Il sentimento ha offuscato il mio cuore

19 Dicembre 2022

Nel maggio del 2017, ho accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Quando mio marito ha visto come sono guarita dalla mia malattia e come godevo della grazia di Dio da quando avevo fede, anche lui ha accettato l’opera di Dio e ha iniziato a compiere il suo dovere. In seguito, il forte dolore che provava alla schiena si è gradualmente attenuato e ha potuto investire molte energie nel suo dovere. Qualsiasi cosa la chiesa gli chiedesse, lui si impegnava al massimo per portarla a termine, e spesso aiutava con entusiasmo i nostri fratelli e sorelle. Pensavo che mio marito ricercasse con sincerità, e sognavo quanto sarebbe stato bello mettere in pratica la nostra fede, seguire Dio fino in fondo ed entrare nel Regno insieme.

Ma le cose non erano così perfette come credevo. Nel marzo del 2021, poiché ero priva di esperienza di vita e incapace di svolgere lavoro concreto, sono stata destituita dalla mia posizione di predicatrice. Con mia sorpresa, mio marito ha espresso un’opinione molto tagliente su quel provvedimento. Mi ha detto: “In questi due anni, tu ti sei lanciata nel tuo dovere e io sono rimasto da solo a occuparmi della gestione della nostra casa. Se tu hai sacrificato così tanto e sei stata comunque rimossa, allora io di certo non ho futuro come credente. Rinuncio alla mia fede!” Ho condiviso con lui, spiegandogli che la chiesa mi aveva rimossa in conformità ai principi, che dovevamo avere un atteggiamento corretto al riguardo e non fraintendere Dio, e che essere stata rimossa non significava che avessi perso la possibilità di essere salvata, poiché fintanto che ricercavo la verità c’era ancora speranza. Ma, qualsiasi cosa dicessi, lui non mi ascoltava e mi ignorava. Nel mese successivo non è venuto alle riunioni e non ha svolto il suo dovere. Non voleva nemmeno leggere le parole di Dio o pregarLo. In quel periodo, la leader è venuta molte volte a condividere con lui, ma lui l’ha ignorata. In seguito, l’ha sentita condividere su come l’opera di Dio fosse prossima alla conclusione e ogni sorta di disastro si stesse intensificando, e, se non avessimo fatto tesoro dell’opportunità di praticare la fede e compiere il nostro dovere, sarebbe stato troppo tardi per pentirsi quando i disastri fossero ormai sopraggiunti. Solo allora si è ricreduto ed è tornato a partecipare alle riunioni e a compiere il suo dovere. Ero molto sollevata. Pensavo che, fintanto che avesse frequentato le riunioni, svolto il suo dovere e cercato la verità, aveva ancora speranza di essere salvato.

All’inizio, aveva ancora un po’ di entusiasmo ed era abbastanza attivo nel suo dovere. All’epoca era un diacono irrigatore e partecipava puntualmente alle riunioni con gli altri. Di tanto in tanto, quando la chiesa aveva bisogno di aiuto per gli affari generali, sapeva patire avversità e sacrificarsi per il lavoro. Ma non è durato a lungo: qualche mese dopo, il nipote di mio marito è stato improvvisamente colpito da una malattia rara e, per recarsi a casa di suo fratello e aiutarlo, mio marito ha trascurato i suoi doveri e ha saltato svariate riunioni, e così i fratelli e le sorelle di diversi gruppi non avevano nessuno che li irrigasse. Ho condiviso con lui su come dobbiamo dare priorità ai nostri doveri e non dedicare troppo tempo a questioni materiali, per non influenzare i nostri doveri e non ritardare il nostro ingresso nella vita. I fratelli e le sorelle hanno condiviso con lui, ma lui non ha voluto ascoltare. Finché, un giorno, è tornato a casa tutto agitato e mi ha detto che, mentre