Ciò che ho imparato dall’essere sollevata dal mio incarico

12 Febbraio 2022

di Zheng Yi, Stati Uniti

Dio Onnipotente dice: “Non si può cambiare la propria indole; ci si deve sottoporre al giudizio e al castigo, alla sofferenza e all’affinamento delle parole di Dio, oppure si deve essere trattati, disciplinati e potati dalle Sue parole. Solo allora si potranno conseguire l’obbedienza e la devozione a Dio, e si smetterà di essere superficiali nei Suoi confronti. È grazie al raffinamento delle parole di Dio che l’indole degli uomini si trasforma. Solo attraverso lo smascheramento, il giudizio, la disciplina e il trattamento delle Sue parole non oseranno più agire d’impulso e diventeranno calmi e composti. La cosa più importante è riuscire a sottomettersi alle parole attuali di Dio e alla Sua opera anche se non è in linea con le nozioni umane, riuscire a mettere da parte tali nozioni e sottomettersi di buon grado” (“Le persone la cui indole è cambiata sono coloro che sono entrati nella realtà delle parole di Dio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio sono molto concrete. Solo venendo giudicati, castigati, trattati e potati dalle parole di Dio possiamo cambiare la nostra indole satanica e acquisire obbedienza e fedeltà a Dio. Ho sempre svolto i miei compiti con indole corrotta ed ero particolarmente egoista e spregevole, proteggevo sempre reputazione e prestigio. Dopo essere stata rimossa, ho acquisito vera conoscenza della mia indole corrotta tramite il giudizio e il castigo delle parole di Dio. Nel rimorso, mi sono odiata, e nel dovere successivo mi sono comportata meglio.

Lo scorso agosto, sono stata nominata leader della Chiesa ed ero responsabile del lavoro della Chiesa insieme ad alcuni altri fratelli e sorelle. Seguivo principalmente il lavoro di irrigazione, e prendevo parte al processo decisionale per i progetti della Chiesa. Ci eravamo divisi le responsabilità, ma sapevo che il lavoro della Chiesa è un tuttuno, e che dovevo cooperare con loro per tutelare gli interessi della casa di Dio e svolgere bene i miei doveri. All’inizio ero molto attenta nelle riunioni settimanali. Partecipavo attivamente alla discussione e facevo delle proposte. Poi, un giorno di ottobre, l’irrigazione dei neofiti ha quasi subito un ritardo perché non li avevo seguiti nei tempi giusti. I superiori mi hanno potata e trattata severamente. Poiché il problema era nel mio lavoro, mi sono detta che era normale trattassero me. Se fossero insorti altri problemi, i leader mi avrebbero vista per ciò che ero, incapace di lavoro pratico, e sarei stata rimossa. Come avrei potuto mostrare di nuovo la mia faccia? Chi mi avrebbe ammirato? No, dovevo impegnarmi di più nel lavoro di cui ero responsabile, basta con gli errori.

Dopo un po’, l’ambito delle mie responsabilità si è allargato. Non ero brava in alcune cose, ci sono voluti tempo e molti sforzi per imparare a farle, ma in ogni riunione si doveva discutere di tante decisioni procedurali e questo mi rubava molto tempo. Mi sono chiesta se, dopo un po’, questo potesse influenzare il rendimento. Se ci fossero stati altri problemi e rallentamenti nel lavoro di cui ero responsabile, sarei stata di certo scartata, e allora cosa avrebbero pensato gli altri di me? Gli altri progetti della Chiesa non avevano forse i loro responsabili? Immaginavo potessero avere le loro discussioni, ma io avevo tantissimo lavoro. Inoltre, che finissero il loro lavoro non aveva niente a che fare con me e non mi avrebbe riconosciuto alcun merito. Invece dei problemi nel mio ambito sarei stata diretta responsabile, quindi dovevo occuparmi solamente di quello. Da allora ho dedicato più tempo e impegno al lavoro principale di cui ero responsabile e consideravo gli altri lavori un intralcio. Lo facevo su tutto ciò che riguardava il mio lavoro, ma mi occupavo solo dei miei compiti e di nulla che ne fosse al di fuori. Non ascoltavo attentamente le discussioni, e quando era necessaria la mia opinione mi adeguavo alle decisioni degli altri. Se una discussione o una decisione urgente su questioni importanti non erano legate al mio dovere, le ignoravo e mi erano del tutto indifferenti.

