Cosa ho imparato da una battuta d’arresto

19 Dicembre 2022

Nel 2014, mi sono formato come produttore video per la chiesa. In quel periodo, è iniziata la produzione di un nuovo video. Durante la fase di preparazione, c’erano alcuni compiti e tecniche con cui non avevo ancora molta familiarità. Quando emergevano difficoltà, condividevo in merito ai principi con gli altri e cercavo delle soluzioni. Col tempo, ho gradualmente acquisito più familiarità e abilità in quelle tecniche. Quando gli altri erano in difficoltà, si rivolgevano tutti a me. In seguito, sono stato eletto capogruppo, ed ero in grado di risolvere alcuni problemi del gruppo. Pensavo di essere davvero bravo nel mio lavoro; altrimenti perché sarei stato eletto capogruppo? Nelle discussioni di lavoro, assumevo sempre un ruolo centrale. Quando c’era una divergenza di opinioni durante una discussione, condividevo con il gruppo la mia precedente esperienza di lavoro, in modo che tutti sapessero che la mia prospettiva era fondata, e alla fine facevamo sempre a modo mio.

In seguito, la chiesa ha eletto due nuovi supervisori. Erano le mie precedenti collaboratrici, sorella Clara e sorella Liliana. Ero sconvolto: “Le loro capacità sono nella media e non hanno molta esperienza. Sono in grado di gestire il lavoro di un supervisore? Io ho competenze molto superiori alle loro. Chi dovrebbe dirigere il lavoro di chi?” In seguito, quando seguivano il nostro lavoro, provavo sdegno. Una volta, Clara è venuta a dirmi che un video del gruppo di cui ero responsabile aveva dei problemi e mi ha suggerito alcune modifiche. Sentendomi un po’ offeso, ho risposto spazientito: “Le modifiche che hai proposto non funzioneranno. Se seguiamo la tua proposta, ci sarà una discrepanza tra l’inizio e la fine. Quando sollevi un problema, dovresti guardare al flusso complessivo delle idee, non solo a una singola parte. Devi imparare di più su questo lavoro e studiare più spesso”. A quel punto, la sorella si è fatta tutta rossa in viso ed era così imbarazzata da non riuscire a parlare. Altri due fratelli hanno appoggiato il mio parere. Vedere tutti d’accordo con me mi compiaceva molto: “Vedi, le nostre idee pregresse erano migliori delle tue. Quando si tratta di produzione video, le mie capacità sono sicuramente migliori di entrambe voi!” In seguito, quando le sorelle fornivano suggerimenti sui video che producevo, ero ancora meno propenso ad accettarli e le guardavo dall’alto in basso, pensando: “Avete capacità inferiori alle mie. Vedete di non crearmi problemi con i vostri suggerimenti”. Il risultato è stato che si sentivano limitate da me. Una volta, una di loro ha condiviso con me e mi ha detto: “Quando collaboriamo con te siamo piuttosto limitate. Sappiamo di essere carenti dal punto di vista lavorativo, quindi, quando noti una nostra mancanza, ti preghiamo di aiutarci segnalandocela. Così potremo lavorare insieme in modo armonioso. E spero che non ti aggrapperai sempre alle tue idee. Se saprai ricercare di più di fronte a opinioni diverse, potremo condividere insieme sui principi, compensare reciprocamente le debolezze e produrre bene i video”. A queste sue parole, in superficie ho ammesso di aver manifestato un’indole arrogante, ma dentro di me non lo accettavo. Pensavo: “Capisco più principi di te, quindi quando sbagli dovrei correggerti. Sì, ho manifestato un po’ di arroganza, ma è per il bene del lavoro. Ti sei sentita limitata perché sei troppo vanitosa”. Non ho riflettuto su me stesso al riguardo, anzi ho fatto anche di peggio.

