Ora so come testimoniare Dio

06 Maggio 2022

di Xu Lu, Cina

Nell’aprile del 2021, lavoravo alla condivisione del Vangelo insieme a sorella Chen. Avevo già una certa esperienza nel campo, così, dopo un po’, ho iniziato a ottenere risultati migliori di lei. Sfoggiavo davanti a lei il mio modo di fare le cose e di rispondere alle domande dei potenziali neofiti. Entravo nei dettagli, e lei era colma di ammirazione. Una volta, alcuni fratelli e sorelle non si sono presentati a una riunione. Allora ho condiviso con loro e sono tornati a partecipare regolarmente. Sapevo che era Dio a guidarli, a toccare i loro cuori, ma mi sono complimentata con me stessa al pensiero di aver fatto la mia parte. E non ho potuto fare a meno di mettermi in mostra con sorella Chen, dicendo: “Mi sono affidata a Dio, ho tenuto un po’ di condivisione e loro sono tornati agli incontri”. Lei ha risposto con ammirazione: “Lode a Dio! Sei così brava a risolvere le cose attraverso la condivisione”. Mi è piaciuto sentirglielo dire. Una volta, non sapeva a rispondere alle domande di una persona a cui stava predicando ed era davvero abbattuta. Le ho chiesto cosa avesse risposto a quella persona, e lei me lo ha riportato in sintesi. Allora mi sono detta che le mancava l’esperienza. Erano domande facili a cui rispondere, a me sarebbe bastato un attimo. Dovevo insegnarle, mostrarle come condividevo il Vangelo. Le ho spiegato come fare comunione in modo più efficace, e ha apprezzato le mie parole; ha ammesso le sue profonde carenze, e mi ha chiesto di aiutarla di più. Io le dicevo che dovevamo affidarci a Dio, ma in cuor mio ero estremamente soddisfatta di me stessa. Sentivo di star facendo un ottimo lavoro.

In una riunione, una leader ci ha chiesto cosa avessimo imparato di recente nel nostro dovere. Sorella Chen ha dichiarato che aveva constatato le proprie mancanze, che c’erano così tante domande a cui non sapeva rispondere, e che io reperivo subito le parole di Dio da condividere. La leader mi ha sorriso e rivolto un cenno con la testa. Sapevo di aver ottenuto alcuni successi nel nostro recente lavoro, ed ero impaziente di dimostrarle che ero competente e sapevo risolvere i dubbi delle persone. Ho interrotto il discorso di proposito, affermando: “È davvero difficile rispondere alle loro domande”. La leader mi ha chiesto: “Quali domande?” Subito mi sono messa a pensare a cosa risponderle, a quali domande avrebbero mostrato al meglio le mie capacità. Ho scelto quelle più complicate, in modo che la leader mi ritenesse in grado di rispondere alle più difficili e io apparissi molto intelligente. Così ho proseguito, gesticolando e raggiante di gioia, raccontando di come avevo risposto alle domande degli altri e alla fine ero riuscita a convincerli. Esageravo, descrivendo le cose per più difficili di quello che erano, come se io fossi l’unica in grado di risolvere quei problemi e gli altri non ne fossero assolutamente capaci. Volevo convincere la leader che possedevo una certa realtà della verità, che ero la migliore tra tutti quelli che condividevano il Vangelo. Sia la leader che gli altri fratelli e sorelle mi elogiavano, e io me ne nutrivo. Dopo aver chiesto del nostro lavoro di condivisione del Vangelo, la leader ha tenuto condivisione con noi in merito ai principi. Dopo un po’ che parlava, mi sono detta che c’era qualche mia esperienza pertinente che avrei davvero dovuto condividere. Se la sua comunione fosse andata avanti, non ne avrei avuto la possibilità. Non vedevo l’ora di rubarle la scena, così ho detto: “Ma c’è molto di più”. E poi ho riassunto la mia esperienza e parlato di come ero riuscita a convertire alcuni neofiti. Tutti annuivano con la testa e io mi infervoravo sempre di più nel parlare. Fratelli e sorelle intervenivano con le loro opinioni, ma io non prestavo loro ascolto. Mi pareva non avessero alcuna reale comprensione né idee valide. Ho continuato a condividere le mie opinioni, senza farli parlare. Volevo solo raccontare tutta la mia esperienza, per mostrare alla leader il mio talento, che sapevo ricercare i principi nel mio dovere, che possedevo delle doti. Mentre parlavo, mi è venuto in mente che forse mi stavo mettendo in mostra. Così ho cercato di rallentare, abbassare il tono e parlare un po’ della mia corruzione e dei miei errori. Ma mi sono anche detta che quei metodi pratici si dovevano condividere per il bene comune, era tutta la mia esperienza concreta. Non potevo non condividere solo per paura di mettermi in mostra. Allora ho ripreso a parlare e parlare. Poi ho notato che la leader annuiva mostrandosi d’accordo e che gli altri sembravano approvare. È stato molto gratificante. Insomma, in quella riunione tutti in pratica ascoltavano me che parlavo. Non solo: durante gli incontri, difficilmente raccontavo agli altri dei miei stati negativi o fornivo esempi di miei fallimenti. Sentivo che avrebbe rovinato la mia immagine, quindi condividevo solo i miei successi. In poche riunioni, tutti si sono convinti che fossi esperta nel condividere il Vangelo, e altri assegnati a quel dovere hanno iniziato ad affidarsi a me. Mi chiedevano di parlare direttamente con le persone più arroccate nelle loro nozioni. Questo mi piaceva ancora di più, amavo la sensazione di essere ammirata.

