Riflessioni dopo essere stata trattata

12 Febbraio 2022

di Xinlu, Stati Uniti

Ho iniziato a servire come capo nel giugno di quest’anno. Stavo portando avanti un lavoro predisposto dalla casa di Dio per eliminare dalla Chiesa tutti i malfattori, i miscredenti e gli anticristi, per donare al popolo eletto da Dio un ambiente migliore in cui svolgere il proprio dovere, sperimentare l’opera di Dio e cercare la verità. Ho iniziato a lavorare con altri capi di Chiesa per questo raggiungere questo obiettivo. C’era una Chiesa con un problema particolarmente grave. Alcuni non credenti avevano portato totale confusione nella vita della Chiesa e un superiore mi ha chiesto di occuparmene subito. Di lì a poco, ha voluto sapere come stesse procedendo il lavoro, ma io non avevo finito di valutare la situazione, quindi non sapevo dare risposte certe. Dato che il problema non veniva affrontato abbastanza velocemente, il capo era molto ansioso, e mi ha parlato con una certa durezza. Ero preoccupata, vedendolo scontento di come svolgevo il mio compito. Pensava che la mia levatura fosse troppo scarsa per quella mansione? Ho pensato che non potevo perdere tempo: dovevo occuparmi del problema per non deluderlo. Bisognava concludere al più presto, ma la situazione era complessa in quella Chiesa. I suoi capi erano stati appena eletti e non conoscevano bene tutti i membri, quindi l’indagine procedeva lentamente. Poi il superiore mi ha di nuovo chiesto un aggiornamento su come procedeva il lavoro, e quando ha scoperto che non era stato completato, mi ha criticata perché la tiravo per le lunghe. La vita della Chiesa era ancora in tumulto perché i non credenti non erano stati rimossi, così mi ha di nuovo esortata a occuparmene. Dopo quelle critiche, non ho riflettuto seriamente sul mio problema, riuscivo solo a pensare a come rovesciare la situazione. Ho visto che il capo era davvero concentrato sul problema di quella Chiesa, quindi cosa avrebbe pensato di me se ci avessi messo troppo tempo ad occuparmene? Avrebbe pensato che non ero in grado di gestire nemmeno quel piccolo compito, e che quindi mi mancava levatura e non sapevo svolgere un lavoro pratico? Volevo fare bella figura con lui, dimostrare che ero capace davvero. Così ho iniziato a dedicare tutto il mio tempo e la mia energia a quella Chiesa, seguendo e formando i suoi capi, e andando personalmente a parlare con i membri della Chiesa che conoscevano la situazione. Però ho smesso di occuparmi concretamente delle altre Chiese impegnate nella stessa operazione; solo ogni tanto, davo un rapido sguardo alla loro situazione.

Un giorno ho ricevuto una lettera di sorella Zhang: diceva che alcune persone della loro Chiesa dovevano essere allontanate. Ho dato un’occhiata al suo contenuto e non ci ho badato molto. Ho pensato che magari avrebbero potuto parlarne e gestire la cosa, e poi avrebbero riportato a me. Ero più preoccupata per quella Chiesa problematica, mi premeva poter riferire al capo che avevo portato a termine il compito. Sorella Zhang mi ha scritto di nuovo che ne aveva discusso con un paio di collaboratori e avevano stabilito chi rimuovere, e allegava una lista di nomi. Non conoscevo nessuna di quelle persone e ho dato la mia approvazione senza approfondire i dettagli della situazione. Sono rimasta semplicemente concentrata sull’altra Chiesa. Un giorno, è arrivato il superiore e mi ha chiesto perché fratello Wang era stato cacciato. Aveva un senso di giustizia, sosteneva l’opera della casa di Dio ed era una buona persona. Faceva bene il suo dovere. Allora perché era stato allontanato dalla Chiesa? Non sapevo davvero cosa dire. Non conoscevo fratello Wang, non sapevo come si comportava di solito. Ricordavo solo che il suo nome era sulla lista di sorella Zhang. Poi il capo mi ha chiesto del comportamento di alcuni altri che erano stati rimossi e io non ne avevo assolutamente idea. Non sapevo nemmeno come si chiamavano, così ho risposto che non sapevo, che non li conoscevo, era stata una decisione di sorella Zhang. Non mi sono fatta coinvolgere, come se non avesse nulla a che fare con me. Mi ha trattata nuovamente, chiedendomi perché fratello Wang era stato rimosso se stava facendo bene e sostenendo il lavoro della casa di Dio, e se avevo dei princìpi. Ha proseguito: “Perché non stavi supervisionando mentre i capi della Chiesa buttavano fuori le persone? Perché li hai lasciati fare quello che volevano?” Di fronte a questa raffica di domande, il mio cuore indurito ha iniziato a ridestarsi un po’. Ero responsabile di quel progetto, eppure non sapevo nulla delle persone che erano state cacciate. Non me ne ero assunta la responsabilità. Ho riconosciuto il mio fallimento: non avevo fatto un buon lavoro e lui mi ha detto di rifarlo.

