Inseguire il prestigio porta infelicità
di Zheng Yuan, Cina Nel 2017, sono stata selezionata come capo di una Chiesa, e messa in squadra con due sorelle per supervisionare il...
Diamo il benvenuto a chi ricerca la manifestazione di Dio!
Nel 2020, facevo il mio dovere nel gruppo di correzione dei testi della casa di Dio. La maggior parte dei fratelli e delle sorelle con cui collaboravo aveva una levatura relativamente buona ed era altamente efficiente nel fare i propri doveri, mentre io avevo una levatura media e spesso dovevo chiedere loro consiglio quando incontravo dei problemi. Sentivo di non essere al loro stesso livello: era ovvio che fossi la peggiore. In quel periodo, mi sentivo sempre inferiore agli altri. Mi sentivo soffocata e infelice, vivevo in uno stato negativo e passivo e volevo persino andarmene. Poiché il mio stato non invertiva mai la direzione e non ottenevo alcun risultato nel mio dovere, alla fine sono stata destituita. All’epoca, sentivo di aver completamente perso la faccia e pensavo: “Qualsiasi cosa accada, non tornerò mai più a fare il mio dovere qui. È semplicemente troppo imbarazzante!” In seguito, mi sono occupata di selezionare articoli di testimonianza esperienziale di vita nella chiesa. Poiché avevo afferrato alcuni principi e avevo ottenuto dei risultati nel mio dovere, i fratelli e le sorelle venivano spesso a chiedermi consiglio sui loro problemi e sulle loro difficoltà, e io in sostanza riuscivo sempre a fornire risposte adeguate. Loro accettavano anche tutti i miei suggerimenti e concordavano con essi, e il supervisore aveva anche disposto che seguissi alcuni articoli di valore nella chiesa. In cuor mio ero molto felice. Sentivo che questo dovere mi si addiceva molto e che era alla mia portata. Non solo il mio lavoro aveva ottenuto dei risultati, ma avevo anche guadagnato l’ammirazione dei miei fratelli e delle mie sorelle ed ero apprezzata dal supervisore. Sentivo di aver finalmente trovato un posto adatto e speravo di continuare a fare questo dovere per sempre.
A fine dicembre del 2024, il supervisore mi ha inviato una lettera chiedendomi di mandargli il mio curriculum. Il mio cuore ha iniziato ad agitarsi: “Possibile che il supervisore abbia visto che ho ottenuto dei risultati nel mio dovere e voglia promuovermi per farlo nel gruppo di correzione dei testi della casa di Dio?” Al solo pensiero di come fossi stata inferiore a tutti gli altri e sempre l’ultima quando ero lì in passato, ho provato una paura persistente e ho pensato: “Non voglio davvero tornare lì a rendermi di nuovo ridicola. Per me sarebbe meglio tenere la testa bassa e attenermi stabilmente al mio dovere attuale. Almeno il mio lavoro ottiene dei risultati e anche i fratelli e le sorelle mi ammirano”. A questo pensiero, non ho più voluto inviare il curriculum. In seguito, il supervisore ha inviato una lettera per sollecitarmi e solo allora gli ho mandato il mio curriculum. Difatti, qualche giorno dopo il supervisore mi ha davvero inviato una lettera per comunicarmi che sarei andata a fare il mio dovere nel gruppo di correzione dei testi. Mi sentivo turbata e agitata e pensavo: “Sarebbe meglio attenermi al mio dovere attuale piuttosto che andare lì e perdere la faccia. Qui non c’è molta pressione e posso anche guadagnarmi l’ammirazione di chi mi circonda. Senza contare che, se andassi lì, la mia carne soffrirebbe e sarei sicuramente di nuovo l’ultima. Se venissi nuovamente destituita per non aver ottenuto alcun risultato nel mio dovere, perderei completamente la faccia!” Volevo scrivere una lettera al supervisore per dirgli che avevo una scarsa levatura, che ero priva di capacità lavorative e che non sarei stata in grado di farmi carico del lavoro nemmeno se ci fossi andata. Tuttavia, se avessi rifiutato il dovere, in cuor mio avrei provato rimorso e disagio. Nel corso degli anni, avevo goduto dell’irrigazione e della fornitura di così tante delle parole di Dio. In quel momento il lavoro della chiesa aveva un gran bisogno di persone e, se avessi rifiutato questo dovere, avrei dimostrato una totale mancanza di coscienza e avrei profondamente deluso Dio. Così, ho risposto al supervisore dicendogli che ero disposta ad accettare il dovere.