Una sera, il gruppo stava discutendo in merito alla produzione di un video. Poiché le idee per il video erano relativamente complicate e difficili, non era stato deciso nulla, anche dopo diverse ore di discussione. Ho iniziato a spazientirmi, pensando: “Ma che avete voi supervisori? Non sapete dirigere il nostro lavoro professionale, e va bene, ma non sapete nemmeno decidere un piano secondo i principi?” Allora ho detto alle sorelle: “Che problema avete? La state trascinando da ore: come potete non aver deciso nemmeno in merito un’idea? Siete inutili come supervisori!” Molti hanno fatto eco alle mie lamentele, dicendo: “Sì, stiamo tutti aspettando. Non state lì a perdere tempo”. Altri hanno detto: “Sbrigatevi a prendere una decisione. È già tardi”. Le nostre rimostranze hanno reso ancora più nervose le due sorelle, che non hanno più osato parlare.

In seguito, il leader della chiesa è venuto a sapere del mio comportamento e mi ha trattato: “Hai un’indole troppo arrogante e ti piace limitare gli altri. Non sai collaborare normalmente con loro. Sei un capogruppo, ma non proteggi il lavoro della chiesa. Al contrario, sei il primo a lamentarti e a criticare le persone, seminando discordia all’interno del gruppo e impedendo ai supervisori di fare il loro lavoro, e questo provoca ritardi nella produzione del video. Stai intralciando e disturbando il lavoro della chiesa”. Il trattamento del leader mi ha profondamente scosso. “Cosa?” ho pensato, “Starei intralciando e disturbando il lavoro? È ovvio che sono i supervisori a non essere all’altezza e a non saper svolgere lavoro concreto. Ho capacità lavorative superiori alle loro e conosco più principi. Ho notato che stavano sbagliando e le ho corrette. Questo è forse intralciare e disturbare?” Vedendomi ostinato e resistente, il leader mi ha letto dei passi delle parole di Dio. Dio dice: “Se, nel tuo cuore, comprendi veramente la verità, allora saprai come metterla in pratica e obbedire a Dio, e intraprenderai naturalmente il cammino della ricerca della verità. Se il cammino che percorri è quello giusto e in linea con la volontà di Dio, allora l’opera dello Spirito Santo non ti abbandonerà, e così ci saranno sempre meno possibilità che tu tradisca Dio. Senza la verità, è facile commettere il male, e lo commetterai tuo malgrado. Per esempio, se possiedi un’indole arrogante e presuntuosa, allora sentirti dire di non opporti a Dio non fa alcuna differenza, non puoi evitarlo, è al di là del tuo controllo. Non lo faresti intenzionalmente, ma saresti guidato dalla tua natura arrogante e presuntuosa. La tua arroganza e il tuo orgoglio ti porterebbero a disprezzare Dio e a considerarLo privo di qualsiasi importanza; ti indurrebbero a esaltare te stesso, a metterti costantemente in mostra; ti porterebbero a disprezzare gli altri, non lascerebbero spazio per nessuno nel tuo cuore se non per te stesso; priverebbero il tuo cuore del posto per Dio, e alla fine ti farebbero sedere al Suo posto e pretendere che la gente si sottometta a te e venerare come verità i tuoi pensieri, le tue idee e le tue nozioni. Quanto male commettono le persone sotto il dominio della loro natura arrogante e presuntuosa!” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole”).