camminava per strada, era stato quasi investito da un’auto e ucciso, e che era stato Dio a proteggerlo. Da quel momento, ha ripreso a frequentare le riunioni. Ma era solo una cosa temporanea. Non appena suo fratello gli ha di nuovo chiesto aiuto, ha smesso di partecipare alle riunioni e di compiere il suo dovere. Vedendo che non si comportava in modo responsabile nel suo dovere e non aveva cambiato comportamento dopo ripetute condivisioni, i leader superiori lo hanno rimosso dalla sua posizione per via del suo rendimento complessivo. Dopo essere stato destituito, ha smesso di partecipare alle riunioni e andava a dare una mano a suo fratello ogni giorno. I fratelli e le sorelle gli hanno fornito ripetute condivisioni ma, per quanto a parole si dicesse d’accordo, alla fine non partecipava alle riunioni. Questo mi faceva arrabbiare. Temevo che, se non avesse praticato la fede, sarebbe caduto preda dei disastri e sarebbe stato punito. Gli ho chiesto perché non partecipasse alle riunioni e, con mia sorpresa, mi ha risposto: “Molti membri della nostra famiglia credono in Dio, ma Dio non ha protetto mio nipote da questa grave malattia…”. Solo allora ho d’improvviso capito che incolpava Dio per non aver protetto la salute di suo nipote. Vedendo che mio marito aveva questa nozione errata nella sua fede e che voleva solo ottenere la grazia, ho condiviso con lui: “Non dovremmo credere in Dio solo per ricevere benedizioni e grazia, ma ricercare la verità e sottometterci alle disposizioni di Dio”. Ho condiviso con lui più volte, ma era sempre molto resistente e agitato. Mi sono detta: “Non accetta la verità e parla come un miscredente”. Ma poi ho pensato: “Forse è perché ha fede da poco tempo e non comprende la verità. Dovrei cercare di aiutarlo di più”. Ma, per quanto facessi comunione con lui, lui non mi ascoltava. Qualche giorno dopo, un leader superiore è venuto a svolgere il lavoro di epurazione. Dovevamo identificare miscredenti, anticristi e malvagi, raccogliere le valutazioni su di loro, e poi rimuoverli o espellerli. Tra le persone identificate c’era mio marito. Quanto al suo comportamento generale, è risultato che nella sua fede in Dio cercava solo benedizioni, e nutriva nozioni avverse a Dio, rifiutandosi di partecipare alle riunioni e di compiere il suo dovere ogni volta che le cose non andavano come voleva o non riceveva la grazia di Dio. È stato giudicato un miscredente che cercava di “riempirsi la pancia e saziarsi”. Ho iniziato ad andare nel panico: “Questo non significa che scacceranno mio marito? Non perderà allora la possibilità di essere salvato?” Non riuscivo ad accettare i fatti e controbattevo: “Non vi siete forse sbagliati? Ha fede da poco e non capisce la verità. Prima svolgeva i suoi doveri, solo che è successo qualcosa nella nostra famiglia ed è diventato temporaneamente debole. Dobbiamo sostenerlo e aiutarlo. Forse, quando il suo stato migliorerà, parteciperà normalmente”. Ma sapevo che l’opera di epurazione era molto importante per la casa di Dio. Allora ero una leader della chiesa ed era mio dovere metterla in atto, così ho accettato di fornire informazioni. Ma intendevo comunque aiutarlo. Condividevo spesso con lui, esortandolo a leggere le parole di Dio e a venire alle riunioni, ma non mi ascoltava. A volte addirittura si arrabbiava con me e mi metteva a tacere. A volte, se ero impegnata con il lavoro della chiesa e non potevo occuparmi della casa, mi rimproverava e mi sgridava. Ero così delusa da lui: sembrava che non ci fosse proprio modo di salvarlo. Per quanto cercassi di aiutarlo, non migliorava.

