Togliersi la maschera

12 Febbraio 2022

di Tinghua, Francia

Lo scorso giugno, quando avevo appena iniziato a compiere il mio dovere di capo. All’inizio, dato che parlavo francese e potevo comunicare direttamente con i nuovi membri, alcune sorelle con cui lavoravo venivano a chiedermi aiuto con la traduzione e davo loro una mano se avevano domande o altre difficoltà. Alla Chiesa dei nuovi credenti, in qualunque gruppo mi recassi, tutti ascoltavano attentamente la mia condivisione e, quando finivo, dicevano sempre che era molto utile. Pensavo che, rispetto alle sorelle con cui collaboravo, le mie competenze linguistiche fossero migliori; in confronto ai nuovi arrivati, sapevo condividere sulle verità, quindi significava che ero una parte insostituibile del gruppo. Questo appagava davvero tanto la mia vanità. Di conseguenza, però, cercavo sempre di mantenere la buona impressione che tutti avevano di me. Ogni volta che un fratello aveva qualcosa da chiedere, anche se evidentemente non conoscevo la risposta, facevo finta di saperla.

Ricordo che, una volta, sono andata in un gruppo per condividere sulla realizzazione di un progetto. Un fratello mi ha posto una domanda ma, siccome era la prima volta che mi occupavo di quel lavoro, non ero troppo sicura dei princìpi di pratica e dei requisiti specifici e non sapevo come rispondere. Continuavo a chiedermi: “Se dico che non lo so, che opinione avrà di me? Penserà che, pur credendo in Dio da molto più tempo di lui, non so nemmeno rispondere a un semplice quesito: mi riterrà incapace di capire la verità? Sarebbe così imbarazzante. Gli altri fratelli e sorelle mi approverebbero ancora come capo? A qualsiasi costo, non posso far sapere a tutti che non capisco”. Questo pensiero mi ha spinta a mantenere la calma e ho buttato fuori le prime dottrine che mi sono venute in mente. Si capiva che non era soddisfatto della mia risposta. In realtà, mi sentivo un po’ in colpa: non lo stavo forse ingannando? Ma, per salvare la faccia, non gli ho detto la verità. Un’altra volta, un fratello mi ha chiesto come organizzare il tempo per essere più efficiente nello svolgimento dei compiti: la cosa lo preoccupava molto e aveva davvero bisogno di una mano. In quel momento, non sapevo come aiutarlo perché anch’io ho gli stessi problemi. Nemmeno io sono brava a gestire il mio tempo e spesso ho la sensazione che non ce ne sia abbastanza. Tuttavia, se gli avessi detto che ho la sua stessa difficoltà anche dopo aver creduto in Dio per tutti questi anni, avrebbe pensato male di me? Avrebbe dedotto che non capivo più di lui? L’immagine che aveva di me nella sua mente non sarebbe stata rovinata? Gli ho parlato di alcune teorie sulla gestione del tempo e gli ho fatto credere che le usavo anch’io nella mia pratica. Dopo di ciò, non ha detto nulla e non ho verificato se avesse trovato utile la mia condivisione. Temevo domande più dettagliate: se non avessi saputo rispondere, sarebbe stato davvero imbarazzante per me. Così, ho sorvolato sul problema e basta. Ci sono state parecchie occasioni in cui il mio stato non era ottimale. Lavorando con gli altri ho rivelato alcuni tipi di indole corrotta, ma durante le riunioni evitavo di parlarne apertamente. Mi limitavo a esprimere qualche comprensione letterale delle parole di Dio e a condividere con dottrine vuote per far credere agli altri che capivo la verità e avevo più fede e più statura di loro. Una volta, una sorella che avevo irrigato in precedenza mi ha mandato un messaggio dicendo che le mancavano le nostre riunioni di un tempo. Normalmente, nelle mie interazioni con i fratelli e le sorelle, riuscivo a dedurre dalla comunicazione verbale e non verbale che mi guardavano dal basso verso l’alto e mi ammiravano. Ero davvero felice e mi piaceva sentirmi una persona importante nella Chiesa, e speravo persino che tutti continuassero ad ammirarmi e a sostenermi. A volte, non mi sentivo completamente a mio agio al pensiero che fingevo continuamente di essere degna di ammirazione. Stavo portando le persone davanti a me in modo che mi adorassero? Ma quell’idea mi passava per la testa solo occasionalmente; non ci facevo molto caso.

