Cosa ho guadagnato dall’essere stata trattata

06 Settembre 2023

Nel giugno del 2022 sono stata eletta leader della chiesa. Pensare a tutto il lavoro che avrei svolto, all’ampia varietà di esperienze che avrei acquisito e a come sarebbe stato utile per la mia crescita nella vita mi rendeva entusiasta. Ero inoltre grata a Dio per quella possibilità di pratica. Ma non ero mai stata una leader, quindi non conoscevo molti principi e non li ricercavo quando emergeva un problema; procedevo alla cieca facendo ciò che ritenevo più opportuno, anche quando selezionavo le persone per i diversi ruoli. Poco tempo dopo, un supervisore che avevo selezionato ha manifestato negligenza e ritardato il lavoro. Una leader superiore mi ha rimproverata: “In una cosa così importante come la scelta del personale, perché ignori i principi e decidi da sola senza discuterne con i tuoi collaboratori? Quanta arroganza e presunzione!” Le sue parole mi hanno fatta stare malissimo. Ho ammesso di essere stata arrogante, ma allo stesso tempo ero molto preoccupata. Ora che il mio problema era stato smascherato, la leader e gli altri fratelli e sorelle mi avrebbero vista per quello che ero. Se lo stesso vecchio problema si fosse ripresentato, la leader mi avrebbe rimossa? Con mia sorpresa, di lì a breve ho dovuto rifare parte del mio lavoro in un altro progetto perché avevo fatto le cose a modo mio. Questo ha ritardato il lavoro, e la leader mi ha potata e trattata di nuovo. Mi ha detto: “Come leader, non stai gestendo questioni personali, ma facendo un lavoro che riguarda l’intera chiesa. I leader dovrebbero ricercare i principi della verità e discutere con i collaboratori in tutte le questioni. Perché fai sempre di testa tua? Sei troppo arrogante”. Queste parole sono state come una pugnalata al cuore e non sono riuscita a trattenere le lacrime. Aveva ragione: mi aveva già fatto notare quel problema. Perché avevo commesso lo stesso errore? Facendo sempre le cose a modo mio e creando dei disagi, prima o poi sarei stata rimossa. In quel periodo, ho notato che altri intorno a me non ricercavano i principi della verità nei loro doveri e facevano le cose a modo loro. Ciò ha causato intralci al lavoro e procurato loro delle critiche, e alcuni sono stati rimossi. Questo ha aumentato ancora di più la mia ansia e la mia paura. Sentivo che da quel momento in poi avrei dovuto fare molta attenzione e non sbagliare mai. Altrimenti, sarei stata la prossima a essere rimossa. Se avessi davvero perso il mio dovere, avrei avuto comunque un buon esito e una buona destinazione? Sono diventata molto nervosa sul lavoro. Anche nelle normali discussioni di lavoro, quando dovevamo esprimere un’opinione, esitavo a parlare, temendo di dire la cosa sbagliata e di rivelare il mio problema. Quando fornivo suggerimenti su questioni che avevo notato, mi mettevo in discussione da sola, pensando: “Ma questo è davvero un problema? Se mi sbaglio, la leader mi tratterà? Lasciamo stare, meglio non parlarne. Così almeno non mi sbaglierò e non verrò criticata”. A quel pensiero, mi limitavo a lasciar correre su ciò di cui non ero sicura. Ma questo mi faceva sentire in colpa, e mi sono resa conto di essere irresponsabile nei confronti del mio lavoro. Ho pensato che avrei dovuto chiedere ai miei collaboratori e poi gestire la situazione dopo aver visto cosa ne pensavano. In questo modo, la leader non avrebbe detto che ero arrogante e egoista. Una volta, la chiesa doveva selezionare un capogruppo per l’evangelizzazione. Un fratello aveva talento nel condividere il Vangelo, ma gli altri sostenevano che non aveva una buona umanità e che si era dimostrato aggressivo e vendicativo. Non riuscivo a capire se fosse un candidato valido, così ne ho discusso con i miei collaboratori. Hanno detto tutti di dargli una possibilità. In quel momento mi sentivo un po’ a disagio, ma poi ho pensato che, visto che tutti lo ritenevano adatto al ruolo, non sarebbero emersi problemi gravi. Così non ho sollevato le mie preoccupazioni, e mi sono anche consolata: avevo già chiesto il parere di tutti, quindi, se qualcosa fosse andato storto, non sarei stata l’unica responsabile. Di lì a breve, la leader superiore ha esaminato il nostro lavoro e ha constatato che lui non aveva una buona umanità. Non accettava i suggerimenti degli altri e addirittura li attaccava si vendicava di loro. La leader ha detto: “Se non viene destituito immediatamente, il lavoro ne risentirà”. Questo mi ha davvero turbata, perché io ero a conoscenza del problema da prima ma, temendo che la mia opinione fosse sbagliata e che se fossero emersi dei problemi sarei stata trattata, non avevo detto nulla. Per fortuna la leader se n’è accorta e l’ha fatto rimuovere, altrimenti il lavoro ne avrebbe sicuramente risentito. Mi sentivo davvero in colpa. Mi rendevo perfettamente conto che c’era un problema, quindi perché non ho avuto il coraggio di parlarne e non ho protetto il lavoro della chiesa? Perché avevo così tanta paura di essere potata e trattata? Ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a capire il mio problema.