Quando ero al massimo dell’autostima, la disciplina di Dio si è abbattuta su di me. Ho iniziato a incontrare molti ostacoli e non riuscivo a concludere nulla. Mi sono detta che avevo la tendenza a vantarmi e a mettermi in mostra nella comunione con gli altri, e ora stavo perdendo colpi. Avevo disgustato Dio e Lui Si nascondeva a me? Mi sono aperta con sorella Chen riguardo allo stato in cui mi trovavo e lei mi ha risposto: “Da quando ti conosco, ho notato che tendi a vantarti. Hai parlato per tutto il tempo quando la leader ha partecipato a quell’incontro. L’hai interrotta prima che potesse finire di parlare, e io non sono riuscita a fare nemmeno una domanda. Mi sono sentita davvero inferiore a te, vista tutta la tua esperienza nell’evangelizzazione”. Sentirglielo dire è stato orribile. Non avrei mai immaginato che il mio mettermi in mostra l’avrebbe fatta sentire limitata. Non equivaleva a compiere male? Mi sono presentata davanti a Dio per riflettere seriamente su me stessa, e ho rammentato queste Sue parole: “Tutti coloro che peggiorano progressivamente si esaltano e testimoniano sé stessi. Se ne vanno in giro vantandosi e autocelebrandosi e non hanno affatto preso a cuore Dio. Avete qualche esperienza di ciò che sto dicendo? Molte persone testimoniano costantemente sé stesse affermando: ‘Ho sofferto in questo e in quel modo; ho svolto questo e quel lavoro; Dio mi ha trattato in questa e in quella maniera; mi ha chiesto di fare questo e quello; ha un’opinione particolarmente alta di me; ora io sono così e cosà’. Parlano deliberatamente in un certo tono e assumono certe posture. Sostanzialmente, alcuni finiscono per pensare che tali persone siano Dio. Quando saranno arrivate a quel punto, lo Spirito Santo le avrà abbandonate da tempo. Anche se intanto vengono ignorate e non espulse, il loro destino è stabilito e possono soltanto aspettare la loro punizione” (“Gli esseri umani chiedono troppo a Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno così commossa. Avevo incontrato molti ostacoli e non riuscivo a sentire la guida di Dio. E tutto perché avevo disgustato Dio con la mia vanagloria. L’indole giusta di Dio non tollera le offese dell’uomo. Mi sentivo un po’ spaventata. Sapevo che, se avessi continuato così, Dio mi avrebbe abbandonata con disprezzo. Dovevo ricercare la verità per risolvere la questione.

