboratori. Alcuni venivano promossi e altri diventavano leader e lavoratori. Ho iniziato a chiedermi: “Svolgo questo dovere da molto tempo, e persone che lo svolgono da meno tempo vengono promosse: perché invece il mio dovere resta sempre lo stesso? I leader pensano forse che non valga la pena coltivarmi e mi ritiene adatta soltanto al lavoro di routine? Non ho alcuna possibilità di essere promossa? Sarò bloccata per sempre in questo dovere anonimo?” Qusto pensiero mi ha improvvismente privata di ogni entusiasmo. Non ero più solerte nel mio dovere come in passato, e non provavo la minima spinta a occuparmi delle cose che andavano fatte. Mi limitavo a lavorare meccanicamente ogni giorno o al minimo indispensabile per considerare un incarico evaso. Come risultato, nel mio dovere erano frequenti gli errori e le sviste, ma io non ci davo peso e non riflettevo su me stessa. In seguito, ho saputo che anche altri fratelli e sorelle di mia conoscenza erano stati promossi, e mi sono sentita ancor più demoralizzata. Ho pensato: “Alcuni di loro svolgevano il mio stesso dovere, ma ora sono stati tutti promossi, mentre io mi trovo al punto di partenza. Forse non sono una persona che persegue la verità, o un soggetto degno di essere coltivato”. Questo pensiero era come un macigno sulle mie spalle. Mi sentivo davvero infelice. In quei giorni, ero molto depressa, e demotivata nel mio dovere. Ero ormai convinta che la mia fede in Dio non avesse futuro. Mi sentivo addolorata e non riuscivo ad accettarlo. Mi chiedevo: “Sono davvero così scarsa? Davvero sono adatta al solo lavoro di routine? Non vale proprio la pena di coltivarmi? Voglio solamente una possibilità. Perché devo restare sempre in un angolo, dove nessuno mi nota?” Più ci pensavo, più soffrivo. Passavo il giorno a sospirare, e avevo le gambe troppo pesanti per muovermi. In quel periodo, la sera piangevo a letto in silenzio, pensando: “Se le mie capacità professionali sono inferiori a quelle degli altri, allora lavorerò duramente per perseguire la verità. Leggerò di più le parole di Dio e mi concentrerò di più sull’ingresso nella vita. Un giorno, quando saprò condividere qualche conoscenza pratica, quando i leader vedranno che mi dedico alla ricerca della verità, non promuoveranno anche me?” Tuttavia, pensarci mi faceva anche sentire un po’ in colpa. Perseguire la verità è una cosa positiva, ed è ciò che un credente dovrebbe fare. Mentre io lo facevo con l’obiettivo di stare al di sopra degli altri. Se avessi perseguito così, con ambizione e desiderio, Dio lo avrebbe detestato e odiato, vero? Perché non mi bastava compiere il mio dovere nell’anonimato? Mi sentivo davvero in colpa, così ho pregato Dio piangendo: “Dio, so che la mia ricerca di prestigio è sbagliata, ma le mie ambizioni e i miei desideri sono forti. Ho la costante sensazione che sia inutile compiere il mio dovere nell’anonimato. Dio, non so uscire da questo stato. Ti prego, guidami alla comprensione della Tua volontà e alla conoscenza di me stessa”.