In seguito, per vari motivi, il supervisore mi ha chiesto di aspettare qualche giorno prima di unirmi al gruppo. Mentre aspettavo, i miei pensieri hanno iniziato di nuovo a galoppare: “I fratelli e le sorelle del gruppo di correzione dei testi sono tutti di buona levatura e, se mi unissi al gruppo, sarei sicuramente la peggiore”. Al solo pensiero, mi sembrava che un macigno mi pesasse sul cuore, lasciandomi senza fiato. Ho persino iniziato a pentirmi di aver accettato la richiesta del supervisore di assumermi questo dovere. Altrimenti, non sarei finita in una simile situazione senza via d’uscita. Il mio cuore era in costante subbuglio e non provavo alcun interesse per nulla di ciò che facevo. Iniziavo a sentirmi assonnata già nelle prime ore della sera. Mi sono resa conto che il mio stato non era corretto, così ho pregato e cercato: “Oh Dio, non ho nemmeno iniziato a fare il mio dovere e voglio già tirarmi indietro. So che il mio stato non è corretto. Ti prego, illuminami e guidami a comprendere la Tua intenzione e a imparare la mia lezione”. Dopo aver pregato, ho pensato a queste parole di Dio: “Quando una persona accetta l’incarico da parte di Dio, Egli ha uno standard per giudicare se le sue azioni siano buone o cattive, se essa abbia sottomissione, se abbia soddisfatto le Sue intenzioni e se le sue azioni e il suo comportamento siano all’altezza degli standard. Ciò a cui Egli dà valore è il cuore delle persone, non le loro azioni esteriori. Non è vero che Dio deve benedire qualcuno purché faccia una certa cosa, a prescindere da come la fa. Questo è un fraintendimento degli uomini su Dio. Egli non guarda soltanto il risultato finale; piuttosto, pone grande accento su come sia il cuore di una persona e su quale sia il suo atteggiamento durante lo sviluppo delle cose, e guarda se nel suo cuore ci siano sottomissione, considerazione e disponibilità a soddisfarLo” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che per me c’era una lezione da imparare nel fatto che, negli ultimi giorni, il supervisore non aveva disposto che mi unissi al gruppo. Sebbene avessi accettato di fare questo dovere, nel mio cuore non mi ero veramente sottomessa e Dio non aveva visto che il mio cuore era sincero. Dio sperava che, quando avessi incontrato un dovere, sarei stata in grado di tener conto delle Sue intenzioni e di accettarlo con un desiderio di sottomettermi e di soddisfarLo, ma io avevo pensato solo al mio orgoglio. Avevo paura di essere la più debole del gruppo e di perdere la faccia, così volevo tirarmi indietro. Anche se avevo accettato a malincuore questo dovere, in seguito, collaborando con gli altri e vedendo che non ero brava quanto loro, sarei comunque finita a rimuginare in uno stato di negatività a causa del desiderio di salvare la faccia e avrei persino potuto abbandonare il mio dovere. Ho percepito come Dio sottopone a scrutinio il profondo del cuore dell’uomo e mi sono anche resa conto delle Sue scrupolose intenzioni. Negli ultimi giorni non mi era stato assegnato di unirmi al gruppo proprio per permettermi di cercare la verità, riflettere, arrivare a conoscere me stessa ed eliminare la mia indole corrotta, affinché non fossi più vincolata dall’orgoglio e dal prestigio e potessi accettare veramente il mio dovere. Non potevo perdere questa opportunità di guadagnare la verità, così ho continuato a pregare e a cercare la verità per risolvere i miei problemi.
Ho letto un passo delle parole di Dio e ho guadagnato una certa comprensione dei miei problemi. Dio dice: “Cosa guarda principalmente Dio in un individuo? Dio guarda se egli è in grado di accettare e praticare la verità e quale cammino percorre nella sua fede in Dio. In che modo Dio misura se qualcuno è capace di praticare la verità? Egli guarda se costui è in grado di cercare la verità e di affidarsi a Dio quando gli accade qualcosa. Quando costui ha difficoltà e ostacoli nel cuore che influenzano il suo svolgimento del dovere e la sua pratica della verità, Dio guarda cosa egli sceglie e quale cammino percorre. Per esempio, supponiamo che ti vengano dati due doveri tra cui scegliere. Uno ti permette di farti notare, è facile e non comporta alcun disagio fisico. L’altro è un po’ difficile, potrebbe essere molto faticoso e potrebbe persino essere un compito ingrato; e, se non lo fai bene, sarai potato. Tu ci rifletti su: ‘Anche se fare quel dovere difficile mi permetterebbe di guadagnare più verità e di farmi carico di un fardello per la casa di Dio e farlo mi porterebbe a tener conto delle intenzioni di Dio, è un compito ingrato. Sebbene scegliere questo dovere facile non sia tener conto delle intenzioni di Dio, non dovrò sopportare alcuna avversità nel farlo. Sceglierò questo’. Se scegli in questo modo, cosa dirà Dio? Dio ti ‘onorerà’ con un unico appellativo: ‘Elusivo’. Allora sarai messo da parte e la casa di Dio non ti utilizzerà” (La condivisione di Dio). Dio smaschera che, quando un dovere giunge a certe persone, esse pensano solo a salvare la faccia e ai propri interessi. Tali persone accettano felicemente qualsiasi dovere che sia facile e che giovi al loro orgoglio e prestigio, ma rifiutano qualsiasi dovere che potrebbe far perdere loro la faccia, non importa quanto sia importante. Dio dice che comportarsi in questo modo equivale a essere viscidi e a cercare di ingannarLo. Questo suscita il Suo disgusto e ribrezzo ed Egli scaccerà tali persone. Leggendo le parole di Dio, mi sono sentita trafiggere il cuore. Ciò che Egli smascherava non era forse esattamente il mio stato attuale? Quando il supervisore mi ha chiesto il curriculum, ero particolarmente suscettibile. Ero terrorizzata all’idea di essere promossa al gruppo di correzione dei testi, sentivo che questo dovere sarebbe stato troppo difficile e che le richieste sarebbero state elevate. Sentivo che, se ci fossi andata e fossi stata di nuovo peggiore di tutti gli altri come in passato, avrei perso la faccia e che, se avessi finito per essere potata o destituita, sarebbe stato ancora più umiliante. In confronto, selezionare articoli di testimonianza esperienziale nella chiesa comportava una pressione piuttosto bassa e potevo anche guadagnarmi l’ammirazione dei miei fratelli e delle mie sorelle. Pertanto, ero riluttante ad andare a fare il mio dovere nel gruppo di correzione dei testi, motivo per cui avevo temporeggiato nel fornire il mio curriculum. Quando ho scoperto che dovevo davvero andare a fare il mio dovere nel gruppo di correzione dei testi, il mio cuore si è agitato ancora di più, riempiendosi di opposizione. Volevo quindi trovare una scusa per rifiutare e, anche dopo aver accettato di unirmi al gruppo, volevo comunque tirarmi indietro. Quando sono stata promossa, ho pensato solo a cosa potessi fare per salvare la faccia. Non mi stavo forse comportando in modo viscido e non stavo forse cercando di ingannare Dio? Ero veramente egoista e propensa all’inganno. Non avevo affatto tenuto conto delle intenzioni di Dio, né degli interessi della chiesa.
