La verità che si cela dietro la negligenza

30 Luglio 2022

di Qianbei, Corea del Sud

Lo scorso ottobre, abbiamo finito di produrre un video. Ci abbiamo dedicato molto lavoro, tempo ed energia, eppure il leader ha riscontrato molti difetti quando glielo abbiamo mostrato. Ha detto che l’inquadratura non era fatta bene, che non era all’altezza dei video precedenti e doveva essere rifatto. La cosa mi ha colto di sorpresa. Non avrei mai immaginato fosse realizzato così male. Rifarlo non significava che tutti i nostri sforzi e risorse erano stati sprecati? Sembrava uno spreco enorme.

Mi sentivo scoraggiato. Non sapevo come superare la cosa o quale lezione dovessi imparare. Ho considerato che il video era passato attraverso diversi cicli di montaggio e il leader l’aveva visto, ma non aveva mai menzionato quei difetti. Forse avevo scarsa levatura ed era normale che trascurassi quei problemi. Ma continuavo a pensarci e sentivo che non era quello. I problemi erano così gravi solo perché mancavo di levatura? Qual era la radice di quelle mancanze nel mio dovere? Poi mi sono ricordato di qualcosa che il leader aveva detto in passato, ossia che aveva controllato nel video solo i contenuti e la coerenza, ma questo non significava che non ci fossero difetti. Ci aveva detto di controllare i dettagli durante la produzione e sistemare eventuali problemi. Ma non è quello che ho fatto. Ho pensato che, dato che il leader lo aveva visto, il video andasse bene, quindi durante la produzione non l’ho controllato attentamente. L’ho preso molto alla leggera. Poi, quando sono emersi i problemi, ho dichiarato che il leader l’aveva già rivisto. Stavo evitando la mia responsabilità. Ero così irragionevole. Poi ho pensato che di certo vi si celava una lezione da apprendere, così ho pregato e ricercato, chiedendo a Dio di guidarmi a conoscere me stesso.