Dopo aver pregato, ho letto due passi delle parole di Dio. “Per gli anticristi, lo status e il prestigio sono la vita. A prescindere dal modo e dall’ambiente in cui vivono, dal lavoro che fanno, da cosa si sforzino di ottenere, da quali siano i loro fini o la direzione della loro vita, tutto ruota attorno all’avere una buona reputazione e una posizione elevata. E questo obiettivo non cambia; non riescono mai metterlo da parte. È questo il vero volto degli anticristi, è questa la loro essenza. Potresti metterli in una foresta primordiale nascosta tra le montagne, e non rinuncerebbero ugualmente allo status e al prestigio. Puoi metterli in un qualsiasi gruppo di persone, e le uniche cose a cui riescono a pensare sono ugualmente lo status e il prestigio. Sebbene anche gli anticristi credano in Dio, considerano la ricerca di status e prestigio equivalente alla fede in Dio e le danno lo stesso peso. In altre parole, mentre percorrono la via della fede in Lui, perseguono anche lo status e il prestigio. Si può dire che, in cuor loro, gli anticristi credono che la fede in Dio e il perseguimento della verità coincidano con il perseguimento dello status e del prestigio; che il perseguimento dello status e del prestigio sia anche il perseguimento della verità, e che ottenere lo status e il prestigio equivalga a ottenere la verità e la vita. Se sentono di non possedere prestigio o status, che nessuno li ammira, o li venera, o li segue, allora ne sono molto frustrati, ritengono che credere in Dio non abbia senso, nessun valore, e si dicono: ‘Una simile fede in Dio non è un fallimento? Non è forse vana?’ Spesso ponderano queste cose nei loro cuori, riflettono su come poter ritagliarsi un posto nella casa di Dio, su come poter acquisire un’elevata reputazione all’interno della Chiesa, in modo che gli altri li ascoltino quando parlano, li sostengano quando agiscono e li seguano ovunque essi vadano; in modo da avere nella Chiesa un’influenza, una reputazione, in modo da godere di benefici, e possedere uno status: riflettono spesso su queste cose. È questo che simili persone perseguono” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). “Agli occhi degli anticristi, attaccare o danneggiare la loro reputazione e il loro prestigio è una questione più seria persino del tentativo di toglier loro la vita. Non importa quanti sermoni ascoltino o quante parole di Dio leggano, ciò non suscita in loro alcuna tristezza o rimpianto per non aver mai praticato la verità e per aver intrapreso un cammino da anticristo, né per il fatto di possedere la natura e l’essenza di un anticristo. Al contrario, si arrovellano di continuo su come trovare modi per guadagnare prestigio e aumentare la loro reputazione. […] Nella loro costante ricerca di fama e prestigio, negano anche sfacciatamente ciò che Dio ha fatto. Perché dico questo? Nel profondo del loro cuore, gli anticristi credono: ‘Le persone si guadagnano da sé la fama e il prestigio. Solo affermandosi tra gli altri e guadagnando fama e prestigio possono godere delle benedizioni di Dio. La vita ha valore solo quando le persone ottengono potere e prestigio assoluti. Solo questa è una vita umana degna. Al contrario, sarebbe vile vivere sottomettendosi, come nella parola di Dio, alla sovranità e alle disposizioni di Dio in ogni cosa, rivestire volentieri la posizione di una creatura, e vivere come una persona normale: nessuno che facesse questo sarebbe ammirato. Una persona deve lottare duramente per conquistarsi il prestigio, la reputazione e la felicità; sono cose per cui si deve combattere e vanno afferrate con atteggiamento positivo e attivo. Nessun altro te le darà; aspettare passivamente è inutile’. Questi sono i calcoli che fanno gli anticristi. Naturalmente, questo è il tipo di essenza che gli anticristi posseggono; se si prova a farli riflettere sulle parole di Dio, a far loro ricercare la Sua volontà, e a far loro cercare la verità perché arrivino a sottomettersi a Dio, ad agire in linea con i principi della verità, e a prestare servizio come semplici seguaci fino a imparare a riverire Dio e rifuggire il male, non lo faranno per nessuna ragione. Gli anticristi hanno natura ed essenza sataniche, e sono persone che odiano la verità; quindi, dovunque vadano, anche se si spingono fino ai confini della terra, la loro visione della vita, i loro valori e la loro ambizione a perseguire la fama e il prestigio non muteranno mai, e nessuno sarà in grado di far cambiare loro opinione” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”).

