La sfrontatezza di mettersi in mostra

12 Febbraio 2022

di Wan Xinping, Cina

Nel marzo 2020, mi sono trasferita in una nuova Chiesa. Nella mia vecchia Chiesa ero una leader, e i miei fratelli e sorelle avevano grande stima di me. Ogni volta che avevano problemi, venivano da me per risolverli. Invece in questa nuova Chiesa non mi conoscevano. Mi sentivo una pedina anonima, era molto deludente. Mi dicevo: “Una volta ero piuttosto brava a predicare il Vangelo; se stavolta riesco a usare la mia abilità per portare più persone ad accogliere l’opera di Dio degli ultimi giorni, dimostrerò a tutti che ho levatura e che svolgo i miei doveri più efficientemente di altri, e allora sarò in grado di distinguermi”. Così ho iniziato a predicare il Vangelo ovunque, dalla mattina alla sera, a volte senza avere tempo di mangiare, e in breve, grazie alla mia predicazione, più di una dozzina di persone ha accolto l’opera di Dio. Ho pensato: “I miei fratelli e sorelle mi guarderanno certamente con occhi diversi per come ho svolto bene il mio dovere”. Quando mi trovavo davanti a loro, non potevo fare a meno di vantarmi. Mi dicevano con invidia: “Predicare il Vangelo ti risulta così facile, noi invece non riusciamo. Quando incontro potenziali neofiti pieni di nozioni e che non vogliono ascoltare, non so cosa dire”. La verità è che anch’io ho incontrato spesso questa situazione, e non riuscivo a fare progressi con persone simili, ma raramente parlavo di questi problemi e fallimenti, o non ne parlavo affatto, perché avevo paura che se tutti lo avessero saputo mi avrebbero reputata un’incapace, perdendo la stima di me. Pensavo: “Devo parlare dei miei successi nella predicazione del Vangelo, in modo che vediate come svolgo bene i miei doveri”. Così rispondevo: “Predicare il Vangelo non è difficile. Quando incontro potenziali neofiti, condivido in questo modo…”. I miei fratelli mi ammiravano molto al sentire quelle parole. Da allora, quando qualcuno aveva amici o parenti che volevano indagare l’opera di Dio degli ultimi giorni, gli altri consigliavano: “Manda Zhi Ping a predicare loro. È la migliore”. Ero molto felice perché tutti avevano questo atteggiamento. Ben presto, mi è stato affidato il lavoro di irrigazione di diverse Chiese. La cosa mi ha inorgoglita ancor più, avevo un palcoscenico più grande per mostrare il mio talento. Quando i miei fratelli avevano difficoltà a condividere il Vangelo o a irrigare i nuovi arrivati e si tiravano indietro, o non erano disposti a soffrire e a pagare un prezzo, io li incoraggiavo e parlavo di quanto soffrissi nel predicare il Vangelo. Che, quando diffondevo il Vangelo, a volte c’erano più di dieci gradi sotto zero in inverno, e il vento tagliava la faccia come un coltello, ma anche con un tempo del genere io uscivo a predicare. Sotto la pioggia battente, con l’acqua che scorreva a fiumi sotto i ponti e le scarpe fradicie, strizzavo l’acqua dalle mie suolette, le mettevo in tasca e continuavo a predicare. Una volta, con più di dieci gradi sotto zero, sono andata a un incontro con un neofita, e l’ho aspettato all’esterno per più di un’ora prima che arrivasse. A questi racconti, i miei fratelli mi guardavano con approvazione e mi ammiravano per la mia capacità di soffrire, cosa che mi rendeva sempre felice.

