Perseguire le benedizioni è in linea con la volontà di Dio?

17 Gennaio 2023

Nel 2018, ho avuto la fortuna di accettare l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Ero incredibilmente entusiasta di poter accogliere il ritorno del Signore. Ho molto presto iniziato a imparare a condividere il Vangelo ma, poiché lavoravo soprattutto di giorno e la sera tornavo a casa stanco, mi era davvero difficile concentrarmi sul mio dovere. Volevo accantonare il lavoro e condividere il Vangelo a tempo pieno, ma le circostanze pratiche non me lo permettevano. Avevo cinque figli da crescere e, se non li avessi mandati a scuola, il governo mi avrebbe giudicato inadatto a prendermi cura di loro e me li avrebbe portati via. Conducevo una vita molto stressante, ma sapevo che, come essere creato, per quanto grandi fossero le mie difficoltà, dovevo assolutamente compiere il mio dovere.

Nel 2019 sono stato eletto leader della chiesa e le mie giornate sono diventate ancora più impegnative. Ho deciso di ridurre i miei giorni di lavoro da sei a quattro alla settimana. Pensavo che forse Dio mi avrebbe benedetto per i miei sacrifici. Anche se non stavo guadagnando molto a causa della riduzione dell’orario, la mia vita non ne risentiva affatto poiché tutto andava bene, ed eravamo in salute e non avevamo problemi. Sentivo che la mia vita era così serena perché stavo ricevendo ciò che meritavo per il mio impegno entusiastico nei confronti di Dio. Ero così felice di avere più tempo per svolgere il mio dovere. Ma poi, nel 2021, tutto è cambiato dopo lo scoppio della pandemia.

I ricavi del negozio di parrucchieri che gestivo sono crollati drasticamente a causa della pandemia. Gli introiti non erano sufficienti a pagare l’affitto. Non ho potuto che trasferirmi in un negozio più economico, che però andava ristrutturato. Ho trovato una persona che lavorava nell’edilizia per aiutarmi, ma dopo qualche settimana mi ha detto che il mio progetto avrebbe richiesto molto tempo, aveva molte cose da fare e non aveva abbastanza personale, così ha dovuto smettere di lavorare con me. I miei vicini e i miei clienti hanno saputo cosa stava accadendo e mi hanno detto che, se i lavori per il nuovo negozio non si concludevano, avrei dovuto pagare l’affitto di due locali contemporaneamente, il che sarebbe stato molto costoso; inoltre, come poteva accadere a me, dato che ero un credente? All’inizio ho risposto loro, sicuro di me, che tutto dipendeva dal governo e dalle disposizioni di Dio e che non potevo lamentarmi. Poi ho trovato un tale che lavorava per un’altra ditta edile, ma anche lui, per problemi di salute, ha abbandonato i lavori. Il tempo volava e il negozio non era ancora stato sistemato. Per tre mesi di fila ho pagato l’affitto di due negozi contemporaneamente. Poco tempo dopo, nel nuovo negozio un tubo perdeva e abbiamo dovuto smantellare il soffitto per aggiustarlo. Il cambio di locale mi era già costato in tutto circa 3.000 sterline. Ero molto scontento, e anche confuso. Perché mi era successa una cosa del genere? Perché avevo dovuto spendere così tanto? Avevo sempre pensato che Dio mi avrebbe aiutato a trovare un buon operaio edile. Ma, sorprendentemente, quel tale ha abbandonato il lavoro quando era già a metà dell’installazione dei riscaldamenti, e poi la perdita ha distrutto metà della ristrutturazione dei riscaldamenti che lui aveva fatto. In quel periodo, mi sono anche ammalato di coronavirus. Ho iniziato a lamentarmi: perché Dio permetteva che mi accadesse una cosa del genere? Compivo un dovere nella chiesa e per farlo lavoravo meno e guadagnavo meno; quindi, perché dovevo affrontare tante difficoltà? Il mio cuore era colmo di lamentele.