Qualche giorno dopo, la sorella con cui lavoravo mi ha chiesto di rivedere con lei un video già ultimato. Le ho parlato di alcuni problemi che ho notato nella mia revisione, ma lei ha risposto che, quando il leader l’aveva visto, aveva detto che gli piaceva l’idea e che avremmo dovuto finirlo subito. Avevo alcuni cambiamenti da suggerire, ma ero riluttante a menzionarli dopo aver sentito che secondo il leader era fatto molto bene. Temevo che, se avessimo apportato quei cambiamenti e io mi fossi rivelato in errore, sarei stato d’intralcio. Ma notavo che c’erano davvero dei difetti, così ho chiesto a un altro fratello di guardarlo e lui era d’accordo con me. Probabilmente avrei dovuto riproporre i miei consigli. Ma poi ho pensato che, se le modifiche che suggerivo avessero creato problemi, il leader avrebbe potuto chiederne conto, e allora sarebbe stata una mia responsabilità e sarei stato trattato. Ci ho pensato un po’ su: magari potevamo chiedere al lader. Se lui avesse approvato, non sarebbero servite modifiche. Questo avrebbe risparmiato problemi e rallentamenti. Così ho proposto alla mia collaboratrice di chiedere al leader per metterci l’anima in pace. Ma, appena l’ho detto, ho percepito che c’era qualcosa di sbagliato. Mi capitava davvero spesso: di fronte a un’opinione diversa, rispondevo sempre di chiedere al leader e far decidere lui. Se il leader dava la sua approvazione, non dovevamo preoccuparcene e potevamo andare avanti; altrimenti, se lui rilevava dei problemi, apportavamo altre modifiche. Facevamo così ogni volta. In effetti, non è che non conoscessimo i princìpi e i requisiti per produrre video. Sapevamo agire secondo i princìpi della verità in quel tipo di problemi, e il leader era chiaro: la sua revisione era solo un controllo generale, noi dovevamo verificare e correggere ogni minimo difetto. Questo era il mio dovere e il mio lavoro. Perché non ci mettevo il cuore? Di fronte a difetti o differenze di opinione, non cercavo la verità con i fratelli e le sorelle per raggiungere un accordo ed essere responsabile, ma passavo la palla al leader e non svolgevo il mio dovere. Poi, ho rammentato alcune parole di Dio. “Alcuni sono sempre passivi nello svolgimento del loro dovere e stanno sempre seduti ad aspettare, facendo affidamento sugli altri. Che atteggiamento è questo? È irresponsabilità. […] Tu predichi solo le lettere e le parole di dottrina e dici soltanto cose gradevoli, ma non svolgi un lavoro concreto. Se non vuoi compiere il tuo dovere, devi ammettere le tue responsabilità e dimetterti. Non devi mantenere il tuo incarico senza fare nulla, compromettendo così il lavoro della casa di Dio. Agire in tal modo non significa forse arrecare un danno agli eletti di Dio e compromettere il lavoro della Sua casa? Da come parli, sembri capire dottrine di ogni genere ma, se ti si chiede di svolgere un dovere, fai le cose con sbadataggine e per pura formalità, non sei minimamente coscienzioso. Questo significa forse spendersi sinceramente per Dio? Non hai alcuna sincerità verso Dio, ma la simuli. Sei forse in grado di ingannarLo? Da come parli di solito, sembri avere molta fiducia in te stesso; vorresti essere la colonna della casa di Dio, la sua roccia. Ma, quando compi un dovere, non hai nemmeno l’utilità di un fiammifero. Non è forse da parte tua un aperto inganno nei confronti di Dio? Sai che cosa deriva dal cercare di ingannare Dio? Il fatto che Egli ti detesti e ti mandi via! Tutti vengono smascherati nello svolgimento del loro dovere: se si assegna un dovere a una persona, ben presto questa rivela se sia sincera o ingannatrice e se ami o no la verità. Chi ama la verità sa svolgere con sincerità il proprio dovere e sa difendere il lavoro della casa di Dio; chi non ama la verità non difende minimamente il lavoro della casa di Dio ed è irresponsabile nello svolgimento del proprio dovere. Tutto questo è visibile a chi ha occhi per vedere. Nessuno fra coloro che svolgono male il proprio dovere ama la verità né è una persona sincera; saranno tutti oggetto di smascheramento e verranno espulsi” (“Si può vivere con vere sembianze umane soltanto essendo onesti” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dio dice che dobbiamo avere responsabilità nel nostro dovere e svolgere lavoro pratico. Questo è l’unico modo per farlo bene. Se non mettiamo il cuore nel nostro dovere, e ci limitiamo a cavarcela, senza prendere sul serio i problemi e non assumendoci responsabilità, limitandoci invece a un lavoro superficiale, non compiremo bene il nostro dovere e Dio non sarà soddisfatto. Agli occhi di Dio, persone simili sono inutili e indegne di un dovere. Ho visto che ero proprio come descritto da Dio. Quando mi imbattevo in un problema, se ci riflettevo, pregando e ricercando i princìpi con gli altri, arrivavamo a un accordo e a una soluzione. Ma io la reputavo una seccatura e non volevo fare lo sforzo, né vagliare le cose insieme agli altri. Così andavo direttamente dal leader, pensando che sarebbe stato meno impegnativo e problematico se avesse deciso lui. Altrimenti avremmo discusso per secoli senza trovare una risposta. Così, scaricavamo molti problemi sul nostro leader. Come caposquadra, non mi assumevo le mie responsabilità e non pagavo il prezzo che avrei dovuto. E, nelle discussioni di lavoro, a volte rilevavo delle questioni o ricevevo la guida dello Spirito Santo ma, quando poi ne parlavo, se un fratello o una sorella esprimevano un’opinione diversa, mi chiudevo a riccio. Avevo paura che gli altri mi ritenessero arrogante, e ancor di più temevo di dovermi assumere la responsabilità di eventuali problemi. Sentivo che, avendo condiviso la mia opinione, potevano valutarla da sé, e se non riuscivamo a raggiungere un consenso potevamo chiedere al leader. In questo modo, se fosse emerso un problema, almeno non sarebbe ricaduto tutto su di me. Non stavo ricercando come agire secondo i princìpi della verità o i requisiti della casa di Dio, e tanto meno consideravo cosa avrebbe giovato alla casa di Dio. Non volevo pagare il minimo prezzo. Ero irresponsabile. In apparenza, notavo ed evidenziavo i difetti, ma non li risolvevo. Lasciavo sempre l’ultima parola agli altri, e non volevo prendere decisioni. Ricorrevo a inganni, ero egoista e non difendevo gli interessi della casa di Dio. Anche io mi rivolgo al leader per tutto, pensando che, quando non capisco, sia ragionevole chiedere invece di fidarmi ciecamente di me stesso. Con la tua comunione e la rivelazione delle parole di Dio, posso vedere che sono irresponsabile, negligente nel mio dovere e per niente devoto. Quando l’ho capito, ho visto che ero stato davvero ottuso e insensibile. Dio ha predisposto così tante situazioni per me, ma io non ho mai cercato la verità né appreso una lezione. Ero costantemente superficiale e irresponsabile nel mio dovere. Era un modo pericoloso di compierlo. Avevo rilevato un problema e la mia collaboratrice aveva un’idea diversa. Se non ricercavo i princìpi della verità con lei per raggiungere un accordo né cercavo una soluzione, limitandomi a chiedere al leader, me la stavo solo cavando alla meglio. Allora ho pensato che dovevo cambiare il mio stato, che non potevo continuare a non prendere posizione ed essere irresponsabile. Così, ho proposto alla mia collaboratrice di creare un’altra versione, per poi confrontarle e far revisionare al leader quella che reputavamo migliore. Ai fratelli e alle sorelle sembrava una buona idea. Praticare così mi ha fatto sentire davvero a mio agio.