In seguito, i miei capi mi hanno eletta responsabile del lavoro di irrigazione di ulteriori Chiese. Ho pensato: “In pochi mesi sono stata promossa di nuovo, dunque i miei fratelli e sorelle avranno ancora più stima di me!” In quel periodo, pregavo spesso Dio e mi impegnavo a munirmi degli aspetti della verità inerenti l’irrigazione dei neofiti. A poco a poco, ho trovato una via da seguire nei miei doveri. Tutti i miei fratelli e sorelle reputavano utili le mie condivisioni. Senza che me ne rendessi conto, il mio ego ha ricominciato a gonfiarsi e di nuovo mi mettevo in mostra nelle riunioni. Quando i miei fratelli mi chiedevano come risolvere le nozioni religiose avanzate dai nuovi arrivati, pensavo: “Mi occuperò io di parlare con i neofiti, in modo che tutti vedano la mia competenza in quest’ambito”. Così ho raccontato loro i miei pensieri e la mia esperienza in dettaglio, e tutti hanno pian piano iniziato a guardarmi in modo diverso. Ascoltavano attentamente qualsiasi cosa dicessi, ero benaccetta a fratelli e sorelle ovunque andassi, e anche quelli tra loro che non avevano mai sentito le mie condivisioni desideravano ascoltarmi. In seguito, in base ai problemi più comuni incontrati nell’evangelizzazione e nel lavoro di irrigazione, ho redatto diciassette regole, le ho condivise negli incontri e ho tenuto un gran discorso ai miei fratelli. All’epoca, c’era una sorella il cui marito era un funzionario del villaggio e si opponeva alla sua fede in Dio. Lui sollevava un sacco di domande insidiose e ci rendeva deliberatamente le cose difficili, e ha chiesto espressamente la mia condivisione. Ero molto in ansia per questo, ma pregando Dio ho confutato ogni sua domanda, finché non ha avuto più nulla da dire. In seguito, ho preso le questioni che aveva sollevato e le ho incluse nella mia lista delle domande frequenti sulla diffusione del Vangelo. Ogni volta, nelle riunioni, ne parlavo appositamente e con fervore, servendomi del resoconto dei miei successi per mostrare ai miei fratelli quanto fossi capace e saggia. Dopo le riunioni, alcuni fratelli e sorelle dicevano: “Sorella, puoi rimanere un altro giorno con noi e condividere ancora?” Vedendo come tutti mi ammiravano, non potevo che sentirmi orgogliosa. Per far sapere ai miei fratelli e sorelle che ero una persona importante e che sapevo soffrire e pagare un prezzo nei miei doveri, simulavo anche disinvoltura e dicevo: “Sono responsabile di molte Chiese e ho già un appuntamento in un’altra Chiesa. Molti fratelli e sorelle mi stanno aspettando. Sono così occupata che non ho tempo di riposare…” Quando parlavo con i miei fratelli e sorelle, dicevo anche deliberatamente: “Ogni volta che partecipo a una riunione, mi prende un giorno intero. In passato mi sono fratturata il bacino, non posso stare seduta così a lungo”. Una volta una sorella mi ha risposto con ammirazione: “Stai davvero lavorando sodo, quindi devi fare attenzione alla tua salute”. Poiché spesso mi mettevo in mostra con i miei fratelli in questo modo, mi reputavano molto capace di soffrire e portare un peso nell’adempiere i miei doveri.

In quel periodo, ero troppo occupata con le riunioni e le condivisioni, e a volte il mio cuore era vuoto e non sapevo di cosa parlare. Ma, di fronte all’aspettativa negli occhi dei miei fratelli, pensavo: “I miei fratelli e sorelle ritengono le mie condivisioni illuminanti, e tutti mi ammirano ovunque io vada. Se ora dico loro che non so cosa condividere, la buona immagine che ho creato nei loro cuori non crollerà?” Così fingevo tranquillità e chiedevo loro di condividere per primi. Mi dicevo: “Prima ascolterò tutto ciò che dicono, poi ne farò un riassunto e condividerò la mia comprensione. Questo darà l’idea che abbia recepito la verità in modo più completo e consapevole”. Alla fine, la mia condivisione sembrava loro molto accurata. E io affermavo con falsa modestia: “Siccome ho questo dovere, Dio mi ha illuminata in modo diverso”. Poiché dicevo loro questo, i miei fratelli sono diventati più dipendenti da me. In quel periodo, a prescindere da quali problemi incontrassero nel predicare il Vangelo, non pregavano né ricercavano più; speravano invece che io potessi condividere con loro e risolverglieli. Mi capitava di pensare anche ai danni dell’ammirare e dell’essere ammirati, e mi sentivo un po’ a disagio, ma poi mi dicevo: “La mia condivisione si basa sulla mia comprensione della parola di Dio e sull’indicare alcune vie per la pratica ai miei fratelli e sorelle. Tutto questo affinché il nostro lavoro ottenga dei risultati. Non c’è niente di sbagliato in questo”. Così quelle preoccupazioni e ansie non duravano che un istante. Ma, proprio nel pieno della passione e dell’entusiasmo nel mio dovere, mi è tornata di colpo la psoriasi, che non si era manifestata per diversi anni. Mi sono affiorate grandi chiazze sulle gambe, sulle braccia e anche sul viso. Dava molto prurito, e il fastidio era tale che non potevo partecipare alle riunioni. Ho provato varie medicine, ma niente ha funzionato. Stavolta era peggio che in passato. Ho capito che quella malattia non era una casualità, e che ne dovevo trarre una lezione. Ho cercato e pregato Dio, ma a quel tempo non capivo quale fosse il mio problema.