Poi, un giorno, ho letto un passo delle Sue parole. “Alcuni, nell’agire, seguono la propria volontà. Violano i principi e, dopo essere stati potati e trattati, ammettono solo a parole di essere arroganti, e di aver commesso un errore solo perché non possiedono la verità. Ma, in cuor loro, continuano a lamentarsi: ‘Nessuno si espone, solo io; e, alla fine, quando qualcosa va male, scaricano tutta la responsabilità su di me. Non è stupido da parte mia? La prossima volta non posso fare la stessa cosa, esponendomi in questo modo. Il chiodo che sporge viene schiacciato a martellate!’ Che pensate di questo atteggiamento? È di pentimento? (No.) Che atteggiamento è? Tale persona non è forse diventata infida e falsa? In cuor suo, pensa: ‘Sono fortunato che questa volta non si sia rivelato un disastro. Sbagliando s’impara, per così dire. In futuro, devo stare più attento’. Non ricerca la verità, usando invece la propria meschinità e i propri scaltri sotterfugi per occuparsi della faccenda e gestirla. In questo modo, può forse guadagnare la verità? No, poiché non si è pentita. La prima cosa da fare quando ti penti è riconoscere in cosa hai sbagliato, vedere qual è stato il tuo errore, l’essenza del problema e l’indole corrotta che hai rivelato; devi riflettere su queste cose e accettare la verità, e poi praticare secondo la verità. Solo questo è un atteggiamento di pentimento. Se, d’altro canto, consideri in modo approfondito le vie dell’astuzia, diventi più infido di prima, le tue tecniche sono più scaltre e occulte e hai altri metodi per affrontare le cose, allora il problema non è solamente la falsità. Stai usando strumenti subdoli e hai segreti che non puoi divulgare. Questa è malvagità. Non solo non ti sei pentito, ma sei diventato più viscido e ingannevole. Dio vede che sei eccessivamente ostinato e malvagio, che in superficie ammetti di aver sbagliato e accetti di essere trattato e potato, ma che in realtà non manifesti il minimo atteggiamento di pentimento. Perché diciamo questo? Perché, mentre questo evento accadeva o a seguito di esso, non hai affatto ricercato la verità, non hai riflettuto su te stesso né tentato di conoscerti, e non hai praticato in linea con la verità. Il tuo atteggiamento è quello di risolvere il problema usando le filosofie, la logica e i metodi di Satana. In realtà stai eludendo il problema e lo stai camuffando in maniera impeccabile, senza lasciar trapelare nulla, in modo che gli altri non ne vedano traccia. Alla fine, ti consideri davvero in gamba. Queste sono le cose che Dio vede, non che tu abbia veramente riflettuto, abbia confessato il tuo peccato e te ne sia pentito in merito alla questione che ti ha investito, e che poi tu sia andato a ricercare la verità e abbia praticato secondo la verità. Il tuo atteggiamento non è di ricercare la verità e di metterla in pratica, né di sottometterti alla sovranità e alle disposizioni di Dio, bensì di usare le tecniche e i metodi di Satana per risolvere il tuo problema. Tu susciti negli altri una falsa impressione, ti opponi all’essere messo a nudo da Dio, e sei conflittuale e sulla difensiva in merito alle situazioni che Dio ha orchestrato per te. Il tuo cuore è più chiuso di prima e separato