Un giorno, ho trovato un passo delle parole di Dio che espone i comportamenti dei miscredenti. Diceva: “Quali sono le caratteristiche dei miscredenti? La loro fede in Dio è una sorta di ricerca di opportunità, un modo per trarre profitto dalla chiesa, per evitare i disastri, per trovare un sostegno e un introito fisso. Alcuni di loro hanno persino aspirazioni politiche, desiderano unirsi al governo e ottenere un incarico ufficiale. Queste persone, fino all’ultima, sono dei miscredenti. La loro fede in Dio racchiude questi intenti e motivazioni e, nel loro cuore, costoro non sono sicuri al cento per cento che esista un Dio. Lo riconoscono ma con un margine di dubbio, poiché sostengono un punto di vista ateistico. Credono solo nelle cose che possono vedere nel mondo materiale. […] Proprio perché non credono che Dio regni su ogni cosa, queste persone sono in grado, audacemente e senza scrupoli, di infiltrarsi nella chiesa con le loro intenzioni e i loro scopi. Vogliono esprimere i loro talenti nella chiesa, realizzare i loro sogni, o qualcosa del genere, ossia vogliono infiltrarsi nella chiesa e guadagnarvi fama e prestigio per soddisfare il loro intento e il loro desiderio di ottenere benedizioni, e quindi ricevere un introito garantito. Dal loro comportamento, così come dalla loro natura ed essenza, si può vedere che i loro obiettivi, le loro motivazioni e le loro intenzioni nel credere in Dio sono impropri. Nessuno di loro è una persona che accetta la verità e, anche se riescono a entrare nella chiesa, non sono persone che la chiesa dovrebbe accettare. Il significato implicito di ciò è che possono anche riuscire a infiltrarsi nella chiesa, ma non sono tra i prescelti di Dio. ‘Non sono tra i prescelti di Dio’: come va interpretata questa frase? Significa che Dio non li ha predestinati né scelti; Egli non li considera come destinatari della Sua opera e della Sua salvezza, né li ha predestinati a diventare esseri umani che Egli salverà. Una volta che sono entrati nella chiesa, naturalmente non possiamo trattarli come nostri fratelli e sorelle, perché non sono persone che accettano realmente la verità o si sottomettono all’opera di Dio. Qualcuno potrebbe chiedere: ‘Visto che non sono fratelli e sorelle che credono veramente in Dio, perché la chiesa non li allontana e non li espelle?’ La volontà di Dio è che il Suo popolo eletto acquisisca discernimento attraverso queste persone e quindi arrivi a vedere i piani di Satana e lo respinga. Una volta che il popolo eletto di Dio avrà acquisito discernimento, sarà il momento di epurare questi miscredenti. L’obiettivo del discernimento è quello di smascherare i miscredenti che si sono infiltrati nella casa di Dio con le loro ambizioni e i loro desideri personali e di eliminarli dalla chiesa, perché non sono veri credenti in Dio né tanto meno persone che accettano e perseguono la verità. La loro permanenza nella chiesa non porta a nulla di buono, ma solo a molti mali. In primo luogo, dopo essersi infiltrati nella chiesa, costoro non si nutrono delle parole di Dio e non accettano minimamente la verità; tutto ciò che fanno è intralciare e disturbare il lavoro della chiesa a scapito dell’ingresso nella vita del popolo eletto di Dio. In secondo luogo, se rimarranno nella chiesa, si scateneranno proprio come fanno i non credenti. Questo intralcerà e disturberà il lavoro della chiesa, che sarà di conseguenza soggetta a molti pericoli nascosti. In terzo luogo, se rimarranno nella chiesa, non presteranno servizio di buon grado e, anche se ne svolgeranno un po’, lo faranno solo per ottenere benedizioni. Se dovesse arrivare il giorno in cui si accorgessero di non poter ottenere benedizioni, si infurierebbero, intralciando e danneggiando il lavoro della chiesa. Sarebbe meglio allontanarli dalla chiesa prima che ciò accada. In quarto luogo, i miscredenti sono inoltre inclini a formare bande e cosche all’interno della chiesa. Tenderanno a sostenere e a seguire gli anticristi, formando all’interno della chiesa una forza malvagia che rappresenterà una grande minaccia per il suo lavoro della chiesa stessa. Alla luce di queste quattro considerazioni, è necessario discernere e smascherare i