In seguito, i miei capi hanno organizzato una mia condivisione con alcuni fratelli e sorelle che predicavano il Vangelo, per risolvere i loro problemi. Allora ho pensato: “Devo impegnarmi per mostrare loro la mia capacità di lavorare”. E mi sono approcciata come un dirigente d’azienda che presenta un rapporto in una riunione. Ho condiviso con loro su come cogliere i punti chiave della diffusione del Vangelo e come risolvere i problemi più comuni di quando si predica. I fratelli e le sorelle ascoltavano attentamente. Alcuni prendevano addirittura degli appunti per paura di perdersi qualche mia parola; era molto attenta anche la sorella che ci ospitava, seduta vicino alla porta, e ogni tanto mi dava dell’acqua. È stato bello vedere quanto la mia condivisione sia piaciuta a tutti. Ma allo stesso tempo ero un po’ a disagio. Non si trattava che della mia comprensione personale, gli errori erano inevitabili: quindi era il caso che tutti si appuntassero quello che dicevo? Ma poi mi sono detta: “I fratelli potrebbero solo voler ricordare delle buone vie di pratica che li aiutino nei loro doveri. Non può esserci nulla di male in questo”. E così ho deciso di permettere agli altri di prendere appunti nelle riunioni. Nell’incontro del giorno dopo, una sorella è tornata e ha detto: “Non ho trascritto la condivisione di sorella Zhi Ping ieri, quindi la riascolterò oggi”. Una volta finita la riunione, ho sentito due sorelle che parlavano tra loro. Una ha detto: “L’hai registrata?” L’altra sorella si è lamentata: “Perché non l’hai registrata?” Quelle parole mi hanno un po’ spaventata: “Se tutti considerano le mie parole così importanti, non sto forse portando le persone al mio cospetto?” Più ci pensavo, più il timore cresceva; così, una volta a casa, ho pregato Dio per chiederGli di illuminarmi in modo da poter conoscere me stessa.

Ho letto due passi della parola di Dio. “Esaltarsi e rendere testimonianza a se stessi, mettersi in mostra, provare a indurre le persone ad avere un’alta opinione di loro: gli esseri umani corrotti sono capaci di queste cose. È così che le persone reagiscono istintivamente quando sono dominate dalla loro natura satanica, e questa è una caratteristica comune a tutta l’umanità corrotta. Di solito, come fanno le persone a esaltarsi e a rendere testimonianza a se stesse? Come raggiungono questo obiettivo? Un modo è dichiarare quanto abbiano sofferto, quanto lavoro abbiano svolto e quanto si siano adoperate. Considerano tali cose come una forma di capitale personale. In altre parole, le usano come un capitale per esaltarsi, che dà loro un posto più alto, saldo e sicuro nella mente degli uomini, affinché più persone le stimino, le ammirino, le rispettino e addirittura le adorino, le idolatrino e le seguano. Questo è l’effetto ultimo. Le cose che fanno per raggiungere questo obiettivo – tutto il loro esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse – sono forse ragionevoli? No. Sono al di là dell’ambito della razionalità. Queste persone non hanno alcuna vergogna: dichiarano spudoratamente ciò che hanno fatto per Dio e quanto abbiano sofferto per Lui. Ostentano persino le loro doti, i loro talenti, la loro esperienza e le loro competenze speciali, o le loro abili tecniche di condotta e i mezzi che usano per giocare con le persone. Il loro metodo di esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse consiste nel mettersi in mostra e nello sminuire gli altri. Tendono anche a fingere e a camuffarsi, nascondendo debolezze, difetti e manchevolezze alle persone, affinché gli altri vedano soltanto la loro genialità. Non osano neppure dire agli altri quando si sentono negative; non hanno il coraggio di aprirsi e di condividere con loro e, quando commettono un errore, fanno