Dopo un po’, fratelli e sorelle mi ripetevano che alcune questioni non erano state affrontate adeguatamente e i leader li avevano trattati, e anche che le disposizioni del personale non erano in linea con i principi, cosa che danneggiava il lavoro della casa di Dio. Alcune questioni richiedevano la decisione e la firma di tutti ma non erano state gestite correttamente, e ciò alla fine comprometteva gli interessi della casa di Dio. Inoltre, l’acquisto di beni per la Chiesa non veniva curato bene, con conseguente perdita di offerte. Queste cose accadevano di continuo. Pensavo che fosse un bene che non ci fossero seri problemi nel mio lavoro. Non mi avrebbe riguardato quando si fosse indagato. Questo è l’atteggiamento irresponsabile che ho avuto verso il mio dovere per un bel po’ di tempo e non ci vedevo niente di male. Un giorno, una sorella con cui lavoravo è venuta a cercarmi, e mi ha detto che non avevo a cuore il mio dovere e non pensavo all’insieme, che prestavo attenzione solo al mio lavoro e non prendevo parte alle decisioni. Ha detto che era pericoloso e, se non avessi invertito la rotta, prima o poi sarei stata eliminata. Secondo lei dovevo riflettere a fondo sul mio atteggiamento verso il mio dovere. Tuttavia dopo la sua condivisione ho continuato a non farlo. Anzi, pensavo: “Non vedi tutta la mia sofferenza? È dura svolgere bene questo lavoro. Se c’è un problema nel lavoro di cui sono responsabile, la colpa è mia, e cosa potrebbero pensare gli altri di me? Che sono un’incapace e non so svolgere il lavoro pratico. Per di più, questi altri lavori non hanno dei responsabili? Il mio contributo a tali decisioni non ha alcuna rilevanza”. Ma, a causa della mia negligenza e irresponsabilità verso il lavoro generale della Chiesa e della mia mancanza di riflessione, l’ira di Dio si è presto riversata su di me. A gennaio scorso, una leader è venuta a dirmi: “I fratelli dicono che non ti stai assumendo il fardello del tuo dovere, che durante le discussioni e le decisioni raramente esprimi il tuo punto di vista, non proponi dei suggerimenti rilevanti, e non ti senti minimamente responsabile verso il lavoro della Chiesa. Si è deciso all’unanimità che tu debba essere rimossa”. A quelle parole mi sono sentita stordita, sull’orlo del collasso. Mi sono detta: “Come potete congedarmi così? Non ho partecipato molto al lavoro generale della Chiesa, ma ero così presa ogni giorno dalle mie responsabilità personali e ho sofferto così tanto. Come potete dire che non me ne assumo il fardello? Non basta che abbia portato a termine il mio lavoro senza problemi?” All’inizio non accettavo quell’esito, ma credevo comunque che tutto ciò che Dio fa è buono e che mancavo solo di consapevolezza. Ho pregato Dio e cercato la Sua guida per poter riflettere e conoscermi.