Ci sono molti tipi di indole corrotta ascrivibili all’indole di Satana, ma quella più evidente e che spicca maggiormente è l’indole arrogante. L’arroganza è la radice dell’indole corrotta dell’uomo. Più le persone sono arroganti, più sono irragionevoli; e più sono irragionevoli, più sono inclini a resistere a Dio. Quanto è serio questo problema? Non solo le persone dall’indole arrogante considerano tutti gli altri in una posizione inferiore, ma, quel che è peggio, hanno persino un atteggiamento di sufficienza nei confronti di Dio, e non hanno in cuore alcun timore di Lui. Anche se potrebbe sembrare che le persone credano in Dio e Lo seguano, non Lo trattano affatto come Dio. Sentono sempre di possedere la verità e hanno un’opinione smodata di se stesse. Questa è l’essenza e la radice dell’indole arrogante, e viene da Satana. Il problema dell’arroganza, pertanto, deve essere risolto” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Le parole di Dio mi hanno toccato il cuore. Ho riconosciuto che una persona con una natura satanica agisce involontariamente secondo un’indole corrotta, arrivando persino a intralciare e disturbare il lavoro della chiesa. La mia indole arrogante era eccessiva. Pensavo di essere esperto nella produzione video e di comprendere i principi, quindi riponevo grande fiducia in me stesso. Sentivo di dover avere l’ultima parola su tutto e che gli altri dovevano ascoltarmi. Quando collaboravo con i supervisori, non li degnavo mai di uno sguardo, pensando di essere migliore di loro in tutto e per tutto. Ogni volta che c’era una divergenza di opinione, la mia prima reazione era pensare: “Voi non capite, io sì” o “Non siete qualificate” e deridere i loro suggerimenti. A volte rispondevo anche senza riflettere, senza il minimo atteggiamento di ricerca e accettazione, e questo portava i supervisori a sentirsi limitati da me e a temere di darmi suggerimenti. Gli altri si univano alla mia visione negativa dei supervisori, rendendo loro difficile seguire il lavoro del gruppo. Come poteva questo non disturbare il lavoro della chiesa? Quando io e i supervisori collaboravamo, qualunque suggerimento dessero, non cercavo un modo di procedere che fosse in linea con i principi. Non facevo che aggrapparmi alle mie idee. Come poteva il mio punto di vista essere sempre giusto? Le cose che ritenevo giuste potevano forse essere tutte in linea con i principi della verità? In realtà, stavo solo guardando le cose in base ai miei doni e alla mia esperienza. La maggior parte delle mie idee non era conforme ai principi. E più vivevo secondo quelle cose, più ritenevo di valere e di essere nel giusto. Nel collaborare con le persone, le sminuivo costantemente e mi mettevo in mostra. Ero arrogante al punto di perdere la ragione! Nel mio dovere, facevo sempre le cose a modo mio. Mi aggrappavo alle mie opinioni e alla mia comprensione come se fossero la verità, non accettavo i suggerimenti degli altri e non permettevo che le loro idee superassero le mie, come se fossi il detentore della verità. Questo era forse credere in Dio? Stavo ovviamente credendo in me stesso. Quando l’ho capito, ero inorridito e colmo di rimorso. Poiché la mia natura era così arrogante, avevo inconsapevolmente compiuto azioni malvagie in opposizione a Dio. Ho capito che era estremamente pericoloso svolgere il mio dovere secondo un’indole arrogante.