il possibile per nasconderlo e insabbiarlo. Non menzionano mai i danni che hanno causato alla casa di Dio mentre compivano il loro dovere. Quando hanno dato un contributo secondario o ottenuto un piccolo successo, tuttavia, si affrettano a ostentarlo. Non vedono l’ora di far sapere a tutto il mondo quanto siano capaci, quanto sia alta la loro levatura, quanto siano eccezionali e quanto siano migliori delle persone comuni. Questo non è forse un modo per esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse?” (“Esaltano e testimoniano sé stessi” in “Smascherare gli anticristi”). “Tutti coloro che peggiorano progressivamente si esaltano e testimoniano sé stessi. Se ne vanno in giro vantandosi e autocelebrandosi e non hanno affatto preso a cuore Dio. Avete qualche esperienza di ciò che sto dicendo? Molte persone testimoniano costantemente sé stesse affermando: ‘Ho sofferto in questo e in quel modo; ho svolto questo e quel lavoro; Dio mi ha trattato in questa e in quella maniera; mi ha chiesto di fare questo e quello; ha un’opinione particolarmente alta di me; ora io sono così e cosà’. Parlano deliberatamente in un certo tono e assumono certe posture. Sostanzialmente, alcuni finiscono per pensare che tali persone siano Dio. Quando saranno arrivate a quel punto, lo Spirito Santo le avrà abbandonate da tempo. Anche se intanto vengono ignorate e non espulse, il loro destino è stabilito e possono soltanto aspettare la loro punizione” (“Gli esseri umani chiedono troppo a Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La parola di Dio ha rivelato precisamente il mio stato. Spesso mi esaltavo e mi mettevo in mostra in questo modo. Quando ho iniziato nella nuova Chiesa, mi sentivo come se fossi sconosciuta e insignificante, così ho considerato la predicazione del Vangelo come un’opportunità per farmi ammirare e seguire. Per mostrare a tutti la mia capacità di lavorare e far sì che mi guardassero con occhi diversi, non raccontavo dei miei fallimenti, ma parlavo molto di come predicavo il Vangelo, di quante persone avevo convertito e di come risolvere problemi difficili, per irretire gli altri e far loro credere che fossi capace in tutto. Una volta promossa, volevo che più persone mi ammirassero e mi tenessero nel loro cuore, così raccontavo sempre ai miei fratelli di quanto fossi impegnata e quali sofferenze sopportassi. Ma non ho mai parlato della mia debolezza e della mia corruzione, così da convincerli che sapevo perseguire la verità, pagare un prezzo e portare fardelli nei miei doveri. Non li stavo forse ingannando? Il gran dragone rosso predica costantemente la sua immagine “grande, gloriosa e giusta” perché gli altri lo ammirino e lo seguano, ma insabbia in tutti i modi le nefandezze che segretamente compie, così da poter ingannare il resto del mondo. Che differenza c’era tre me e il gran dragone rosso? Dio mi ha donato doti e talenti per predicare il Vangelo, in modo che io potessi fare la mia parte per diffonderlo e portare più persone davanti a Dio e a ottenere la Sua salvezza. Ma ho usato questi doni e talenti come capitale per mettermi in mostra ed esibirmi ovunque, e godevo del rispetto e dell’adorazione dei miei fratelli e sorelle. Ero così sfacciata. Poiché non facevo che esaltarmi e mettermi in mostra per ingannare i miei fratelli e sorelle, loro non cercavano né pregavano Dio quando avevano problemi, ma condividevano con me per risolverli. Non cercavo forse di sostituirmi a Dio? Mi stavo opponendo a Dio! Quando ho pensato a questo, ho avuto molta paura. Sono tornata davanti a Dio in ginocchio e ho pianto pregando: “Dio, ho sbagliato. Mi sono esaltata e messa in mostra per farmi adorare dagli altri. Ho percorso l’irredimibile cammino della resistenza verso Te. Desidero pentirmi”.