Un giorno, un passo delle Sue parole mi ha davvero commossa. “La coscienza e la ragionevolezza dovrebbero essere le componenti dell’umanità di una persona. Sono entrambe fondamentali ed essenziali. Che razza di persona è un individuo che manca di coscienza e che non ha la ragionevolezza dell’umanità normale? In generale, è una persona che manca di umanità, che possiede un’umanità estremamente scarsa. In dettaglio, quali manifestazioni di umanità carente può mostrare questa persona, tali per cui gli altri dicono che non ha umanità? Quali caratteristiche possiedono persone del genere? Quali manifestazioni specifiche presentano? Persone siffatte sono superficiali nelle loro azioni, e non si lasciano coinvolgere da nulla che non le interessi personalmente. Non considerano gli interessi della casa di Dio, né mostrano rispetto per la Sua volontà. Non si assumono mai il fardello di testimoniare per Dio o di assolvere al loro dovere, e non hanno alcun senso di responsabilità. […] Vi sono perfino persone che, vedendo un problema nello svolgimento del proprio dovere, restano in silenzio. Vedono che altri causano interruzioni e turbative eppure non fanno nulla per fermarli. Non considerano minimamente gli interessi della casa di Dio, né pensano affatto ai propri doveri o responsabilità. Parlano, agiscono, si espongono, si impegnano e consumano energie solo per la loro vanità, il loro prestigio, la loro posizione, i loro interessi e il loro onore. A tutti è chiaro come agiscano e che intenzioni abbiano persone del genere: spuntano fuori ovunque vi sia l’occasione di farsi onore o di ricevere qualche benedizione. Quando, però, non vi è occasione di farsi onore o non appena vi è un momento di sofferenza, scompaiono alla vista come una tartaruga che ritrae il capo. Una persona del genere possiede forse coscienza e ragionevolezza? Una persona priva di coscienza e di ragionevolezza che si comporta in questo modo prova riprovazione per se stessa? La coscienza di una persona del genere non serve ad alcuno scopo, e tale persona non ha mai provato alcuna riprovazione per se stessa. Allora, può forse percepire la riprovazione e la disciplina dello Spirito Santo? No, non può” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Più leggevo, più mi si spezzava il cuore. Ero proprio come Dio descriveva, disattenta e negligente verso il mio dovere, incurante di tutto quanto al di fuori delle mie responsabilità, preoccupata solo del mio lavoro. Avevo pensato soltanto a soddisfare il mio desiderio di reputazione e prestigio. Non avevo affatto salvaguardato il lavoro della casa di Dio. Ripensandoci, nei momenti in cui tutti discutevamo insieme per prendere decisioni pensavo che qualsiasi risultato di cui non ero responsabile non mi avrebbe arrecato merito, e se fosse stato gestito male la colpa non sarebbe ricaduta su di me. Quindi, se potevo risparmiarmelo, non partecipavo. Agivo meccanicamente, accodandomi agli altri. Ero negligente e irresponsabile. Ero molto diligente e solerte nel mio ambito di lavoro, per paura di essere potata e trattata se ci fosse stato un problema, o di essere sollevata dall’incarico e perdere la faccia. Volendo solo svolgere bene il mio lavoro e mantenere il mio prestigio e la mia immagine pubblica, consideravo il processo decisionale una seccatura e una perdita di tempo, un intralcio al rimanere al passo con il mio lavoro. Riflettendo sul mio comportamento, ho visto che svolgevo il mio dovere con il solo intento di soddisfare me stessa, e lo stesso vale per tutta la mia sofferenza. Non mi ero assunta alcun fardello né senso di responsabilità per tutelare il lavoro generale o gli interessi della casa di Dio. Ero stata priva di umanità e del tutto indegna di un incarico così importante. Allora ho accettato pienamente la mia rimozione. Ero consapevole che le mie azioni non fossero in linea con la volontà di Dio, ma ancora non capivo la mia natura e non sapevo perché non mi assumessi il fardello del mio dovere. Concentrata sulla reputazione e sul prestigio, trascuravo totalmente gli interessi della casa di Dio. In seguito ho pregato Dio al riguardo, chiedendoGli di mostrarmi la radice e l’essenza del mio problema nonché la mia indole satanica, in modo da poter odiare me stessa dal profondo del cuore.