Tempo dopo, la produzione di quel video è terminata ma, dato che non sapevo collaborare con gli altri, li limitavo e disturbavo la produzione video, sono stato rimosso. In seguito c’erano altri video da produrre, ma io non sono stato coinvolto. Ho iniziato a sentirmi di nuovo resistente, e pensavo: “Dopo l’ultima esperienza, ho capito meglio la mia natura arrogante. Perché non mi lasciano partecipare?” Ancora più inaspettatamente, non mi è stato permesso di prendere parte neanche alla produzione di un altro video. È stato davvero difficile per me accettarlo. Se le cose fossero andate avanti così, non sarei stato inutile per la chiesa? D’un tratto, mi è venuto in mente un passo della parola di Dio. “Se pur essendo di buona levatura sei sempre arrogante e presuntuoso e pensi costantemente che qualsiasi cosa tu dica sia giusta e qualsiasi cosa dicano gli altri sia sbagliata rifiutando qualsiasi suggerimento proposto da altri e arrivando persino a non accettare la verità, comunque si sia condiviso su di essa, e opponendole anzi sempre resistenza, può una persona come te ottenere l’approvazione di Dio? Lo Spirito Santo opererà in una persona come te? Non lo farà. Dio dirà che hai una cattiva indole e che non sei degno di ricevere la Sua illuminazione e, se non ti penti, ti porterà addirittura via ciò che un tempo avevi. Ecco cosa significa essere smascherati” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Il mio cuore ha sussultato. Le parole di Dio parlavano direttamente del mio stato. In tutti i miei anni di fede in Dio, avevo sempre svolto il mio dovere secondo un’indole arrogante. In quel periodo, ero stato potato e trattato non poche volte. Ma non avevo mai ricercato la verità o cambiato la mia indole. Ora, avevo disturbato il lavoro della chiesa e commesso una grave trasgressione. Sarei stato smascherato e scacciato da Dio? Ripensando al mio comportamento, ovunque andassi, volevo sempre distinguermi. Essere più capace degli altri mi rendeva soddisfatto di me stesso, e parlavo male dei miei fratelli e sorelle. Quando gli altri erano più capaci di me, pensavo sempre a come poterli superare. Non accettavo che i miei suggerimenti venissero respinti, e mi scervellavo per trovare delle controargomentazioni, in modo che tutti seguissero le mie direttive. Quando gli altri sottolineavano le mie carenze, non dicevo nulla, ma dentro di me provavo resistenza. Li ritenevo delle nullità, privi di qualifiche, mentre io mi sentivo qualcuno. Più ci pensavo, più la cosa mi spaventava. Per tutti quegli anni avevo svolto il mio dovere secondo un’indole arrogante. Non avevo accettato la verità, non avevo riflettuto né acquisito consapevolezza di me, e così la mia indole corrotta era peggiorata sempre di più. La mia rimozione era manifestazione della giustizia di Dio! Addolorato, ho pregato Dio: “O Dio! So di non aver cercato la verità in tutti questi anni di fede in Te. Quando sono stato potato e trattato, non ho riflettuto e non ho compreso me stesso. Di conseguenza, ho compiuto il male, disturbando il lavoro della chiesa. Dio, Ti prego, guidami a comprendere la mia corruzione, a percorrere il cammino della ricerca della verità, e ad espiare le mie trasgressioni e i miei debiti”.