da Dio. Pertanto, ne può forse conseguire un risultato positivo? Puoi ancora vivere nella luce godendo di pace e gioia? No, non puoi. Se eviti Dio e la verità, precipiterai certamente nelle tenebre e per te sarà pianto e stridore di denti(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo ricercando la verità si possono superare le proprie concezioni e i fraintendimenti nei confronti di Dio”). Dio rivela che tra coloro che violano i principi nel loro dovere e intralciano il lavoro, se vengono potati e trattati, quelli che amano e accettano la verità sono in grado di ricercarla, riflettendo su se stessi e imparando quale errore hanno commesso, quale indole corrotta hanno manifestato e come la dovrebbero eliminare. Dopo di che, sanno compiere il loro dovere secondo i principi. Questo significa accettare davvero il trattamento e mostrare autentico pentimento. Quando invece vengono trattati coloro che non accettano la verità, a parole possono anche riconoscere di aver sbagliato, ma non ricercano la verità né riflettono su sé stessi per conoscersi. Al contrario, usano modi subdoli e astuti per non lasciar trapelare nulla e non far vedere agli altri i loro problemi, così da proteggersi. Simili persone non sono solo astute, ma anche malvagie. Ho valutato me stessa in base a quanto rivelato dalle parole di Dio. Appena diventata leader, non conoscevo molti principi e non li ho esplorati; mi sono limitata ad agire di testa mia. Questo ha intralciato il lavoro. La leader mi ha fatto notare il mio problema per aiutarmi. Ma io, pur ammettendo di aver sbagliato, non ho riflettuto su me stessa e non mi sono impegnata a capire i principi. Ho solo fatto congetture e mi sono messa sulla difensiva, pensando che, dato che la leader aveva già discernimento su di me, se avessi commesso un altro errore avrei potuto essere rimossa, e che quindi non avrei avuto un buon esito. Mi camuffavo in ogni occasione per proteggermi, nascondendo i miei problemi e le mie mancanze. Ero molto cauta in tutto ciò che dicevo e facevo. Valutavo i pro e i contro prima di parlare di un problema o di esprimere un’opinione, considerando se avrei potuto essere trattata per averlo fatto. Dicevo qualcosa solo se ero sicura che non ci sarebbero state conseguenze. Invece non aprivo bocca su ciò di cui non ero sicura, incurante di come il lavoro potesse risentirne se il problema fosse stato ignorato. E per evitare le critiche, quando ho dovuto selezionare quel fratello, ho chiesto il parere dei miei collaboratori, ma solo per fare scena. Anche se il loro suggerimento non mi convinceva, non ho indagato ulteriormente, e questo ha portato alla scelta della persona sbagliata, cosa che ha causato un danno a fratelli e sorelle e anche al lavoro. Ho visto che quando venivo potata e trattata non mostravo alcun pentimento. Diventavo solo più viscida e subdola, pensando costantemente a come evitare di sbagliare e di essere ritenuta responsabile, sempre sulla difensiva verso Dio e verso i leader. Dio trovava disgustoso e detetsabile il modo in cui compivo il mio dovere. Non avrei mai ottenuto l’opera e la guida dello Spirito Santo. Se non mi fossi pentita, sapevo che alla fine sarei stata rifiutata e scacciata da Dio.