Le parole di Dio mi hanno trafitto il cuore. Dio ha rivelato che gli anticristi mettono il prestigio davanti alla vita stessa. Tutto ciò che dicono e fanno ruota intorno al prestigio, e pensano solo a ottenerlo e mantenerlo. Una volta che lo perdono, perdono la motivazione a vivere. Per il prestigio, sono capaci di opporsi a Dio e tradirLo, e di instaurare i loro regni personali. Mi sono resa conto di aver sempre avuto molto a cuore il prestigio. Quando ero giovane, la mia famiglia mi ha insegnato cose come “Nessun dolore, nessun guadagno” e “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso”. Le leggi sataniche di sopravvivenza mi erano sempre sembrate sagge. Pensavo che una vita in cui si gode di prestigio e di molta stima fosse una vita dignitosa e degna, mentre che accontentarmi del mio destino ed essere una persona ordinaria, con i piedi per terra, denunciasse mancanza di ambizione o di obiettivi reali. Reputavo le persone di questo tipo inutili e vigliacche. Neanche dopo aver iniziato a credere in Dio i miei pensieri e le mie opinioni sono mai cambiati. Esteriormente, non competevo per il prestigio, ma nutrivo forti ambizioni e desideri. Tutto ciò che desideravo erano un dovere più importante, prestigio elevato e la stima degli altri. Quando vedevo i fratelli e le sorelle intorno a me essere promossi a capisquadra e supervisori, il mio desiderio non faceva che aumentare ancora di più. Per essere promossa, mi alzavo presto e restavo sveglia fino a notte fonda. Ero disposta a soffrire e a pagare qualsiasi prezzo per il mio dovere. Quando le mie speranze sono state più volte deluse, ho sviluppato lamentele e ostilità verso l’ambiente che mi circondava. Sono persino arrivata a reputare insensata la fede in Dio e mi sono stancata del mio dovere. Mi limitavo a fare il minimo sindacale e a lavorare meccanicamente. Ho visto che, da quando credevo in Dio, non avevo affatto intrapreso il cammino della ricerca della verità. Agivo solo per la fama e il prestigio. In realtà, poter vivere nella casa di Dio e compiere il mio dovere era una possibilità di salvezza che Dio mi concedeva. Nel mio dovere, Dio voleva che perseguissi la verità, capissi la verità ed entrassi nella sua realtà, liberandomi dalla mia indole corrotta. Invece io sono stata negligente. La mia mente non era rivolta alla ricerca della verità, non desideravo altro che un prestigio elevato e, quando il mio desiderio è stato infranto, mi sono lasciata andare ancor di più. Ero davvero priva di coscienza e ragione! Ho considerato che, nonostante i molti anni di fede in Dio, poiché non avevo perseguito la verità, neanche ora avevo molta conoscenza della mia indole corrotta. Non riuscivo nemmeno a compiere bene il mio attuale dovere. Continuavo a svolgerlo meccanicamente, e c’erano spesso errori e carenze nel mio lavoro. Eppure, volevo comunque essere promossa a un lavoro più importante. Ero così spudorata! Solo allora ho capito che credere in Dio senza ricercare la verità e perseguire ciecamente il prestigio mi avrebbe reso solo più ambiziosa e arrogante, bramosa di essere sempre al di sopra degli altri, ma incapace di obbedire alle disposizioni di Dio. È una ricerca autodistruttiva, che Dio odia e maledice. Ho pensato agli anticristi che la Chiesa espelle. Non perseguono la verità, ma sempre la fama e il prestigio. Vogliono sempre essere ammirati e stimati e cercano di conquistare e controllare le persone, con il risultato di compiere troppo male ed essere scacciati da Dio. Io non ricercavo forse alla loro stessa maniera? Non stavo forse percorrendo il cammino della ribellione a Dio? L’indole di Dio è giusta e non tollera offesa. Se mi rifiutassi di cambiare, sarei sicuramente ripudiata e scacciata da Dio. Con questo pensiero in mente, ho giurato a me stessa: d’ora in poi, non perseguirò il prestigio, e mi sottometterò alle disposizioni di Dio. Perseguirò la verità e svolgerò il mio dovere in modo adeguato e concreto.