Da allora, non ho avuto un atteggiamento molto coscienzioso nei confronti del mio dovere. Continuavo a svolgerlo, ma non ci mettevo affatto il cuore. Mi preoccupavo solamente di come risolvere i problemi del mio negozio. Era un vero dilemma per me, e di conseguenza non ero molto concentrato nelle riunioni. Dopo ogni incontro ero stato solito fare un riepilogo, ma ora non volevo più farlo. Una volta, ero inoltre in grado di sacrificare un po’ di sonno per fare comunione con gli altri e aiutarli a risolvere i problemi; ma ora, quando mi cercavano per risolvere i problemi, non volevo rispondere al telefono. In passato, chiedevo se lo stato di fratelli e sorelle fosse buono oppure no, se avessero difficoltà nei loro doveri, e condividevo sulle parole di Dio in base alle difficoltà che incontravano, ma ora non volevo più svolgere quel lavoro. Sono diventato sempre più incurante nel mio dovere. Un giorno, una leader superiore mi ha detto che dovevo assumermi le mie responsabilità, e organizzare incontri per tutti i nuovi membri della chiesa e irrigarli adeguatamente, affinché neanche uno solo di loro abbandonasse. Ero molto resistente alle sue disposizioni. Se le avessi attuate, non avrei avuto molto tempo per occuparmi delle cose a casa. Volevo trascorrere il mio tempo libero con la famiglia e gli amici, assecondare di più la carne. Il mio stato è via via peggiorato, e non volevo nemmeno eseguire i devozionali e leggere le parole di Dio. In passato, mi alzavo presto per leggere le parole di Dio e ne ascoltavo le letture durante il giorno, ma ora non volevo più alzarmi al mattino né leggere le parole di Dio, perché non ero stato benedetto in cambio dei miei sforzi e avevo incontrato così tanti ostacoli. Non sapevo cosa condividere durante le riunioni. Facevo finta che tutto andasse bene, così almeno potevo mantenere la mia posizione nella chiesa. Ho anche iniziato a essere subdolo nel mio dovere. Quando qualcuno mi chiedeva come andavano le cose, dicevo di aver eseguito dei compiti quando era palesemente falso, ingannando i miei fratelli e sorelle. Questo mio atteggiamento era dovuto esclusivamente al fatto che Dio non mi aveva benedetto, permettendo invece che affrontassi quelle difficoltà. Non mostravo riverenza per Dio, né tanto meno adorazione.

Ero in uno stato terribile, così ho parlato alla leader di ciò che mi stava accadendo. Lei mi ha fatto leggere questo passo delle parole di Dio: “Mentre subiscono le prove è normale che gli uomini siano deboli o abbiano in sé della negatività, o manchino di chiarezza riguardo alla volontà di Dio o la loro via della pratica. Ma tu comunque devi avere fede nell’opera di Dio e non rinnegarLo, proprio come Giobbe. Sebbene fosse debole e maledicesse il giorno in cui era nato, Giobbe non negò che tutte le cose della vita umana fossero elargite da Jahvè e che Jahvè è anche Colui che le toglie tutte. In qualunque modo fosse messo alla prova, mantenne questa fede. Nella tua esperienza, indipendentemente da quale raffinamento tu subisca attraverso le parole di Dio, ciò che Dio vuole dall’umanità, in sintesi, è la fede e l’amore dell’umanità per Lui. Ciò che Egli perfeziona operando in questo modo è la fede, l’amore e le aspirazioni degli uomini. Dio compie l’opera della perfezione sugli uomini e loro non possono vederla, non possono sentirla; in queste circostanze è necessario che tu abbia fede. La fede degli uomini è necessaria quando non si può vedere qualcosa a occhio nudo, e la tua fede è necessaria quando non puoi rinunciare alle tue nozioni. Quando non hai chiarezza in merito all’opera di Dio ciò che ti è richiesto è avere fede, prendere una posizione salda e rendere testimonianza(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Coloro