I danni causati dall’essere superficiali

26 Dicembre 2022

Nell’ottobre del 2021, ho iniziato a praticare l’irrigazione dei nuovi arrivati. Dopo una settimana, mi sono resa conto che c’era troppo da imparare. Dovevo munirmi della verità delle visioni, e dovevo anche praticare la comunione sulla verità per risolvere i loro problemi, però la mia comprensione della verità era superficiale e le chiacchiere non erano il mio forte. Come dovere, lo trovavo davvero difficile. Quando la capogruppo voleva che risolvessi rapidamente i problemi dei nuovi arrivati, questo in particolare mi sembrava difficile da realizzare. Tutti i nuovi arrivati avevano parecchi problemi, di conseguenza, per risolverli, dovevo cercare molte verità mirate, e riflettere su come condividere in modo chiaro. Questo richiedeva un grande sforzo. Così ho detto alla capogruppo che mi mancava la levatura e che non riuscivo a farlo bene. La capogruppo ha condiviso con me e ha detto che dovevo assumermi un fardello nel mio dovere e che non dovevo temere di soffrire. Ho accettato con riluttanza dopo aver ascoltato la sua comunione, ma nel mio cuore non volevo pagare un prezzo. Nelle riunioni, continuavo a condividere con i nuovi arrivati come avevo sempre fatto e, poiché non capivo le loro battaglie, mi limitavo a sproloquiare nella mia comunione, senza ottenere risultati: di conseguenza, il numero di nuovi arrivati che frequentavano regolarmente le riunioni ha iniziato a diminuire. Quando la capogruppo ha riscontrato dei problemi, mi ha chiesto di aiutarli subito, tuttavia, mi sono detta: “Lo staff evangelico ha già condiviso più volte con loro sulla verità delle visioni, quindi se continuano a non venire alle riunioni, il mio intervento servirebbe a qualcosa? Inoltre, tutti quei nuovi arrivati non si sono riuniti di recente, quindi andare a condividere con loro richiederà sicuramente molto tempo, e ciò sarà estenuante”. A quel pensiero, mi sono limitata a mandare loro dei messaggi per un saluto veloce, e ho archiviato quelli che non hanno risposto, senza badare a loro. Quelli che avevano più problemi, li mettevo all’ultimo posto della mia lista di condivisioni, oppure li scaricavo ai lavoratori del Vangelo affinché li sostenessero. In breve tempo, alcuni nuovi arrivati hanno smesso di riunirsi perché i loro problemi erano rimasti a lungo irrisolti. Mi sentivo in colpa e turbata ogni volta che notavo che i nuovi arrivati non venivano alle riunioni, e pensavo che avrei dovuto pagare un prezzo più alto per affrontare i loro problemi. Poi, però, pensando alla seccatura che avrebbe comportato, lasciavo perdere.

Ricordo una neofita, un’ex cattolica, che aveva sviluppato nozioni su Dio che Si incarna e opera negli ultimi giorni e aveva smesso di venire alle riunioni. Per quanto le mandassi messaggi o la chiamassi, mi ignorava e basta. Due giorni dopo, mi ha lasciato questo messaggio: “Sono nata in una famiglia cattolica. Sono cattolica da quando ero bambina, e ora sono 64 anni. Posso credere solo nel Signore Gesù: non posso più credere in Dio Onnipotente”. La mia risposta è stata: “Dio Onnipotente è il Signore Gesù ritornato. L’unico modo per entrare nel Regno di Dio è accettare l’apparizione e l’opera del Signore negli ultimi giorni”. Ma lei non ha risposto. L’ho cercata altre volte, però mi ha ignorata. Così ho scaricato il problema sulla capogruppo, e sono rimasta sorpresa quando mi ha mandato alcuni passi rilevanti della parola di Dio, chiedendomi di cercare la verità per risolvere il problema. Vedendo che avevo bisogno di munirmi di molte verità e riflettere su come fare comunione per ottenere dei risultati, tutto questo mi sembrava così faticoso. Quella nuova arrivata non mi rispondeva e anche se avessi passato del tempo a munirmi della verità, probabilmente non avrebbe comunque ascoltato la mia comunione, così l’ho messa da parte e l’ho ignorata. C’era una nuova arrivata che tutti i giorni era molto occupata con il lavoro, e non aveva mai tempo di partecipare alle riunioni a cui la invitavo. All’inizio, ho continuato a mandarle ogni giorno parole di Dio e inni, ma ogni volta