Ho iniziato a riflettere: “Perché non appena vengono toccati il mio orgoglio e il mio prestigio non riesco a sottomettermi e non posso fare a meno di ribellarmi a Dio?” Ho letto un passo delle parole di Dio e ho riconosciuto la radice del mio problema. Dio dice: “Gli anticristi hanno a cuore la propria reputazione e il proprio prestigio in modo maggiore rispetto alle persone comuni, e ciò è qualcosa di intrinseco alla loro indole essenza; non è un interesse temporaneo né l’effetto transitorio dell’ambiente circostante. È qualcosa all’interno della loro vita, delle loro ossa, e dunque è la loro essenza. Vale a dire, in tutto ciò che gli anticristi fanno, la loro prima considerazione va alla propria reputazione e al proprio prestigio, nient’altro. Per loro, la reputazione e il prestigio sono la vita, nonché l’obiettivo che perseguono per tutta la loro esistenza. In tutto ciò che fanno, la priorità è: ‘Cosa ne sarà del mio prestigio? E della mia reputazione? Fare questa cosa mi darà una buona reputazione? Eleverà il mio prestigio nella mente delle persone?’ Questa è la prima cosa a cui pensano, il che dimostra ampiamente che hanno l’indole e l’essenza degli anticristi, ed è per questo motivo che considerano le cose in questo modo. Si può dire che, per gli anticristi, la reputazione e il prestigio non sono un requisito aggiuntivo, né tantomeno cose esterne a loro di cui potrebbero fare a meno. Fanno parte della loro natura, sono nelle loro ossa, nel loro sangue, sono innati in loro. Gli anticristi non sono indifferenti al possesso della reputazione e del prestigio; non è questo il loro atteggiamento. Allora qual è? La reputazione e il prestigio sono intimamente legati alla loro vita di tutti i giorni, alla loro condizione quotidiana, a ciò che perseguono ogni giorno. Per gli anticristi, la loro reputazione e il loro prestigio sono la vita. A prescindere dal modo e dall’ambiente in cui vivono, dal lavoro che fanno, da cosa perseguano, da quali siano i loro obiettivi o da quale sia la direzione della loro vita, tutto ruota attorno all’avere una buona reputazione e un elevato prestigio. E questo scopo non cambia; non riescono mai a mettere da parte tali cose. È questo il vero volto degli anticristi, è questa la loro essenza. Potresti metterli in una foresta primordiale nascosta tra le montagne, e non rinuncerebbero ugualmente al loro perseguimento di reputazione e prestigio. Potresti metterli in un qualsiasi gruppo di persone, e le uniche cose a cui riescono a pensare sono ugualmente la reputazione e il prestigio. Sebbene gli anticristi credano in Dio, equiparano il perseguimento di reputazione e prestigio alla fede in Dio e danno a queste cose lo stesso peso. In altre parole, mentre percorrono la via della fede in Dio, perseguono anche la reputazione e il prestigio. Si può dire che, in cuor loro, il perseguimento della verità nella fede in Dio sia il perseguimento della reputazione e del prestigio e che il perseguimento della reputazione e del prestigio sia anche il perseguimento della verità: ottenere reputazione e prestigio equivale a ottenere la verità e la vita. Se sentono di non aver ottenuto fama, guadagno o prestigio, se sentono che nessuno li ammira, li tiene in grande considerazione o li segue, allora diventano abbattuti, ritengono che credere in Dio non abbia senso, nessun valore, e si chiedono interiormente: ‘Ho forse fallito credendo in Dio in questo modo? Non c’è speranza per me?’ Spesso calcolano queste cose nei loro cuori. Calcolano come potersi ritagliare un posto nella casa di Dio, come poter acquisire un’elevata reputazione all’interno della chiesa, come potersi fare ascoltare dagli altri quando parlano e farsi tessere le lodi quando agiscono, come poter portare le persone a seguirli dovunque essi siano e come poter avere una voce influente nella chiesa e possedere fama, guadagno e prestigio: si concentrano davvero su queste cose in cuor loro. È questo che simili persone perseguono. Perché attribuiscono sempre importanza a cose di questo tipo? Dopo aver letto le parole di Dio, dopo aver ascoltato i sermoni, davvero non capiscono tutto ciò, davvero non sono in grado di discernerlo? Le parole di Dio e la verità non sono realmente in grado di cambiare le loro nozioni, idee e opinioni? No, nella maniera più assoluta. Il problema risiede in loro, tutto dipende dal fatto che non amano la verità, dal fatto che, nei loro cuori, provano avversione per la verità, e