che devono essere resi perfetti devono essere sottoposti a raffinamento”). La lettura delle parole di Dio mi ha mostrato che non avevo assolutamente capito l’intento di Dio in quello che mi stava accadendo. Mi sentivo disperato e abbandonato, e avevo persino dei dubbi sulla sovranità di Dio. Ma continuavo a dichiarare di essere un devoto seguace di Dio. Quando i miei affari andavano bene ed ero in salute, pensavo che Dio mi avesse benedetto enormemente e di poter spendermi di più per Lui. Quando poi sono emerse avversità e difficoltà nella mia vita, ho iniziato a incolpare Dio. Quello era forse avere fede? Quando Giobbe perse tutti i beni della sua famiglia e tutti i suoi figli, non incolpò Dio, ma Ne lodò addirittura il nome. Quando sua moglie cercò di farlo vacillare nella sua fede, egli la denunciò come una donna stolta, dicendo: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Giobbe 2:10). La fede in Dio di Giobbe era priva di accordi così come di pretese. Che godesse di benedizioni o che patisse disastri, egli si sottometteva a Dio. Giobbe aveva autentica fede in Dio. Sentivo che non sarei mai stato alla sua altezza. Vedendo nella mia vita un’avversità dopo l’altra, ho nutrito del malcontento. Le persone che conoscevo mi chiedevano perché accadessero cose simili a me, un credente, e io, pur dichiarando che andava tutto bene, col tempo ho iniziato a vacillare nel mio cuore e a dubitare del governo di Dio. Attraverso l’esperienza di Giobbe, ho capito che si trattava di Satana che mi attaccava attraverso le parole delle persone, tentando di indurmi a rinnegare e incolpare Dio. In quell’esperienza, ero totalmente privo di testimonianza: sono diventato lo zimbello di Satana. Il mio comportamento mi colmava di vergogna e rimorso.

In seguito, ho letto altri passi delle parole di Dio. “Nelle esperienze della vita, spesso pensano tra sé: ‘Per Dio ho rinunciato alla famiglia e alla carriera, e Lui che cosa mi ha dato? Devo anche aggiungere, e confermare: ho forse ricevuto qualche benedizione di recente? In questo periodo ho dato tanto, ho corso a destra e a manca, e ho sofferto da morire, ma in cambio Dio mi ha fatto qualche promessa? Si è forse ricordato delle mie buone azioni? Che fine farò? Potrò ricevere le benedizioni di Dio? […]’. Ogni persona costantemente, nel suo intimo, fa questi calcoli, e avanza a Dio richieste che recano le sue motivazioni, le sue ambizioni e una mentalità affaristica. Vale a dire, nel suo intimo l’uomo saggia continuamente Dio, escogitando continuamente piani a proposito di Dio, e dibattendo costantemente con Lui il caso riguardante il proprio fine personale, e tentando di estorcere a Dio una dichiarazione, per vedere se Egli può concedergli ciò che desidera oppure no. Nello stesso tempo in cui ricerca Dio, l’uomo non Lo tratta come Dio. L’uomo ha sempre tentato di concludere accordi con Lui, facendoGli richieste senza tregua, e anche sollecitandoLo a ogni passo, tentando di prendersi tutto il braccio dopo aver avuto la mano. Mentre sta cercando di concludere accordi con Dio, l’uomo dibatte con Lui, e c’è anche chi, nel momento in cui gli capitano delle prove o si trova in determinate situazioni, spesso diventa debole, passivo e fiacco nel suo lavoro, e pieno di lamentele riguardanti Dio. Dal primo momento in cui ha iniziato a credere in Dio, l’uomo Lo ha considerato un pozzo di San Patrizio, un ‘jolly’, e si è autoproclamato come il più grande creditore di Dio, come se tentare di ottenere benedizioni e promesse da Dio fosse un suo diritto e obbligo innato, mentre la responsabilità di Dio sarebbe quella di proteggere l’uomo, prenderSi cura di lui e provvedere all’uomo. Ecco l’interpretazione di base del concetto ‘fede