Dopo, ho visto il video di una lettura delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Un altro segno distintivo dell’umanità degli anticristi, oltre alla mancanza di vergogna, sono un egoismo e una viltà fuori dal comune. Quanto sono egoisti gli anticristi? E qual è l’interpretazione letterale di tale egoismo? Tutto ciò che riguarda i loro interessi personali è al pieno centro della loro attenzione: per esso sono disposti a soffrire, a pagare un prezzo, a impegnarsi e a dedicarsi. Invece trascurano e chiudono un occhio su tutto ciò che non li riguarda; gli altri possono fare quello che vogliono, agli anticristi non importa che qualcuno sia causa di intralcio o di disturbo. Detto con tatto, si occupano dei loro affari. Ma è più preciso affermare che simili individui sono vili, sordidi, miserabili; li definiamo ‘egoisti e vili’. In che modo si manifestano l’egoismo e la viltà dell’umanità degli anticristi? Quando qualcosa riguarda il loro prestigio o la loro reputazione, si arrovellano su cosa fare o dire, non esitano ad affrettarsi di qua e di là, sopportano volentieri grandi difficoltà. Ma nei confronti di ciò che riguarda l’opera della casa di Dio e i principi, anche quando persone malvagie disturbano e interferiscono, commettono ogni tipo di male e compromettono seriamente l’opera della Chiesa, essi rimangono impassibili e non se ne preoccupano, come se questo non avesse nulla a che fare con loro. E, se qualcuno lo scopre e lo porta alla luce, affermano di non aver visto nulla e fingono ignoranza. Quando la gente li denuncia e li smaschera per quello che sono veramente, vedono rosso: convocano in fretta riunioni per discutere su come rispondere, intraprendono indagini su chi abbia agito alle loro spalle, chi dirigesse le operazioni, chi fosse coinvolto. Non riescono a mangiare né a dormire finché non sono andati a fondo della questione e non la risolvono completamente; a volte capita persino che siano contenti solo dopo aver eliminato anche tutti i compagni del loro accusatore. Questa è la manifestazione dell’egoismo e della viltà, non è così? Stanno forse svolgendo l’opera della Chiesa? Stanno agendo per il proprio potere e prestigio, puro e semplice. Stanno conducendo un’operazione personale. Indipendentemente dal lavoro che intraprendono, le persone che sono anticristi non tengono mai in minima considerazione gli interessi della casa di Dio. Si preoccupano soltanto se i loro interessi saranno colpiti, pensano solo agli incarichi che sono lì davanti al loro naso. L’opera della casa di Dio e della Chiesa è solo qualcosa di cui si occupano nel loro tempo libero, e bisogna spronarli a fare tutto. La protezione dei propri interessi è la loro vera vocazione, e le cose che amano fare sono la loro vera attività. Ai loro occhi, qualsiasi cosa sia organizzata dalla casa di Dio o relativa all’ingresso nella vita degli eletti di Dio non ha alcuna importanza. A prescindere da quali difficoltà abbiano gli altri nel loro lavoro, quali problemi riscontrino, quanto siano sincere le loro parole, gli anticristi non vi prestano alcuna attenzione, non si lasciano coinvolgere, è come se questo non avesse nulla a che fare con loro. Sono del tutto indifferenti agli affari della Chiesa, indipendentemente da quanto siano importanti. Anche quando il problema è proprio sotto i loro occhi, si limitano ad affrontarlo con riluttanza, e in modo superficiale. Solo quando vengono trattati direttamente dal Supremo e viene loro ordinato di risolvere un problema, svolgono a malincuore un po’ di lavoro reale e forniscono