Un giorno, durante i miei devozionali, ho letto un altro passo della parola di Dio. “Poiché le persone non riconoscono le orchestrazioni e la sovranità di Dio, affrontano sempre il destino con aria di sfida e con atteggiamento ribelle, e vogliono sempre sbarazzarsi della Sua autorità e sovranità e delle cose che la sorte ha in serbo, sperando invano di cambiare le proprie circostanze attuali e di modificare il proprio destino. Però non ci riescono mai e vengono frustrate a ogni piè sospinto. Questa lotta, che avviene nel profondo dell’anima, arreca un dolore profondo, del tipo che si scolpisce nelle ossa, mentre per tutto il tempo si sta sprecando la vita. Qual è la causa di questo dolore? La sovranità di Dio o il fatto che una persona è nata sfortunata? Ovviamente nessuna delle due cose. In fondo, la causa è la strada che le persone intraprendono, il modo in cui scelgono di vivere la vita. Alcuni potrebbero non essersi resi conto di queste cose. Tuttavia, quando conosci davvero, quando arrivi veramente a riconoscere che Dio ha la sovranità sul destino umano, quando capisci realmente che tutto ciò che Egli ha progettato e deciso per te è un grande beneficio e una grande protezione, senti che il dolore inizia ad alleggerirsi e che tutto il tuo essere diventa rilassato, libero ed emancipato. A giudicare dalle condizioni della maggior parte delle persone, esse non riescono oggettivamente mai a scendere a patti con il valore pratico e il significato della sovranità del Creatore sul destino umano, benché su un piano soggettivo non vogliano continuare a vivere come facevano prima e desiderino un sollievo dal dolore; oggettivamente, non riescono a riconoscere la Sua sovranità e a sottomettervisi veramente, né tantomeno a capire come cercare e accettare le Sue orchestrazioni e disposizioni. Perciò, se gli uomini non riescono a riconoscere davvero che il Creatore ha la sovranità sul destino umano e su tutte le questioni dell’uomo, se non riescono a sottomettersi veramente al Suo dominio, sarà difficile per loro non lasciarsi guidare, e ostacolare, dall’idea secondo cui ‘ciascuno ha il destino nelle proprie mani’. Sarà difficile per loro scrollarsi di dosso il dolore dell’intensa lotta contro il destino e contro l’autorità del Creatore e, inutile dirlo, anche diventare veramente emancipati e liberi, diventare persone che adorano Dio” (“Dio Stesso, l’Unico III” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno colpita al cuore. In passato, non avevo mai paragonato il mio stato a quanto rivelato da queste parole di Dio. Pensavo fossero parole rivolte ai miscredenti, mentre io credevo in Dio, e riconoscevo e obbedivo alla sovranità di Dio. Ma, quando mi sono acquietata e ho riflettuto su questo passo, ho capito che riconoscere la sovranità di Dio non equivale a obbedire alla sovranità di Dio, e tantomeno equivale a conoscerla. Anche se credevo in Dio, la mia visione delle cose era ancora la stessa dei miscredenti. I miscredenti pensano sempre di avere in mano il loro destino, e vogliono sempre lottare contro il fato. Vogliono cambiare il loro destino con i propri sforzi e vivere una vita al di sopra della media. Con il risultato che soffrono molto, pagano un prezzo elevato, fino a ritrovarsi sconfitti e malconci, e neanche allora intendono ravvedersi. Non ero così anch’io? Volevo sempre cambiare la mia condizione con i miei sforzi e mi affidavo al mio impegno per la lotta in cerca di promozioni e ruoli di rilievo. Per questo scopo, ho sofferto in silenzio, mi sono sacrificata e impegnata ad acquisire competenze professionali. Quando il mio desiderio non si è realizzato, sono diventata passiva e ostile, lasciandomi andare. Solo allora ho visto che ero così infelice e stanca perché avevo intrapreso la strada sbagliata e scelto il modo sbagliato di vivere. Prendevo delle falsità sataniche del tipo “Il destino è nelle proprie mani” e “L’uomo può creare una meravigliosa casa con le sue mani” come massime di vita. Credevo che, per raggiungere il mio obiettivo, dovessi lavorare sodo. Così, non sono stata in grado di obbedire alle disposizioni della casa di Dio. Ho sempre voluto oppormi a Dio, svincolarmi dalla Sua sovranità, e guadagnare reputazione