Mi sono sentita turbata per molto tempo. Sapevo che quella potatura e quel trattamento venivano da Dio, ma avevo una sensazione orribile, ero afflitta. Pensavo alle domande del mio capo: “Perché ti sei sbarazzata delle persone buone? Chi dovrebbe essere cacciato dalla casa di Dio? Ma ce li hai dei princìpi?” Queste frasi continuavano a riecheggiare nella mia testa, e mi chiedevo: “Perché ho fatto una cosa così stupida? I princìpi li conosco: perché ho commesso un errore così scandaloso? Perché non mi sono informata?” Ancora confusa al riguardo, sono andata a cercare quel capo della Chiesa per approfondire su fratello Wang e gli altri. Così non ho fatto lo stesso errore, ho fatto un esame approfondito di tutte le persone da cacciare presenti sulla lista. In poco tempo, ho ricevuto le valutazioni degli altri su fratello Wang: dicevano che aveva un ottimo atteggiamento verso il suo dovere e un senso di giustizia, che sosteneva l’opera della casa di Dio. Non c’entrava nulla con i princìpi per la rimozione. Mi sono sentita malissimo, ero davvero sconvolta quando l’ho capito. Avevo cacciato via persone che credevano veramente in Dio, e anche se era stata sorella Zhang a gestire la cosa, ero io il capo: non ero stata negligente nel mio dovere? Non avevo supervisionato, non ero stata un buon guardiano. In seguito, abbiamo restituito a fratello Wang il suo compito. Sapevo che ero stata potata e trattata perché avevo commesso un errore niente affatto trascurabile, però dovevo davvero riflettere su me stessa. Ho pregato Dio: “O Dio, essere segnalata dai fratelli e dalle sorelle, venire potata e trattata dai superiori è stato il Tuo giusto giudizio, e c’è una lezione che dovrei imparare, ma non so bene quale. Ti prego, illuminami in modo che io possa ottenere una vera comprensione della mia indole corrotta”.

Poi un giorno ho condiviso quello che stavo passando con un paio di altri membri della Chiesa, ho raccontato che tutte le mie energie erano rivolte alla Chiesa che mi aveva indicato il capo, trascurando le altre Chiese. A quel punto, il mio cuore si è fermato per un istante. Fare un errore così grande nel lavoro di pulizia non era solo una semplice svista nel mio dovere: indicava che nel mio dovere avevo una motivazione sbagliata, mi preoccupavo solo della mia reputazione. E così ho iniziato a prendere coscienza della mia indole corrotta. Più tardi, ho visto una video-lettura delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Un altro segno distintivo dell’umanità degli anticristi, oltre alla mancanza di vergogna, sono un egoismo e una viltà fuori dal comune. Quanto sono egoisti gli anticristi? E qual è l’interpretazione letterale di tale egoismo? Tutto ciò che riguarda i loro interessi personali è al pieno centro della loro attenzione: per esso sono disposti a soffrire, a pagare un prezzo, a impegnarsi e a dedicarsi. Invece trascurano e chiudono un occhio su tutto ciò che non li riguarda; gli altri possono fare quello che vogliono, agli anticristi non importa che qualcuno sia causa di intralcio o di disturbo. Detto con tatto, si occupano dei loro affari. Ma è più preciso affermare che simili individui sono vili, sordidi, miserabili; li definiamo ‘egoisti e vili’. In che modo si manifestano l’egoismo e la viltà dell’umanità degli anticristi? Quando qualcosa riguarda il loro prestigio o la loro reputazione, si arrovellano su cosa fare o dire, non esitano ad affrettarsi di qua e di là, sopportano volentieri grandi difficoltà. Ma nei confronti di ciò che riguarda l’opera della casa di Dio e i principi, anche quando persone malvagie disturbano e interferiscono, commettono ogni tipo di male e compromettono seriamente l’opera della Chiesa, essi rimangono impassibili e non se