Faccia a faccia con la malattia terminale di mio figlio

12 Febbraio 2022

di Liang Xin, Cina

Due anni fa mio figlio ha iniziato ad avvertire un dolore tremendo al fianco. Siamo andati dal medico per un controllo e ha detto che gli esami davano risultati preoccupanti, dovevamo recarci in un ospedale di provincia più grande per ulteriori approfondimenti. In quel momento, mi si è fermato il cuore e sapevo che poteva trattarsi di una cosa grave. Ma poi ho pensato che avevo svolto il mio dovere e fatto sacrifici per Dio per tutto quel tempo, e avevo sofferto molto. Nonostante le terribili oppressioni e gli arresti da parte del Partito Comunista e gli scherni e le calunnie dei miei cari, non mi sono mai tirata indietro, sono rimasta salda nel mio dovere. Dato che avevo fatto tanto per Dio, ero convinta che avrebbe protetto mio figlio da qualsiasi cosa grave. I nuovi esami hanno confermato che aveva un cancro al fegato e la cirrosi epatica. Secondo il medico, gli restavano da tre a sei mesi di vita, non di più. Be’, è stato un fulmine a ciel sereno; sono rimasta seduta lì, paralizzata. Proprio non riuscivo ad accettare quella realtà. A soli 37 anni, come poteva avere una cosa del genere? Mi tremavano le mani, mentre leggevo i risultati delle analisi. Mi chiedevo se la diagnosi potesse essere sbagliata. Sono rimasta seduta lì sul bordo del letto, stordita per un bel po’. Le lacrime mi scorrevano sul viso e pensavo: “È così giovane, possibile che sia tanto grave? Basterebbe una delle due malattie a ucciderlo, figuriamoci entrambe. È la nostra colonna portante. Cosa farebbe la nostra famiglia senza di lui? La cosa più dolorosa nella vita è seppellire il proprio figlio”. Soffrivo sempre di più. Gli amici e la famiglia mi rimproveravano, dicevano: “Come ha fatto tuo figlio ad ammalarsi se sei una credente in Dio? Quel tuo Dio non lo ha protetto, quindi a che è servito?” Mi consigliavano anche di dimenticare la mia fede e di rimanere a casa a prendermi cura di lui. I loro rimproveri accrescevano il mio dolore. Ero costantemente sull’orlo delle lacrime e in uno stato di stordimento. Non volevo nemmeno pregare o leggere le parole di Dio. Ero avvolta dall’oscurità. Ho detto una preghiera: “Dio, ora che mio figlio è così gravemente malato, sono in grande difficoltà e non riesco a gestire la situazione. Ti prego, guidami a capire la Tua volontà”.

Un giorno ho letto questo nelle parole di Dio: “Mentre subiscono le prove è normale che gli uomini siano deboli o abbiano in sé della negatività, o manchino di chiarezza riguardo alla volontà di Dio o la loro via della pratica. Ma tu comunque devi avere fede nell’opera di Dio e non rinnegarLo, proprio come Giobbe. Sebbene fosse debole e maledicesse il giorno in cui era nato, Giobbe non negò che tutte le cose della vita umana fossero elargite da Jahvè e che Jahvè è anche Colui che le toglie tutte. In qualunque modo fosse messo alla prova, mantenne questa fede. […] Dio compie l’opera della perfezione sugli uomini e loro non possono vederla, non possono sentirla; in queste circostanze è necessario che tu abbia fede. La fede degli uomini è necessaria quando non si può vedere qualcosa a occhio nudo, e la tua fede è necessaria quando non puoi rinunciare alle tue nozioni. Quando non hai chiarezza in merito all’opera di Dio ciò che ti è richiesto è avere fede, prendere una posizione salda e rendere testimonianza” (“Coloro che devono essere resi perfetti devono essere sottoposti a raffinamento” in “La Parola appare nella carne”). Dalle parole di Dio ho capito che la grave malattia di mio figlio era una specie di prova per me e dovevo affidarmi alla mia fede per superarla. Ho pensato a Giobbe, che fu derubato delle sue ricchezze e del bestiame, i suoi figli morirono tutti, ed era coperto di pustole. Anche di fronte a una prova così grande, era pronto a maledire se stesso prima di incolpare Dio, e lodava il nome di Jahvè. Portò una bella testimonianza per Dio. E mentre subiva tutto questo, gli amici lo deridevano, sua moglie lo criticava e gli diceva di abbandonare Dio e di morire. In superficie sembrava che fossero sua moglie e i suoi amici a rimproverarlo, ma dietro c’era Satana che usava le parole della gente per tentare Giobbe a rinnegare e tradire Dio. Invece lui non ci cascò, e addirittura stigmatizzò sua moglie come una donna sciocca. Sapevo che dietro gli attacchi dei miei amici e della mia famiglia c’erano i trucchi di Satana. Dovevo essere come Giobbe e testimoniare per Dio. Non potevo ascoltare le loro sciocchezze. A quel punto, non mi sentivo più così infelice e impotente.