e prestigio con i miei soli sforzi. Soltanto allora ho visto che credevo in Dio solo a parole. In cuor mio, non credevo nella sovranità di Dio, e non sapevo obbedire alle Sue disposizioni. Che differenza c’era tra una credente come me e un miscredente? Dio è il Creatore, ed Egli detiene sovranità e controllo su ogni cosa. Il destino di ogni persona, la sua levatura e le sue abilità speciali, il dovere che svolge nella casa di Dio, che tipo di situazioni sperimenta e in quale momento, e così via, è tutto controllato e prestabilito da Dio, e nessuno può sfuggirvi o modificare alcunché. Solo obbedendo e accettando la sovranità di Dio possiamo ottenere la protezione e le benedizioni di Dio e vivere una vita libera e senza vincoli. Capito questo, mi sono d’un tratto sentita patetica e ridicola. Credevo in Dio da anni, e mi ero nutrita di moltissime delle Sue parole, ma ero identica a un miscredente. Non conoscevo l’onnipotenza e la sovranità di Dio, e mi opponevo a Lui costantemente. Ero così arrogante e ignorante! Ho riflettuto sulla parola di Dio: “Quando capisci realmente che tutto ciò che Egli ha progettato e deciso per te è un grande beneficio e una grande protezione, senti che il dolore inizia ad alleggerirsi e che tutto il tuo essere diventa rilassato, libero ed emancipato” (“Dio Stesso, l’Unico III” in “La Parola appare nella carne”). Mi sono chiesta come potessi sapere che quell’ambiente era buono per me e mi stava proteggendo. Mentre ricercavo, ho capito che, da quando credevo in Dio, non avevo mai sperimentato un fallimento, una battuta d’arresto, una sostituzione o un trasferimento. Ero stata continuamente promossa. Inconsciamente, ho iniziato a pensare di essere una persona che persegue la verità, e un soggetto ideale per essere coltivato dalla casa di Dio; così, sono arrivata naturalmente a considerare la “promozione” come un obiettivo da perseguire. Ogni volta che venivo promossa, non lo consideravo un incarico e una responsabilità da parte di Dio, e non perseguivo la verità in modo concreto, né pensavo a come applicare i principi nel mio dovere. Al contrario, per me l’incarico affidatomi da Dio era un mezzo per perseguire il prestigio e ottenere la stima degli altri. Ero convinta che più elevati fossero il dovere e il prestigio, più le persone mi avrebbero ammirata e apprezzata, quindi pensavo molto alle promozioni, e mi preoccupavo continuamente di guadagni e perdite. Avevo dimenticato da tempo che cosa perseguire nella mia fede in Dio. Ripensandoci, la mia ambizione era eccessiva. Se fossi stata promossa come desideravo, non so quanto sarei potuta diventare arrogante o quanto male avrei potuto compiere. Esistono innumerevoli esempi di fallimenti di questo tipo. Molte persone sanno svolgere genuinamente i loro doveri quando non possiedono prestigio, ma, quando poi lo ottengono, diventano più ambiziose, iniziano a compiere il male, e ingannano e irretiscono gli altri. Per conservare la reputazione e il prestigio, escludono e reprimono gli altri, e come risultato portano se stesse alla rovina. Ho visto che il prestigio, per coloro che perseguono la verità e percorrono la retta via, è pratica e perfezionamento. Per coloro che non perseguono la verità e non percorrono la retta via, è tentazione e smascheramento. In quel momento, continuavo a non avere prestigio, ma, solo perché non ero stata promossa, ero così arrabbiata da non voler nemmeno svolgere il mio dovere. Potevo vedere che possedevo un’ambizione e un desiderio fuori dal comune. Se fossi stata effettivamente promossa a un dovere importante, di certo avrei fallito come ogni persona normale. A quel punto, ho veramente percepito le buone intenzioni di Dio celate dietro la mia mancata promozione a caposquadra o supervisore. Dio Si è servito di quell’ambiente per costringermi a fermarmi e a riflettere su me stessa, e per farmi rinsavire e intrapendere il cammino della ricerca della verità. Un tale ambiente era ciò di cui la mia vita aveva bisogno, nonché una grande protezione da parte di Dio. Pensando a questo, ho sentito che Dio aveva fatto una buona cosa. Ero cieca e ignorante, e non capivo la volontà di Dio, quindi Lo fraintendevo e incolpavo. Lo avevo davvero ferito.