Una mattina di inizio ottobre, io e la sorella con cui facevo coppia stavamo discutendo di lavoro con un capogruppo. Lei ha chiesto al capogruppo di riferire i problemi e le carenze che stavamo affrontando nell’adempimento del nostro dovere. Sono rimasta davvero sorpresa quando il capogruppo mi ha detto: “Adoro davvero voi fratelli e sorelle cinesi, specialmente te. Spesso trovo le tue parole più importanti di quelle di Dio. Voglio ascoltare solo te”. In quel momento, ho sentito un tuffo al cuore e la mia faccia ha iniziato a farsi rosso fuoco. Ha continuato: “So che è sbagliato venerare le persone, ma ti conosco da un anno ormai e non ho visto in te alcuna corruzione, difficoltà o debolezza. Questo mi fa pensare che tu sia fondamentalmente perfetta, priva di corruzione. Non posso fare a meno di guardarti con ammirazione”. Il suo discorso mi ha sorpresa e spaventata. Non ho detto nulla per alcuni minuti, finché non ho tradotto i commenti del capogruppo per la sorella con cui facevo coppia, balbettando dall’inizio alla fine. Poi ha condiviso con il capogruppo sullo stato in cui si trovava. Mi sono limitata a tradurre, dato che non sapevo davvero cosa dire. E l’incontro si è concluso in modo imbarazzante.

In seguito, ho avvertito una debolezza generale. Le parole di quella sorella continuavano a riecheggiare nella mia testa, specialmente la parte in cui diceva di non vedere la mia corruzione, che sembravo perfetta, mi adorava e trovava le mie parole più importanti persino di quelle di Dio. Da principio, dato che non comprendevo me stessa, mi sono sentita completamente offesa e molto spaventata. Il suo discorso mi sembrava ridicolo. Non le avevo mai chiesto di trattare le mie parole come se fossero quelle di Dio. Ciò che ha detto non significava che il problema era veramente serio? Non l’ho forse portata dinanzi a me, non sono diventata un anticristo? Quel pomeriggio non riuscivo a pensare ad altro: continuavo a rivivere il momento nella mia testa. Mi sono presentata davanti a Dio per pregare e cercare: “Dio, mi addolora e mi spaventa pensare a ciò che quella sorella ha detto oggi. Non avrei mai immaginato che pensasse a me in quel modo. O Dio, non so come sono finita in questa situazione. Non mi comprendo ancora. Ti prego, conducimi e guidami a conoscere me stessa. Sono disposta a pentirmi e a smettere di fare cose che Tu detesti”. Una mattina, ho letto due passi delle parole di Dio. “Indipendentemente dal contesto, dovunque stiano svolgendo il loro dovere, gli anticristi cercano di dare l’impressione di non essere deboli, di essere sempre forti, sicuri di sé, mai negativi. Non rivelano mai il loro reale punto di vista o il loro vero atteggiamento verso Dio. Nel profondo del loro cuore, credono davvero che non esista nulla che non possano fare? Credono veramente di essere privi di debolezza, di negatività o di manifestazioni di corruzione? Assolutamente no. Sono bravi a fingere, a dissimulare. Amano mostrare alla gente il loro lato forte e onorevole; non vogliono che si veda quello debole e oscuro. Il loro scopo è palese: è, molto semplicemente, salvare la faccia di fronte agli altri, per proteggere il posto che hanno nei loro cuori. Sono convinti che se si aprissero con gli altri sulla propria negatività e debolezza, se rivelassero il proprio lato ribelle e corrotto, questo sarebbe una grave minaccia al loro prestigio e alla loro reputazione, e quindi un problema maggiore di quanto valga la pena. Pertanto preferiscono tenere rigorosamente per sé la loro debolezza e ribellione. E se arrivasse un giorno in cui tutti vedessero il loro lato debole e ribelle, dovrebbero continuare a fingere; pensano che se ammettessero di avere un’indole corrotta, di essere persone normali, ordinarie e insignificanti, allora perderebbero il loro posto nel cuore della gente, e il loro fallimento sarebbe totale. E così, qualunque cosa accada, non possono semplicemente aprirsi con gli altri; qualunque cosa accada, non possono cedere il loro potere e il loro prestigio a qualcun altro; al contrario, fanno di tutto per competere, e non si arrenderanno mai” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte decima)” in “Smascherare gli anticristi”). “Che indole è quando si cerca sempre di apparire diversi, si dissimula, si finge in modo da farsi ammirare dagli altri e non si vedono i propri difetti e manchevolezze, quando si cerca sempre di presentare agli altri il proprio lato migliore e perfetto? Si tratta di arroganza, falsità, ipocrisia, è l’indole di Satana, qualcosa di malvagio. […] Coloro che non riconoscono queste cose non menzionano mai i propri difetti, le proprie manchevolezze e la propria corruzione, né parlano mai del conoscere sé stessi. Che cosa dicono? ‘Credo in Dio da tanti anni. Voi non sapete che cosa io stia pensando quando faccio qualcosa, di che cosa tenga conto, di cosa sono capace!’ È un’indole arrogante? Qual è la principale caratteristica di un’indole arrogante? Qual è il fine che queste persone desiderano conseguire? (Farsi ammirare dagli altri.) Lo scopo di farsi ammirare dagli altri è ottenere prestigio nella mente di tali persone. Se nella mente degli altri hai prestigio, allora quando sono in tua compagnia saranno deferenti verso di te e particolarmente gentili quando parlano con te, saranno sempre rispettosi verso di te, ti daranno la precedenza in tutte le cose, ti aduleranno e non diranno mai niente di offensivo nei tuoi confronti, anzi parleranno con te di ogni cosa. Tutto questo non è forse di beneficio per te? È proprio quello che le persone desiderano. […] Il loro scopo quando ingannano gli altri, quando fanno la scena, dissimulano, cercano di apparire diversi, si abbelliscono in modo che gli altri li considerino perfetti, è gioire dei simboli del prestigio. Se non ci credi, pensaci con attenzione; perché vuoi sempre farti ammirare dagli altri? Che cosa ti apporterà quel prestigio che ricerchi con tanto vigore? Ti fa bene, ti apporta benefici e cose di cui puoi gioire” (“I principi che devono guidare il proprio comportamento” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dio ha rivelato che l’indole degli anticristi è particolarmente arrogante e malvagia. Si mascherano a ogni costo per mantenere il loro prestigio e la loro immagine tra gli altri. Non lasciano mai intravedere la loro corruzione, debolezza o negatività, ma desiderano sempre avere prestigio agli occhi della gente e godono dei benefici che esso reca. Ho visto che la mia indole era la stessa degli anticristi, come Dio la mette a nudo. Da quando sono diventata un capo della Chiesa dei nuovi credenti, ho indossato una maschera a ogni buona occasione per proteggere il mio prestigio e la mia immagine, e amavo la sensazione di essere rispettata e adorata. Gli altri mi ponevano domande nella speranza che potessi aiutarli, mentre io facevo solo finta di conoscere la risposta. Buttavo fuori alcune dottrine vuote soltanto per sviarli. A volte, la mia indole corrotta si rivelava quando lavoravo con i fratelli e le sorelle, ma durante la condivisione ho sempre evitato di parlare del mio vero stato, per paura che tutti mi guardassero dall’alto in basso e si chiedessero perché fossi ancora corrotta come loro, dopo tanti anni di fede. Non mi aprivo quasi mai con i fratelli sul mio vero stato, né dicevo ciò che sentivo veramente. Mi limitavo a declamare alcune dottrine per ingannare le persone, senza curarmi se questo le aiutasse davvero a risolvere i problemi o se la mia condivisione potesse giovare loro. Volevo solo mantenere il mio prestigio e l’ammirazione di tutti. Ero spregevole e malvagia. Se indosso sempre una maschera per non mostrare ai fratelli e alle sorelle le mie corruzioni e mancanze, allora col tempo è molto probabile che mi ammirino. Ho ripensato all’anno in cui ho irrigato i nuovi arrivati, quando i fratelli e le sorelle non sapevano nulla di Dio, ma hanno finito per ammirarmi e adorarmi. Vedevano persino le mie parole come più importanti di quelle di Dio. Non li stavo forse portando davanti a me? Non stavo compiendo il mio dovere, stavo facendo il male! Ho sempre nascosto la mia vera natura e perseguito l’ammirazione altrui. Ma, nel momento in cui ho avuto di fronte una sorella che mi diceva quanto mi ammirava e mi venerava, non ho provato alcuna felicità né appagamento. Anzi, ero in preda al panico e all’ansia, come se avessi appena invocato qualche disastro su di me. Vedendo che avevo sempre perseguito fama e prestigio, indossando una maschera per farmi ammirare dagli altri e godendo dei benefici del prestigio, ho capito che non ero sulla strada giusta, ma su un cammino di opposizione a Dio. Alla fine ho compreso che quella sorella era un promemoria, Dio mi mandava un avvertimento. Egli mi stava proteggendo. Altrimenti avrei continuato a fingere e a lavorare per il prestigio, il che è molto pericoloso.