Be’, è stato operato un paio di settimane dopo e il cancro era sotto controllo. Pensavo che Dio potesse avere pietà di lui per via della mia fede e magari avrebbe fatto un miracolo, guarendo mio figlio. Speravo che si riprendesse completamente, sarebbe stato bellissimo. Poi mi è venuto in mente questo passo delle parole di Dio: “Ciò che persegui è essere in grado di ottenere la pace dopo aver creduto in Dio, perché i tuoi figli non si ammalino, perché tuo marito abbia un buon lavoro, tuo figlio trovi una buona moglie, tua figlia trovi un marito rispettabile, i tuoi buoi e cavalli arino la terra per bene, perché ci sia un anno di bel tempo per le tue colture. Questo è ciò che ricerchi. Ti preoccupi solo di vivere nell’agiatezza e che nessuna disgrazia si abbatta sulla tua famiglia, che i venti ti passino accanto, che il tuo viso non sia graffiato dal pietrisco, che le colture della tua famiglia non vengano inondate, di non subire alcun disastro, di vivere nell’abbraccio di Dio, di vivere in una casa accogliente. Un vigliacco come te che persegue costantemente la carne – hai forse un cuore, uno spirito? Non sei una bestia? Io ti do la vera via senza chiedere nulla in cambio, ma tu non la persegui. Sei uno di quelli che credono in Dio? Ti dono la vita umana vera, ma tu non la persegui. Non sei allora del tutto simile a un maiale o a un cane?” (“Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio hanno rivelato in modo davvero incisivo che vedevo la fede e perseguivo le benedizioni. da una prospettiva errata. Mi vergognavo molto. Quando credevo nel Signore, inseguivo benedizioni e grazia sperando che tutta la mia famiglia fosse benedetta. Da quando ho accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni, non avevo mai pregato sfacciatamente Dio chiedendo la Sua grazia, eppure non perseguivo la verità né capivo davvero Dio. Mi sbagliavo nel volere cento volte tanto nell’età attuale e la vita eterna in quella a venire. Pensavo che siccome avevo fatto dei sacrifici per Dio, Egli mi avrebbe ricordata e benedetta, che avrebbe protetto la mia famiglia da malattie e disastri, avrebbe reso la nostra vita serena e libera da ogni terribile disgrazia. Così ho lasciato la mia casa e il mio lavoro per fare il mio dovere, totalmente felice di sopportare qualsiasi sofferenza. Ma quando mio figlio è risultato positivo al cancro, mi sono impantanata completamente nel dolore di vederlo malato, persa la voglia di svolgere il mio compito. Facevo calcoli meschini su quanto mi ero spesa, quanto avevo sofferto, discutendo con Dio, incolpandoLo di non aver protetto mio figlio. La situazione che ho affrontato e le parole di giudizio e di rivelazione di Dio mi hanno mostrato che la mia prospettiva su cosa perseguire nella mia fede era sbagliata. Le rinunce che facevo in nome della mia fede non erano mirate a perseguire la verità e a liberarmi dalla corruzione, ma a ottenere in cambio la grazia e le benedizioni di Dio. Stavo conducendo transazioni con Dio, usandoLo e imbrogliandoLo. Cercavo la Sua protezione con il solo intento di risparmiare alla mia famiglia tempeste, malattie e disastri. Ero forse diversa da quelle persone religiose che mangiano i pani e si sentono sazie? Ho visto quanto fosse vile la mia prospettiva su cosa perseguire nella fede. A quel punto, mi sono sentita così in debito con Dio, e mi sono presentata davanti a Lui in preghiera, pronta a mettere la salute di mio figlio nelle Sue mani, e a sottomettermi al Suo dominio e alle Sue disposizioni.