rispondeva solo con un “Amen” e poi non si presentava alle riunioni. Alla fine, ho smesso di inviarle le parole di Dio. Mi sembrava che fosse troppo impegnata con il lavoro e che quella fosse la sua realtà, e per quanto tempo investissi, non riuscivo a risolvere il problema. Sapevo che avrei dovuto pianificare i momenti di incontro in base alle sue difficoltà, e poi trovare i passi pertinenti delle parole di Dio da condividere sulle sue nozioni, e che quello era l’unico modo per ottenere risultati. Mi sembrava che fosse troppo complicato e faticoso, quindi non volevo pagare quel prezzo. Tuttavia, se non avessi condiviso con lei e la leader lo avesse scoperto, mi avrebbe trattata per non aver svolto un vero lavoro. Quindi mi sono costretta a fare comunione con quella nuova arrivata un paio di volte, e quando ho visto che continuava a non partecipare alle riunioni, sentivo che non aveva sete della verità e che non si trattava di una mancanza di impegno da parte mia. Così ho finito per ignorarla. Avevo sempre svolto il mio dovere in modo superficiale, evitando tutte le difficoltà. Quando incontravo nuovi arrivati con nozioni o difficoltà reali, non volevo fare lo sforzo di pensare a come risolvere i loro problemi, e mi limitavo a passarli al capogruppo. Dopo qualche mese, pochissimi nuovi arrivati si riunivano normalmente. La leader della chiesa mi ha trattata dopo aver scoperto questo problema. Ha detto che stavo facendo il mio dovere in modo superficiale e che dovevo cambiare subito. Pertanto, ho giurato che avrei rinunciato alla mia carne e avrei irrigato bene i nuovi arrivati. Ma, di fronte a nuovi arrivati con molti problemi, non ero ancora disposta a pagare un prezzo per risolvere i loro problemi. Anzi, mi limitavo a dire che mi mancava la levatura e che non ero adatta a svolgere quel dovere. Rimanevo superficiale, non facevo ammenda, e il mio dovere non dava risultati, così la leader mi ha trattata duramente: “Sei troppo superficiale nel tuo dovere. Non ti informi mai sulle difficoltà dei nuovi arrivati, e anche quando vieni a sapere qualcosa al riguardo, non ti impegni per risolverli. Questo è forse compiere un dovere? Stai solo danneggiando i nuovi arrivati. Se non cambi, sarai destituita!”. Dopo essere stata trattata e ammonita in quel modo, mi sono sentita in colpa e impaurita. Ho iniziato a riflettere su me stessa: perché non riuscivo a fare bene quel dovere e mi sembrava sempre troppo difficile?

Un giorno, nei devozionali, ho letto questo passo delle parole di Dio: “Quando compiono il loro dovere, alcune persone non seguono nessun principio: assecondano sempre le loro inclinazioni personali e agiscono in maniera arbitraria. Si tratta di superficialità e trascuratezza, giusto? Queste persone stanno ingannando Dio, non è così? E voi, avete mai pensato a quali siano le conseguenze di un simile comportamento? Se non prestate attenzione al volere di Dio quando compite il vostro dovere, se non siete coscienziosi, se siete mediocri in tutto ciò che fate, se siete completamente incapaci di agire con tutto il vostro cuore e le vostre forze, sarete mai in grado di guadagnarvi l’approvazione di Dio? Molte persone compiono il loro dovere con una certa riluttanza e non riescono a sopportarlo. Non sono in grado di tollerare la sofferenza, neanche in minima parte, sentendo sempre una grande frustrazione, e non cercano la verità per risolvere eventuali difficoltà. Potete seguire Dio fino alla fine compiendo il vostro dovere in questa maniera? È giusto essere negligenti e sbrigativi in qualunque cosa facciate? È accettabile dal punto di vista della vostra coscienza? Si tratta di un comportamento scadente anche secondo i criteri dell’uomo: potrebbe mai essere considerato come un adempimento soddisfacente del proprio dovere? Se compi il tuo dovere in questo modo, non otterrai mai la verità. Non sei neanche in grado di prestare servizio in maniera soddisfacente. In che modo, dunque, riuscirai a ottenere l’approvazione di Dio? Molte persone temono le avversità quando compiono il loro dovere; sono troppo pigre, bramano le comodità della carne e non