In uno dei miei devozionali, mi sono imbattuto in un passo delle parole di Dio. “Se la conoscenza che le persone hanno di sé è troppo superficiale, troveranno impossibile risolvere i problemi, e la loro indole della vita semplicemente non cambierà. È necessario conoscere se stessi a un livello profondo, il che significa conoscere la propria natura: quali elementi sono inclusi in tale natura, come queste cose hanno avuto origine e da dove sono venute. Inoltre, sei davvero in grado di odiare queste cose? Hai compreso la tua anima turpe e la tua natura malvagia? Se sei davvero capace di comprendere la verità su di te, allora detesterai te stesso. Quando detesterai te stesso e poi metterai in pratica la parola di Dio, saprai rinunciare alla carne e avrai la forza di praticare la verità senza trovarlo arduo. Perché molte persone seguono le loro preferenze carnali? Perché si considerano piuttosto brave, sentendo che le loro azioni sono giuste e giustificate, di non avere colpe, e addirittura di essere totalmente nel giusto; sono, pertanto, capaci di agire partendo dal presupposto che la giustizia sia dalla loro parte. Quando si riconosce la propria vera natura, quanto turpe, ignobile e deplorevole essa sia, allora non si è oltremodo orgogliosi di sé, non si è così follemente arroganti né così compiaciuti di sé come prima. Una persona simile pensa: ‘Devo essere coscienzioso e concreto nel mettere in pratica almeno in parte la parola di Dio. Diversamente, non sarò all’altezza dello standard di essere umano e mi vergognerò di vivere alla presenza di Dio’. A quel punto, ci si vede davvero come indegni e insignificanti. A quel punto, diventa facile praticare la verità, e sembrerà di avere una qualche parvenza che un essere umano dovrebbe avere. Solo quando le persone si detestano davvero riescono a rinunciare alla carne. Se non si detestano, non ne saranno capaci. Odiare davvero se stessi non è una cosa semplice. Implica diversi aspetti: primo, conoscere la propria natura; secondo, considerarsi bisognosi e miseri, estremamente piccoli e insignificanti, e vedere la propria anima deplorevole e sordida. Quando si comprende appieno la propria vera natura e si ottiene questo risultato, allora si raggiunge un’autentica conoscenza di sé e si può affermare di essere giunti a conoscersi pienamente. Solo allora si può davvero odiare se stessi, spingersi al punto di maledirsi, di sentire davvero che si è stati profondamente corrotti da Satana in modo tale da non assomigliare nemmeno a un essere umano” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo aver letto le parole di Dio, provavo vergogna. Dio ha detto che è solo riconoscendo la propria natura, vedendo chiaramente chi sei, il tuo stato miserabile e pietoso, che puoi essere disgustato da te stesso, odiarti e pentirti davanti a Dio. Così ho iniziato a riflettere sul perché fossi così arrogante. Ho pensato a come, dopo essermi unito al gruppo di produzione video, aver prodotto diversi video importanti e aver ottenuto rispetto e lodi da tutti, pensassi di avere esperienza e di padroneggiare molti principi. Ritenevo inoltre di avere buona levatura, di imparare in fretta e di essere un talento raro nella chiesa. Questo ha fatto sì che la mia indole arrogante peggiorasse sempre di più. Ho pensato a quanto poco sapessi quando ho iniziato a produrre video, e a come i miei fratelli e sorelle mi avessero seguito e istruito. A volte commettevo errori nonostante mi avessero spiegato chiaramente i dettagli e avevo bisogno di ripetute spiegazioni prima di riuscire a produrre i video correttamente. In quel modo, ho capito che non è che fossi intelligente o di alta levatura, ma che avevo solo avuto molte opportunità di praticare e accumulato una certa esperienza. Ma le vedevo come un capitale e non compivo il mio dovere con i piedi per terra. Soprattutto quando nel mio dovere ottenevo dei risultati, mi ritenevo un esperto, e quindi guardavo agli altri con arroganza e non ero disposto a collaborare con loro. Dov’erano la mia umanità e la mia ragione? Pensando ai due supervisori con cui collaboravo, le guardavo sempre dall’alto in basso. In realtà, interagendo con loro, ho scoperto che avevano molti punti di forza. Erano relativamente carenti in competenze ed esperienza nella produzione video, ma avevano il cuore nel posto giusto ed erano propositive nel superare le difficoltà, acute, e non si attenevano ciecamente alle regole. Osavano innovare ed erano disposte a imparare cose nuove. Quando si trovavano di fronte a difficoltà o problemi, sapevano mettere da parte sé stesse e chiedere consiglio agli altri. La mia indole invece era troppo arrogante e non ritenevo nessuno alla mia altezza. Ero cieco agli altrui punti di forza. Ho pensato a come Paolo fosse estremamente arrogante. Pensava di avere levatura e doni e il suo cuore non si piegava a nessuno. Testimoniò sempre di essere al di sopra degli altri discepoli, fino all’abominio di dichiarare che viveva come Cristo. Era arrogante al punto di non avere ragionevolezza. Ho riflettuto: la mia natura era uguale a quella di Paolo. Guardavo sempre dall’alto in basso i supervisori e imponevo sempre agli altri di fare a modo mio. Percorrevo il cammino di Paolo. Rendermene conto mi ha colmato di rimorso. Ho pregato Dio: “Dio! Solo ora ho una certa comprensione della mia natura e della mia essenza. In questi anni di fede in Te, la Tua casa mi ha sempre irrigato e fornito la verità. Ma io non ho cercato la verità e ho percorso il cammino di un anticristo, trascurando la Tua scrupolosa cura. Hai orchestrato tanti eventi, persone e cose per richiamarmi, ma io ho fatto sempre peggio e non ho saputo pentirmi. Ho seguito la mia natura arrogante sul cammino sbagliato, portandoTi a disprezzarmi. Dio, sono disposto a pentirmi. Non importa quali disposizioni la chiesa prenderà: io obbedirò”.