Mio figlio ha subìto tre o quattro interventi chirurgici, uno dopo l’altro, e sembrava andasse sempre meglio. Mangiava bene e riusciva a svolgere alcuni lavori meno faticosi. Ero felicissima, specialmente quando lo vedevo cantare e ballare con suo figlio, sembrava in perfetta salute. Sentivo che c’era speranza per lui. Pensavo che, dal punto di vista umano, la sua malattia era una condanna a morte e non sarebbe durato altri sei mesi. Ma era già passato più tempo e le sue condizioni erano così buone. Era la benedizione e la protezione di Dio. Se le cose continuavano così, sembrava che si sarebbe ripreso completamente. Però non è andata come pensavo. All’improvviso, ha iniziato a perdere l’appetito, l’addome gli si gonfiava sempre di più e aveva difficoltà a sedersi. Gli esami hanno rivelato che il cancro non si era diffuso, ma la cirrosi stava peggiorando e gli stava venendo l’ascite al fegato. Sentivo che la morte gli era sempre più vicina, poco a poco, e sono caduta di nuovo nella disperazione. Vedendo che in passato le condizioni di mio figlio erano chiaramente migliorate, non capivo perché stesse di nuovo peggiorando. Era così bravo, andava d’accordo con tutti e non aveva mai fatto niente di male. Gli amici, la famiglia e i vicini, tutti parlavano benissimo di lui. Non era troppo entusiasta della mia fede, però non mi ostacolava. Perché doveva avere una malattia mortale? Mi dicevo: “Per tutto il tempo in cui sono stata credente, ho condiviso il Vangelo, sempre in prima linea in ogni cosa che accadeva nella Chiesa. La mia famiglia ha iniziato a opporsi alla mia fede a causa dell’oppressione e degli arresti del Partito, ma non mi sono mai tirata indietro, in nessun caso. Ho continuato a svolgere il mio dovere. Avevo rinunciato a così tanto: perché mi era capitato questo? Era quella la ricompensa per tutti gli anni di sacrifici?” Non lo dicevo, ma ero sopraffatta dalla sensazione che Dio fosse ingiusto. Ero pessimista, depressa, in perenne stato di confusione. Mi sentivo priva di speranza. Soffrivo terribilmente e piangevo tutto il tempo.