Dopo di allora, ho riflettuto su me stessa. Sapevo chiaramente che la luce nelle mie condivisioni era l’illuminazione dello Spirito Santo, quindi perché mi mettevo ancora involontariamente in mostra? Poi, ho letto nella parola di Dio: “Ci sono persone che idolatrano Paolo in modo particolare. Amano uscire, tenere discorsi e lavorare, amano partecipare alle adunanze e predicare; amano essere ascoltati e adorati dalla gente, e che tutti ruotino intorno a loro. Amano essere considerate persone di prestigio dagli altri e gradiscono quando gli altri apprezzano l’immagine da loro presentata. Analizziamo la loro natura alla luce di questi comportamenti: qual è la loro natura? Se si comportano realmente in questo modo, allora ciò è sufficiente a dimostrare che sono arroganti e presuntuose. Non venerano affatto Dio; ricercano uno status più elevato e desiderano esercitare autorità sugli altri, dominarli e detenere una posizione di prestigio agli occhi altrui. Questa è la classica immagine di Satana. Gli aspetti della loro natura che emergono sono l’arroganza e la presunzione, una riluttanza a venerare Dio e un desiderio di essere venerati dagli altri. Simili comportamenti possono offrire una visione molto chiara della loro natura” (“Come conoscere la natura umana” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Una volta che le persone abbiano sviluppato una natura e un’essenza arroganti, spesso possono disobbedire e opporsi a Dio, non prestare attenzione alle Sue parole, generare nozioni riguardo a Lui, fare cose che Lo tradiscono e che esaltano e testimoniano le persone stesse. Tu dici di non essere arrogante, ma supponiamo che ti venga assegnata una Chiesa e ti sia concesso di guidarla; supponiamo che Io non ti abbia trattato e che nessuno della famiglia di Dio ti abbia potato: dopo averla guidata per un certo periodo, condurresti le persone ai tuoi piedi e le indurresti a sottomettersi dinanzi a te. E perché faresti così? Sarebbe determinato dalla tua natura; non sarebbe altro che una rivelazione naturale. Non hai alcun bisogno di impararlo da altri, né c’è bisogno che siano altri a insegnartelo. Non hai bisogno che altri ti istruiscano o ti costringano a farlo; questo genere di situazione capita in modo naturale. Ogni cosa che fai è per indurre le persone a sottomettersi dinanzi a te, ad adorarti, a esaltarti, a testimoniarti e ad ascoltarti in tutte le cose. Permetterti di essere un leader porta naturalmente a questa situazione, e non si può cambiare in alcun modo. E come si verifica questa situazione? È determinate dalla natura arrogante dell’uomo. La manifestazione dell’arroganza è la ribellione e l’opposizione a Dio. Quando gli uomini sono arroganti, presuntuosi e ipocriti, tendono a fondare i loro regni indipendenti e a fare le cose comunque vogliano. Inoltre conducono gli altri tra le proprie mani e nei propri abbracci. Se gli uomini sono capaci di fare cose di questo tipo, significa che l’essenza della loro natura arrogante è quella di Satana; è quella dell’arcangelo. Quando la loro arroganza e presunzione raggiungono un certo livello, essi diventano l’arcangelo e Dio deve essere accantonato. Se tu possiedi una simile natura arrogante, Dio non avrà alcun posto nel tuo cuore” (“Una natura arrogante è la radice dell’opposizione dell’uomo a Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ho visto dalle parole di Dio che la mia natura era molto arrogante ed egoista. Ero proprio come Paolo, che amava essere adorato e ammirato. All’inizio, volevo solo compiere bene il mio dovere, ma ero controllata dalla mia natura