miscredenti che si infiltrano nella chiesa, e poi scacciarli. Questo è l’unico modo per garantire il normale svolgimento del lavoro della chiesa, l’unico modo efficace per difendere il popolo eletto di Dio mentre si nutre delle parole di Dio e vive una normale vita di chiesa, in modo che possa intraprendere la retta via della fede in Dio. Questo perché l’infiltrazione di questi miscredenti nella chiesa è un grande danno all’ingresso nella vita del popolo eletto di Dio. Ci sono molte persone che non riescono a identificarli, e che li trattano come loro fratelli e sorelle. Alcuni, vedendo che costoro hanno doni o punti di forza, li scelgono perché prestino servizio come leader e lavoratori. È così che nella chiesa emergono i falsi leader e gli anticristi. Osservando la loro essenza, si vede che costoro non credono che esista un Dio, che le Sue parole siano la verità o che Egli regni su ogni cosa. Agli occhi di Dio, sono dei non credenti. Egli non presta loro alcuna attenzione e lo Spirito Santo non opera in loro. Quindi, in base alla loro essenza, non sono coloro che Dio salverà, e certamente Egli non li ha predestinati né scelti. Dio non potrebbe mai salvarli. Comunque la si guardi, queste persone non dovrebbero rimanere nella chiesa. Dovrebbero essere identificate, prontamente e accuratamente, e gestite di conseguenza. Non lasciate che rimangano nella chiesa e disturbino gli altri” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Dalle parole di Dio, ho capito che l’essenza dei miscredenti è di non credere che esista un Dio. Credono in Dio con intenzioni, obiettivi e motivazioni impuri. Entrano nella chiesa solo per realizzare le loro ambizioni personali, non hanno autentica fede in Dio. Non credono nelle parole di Dio e non accettano la verità. Quando possono trarre un vantaggio, sanno mostrare un certo entusiasmo, ma non appena non ottengono nulla o affrontano un disastro, tradiscono immediatamente Dio. Queste persone hanno un’influenza negativa nella chiesa, non sono oggetto della salvezza di Dio e devono essere rimosse ed espulse. Ho calmato i miei pensieri e ho riflettuto sul comportamento di mio marito. All’inizio, quando ha visto come sono guarita dalla malattia dopo avere iniziato a credere in Dio, pensava che praticando la fede si potessero ottenere da Dio grazia e benedizioni, e così è diventato un credente. Dopo aver aquisito la fede, il suo mal di schiena cronico è guarito e quindi era disposto a compiere il suo dovere, ad aiutare con entusiasmo i fratelli e le sorelle. Ho visto che le intenzioni di mio marito nel praticare la fede erano sbagliate fin dall’inizio. Voleva solo ottenere grazia e benedizioni. Dopo la mia rimozione ha pensato che, poiché ero ancora più entusiasta di lui ma sono stata comunque destituita, allora, per quanto lui ricercasse, non avrebbe mai ottenuto le benedizioni, e così non voleva più praticare la fede. In seguito, solo per la preoccupazione che nei disastri non avrebbe ottenuto le benedizioni, ha partecipato alle riunioni e svolto il suo dovere. Poi, quando suo nipote si è ammalato, ha incolpato Dio di non averlo protetto e ha disertato le riunioni e il suo dovere. Infine, quando è stato rimosso dal suo incarico di diacono irrigatore, ha smesso completamente di praticare la fede. Solo allora mi sono resa conto che mio marito era un miscredente che era entrato nella chiesa solo per ottenere benedizioni. Aveva compiuto alcune buone azioni in passato, ma solo con l’intenzione di ottenere benedizioni e vantaggi. Non appena non otteneva ciò che voleva, cambiava atteggiamento. In passato, avevo sempre pensato che non venisse alle riunioni e non svolgesse il suo dovere perché non capiva la verità e stava solo sperimentando una debolezza temporanea. Ma, discernendolo alla luce delle parole di Dio, ho visto chiaramente che non era che non comprendesse la verità, ne era bensì disgustato per natura. Perciò, per quanto potessi fare comunione con lui, non avrebbe mai accettato la verità. Era davvero un miscredente. Resami conto di tutto questo, ho acquisito discernimento sull’essenza di non credente di mio marito e ho accettato dentro di me che era giusto che la chiesa lo espellesse.