Una volta, durante le mie devozioni, ho letto un passo delle parole di Dio su come gli anticristi reagiscono al trattamento che mi ha aiutata a capire il mio problema. Dio Onnipotente dice: “Alcuni anticristi che lavorano nella casa di Dio decidono segretamente di agire in modo scrupoloso, evitare di commettere errori, di essere potati e trattati, di suscitare l’ira del Supremo o di essere sorpresi dal loro leader a fare qualcosa di sbagliato, e si assicurano di avere un pubblico quando compiono delle buone azioni. Tuttavia, per quanto siano scrupolosi, poiché partono dal presupposto sbagliato e intraprendono la strada sbagliata, agendo solo per la reputazione e il prestigio e non ricercando mai la verità, spesso violano i princìpi, intralciano e disturbano il lavoro della chiesa, fungono da lacchè di Satana e commettono anche trasgressioni. È molto comune che queste persone violino i princìpi e commettano trasgressioni di frequente. Quindi, ovviamente, risulta loro difficile evitare la potatura e il trattamento. Allora perché gli anticristi agiscono con tanta cautela quando non vengono potati e trattati? Una ragione, sicuramente, è che pensano: ‘Devo essere prudente; dopo tutto, “La prudenza è la madre della sicurezza” e “Le brave persone vivono tranquille”. Devo seguire questi princìpi e rammentare in ogni momento a me stesso di evitare di sbagliare o di mettermi nei guai, e devo reprimere la mia corruzione e le mie intenzioni. Fintanto che non commetterò errori e saprò perseverare fino alla fine, otterrò benedizioni, eviterò le catastrofi e avrò successo nella mia fede in Dio!’ Spesso esortano, motivano e spronano sé stessi in questo modo. Credono che commettendo errori ridurranno notevolmente le loro possibilità di ottenere benedizioni. Non è forse questo il calcolo o il convincimento che dimora nel profondo dei loro cuori? Senza considerare se questo calcolo o convincimento degli anticristi sia giusto o sbagliato, sulla base di tale convinzione, di cosa si preoccuperanno maggiormente quando saranno trattati e potati? (Delle loro prospettive e del loro destino.) Collegano il trattamento e la potatura che subiscono alle loro prospettive e al loro destino: questo ha a che fare con la loro natura malvagia. Pensano: ‘Se vengo trattato in questo modo, è perché Dio mi scaccerà? È perché Dio non mi vuole? La casa di Dio mi impedirà di svolgere questo dovere? Non sembro degno di fiducia? Verrò sostituito con qualcuno migliore? Se vengo espulso, posso ancora essere benedetto? Posso ancora entrare nel Regno dei Cieli? Sembra che non mi sia comportato in modo molto soddisfacente, quindi in futuro devo stare più attento e imparare a essere obbediente e ben educato, senza creare problemi. Devo imparare a essere paziente e a sopravvivere tenendo la testa bassa. Ogni giorno, quando faccio qualcosa, devo immaginare di stare camminando su dei gusci d’uovo. Non posso abbassare la guardia. Anche se stavolta sono stato negligente e mi sono tradito, e quindi sono stato trattato e potato, sembra però che il problema non sia molto serio. A quanto pare, ho ancora una possibilità, posso ancora sfuggire ai disastri ed essere benedetto, quindi dovrei accettarlo umilmente. Non è come se dovessi essere sostituito, o tantomeno scacciato o espulso, quindi posso accettare d’essere trattato e potato in questo modo’. Questo è forse l’atteggiamento di chi accetta d’essere trattato e potato? Questo è conoscere davvero la propria indole corrotta, volersi pentire e voltare pagina? Questo è essere veramente determinati ad agire secondo i principi? No, non lo è. Allora perché essi agiscono così? È per via di quel barlume di speranza che fa loro pensare di poter sfuggire ai disastri ed essere benedetti. Finché quel barlume di speranza sussiste, essi non possono tradirsi, non possono rivelare il loro vero io, non possono dire agli altri cosa c’è nel profondo del loro cuore e nemmeno svelare il risentimento che nutrono dentro di loro. Devono nascondersi, devono restarsene buoni, con la coda tra le gambe, e non permettere che gli altri li vedano per quello che sono veramente. Pertanto, dopo essere stati trattati e potati, essi non cambiano affatto e continuano ad agire come prima. Qual è allora il principio alla base delle loro azioni? Semplicemente proteggere i