Poi, ho letto un altro passo della parola di Dio. “Che tipo di cuore Dio desidera? Prima di tutto, il cuore deve essere sincero. Deve essere in grado di compiere un dovere in modo sincero e concreto, capace di proteggere il lavoro della casa di Dio, e privo delle cosiddette grandi aspirazioni o di obiettivi elevati. Deve essere un cuore che vuole seguire Dio passo dopo passo, adorare Dio e vivere come un essere creato. Non dovrebbe desiderare di essere un uccello del cielo o una qualsiasi creatura di un altro pianeta, e tanto meno desiderare di possedere capacità soprannaturali. Inoltre, questo cuore dovrebbe amare la verità. A cosa si riferisce principalmente l’amare la verità? Ad amare le cose positive, possedere senso di giustizia, essere in grado di spendersi autenticamente per Dio, di amarLo genuinamente, essere in grado di obbedire a Dio e di renderGli testimonianza” (“Le cinque condizioni necessarie per intraprendere la retta via nella propria fede” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Leggere le parole di Dio mi ha davvero commossa. Ho compreso le speranze e i requisiti che Dio ha per le persone. Dio non vuole che le persone siano famose, illustri o celebri. Dio non ci chiede di intraprendere imprese eroiche o di ottenere grandi risultati. Egli spera che le persone perseguano la verità e si sottomettano alle Sue disposizioni nei loro doveri, e che vi adempiano in modo concreto. Invece io non capivo la volontà di Dio, e non conoscevo me stessa. Ho sempre voluto il prestigio, essere influente o potente. Senza prestigio e attenzioni, mi sembrava di vivere una vita smorta e inutile. Ero del tutto priva di umanità e ragione. Ero un filo d’erba che voleva essere un albero, un passero che voleva essere un’aquila, e di conseguenza mi sono spinta fino all’infelicità e allo sfinimento. Resamene conto, ho pregato Dio: “Dio! In passato, ho sempre perseguito la fama e il prestigio. Ho sempre voluto essere ammirata e apprezzata. Non mi accontentavo di compiere il mio dovere nell’anonimato, e Tu disprezzi e detesti chi fa questo. Ora capisco che questa è la via sbagliata. Desidero sottomettermi alle Tue disposizioni. Che in futuro io venga promossa oppure no, perseguirò la verità con concretezza e svolgerò adeguatamente il mio dovere”. Dopo aver pregato, ho provato un grande senso di liberazione e mi sono sentita più vicina a Dio. In seguito, leggendo la parola di Dio, ho acquisito una certa conoscenza delle mie opinioni errate sulla ricerca. La parola di Dio dice: “Alcune persone dicono: ‘Quando qualcuno viene promosso a una posizione di leadership, ottiene prestigio e non è più una persona comune’. È giusto? Altri affermano: ‘Essere un leader significa avere prestigio, ma più si arriva in alto e peggiore è la caduta. Ci si sente soli su in cima’. È giusto? Ovviamente è sbagliato. […] Quando qualcuno viene promosso e formato dalla casa di Dio, non significa che goda al suo interno di posizione o prestigio particolari che gli garantiscono trattamento e privilegi speciali. Al contrario, dopo che sono stati eccezionalmente esaltati nella casa di Dio, vengono offerte loro l’opportunità e le migliori condizioni per praticare ed entrare nelle realtà della verità, così da renderli capaci di svolgere un lavoro più specifico che coinvolge i principi della verità. In altre parole, i principi vengono applicati molto di più in questo lavoro, e i requisiti e i criteri della casa di Dio saranno più elevati, cosa estremamente vantaggiosa per l’ingresso nella vita delle persone. Quando una persona viene promossa e formata nella casa di Dio, significa che i requisiti verso di lei saranno severi e verrà sottoposta a una rigida supervisione. La casa di Dio ispezionerà e supervisionerà rigorosamente il lavoro che svolge, e arriverà a comprendere e a prestare attenzione al suo ingresso nella vita. Da questo punto di vista, le persone promosse e formate dalla casa di Dio godono forse di trattamento, prestigio e posizione speciali? Assolutamente no, e tanto meno godono di un’identità speciale. Se le persone che sono state promosse e impiegate in ruoli importanti sentono di possedere un capitale, si adagiano e smettono di perseguire la verità, allora saranno in pericolo quando affronteranno prove e tribolazioni. Alcuni dicono: ‘Se qualcuno viene promosso e formato come leader, allora possiede un’identità. Anche se non è uno dei primogeniti, ha almeno la speranza di diventare un membro del popolo di Dio. Io non sono mai stato promosso o formato, quindi che speranza ho di essere annoverato tra i membri del popolo di Dio?’ È sbagliato pensare in questo modo. Per diventare un membro del popolo di Dio, devi avere esperienza di vita e devi essere una persona che obbedisce a Dio. Non importa che tu sia un leader, un collaboratore o un semplice seguace: chiunque possieda le realtà della verità è un membro del popolo di Dio. Anche se sei un leader o un collaboratore, se ti mancano le realtà della verità, sei comunque un servitore” (Come riconoscere i falsi capi). Dalla parola di Dio, ho capito che venire promossi e coltivati dalla casa di Dio non significa essere superiori alla media, né si riceve un trattamento speciale come i funzionari del mondo esterno. È semplicemente un’opportunità di pratica. È solo un incarico più importante e una maggiore responsabilità. Essere promossi e coltivati significa solamente passare da un dovere a un altro. Non vuol dire che quella persona possieda identità e prestigio superiori agli altri, né che comprenda la verità o ne possieda la realtà. Non venire promossi non significa essere inferiori, né essere privi di futuro e non poter essere salvati. In sostanza, qualsiasi dovere si svolga, che si venga promossi o meno, Dio tratta tutti equamente. La famiglia di Dio distribuisce i doveri in modo ragionevole, secondo la levatura e le capacità di ognuno, così da sfruttare al meglio tali attributi. Questo giova sia al lavoro della casa di Dio che al nostro personale ingresso nella vita. Che si venga o meno promossi a un dovere di rilievo, Dio nutre le stesse aspettative e impartisce le stesse disposizioni a tutti. Egli vuole che le persone perseguano la verità e trasformino la loro indole nell’adempimento dei loro doveri. Pertanto, la salvezza di Dio per le persone non dipende dal loro prestigio, dalle qualifiche o dall’età. Piuttosto, dipende dal loro atteggiamento verso la verità e il dovere. Percorrendo il cammino della ricerca della verità, nel’adempimento del proprio dovere, si può acquisire più pratica, e si continuerà a progredire nella vita. Se invece non si persegue la ricerca della verità, per quanto alto sia il proprio prestigio, si fallirà. Prima o poi si verrà sostituiti e scacciati. In passato, non possedevo una vera comprensione della promozione. Pensavo che essere promossi significasse ottenere prestigio, e che più elevato il prestigio, migliori il futuro e il destino. Di conseguenza, non mi sono concentrata sulla ricerca della verità nel mio dovere, ma solo del prestigio. Solo allora ho capito che questa visione delle cose è assurda! In realtà, la casa di Dio mi ha dato la possibilità di praticare, ma la mia levatura era troppo scarsa per compiti più importanti. Non avevo consapevolezza di me stessa, quindi mi sentivo capace e degna di essere promossa a un incarico di maggior rilievo. In realtà non mi conoscevo affatto. Qualunque lavoro svolgiamo nella casa di Dio, abbiamo tutti bisogno di capire la verità ed accedere ai principi della verità perché il nostro lavoro ottenga buoni risultati. Invece, io non capivo la verità e non sapevo svolgere alcun lavoro concreto. Se anche fossi stata promossa, cosa avrei potuto fare di buono? Non sarei stata solo d’intralcio? Non solo sarei giunta allo sfinimento, ma avrei anche ostacolato il lavoro della casa di Dio. Non ne sarebbe valsa la pena. A quel punto, ho finalmente capito che il mio attuale dovere era perfettamente adatto a me. Sapevo svolgerlo e si confaceva alle mie abilità. Questo giovava al mio ingresso nella vita e anche al lavoro della casa di Dio. Attraverso l’illuminazione e la guida delle parole di Dio, ho acquisito sempre più consapevolezza della volontà di Dio, ho trovato il mio posto, e mi sono liberata della mia passività.

Da allora, non sono più stata schiava del prestigio, e mi sono fatta carico di un fardello nel mio dovere. Quando non ero occupata con il lavoro, dedicavo il mio tempo libero a predicare il Vangelo e testimoniare Dio. Quando vedevo coloro che credono veramente in Dio e amano la verità accogliere l’opera di Dio degli ultimi giorni, provavo un enorme sollievo e conforto. Infine, ho capito che non importa quanto sia elevata la posizione che ricopriamo: ciò che conta è saper svolgere il ruolo di un essere creato mentre si compie il proprio dovere. Questa è la cosa più importante. Ora, anche se sento spesso di fratelli e sorelle di mia conoscenza che sono stati promossi, sono molto più tranquilla e non provo più alcuna invidia, perché so che, anche se svolgiamo doveri diversi, lottiamo tutti per un obiettivo comune, quello di diffondere il Vangelo del Regno di Dio al meglio delle nostre capacità. Ora, ho finalmente trovato il mio posto. Non sono che un piccolo essere creato. Il mio dovere è obbedire alle orchestrazioni e alle disposizioni del Creatore. In futuro, qualunque dovere compirò, sono disposta ad accettarlo, a obbedire e a svolgerlo al meglio per soddisfare Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

Contenuti correlati

Rispondi