arrogante e ipocrita; così, nei gruppi, mi mettevo in mostra e mi vantavo involontariamente. Sapevo che le mie parole celavano i miei scopi e intenzioni personali, ma non ho mai saputo controllare le mie ambizioni e i miei desideri. Ho sempre voluto essere ammirata e lodata. Da bambina, sono stata viziata dalle attenzioni della mia famiglia e, da adulta, mi sono messa in affari e sono diventata una famosa imprenditrice. A casa e al lavoro, avevo sempre l’ultima parola. Ovunque andassi, trovavo le lodi e l’ammirazione degli altri, e mi piaceva la sensazione di essere la stella più luminosa del cielo e di avere il sostegno di tutti. Dopo aver iniziato a credere in Dio, non mi appagava essere un membro qualunque della Chiesa. Ho sempre cercato opportunità per essere stimata e ammirata. La natura di Paolo era particolarmente arrogante, voleva sempre che gli altri lo adorassero e stimassero, così metteva in mostra con chiunque quanto lavoro facesse e quante sofferenze sopportasse. Non ha mai testimoniato Cristo nelle sue lettere. Al contrario, esaltava se stesso con il pretesto di sostenere la Chiesa, e arrivò a testimoniare spudoratamente che viveva come Cristo. I credenti lo adoravano, lo esaltavano, lo prendevano come punto di riferimento, e consideravano persino le sue parole come parole di Dio. Al punto che oggi, dopo 2000 anni, molti credenti religiosi si aggrappano alle parole di Paolo e rifiutano di accogliere l’opera di Dio degli ultimi giorni. Paolo condusse le persone al suo seguito, offendendo così l’indole di Dio, e fu punito da Dio. Ora, anch’io ero arrogante e ipocrita, e vivevo secondo filosofie come “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso”, “Distinguiti dagli altri”, e simili idee e prospettive sataniche. Ho sempre voluto essere al di sopra degli altri, esibire il mio talento. Così i miei fratelli ascoltavano solo me quando succedeva qualcosa, accettavano qualsiasi cosa dicessi, facevano di tutto per prendere appunti completi delle mie condivisioni, e addirittura le registravano, perché consideravano le mie parole più importanti di quelle di Dio. Nemmeno a quel punto ho saputo riflettere su me stessa. Anzi, mi sono crogiolata nel piacere di essere ammirata. Ero così arrogante e spudorata! Non conoscevo la mia stessa identità. Non capivo di essere una creatura, un essere umano corrotto da Satana, mi ponevo sfrontatamente su un alto piedistallo. Volevo occupare un posto nel cuore degli altri, e che mi ascoltassero e approvassero. Poiché continuavo a mettermi in mostra, avevo un posto nel cuore dei miei fratelli e sorelle. Più ammiravano me, più si allontanavano da Dio. Non stavo forse contendendo le persone a Dio? Ho pensato al primo decreto amministrativo dell’Età del Regno, “L’uomo non dovrebbe magnificare né esaltare sé stesso. Dovrebbe invece adorare ed esaltare Dio” (“I dieci decreti amministrativi cui gli eletti di Dio devono obbedire nell’Età del Regno” in “La Parola appare nella carne”). Gli uomini sono stati creati da Dio, quindi dovremmo adorare Dio e considerarLo al di sopra di ogni cosa, ma io ho cercato di essere ammirata, stimata e considerata superiore a tutto. Non stavo forse violando questo decreto amministrativo? In quel momento, ho avuto molta paura. Ho compreso la grave natura del mettermi in mostra per far sì che gli altri mi venerassero e stimassero. Avanti di quel passo, sarei di certo finita all’inferno e sarei stata punita come Paolo! La psoriasi era Dio che mi disciplinava. Mi stava avvertendo attraverso la malattia che mi ero smarrita. Era la salvezza che Dio mi offriva!