ne preoccupano, come se questo non avesse nulla a che fare con loro. E, se qualcuno lo scopre e lo porta alla luce, affermano di non aver visto nulla e fingono ignoranza. Quando la gente li denuncia e li smaschera per quello che sono veramente, vedono rosso: convocano in fretta riunioni per discutere su come rispondere, intraprendono indagini su chi abbia agito alle loro spalle, chi dirigesse le operazioni, chi fosse coinvolto. Non riescono a mangiare né a dormire finché non sono andati a fondo della questione e non la risolvono completamente; a volte capita persino che siano contenti solo dopo aver eliminato anche tutti i compagni del loro accusatore. Questa è la manifestazione dell’egoismo e della viltà, non è così? Stanno forse svolgendo l’opera della Chiesa? Stanno agendo per il proprio potere e prestigio, puro e semplice. Stanno conducendo un’operazione personale. Indipendentemente dal lavoro che intraprendono, le persone che sono anticristi non tengono mai in minima considerazione gli interessi della casa di Dio. Si preoccupano soltanto se i loro interessi saranno colpiti, pensano solo agli incarichi che sono lì davanti al loro naso. L’opera della casa di Dio e della Chiesa è solo qualcosa di cui si occupano nel loro tempo libero, e bisogna spronarli a fare tutto. La protezione dei propri interessi è la loro vera vocazione, e le cose che amano fare sono la loro vera attività. Ai loro occhi, qualsiasi cosa sia organizzata dalla casa di Dio o relativa all’ingresso nella vita degli eletti di Dio non ha alcuna importanza. A prescindere da quali difficoltà abbiano gli altri nel loro lavoro, quali problemi riscontrino, quanto siano sincere le loro parole, gli anticristi non vi prestano alcuna attenzione, non si lasciano coinvolgere, è come se questo non avesse nulla a che fare con loro. Sono del tutto indifferenti agli affari della Chiesa, indipendentemente da quanto siano importanti. Anche quando il problema è proprio sotto i loro occhi, si limitano ad affrontarlo con riluttanza, e in modo superficiale. Solo quando vengono trattati direttamente dal Supremo e viene loro ordinato di risolvere un problema, svolgono a malincuore un po’ di lavoro reale e forniscono al Supremo un risultato visibile; subito dopo, ritornano ai loro affari. Nei confronti dell’opera della Chiesa e delle cose rilevanti nel contesto generale, sono disinteressati, noncuranti. Ignorano persino i problemi che scoprono, mostrandosi evasivi quando gli si pongono domande, e li affrontano soltanto con grande riluttanza. Questa è la manifestazione dell’egoismo e della viltà, non è così? Per di più, non importa quale compito stiano svolgendo, tutto ciò a cui pensano è se aumenterà il loro prestigio; se si tratta di qualcosa che accrescerà la loro reputazione, si scervellano per trovare un modo per imparare a farlo, per portarlo a termine; tutto ciò di cui si preoccupano è se li distinguerà. In qualunque cosa facciano o pensino, si interessano solo di se stessi. In un gruppo, a prescindere da quale compito stiano svolgendo, non fanno che competere su chi sia migliore e chi peggiore, chi vinca e chi perda, chi abbia la reputazione più alta. Si preoccupano solo di quante persone li ammirino, di quante obbediscano loro e di quanti seguaci abbiano. Non tengono mai condivisioni sulla verità né risolvono i problemi reali, non parlano mai di come fare le cose secondo principio quando si compie il proprio dovere, o se siano stati fedeli, se abbiano adempiuto alle loro responsabilità, se abbiano deviato. Non prestano la minima attenzione a ciò che richiede la casa di Dio e a ciò che è la volontà di Dio. Agiscono solo per il proprio prestigio e la propria fama. Questa è la manifestazione dell’egoismo e della viltà, non