loro interessi in ogni cosa. Qualsiasi errore commettano, non lo fanno sapere agli altri; devono far credere a chiunque li circondi che essi sono perfetti, senza colpe né difetti, e che non commettono mai errori. È questa la maschera che indossano. Dopo averla indossata a lungo, si sentono abbastanza sicuri del fatto che sfuggiranno ai disastri, saranno benedetti ed entreranno nel Regno dei Cieli(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte ottava”). Dalle parole di Dio, ho visto che quando vengono trattati per aver violato i principi o compiuto il male, ciò che gli anticristi temono di più è essere scacciati e non ottenere così alcuna benedizione. Perciò da quel momento in poi diventano estremamente cauti e si mettono sulla difensiva verso Dio e verso gli altri. Pensano che, purché non facciano nulla di sbagliato e non permettano agli altri di vedere i loro difetti, potranno mantenere la loro posizione e garantirsi le loro benedizioni. Ho capito che gli anticristi sono terribilmente egoisti, vili, astuti e malvagi. Credono in Dio solo per ottenere benedizioni. Quando vengono trattati, pensano solo al proprio futuro e ai propri interessi. Possono comportarsi bene e obbedire per un certo periodo, ma è solo una finzione per ritagliarsi un posticino nella chiesa ed evitare i disastri. Mi sono resa conto che reagivo al trattamento proprio come gli anticristi, collegando l’essere criticata al ricevere benedizioni. Quando sono stata rimproverata, cercavo di capire se la leader mi avrebbe rimossa, e temevo di poter perdere un buon futuro e una buona destinazione. Da allora, nel mio dovere ho camminato sulle uova. Riflettevo mille volte su qualsiasi suggerimento o problema menzionassi, terrorizzata di sbagliare e di mettere in luce le mie inadeguatezze, cosa per cui la leader avrebbe capito quanto valessi davvero e mi avrebbe rimossa. Quando altri fratelli e sorelle sono stati rimossi, mi sono messa ancora più sulla difensiva nei confronti di Dio, temendo di commettere un errore e di essere trattata di nuovo oppure destituita. Mi sono resa conto che in precedenza non avevo accettato veramente il trattamento, né avevo riflettuto su me stessa e capito i miei errori. Ero solo ciecamente sulla difensiva nei confronti di Dio e ho usato tattiche ancora più ingannevoli per camuffarmi. Pensavo che, fintanto che avessi nascosto ciò che ero davvero, non avessi commesso altri errori e non fossi stata criticata, allora non sarei stata rimossa, e quindi avrei potuto rimanere nella chiesa e ottenere un buon esito e una buona destinazione. Ero sempre cauta nei confronti di Dio, scervellandomi per calcolare i miei guadagni e le mie perdite personali. Vedevo i problemi, ma non ricercavo né li segnalavo. Mi preoccupavo solo di guardarmi le spalle e ignoravo del tutto il lavoro della chiesa. Ero così egoista e astuta. Camuffandomi in quel modo, anche se potevo ingannare la leader per un certo periodo e non essere rimossa subito, se non avessi mai riflettuto su me stessa, non mi fossi pentita e non fossi cambiata, prima o poi sarei stata smascherata e scacciata da Dio. Resamene conto, ho detto una preghiera, pronta a pentirmi e a ricercare la verità per risolvere il mio problema.

Nella mia ricerca, ho letto alcune parole di Dio su come reagire in modo adeguato al trattamento. “Il fatto è che la casa di Dio tratta e pota le persone soltanto perché esse agiscono volontariamente quando svolgono i loro doveri, intralciano e disturbano il lavoro della casa di Dio e non riflettono né si pentono. Ecco perché lo fa. Quando le persone vengono potate e trattate in questo tipo di situazione, vengono scacciate? (No.) Assolutamente no, bisognerebbe avere una comprensione positiva di queste cose. In un contesto del genere, essere potati e trattati non è un male e anzi giova al lavoro della chiesa, sia che provenga da Dio sia che provenga da altre persone, leader e lavoratori, o da fratelli e sorelle. Essere in grado di potare e trattare una persona quando questa agisce volontariamente intralciando il lavoro della casa di Dio è una cosa giusta e positiva da fare. È ciò che dovrebbero fare le persone rette e quelle che amano la verità(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte ottava”). “Quanto all’essere potati e trattati, qual è la minima