al Supremo un risultato visibile; subito dopo, ritornano ai loro affari. Nei confronti dell’opera della Chiesa e delle cose rilevanti nel contesto generale, sono disinteressati, noncuranti. Ignorano persino i problemi che scoprono, mostrandosi evasivi quando gli si pongono domande, e li affrontano soltanto con grande riluttanza. Questa è la manifestazione dell’egoismo e della viltà, non è così?” (“Quarto excursus – Riepilogo del carattere degli anticristi e dell’essenza della loro indole (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Il giudizio e la rivelazione delle Sue parole mi hanno toccata e scossa. Gli anticristi lavorano solo per la reputazione e il prestigio, e si applicano solamente in ciò che riguarda i loro interessi, cosa per cui sanno soffrire e investono tutte le loro energie. Trascurano tutto ciò che non è loro di beneficio. Questa è una natura particolarmente egoista e spregevole. Mi ero comportata esattamente come un anticristo, e avevo lavorato solo per la mia reputazione e il mio prestigio, in modo egoistico e subdolo. “Lascia che le cose vadano avanti da sole se non ti riguardano personalmente” e “Meno fastidi ci sono e meglio è” erano le filosofie sataniche che seguivo. Avevo prestato attenzione solo al lavoro di cui ero responsabile, che poteva avere un impatto diretto su di me, e ignorato e trascurato il lavoro che non rientrava nel mio ambito di responsabilità. Questo ha portato a gravi perdite per il lavoro della casa di Dio e le offerte a Dio. Ho visto che ero stata un’immorale egoista, egocentrica e spregevole, e che non ero degna di fiducia. Ripensando a quel periodo, ricordo una serie di problemi nel lavoro della Chiesa, i leader hanno incolpato gli altri fratelli di non aver svolto bene il loro compito. Non hanno criticato me direttamente, ma anche io ero una leader della Chiesa e non potevo sottrarmi alla mia responsabilità. Se avessi diligentemente partecipato alle discussioni sul lavoro, forse avrei potuto scoprire alcuni dei problemi, ma volevo solo conservare reputazione e prestigio e occuparmi delle mie sole responsabilità. Non ho affatto tutelato il lavoro generale o gli interessi della casa di Dio. Vedendo le varie trasgressioni nel mio dovere e le perdite irreparabili che ho causato al lavoro della casa di Dio, sono stata sopraffatta dal senso di colpa. Dio mi ha esaltata con un dovere così importante, dandomi la possibilità di raffinarmi e imparare la verità più rapidamente. Egli ha fatto di tutto per salvarmi, spendendoSi per me, irrigandomi e nutrendomi con le Sue parole per anni, mentre io sono stata ingrata, non ho voluto compiere bene il mio dovere né ripagare l’amore di Dio. Pensavo solo a proteggere la mia reputazione, il mio prestigio e il mio orticello per non essere affrontata. Sono stata negligente e irresponsabile nel lavoro e non ho fatto nulla mentre venivano compromessi gli interessi della casa di Dio e il lavoro della Chiesa. Sono stata indifferente e priva di coscienza. Come potevo essere considerata umana? Quando una famiglia nutre un cane, questi le resterà fedele. Ma io ero anche peggio di un animale. Più ci pensavo, più mi sentivo disumana, e veramente indegna di godere della grazia di Dio. Allora ho pregato davanti a Lui: “O Dio, ho sbagliato. Nel mio dovere ho considerato solo reputazione e prestigio, senza tutelare in alcun modo il lavoro della casa di Dio. Sono stata priva di umanità, egoista ed egocentrica. Sono stata rimossa grazie alla Tua giustizia, e ancor più grazie al Tuo amore e alla Tua salvezza. Sono pronta a pentirmi”.