Poi, ho ricordato un passo della parola di Dio: “Sebbene dica che Egli è il Creatore e che l’uomo è la Sua creazione, cosa che potrebbe indurre a credere che ci sia una certa differenza di rango, la realtà è che tutto ciò che Dio ha fatto per l’uomo va ben oltre una relazione di questa natura. Dio ama l’umanità, le vuole bene, mostra sollecitudine nei suoi confronti e provvede a essa costantemente e incessantemente. In cuor Suo non ha mai la sensazione che questo sia un aggravio dell’opera o qualcosa che meriti un gran credito. Non ritiene nemmeno che salvare gli uomini, sostentarli e concedere loro ogni cosa equivalga a dare loro un enorme contributo. Si limita a provvedere all’umanità tranquillamente e silenziosamente, a Suo modo e attraverso la Sua essenza e attraverso ciò che Egli ha ed è. A prescindere da quanto provveda agli uomini e li aiuti, Dio non pensa e non prova mai a prenderSi il merito. Ciò dipende dalla Sua essenza, ed è precisamente anche una vera espressione della Sua indole” (“L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in “La Parola appare nella carne”). Dio è il Creatore e, per salvare gli uomini dalla schiavitù di Satana, Si è incarnato personalmente per operare tra la gente, e ne ha sopportato la condanna e la calunnia. Dio ha sacrificato tutto per l’umanità, ma non Si è mai messo in mostra. Tra gli uomini, non ha mai usato la Sua identità divina come merce di scambio. Si è limitato a donarci in silenzio la verità e la vita. Ho visto che l’essenza di Dio è buona e meravigliosa, e che Lui è umile e nascosto, sprovvisto di arroganza o orgoglio. Quanto a me, ero una persona corrotta da Satana e in origine non avevo nulla, eppure Dio mi ha elevata con il mio dovere, e mi ha guidata e illuminata mentre lo svolgevo, ma io l’ho usato come un capitale da sbandierare ovunque andassi in modo da conquistarmi un posto nel cuore delle persone insieme alla loro ammirazione e stima. Ero così sfrontata, disgustosa e vile agli occhi di Dio. Ho pregato dinanzi a Dio: “Dio, ho sbagliato. Desidero confessarTi i miei peccati e pentirmi. Non voglio più mettermi in mostra. Ti chiedo di guidarmi e mostrarmi una via per risolvere la mia indole corrotta”.

Ho letto due passi della parola di Dio. “Cosa si deve fare per non esaltare e testimoniare sé stessi? Riguardo a una stessa questione, se ti vanti raggiungerai il tuo scopo di esaltare e testimoniare te stesso e ispirare venerazione negli altri, mentre se invece ti apri e metti a nudo il tuo vero io, l’essenza è diversa. In fin dei conti si riduce ai dettagli, non è così? Per esempio, quando metti a nudo le tue motivazioni e considerazioni, devi essere in grado di distinguere tra le frasi e i modi di esprimerti che denotano autoconsapevolezza e quelli per metterti in mostra affinché gli altri ti venerino, trattandosi il secondo caso di esaltazione e testimonianza di te stesso. Se racconti come hai pregato e cercato la verità, testimoniando attraverso le prove, allora questo è esaltare Dio e renderGli testimonianza. Una tale pratica non è assolutamente mettersi in mostra e dare testimonianza di sé. Se si stia ostentando e rendendo testimonianza a sé stessi oppure no, questo dipende principalmente dal fatto che si sia veramente sperimentato o meno ciò che si dice, e se l’effetto della testimonianza a Dio sia stato raggiunto; allo stesso modo, è necessario distinguere quali scopi e intenzioni si abbiano quando si parla delle proprie esperienze e testimonianze. Tutte queste cose rendono facile evidenziare la differenza. La propria intenzione è coinvolta anche quando ci si mette a nudo e ci si analizza. Se la tua intenzione è quella di mostrare a tutti come la tua corruzione sia stata messa in evidenza, come sei cambiato, e permettere agli altri di beneficiare di questo, allora le tue parole sono sincere e vere, e in linea con i fatti. Tali intenzioni sono giuste, e non ti stai vantando né stai testimoniando te stesso. Se invece la tua intenzione è quella di mostrare a tutti ciò che hai realmente sperimentato, e che sei cambiato e possiedi la realtà della verità, e quindi di guadagnare l’altrui ammirazione e venerazione, allora quest’intenzione è falsa e andrebbe portata alla luce. Se le esperienze e la testimonianza di cui parli sono false, se sono rettificate e concepite per ingannare le persone, per impedire loro di vederti per ciò che sei davvero, per impedire