di conseguenza sono assolutamente refrattari alla verità, cosa che è determinata dalla loro natura essenza” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte terza”). Lo smascheramento delle parole di Dio mi ha riempita di vergogna e di senso di colpa. L’indole che stavo rivelando era la stessa di un anticristo: anch’io trattavo la reputazione e il prestigio come la mia stessa vita. Vivevo secondo veleni satanici quali “Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia”, “L’uomo lascia il proprio nome ovunque vada, così come l’oca emette il suo grido ovunque voli” e “Meglio essere un pesce grosso in uno stagno piccolo”. Credevo che, indipendentemente dalla situazione, potessi vivere una vita di prestigio e dignità solo guadagnando l’ammirazione e l’approvazione di chi mi circonda. Tuttavia, essere inferiore agli altri in tutto e per tutto, quello sarebbe stato un modo di vivere opprimente e patetico. Quando ero là fuori nel mondo, preferivo sempre frequentare chi era inferiore a me e sentivo che questo mi avrebbe permesso di distinguermi. Ero riluttante a frequentare chi era migliore di me, poiché sentivo che sarei stata inferiore in sua presenza e incapace di distinguermi. Dopo aver iniziato a credere in Dio, mantenevo ancora questo punto di vista e trattavo l’ammirazione degli altri come l’obiettivo del mio perseguimento e il valore della mia vita; indipendentemente dal momento o dal luogo, tutto ciò a cui pensavo erano la mia faccia e il mio prestigio. Quando facevo il mio dovere nel gruppo di correzione dei testi e vedevo che le sorelle con cui collaboravo erano migliori di me in ogni aspetto e che non potevo reggere il confronto con loro, mi sentivo soffocata e infelice, e rimuginavo nel tormento. Ero così negativa che non me la sentivo più di fare il mio dovere. Dopo essere tornata nella chiesa a fare il mio dovere, non solo non ho riflettuto sui miei problemi, ma ho anche continuato a perseguire reputazione e prestigio. Quando vedevo di essere migliore degli altri e il mio desiderio di orgoglio e prestigio veniva soddisfatto, mi sentivo felice e mi godevo davvero quella sensazione. Con questa promozione, ero ben consapevole di dover mostrare considerazione per le intenzioni di Dio, accettare e sottomettermi, ma, poiché avevo paura di perdere la faccia e il prestigio, ero piena di opposizione e continuavo a voler rifiutare il dovere. Anche se l’avevo accettato a malincuore, non appena pensavo a come sarei stata l’ultima del gruppo e inferiore agli altri, mi sembrava che mi stessero portando via la vita, mi sentivo sconfortata e apatica. Mi sono persino pentita di aver accettato il dovere e volevo tirarmi indietro all’ultimo minuto. Dall’inizio alla fine, le uniche cose che avevo perseguito erano reputazione e prestigio e mi piaceva essere ammirata e sostenuta dagli altri. Stavo percorrendo il cammino di un anticristo. Dio è supremo, eppure è umile e nascosto, non Si mette mai in mostra per farsi ammirare dagli altri. Io, una persona profondamente corrotta da Satana, piena di sudiciume e con nulla degno di lode, volevo comunque sempre che gli altri mi ammirassero. Ero davvero spudorata! Consideravo la reputazione e il prestigio più importanti della verità, più importanti del fare il mio dovere in quanto essere creato. Per preservare la mia faccia e il mio prestigio, volevo persino rifiutare il dovere: non avevo davvero alcuna umanità! Ho ripensato a come Paolo perseguisse sempre reputazione e prestigio affinché le persone lo ammirassero e lo adorassero, ma lui non perseguiva la verità né conosceva sé stesso. La sua indole non era cambiata minimamente, né lui provava alcun vero timore o sottomissione verso Dio. Testimoniava persino che per lui vivere era cristo. Sebbene avesse una grande reputazione e avesse guadagnato l’ammirazione e l’adorazione delle persone, le sue azioni avevano offeso l’indole di Dio ed egli era un anticristo fino al midollo, e infine è stato eliminato e punito da Dio. Se non mi fossi pentita, avrei solo finito per essere eliminata e punita come Paolo. Resami conto di questo, ho pregato Dio: “Oh Dio, nel mio cuore ho rifiutato il mio dovere per amore di reputazione e prestigio, non ho alcuna vera sottomissione verso di Te. Sono davvero indegna di vivere al Tuo cospetto. Non sono più disposta a vivere secondo i veleni di Satana; sono disposta a ribellarmi a me stessa e a praticare la verità per soddisfarTi. Ti prego, guidami”.