è vero? La loro umanità trabocca dei loro personali desideri, ambizioni e richieste insensate; ogni loro azione è governata dalle loro ambizioni e dai loro desideri; qualunque cosa facciano, la motivazione e il punto di partenza sono i loro personali desideri, ambizioni e richieste insensate. Non è forse questa la manifestazione più tipica dell’egoismo e della viltà?” (“Quarto excursus – Riepilogo del carattere degli anticristi e dell’essenza della loro indole (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Era come stare davanti a uno specchio: mi mostrava tutta quella corruzione che avevo nascosto nel profondo del cuore. Vile, sordida, miserabile: così mi ero mostrata nel mio dovere. Sembravo molto presa dal lavoro di pulizia, mentre invece stavo scegliendo la ragione per cui soffrivo. Non mi stavo genuinamente assumendo un fardello come Dio voleva. Il superiore mi chiedeva regolarmente dei progressi in quell’unica Chiesa; io temevo che, se non avessi gestito bene la cosa, avrebbe visto la mia vera statura e si sarebbe pentito di avermi promossa. Volevo preservare una buona immagine ai suoi occhi e fargli credere che potevo ottenere risultati concreti nel mio lavoro, perciò ero davvero concentrata su quell’unica Chiesa, non solo seguendo e formando i suoi capi, ma cercando personalmente di capire i suoi membri. Volevo ottenere buoni risultati per il mio capo il più presto possibile, volevo che mi considerasse capace. Però non ero molto coinvolta nelle vicende delle altre Chiese, e quando ho visto quella lista di persone stilata da sorella Zhang, non ho fatto nemmeno una domanda. Non sapevo chi fossero o perché lei volesse cacciarli. Avevo fallito nei più elementari compiti di supervisione e controllo che spettano a un capo. Dio smaschera gli anticristi perché sono davvero egoisti e vili e lavorano solo per la fama e il prestigio. Fanno qualsiasi cosa dia loro la possibilità di mettersi in mostra, e trascurano tutto ciò che non giova alla loro fama e al prestigio. Non pensano all’opera più ampia della casa di Dio, non si preoccupano della Sua volontà e dei Suoi requisiti. Date le mie motivazioni e il mio comportamento nel mio dovere, ero forse diversa da un anticristo? Anche quella mansione rientrava nell’opera della Chiesa, quindi se il lavoro di pulizia non era fatto bene, avrebbe avuto un impatto sull’opera della casa di Dio. Ma io non mi preoccupavo di questo, e non mi importava. Pensavo solo a come riferire al capo che il lavoro era stato completato, per avere la sua approvazione. Mi preoccupavo soltanto della mia fama e del prestigio. Ho messo impegno ed energia in qualsiasi progetto su cui il capo era concentrato, e non prestavo attenzione a tutto ciò che non mi chiedeva specificamente di fare. Non ero minimamente attenta alla volontà di Dio. Ero così egoista e vile! Se il capo non avesse supervisionato il mio lavoro, trattandomi e dandomi un freno, avrei permesso che tanti veri credenti responsabili verso il proprio dovere fossero rimossi. Quella sarebbe stata un’azione malvagia e mi avrebbe resa un capo terribile che non svolge un lavoro pratico! Ho capito che ero carente in ogni aspetto. Essere in grado di servire come capo e assumersi la responsabilità di tutto quel lavoro è stata una grandissima elevazione da parte di Dio, segno della Sua fiducia. Quando all’inizio ho accettato, ho giurato a Dio che avrei tenuto conto della Sua volontà e avrei compiuto il mio dovere mentre, in realtà, Lo stavo imbrogliando. Questa consapevolezza mi riempiva di un grande dolore e senso di colpa, e le lacrime hanno cominciato a scorrere. Mi odiavo: ero stata così egoista e vile; sentivo di aver deluso Dio. Volevo imparare a conoscermi, a pentirmi e cambiare davvero.