conoscenza di base che si dovrebbe possedere? La potatura e il trattamento vanno sperimentati per poter svolgere adeguatamente il proprio dovere – è indispensabile. È qualcosa che le persone devono affrontare quotidianamente e sperimentare spesso nella loro fede in Dio e nel conseguimento della salvezza. Nessuno può prescindere dall’essere potato e trattato. Potatura e trattamento sono forse qualcosa che riguardi il proprio futuro e il proprio destino? (No.) Allora che scopo ha potare e trattare qualcuno? Forse quello di condannare le persone? (No, lo scopo è aiutarle a comprendere la verità e ad assolvere i loro doveri secondo i principi.) Giusto. Questo è il modo più corretto di intenderli. Sottoporre qualcuno a potatura e trattamento è una sorta di disciplina, di castigo, ma è anche un modo di aiutarlo. Subire la potatura e il trattamento ti permette di modificare in tempo la tua ricerca erronea. Ti consente di riconoscere tempestivamente i problemi che manifesti al momento e l’indole corrotta che riveli. In ogni caso, essere potato e trattato ti aiuta a compiere il tuo dovere secondo i principi, ti evita di commettere errori e di smarrirti nel tempo, e ti impedisce di provocare catastrofi. Non è forse il più grande aiuto per le persone, il più grande rimedio? Coloro che possiedono una coscienza e ragione dovrebbero essere in grado di considerare correttamente il fatto di essere trattati e potati(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte ottava”). Dalle Sue parole, ho imparato che è un modo per purificare e perfezionare le persone e qualcosa che dobbiamo affrontare e subire nel nostro processo di crescita nella vita. La potatura e il trattamento possono essere a volte molto duri e dolorosi, ma mirano alla nostra indole corrotta. Sono uno smascheramento e un’analisi diretti della nostra corruzione e disobbedienza. Non celano alcuna malignità nei nostri confronti, e non sono volti a condannarci e scacciarci: non hanno a che fare con il nostro futuro e destino. Invece io credevo erroneamente che essere trattata significasse essere condannata, che sarei stata destituita e scacciata. Fraintendere Dio in questo modo significava negare la Sua giustizia e bestemmiare contro di Lui! Se la leader mi ha potata e trattata è stato principalmente perché ero arrogante ed egoista e intralciavo il lavoro della chiesa, cosa che era davvero esasperante. La leader voleva che cambiassi al più presto per proteggere il lavoro della chiesa. Che assumesse un tono severo era la cosa più normale del mondo, e non mi stava rimuovendo. Le sue critiche sono andate dritte al nocciolo dei miei problemi e della mia corruzione e mi hanno permesso di vedere la gravità della situazione. Il mio cuore era così insensibile e coriaceo, e senza ciò avrei ignorato completamente i gentili consigli e avrei continuato a commettere gli stessi errori. Non avrei mai fatto progressi nel mio dovere. Avrei continuato a compiere il male e a intralciare il lavoro della chiesa. Ogni trattamento che subivo correggeva tempestivamente le mie deviazioni e i miei errori, fermando il mio male sul nascere. Questo è ciò che è veramente utile per me. Pensando attentamente a quando ho guadagnato di più in termini di verità, è stato in quelle occasioni in cui sono inciampata e caduta e sono stata trattata. Ho davvero percepito che essere trattati è il metodo migliore e più efficace che Dio ha per giudicarci e purificarci. Poterlo sperimentare era grazia e benedizione da parte di Dio e il Suo favore speciale per me. Ma io non ho ricercato la verità né riflettuto su me stessa. Ho continuato a vivere fraintendendo Dio, preoccupata del mio futuro e del mio destino. Ero davvero irragionevole e non sapevo cosa fosse bene per me.