Poi, ho letto le parole di Dio: “Alcune persone non perseguono la verità e, una volta avuta l’opportunità di essere leader, agiscono, attraverso vari mezzi, affannandosi e pagando un prezzo, per acquisire prestigio. Alla fine possono anche ottenerlo, ingannare le persone e conquistare i loro cuori, in modo che più persone li adorino e abbiano stima di loro. Dopo che hanno acquisito il pieno potere e soddisfatto completamente il loro desiderio di prestigio, qual è il risultato finale? Indipendentemente dai piccoli favori che simili individui usano per corrompere le persone, da quanto mettano in mostra i loro doni e le loro capacità, o da quali metodi usino per ingannare la gente e farle avere una buona impressione di sé, e a prescindere da quali metodi utilizzino per conquistare il cuore della gente e occupare un posto in esso, cosa hanno perso? Hanno perso l’opportunità di acquisire la verità mentre adempiono i doveri di leader. Allo stesso tempo, a causa dei vari modi in cui si sono comportati, hanno anche accumulato azioni malvagie che porteranno al loro esito finale. Vista in questo modo, diresti che usare piccoli favori, mettersi in mostra o ingannare le persone illudendole sia un buon sentiero da percorrere, a prescindere da quanti benefici e quanta soddisfazione un individuo che attui questi mezzi possa apparentemente ottenere? È un cammino di ricerca della verità? È un cammino che può portare alla salvezza? Ovviamente no. Questi metodi e trucchi, indipendentemente da quanto brillantemente possano essere stati concepiti, non riuscirebbero a ingannare Dio, e finiscono tutti con l’essere condannati e detestati da Lui, perché dietro simili comportamenti si nasconde l’ambizione personale e un atteggiamento e un’essenza di opposizione a Lui. Nel profondo, Dio non riconoscerebbe mai un simile individuo come qualcuno che sta compiendo il proprio dovere, anzi lo definirebbe come un malfattore. Qual è la conclusione di Dio quando tratta con i malfattori? ‘Allontanatevi da Me, malfattori!’ Quando Dio disse: ‘Allontanatevi da Me’, stava inviando le persone a Satana, in luoghi affollati da molti Satana, e non le voleva più. Non volerle significava che non le avrebbe salvate. Se tu non fai parte del gregge di Dio né tanto meno sei uno dei Suoi seguaci, allora non fai parte di quelli che Lui salverà. Ecco come viene definito un simile individuo” (“Cercano di conquistare le persone” in “Smascherare gli anticristi”). Ero assolutamente terrorizzata dopo aver letto questo passo. Ho percepito che l’indole di Dio non tollera offesa. Fingevo di continuo per ingannare e fuorviare la gente in modo da conquistare la popolarità. Fondamentalmente, volevo sostituire Dio nel cuore delle persone, fare in modo che mi trattassero come Lui. Ero in competizione con Dio, cosa che Lo offende profondamente. Ripensando a quell’anno in cui ho interagito con i fratelli e le sorelle, ogni giorno mettevo su una maschera. Nessuno poteva veramente capire che tipo di persona ero, Amen! mi adoravano ciecamente. Fuorviando e ingannando gli altri, compivo il male e resistevo a Dio. Mi fa pensare ai farisei, che servivano Dio ma non Lo esaltavano mai, né testimoniavano per Lui. Straparlavano nel tempio e si vantavano di conoscere le dottrine e le Scritture. Si fermavano deliberatamente per strada a pregare, allargando i loro filatteri e allungando le nappe dei loro vestiti. Sembravano devoti, tenevano un buon comportamento ed erano molto stimati tra la gente, che li ammirava e adorava. Ma Dio, condannandoli come malfattori e paragonandoli a serpenti, decretò per loro sette disgrazie. Egli ha un’indole giusta, santa e intollerante verso qualsiasi offesa alla Sua indole. Odia e condanna gli ipocriti che bramano la popolarità come i farisei. Egli non salva assolutamente persone come quelle. In ogni mia azione allora, ero proprio come i farisei. Partecipavo a molte riunioni e portavo a termine qualche lavoro mentre compivo il