In seguito, ho letto altre parole di Dio e ho imparato come avrei dovuto praticare per essere conforme alle Sue intenzioni. Dio dice: “Nessuno di voi sta svolgendo il proprio dovere nella casa di Dio in questo momento per caso; da qualsiasi background ognuno di voi sia arrivato per svolgere il proprio dovere, non è stato per caso. Nessuna delle persone che svolgono doveri nella casa di Dio è stata selezionata a caso da qualcuno; qualunque dovere una persona svolga, è stato preordinato da Dio prima dei secoli. […] la tua altezza, il tuo aspetto, l’aspetto dei tuoi occhi, la tua figura, il tuo stato di salute, le tue esperienze di vita e i doveri di cui sei in grado di farti carico a una certa età, e il tipo di levatura e di capacità che possiedi, queste cose sono state preordinate per te da Dio molto tempo fa e sicuramente non vengono predisposte ora. Dio le ha preordinate per te da molto tempo, vale a dire che, se intende usarti, ti avrà già preparato prima di assegnarti questo incarico e questa missione. Dunque è accettabile che tu fugga da essi? È accettabile che tu ne sia poco entusiasta? Entrambe le cose sono inaccettabili; equivarrebbero a deludere Dio! Per le persone, il peggior tipo di ribellione è rinunciare al proprio dovere. È un’azione odiosa. Dio ha dedicato pensieri scrupolosi, predestinando da tempo immemorabile che tu arrivassi fino a oggi e ricevessi questa missione. Questa missione non è dunque una tua responsabilità? Non è forse ciò che conferisce valore al vivere questa tua vita? […] Solo quando hai svolto il tuo dovere, quando hai portato a termine l’incarico da parte di Dio, quando vivi tutta la vita per la tua missione e per l’incarico che Egli ti ha assegnato, quando hai una bellissima testimonianza e vivi una vita che abbia valore, solo allora sei una persona reale! E perché dico che sei una persona reale? Perché Dio ti ha selezionato e ti ha fatto svolgere il tuo dovere di essere creato all’interno della Sua gestione. Questo è il più grande valore e significato della tua vita” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). “Per tutti coloro che svolgono un dovere, indipendentemente da quanto profonda o superficiale sia la loro comprensione della verità, la pratica più semplice per accedere alla verità realtà è pensare agli interessi della casa di Dio in ogni occasione, abbandonare i propri desideri egoistici, gli intenti personali, le proprie motivazioni, l’orgoglio e il prestigio e mettere gli interessi della casa di Dio al primo posto: è il minimo che si dovrebbe fare. Se un individuo che svolge un dovere non sa fare neppure questo, allora come si può affermare che lo sta svolgendo? Quello non è svolgere il proprio dovere. Per prima cosa dovresti pensare agli interessi della casa di Dio, tenere conto delle Sue intenzioni e del lavoro della chiesa. Metti queste cose di fronte a tutto; soltanto in seguito puoi pensare alla stabilità del tuo prestigio o a come gli altri ti considerano. Dividilo in due fasi, raggiungendo un po’ una via di mezzo: non sentite che questo rende le cose un po’ più facili? Se pratichi in questo modo per un po’, arriverai a sentire che soddisfare Dio non è una cosa difficile. Inoltre, se riesci ad adempiere le tue responsabilità, adempiere i tuoi obblighi e il tuo dovere, mettere da parte i tuoi desideri egoistici, i tuoi intenti e i tuoi motivi, mostrare considerazione per le intenzioni di Dio e mettere al primo posto gli interessi della casa di Dio, il lavoro della chiesa e il dovere che dovresti svolgere, allora, dopo aver fatto esperienza in questo modo per un po’, sentirai che comportarsi così è bene, che le persone dovrebbero vivere in maniera onesta e retta e che non dovrebbero condurre un’esistenza senza spina dorsale, sordida e spregevole, ma che piuttosto dovrebbero essere rette e giuste. Sentirai che questa è l’immagine che una persona dovrebbe vivere. Il desiderio di soddisfare i tuoi interessi si affievolirà a poco a poco” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Libertà e liberazione si possono guadagnare solo liberandosi della propria indole corrotta”). Leggere le parole di Dio mi ha scaldato il cuore; mi sono sentita illuminata e ho percepito di avere una via da seguire. Quale sia la mia levatura, quali esperienze io abbia e quali doveri svolga in un certo momento, tutte queste cose sono state preordinate da Dio molto tempo fa. Oggi sono stata promossa per fare il mio dovere in collaborazione con fratelli e sorelle di levatura migliore della mia. Questa non era la disposizione di una persona, né qualcuno stava deliberatamente cercando di rendermi le cose difficili per farmi perdere la faccia. Tutto questo era dovuto alla sovranità e alle disposizioni di Dio e, in quanto essere creato, dovevo sottomettermi incondizionatamente, rinunciando al mio orgoglio e al mio prestigio e mettendo al primo posto gli interessi della chiesa. Questo è l’unico modo per vivere in maniera onesta e trasparente. Avendo compreso le intenzioni e le richieste di Dio, in cuor mio mi sono sentita in pace. Ho ripensato a come avevo fatto il dovere basato sui testi in questi ultimi anni e a come avevo afferrato alcuni principi. Ora, il supervisore aveva disposto che facessi questo dovere in conformità ai principi. Dovevo abbandonare il mio orgoglio e i miei interessi, accettare il dovere e fare del mio meglio per svolgere il lavoro. Se, nonostante i miei sforzi, fossi stata ancora la peggiore del gruppo, o se dopo un certo periodo di tempo fossi stata nuovamente destituita perché non all’altezza del dovere, avrei comunque accettato e mi sarei sottomessa, non più disposta a essere vincolata e limitata dal mio orgoglio.