fanno mai alcuno sforzo per imparare competenze specializzate, né cercano di contemplare la verità della parola di Dio: pensano che essere superficiali in questo modo farà loro evitare i guai. Non hanno bisogno di cercare alcuna informazione o di fare domande a nessuno, non hanno bisogno di usare il cervello né di pensare: è il loro modo per risparmiare le energie e non costa loro alcuna fatica, e riescono, tuttavia, a portare a termine il loro lavoro. E se le tratti, rispondono con insolenza e trovano scuse: ‘Non mi stavo comportando con pigrizia e non mi stavo sottraendo ai miei doveri, il mio compito è stato svolto. Perché sei così esigente? Perché cerchi il pelo nell’uovo? Mi sto già comportando come si conviene e sto compiendo il mio dovere, perché non sei soddisfatto?’. Pensate che queste persone possano fare ulteriori progressi? Si comportano costantemente in maniera sommaria quando compiono il loro dovere, eppure hanno sempre pronta una marea di scuse e quando si verificano dei problemi non lasciano parlare apertamente nessuno. Di che tipo di indole si tratta? Questa è l’indole di Satana, non è vero? È possibile compiere il proprio dovere in maniera soddisfacente quando si ha un’indole simile? Si può soddisfare Dio?” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo chi svolge il proprio dovere con tutto il cuore, la mente e l’anima è una persona che ama Dio”). Dio smaschera molte persone perché troppo pigre nel loro dovere, sempre desiderose di comodità carnali, prive di diligenza, e perché si accontentano di mostrarsi occupati. Non si può mai fare bene il proprio dovere in tal modo. Mi sono resa conto che il motivo per cui non ottenevo risultati nel mio dovere non era perché mi mancava la levatura, al contrario, ero solo pigra e avevo paura di soffrire per il mio dovere. Sentivo che irrigare i nuovi arrivati significava conoscere molte verità, che dovevo imparare a risolvere i vari problemi che avevano, e questo lo rendeva un dovere molto gravoso, così mi limitavo a fare le cose alla buona. Il capogruppo voleva che mi occupassi dei problemi dei nuovi arrivati il prima possibile, e avrei potuto farlo se mi fossi impegnata a fondo. Però, quando mi sono accorta che questo richiedeva più tempo e impegno da parte mia, ho scaricato il problema sul capogruppo e sui lavoratori del Vangelo. Vedevo i nuovi arrivati che non partecipavano alle riunioni perché avevano nozioni o stavano affrontando delle difficoltà, eppure ero indifferente. Rimanevo inerte quando altri mi parlavano di percorsi di risoluzione. A volte mandavo ai nuovi arrivati le parole di Dio o gli inni, ma dopo qualche giorno non riuscivo a continuare, e li trascuravo e basta. Ho visto che ero davvero pigra, avida dei piaceri della carne, e che non ero affatto sincera nel mio dovere. Ero solo ingannevole, andavo alla deriva all’interno della chiesa. Ero così disgustosa e odiosa agli occhi di Dio!

In seguito, ho letto questo nelle parole di Dio. “Al momento non vi sono molte occasioni di assolvere un dovere, quindi devi coglierle quando puoi. È proprio quando ti trovi di fronte a un dovere che devi compiere uno sforzo; è allora che devi sacrificarti e spenderti per Dio, ed è allora che ti è richiesto di pagare un prezzo. Non lesinare nulla, non nutrire alcuna trama, non fare le cose in maniera approssimativa e non crearti una via d’uscita. Se fai le cose in maniera approssimativa, sei calcolatore oppure scaltro e infido, sei destinato a svolgere male il lavoro. Supponiamo che tu dica: ‘Nessuno mi ha visto agire subdolamente. Ottimo!’ Che modo di pensare è questo? Credi di avere imbrogliato gli altri e anche Dio? In realtà, però, Dio sa che cosa hai fatto o no? Lo sa. In effetti, chiunque interagisca con te per un po’ verrà a conoscenza della tua corruzione e della tua spregevolezza e, anche se non lo dirà apertamente, in cuor suo farà le sue valutazioni su di te. Numerose persone sono state smascherate e cacciate perché tante altre sono arrivate a capirle. Una volta che tutti hanno ravvisato la loro essenza, quelle persone sono state smascherate per ciò che erano ed espulse. Quindi, che perseguano o meno la verità, le persone dovrebbero svolgere bene il loro dovere, al meglio delle loro capacità; dovrebbero usare la loro coscienza nel fare cose pratiche. Potrai avere delle mancanze, ma se riesci a essere efficiente nell’adempiere il tuo dovere non si arriverà al punto di doverti cacciare. Se pensi sempre che stai facendo bene e sei sicuro che non sarai cacciato, e ancora non rifletti e non cerchi di conoscere te stesso, e ignori i compiti che ti spettano, costantemente negligente e superficiale, allora quando il popolo eletto di Dio perderà davvero la pazienza con te, ti smaschererà per quello che sei e, con tutta probabilità, sarai cacciato. Questo perché tutti avranno acquisito discernimento su di te e tu avrai perso la tua dignità e integrità. Se nessuno si fida di te, potrebbe forse farlo Dio? Dio scruta nell’intimo dell’uomo: non potrebbe assolutamente fidarSi di una persona del genere. […] Le persone degne di fiducia sono persone dotate di umanità; e le persone dotate di umanità possiedono coscienza e senno, e dovrebbe risultare loro molto facile compiere bene il proprio dovere, poiché lo considerano come un obbligo. Chi è privo di coscienza e di senno è destinato a compiere male il proprio dovere e, di qualsiasi dovere si tratti, non prova per esso alcun senso di responsabilità. Bisogna che ci sia sempre qualcuno a preoccuparsi di lui, a sorvegliarlo e a domandargli come stiano procedendo le cose; altrimenti, le cose potrebbero andare male durante l’esecuzione del suo dovere, potrebbero andare storte durante l’esecuzione di un compito, cosa che costituirebbe un problema maggiore di quanto ne valga la pena. Insomma, nel compiere il proprio dovere bisogna sempre riflettere su sé stessi: ‘Ho svolto adeguatamente questo compito? L’ho affrontato con tutto il cuore? Oppure ho cercato di cavarmela alla meno peggio?’ Se sei sempre negligente e superficiale, sei in pericolo, come minimo, significa che non hai credibilità e che non ci si può fidare di te. Più seriamente, se compi sempre il tuo dovere in modo meccanico e inganni sempre Dio, allora sei in grave pericolo! Quali sono le conseguenze dell’essere falsi sapendo di esserlo? Tutti sono in grado di vedere che trasgredisci consapevolmente, che non vivi altro che secondo la tua indole corrotta, che sei non sei che negligente e superficiale, che non pratichi la verità, e questo ti rende privo di umanità! Se ciò si manifesta in te in ogni momento, se eviti gli errori gravi ma ne commetti costantemente di minori e per tutto il tempo non te ne penti, allora sei un malvagio, un miscredente, e dovresti essere espulso. Le conseguenze sono terribili: vieni totalmente messo a nudo e scacciato come miscredente e malvagio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “L’ingresso nella vita deve iniziare con l’esperienza dall’adempimento del proprio dovere”). “Il modo in cui consideri gli incarichi di Dio è davvero importante, è una questione molto seria! Se non sei in grado di portare a termine ciò che Dio affida alle persone, allora non sei degno di vivere alla Sua presenza e meriti di essere punito. È stabilito dal Cielo e riconosciuto dalla terra che gli umani dovrebbero completare qualsivoglia incarico Dio abbia loro affidato; questa è la loro responsabilità più elevata, non meno importante della loro stessa vita. Se non prendi sul serio gli incarichi di Dio, allora Lo tradisci nel modo più grave; in ciò, sei più deprecabile di Giuda e meriti di essere maledetto” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Come conoscere la natura umana”). Di fronte alla rivelazione delle parole di Dio, percepivo il Suo disgusto e la Sua ira per coloro che sono superficiali nel loro dovere. Mancano di coscienza, di ragione, di carattere e di dignità, e sono del tutto inaffidabili. Se continuano a non pentirsi, sono malfattori, miscredenti, e devono essere scacciati. Irrigare i nuovi arrivati è un lavoro importante. Hanno appena accettato la nuova opera di Dio, hanno bisogno di essere irrigati per affondare le loro radici nella vera via in modo che Satana non