Ho letto un passo delle parole di Dio in cui si smascherano gli anticristi. “Esaltarsi e rendere testimonianza a se stessi, mettersi in mostra, provare a indurre le persone ad avere un’alta opinione di loro: gli esseri umani corrotti sono capaci di queste cose. È così che le persone reagiscono istintivamente quando sono dominate dalla loro natura satanica, e questa è una caratteristica comune a tutta l’umanità corrotta. Di solito, come fanno le persone a esaltarsi e a rendere testimonianza a se stesse? Come raggiungono questo obiettivo? Dichiarano quanto abbiano sofferto, quanto lavoro abbiano svolto, quanto si siano adoperate, e quanto sia alto il prezzo che hanno pagato. Usano tali cose come un capitale per esaltarsi, che dà loro un posto più alto, saldo e sicuro nella mente degli uomini, affinché più persone le stimino, le ammirino, le rispettino e addirittura le adorino, le idolatrino e le seguano. Proprio per raggiungere questo obiettivo, le persone fanno molte cose per esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse. In questo modo, manifestano forse ragionevolezza? No. Affatto. Sono al di là dell’ambito della razionalità. Queste persone non hanno alcuna vergogna: dichiarano spudoratamente ciò che hanno fatto per Dio e quanto abbiano sofferto per Lui. Ostentano persino le loro doti, i loro talenti, la loro esperienza, le loro competenze speciali, le loro abili tecniche di condotta, i mezzi che usano per giocare con le persone, e così via. Il loro metodo di esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse consiste nel mettersi in mostra e nello sminuire gli altri. Tendono anche a fingere e a camuffarsi, nascondendo debolezze, difetti e manchevolezze alle persone, affinché gli altri vedano soltanto la loro genialità. Non osano neppure dire agli altri quando si sentono negative; non hanno il coraggio di aprirsi e di condividere con loro e, quando commettono un errore, fanno il possibile per nasconderlo e insabbiarlo. Non menzionano mai i danni che hanno causato alla casa di Dio mentre compivano il loro dovere. Quando hanno dato un contributo secondario o ottenuto un piccolo successo, tuttavia, si affrettano a ostentarlo. Non vedono l’ora di far sapere a tutto il mondo quanto siano capaci, quanto sia alta la loro levatura, quanto siano eccezionali e quanto siano migliori delle persone comuni. Questo non è forse un modo per esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse?” (“Esaltano e testimoniano sé stessi” in “Smascherare gli anticristi”). Non mi sono vantata ed esaltata proprio come descritto da Dio? Non testimoniavo Dio, mi mettevo invece in mostra per essere ammirata. Usavo la mia esperienza di evangelizzazione come un capitale personale, reputandomi intelligente ed eloquente, mettendo in scena una recita. Quando ottenevo qualche successo, mi vantavo con la sorella con cui lavoravo della mia capacità di risolvere i problemi e, quando la vedevo fallire, le raccontavo tutta la mia esperienza. Mi mettevo costantemente in mostra con lei, facendo sfoggio delle mie capacità. Agivo con il pretesto di aiutarla, ma in realtà volevo solo mettere in mostra me stessa. Volevo che mi ritenesse migliore di lei, col risultato che finiva per delimitare se stessa e sentirsi negativa. Nel suo dovere si affidava a me, invece che a Dio. Quando la leader ha partecipato al nostro incontro, non ho fatto che mettermi in mostra, vantandomi dei difficili problemi che avevo risolto per sfoggiare le mie capacità e indurla a pensare bene di me, convincerla che fossi competente e sapessi risolvere problemi reali. Mentre lei teneva condivisione in merito ai principi, non ho nemmeno aspettato che finisse il suo discorso e l’ho interrotta, per parlare di come avevo condiviso il Vangelo secondo i principi, facendo sfoggio delle mie capacità per suscitare la stima degli altri. Ho visto che ero davvero spregevole e subdola. Nelle riunioni, interrompevo sempre gli altri e mi mettevo in mostra, non concedendo loro la possibilità di condividere, e questo li rendeva il mio pubblico personale, privandoli della possibilità di dirimere i loro dubbi. In più, non riuscivo a placare il mio cuore per meditare sulle parole di Dio e ascoltare le esperienze degli altri, anzi, pensavo solo a come poter condividere così da indurli ad ammirarmi. Non imparavo molto nelle riunioni. Sapevo di avere molti difetti e mancanze, ma avevo paura di compromettere la mia immagine agli occhi degli altri, perciò nascondevo quelle carenze, parlando solo dei miei successi. Così gli altri membri del gruppo di evangelizzazione mi ammiravano e contavano su di me. Li stavo conducendo al mio cospetto, e non solo non avevo paura, ma ne godevo. Ho visto dal mio comportamento che non cercavo di soddisfare Dio nel mio dovere, ma ingannavo e irretivo le persone.