mio dovere. Tuttavia, le mie intenzioni non erano di soddisfare Dio, ma di proteggere il mio prestigio e la mia immagine tra la gente. Fingevo sempre di aver afferrato la verità e di aver compreso a fondo le cose. Evitavo persino di parlare delle mie debolezze e corruzioni per far sì che gli altri mi ammirassero e mi adorassero, e il risultato era che portavo le persone davanti a me. Se avessi continuato a camuffarmi e a percorrere la stessa strada dei farisei, sarei stata respinta ed eliminata da Dio. Ho capito che Dio condanna ed elimina quel tipo di persone ed ero assai spaventata, piena di sensi di colpa e di rimorsi. Dio mi aveva elevata a una posizione di comando, sperando che avrei irrigato e sostenuto i nuovi arrivati, guidando i fratelli e le sorelle a comprendere rapidamente la verità e a porre le fondamenta nella vera via. Io, però, non ho fatto bene il mio lavoro, non ho adempiuto ai miei doveri di capo. Mi aggrappavo solo al mio prestigio. Non stavo aiutando i fratelli a fare l’ingresso nella vita; li stavo, in realtà, ingannando e danneggiando. Ero troppo spregevole, priva di qualsiasi coscienza o ragionevolezza. Più ci pensavo, più mi sentivo piena di rammarico. Mi sono inginocchiata davanti a Dio e L’ho pregato: “O Dio, nel compiere il mio dovere, non ho perseguito la verità, ma ho invece intrapreso la strada sbagliata, inseguendo fama e prestigio. Mi sono davvero fatta detestare e aborrire da Te. Dio, non voglio continuare così. Voglio pentirmi e cambiare. Ti prego, guidami e dammi una direzione”.

Poi, ho visto un altro passo delle parole di Dio: “In primo luogo, devi capire che cosa sia una vera creatura di Dio: non è un superuomo, ma una persona che vive in maniera semplice e umile in terra e non è affatto straordinaria. Che significa non essere straordinari? Significa che, quali che siano il tuo livello e le tue capacità, resta il fatto che il tuo livello effettivo non cambierà e che non hai capacità straordinarie. Se desideri sempre superare gli altri, essere reputato al di sopra degli altri, questo nasce dalla tua indole satanica e arrogante ed è una tua illusione. In realtà non puoi conseguirlo, per te è impossibile. Dio non ti ha donato un simile talento o una simile abilità, né ti ha donato una tale essenza. Non devi dimenticare che sei un membro normale, ordinario dell’umanità, in nulla diverso dagli altri, anche se possono essere diversi il tuo aspetto, la tua famiglia e il tuo decennio di nascita e vi possono essere differenze nel tuo talento e nelle tue doti. Ma non dimenticare: per quanto tu sia diverso, lo sei solo per questi aspetti secondari, mentre la tua indole corrotta è uguale a quella degli altri, e i principi, gli obiettivi e l’orientamento a cui devi attenerti nel compimento del tuo dovere sono identici a quelli degli altri. Solo nei punti di forza e nelle doti le persone sono diverse” (“I principi che devono guidare il proprio comportamento” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Essendo una delle creature, l’uomo deve restare al suo posto e comportarsi con coscienza. Custodisci diligentemente ciò che ti viene affidato dal Creatore. Non agire fuori dagli schemi e non fare cose al di là della tua capacità o che siano sgradite a Dio. Non cercare di essere grande o di diventare un superman o qualcuno al di sopra degli altri, e non cercare di diventare Dio. Le persone non dovrebbero desiderare di essere così. Cercare di diventare grandi o un superman è assurdo. Cercare di diventare Dio è ancora più vergognoso; è disgustoso e spregevole. Ciò che è lodevole, e ciò a cui le creature dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare una creatura vera; questo è l’unico obiettivo che tutte le persone dovrebbero perseguire” (“Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”). Da questi passi ho capito che sono solo un normale essere creato, uguale a tutti gli altri. Dio spera che io sappia stare al mio posto e comportarmi