All’epoca, nonostante avessi un certo discernimento su mio marito, temevo ancora che mi avrebbe odiata e ritenuta incurante del nostro matrimonio se smascheravo e descrivevo in dettaglio il suo comportamento da non credente. Avrebbe detto che ero una sleale traditrice? Soprattutto quando lo vedevo profondamente affaticato dopo una lunga giornata di lavoro, provavo molta ansia: se fosse stato espulso, non avrebbe avuto la protezione di Dio al sopraggiungere dei disastri. Capirlo mi ha fatta stare malissimo e desideravo che ci fosse un modo per evitare che venisse espulso. In seguito, ho scoperto che leggeva le parole di Dio sul suo telefono, e così, quando il leader mi ha chiesto di fornire dettagli sul suo comportamento da non credente, ho subito preso le sue difese, dicendo che leggeva spesso le parole di Dio, e poi ho mostrato al leader le prove sul suo telefono. Il leader ha capito che stavo proteggendo mio marito a causa dei miei sentimenti per lui, così mi ha letto le parole di Dio: “Che cosa sono le emozioni, in sostanza? Sono un tipo di indole corrotta. Le manifestazioni delle emozioni possono essere descritte con diverse parole: favoritismo, iperprotettività, mantenimento di relazioni fisiche, parzialità; ecco cosa sono le emozioni. Quali sono le probabili conseguenze del fatto che le persone hanno emozioni e vivono di esse? Perché Dio detesta più di ogni altra cosa le emozioni della gente? Alcune persone, sempre dominate dalle loro emozioni, non sanno mettere in pratica la verità, e sebbene desiderino obbedire a Dio, non ci riescono. Pertanto, soffrono emotivamente. E poi ci sono molte le persone che comprendono la verità ma non sanno metterla in pratica. Anche questo dipende dal fatto che sono dominate dalle emozioni” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Cos’è la realtà della verità?”). “Quali sono le questioni inerenti alle emozioni? Innanzitutto come si misurano i propri familiari, il modo in cui si reagisce alle cose che fanno. ‘Le cose che fanno’ includono le occasioni in cui perturbano e intralciano il lavoro della chiesa, in cui giudicano le persone alle loro spalle, si comportano da miscredenti, e così via. Sapresti essere imparziale nei confronti di queste cose che fanno i tuoi familiari? Se ti venisse chiesto di valutarli per iscritto, lo faresti in modo equo e obiettivo, mettendo da parte le tue emozioni? Questo riguarda il modo in cui dovresti affrontare la tua famiglia. E sei sentimentale nei confronti di coloro con cui vai d’accordo o che ti hanno aiutato in passato? Saresti obiettivo, imparziale e accurato sulle loro azioni e sui loro comportamenti? Li denunceresti o metteresti a nudo immediatamente se li scoprissi a perturbare e ostacolare il lavoro della chiesa? Inoltre, sei sentimentale nei confronti di coloro che ti sono vicini o che condividono interessi simili ai tuoi? Le tue valutazioni, definizioni e reazioni alle loro azioni e ai loro comportamenti sarebbero imparziali e obiettive? E come reagiresti se i principi imponessero alla chiesa di prendere misure contro individui con cui hai un legame emotivo, e queste misure fossero in contrasto con le tue idee? Obbediresti? Continueresti segretamente ad avere contatti con loro, saresti ancora da loro soggiogato, saresti addirittura spinto da loro a giustificarli, a scusarli e a difenderli?” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Dopo aver letto le parole di Dio, il leader ha condiviso con me: “La ragione per cui tutti gli anticristi, i malvagi e i miscredenti vengono espulsi è purificare la chiesa e permettere ai prescelti di Dio di vivere una migliore vita di chiesa, di riunirsi e di svolgere i loro doveri senza intralci. Come leader della chiesa, devi sostenere i principi della verità e non lasciare che i tuoi sentimenti dettino il modo in cui parli e agisci. Se oggi stessimo espellendo qualcuno che non fosse un tuo caro, sosterresti lo stesso la sua causa? Non forniresti subito i dettagli del suo comportamento? Puoi essere obiettiva e giusta, se lasci che siano i sentimenti a dettare le tue azioni e parole? Il disgusto e il rifiuto per la verià sono nella natura di tuo marito. Crede in Dio solo come mezzo per ottenere benedizioni e, in realtà, è un miscredente. Se anche lo tenessimo nella chiesa, non cercherebbe la verità e non sarebbe salvato da Dio. Se agiamo in base ai sentimenti e non sosteniamo i principi per difendere il lavoro della chiesa, allora ci stiamo opponendo a Dio. Se non cambiamo comportamento, Dio ci detesta e perdiamo l’opera dello Spirito Santo. Non possiamo lasciare che siano i sentimenti a dettare le nostre parole: dobbiamo stare dalla parte della verità e valutare le persone in modo oggettivo ed equo. Dio è giusto e nella Sua casa regna la verità. Le brave persone non subiranno torti e ai miscredenti e ai malfattori non sarà certamente permesso di rimanere nella chiesa”.

Quando ha tenuto con me questa condivisione, sapevo nel mio cuore che aveva esposto i fatti e il mio stato reale. Se mi avessero chiesto di fornire dettagli su qualcuno con cui non avevo legami, lo avrei fatto senza la minima esitazione, in modo che tutti potessero acquisire discernimento. Invece, a causa dei miei sentimenti, nonostante sapessi chiaramente che mio marito era stato smascherato come miscredente, continuavo a difenderlo e tentavo di perorare la sua causa, sperando che il leader facesse un’eccezione e gli permettesse di rimanere nella chiesa. Non stavo forse agendo in opposizione a Dio e interrompendo il lavoro della chiesa? I miei legami emotivi erano troppo forti. Dopo di che, ho letto un altro passo delle parole di Dio e compreso la ragione principale per cui lasciavo che fossero i sentimenti a dettare le mie azioni. Dio Onnipotente dice: “Se una persona è qualcuno che nega e si oppone a Dio, che è maledetto da Dio, ma si tratta di un tuo genitore o parente, per quanto tu ne sappia non è un malfattore, e ti tratta bene, allora potresti essere incapace di odiarlo, e potresti persino rimanere in stretto contatto con lei, lasciando invariato il vostro rapporto. Sapere che Dio disprezza persone di questo tipo ti infastidirà, ma non sarai in grado di stare dalla parte di Dio e respingerla spietatamente. Sei costantemente controllato dalle emozioni, e non riesci a lasciar andare quella persona. Qual è la ragione? Questo accade perché hai eccessiva considerazione delle emozioni, e questo ti impedisce di praticare la verità. Quella persona è buona con te, quindi non puoi arrivare a odiarla. Potresti riuscirci solo se ti facesse del male. Questo odio sarebbe in linea con i principi della verità? Inoltre, sei schiavo delle nozioni tradizionali e pensi che, quando si tratta di un genitore o di un parente, se lo odiassi, saresti disprezzato dalla società e oltraggiato dall’opinione pubblica, e condannato in quanto ingrato verso i tuoi genitori, privo di coscienza e disumano. Pensi che subiresti la condanna e la punizione divina. Anche se vuoi odiare quella persona, la tua coscienza non te lo permette. Perché la tua coscienza si comporta così? È una mentalità che ti è stata inculcata dalla tua famiglia sin dall’infanzia, con la quale i tuoi genitori ti hanno istruito e in cui la cultura sociale ti ha immerso. È radicata molto profondamente nel tuo cuore, e ti porta a credere erroneamente che la pietà filiale sia ordinata dal Cielo e riconosciuta dalla terra, che