Ho letto questo passo delle parole di Dio che mi ha aiutata a capire la mia natura e la mia essenza. “Ci sono persone che idolatrano Paolo in modo particolare. Amano uscire, tenere discorsi e lavorare, amano partecipare alle adunanze e predicare; amano essere ascoltati e adorati dalla gente, e che tutti ruotino intorno a loro. Amano essere considerate persone di prestigio dagli altri e gradiscono quando gli altri apprezzano l’immagine da loro presentata. Analizziamo la loro natura alla luce di questi comportamenti: qual è la loro natura? Se si comportano realmente in questo modo, allora ciò è sufficiente a dimostrare che sono arroganti e presuntuose. Non venerano affatto Dio; ricercano uno status più elevato e desiderano esercitare autorità sugli altri, dominarli e detenere una posizione di prestigio agli occhi altrui. Questa è la classica immagine di Satana. Gli aspetti della loro natura che emergono sono l’arroganza e la presunzione, una riluttanza a venerare Dio e un desiderio di essere venerati dagli altri. Simili comportamenti possono offrire una visione molto chiara della loro natura” (“Come conoscere la natura umana” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo mi ha fatto capire che vantarsi costantemente vuol dire essere controllati da una natura arrogante. Ho amato sin da piccola la sensazione di essere ammirata e approvata, quindi è qualcosa che ho sempre perseguito nella vita. Ho continuato a farlo anche dopo aver acquisito la fede, vantandomi e mettendomi in mostra ogni volta che ne avevo la possibilità. Me ne beavo, ero deliziata ogni volta che vedevo lo sguardo di ammirazione di qualcuno. Diffondere il Vangelo era la mia responsabilità, il mio dovere, e tutti i successi erano merito della guida di Dio. Ma ero dominata dall’arroganza, e usavo il talento o l’esperienza come capitale personale. Mi ritenevo indispensabile e superiore a tutti gli altri. E coglievo ogni occasione per vantarmi davanti ai miei fratelli e sorelle dei miei risultati nel condividere il Vangelo, ma senza mai menzionare i miei difetti o i miei fallimenti. Così hanno iniziato ad affidarsi a me invece di guardare a Dio, e non avevano un posto per Lui nei loro cuori. Dio dovrebbe avere un posto sacro nel cuore delle persone, ma io conducevo gli altri al mio cospetto, quindi c’era posto solo per me nei loro cuori. Non competevo forse con Dio per il prestigio? Ho pensato a Paolo, che fu così arrogante nell’Età della Grazia. Non esaltò mai il Signore Gesù Cristo nelle sue epistole, né testimoniò il valore dell’opera del Signore Gesù per l’umanità. Si vantava solo dei suoi talenti e della sua levatura, irretendo gli altri in modo che lo ammirassero e seguissero. Testimoniò di non essere inferiore a nessun altro apostolo, e alla fine dichiarò di vivere come Cristo, cosa che offese gravemente l’indole di Dio. Il suo costante esaltare se stesso indusse gli altri ad adularlo, al punto che per 2.000 anni i credenti hanno trattato le sue parole come le parole di Dio, come base della propria fede e come principi da mettere in pratica. Per loro, le sue parole superano quelle di Dio, facendo di Dio niente più che un fantoccio. Paolo finì per diventare il prototipo degli anticristi e fu punito da Dio. Mi sono resa conto di essere proprio come Paolo. Non esaltavo Dio nel mio dovere, anzi mi mettevo in mostra e irretivo il cuore degli altri. Questo era forse svolgere un dovere? Stavo semplicemente conducendo la mia impresa, resistendo a Dio e competendo con Lui per un posto. Questa è una grave offesa a Dio. A quel punto ho provato davvero paura e ho visto quanto fosse pericoloso. Ho pregato davanti a Dio: “Dio, non voglio vivere opponendomi a Te, nella mia indole corrotta. Ti prego di disciplinarmi se mi vanterò di nuovo. Dio, Ti prego, guidami a ottenere una più profonda comprensione di me stessa”.