in Dio’ da parte di tutti coloro che credono in Lui, e tale è la loro più profonda comprensione di questo concetto. A partire dalla sostanza della natura dell’uomo fino alla sua ricerca soggettiva, non c’è niente che si collega con il timore di Dio. Lo scopo dell’uomo nel credere in Dio presumibilmente non ha niente a che fare con l’adorazione di Dio. Vale a dire, l’uomo non ha mai considerato né compreso che la fede in Dio implica il timore e l’adorazione di Dio. Alla luce di tali condizioni, l’essenza dell’uomo è ovvia. E di quale essenza si tratta? Il cuore dell’uomo è maligno, nutre perfidia e disonestà, non ama l’equità e la giustizia, o ciò che è positivo, ed è spregevole e avido. Il cuore dell’uomo non potrebbe essere più chiuso nei confronti di Dio; l’uomo non l’ha mai dato affatto a Dio. Egli non ha mai visto il vero cuore dell’uomo, e non è mai stato adorato da lui. Indipendentemente da quanto sia grande il prezzo pagato da Dio, da quanto lavoro Egli compia, o da quanto fornisca all’uomo, egli rimane cieco e totalmente indifferente a tutto questo. L’uomo non ha mai donato il suo cuore a Dio, vuole occuparsi da solo del suo cuore e prendere le sue decisioni, e ciò sottintende che non desidera seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male, né obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Dio, e non desidera adorare Dio in quanto Tale. Ecco lo stato attuale dell’uomo(La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II”). “Per quanto siano messi alla prova, la devozione di coloro che hanno Dio nel loro cuore resta immutata; ma coloro che non hanno Dio nel loro cuore, non appena l’opera di Dio non risulta vantaggiosa per la loro carne, cambiano la propria visione di Dio e arrivano persino ad allontanarsi da Lui. Questi sono coloro che non resteranno saldi alla fine, che cercano unicamente le benedizioni di Dio e non hanno alcun desiderio di spendersi per Dio e di dedicarsi a Lui. Questo tipo di persone meschine verranno tutte scacciate quando l’opera di Dio giungerà al termine, e non meritano alcuna compassione. Coloro che sono privi di umanità sono incapaci di amare davvero Dio. Quando l’ambiente è protetto e sicuro, o quando possono trarre un qualche profitto, obbediscono a Dio in tutto e per tutto, ma non appena ciò che desiderano viene compromesso o finisce in frantumi, si ribellano immediatamente. Persino nell’arco di una sola notte, sono capaci di trasformarsi da persone sorridenti e ‘di animo gentile’ in spaventosi e feroci assassini, pronti a trattare il proprio benefattore di ieri come un mortale nemico, senza alcuna valida motivazione o ragione. Se questi demoni non vengono scacciati, questi demoni che ucciderebbero senza battere ciglio, non diverranno un pericolo nascosto?(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “L’opera di Dio e la pratica dell’uomo”). Le parole di Dio mi hanno mostrato ciò che era nascosto nel profondo del mio cuore. Non credevo in Dio per sottomettermi a Lui e adorarLo, ma per godere della Sua grazia e delle Sue benedizioni. Lavoravo di meno e guadagnavo di meno così da poter compiere un dovere, ma solo per avere più benedizioni. Facevo quelle rinunce solo per stringere un patto con Dio, non per fede e amore autentici. Quando sono emersi i primi problemi nella mia vita, sono rimasto saldo nel mio dovere, convinto che quelle avversità sarebbero passate e Dio mi avrebbe benedetto ancora di più. E invece le cose sono rimaste difficili. Ho avuto problemi con il nuovo negozio e ho perso molti soldi. Non avevo più alcuna motivazione a svolgere il mio dovere, e ho iniziato a incolpare Dio. Senza ricevere benedizioni da Dio, non volevo continuare a lavorare duramente per Lui come prima. Volevo