coscienziosamente mentre compio seriamente il mio dovere. Egli mi ha donato certe qualità e abilità linguistiche. Dovrei ringraziarLo per questo e usarle per compiere il mio dovere. E invece le ho sfruttate come risorse per farmi strada. Ero chiaramente una persona corrotta piena dell’indole corrotta di Satana. Ma ho fatto di tutto per nascondere le mie corruzioni e le mie mancanze, mascherandomi da persona perfetta per farmi ammirare e adorare dagli altri. Mi sono resa conto che quanto stavo perseguendo era ipocrita e vergognoso. Era disgustoso per l’uomo e vile agli occhi di Dio. Ho sempre camuffato la mia vera natura, nascondendo le mie corruzioni; eppure, anche se gli altri non se ne accorgevano, quelle corruzioni erano ancora parte di me: non stavo forse ingannando me stessa e gli altri? Senza mai aprirmi per cercare la verità, i vari tipi di indole corrotta non avrebbero mai potuto essere eliminati. Non solo ho sofferto io, ma ho anche fuorviato e ingannato gli altri. Non mi stavo forse dando la zappa sui piedi? La finzione e l’inganno non sono evidentemente una buona strada.

Una volta, durante una riunione, abbiamo letto alcuni passi delle parole di Dio e ho trovato il cammino di pratica. “‘Esperienze di condivisione e comunione’ significa parlare di ogni pensiero presente nel tuo cuore, della tua condizione, delle tue esperienze e della tua conoscenza delle parole di Dio, nonché dell’indole corrotta che è in te. Dopo di che, altri discerneranno queste cose, e accetteranno il positivo e riconosceranno ciò che è negativo. Solo questo è condivisione e solo questo è vera comunione” (“La pratica fondamentale per essere una persona onesta” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Per liberarti del dominio del prestigio su di te, devi prima eliminarlo dalle tue intenzioni, dai tuoi pensieri e dal tuo cuore. Come si consegue questo obiettivo? In precedenza, quando non avevi prestigio, ignoravi coloro che non ti risultavano graditi. Ora che hai prestigio, se vedi qualcuno di sgradito, o che ha delle mancanze, ti senti responsabile di aiutarlo, e quindi passi più tempo a tenere condivisioni con lui, cercando di risolvere alcuni dei problemi pratici che ha. E quale sentimento provi nel cuore quando fai queste cose? Un sentimento di gioia e di pace. Così, anche tu dovresti confidarti con le persone ed essere più aperto con loro quando sei in difficoltà o sperimenti un fallimento, e tenere condivisioni sui tuoi problemi e punti deboli, su come hai disobbedito a Dio e su come poi ne sei emerso e sei stato in grado di soddisfare la volontà di Dio. E qual è l’effetto di confidarsi in questo modo? È senza dubbio positivo. Nessuno ti guarderà dall’alto in basso, e potrebbe benissimo invidiare le tue esperienze. Alcuni pensano sempre che, quando le persone hanno prestigio, dovrebbero comportarsi più come funzionari, e che gli altri le prenderanno sul serio e le rispetteranno solo se parlano in una certa maniera. Se sei in grado di capire che questo modo di pensare è sbagliato, allora dovresti pregare Dio e voltare le spalle alle cose carnali. Non percorrere quel sentiero. Quando hai pensieri come questi, devi uscire da quella condizione e non permettere a te stesso di rimanervi invischiato. Una volta che resti bloccato al suo interno e che questi pensieri e prospettive prendono forma dentro di te, ti travestirai e ti camufferai così a fondo che nessuno sarà in grado di scrutare dentro di te o di farsi un’idea del tuo cuore e della tua mente. Parlerai con gli altri come da dietro una maschera. Non riusciranno a vedere il tuo cuore. Dovresti imparare a permettere agli altri di vedere cosa c’è nel tuo cuore, confidarti con le persone e avvicinarti a loro. Dovresti allontanarti dalle predilezioni fisiche, e non c’è assolutamente nulla di sbagliato in ciò; anche questa è una strada percorribile. Qualunque cosa ti succeda, devi prima riflettere sui problemi del tuo modo di pensare. Se