Mentre riflettevo su me stessa, mi sono resa conto di nutrire una visione errata. Pensavo sempre che, poiché la mia levatura era scarsa, non avrei certamente potuto fare bene il mio dovere, il che non è conforme alla verità. Ho letto le parole di Dio: “Dovreste meditare su questo: la comprensione e l’ottenimento della verità sono legati all’aspetto, alla levatura, al livello di istruzione, al contesto di nascita, all’età, all’ambiente familiare, ai punti di forza o alle capacità professionali delle persone? Si può dire che sostanzialmente non sono correlati. Alcune persone hanno una levatura in qualche modo scarsa, eppure sono molto concrete. Utilizzano tutta l’energia che possiedono, senza essere viscide e ingannevoli, oltre a essere coscienziose e assumersi le responsabilità. Se commettono errori sono capaci di accettare la verità e di praticare secondo i principi; quando hanno difficoltà, sono capaci di ricercare la verità. I risultati del loro assolvimento del dovere continuano a migliorare, e malgrado le persone in possesso di doni li guardino dall’alto in basso, a Dio costoro piacciono. Quando elargisce grazia agli uomini e permette loro di comprendere la verità, Dio non guarda al loro aspetto, al loro livello di istruzione, alla qualità della loro levatura o alla loro eloquenza: Dio non guarda a nulla di tutto questo” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Dando il proprio cuore a Dio si può guadagnare la verità”). “Quale dovrebbe essere l’obiettivo principale nel credere in Dio? Non importa se la tua levatura sia elevata o scarsa, se tu possieda comprensione spirituale o quale tipo di potatura affronti: nessuna di queste cose è la più importante. Allora qual è la cosa più importante ora? È il modo in cui voi entrate nella verità realtà. Per farlo, qual è la cosa più basilare che una persona dovrebbe avere? Deve avere un cuore sincero. E quali sono le manifestazioni dell’avere un cuore sincero? Quando ti accade qualcosa, non agisci in modo elusivo, non consideri i tuoi interessi, non macchini contro gli altri e non ricorri all’inganno nei confronti di Dio. Se tenti di ingannare Dio e non sei sincero verso di Lui, allora sei completamente finito e Dio non ti salverà, quindi a che scopo comprendere la verità? […] Per quanto buona appaia esteriormente la tua levatura, per quanto tu sia avveduto, eloquente o capace, o per quanto sia abile nel gestire i problemi, nulla di tutto questo serve. Non è questo l’aspetto chiave. Allora qual è l’aspetto chiave da considerare? Il fatto che il cuore di una persona ami la verità oppure no. Non si tratta di ascoltare come qualcuno parla, ma di guardare cosa fa. Dio non guarda a ciò che dici o prometti davanti a Lui; Egli guarda se ciò che fai ha la verità realtà. Dio non guarda quanto siano elevate, profonde o grandiose le tue parole. Anche se fai qualcosa di piccolo, se Dio vede la tua sincerità in ogni tua mossa, dirà: ‘Questa persona crede sinceramente in Me. Non ha mai fatto grandi proclami. Sta al proprio posto. Sebbene non abbia dato un grande contributo alla casa di Dio e sia di scarsa levatura, in tutto ciò che fa è molto concreta e possiede sincerità’. Cosa contiene questa ‘sincerità’? Contiene timore e sottomissione a Dio, così come vera fede e amore: al suo interno c’è tutto ciò che Dio vuole vedere” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dalle parole di Dio ho visto che la levatura non è il fattore più critico per stabilire se si possa fare bene o meno il proprio dovere. Diversi fratelli e sorelle con cui ero stata in contatto in passato avevano una levatura piuttosto buona. Quando leggevano i principi, non solo riuscivano a comprenderne i punti principali, ma anche a trarre deduzioni, e molte persone li invidiavano e li ammiravano. Tuttavia, la loro indole era particolarmente arrogante e non accettavano minimamente la verità. Quando affrontavano la potatura diventavano negativi e opponevano resistenza, si davano persino delle arie e rinunciavano al loro dovere, e alla fine venivano destituiti ed eliminati. Alcune persone avevano dei doni, erano eloquenti e altamente efficienti nel loro lavoro, ma non facevano altro che perseguire reputazione e prestigio, reprimendo ed escludendo chi non era d’accordo con loro e compiendo ogni sorta di malvagità. Alla fine, sono state espulse. D’altra parte, sebbene alcuni fratelli e sorelle fossero di levatura media, facevano il loro dovere con un cuore sincero e riuscivano davvero a pagare un prezzo e a metterci dell’impegno. Facevano coscienziosamente ogni singola cosa bene ed erano in grado di riassumere le proprie deviazioni e di invertirle tempestivamente, perciò miglioravano sempre più nel fare il loro dovere. Ripensandoci, la mia precedente destituzione