li sottragga. Inoltre, nessuno di coloro che accettano l’opera di Dio lo fa facilmente o senza problemi, e un certo numero di persone deve pagare un prezzo nell’irrigarli e nell’aiutarli. Solo allora potranno essere portati davanti a Dio. Come irrigatore, irrigare i nuovi arrivati era una mia responsabilità. Soprattutto quando vedevo nuovi arrivati che avevano difficoltà, avrei dovuto percepire un senso di urgenza e cercare la verità per risolvere questi problemi. E invece, mi sono sottratta ai lavori difficili e sono stata sfuggente. Quando vedevo i nuovi arrivati alle prese con delle difficoltà, sceglievo sempre i problemi facili da risolvere, e mettevo da parte le questioni difficili, ignorandole. Ancora peggio, mi comportavo chiaramente in modo infido e irresponsabile nel mio dovere, e per questo motivo alcuni nuovi arrivati non partecipavano alle riunioni e addirittura si sono ritirati, eppure mi sottraevo alle responsabilità affermando che non avevano sete della verità, altrimenti dicevo di non avere levatura e di non essere in grado di risolvere i loro problemi per ingannare gli altri e discolparmi per essere stata superficiale. Non stavo forse facendo il mio dovere come un non credente lavora per il suo capo? Stavo giocando d’astuzia, facendo le cose in modo superficiale, senza alcuna coscienza o consapevolezza. Dopo tutti i miei anni di fede, cercavo ancora di ingannare Dio senza battere ciglio. Ero così astuta e ingannevole! Non avevo alcuna umanità. Quando all’inizio ho accettato il Vangelo di Dio degli ultimi giorni, ero impegnata ogni giorno con il lavoro e i miei genitori ostacolavano la mia fede. Mi sentivo davvero stressata e pensavo addirittura di mollare le riunioni. Ma i fratelli e le sorelle hanno pazientemente condiviso la verità con me, volta per volta, e organizzavano le riunioni in base ai miei impegni. A volte non potevo partecipare perché ero troppo impegnata con il lavoro, allora i fratelli e le sorelle facevano tanta strada in bicicletta per condividere la parola di Dio con me, per aiutarmi e sostenermi. Solo allora ho imparato qualcosa sull’opera di Dio, e ho capito che l’unico modo per essere salvati è perseguire la verità. Allora sono diventata disposta a partecipare alle riunioni e ad assumermi un dovere. La chiesa sottolinea sempre che irrigare i nuovi arrivati richiede pazienza e grande considerazione per le loro difficoltà, che dobbiamo incoraggiarli a frequentare le riunioni in modo che possano radicarsi sulla vera via quanto prima. Ho capito che Dio è pieno di amore e di misericordia per noi e che ci salva nella misura più ampia possibile. È incredibilmente coscienzioso nei confronti di ogni singola persona che indaga sulla vera via. Non si arrende se c’è anche solo un briciolo di speranza. Per quanto riguarda me, invece, ero fredda e non avevo alcun senso di responsabilità nei confronti dei nuovi arrivati. Non mi interessava affatto la loro vita, il che significava che i loro problemi non venivano risolti tempestivamente, e che alcuni non volevano più partecipare alle riunioni. In base al mio comportamento, stavo forse svolgendo un dovere? Stavo solo facendo del male, cercando di ingannare e imbrogliare Dio! Mi sono sentita così in colpa quando l’ho capito e mi odiavo per la mia mancanza di umanità.

In seguito, ho letto questo passo delle parole di Dio: “Sei contento di vivere sotto l’influenza di Satana, in pace e gioia e con un po’ di conforto carnale? Non sei la più infima di tutte le persone? Nessuno è più stolto di coloro che pur avendo contemplato la salvezza non cercano di ottenerla; sono persone che si saziano della carne e godono di Satana. Speri che la tua fede in Dio non comporti sfide o tribolazioni, né la benché minima avversità. Persegui costantemente cose immeritevoli e non attribuisci alcun valore alla vita, e anteponi, invece, i tuoi pensieri stravaganti alla verità. Sei talmente indegno! Vivi come un maiale – che differenza c’è tra te, i maiali e i cani? Quelli che non perseguono la verità e invece amano la carne, non sono tutte bestie? I morti senza spirito non sono tutti dei cadaveri