Una volta, durante una riunione, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha molto colpita. Dio Onnipotente dice: “Se, quando compie il proprio dovere, una persona pensa sempre ai suoi interessi e alle sue prospettive, invece che al lavoro della chiesa o agli interessi della casa di Dio, allora non sta compiendo un dovere. Il suo è opportunismo, è agire per il vantaggio personale e per ottenere benedizioni per sé. In tal modo, la natura che sta dietro l’adempimento del dovere non è più la stessa. Si tratta solo di fare un patto con Dio e di voler usare l’adempimento del proprio dovere per raggiungere i propri obiettivi. Questa maniera di fare le cose intralcia molto facilmente il lavoro della casa di Dio. Se per il lavoro della chiesa ne derivano solo perdite minori, allora c’è ancora spazio per la redenzione, e dunque potrebbe ancora essere data l’opportunità, alla persona in questione, di svolgere il proprio dovere invece di essere scacciata; se però le perdite per il lavoro della chiesa sono gravi e questa persona incorre nell’ira di Dio e degli altri, allora sarà smascherata e scacciata, senza alcuna ulteriore opportunità di svolgere il proprio dovere. Alcune persone vengono destituite e scacciate proprio in questo modo. Perché vengono scacciate? Avete scoperto la causa principale? La causa principale è che esse pensano sempre ai propri guadagni e alle proprie perdite, si lasciano trasportare dagli interessi personali, non riescono ad abbandonare la carne e non hanno affatto un atteggiamento sottomesso nei confronti di Dio, quindi tendono a comportarsi in maniera sconsiderata. Esse credono in Dio soltanto per guadagnarne profitto, grazia e benedizioni, e non per ottenere un minimo di verità, perciò la loro fede in Dio fallisce. Questa è la radice del problema. Pensate che sia ingiusto smascherarle e scacciarle? No, nient’affatto, è dovuto interamente alla loro natura. Tutti quelli che non amano la verità o non la perseguono verranno infine smascherati e scacciati(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Soltanto ricercando i principi della verità si può svolgere bene il proprio dovere”). Dio dice che se nel proprio dovere si considera e pianifica sempre per il proprio interesse e il proprio futuro, la natura delle proprie azioni è cambiata e non si sta più svolgendo un dovere. Si è destinati a compiere il male e a intralciare il lavoro della chiesa, e poi a essere destituiti e scacciati. Non ero mai stata leader prima e non conoscevo i principi. Per lo più facevo di testa mia. Dopo essere stata trattata, non mi sono pentita; al contrario, continuavo a pensare al mio destino e avevo paura di essere trasferita. Vedevo chiaramente i problemi, ma per non commettere errori preferivo ostacolare il lavoro piuttosto che metterli in luce. Non stavo svolgendo un dovere, ma compromettendo il lavoro della chiesa e compiendo il male. Alcune delle persone che ho visto destituite e scacciate proteggevano sempre i propri interessi nel loro dovere. Dopo che sono emersi dei problemi e sono state trattate, non si sono dedicate abbastanza ai principi della verità; si sono invece limitate a camuffarsi, mettendosi sulla difensiva nei confronti di Dio e dei leader. Erano costantemente preoccupate di essere destituite e scacciate, eterne prede di questo circolo vizioso. Non avevano un normale rapporto con Dio e non ottenevano mai risultati nel loro dovere. Alcune compivano persino il male e intralciavano il lavoro della chiesa, e alla fine sono state smascherate e scacciate. Dai loro fallimenti, ho capito che gli intenti e il punto di partenza nella fede e nel dovere sono fondamentali, così come il cammino che si intraprende. Hanno un impatto diretto sul proprio esito e sulla propria destinazione. Il mio stato, il mio comportamento e il cammino che stavo percorrendo erano gli stessi di quelle persone. Nel costante timore di sbagliare e di essere rimproverata, ero insicura e sulla difensiva nei confronti di Dio, e mi aggrappavo fermamente ai miei interessi e al mio futuro, ma raramente ricercavo i principi della verità per risolvere i problemi che avevo e che la leader mi faceva notare. Avanti di quel passo, non solo non avrei fatto progressi nel mio dovere, ma avrei danneggiato il lavoro e mi sarei macchiata di una trasgressione. La natura e le conseguenze di ciò sono gravi. Non sarebbe stato Dio a smascherarmi e scacciarmi, ma io stessa a rovinarmi il futuro. Allora ho capito che ciò che dovevo fare più di ogni altra cosa non era preoccuparmi di poter essere smascherata e scacciata, ma riflettere davvero sulle questioni che la leader mi aveva fatto notare, impegnarmi a ricercare e considerare i principi della verità e sforzarmi di seguirli. Se neanche dando il massimo avessi ottenuto risultati e fossi stata destituita, avrei dovuto sottomettermi alle disposizioni di Dio.