non era dovuta interamente al fatto che la mia levatura non fosse all’altezza, ma al fatto che non mi occupavo degli affari che mi spettavano e perseguivo solo reputazione e prestigio. Sono stata destituita solo perché, quando sono stata potata, non ho accettato la cosa né ho cambiato rotta. In realtà, sebbene la mia levatura sia media, Dio non mi ha trattata ingiustamente e, quando ho corretto le mie intenzioni, ho messo il cuore nel mio dovere e ho pagato un prezzo, ho potuto anche percepire la guida di Dio e comprendere alcuni principi, quindi non era vero che non ero affatto all’altezza. Il fatto di aver avuto l’opportunità di essere promossa di nuovo per fare il mio dovere in questo gruppo era la grazia di Dio e dovevo sforzarmi di fare bene il mio dovere per ripagare il Suo amore. Ho ripensato ad altre parole di Dio: “Le funzioni sono diverse, ma il corpo è uno solo. Ognuno di voi dovrebbe svolgere la propria funzione, stare al proprio posto e fare del proprio meglio, emanare luce in proporzione al calore che ha e perseguire la maturità nella vita. Così Io sarò soddisfatto” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 21”). Le parole di Dio hanno illuminato ancora di più il mio cuore. La levatura e i punti di forza che Dio dona a ogni persona sono diversi e tutti hanno punti forti e manchevolezze. Se sei in grado di trovare il tuo posto e di svolgere bene la tua funzione, mentre persegui la verità e ti concentri sull’ingresso nella vita, allora Dio ne è soddisfatto. Sebbene la mia levatura sia media, sono disposta a collaborare armoniosamente con i fratelli e le sorelle, compensando le mie mancanze con i loro punti di forza e facendo tutto il possibile, a concentrarmi sul riflettere su me stessa e a perseguire la verità nel mio dovere e a sottomettermi volentieri alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio, usando le mie esperienze effettive per rendere testimonianza a Dio. Ragionando in questo modo, in cuor mio mi sono sentita molto serena e ho potuto affrontare il mio dovere con serenità.
Dopo essermi unita al gruppo, ho visto che la capogruppo, Xiao Ran, aveva una mente flessibile e reagiva prontamente, oltre a essere altamente efficiente nel suo lavoro; un’altra sorella, Wang Li, era di salute cagionevole ma aveva una buona levatura e grandi capacità lavorative. Nonostante la malattia, svolgeva più lavoro di quanto non facessimo io e la capogruppo messe insieme. Sentivo che non l’avrei mai raggiunta e provavo un’invidia sconfinata. Quando il supervisore condivideva sui principi e discuteva con noi del lavoro, avevo la netta sensazione che le mie reazioni fossero più lente di quelle delle altre. Quando esaminavamo gli articoli insieme, Xiao Ran spesso individuava i problemi prima di me; mi sentivo sempre un gradino sotto tutte le altre. Non solo Xiao Ran riusciva a completare facilmente il proprio lavoro ogni giorno, ma aiutava persino a gestire le lettere di mia competenza. Al contrario, io ero sempre in affanno, incapace persino di finire il lavoro e di occuparmi delle lettere di mia competenza. Il supervisore mi incoraggiava e mi confortava, dicendo che all’inizio era normale non sapere da dove cominciare ed essere in affanno, che le cose sarebbero andate bene una volta che mi ci fossi abituata. Tuttavia, pensavo: “Le due sorelle con cui sto collaborando hanno una buona levatura e sono altamente efficienti, mentre io proprio non riesco a tenere il loro passo. Per quanto ci provi, non riuscirò a superarle. È evidente: sarò sicuramente di nuovo l’ultima del gruppo”. Quando pensavo di dover vivere con il cappello da somaro in testa ogni giorno in futuro, provavo una certa angoscia nel cuore, mi sentivo oppressa e irritabile. A questo punto, mi sono resa conto che stavo vivendo di nuovo per l’orgoglio e il prestigio. Allora ho pregato Dio: “Oh Dio, la mia corruzione è troppo profonda e sono troppo gravemente vincolata dalla reputazione e dal prestigio. Ho bisogno della Tua salvezza. Ti prego, guidami a ribellarmi a me stessa e a praticare la verità”. Dopo aver pregato, ho letto le parole di Dio: “Devi avere una mentalità di sottomissione a Dio e di perseguimento della verità, essere disposto a sottometterti a Dio proattivamente e non opporti a Lui. Anche se Dio benedice gli altri ma non benedice te, o se palesemente illumina e guida gli altri ma non illumina e guida te, oppure se promuove gli altri ma non promuove te, non dovresti provare né rabbia né invidia. Perché questo? Il fatto che Dio agisca in questo modo ha il suo scopo e il suo significato ed Egli ha la libertà di agire comunque desideri. Non devi mai dimenticare che sei un essere creato e non puoi fare a Dio richieste irragionevoli. Se Dio utilizza gli altri e non te e non ti permette