Ho compreso ciò e, il giorno dopo, con mia sorpresa, una sorella mi ha comunicato che il lavoro di alcuni nuovi membri del gruppo non andava bene e che sperava potessi formarli. Mi ha chiesto se fossi disposto a farlo. Il mio cuore era così grato a Dio. Proprio quando volevo pentirmi, la chiesa mi dava la possibilità di compiere il mio dovere. Stavolta dovevo farne tesoro, e così ho accettato con gioia. Ancora più inaspettatamente, qualche giorno dopo, il leader mi ha incaricato di prender parte alla produzione di un nuovo video. Ero davvero grato a Dio!

Pensando al fatto che presto avrei lavorato con gli altri, ho cercato un percorso per collaborare. Ho letto queste parole di Dio: “Quando collaborate con altri per svolgere i vostri doveri, sapete essere aperti a opinioni diverse? Siete in grado di lasciar parlare gli altri? (Un po’ sì. In passato, molto spesso non ascoltavo i suggerimenti dei fratelli e delle sorelle e insistevo per fare le cose a modo mio. Solo in seguito, quando i fatti hanno dimostrato che mi sbagliavo, ho visto che la maggior parte dei loro suggerimenti era corretta, che l’opzione di cui tutti discutevano era effettivamente adatta, che le mie opinioni erano sbagliate e carenti. Dopo aver vissuto questa esperienza, mi sono reso conto di quanto sia importante una collaborazione armoniosa.) E cosa possiamo dedurre da questo? Dopo aver fatto questa esperienza, avete ricevuto qualche beneficio e avete capito la verità? Pensate che qualcuno sia perfetto? Per quanto una persona sia forte o capace e dotata di talento, comunque non è perfetta. Bisogna rendersene conto, è un dato di fatto. Inoltre, questo è l’atteggiamento che le persone dovrebbero avere verso i propri meriti e punti di forza o verso i propri difetti; questa è la razionalità che bisogna possedere. Con tale razionalità, puoi gestire correttamente i tuoi punti di forza e di debolezza nonché quelli degli altri, e questo ti consentirà di lavorare accanto a loro in armonia. Se hai compreso questo aspetto della verità e sai accedere a questo aspetto della realtà della verità, puoi allora interagire in armonia con fratelli e sorelle, attingendo ai loro punti di forza per compensare i tuoi eventuali punti deboli. In tal modo, qualunque dovere tu stia compiendo o qualunque cosa tu stia facendo, avrai sempre risultati migliori e riceverai la benedizione di Dio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire che nessuno è perfetto. Tutti hanno difetti e inadeguatezze. Qualsiasi dono o esperienza una persona possieda, non significa che abbia la verità o che le sue azioni siano sempre in linea con la verità. Tutti devono collaborare armoniosamente e compensare le altrui debolezze. Soprattutto quando ci sono divergenze di opinione, bisogna mettere da parte il proprio ego e condividere e indagare insieme sulla questione con un atteggiamento di ricerca. Questo è l’unico modo per avere umanità e ragione, ricevere l’opera dello Spirito Santo, ridurre le sviste nel proprio dovere e infine compierlo adeguatamente. Non comprendiamo la verità. Quindi dobbiamo lavorare insieme e compensare le debolezze altrui. Questo è l’unico modo per comportarsi in modo ragionevole. Capito questo, intendevo continuare a praticare così. Se fossero di nuovo emerse divergenze di opinione nell’indagare con gli altri, avrei consapevolmente accantonato il mio punto di vista per ascoltare le loro opinioni. In caso di disaccordo, avrei condiviso con tutti sui principi applicabili e infine praticato in conformità ai principi. Col tempo, il mio rapporto con gli altri è migliorato notevolmente, e ho capito che solo mettendo da parte il mio ego e cooperando armoniosamente potevo ottenere facilmente l’opera e la guida dello Spirito Santo ed essere efficiente nel compiere il mio dovere.

Attraverso questa esperienza, ho capito meglio la mia indole arrogante e operato dei cambiamenti. Questo risultato è interamente dovuto al nutrimento della parola di Dio! Sono così grato a Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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