C’era questo passo, in particolare: “La giustizia non è affatto equa o ragionevole; non è egualitarismo, né è questione di assegnarti ciò che meriti a seconda di quanto lavoro hai portato a termine o di pagarti per il lavoro che hai svolto, né di darti il dovuto in base all’impegno che ci hai messo. Questa non è giustizia. Supponiamo che Dio avesse eliminato Giobbe dopo che questi Lo ebbe testimoniato: anche in questo caso Dio sarebbe stato giusto. Perché questo si definisce giustizia? Dal punto di vista umano, se una cosa è in linea con le concezioni umane, è allora molto facile dire che Dio è giusto; se però non si vede che quella cosa è in linea con le proprie concezioni (se è qualcosa che si è incapaci di comprendere), sarà allora difficile dire che Dio è giusto. Se Dio all’epoca avesse distrutto Giobbe, nessuno avrebbe detto che Dio fosse giusto. In realtà, però, che gli esseri umani siano stati corrotti o no, Dio deve forse giustificarSi quando li distrugge? Deve forse spiegare agli esseri umani su che base agisce? La Sua decisione deve forse fondarsi su questo: ‘Se sono utili, non li distruggo; se non lo sono, sì’? Non vi è necessità. Agli occhi di Dio, chi è corrotto può essere trattato in qualsiasi modo da Lui desiderato; qualunque cosa faccia Dio è opportuna, e sono tutte Sue disposizioni. […] L’essenza di Dio è giustizia. Anche se non è facile comprendere ciò che Egli fa, tutto ciò che fa è giusto; semplicemente gli esseri umani non lo capiscono. Quando Dio consegnò Pietro a Satana, come rispose Pietro? ‘L’umanità è incapace di conoscere a fondo ciò che Tu fai, ma tutto ciò che fai racchiude la Tua buona volontà; vi è giustizia in tutto. Come posso non esprimere lodi per i Tuoi atti saggi?’ Oggi bisogna capire che Dio non distrugge Satana allo scopo di dimostrare agli esseri umani come Satana li abbia corrotti e come Dio li salvi; in definitiva, poiché gli esseri umani sono stati corrotti da Satana troppo profondamente, dovranno contemplare il peccato mostruoso della loro corruzione da parte di Satana e, quando Dio distruggerà Satana, dovranno contemplare la giustizia di Dio e vedere che racchiude la Sua indole e la Sua saggezza. Tutto ciò che Dio fa è giusto. Anche se ti sembra incomprensibile, non devi emettere giudizi a piacimento. Se una cosa che Egli fa ti sembra irragionevole o se hai delle concezioni al riguardo, e questo ti induce a dire che Egli non è giusto, allora sei davvero irragionevole. Vedi che Pietro trovava incomprensibili alcune cose, ma era certo che fosse presente la saggezza di Dio e che in tali cose vi fosse la Sua buona volontà. Gli esseri umani non possono comprendere a fondo tutto; vi sono tante cose che non riescono a capire. Perciò conoscere l’indole di Dio non è una cosa facile” (“Come conoscere l’indole giusta di Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno mostrato che la Sua giustizia non è come avevo pensato, cioè perfettamente equa ed egualitaria, e non significa che si riceve nell’esatta misura in cui si dà. Dio è il Creatore e la Sua stessa essenza è giusta, quindi che dia o che tolga, sia che siamo benedetti, sia che soffriamo nelle prove, tutto contiene la Sua saggezza. Ogni cosa è una rivelazione della Sua indole giusta. Giobbe seguì la via di Dio, temendoLo e rifuggendo il male per la vita intera. Era una persona perfetta agli occhi di Dio, ma Egli lo mise comunque alla prova. La sua fede e il suo rispetto per Dio furono elevati prova dopo prova, e alla fine portò risonante testimonianza per Dio e vinse completamente Satana. Poi Dio gli apparve e lo benedisse molto di più. Questo rivelò l’indole giusta di Dio. Ho anche pensato a Paolo. Soffrì molto e viaggiò in lungo e in largo per diffondere il Vangelo del Signore, tuttavia non aveva vera sottomissione o riverenza per Dio. Voleva solo scambiare le proprie fatiche con le benedizioni di Dio. Dopo aver lavorato un bel po’, disse: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia” (2 Timoteo 4:7-8). I contributi di Paolo erano intrisi delle sue ambizioni e dei suoi desideri ed