In seguito, ho letto un passo delle parole di Dio tratto da “Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità”. “Qual è il parametro in base al quale le azioni di una persona vengono giudicate buone o cattive? Dipende dal fatto che tu, nei tuoi pensieri, espressioni e azioni, possieda oppure no la prova di aver messo in pratica la verità e di vivere la realtà della verità. Se non hai questa realtà o non la vivi, sei senza dubbio un malfattore. Dio come vede i malfattori? I tuoi pensieri e i tuoi atti esteriori non rendono testimonianza per Dio, né svergognano Satana né lo sconfiggono; invece svergognano Dio e sono cosparsi di segni che fanno vergognare Dio. Non stai testimoniando Dio, né ti adoperi per Lui, né adempi alle tue responsabilità e ai tuoi obblighi verso Dio; invece, agisci nel tuo interesse. Cosa implica ‘nel tuo interesse’? Per Satana. Pertanto, alla fine, Dio dirà: ‘Allontanatevi da Me, malfattori!’ Agli occhi di Dio, tu non hai compiuto buone azioni; anzi, il tuo comportamento è diventato malvagio. Invece di suscitare l’approvazione di Dio, sarai condannato. Cosa cerca di ottenere qualcuno con una simile fede in Dio? In definitiva, una fede di questo tipo non risulterebbe inutile?” (Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni). Dalle parole di Dio, ho visto che la Sua indole è giusta e non tollera offesa. Egli scruta nel profondo del cuore delle persone, e se queste compiono i loro doveri non al fine di soddisfare Dio, se mancano della pratica della verità e anzi soddisfano solo se stesse e perseguono i propri interessi, non riscuotono la lode di Dio. In questo caso non importa quanto ci si sacrifichi, Dio non lo commemora, anzi si viene condannati da Lui come persone malvagie. Le mie intenzioni nel mio dovere erano sbagliate. Non volevo soddisfare Dio, ma intraprendere un’impresa personale. Ero disposta a soffrire e a spendermi per il lavoro di cui ero responsabile, ma solo per proteggere il mio prestigio e la mia reputazione. Volevo essere ammirata dando l’idea di soffrire e lavorare sodo, per guadagnare la lode degli altri e un posto nei loro cuori. In sostanza irretivo le persone e competevo con Dio, offendendo gravemente la Sua indole. Senza pentimento e cambiamento, alla fine sarei stata scartata ed eliminata da Dio. Col dovere di leader Dio, mi ha dato la possibilità di perfezionarmi. I leader sono responsabili del lavoro complessivo della Chiesa, e ci sono molti problemi, difficoltà e questioni che devono essere risolti. Questo richiede di cercare molto la verità e i principi. Potrò commettere errori nel lavoro ed essere potata o trattata, ma attraverso costante revisione, correzione e riflessione otterrò molto. È tutta conoscenza pratica, che si tratti dell’indole giusta di Dio o della mia che è corrotta. Ma sono stata ingrata e non ho apprezzato questa opportunità. Anzi, l’ho vista come una seccatura e ho sprecato la possibilità di essere perfezionata da Dio. In un dovere così importante, non essere responsabile, non collaborare con gli altri e disinteressarmi delle decisioni, della supervisione e del controllo era forse svolgere il mio dovere? Stavo ingannando e tradendo Dio. Stavo compiendo il male.

Più tardi ho letto alcune Sue parole. “Per tutti quelli che compiono il proprio dovere, indipendentemente da quanto profonda o superficiale sia la loro comprensione della verità, il modo più semplice di praticare per accedere alla verità realtà è pensare agli interessi della casa di Dio in ogni cosa e abbandonare i propri desideri egoistici, gli intenti personali, le proprie motivazioni, la reputazione e il prestigio. Privilegiare gli interessi della casa di Dio è il minimo che si dovrebbe fare. Se chi compie il proprio dovere non sa fare neppure questo, allora come si può affermare che lo sta compiendo? Questo non è compiere il proprio dovere. Per prima cosa dovresti considerare gli interessi della casa di Dio, gli interessi di Dio stesso e la Sua opera, e mettere queste considerazioni prima di tutto; soltanto in seguito si può pensare alla stabilità della propria condizione o a come gli altri ci vedono. Non trovate che sia un po’ più facile dividere tutto in questi passaggi e accettare qualche compromesso? Facendo così per un po’, arriverai a sentire che soddisfare Dio non è difficile. Inoltre, dovresti essere in grado