Ho letto un passo delle parole di Dio: “Se qualcuno afferma di amare la verità e di perseguire la verità, ma il suo obiettivo è quello di acquisire prestigio, di distinguersi, di mettersi in mostra, di indurre gli altri a stimarlo, di raggiungere i propri interessi, e il compimento del suo dovere non è quello di obbedire a Dio o soddisfarLo, ma invece è quello di ottenere reputazione, guadagni e prestigio, allora la sua è una ricerca illegittima. Stando così le cose, quando si tratta dell’opera di Dio, dell’opera della Chiesa e dell’opera della casa di Dio, simili persone costituiscono un ostacolo o aiutano a progredire? Sono chiaramente un ostacolo; non apportano avanzamento. Tutti coloro che sventolano la bandiera del compiere l’opera della Chiesa eppure perseguono la propria fortuna e il proprio prestigio, conducono un’operazione personale, si creano il proprio piccolo gruppo, il proprio piccolo regno, sono forse un tipo di leader o di lavoratore che sta compiendo il proprio dovere? Tutto il lavoro che svolgono sostanzialmente intralcia, disturba e danneggia l’opera della casa di Dio. Quindi, a giudicare dalle varie nature della ricerca della fortuna e del prestigio da parte delle persone, non importa quanto discretamente esse perseguano questa fortuna e questo prestigio, quanto legittima tale ricerca sembri loro, e quanto grande sia il prezzo che pagano: il risultato finale è quello di danneggiare, intralciare e compromettere l’opera di Dio. Il compimento del loro dovere non solo intralcia l’opera della casa di Dio, ma danneggia anche l’ingresso nella vita degli eletti di Dio. Qual è la natura di questo tipo di lavoro? Danneggiamento, intralcio e compromissione. Questo non può forse definirsi come il cammino di un anticristo? […] Nel perseguire i propri interessi, le persone danneggiano l’opera della casa di Dio, ostacolano il normale ingresso dei fratelli e delle sorelle, e addirittura impediscono alle persone di avere una normale vita di Chiesa e una normale vita spirituale. Ma ancor più grave è che, quando le persone perseguono la fama, la fortuna e il prestigio, tale comportamento può essere assimilato a cooperare con Satana nel danneggiare e ostacolare al massimo grado il normale progresso dell’opera di Dio, e nell’impedire che la volontà di Dio venga normalmente compiuta tra le persone. Tale è la natura delle persone che perseguono i propri interessi. Vale a dire, il problema delle persone che ricercano i propri interessi personali è che gli obiettivi che perseguono sono quelli di Satana, obiettivi malvagi e ingiusti. Quando le persone perseguono questi interessi, diventano inconsapevolmente uno strumento di Satana, un suo mezzo e, per di più, una sua incarnazione. Nella casa di Dio, così come nella Chiesa, giocano un ruolo negativo; l’effetto che hanno sull’opera della casa di Dio, sulla normale vita della Chiesa e sulla normale ricerca dei fratelli e delle sorelle della Chiesa, è quello di intralciare e compromettere; hanno un effetto negativo” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Le parole di Dio mi hanno mostrato che lavorare per fama e prestigio, e per il mio tornaconto personale era essenzialmente agire come lacchè di Satana, rallentando e sabotando l’opera della casa di Dio e ostacolando il compimento della Sua volontà. Quando ho riflettuto sulle mie azioni, ho visto che Dio aveva smascherato l’essenza del mio comportamento. Negli ultimi giorni, Egli suddivide le persone secondo il loro genere, premiando i buoni e punendo i cattivi. Il progetto di pulizia della Chiesa mira a espellere i miscredenti e i malfattori che si sono intrufolati nella casa di Dio. Essi non credono veramente in Lui e non vogliono perseguire la verità o fare bene il proprio dovere quindi, se rimangono nella Chiesa, impediranno ai fratelli di sperimentare le parole di Dio e l’ingresso nella vita, o potrebbero anche compiere il male, turbando il lavoro della casa di Dio. Si tratta di un’opera che consiste nel ripulire la Chiesa, per dare ai veri credenti un ambiente sano in cui perseguire la verità, in modo che possano imparare la verità più in fretta e intraprendere la strada giusta nella fede. Dio salva coloro che perseguono la verità e sono felici di spendersi per Lui, mentre quelli che si infiltrano nella casa di Dio, che