erano di tipo transazionale. La sua indole non cambiò affatto e percorreva un cammino contrario a Dio. Alla fine fu punito da Lui. Possiamo vedere che Dio non guarda quanto le persone lavorano in apparenza, ma se Lo amano veramente e si sottomettono a Lui, se la loro indole di vita cambia. Questa è una migliore manifestazione dell’indole santa e giusta di Dio. Pensavo che sarei stata ripagata in base a ciò che avevo dato, che avrei avuto indietro tanto quanto avevo contribuito. Questa è una prospettiva umana, transazionale, totalmente diversa dalla giustizia di Dio. In quanto credente, avevo fatto sacrifici e anche alcune cose buone, ma la mia prospettiva su cosa fosse giusto perseguire era sbagliata e non avevo una vera sottomissione a Dio. Continuavo a incolparLo e a resisterGli quando mio figlio si è ammalato. La mia indole non era cambiata: ero una persona che resisteva a Dio e apparteneva a Satana. Non meritavo affatto le benedizioni di Dio. Mi sono resa conto di non capire l’indole giusta di Dio; visti i sacrifici che avevo fatto nel mio dovere, ero convinta che Dio avrebbe dovuto proteggere mio figlio e vegliare su di lui. Non stavo forse giudicando l’opera di Dio sulla base di una prospettiva umana e transazionale? Ho pensato a questo passo tratto dalle parole di Dio: “Tutti hanno un’adeguata destinazione. Tali destinazioni sono determinate in base all’essenza di ciascun individuo e non hanno assolutamente nulla a che fare con altre persone. Il comportamento malvagio di un figlio non può ricadere sui suoi genitori, né la sua rettitudine può essere condivisa con i suoi genitori. La condotta malvagia di un genitore non può ricadere sui suoi figli, e la sua rettitudine non può essere condivisa con i suoi figli. Ognuno porta il peso dei propri peccati e ognuno gode della propria rispettiva sorte. Nessuno può prendere il posto di un altro. Questa è giustizia” (“Dio e l’uomo entreranno nel riposo insieme” in “La Parola appare nella carne”). Dato che avevo rinunciato a molte cose in nome della mia fede, credevo che Dio avrebbe dovuto curare mio figlio. Altrimenti, Lo ritenevo ingiusto. Che concezione totalmente assurda, la mia! Non importava quanto fosse alto il prezzo che avevo pagato, quello era il mio dovere, era quanto mi spettava come essere creato. Non aveva niente a che fare con la malattia di mio figlio, con il suo destino o la sua destinazione. Non dovevo usarlo come leva per negoziare, per stringere accordi con Dio. Capire questo è stato davvero liberatorio per me.

Un giorno ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha aiutata a capire l’essenza della mia prospettiva errata. Dio Onnipotente dice: “Non importa quante cose accadano loro, le persone che appartengono alla categoria degli anticristi non tentano mai di affrontarle ricercando la verità nelle parole di Dio, tanto meno provano a vedere le cose attraverso le parole di Dio, e questo dipende interamente dal fatto che non credono che ogni frase delle parole di Dio sia la verità, e non accettano il corretto atteggiamento che le persone dovrebbero avere in ogni questione secondo quanto Dio afferma. Credono in un solo tipo di Dio: il Dio soprannaturale che mostra segni e prodigi, simile a falsi dei come Guan Yin e Buddha, i quali mostrano anch’essi segni e prodigi minori. […] Nella mente degli anticristi, Dio dovrebbe essere adorato mentre Si nasconde dietro un altare mangiando i cibi che le persone offrono, inalando l’incenso che esse bruciano, tendendo loro una mano quando sono in difficoltà, offrendo aiuto e soddisfacendo le loro richieste, per quanto ne sia capace, se sono sincere nelle loro suppliche. Per gli anticristi, solo un dio come questo è Dio. Mentre tutto ciò che Dio oggi fa suscita il disprezzo degli anticristi. E perché? A giudicare dalla natura e dall’essenza degli anticristi, ciò che essi richiedono non è l’opera di irrigazione, nutrimento e salvezza che il Creatore compie sulle creature di Dio, ma la prosperità e il successo in tutte le cose, per non essere puniti in questa vita e poter andare in