solo pensare di più alle mie comodità. La mia visione delle cose era costantemente minata dalle difficoltà che affrontavo, e in quelle difficoltà non ho saputo cercare la volontà di Dio né come praticare la verità e rimanere saldo. Al contrario, ho tentato di trovare il modo di risolvere da solo le mie difficoltà finanziarie, tanto da essere negligente nel mio dovere e anche irresponsabile. Non avevo posto per Dio nel cuore. Attraverso il mio atteggiamento verso il mio dovere e verso Dio, ho visto che non ero un vero seguace di Dio. Non facevo che dichiarare di amarLo, ma Lo incolpavo delle avversità che affrontavo. Discutevo e cercavo di regolare i conti con Lui, proprio come ha detto Dio: “Persino nell’arco di una sola notte, sono capaci di trasformarsi da persone sorridenti e ‘di animo gentile’ in spaventosi e feroci assassini, pronti a trattare il proprio benefattore di ieri come un mortale nemico, senza alcuna valida motivazione o ragione”. Il mio comportamento era esattamente quello messo a nudo da Dio nelle Sue parole. Svolgevo bene il mio dovere solo quando Dio mi benediceva. Mi comportavo come una specie di creditore, pretendendo da Dio ciò che volevo, quando in realtà Dio mi ha donato la vita, mi ha donato tutto. Egli mi ha dato più che abbastanza. Perché volevo ancora rimproverare Dio, ragionare e discutere con Lui? Inoltre, Lo combattevo non compiendo bene il mio dovere. Riflettere su questo accresceva sempre più la mia vergogna. Se non mi fossi pentito davanti a Dio, Egli non avrebbe detestato e scacciato una persona come me? Ho pregato Dio nel mio cuore: “Dio, sono davvero privo di coscienza. Ho già goduto di tanta grazia da parte Tua, ma continuo a farTi richieste, una dopo l’altra. Quando i miei desideri non vengono soddisfatti, divento negativo e mi lamento. Dio, ho visto il mio vero volto e mi disprezzo. Ti prego, aiutami a cambiare queste mie ricerche sbagliate”.

Poi, ho letto queste parole di Dio: “Ciò che persegui è essere in grado di ottenere la pace dopo aver creduto in Dio, perché i tuoi figli non si ammalino, perché tuo marito abbia un buon lavoro, tuo figlio trovi una buona moglie, tua figlia trovi un marito rispettabile, i tuoi buoi e cavalli arino la terra per bene, perché ci sia un anno di bel tempo per le tue colture. Questo è ciò che ricerchi. Ti preoccupi solo di vivere nell’agiatezza e che nessuna disgrazia si abbatta sulla tua famiglia, che i venti ti passino accanto, che il tuo viso non sia graffiato dal pietrisco, che le colture della tua famiglia non vengano inondate, di non subire alcun disastro, di vivere nell’abbraccio di Dio, di vivere in una casa accogliente. Un vigliacco come te che persegue costantemente la carne – hai forse un cuore, uno spirito? Non sei una bestia? Io ti do la vera via senza chiedere nulla in cambio, ma tu non la persegui. Sei uno di quelli che credono in Dio? Ti dono la vita umana vera, ma tu non la persegui. Non sei allora del tutto simile a un maiale o a un cane?(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio”). “Tutti gli esseri umani corrotti vivono per sé stessi. Ognuno per sé e che gli altri si arrangino: questo è il riassunto della natura umana. Le persone credono in Dio per il proprio interesse; quando rinunciano alle cose e si spendono per Dio, lo fanno per essere benedette e, quando Gli sono fedeli, è per essere ricompensate. Insomma, agiscono solo al fine di essere benedette e ricompensate ed entrare nel Regno dei Cieli. Nella società lavorano per il proprio vantaggio personale, mentre nella casa di Dio compiono un dovere per essere benedette. È al fine di ottenere benedizioni che le persone rinunciano a tutto e riescono a sopportare grandi sofferenze: non vi è prova migliore