appartengono a Satana ma vogliono le benedizioni, vengono smascherati ed eliminati. Questa è la giustizia di Dio. Il lavoro di pulizia mostra davvero i princìpi della Chiesa per trattare le persone e l’indole giusta di Dio. Mi sono resa conto di non essere stata attenta alla volontà di Dio nel mio dovere, anzi pensavo sempre a proteggere la mia fama e il prestigio. Ero negligente e indifferente verso il lavoro che non mi avrebbe aiutato a raggiungere il mio scopo, rimuovendo noncurante le persone che erano giuste, sostenevano il lavoro della casa di Dio e compivano il loro dovere. Stavo forse svolgendo il mio, di dovere? Non stavo lavorando contro Dio? Ero irresponsabile nel mio compito, ho permesso a sorella Zhang di espellere le persone in base ai suoi capricci, lasciando che certi malfattori rimanessero nella Chiesa e cacciando invece alcuni tra gli eletti da Dio che mettevano il cuore nel proprio dovere e sostenevano l’opera della casa di Dio. Non stavo forse servendo come lacchè di Satana, turbando l’opera della casa di Dio? Non stavo danneggiando le persone? Una volta che ho capito questo, ho visto che ero stata corrotta da Satana tanto da non avere la minima parvenza umana. Non mi prendevo la responsabilità per i fratelli e le sorelle o per l’incarico che Dio mi aveva dato. non consideravo gli interessi di Dio, della Sua casa o dei miei fratelli. Pensavo a come mettermi in una luce migliore, per ottenere l’approvazione del superiore. Pur con questa motivazione spregevole, volevo la lode degli altri e la ricompensa di Dio. Non ero spudorata? Ho capito che ero davvero egoista e spregevole, e assolutamente egocentrica. Dio è giusto e santo, e vede nel nostro cuore. Nessuno può ingannarLo. Il mio valore non può cambiare se anche mi sforzo di fingere, ma devo mettere il mio cuore interamente nel mio dovere, non ricorrere all’inganno. Questo genere di cose può ingannare la gente per un po’, ma prima o poi si viene messi a nudo. Se non ho un cuore onesto davanti a Dio e non cerco la verità, sono destinata a essere smascherata da Dio ed eliminata proprio come quei falsi capi e anticristi che hanno fallito. A quel punto, ho compreso che essere stata potata e trattata mi era stato di grande beneficio. Non me ne sarei mai resa conto se Dio non mi avesse potata e smascherata. Sarei finita dritta nelle tenebre e sarei stata cacciata da Dio. Ho visto quanto ero egoista e vile, che non ero genuina verso di Lui nel mio dovere, mentre Lui voleva solo salvarmi, così ha rivelato le mie trasgressioni e le mie azioni malvagie attraverso la supervisione altrui e i controlli del capo. Mi ha fatto riflettere su me stessa e mi ha dato la possibilità di pentirmi e cambiare. Questo pensiero mi ha riempita di rammarico e senso di colpa, e mi sentivo proprio in debito con Dio, Gli ero così grata. Ho pregato in silenzio: “Dio, la mia corruzione è tanto profonda, e non mi curo della Tua volontà. Ho ostacolato l’opera della casa di Dio. D’ora in poi, voglio veramente pentirmi e praticare la verità nel mio dovere per soddisfarTi!”

Poi ho letto queste parole di Dio nei miei devozionali: “Coloro che sono in grado di mettere in pratica la verità riescono ad accettare l’esame di Dio nel fare le cose. Quando accetti l’esame di Dio, il tuo cuore è sulla strada giusta. Se fai le cose sempre e solo perché gli altri le vedano e non accetti l’esame di Dio, allora hai ancora Dio nel tuo cuore? Le persone di questo tipo non hanno riverenza verso Dio. Non fare sempre cose per il tuo tornaconto e non considerare costantemente i tuoi interessi; non pensare affatto alla tua posizione, al tuo prestigio o alla tua reputazione. Inoltre, non considerare gli interessi dell’uomo. Devi prima pensare agli interessi della casa di Dio e farne la tua prima priorità. Dovresti essere rispettoso della volontà di Dio e cominciare col riflettere se tu sia stato o meno impuro nell’adempimento del tuo dovere, se tu abbia fatto o meno tutto il possibile per essere leale, se tu abbia fatto del tuo meglio per adempiere alle tue responsabilità e aver dato tutto te stesso e, allo stesso modo, se tu abbia o meno riflettuto sinceramente sul tuo dovere e sul lavoro della casa di Dio. Devi prendere in considerazione queste cose. Riflettici spesso, e ti sarà più facile svolgere bene il tuo