la tua inclinazione è ancora quella di inscenare un qualche tipo di recita o di finzione, allora dovresti pregare Dio il più presto possibile: ‘O Dio! Voglio mascherarmi di nuovo, e sto per adottare trucchi e inganni ancora una volta. Sono proprio un demonio! Mi faccio detestare così tanto da Te! Attualmente sono così disgustato di me stesso. Per favore, disciplinami, rimproverami e puniscimi’. Tu devi pregare e portare il tuo atteggiamento allo scoperto. Questo interessa il modo in cui pratichi” (“Per superare la propria indole corrotta bisogna avere un cammino specifico per la pratica” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno illuminata ancora di più. Liberarsi dal giogo della fama e del prestigio significa praticare la verità ed essere una persona sincera. Dobbiamo svelare il nostro cuore e parlare apertamente delle nostre corruzioni e mancanze con i fratelli per mostrare a tutti il nostro vero io. Quando gli altri fanno domande, dobbiamo rispondere meglio che possiamo ed essere sinceri se non capiamo qualcosa, così possiamo cercare la verità tutti insieme. Mettendo maggiormente in pratica questo principio, possiamo lentamente liberarci dai ceppi della fama e del prestigio. All’epoca, credevo che avrei dovuto aprirmi con gli altri e rivelare loro come avevo camuffato la mia vera natura. Però ero combattuta su cosa sarebbe successo se mi fossi aperta in quel modo: se avessi parlato loro della mia vera indole, cosa avrebbero pensato? Mi avrebbero disprezzata? E perciò diventavo sempre più nervosa. Mi sono resa conto che stavo solo cercando di mettermi di nuovo una maschera, così ho pregato Dio nel mio cuore. Ho pensato che mi ero sempre preoccupata di come gli altri mi percepivano e non avevo mai considerato ciò che Dio richiedeva da me. Ho deciso che avrei smesso di cercare di salvare la faccia e di proteggere il mio prestigio. Dovevo praticare la verità ed essere una persona sincera, aprendomi con tutti e mettendo a nudo le mie corruzioni per far sapere loro che sono corrotta, indegna di tanta ammirazione. Mi sentivo molto più tranquilla dopo aver pensato alle cose da questa prospettiva, e ho condiviso sul modo in cui, per proteggere reputazione e prestigio, avevo nascosto le mie corruzioni e i difetti. Ho anche condiviso ciò che avevo imparato su quanto fosse pericoloso perseguire il prestigio così che i fratelli e le sorelle potessero imparare dai miei fallimenti. Dopo la condivisione, mi sono sentita particolarmente in pace e liberata, e gli altri hanno detto che ne avevano tratto grande beneficio. Ho anche sentito veramente la pace e la gioia di praticare la verità e di essere una persona sincera. Ora, quando sono con i fratelli e le sorelle, apro il mio cuore per condividere con loro e parlo di come diverse situazioni hanno messo a nudo le mie corruzioni, come mi sono resa conto di averne, e in quale modo ho cercato la verità. Se in quel momento non conosco la via della pratica, lo dico onestamente senza considerare cosa potrebbero pensare di me. Quando compio il mio dovere con i miei fratelli, mi apro consapevolmente sulle cose che mi confondono o mi risultano difficili. Rendo anche noto ciò che non capisco o che non so fare e li incoraggio a offrire suggerimenti e a dare il loro contributo così possiamo tutti imparare gli uni dagli altri. I fratelli e le sorelle sono diventati pian piano capaci di assumersi un fardello nel loro dovere e hanno cominciato a riflettere sulle corruzioni che rivelavano, e poi a leggere le parole di Dio per imparare su se stessi. Vedendo tutto ciò, ho più volte ringraziato Dio nel mio cuore. Da questa esperienza, ho sentito nel profondo che la cosa fondamentale in un essere creato è avere risolutezza, compiere il proprio dovere al meglio ed essere sinceri con Dio e con le persone. Questo è l’unico modo in cui gli altri possono beneficiare ed essere edificati da ciò che viviamo.

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