della natura satanica dell’uomo(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Leggere le parole di Dio mi ha mostrato quanto fossi egoista e spregevole. Ero controllato dall’idea secondo cui “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”. Pensavo che, qualsiasi cosa facessi, dovessi trarne beneficio, e non volevo fare nulla che non mi apportasse vantaggio. Questo tipo di filosofia, di mentalità, era profondamente radicato nel mio cuore, e mi ha portato a vivere sempre e solo per me stesso. Persino la mia fede e i miei sacrifici per Dio avevano un solo scopo: ricevere benedizioni. Raggiravo Dio. Ero una persona estremamente egoista e astuta. Perseguivo costantemente i miei interessi personali e il modo di ottenere grazia e benedizioni da Dio. Quando ho visto che Dio non mi stava benedicendo come ritenevo dovesse fare, mi sono colmato di infelicità e di lamentele. Qual era la volontà di Dio in quella situazione? Non l’ho cercata né ci ho riflettuto, e non mi interessava. Ero concentrato soltanto sui miei interessi carnali. Non stavo forse perdendo la possibilità di acquisire la verità? Dio Si è fatto carne negli ultimi giorni per venire a salvarci. Ha pronunciato così tante parole, versando per noi sangue, sudore e lacrime, affinché attraverso queste parole e queste verità possiamo sfuggire al peccato e al male, alla corruzione e al danno a opera di Satana. Ma io non stavo perseguendo la verità, non me ne curavo. Bramavo solo le comodità della carne, e a questo erano volti i miei calcoli e considerazioni. Se avessi continuato a comportarmi così, cosa avrebbe fatto Dio con una persona come me? Avrei finito per essere scacciato, cancellato. Ho pregato nel mio cuore: “Dio, Ti prego, salvami, permettimi di conoscere me stesso e di trovare un percorso di pratica”. Recitavo questo tipo di preghiera ogni singolo giorno.

In seguito, ho letto queste parole di Dio: “Potresti pensare che credere in Dio significhi soffrire o compiere ogni genere di azioni per Lui; potresti pensare che lo scopo di credere in Dio sia conseguire la pace della carne o fare in modo che tutto nella tua vita vada liscio, o che tu possa essere a tuo agio in tutto. Tuttavia, gli uomini non dovrebbero attribuire alla loro fede in Dio nessuno di questi scopi. Se credi per realizzare questi scopi, parti da un punto di vista sbagliato ed è semplicemente impossibile che tu sia perfezionato. Le azioni di Dio, l’indole giusta di Dio, la Sua saggezza, le Sue parole e la Sua prodigiosità e insondabilità sono tutte cose che gli uomini dovrebbero capire. Dopo averlo compreso, dovresti servirtene per liberare il cuore da tutte le pretese, le speranze e le nozioni personali. Solo eliminando queste cose puoi soddisfare le condizioni dettate da Dio, ed è solo così facendo che puoi avere vita e soddisfare Dio. Lo scopo di credere in Dio è soddisfarLo e vivere l’indole che Egli richiede, in modo che le Sue azioni e la Sua gloria possano manifestarsi attraverso questo gruppo di individui indegni. Questa è la giusta prospettiva per credere in Dio, e anche l’obiettivo che dovresti perseguire(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Coloro che devono essere resi perfetti devono essere sottoposti a raffinamento”). “Non vi è correlazione fra il dovere dell’uomo e l’eventualità che egli sia benedetto o maledetto. Il dovere è ciò che l’uomo dovrebbe compiere; è la sua vocazione mandata dal cielo e non dovrebbe dipendere da ricompense, condizioni o ragioni. Soltanto così egli starà compiendo il suo dovere. Benedetto è chi, dopo avere sperimentato il giudizio, viene reso perfetto e gioisce delle benedizioni di Dio. Maledetto è chi, dopo avere sperimentato il giudizio e il castigo, non va incontro a una