Poi ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fatto davvero vergognare di me stessa. “Non pensare di capire tutto. Ti dico che tutto ciò che hai visto e sperimentato è insufficiente perché tu possa comprendere anche solo un millesimo del Mio piano di gestione. Allora perché ti comporti in modo così altezzoso? Quel poco di talento e quel minimo di conoscenza che hai sono insufficienti perché Gesù li usi anche solo per un singolo secondo della Sua opera! Quanta esperienza possiedi? Quello che hai visto e tutto ciò che hai sentito nel corso della tua vita e quello che hai immaginato è inferiore all’opera che Io compio in un singolo momento! Faresti meglio a non cercare il pelo nell’uovo e a non avere da ridire. Puoi essere arrogante quanto vuoi, ma non sei altro che una creatura che non è equiparabile neppure a una formica! Tutto quel che contiene la tua pancia è inferiore a ciò che una formica porta nella sua! Non credere, solo perché hai acquisito un po’ di esperienza e anzianità, che questo ti autorizzi a usare parole grosse e gesticolare vistosamente. La tua esperienza e la tua anzianità non sono forse un prodotto delle parole che ho pronunciato? Credi di averle ricevute in cambio del tuo lavoro e della tua fatica? Oggi vedi che Mi sono fatto carne e solo per questo motivo ci sono in te un mucchio di concetti e innumerevoli nozioni che ne derivano. Se non fosse per la Mia incarnazione, anche se possedessi talenti straordinari, non avresti così tanti concetti; e non è forse da questi che provengono le tue nozioni?” (“Le due incarnazioni completano il significato dell’incarnazione” in “La Parola appare nella carne”). Non possedevo la realtà della verità, conoscevo solo un po’ di dottrina. Ho acquisito un po’ di esperienza e svolto un po’ di lavoro, poi ho disprezzato tutti gli altri e persino Dio. Stavo usurpando la gloria di Dio. Ero incredibilmente arrogante. Mentre condividevo il Vangelo, in realtà ero profondamente consapevole che si trattava di Dio che portava avanti la Sua opera. A volte qualcuno poneva una domanda a cui non sapevo rispondere, così pregavo Dio. Poi, dopo essere stata illuminata dallo Spirito Santo, sapevo come affrontarla. A volte nemmeno dicevo molto, leggevo solo alcune parole di Dio, e le persone riconoscevano immediatamente la Sua voce ed erano pronte a ricercare la Sua opera degli ultimi giorni. Vedevo che tutto questo si realizzava grazie alla guida delle parole di Dio, e che Egli toccava i cuori delle persone. Una volta ho condiviso il Vangelo con il fratello di una sorella della Chiesa. Diversi altri avevano fatto comunione con lui in passato, ma lui era limitato dalle sue nozioni e non aveva approfondito. Non mi sentivo troppo sicura di me, ma mi sono preparata giusto un po’ in base alla mia precedente esperienza. Quando gli ho parlato di quello che avevo pensato di dirgli, non solo è rimasto indifferente, ma ha menzionato ancora altre nozioni. Non sapevo come condividere, così mi sono affidata a Dio, pregandoLo di guidarlo. Lui ha visto il video di una testimonianza e la condivisione lo ha davvero commosso, così ha voluto sapere di più della nuova opera di Dio. Ero così stupita. Aveva completamente cambiato idea in meno di un’ora. Sapevo che non era per via della mia valida condivisione, ma perché Dio lo aveva toccato. Quando compivo il mio dovere con le motivazioni sbagliate, per quanto parlassi bene, nessuno voleva accogliere il Vangelo. La mia esperienza mi ha mostrato che, in un dovere, i nostri talenti e la nostra levatura sono solo di supporto, non sono il fattore determinante. Il gregge di Dio ode la Sua voce. Coloro che Dio ha prescelto sentono la Sua voce nelle Sue parole e vogliono approfondire la vera via. Se non si tratta di qualcuno che Dio ha selezionato, nessun bel discorso basterà. Anche senza alcun talento, se una persona possiede il giusto cuore e si affida veramente a Dio, può ottenere la Sua guida, e avrà successo lo stesso. Tutti i risultati nei miei doveri provengono davvero dall’illuminazione dello Spirito Santo e dalla guida delle parole di Dio. Altrimenti, a prescindere da ciò che dirò, non convincerò mai un potenziale neofita. Do un minimo contributo e poi vado in giro a vantarci, usurpando la gloria di Dio. È assurdo. Sentivo di essere stata davvero cieca. Mi attribuivo tutta la gloria per un risultato insignificante, e lo usavo come motivo di vanto. Ero davvero spudorata. Ripensando ai modi in cui mi ero vantata, mi sentivo così meschina. Ero davvero un clown che metteva ciecamente in scena uno spettacolo. Se Dio non avesse predisposto situazioni difficili per me e non mi avesse fatta criticare da una sorella, sarei rimasta intorpidita, priva della minima conoscenza di me stessa. Compreso questo, ho pregato davanti a Dio, desiderosa di pentirmi e di smettere di vantarmi e mettermi in mostra.