paradiso quando muoiono. Il loro punto di vista e le loro esigenze confermano la loro essenza di ostilità nei confronti della verità” (“Non credono nell’esistenza di Dio e negano l’essenza di Cristo (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Ogni parola di Dio ha davvero colpito nel segno. Riflettendo, ho capito: avevo sempre pensato che Dio dovesse ripagarmi, benedirmi per tutto quello che avevo fatto nella mia fede, che avrebbe dovuto tenere la mia famiglia al sicuro e in salute. Così quando ho visto che, dopo le operazioni, mio figlio stava molto meglio, l’ho percepita come una benedizione di Dio, ed ero grata e piena di lodi. Ma quando è peggiorato di nuovo, volevo che Dio facesse un miracolo per curarlo. Visto che non ha esaudito il mio desiderio, sono passata dall’essere tutta sorrisi all’essere piena di collera, arrabbiata con Lui perché non aveva tenuto conto dei miei sacrifici, non aveva protetto e curato mio figlio. Mi pentivo persino di tutto quello che avevo dato. Ogni mio stato d’animo ruotava intorno al fatto che stessi guadagnando o perdendo qualcosa. Nella mia fede, non avevo adorato Dio e non mi ero sottomessa a Lui come Creatore, ma Lo vedevo come un oggetto che doveva soddisfare le mie richieste e benedirmi. Che differenza c’era tra me e i miscredenti che adorano Buddha o Guan Yin? Questo non è essere un vero credente! Dio Si è incarnato ed è venuto sulla terra due volte, sopportando incredibili umiliazioni, la condanna, la resistenza, la ribellione e le incomprensioni della gente. Tutto questo per impartirci le Sue parole e la Sua verità in modo che diventino la nostra vita, così vivremo secondo le Sue parole e sfuggiremo alla corruzione, e alla fine saremo salvati. Egli ha pagato un prezzo davvero grande per l’umanità. Avevo goduto di tanta grazia e benedizioni di Dio nei miei anni di fede, ottenendo l’irrigazione e il nutrimento di innumerevoli verità. Eppure non ero affatto genuina verso Dio. E questo Lo addolora e Lo delude immensamente! Ho iniziato a sentirmi sempre più in debito con Dio, e mi sono inginocchiata davanti a Lui, mentre lacrime di rammarico e di colpa mi scendevano sul viso. Ho pregato e mi sono pentita dinanzi a Dio, dicendo: “Dio, sono una credente da tutti questi anni senza perseguire la verità. Non sono stata in grado di testimoniare per Te nella malattia di mio figlio, anzi Ti ho deluso. Dio, sono in debito con Te. Mi pento dinanzi a Te; che mio figlio guarisca o meno, sono pronta a sottomettermi al Tuo dominio e alle Tue disposizioni. Ti prego, dammi fede e resta con me”. Dopo quella preghiera, è stato come se un enorme peso mi fosse stato tolto di dosso. Mi sentivo molto più leggera e non ero più ansiosa come un tempo per la malattia di mio figlio.

Un giorno ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha dato una nuova comprensione di tutta la vicenda. “Non vi è correlazione fra il dovere dell’uomo e l’eventualità che egli sia benedetto o maledetto. Il dovere è ciò che l’uomo dovrebbe compiere; è la sua vocazione mandata dal cielo e non dovrebbe dipendere da ricompense, condizioni o ragioni. Soltanto così egli starà compiendo il suo dovere. Benedetto è chi, dopo avere sperimentato il giudizio, viene reso perfetto e gioisce delle benedizioni di Dio. Maledetto è chi, dopo avere sperimentato il giudizio e il castigo, non va incontro a una trasformazione dell’indole, ossia non viene reso perfetto, bensì punito. Ma a prescindere dal fatto che siano benedetti o maledetti, gli esseri creati dovrebbero compiere il loro dovere, fare ciò che dovrebbero fare e ciò che sono grado di fare; questo è il minimo che una persona, una persona che ricerca Dio, dovrebbe fare. Tu non dovresti compiere il tuo dovere solo per essere benedetto, né rifiutarti di agire per timore di essere maledetto. Lasciate che vi dica quest’unica cosa: compiere il proprio dovere è ciò che l’uomo dovrebbe fare, e se non è in grado di farlo, questo dimostra la sua ribellione. È attraverso il processo del compimento del proprio dovere che l’uomo gradualmente si trasforma, ed