di essere un leader, allora dovresti semplicemente essere un seguace; è giusto che tu ti limiti a sottometterti a Dio. Potrebbe essere che tu non sia in grado di farti carico del lavoro della chiesa perché la tua levatura non è all’altezza, o magari semplicemente non possiedi questa statura. Se ti venisse chiesto di farti carico del lavoro e Dio ti desse più illuminazione degli altri, questo facilmente alimenterebbe la tua indole arrogante. Pertanto, il fatto che Dio non ti abbia illuminato o non ti abbia permesso di essere un leader è per te una forma di protezione; devi comprendere le scrupolose intenzioni di Dio. Dio non nutre assolutamente secondi fini nei tuoi confronti; al contrario, Egli ha intenzioni scrupolose. Devi sottometterti a Dio; anche se non comprendi, dovresti sottometterti, e dovresti sottometterti fino alla fine. […] Dio ha la Sua libertà nel modo in cui agisce, ma alcune persone non hanno ragionevolezza e Gli pongono sempre delle richieste. Dicono: ‘Dio non è giusto. Perché permette a quel tale di distinguersi e di essere notato? Perché utilizza lui e non me?’ Se tu venissi utilizzato, saresti in grado di svolgere bene il lavoro? Vuoi sempre distinguerti, essere notato e metterti in mostra; se tu venissi utilizzato, questo rafforzerebbe la tua indole corrotta e basta. La scelta della casa di Dio di utilizzare o non utilizzare qualcuno si basa sulle verità principi. Quando ti trovi in questa situazione, devi sottometterti e cercare la verità. Se cercando la verità, riflettendo su te stesso e analizzandoti vedi che il tuo desiderio e la tua ambizione per il prestigio e la fama sono ancora molto forti, allora dovresti renderti conto che è completamente ragionevole che Dio utilizzi gli altri e non te, e che questa è inoltre per te una forma di protezione. Che ciò sia conforme alle tue nozioni o meno e indipendentemente dal fatto che tu sia in grado di accettarlo oppure no, in breve, dovresti adottare la prospettiva e la posizione di un essere creato e mantenere un atteggiamento di sottomissione, o quanto meno la volontà di sottometterti” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (32)”). Le parole di Dio hanno subito illuminato il mio cuore e ho anche compreso le Sue scrupolose intenzioni. Poiché il mio desiderio di reputazione e prestigio era troppo forte, mi godevo davvero quella sensazione di essere ammirata dagli altri quando i fratelli e le sorelle venivano da me con qualche domanda sulla selezione degli articoli nella chiesa. Questo alimentava sempre di più la mia indole arrogante, ero diventata autocompiaciuta e non facevo alcuno sforzo per progredire. Ora, di fronte a persone migliori di me, sono finalmente in grado di vedere chiaramente la mia vera statura e di riconoscere le mie carenze. Questo può spronarmi a dotarmi maggiormente delle verità principi e a progredire nel fare il mio dovere. Questa per me è anche una buona opportunità per la ricerca della verità e per la crescita della mia vita. Se non avessi sperimentato questa promozione, mi starei ancora autoincensando, godendomi spudoratamente l’ammirazione degli altri. Ciò che Dio ha fatto è molto vantaggioso per me e mi sta proteggendo; sono disposta a sottomettermi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio, a concentrarmi sul perseguire la verità, a impegnarmi maggiormente nei principi, ad attingere ai punti di forza degli altri per compensare le mie carenze e a farmi carico del mio dovere il prima possibile.
In seguito, Xiao Ran riusciva a farmi notare alcune deviazioni in tutti gli articoli che presentavo e, ogni volta che le chiedevo delle difficoltà che incontravo, sapeva sempre rispondere con facilità. Ogni volta che accadevano queste cose, mi sentivo ancora molto inadeguata e mi mancavano persino i giorni in cui facevo il mio dovere nella chiesa ed ero invidiata e ammirata dagli altri. Tuttavia, potevo pregare consapevolmente per ribellarmi alla carne e non farmi vincolare dalla reputazione, sapendo che tutto ciò che Dio dispone è la cosa migliore. Le mie abilità di comprensione sono scarse, e poter comprendere i principi e guadagnare qualcosa attraverso la condivisione degli altri è la grazia di Dio. Sebbene queste cose che mi si sono presentate abbiano rivelato molte delle mie carenze e delle mie manchevolezze, ho imparato a pregare maggiormente Dio quando mi accadono le cose, a rinunciare al mio orgoglio e a chiedere maggiormente consiglio ai fratelli e alle sorelle. Attraverso l’aiuto di tutti, ho guadagnato una comprensione più chiara delle verità principi sotto vari aspetti e ho fatto dei progressi rispetto a prima, sia nel fare il mio dovere sia nel mio ingresso nella vita. Ringrazio Dio dal mio cuore!
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