si tratti di qualcosa che hai ereditato dai tuoi antenati e sia sempre positiva. L’hai appresa nei primissimi anni di vita e resta quella dominante, costituisce un’enorme pietra d’inciampo e un intralcio alla tua fede e all’accettazione della verità, e ti rende incapace di mettere in pratica le parole di Dio, e di amare ciò che Dio ama e odiare ciò che Dio odia. […] Satana si serve di questo tipo di cultura tradizionale e di nozioni morali per controllare i tuoi pensieri, la tua mente e il tuo cuore, rendendoti incapace di accettare le parole di Dio; queste cose sataniche ti controllano e ti hanno reso incapace di accettare le parole di Dio. Quando vuoi mettere in pratica le parole di Dio, queste cose causano agitazione dentro di te, ti inducono a opporti alla verità e ai requisiti di Dio, e ti privano della forza di liberarti dal giogo della cultura tradizionale. Dopo aver lottato per un po’, ricorri al compromesso: preferisci credere che le nozioni della morale tradizionale siano corrette e in linea con la verità, e così rifiuti o abbandoni le parole di Dio. Non accogli le parole di Dio come verità e non attribuisci alcun valore alla salvezza, sentendo che tu vivi ancora in questo mondo e puoi sopravvivere solo facendo affidamento su queste persone. Incapace di sopportare le recriminazioni della società, piuttosto rinunceresti alla verità e alle parole di Dio, abbandonandoti alle nozioni della morale tradizionale e all’influenza di Satana, preferendo offendere Dio e non mettere in pratica la verità. L’uomo non è forse miserabile? Non ha forse bisogno della salvezza di Dio?” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Soltanto riconoscendo le proprie idee fuorviate ci si può realmente trasformare”). Dopo aver riflettuto sulle parole di Dio, ho capito che per attaccamento emotivo difendevo e proteggevo mio marito perché ero vincolata da nozioni tradizionali. Mi aggrappavo a idee come “Il matrimonio è un legame solido e profondo” e “L’uomo non è inanimato; come può essere privo di emozioni?” Pensavo che le persone prive di legami emotivi e di lealtà non avessero coscienza. Avendo subito il lavaggio del cervello da queste idee sataniche, pensavo che avrei tradito il nostro legame coniugale se avessi fornito alla chiesa dettagli sul comportamento da non credente di mio marito. Non potevo violare la mia coscienza, convinta che, in quanto sua moglie, dovessi essergli fedele, proteggerlo e parlare in sua difesa. Così, ho cercato di difenderlo davanti al leader. Ero profondamente vincolata da quelle nozioni tradizionali e da quei veleni satanici. Quella cultura tradizionale e quelle filosofie di vita sataniche controllavano i miei pensieri, confondendomi, impedendomi di discernere giusto e sbagliato, bene e male, portandomi a perdere il mio senso di principio e ad essere disposta a oppormi a Dio pur di proteggere e difendere mio marito. Il mio cuore era stato offuscato dalle emozioni. Dio ci chiede di amare chi Egli ama e di odiare chi odia. Dio ama e salva coloro che ricercano e praticano la verità. Quanto alle persone come mio marito, disgustate dalla verità, Dio le giudica come miscredenti. Non accetta queste persone e non le salverà mai. Anche se avessi ceduto alle mie emozioni e permesso che mio marito rimanesse nella chiesa, lui non avrebbe ricercato la verità e non avrebbe trasformato la sua indole. Quando le cose non andavano come voleva, incolpava e tradiva Dio. Se non veniva allontanato dalla chiesa in modo tempestivo, ne avrebbe intralciata la vita. Compreso questo, ho pregato Dio, pronta a rinunciare alla mia carne, a praticare la verità e a fornire tutti i dettagli del comportamento da non credente di mio marito.