dovere. Se sei di scarsa levatura, la tua esperienza è superficiale o non sei competente nel tuo lavoro professionale, potrebbero esserci alcuni errori o manchevolezze nel tuo lavoro e i risultati potrebbero non essere molto buoni, ma tu ti sarai adoperato al meglio. Quando non pensi ai tuoi desideri egoistici o non consideri i tuoi interessi nelle cose che fai, e invece dedichi costante considerazione all’opera della casa di Dio, tenendo a mente i suoi interessi e svolgendo bene il tuo dovere, accumulerai buone azioni dinanzi a Dio. Le persone che compiono queste buone azioni sono quelle che possiedono la realtà della verità; come tali, hanno reso testimonianza. Se vivi sempre secondo la carne, soddisfacendo costantemente i tuoi desideri egoistici, sei una persona che non possiede la realtà della verità; questo è segno che stai recando disonore a Dio” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo mi ha mostrato che i veri credenti, disposti a praticare la verità, possono accettare l’esame di Dio. Non cercano l’ammirazione generale né di compiacere gli altri, o di inseguire fama e prestigio, ma mettono al primo posto l’opera della casa di Dio, proteggono i suoi interessi e si dedicano all’incarico assegnato da Dio. Questo è ciò che un essere creato dovrebbe fare. Ed è l’unico modo per ottenere l’opera dello Spirito Santo nel nostro dovere, e la guida e le benedizioni di Dio. Avevo vissuto secondo una natura satanica, perseguendo fama e prestigio, ostacolando l’opera della casa di Dio, lasciandomi dietro una macchia e un debito verso Dio. Ho visto davvero quanto fosse egoista da parte mia cercare fama e prestigio per il mio tornaconto, e che stavo percorrendo il cammino di un anticristo contro Dio. Desideravo sinceramente cambiare la mia prospettiva sbagliata sulla ricerca e diventare capace di vivere davanti a Dio con un cuore puro e onesto. Non importava cosa pensassero i superiori o come gli altri mi vedessero, ero pronta a mettere tutta me stessa in qualsiasi cosa e a svolgere il mio dovere con serietà.

Nel mio dovere, da allora in poi, indipendentemente dal tipo di progetto o di quale Chiesa si tratti, lavoro per adempiere alle mie responsabilità e seguire i princìpi, non per calcolare quale mansione mi farà fare bella figura o guadagnare gli elogi del capo. Mi sento molto più rilassata nel mio dovere, e se mi capita di rivelare corruzione, sono in grado di rinunciarvi consapevolmente. Non molto tempo fa, il capo mi ha chiesto di concentrarmi sul lavoro di irrigazione e di dedicare meno tempo all’altro incarico. Un giorno, mentre riflettevo su come gestire bene quel lavoro, ho sentito parlare dei problemi di una certa Chiesa. Ero combattuta: dovevo andare a dare un’occhiata, dovevo occuparmene? Ci sarebbe voluto un po’ di tempo per avere un quadro generale della situazione, quindi trascorre il tempo lì avrebbe significato trascurare il lavoro di irrigazione? Il capo voleva che mi concentrassi su quello: se a un certo punto non avesse visto alcun progresso, sarei sembrata incompetente? Avrei potuto mandare qualcun altro a gestire le cose in quella Chiesa. Mi sono sentita turbata appena mi è venuto quel pensiero. Si trattava sempre del lavoro della Chiesa ed era mia responsabilità, quindi se avessi fatto solo quello che il capo aveva predisposto, trascurando il resto del lavoro, non sarebbe stato come cercare fama e prestigio, come fa un anticristo o un falso capo? Pertanto, ho cercato qualcuno che conoscesse la situazione per esaminare la questione. In quel momento, ho percepito la guida di Dio e ho scoperto che i problemi in quella Chiesa erano molto più gravi di quanto mi avessero riferito. Mi sono recata lì con un altro capo per occuparmi delle cose. Abbiamo rimosso alcuni elementi di disturbo e destituito falsi capi che erano irresponsabili e non riuscivano a svolgere un lavoro concreto da molto tempo. Vedere che quei miscredenti perturbatori venivano rimossi dalla Chiesa, sapendo che la vita della Chiesa non sarebbe più stata turbata, mi ha resa davvero felice. Ora so svolgere il mio dovere con i piedi piantati a terra senza rincorrere fama e prestigio. Ed è solo grazie a Dio, che mi ha giudicata, castigata, potata e trattata. Grazie alla salvezza di Dio!

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