In seguito, ho ricercato coscientemente il modo di esaltare e testimoniare Dio. Ho letto un passo delle Sue parole. “Quando rendete testimonianza a Dio, dovreste soprattutto parlare maggiormente di come Egli giudica e castiga le persone, di quali prove usa per affinarle e cambiarne l’indole. Dovreste parlare anche di quanta corruzione è stata rivelata nella vostra esperienza, di quanto avete sopportato e di come alla fine siete stati conquistati da Dio; parlate di quanta vera conoscenza dell’opera di Dio avete e di come dovete rendere testimonianza per Lui e ripagarLo del Suo amore. Dovete parlare questo tipo di linguaggio in modo più pratico, esprimendovi contemporaneamente in maniera semplice. Non parlate di teorie vuote. Parlate in modo più concreto; parlate con il cuore. È così che dovreste sperimentare. Non armatevi di teorie vuote, apparentemente profonde, solo per mettervi in mostra; questo comportamento vi fa apparire molto arroganti e irragionevoli. Dovreste parlare maggiormente di cose reali tratte dalle vostre esperienze effettive che siano genuine e che provengano dal cuore; questa è la cosa che reca maggiore beneficio agli altri ed è quanto di più adeguato possano vedere” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno mostrato che esaltare e testimoniare Dio equivale a testimoniare la Sua opera, la Sua indole, parlando della nostra corruzione e ribellione e di come abbiamo conosciuto noi stessi attraverso il giudizio delle Sue parole. Allora gli altri acquisiranno discernimento e vedranno la giustizia di Dio e il Suo amore per noi. Io, invece, avevo parlato solo dei miei successi nel condividere il Vangelo, senza quasi mai menzionare la mia corruzione o la mia resistenza a Dio. Non stavo testimoniando Dio e dovevo essere smascherata, rivelare la mia presunzione, come mi fossi vantata, mettere a nudo le mie difficoltà e le mie carenze nel predicare il Vangelo, e raccontare di come lo Spirito mi avesse guidata. Avevo bisogno di condividere tutto questo, in modo che gli altri potessero vedere chiaramente me e anche il modo in cui Dio opera. Allora avrebbero avuto la fede per affidarsi a Dio nel loro dovere, per ottenere la Sua guida. Quando mi sono aperta in quel modo, tutti hanno capito che non avevano davvero Dio nei loro cuori. Desideravano cambiare, affidarsi a Dio nel loro dovere.

Poi ho visto il video di una lettura delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Qual è la tua comprensione dell’indole di Dio, di ciò che Egli ha ed è? Qual è la tua comprensione della Sua autorità e della Sua onnipotenza e saggezza? Qualcuno sa da quanti anni Dio opera in mezzo a tutta l’umanità e a tutte le cose? Nessuno sa esattamente da quanti anni Dio opera e gestisce tutto il genere umano; Egli non riferisce tali cose agli uomini. Tuttavia, se Satana lo facesse per un po’, lo dichiarerebbe? Lo dichiarerebbe certamente. Satana vuole mettersi in mostra, così da poter ingannare più persone e avere più persone che gli danno credito. Perché Dio non riferisce di questa attività? Vi è un aspetto dell’essenza di Dio che è umile e nascosto. Cos’è all’opposto dell’essere umile e nascosto? L’arroganza, l’impudenza e l’ambizione. […] Gli anticristi non sono diversi da Satana: si vantano davanti a tutti di ogni minima cosa che fanno. A sentirli parlare, sembra che stiano testimoniando Dio, ma se ascolti attentamente scoprirai che non è così, anzi si stanno mettendo in mostra, si stanno facendo grandi. La motivazione e l’essenza di ciò che dicono è competere con Dio per il Suo popolo e per il prestigio. Dio è umile e nascosto, mentre Satana fa sfoggio di sé. C’è una differenza? Satana potrebbe mai essere descritto come umile? (No.) A giudicare dalla sua natura e dalla sua essenza malvagia, Satana non è che un rifiuto privo di valore; ci sarebbe da stupirsi se non si mettesse in mostra. Come potrebbe Satana essere chiamato ‘umile’? ‘Umiltà’ è quanto viene detto in riferimento a Dio. L’identità, l’essenza