ambulanti? Quante parole sono state pronunciate tra di voi? È forse stata poca l’opera compiuta tra di voi? A quante cose ho provveduto fra di voi? Allora perché non ne hai ottenuto nulla? Di che cosa ti lamenti? Non è forse che non hai guadagnato nulla perché sei troppo innamorato della carne? E non è che i tuoi pensieri sono troppo stravaganti? Non è perché sei troppo stolto? Se sei incapace di ottenere queste benedizioni, puoi incolpare Dio per non averti salvato? […] Io ti do la vera via senza chiedere nulla in cambio, ma tu non la persegui. Sei uno di quelli che credono in Dio? Ti dono la vita umana vera, ma tu non la persegui. Non sei allora del tutto simile a un maiale o a un cane? I maiali non aspirano alla vita dell’uomo né a essere purificati, e non capiscono che cosa sia la vita. Ogni giorno, dopo aver mangiato a sazietà, si mettono semplicemente a dormire. Io ti ho dato la vera via, ma tu non l’hai guadagnata: sei a mani vuote. Sei disposto a continuare a condurre questa vita, la vita di un maiale? Quale significato ha, per persone simili, essere vive? La tua vita è spregevole e ignobile, vivi in mezzo a sudiciume e dissolutezza e non persegui alcun obiettivo; non è la tua vita la più ignobile di tutte? Hai l’impudenza di volgere lo sguardo a Dio? Se continui a fare esperienza in questo modo, non è che non otterrai nulla? Ti è stata data la vera via, ma che alla fine tu la possa guadagnare o meno dipende dalla tua ricerca personale” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio”). Leggendo tutte le parole di Dio che ci richiamano alla responsabilità, mi sono sentita così in colpa e mi rimproveravo. Per purificare e trasformare la nostra indole corrotta, per darci una possibilità di salvezza, Dio ci ha nutrito abbondantemente con così tante verità, e ha condiviso nei minimi dettagli ogni aspetto della verità, temendo che non la comprendessimo. Dio ha pagato un prezzo così grande per noi. Chiunque sia dotato di umanità dovrebbe impegnarsi nel perseguire la verità e dedicarsi al proprio dovere. Ma io ero totalmente priva di coscienza. Non stavo affatto perseguendo la verità, mi interessava solo le comodità carnali, e vivevo ancora secondo filosofie sataniche, come “Vivere la vita col pilota automatico”, “Cogliere l’attimo per il piacere, perché la vita è breve”. Sentivo che dovevamo trattarci bene nei pochi decenni che avevamo sulla terra, e non sforzarci troppo. Dovevamo rendere la nostra vita spensierata e felice. Io svolgevo un dovere a condizione di non soffrire di scomodità carnali o di non affaticarmi. Facevo tutto ciò che era più facile. Ogni volta che dovevo scervellarmi su qualcosa, mi opponevo e scappavo, o scaricando il problema su qualcun altro o accantonandolo, ignorandolo. Non prendevo affatto sul serio il mio dovere, così alcuni problemi dei nuovi arrivati non sono stati risolti e loro hanno smesso di partecipare alle riunioni. Solo allora ho visto che quelle filosofie sataniche mi avevano resa sempre più depravata. Ero come un maiale, desiderosa di comodità e non cercavo affatto la verità, combinavo pasticci nel mio dovere e non me ne preoccupavo neanche lontanamente. Trascuravo i miei doveri, non acquisivo le verità che avrei dovuto acquisire e non adempivo le mie responsabilità. Non ero forse una perfetta buona a nulla? Ho sperimentato davvero che desiderare le comodità carnali mi stava danneggiando e stava rovinando la mia possibilità di salvezza. Le difficoltà che si incontrano in un dovere sono in realtà una buona occasione per appoggiarsi a Dio e cercare la verità. Le difficoltà che mi hanno costretta a cercare la verità e a imparare a seguire i principi nel mio dovere sono stati dei buoni canali per perseguire la verità e l’ingresso nella vita. Ma stavo trattando queste cose come una seccatura, un fardello da scrollare via. Rendendomi conto di questo, mi sono davvero pentita di come avevo coccolato la mia carne, e di aver perso tante buone occasioni per imparare la verità. Non volevo continuare a fare le cose in modo superficiale. Dovevo abbandonare la carne e mettere il cuore nel mio dovere.

Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fatto capire meglio le conseguenze dell’essere superficiale nel mio dovere. La parola di Dio dice: “Supponiamo che ci sia un lavoro che potrebbe essere finito in un mese da una sola persona. Se ci vogliono sei mesi per fare quel lavoro, cinque di quei mesi non rappresentano forse una perdita? Quando si tratta di diffondere il Vangelo, alcuni sono disposti a considerare la vera via e hanno bisogno solo di un mese per convertirsi, dopodiché si uniscono alla chiesa, che continua a irrigarli e a provvedere a loro. Sei mesi è tutto il tempo che impiegano per porre le fondamenta. Ma se l’atteggiamento di chi diffonde il Vangelo è di indifferenza e superficialità, i leader e i lavoratori non hanno senso di responsabilità, e si finisce per impiegare sei mesi per convertire la persona, quei sei mesi non costituiscono forse una perdita per la sua vita? Se si imbatte in un gran disastro e manca di fondamenta, la persona sarà in pericolo, e tu non le dovrai forse qualcosa? Una simile perdita non si misura in termini finanziari o usando il denaro. Hai causato un ritardo di sei mesi nella sua comprensione della verità, hai fatto sì che la persona ritardasse di sei mesi la posa delle fondamenta e l’adempimento del proprio dovere. Chi se ne assumerà la responsabilità? I leader e i lavoratori sono in grado di assumersene la responsabilità? Nessuno ha la capacità di farsi carico della responsabilità della vita di qualcuno” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Ciò che le parole di Dio hanno rivelato è stato davvero angosciante e difficile. Ero proprio come un falso leader che non svolge un vero lavoro, negligente nei miei doveri e irresponsabile, per colpa mia i nuovi arrivati non si radunavano, e alcuni addirittura hanno abbandonato la fede perché i loro problemi non venivano risolti. Irrigare i nuovi arrivati in quel modo non significava forse far loro del male? Anche se alcuni non hanno lasciato la fede, la loro vita è stata danneggiata perché sono rimasti aggrappati a delle nozioni e non si sono riuniti per molto tempo. È un danno a cui non ho modo di rimediare. Se non mi fossi preoccupata così tanto della mia carne, se fossi stata in grado di pagare un prezzo, e avessi trattato seriamente i problemi di ogni nuovo arrivato, allora forse alcuni di loro avrebbero potuto mettere radici sulla vera via e imparare la verità prima, vivere una vita di chiesa, fare un dovere, accumulare buone azioni prima, e le cose non sarebbero andate come sono andate. Ma a quel punto era troppo tardi per le parole. Pensavo a quei nuovi arrivati che non volevano partecipare alle riunioni, mi sono sentita molto turbata e in colpa, e incredibilmente in debito con Dio. Era una trasgressione, una macchia che avevo lasciato sul mio dovere! Ero inoltre piena di rammarico e di paura. Mi sembrava di aver causato enormi problemi e di aver offeso l’indole di Dio. In lacrime, ho pregato: “Dio, io bramo sempre l’agio e sono superficiale nel mio dovere, e questo Ti disgusta. Voglio pentirmi di fronte a Te e riparare alle mie trasgressioni con atti pratici. Ti prego, scruta nel mio cuore, e se continuerò a essere superficiale, Ti prego di castigarmi e disciplinarmi”.

Poi ho cercato i nuovi arrivati che erano negativi, deboli e non partecipavano alle riunioni, e ho iniziato a cercare le parole di Dio per risolvere i loro problemi. Ho anche chiesto alle sorelle che erano brave a irrigare di illustrarmi i principi e gli approcci. Poi ho cercato la nuova arrivata che aveva nozioni religiose e che non veniva alle riunioni. Le ho inviato una serie di messaggi, a cui non ha risposto. Mi sentivo un po’ abbattuta e pensavo che avrei dovuto lasciar perdere. In ogni caso, era stata lei a smettere di rispondere: bisognava ammetterlo. Ho anche inviato un altro messaggio alla nuova arrivata, che era impegnata con il lavoro, e quando l’ho vista rifiutare il mio invito alla riunione, non ho voluto pagare un ulteriore prezzo per sostenerla. Poi ho pensato alla mia preghiera a Dio, e a queste Sue parole: “Quando si compie il proprio dovere, si sta in effetti facendo ciò che si deve fare. Se lo fai dinanzi a Dio, se svolgi il tuo dovere e ti sottometti a Dio con un atteggiamento di sincerità e col cuore, questo atteggiamento non sarà molto più giusto? Allora come puoi applicare questo atteggiamento alla tua vita quotidiana? Devi fare di ‘adorare Dio col cuore e con sincerità’ la tua realtà. Quando vuoi essere indolente e fai le cose per pura formalità, quando vuoi agire in maniera infida e oziosa, e quando ti distrai o preferiresti divertirti, devi pensarci bene: ‘Comportandomi così, sono forse inaffidabile? Questo significa dedicare il mio cuore al compimento del dovere? Facendo così sono sleale? Facendo così non sono all’altezza dell’incarico affidatomi da Dio?’ Ecco come devi riflettere su te stesso. Se riesci a renderti conto di essere sempre negligente e superficiale nel tuo dovere, e sleale, e di aver ferito Dio, cosa dovresti fare? Dovresti dire: ‘In quel momento, ho sentito che c’era qualcosa che non andava, ma non l’ho considerato un problema; ci sono passato sopra con noncuranza. Solo ora mi rendo conto di essere stato davvero negligente e superficiale, di non essere stato all’altezza delle mie responsabilità. Sono davvero privo di coscienza e di ragione!’ Hai individuato il problema e acquisito una qualche conoscenza di te stesso: ora, quindi, devi cambiare! Avevi un atteggiamento sbagliato verso l’adempimento del tuo dovere. Eri superficiale, come se si trattasse di un lavoro opzionale, e non ci mettevi il cuore. Se sarai di nuovo così negligente e superficiale, devi pregare Dio e farti disciplinare e castigare da Lui. Bisogna avere questa volontà nell’adempiere il proprio dovere. Solo allora ci si può veramente pentire. Ci si ravvede solo quando si ha la coscienza pulita e si è cambiato atteggiamento verso il proprio dovere” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo nella lettura frequente delle parole di Dio e nella riflessione sulla verità si trova un cammino da percorrere”). Le parole di Dio mi hanno aiutata a capire che fare bene un dovere non è difficile, che dobbiamo essere sinceri, accettare l’esame di Dio, e fare del nostro meglio per portare a termine ciò che sappiamo, ciò che possiamo, non usare trucchetti o essere superficiali, e che questo tipo di atteggiamento è necessario per fare bene il nostro dovere. Così ho deciso che stavolta non avrei deluso Dio di nuovo. Dovevo mostrare a Dio che ero pentita, che ero veramente laboriosa e sincera, e anche se quei nuovi arrivati non avessero partecipato alle riunioni dopo aver offerto loro il mio aiuto e il mio sostegno, avrei comunque adempiuto la mia responsabilità e non avrei avuto sensi di colpa.

Sono andata a parlare con un’altra sorella che cercava un percorso di pratica e ho cercato anche quella nuova arrivata che aveva nozioni religiose per condividere con lei. Le ho parlato del mio cammino di fede. Con mia sorpresa, ha risposto ai miei messaggi. In realtà, le piacevano molto gli incontri, però aveva alcune nozioni e confusioni irrisolte. Le parole accorate di questa nuova arrivata mi hanno davvero smossa e ho condiviso la comunione con lei sulle sue nozioni. Alla fine, ha accettato di partecipare alle riunioni e, in breve tempo, ha assunto un dovere. Ho provato una sensazione indescrivibile quando ho visto come andavano le cose. Ho provato sia gioia che rimorso. Senza l’illuminazione delle parole di Dio che mi hanno permesso di conoscere me stessa e di modificare il mio atteggiamento nei confronti del mio dovere, avrei commesso un’altra trasgressione. Dopo di che, ho cercato ancora la nuova arrivata che era impegnata con il lavoro. Prima, l’avevo sempre spinta a partecipare alle riunioni senza considerare le sue difficoltà. Questa volta, ho condiviso sulle parole di Dio per aiutarla in base alla sua situazione reale, e ho adattato gli orari delle riunioni in modo appropriato. Quando lei non aveva tempo per una riunione, leggevo le parole di Dio con lei quando aveva tempo libero e condividevo pazientemente. Allora diventava disposta ad aprirmi il suo cuore e a parlare delle parole di Dio che aveva letto. Mi ha anche detto con gioia che, a prescindere da tutto, non avrebbe rinunciato a riunirsi, a nutrirsi delle parole di Dio. Da allora, non si è più persa una riunione; e, per quanto fosse impegnata con il lavoro, dedicava del tempo a meditare sulle parole di Dio. In seguito, ho sostenuto altri nuovi arrivati, facendoli tornare all’ovile. Dopo aver corretto il mio atteggiamento, essermi appoggiata a Dio e aver fatto uno sforzo vero, ho ottenuto risultati migliori nel mio dovere.

Prima ero sempre infida e superficiale nel mio dovere. Anche se non soffrivo fisicamente, vivevo sempre nelle avversità. Non riuscivo a percepire la guida di Dio, facevo sempre meno nel mio dovere, mi mancava totalmente l’illuminazione e temevo sempre che Dio mi abbandonasse e mi scacciasse. Ero così depressa e sofferente. Quando ho messo il cuore nel mio dovere, ho percepito la presenza e la guida di Dio. Ho anche fatto progressi nel mio dovere e ho acquisito un senso di pace e di tranquillità. Ho sperimentato quanto sia importante l’atteggiamento verso il proprio dovere. Di fronte alle difficoltà, solo pagando un vero prezzo e prestando attenzione alla volontà di Dio possiamo ottenere l’illuminazione dello Spirito Santo e avere risultati nel nostro dovere.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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