trasformazione dell’indole, ossia non viene reso perfetto, bensì punito. Ma a prescindere dal fatto che siano benedetti o maledetti, gli esseri creati dovrebbero compiere il loro dovere, fare ciò che dovrebbero fare e ciò che sono in grado di fare; questo è il minimo che una persona, una persona che ricerca Dio, dovrebbe fare. Tu non dovresti compiere il tuo dovere solo per essere benedetto, né rifiutarti di agire per timore di essere maledetto. Lasciate che vi dica quest’unica cosa: compiere il proprio dovere è ciò che l’uomo dovrebbe fare, e se non è in grado di farlo, questo dimostra la sua ribellione(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo”). Avevo affermato molte volte di avere autentica fede in Dio, ma poi ho capito che si trattava solo della mia fantasia. La mia fede era proprio come quella di cui parla Paolo in 2 Timoteo 4:7-8: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia”. Paolo si aspettava una corona di giustizia dopo il servizio reso al Signore, e questo era anche il mio obiettivo nella fede: essere benedetto. Le parole di Dio mi hanno spiegato il significato della fede e la corretta ricerca che avrei dovuto avere nella mia fede. Ero pronto a cambiare la strada sbagliata che stavo percorrendo e che mi avrebbe portato solo a diventare sempre più depravato, un nemico di Dio. Ero come un figlio che non prova sincero affetto per i suoi genitori, ma vuole solo qualcosa da loro. Tale figlio non potrà mai essere prediletto dai suoi genitori; anzi, causerà loro solo dolore. La mia motivazione e la mia prospettiva nella fede erano vergognose per me. Che tipo di ricompensa speravo di ottenere da Dio? Avevo già goduto di tante grazie e benedizioni, e avevo tratto molto nutrimento dalle verità contenute nelle Sue parole, dalla Sua cura e protezione, per non parlare dell’aria che respiravo, del calore del sole, del mio pane quotidiano. Dio provvedeva a tutto questo. Anche la mia stessa vita mi è stata donata da Lui. Come dovevo ripagare l’amore del nostro Creatore? Anche se avessi dato ogni fibra del mio essere, non sarei mai stato in grado di ripagarLo. Nonostante ciò, continuavo a incolpare Dio, a discutere e a cercare di regolare i conti con Lui. Ero davvero privo di umanità e della minima consapevolezza di me stesso. Seguivo Dio e compivo il mio dovere, e questa era la mia responsabilità, il minimo che mi spettasse. Ed era anche una possibilità che Dio mi dava di perseguire la verità e ottenere la salvezza. Se non avessi svolto il mio dovere, non avrei potuto acquisire la verità né cambiare la mia indole corrotta. Lode a Dio! Ora vedo che il dovere è solo ciò che spetta a un essere creato, una responsabilità umana. Svolgere il mio dovere non dovrebbe essere un patto con Dio. Capisco anche che, qualsiasi difficoltà io debba affrontare, che mi ammali o che i miei affari non vadano bene, devo accettarlo e non devo lamentarmi. Questa è la ragione e l’atteggiamento che dovrei avere in quanto essere creato. Sono grato a Dio per avermi permesso di ottenere questo tipo di comprensione. Ora non guadagno molto e la qualità della mia vita è un po’ inferiore, ma ho meno pretese rispetto al passato, non spendo più così tanto. Riesco ancora a cavarmela. Non posso permettere che i problemi di salute e di vita influenzino il mio atteggiamento verso il mio dovere. Ho continuato a offrire aiuto ai fratelli e alle sorelle, facendo del mio meglio per eseguire ogni compito del mio dovere. Sperimentare questa situazione mi ha mostrato quanto fossi egoista e abietto e mi ha fatto capire la mia prospettiva sbagliata nella fede e nella ricerca. Tutto questo è avvenuto grazie alla guida delle parole di Dio.

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