e l’indole di Dio sono nobili e onorevoli, eppure Egli non Si mette mai in mostra. Dio è umile e nascosto, non lascia che la gente veda ciò che ha fatto, ma mentre Egli opera nell’anonimato il genere umano è costantemente sostenuto, nutrito e guidato, e tutto questo è disposto da Dio. Non è forse nascondimento e umiltà il fatto che Dio non divulga mai queste cose, che non le menziona mai? Dio è umile proprio perché è in grado di fare queste cose senza divulgarle né farne menzione, senza discuterne con gli uomini. Che diritto hai di parlare di umiltà quando sei incapace di tutto questo? Tu non hai fatto nessuna di queste cose, eppure insisti a prendertene il merito: questo si chiama essere spudorati. Guidando l’umanità, Dio compie un’opera eccelsa, ed Egli governa l’intero universo. La Sua autorità e il Suo potere sono così vasti, eppure Egli non ha mai detto: ‘Le Mie capacità sono straordinarie’. Egli rimane nascosto tra tutte le cose, governando tutto, nutrendo e sostentando il genere umano, permettendo a tutta l’umanità di perpetuarsi, generazione dopo generazione. Prendi l’aria e la luce del sole, per esempio, o tutte le cose materiali e visibili necessarie per l’esistenza umana: tutte fluiscono senza sosta. Che Dio offra sostentamento all’uomo è fuori discussione. Quindi, se Satana facesse qualcosa di buono, lo passerebbe mai sotto silenzio e rimarrebbe un eroe non celebrato? Mai. Lo stesso vale per la presenza, nella Chiesa, di anticristi che in precedenza si sono assunti un compito pericoloso, o che una volta hanno svolto un lavoro dannoso per i loro interessi, e che magari sono anche andati in prigione; e ci sono anche quelli che in passato hanno contribuito a un qualche aspetto del lavoro della casa di Dio. Costoro non dimenticano mai queste cose, pensano di meritarne credito per tutta la vita, le ritengono il loro capitale vita natural durante, il che dimostra quanto infime siano le persone! Le persone sono infime, e Satana è uno spudorato” (“Sono malvagi, insidiosi e ingannevoli (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). Il fatto che Dio fosse così umile e nascosto mi faceva davvero vergognare. Dio è supremo, ma Si è comunque fatto carne ed è venuto sulla terra, esprimendo verità per salvare l’umanità. Per quanto grande sia la Sua opera o quante verità esprima, non Si vanta mai. Si limita a vegliare in silenzio sull’umanità. L’essenza di Dio è incredibilmente benevola. Mentre io, che sono un granello di polvere, meno che nulla, morivo in cerca di ammirazione, competendo con Dio per un posto. Mi vantavo di ogni piccola cosa che facevo, temendo che gli altri non la notassero, quando è ovvio che sia Dio a svolgere tutto il lavoro, io collaboro solo un po’. Usurpavo spudoratamente la gloria di Dio, mettendo costantemente in mostra i miei talenti e la mia levatura. Volevo ingannare le persone, allontanandole da Dio. Più ci pensavo e più mi vergognavo. Era così disgustosa a gli occhi di Dio. Non volevo più essere quel tipo di persona.

Da allora, nelle riunioni, ho smesso di raccontare dei miei successi come in passato, ma volutamente esaltavo e testimoniavo Dio, parlando di più della mia corruzione e ribellione, le cause dei miei fallimenti, e della disciplina e della guida con cui Dio mi aveva fatto apprendere i principi e un cammino di pratica. Ho anche analizzato e rivelato le mie motivazioni, in modo che gli altri vedessero la giustizia di Dio e me per la persona corrotta che ero, e traessero una lezione dai miei fallimenti. A volte, provo ancora un po’ di desiderio di mettermi in mostra ma, appena me ne rendo conto, subito prego e rinuncio a me stessa. Mi sono sentita molto meglio dopo aver praticato in questo modo. Ho veramente sperimentato che il giudizio e il castigo di Dio giovano alla mia vita più di quanto riesca a esprimere. Ho anche avuto un assaggio dell’amore e della salvezza di Dio per me. Sia lodato Dio!

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