di ottemperare alle tue responsabilità, adempiere ai tuoi obblighi e doveri, mettere da parte i tuoi desideri egoistici, mettere da parte i tuoi interessi e motivi, avere riguardo per la volontà di Dio e porre al primo posto i Suoi interessi e quelli della Sua casa. Dopo aver sperimentato ciò per qualche tempo, capirai che questo è un buon modo di vivere. È vivere in maniera retta e onesta, senza essere una persona abietta o un buono a nulla, e vivere giustamente e onorevolmente anziché essere gretto o meschino. Ti renderai conto che è così che una persona dovrebbe vivere e agire. Nel tuo cuore, il desiderio di gratificare i tuoi interessi si affievolirà a poco a poco” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno offerto una via di pratica. Gli interessi della casa di Dio sono al primo posto. Dobbiamo accettare il controllo di Dio e ricercare la verità, mettere da parte reputazione, prestigio e interessi personali, e salvaguardare il lavoro della casa di Dio sotto ogni aspetto. È l’unico modo per agire in linea con la volontà di Dio e vivere sinceramente e con onore. Avevo sempre pensato che partecipare al processo decisionale della Chiesa avrebbe ritardato il mio lavoro, ma è un’idea assurda. Infatti, se vi concentrerete sulla ricerca della verità e dei principi, rispetterete le priorità e vi occuperete dei compiti essenziali, il lavoro non verrà ritardato. Inoltre, partecipando al processo decisionale, afferrerete più principi, giovando a voi e al vostro dovere. La casa di Dio dispone che ogni Chiesa elegga dei leader corresponsabili del lavoro in modo che ognuno possa completare, supervisionare e tenere sotto controllo l’altro. Specialmente in alcune questioni complicate in cui spetta a loro decidere, questo può prevenire decisioni arbitrarie e mancanza di intuizione, che danneggiano il lavoro della casa di Dio, mentre io sono stata negligente in un dovere così importante. Ero veramente indegna di fiducia e meritavo di essere rimossa ed eliminata. Quando l’ho capito, ho deciso che non sarebbe più importato se qualcosa fosse o no mia responsabilità, se era un lavoro della casa di Dio o coinvolgeva i suoi interessi, allora era mia responsabilità e dovere, e avrei fatto del mio meglio per tutelare il lavoro della casa di Dio. Avrei smesso di essere egoista e spregevole e di pensare solo ai miei interessi.

Sono stata in seguito nominata leader di un’altra Chiesa. Sapevo che era Dio che mi esaltava. Ero stata egoista e spregevole, ma la casa di Dio mi assegnava di nuovo un compito così importante. Ho giurato di essere corretta, di non pensare egoisticamente solo al mio lavoro. Ero uno dei tre leader di quella Chiesa, e ognuno di noi era responsabile di una parte del lavoro. Una sorella una volta ha condiviso con me sui progetti della Chiesa, e c’erano molte cose che non capivo, servivano tempo e impegno per impararle. Ogni giorno ero sommersa di lavoro e a volte sentivo di non avere abbastanza tempo. Un giorno, la sorella con cui lavoravo mi ha chiesto aiuto per condividere con gli altri su alcuni problemi. Mi sono detta: “Pochi giorni fa, un mio superiore ha esaminato il mio lavoro e ha riscontrato delle mancanze. Il mio tempo è così prezioso. Se per aiutarla il mio lavoro venisse ritardato e ciò mi impedisse di ottenere dei risultati, cosa penserà di me il leader? Dirà che sono un’incompetente e non so svolgere lavoro pratico? Sarò congedata di nuovo?” A quel pensiero, mi sono resa conto che badavo di nuovo alla reputazione e al prestigio, che il lavoro della Chiesa è un tuttuno e io non posso scinderlo. Se mi occupassi solo delle mie responsabilità e trascurassi tutto il resto, non sarebbe egoista e spregevole, un salvaguardare solo il mio tornaconto? Non potevo farlo. Dovevo tralasciare i miei interessi e collaborare con quella sorella per risolvere i problemi della Chiesa. Così ho accettato di aiutarla a condividere nella riunione. Questo mi ha fatta sentire in pace e ho assaporato la libertà che viene dal praticare la verità. Essere destituita dal mio incarico è stato doloroso, ma anche una preziosa lezione. Mi ha fornito consapevolezza pratica dell’indole giusta e inoffendibile di Dio. E ho corretto le mie opinioni errate e la mia negligenza nel mio dovere. Ringrazio Dio per avermi salvata.

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