Poi, ho descritto tutti i comportamenti da non credente di mio marito. Ero un po’ esitante mentre scrivevo, e volevo trattenermi per paura che venisse espulso ancora più velocemente se avessi rivelato tutto; ma, ripensando alle parole di Dio e sapendo che Dio stava guardando, sapevo che potevo forse ingannare le persone, ma non Dio. Così, ho abbandonato me stessa e ho scritto tutto ciò di cui ero a conoscenza. Dopo aver praticato in linea con le parole di Dio, mi sono sentita tranquilla e a mio agio. Dopo aver raccolto le valutazioni sui comportamenti di mio marito, le ho lette agli altri nella riunione successiva, chiedendo a tutti di considerare se fosse il caso di espellerlo. Con mia sorpresa, alcuni fratelli e sorelle non erano d’accordo. Hanno detto che lui in passato li aveva spesso aiutati e che non sembrava un miscredente. Sentendoli dire quelle cose, mi sono ricordata che mio marito si era davvero speso con entusiasmo e aveva aiutato i fratelli e le sorelle in passato. Ho pensato: “Meriterebbe un’altra possibilità? Forse potrei condividere con lui affinché non fosse espulso così in fretta”. In quel momento, mi sono resa conto che stavo ancora una volta cercando di difendere mio marito. Non era che la chiesa non gli avesse dato una possibilità, ma che lui non voleva Dio nella sua vita e aveva volontariamente rinunciato alla sua fede. Nessuna comunione sarebbe servita a qualcosa. La sua essenza era quella di un miscredente e i miscredenti non si pentono mai. Dio non salva i miscredenti. Se avessi ancora mostrato pietà e amore per mio marito, Dio mi avrebbe detestata e odiata. Ho pensato alle parole di Dio, che dicono: “Se all’interno di una chiesa non c’è nessuno disposto a praticare la verità, nessuno che rimanga saldo nella testimonianza a Dio, tale chiesa andrebbe allora completamente isolata e i suoi legami con le altre chiese dovranno essere troncati. Questo è ciò che viene chiamato morte per sepoltura; questo è quel che significa respingere Satana” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Un monito per coloro che non praticano la verità”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire che la Sua indole giusta non tollera offesa. Sapevo che i miei fratelli e sorelle difendevano mio marito perché non avevano discernimento nei suoi confronti. Se lo avessi difeso e non avessi praticato la verità, avrei peccato consapevolmente, mi sarei ribellata e opposta a Dio. Soprattutto in quanto leader della chiesa, se non avessi io per prima praticato la verità per sostenere il lavoro della chiesa e mi fossi schierata con Satana, permettendo a un miscredente di rimanere nella chiesa, quasi di sicuro Dio mi avrebbe detestata e avrei perso l’opera dello Spirito Santo. Non avrei danneggiato solo me stessa, ma anche fratelli e sorelle. Non potevo cadere nella subdola trama di Satana: dovevo condividere con i miei fratelli e sorelle per aiutarli ad acquisire discernimento. Questa era la mia responsabilità. Così, ho condiviso sul comportamento da non credente di mio marito facendo riferimento alle parole di Dio. Dopo la comunione, i fratelli avevano acquisito un certo discernimento su di lui, e intendevano firmare per acconsentire alla sua espulsione. Mi sono sentita così a mio agio dopo aver praticato in questo modo.

Attraverso quest’esperienza, ho acquisito discernimento sulla causa principale del mio lasciarmi guidare dai sentimenti. Ho capito che agire secondo le mie emozioni significava opporsi a Dio e resisterGli. In futuro, non lascerò che siano i sentimenti a governarmi. Di fronte ai problemi, ricercherò la verità, praticherò in conformità alla verità e percorrerò il cammino della ricerca della verità. Lode a Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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