che le tue intenzioni, corruzioni, debolezze o negatività siano rivelate agli altri, allora tali parole sono ingannevoli e ipocrite; questa è falsa testimonianza, è ingannare Dio, svergogna Dio, ed è ciò che Egli disprezza più di ogni altra cosa. Sono due condizioni ben diverse, che si differenziano tra loro in base alla motivazione” (“Esaltano e testimoniano sé stessi” in “Smascherare gli anticristi”). “Quando rendete testimonianza a Dio, dovreste soprattutto parlare maggiormente di come Egli giudica e castiga le persone, di quali prove usa per affinarle e cambiarne l’indole. Dovreste parlare anche di quanta corruzione è stata rivelata nella vostra esperienza, di quanto avete sopportato e di come alla fine siete stati conquistati da Dio; parlate di quanta vera conoscenza dell’opera di Dio avete e di come dovete rendere testimonianza per Lui e ripagarLo del Suo amore. Dovete parlare questo tipo di linguaggio in modo più pratico, esprimendovi contemporaneamente in maniera semplice. Non parlate di teorie vuote. Parlate in modo più concreto; parlate con il cuore. È così che dovreste sperimentare. Non armatevi di teorie vuote, apparentemente profonde, solo per mettervi in mostra; questo comportamento vi fa apparire molto arroganti e irragionevoli. Dovreste parlare maggiormente di cose reali tratte dalle vostre esperienze effettive che siano genuine e che provengano dal cuore; questa è la cosa che reca maggiore beneficio agli altri ed è quanto di più adeguato possano vedere” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ho capito dalle parole di Dio che, se volevo smettere di esaltare e testimoniare me stessa, dovevo vivere spesso alla presenza di Dio, avere un cuore pio e timorato di Dio, aprire il mio cuore davanti ai miei fratelli e sorelle, rivelare e analizzare consapevolmente la mia corruzione e parlare delle mie esperienze reali. Quando avessi desiderato di glorificarmi, avrei dovuto rinunciare a me stessa e rettificare le mie intenzioni. Avrei dovuto esporre e analizzare più spesso la mia corruzione e la mia ribellione, e condividere la mia conoscenza dell’opera di Dio dopo aver sperimentato il Suo giudizio, il castigo, le prove e l’affinamento. Devo parlare di più dal cuore, in modo che i miei fratelli e sorelle possano beneficiarne e vedere il mio lato autentico. Una volta acquisita una via per la pratica, ho messo a nudo la mia esperienza e comprensione di quel periodo nelle riunioni con i miei fratelli e le mie sorelle, e ho condiviso con loro che quel poco che capisco proviene interamente dall’illuminazione dello Spirito Santo, e non dalla mia reale levatura. Senza la guida di Dio, non potrei fare nulla. Anche loro hanno capito che sbagliavano ad adorarmi e venerarmi, e hanno detto che in futuro non lo avrebbero più fatto con nessuno, ma che avrebbero pregato Dio e cercato la Sua guida quando avessero avuto problemi, così da ottenere l’illuminazione dello Spirito Santo. In seguito, durante gli incontri, mi è capitato di imbattermi in problemi che non capivo bene, ma ho saputo rinunciare all’ego e ricercare apertamente con i miei fratelli. Dopo avermi sentita parlare, potevano condividere sulla loro comprensione e conoscenza, a volte su cose che io non capivo, e mi è stato di grande aiuto. Non mi adoravano più come prima e, quando emergevano dei problemi con me, erano in grado di farmeli notare direttamente. Se mi tornava il desiderio di esaltarmi e mettermi in mostra, pregavo Dio, accoglievo il Suo esame, e allo stesso tempo aprivo il cuore ai miei fratelli e sorelle, confidando loro i miei difetti e le mie mancanze e accettando la loro supervisione. Comportarmi così mi rendeva fiduciosa e mi metteva a mio agio, e assaporavo anche la dolcezza di praticare la verità. Una volta capita la mia natura arrogante e la strada sbagliata intrapresa, mi sono pentita davanti a Dio. Gradualmente, la mia psoriasi è scomparsa e sono guarita.

Dopo aver sperimentato la disciplina e il castigo di Dio, ho sentito veramente che l’indole giusta di Dio è così concreta e reale, e, anche se ho dovuto soffrire, l’intenzione di Dio era di salvarmi dalla mia corrotta indole satanica, il che mi ha mostrato il Suo amore così reale. Sono stati il giudizio, la punizione, la disciplina e il castigo di Dio a impedirmi di fare il male e ad allontanarmi dall’orlo del baratro. Lode a Dio!

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