Poi ho trovato altre parole di Dio da praticare e a cui accedere. La parola di Dio dice: “La vostra destinazione e la vostra sorte sono molto importanti per voi e fonte di forte preoccupazione. Credete che, se non fate le cose con grande attenzione, questo equivarrà a non avere più alcuna destinazione e a rovinare la vostra sorte. Tuttavia, avete mai considerato che, se gli sforzi che uno compie sono soltanto per la sua destinazione, non sono altro che un lavoro infruttuoso? Simili fatiche non sono sincere, bensì false e ingannevoli. Se le cose stanno così, coloro che si adoperano soltanto per la propria destinazione vanno incontro alla sconfitta finale, poiché i fallimenti nella propria fede in Dio si verificano quando c’è inganno. Ho detto in precedenza che non amo essere adulato, blandito o trattato con entusiasmo; Mi piace che le persone sincere facciano fronte alla Mia verità e alle Mie aspettative. Ancor più, Mi piace che le persone siano in grado di mostrare la massima attenzione e considerazione per il Mio cuore, e che sappiano persino rinunciare a tutto per amore Mio. Solo così il Mio cuore può essere consolato(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Della destinazione”). “Le persone devono avere un cuore sincero nei confronti di Dio e del proprio dovere. In tal caso, sono persone che temono Dio. Che tipo di atteggiamento hanno verso Dio coloro che possiedono un cuore sincero? Come minimo, hanno un cuore che teme Dio, un cuore che obbedisce a Dio in ogni cosa, non fanno domande su benedizioni o disgrazie, non discutono delle condizioni, si mettono totalmente nelle mani di Dio: queste sono persone dotate di un cuore sincero(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Soltanto ricercando i principi della verità si può svolgere bene il proprio dovere”). Dio dice che le persone che nel loro dovere considerano sempre il proprio futuro e la propria destinazione e pensano solo ai propri interessi non sono autentiche nei confronti di Dio, bensì Lo usano e Lo ingannano. Egli è disgustato da costoro, li odia. A Dio piacciono le persone oneste che non si preoccupano di benedizioni o maledizioni, non pongono condizioni e sono sincere nel loro dovere. Solo questo tipo di persone ottiene l’approvazione di Dio. Una volta compresa la volontà di Dio, ho trovato un cammino di pratica. Nel mio dovere, dovevo concentrarmi sul tentativo di essere onesta, aprire il mio cuore a Dio e abbandonare i guadagni o le perdite personali. Quando vengo trattata, non importa quale sia l’atteggiamento della leader nei miei confronti e se verrò destituita o meno: devo ricercare i principi per compiere bene il mio dovere, questa è la chiave. All’epoca, la leader mi aveva trattata principalmente perché ero arrogante e presuntuosa e agivo di testa mia. Se non mi avesse fatto notare il problema, avrei continuato a comportarmi in quel modo. Perciò ho fatto un riepilogo di tutti i problemi che erano emersi, e li ho valutati uno per uno in base ai principi. Quando non mi era chiaro qualcosa, andavo a condividere con gli altri. Da allora, di fronte a qualcosa di cui non ero sicura, ho smesso di fidarmi tanto presto di me stessa e di fare le cose a mio piacimento. Pregavo Dio e ricercavo i principi in silenzio. Discutevo inoltre con i miei collaboratori fino a raggiungere un consenso. Agendo così per un po’ di tempo, gli errori sono diminuiti. Quando mi imbattevo in una sfida che non riuscivo a vincere, chiedevo aiuto ai leader superiori. Una volta, mentre stavo raccogliendo informazioni, al termine della condivisione tenuta da un leader superiore avevo ancora delle incertezze. Sentivo di avere ancora delle domande e volevo sottoporgliele, ma avevo paura che se non fossero state intelligenti il leader avrebbe potuto dire che ero incompetente e che mancavo di comprensione. Mentre ero in preda all’esitazione, mi sono resa conto che mi stavo di nuovo preoccupando dei miei guadagni e delle mie perdite. Ho iniziato a pregare Dio ripetutamente, pronta a praticare la verità e a essere onesta. Che la mia visione del problema fosse accurata o meno, ero intenzionata a correggere i miei intenti e ad acquisire chiarezza su quell’aspetto della verità. Alla fine ho trovato il coraggio di fare le mie domande. Dopo avermi ascoltata, il leader ha detto che effettivamente si trattava di problemi reali. Ha inoltre condiviso: “Se c’è ancora qualcosa che non ti è chiaro, che non è stato affrontato esaurientemente, devi parlarne subito. Sarà d’aiuto al lavoro della chiesa”. A queste sue parole, mi sono sentita davvero grata a Dio, e ho provato la pace interiore che deriva dall’abbandonare gli interessi personali e dall’essere una persona onesta.

Grazie a queste esperienze, ho imparato che il trattamento è davvero un bene per noi. Subirlo può essere difficile sul momento, ma ora sono in grado di reagire in modo adeguato e di sottomettermi, ricercare i principi della verità e risolvere il mio problema. Questo mi fa sentire molto più a mio agio.

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