è attraverso questo processo che dimostra la sua lealtà. Stando così le cose, più sei in grado di compiere il tuo dovere, più verità riceverai e più la tua espressione diventerà reale” (“La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Questo passo mi ha mostrato che svolgere il nostro compito non ha niente a che fare con l’essere benedetti o maledetti. Come essere creato, dovrei compiere il mio dovere per ripagare l’amore di Dio. Questo è giusto e corretto. È come i genitori che crescono i figli fino all’età adulta; quelli, in cambio, dovrebbero essere filiali. Ed esserlo in modo incondizionato, senza preoccuparsi di questioni ereditarie. Ecco la cosa più elementare che si dovrebbe fare. Ma non stavo pensando a come ripagare l’amore di Dio nel mio dovere. Invece volevo usare il compito che Egli mi aveva assegnato come leva per fare accordi con Lui. ChiedendoGli grazia e benedizioni per quel poco che avevo dato. Se non le ottenevo, davo la colpa a Dio. Non avevo coscienza e Lo avevo davvero deluso. Dopo che mio figlio si è ammalato, ero piena di pretese, sempre a fraintendere e ad incolpare Dio. Questo pensiero mi faceva davvero odiare me stessa. Ho deciso nel silenzio del mio cuore che non avrei mai più incolpato Dio, sia che mio figlio guarisse o meno. In seguito, però, peggiorava in continuazione. La sua salute declinava in maniera evidente di giorno in giorno. Questo mi addolorava, e soffrivo, ma mi sentivo molto più libera nel cuore.

E un giorno ho letto questo nelle parole di Dio: “Dio ha già pianificato completamente la genesi, l’avvento, la durata della vita, la fine di tutte le Sue creature, nonché la loro missione nella vita e il ruolo che svolgono nell’intera umanità. Nessuno può modificare tali cose; questa è l’autorità del Creatore. L’avvento di ogni creatura, la durata della sua vita, la sua missione nella vita: tutte queste leggi, una per una, sono decretate da Dio, così come Dio ha decretato l’orbita di ogni corpo celeste; quale orbita seguano tali corpi celesti, per quanti anni, in che modo orbitino, quali leggi seguano: tutto questo è stato decretato da Dio molto tempo fa e rimane immutato da migliaia, decine di migliaia di anni. Questo è decretato da Dio e questa è la Sua autorità” (“Solo ricercando la verità si possono conoscere le azioni di Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). È vero. Dio è il Creatore e la nostra vita è nelle Sue mani. Quanto a lungo viviamo, quanto soffriamo, quanto siamo benedetti, è tutto nelle mani di Dio. Egli non prolungherà la vita di qualcuno solo perché ha compiuto buone azioni, e non porrà termine alla sua vita in anticipo perché ha fatto molto male. Che sia buono o cattivo, quando il tempo prestabilito sarà finito, Dio gli toglierà la vita. Nessuno può cambiare questo. Egli ha stabilito molto tempo fa quanto sarebbe stata lunga la vita di mio figlio. Tutto ciò che fa è giusto e io devo solo sottomettermi al Suo dominio e alle Sue disposizioni. Capire ciò ha alleviato parte del mio dolore. Sapevo che, indipendentemente dalle condizioni di mio figlio, dovevo fare il dovere di essere creato e ripagare l’amore di Dio.

A marzo di quest’anno, ho dato l’estremo saluto a mio figlio. Ma grazie alla guida delle parole di Dio, sono stata in grado di affrontare correttamente la sua dipartita e ho sofferto assai di meno. In questi due anni, da quando ha iniziato a stare male, la mia sofferenza è stata grande, però soltanto in questo modo sono riuscita a vedere i miei spregevoli obiettivi e la mia corruzione nella ricerca di benedizioni nella mia fede. Ho compreso quanto a fondo io sia corrotta da Satana e che, se la mia corruzione non viene eliminata, continuerò a incolpare Dio e a resisterGli. Questa esperienza mi ha davvero mostrato quanto tale avversità mi abbia giovato nella vita. Più le azioni di Dio si allontanano dalle nostre nozioni, più contengono verità da cercare, e più è di giovamento per la nostra salvezza.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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