Poi, ho letto questo passo delle parole di Dio. “Chi teme di assumersi responsabilità è un codardo oppure vi è un problema in merito alla sua indole? Bisogna saper capire la differenza. In realtà non è una questione di codardia: se tale persona ricercasse la ricchezza o facesse qualcosa per il proprio interesse, non sarebbe forse molto coraggiosa? Si assumerebbe qualsiasi rischio. Ma quando fa qualcosa per la Chiesa, per la casa di Dio, non si assume alcun rischio. Una persona del genere è egoista e ignobile, è la più infida di tutte. Chiunque non si assuma responsabilità non è minimamente sincero verso Dio, senza parlare della sua lealtà. Che genere di persona osa assumersi responsabilità? Una persona che prende l’iniziativa e interviene coraggiosamente nel momento cruciale del lavoro della casa di Dio, che non teme di assumersi una responsabilità pesante, di sopportare grandi sofferenze, quando vede che il lavoro è quanto mai importante e cruciale. Ecco una persona leale verso Dio, un buon soldato di Cristo. Forse chi teme di assumersi responsabilità nel proprio dovere fa così perché non capisce la verità? No; ha un problema di umanità. Non ha senso di giustizia né di responsabilità. È egoista e ignobile, non è un sincero credente in Dio. Non accoglie minimamente la verità e per questo non può essere salvato. Credere in Dio e acquisire la verità costa molto, e per mettere in pratica la verità bisogna anche subire qualche sofferenza, rinunciando e abbandonando alcune cose. Dunque, chi teme di assumersi responsabilità può acquisire la verità? No, perché teme di mettere in pratica la verità, di subire una perdita in merito ai propri interessi; teme di essere umiliato, denigrato e giudicato. Non osa mettere in pratica la verità, perciò non può acquisirla e, per quanti possano essere i suoi anni di fede in Dio, non può comunque ottenere la Sua salvezza. Coloro che compiono un dovere nella casa di Dio, devono essere persone che si fanno carico del fardello del lavoro della Chiesa, si assumono le proprie responsabilità, sostengono i principi della verità, soffrono e ne pagano il prezzo. Essere carenti in queste aree significa essere inadatti a compiere un dovere e non possedere i requisiti per il suo adempimento. Ci sono molte persone che hanno paura di assumersi la responsabilità di compiere un dovere. La loro paura si manifesta principalmente in tre modi. Il primo è scegliere un dovere che non richieda di assumersi delle responsabilità. Se un leader della Chiesa affida loro un dovere, per prima cosa chiedono se debbano assumersi qualche responsabilità: se la risposta è sì, lo rifiutano; se invece non è richiesto che si assumano responsabilità, lo accettano malvolentieri, devono comunque verificare se il lavoro sia faticoso o gravoso e, nonostante la sua accettazione forzata, non sono motivati a svolgere bene il loro dovere, e scelgono comunque di farlo con superficialità e negligenza. Tempo libero, evitare la fatica e nessun impegno fisico: questo è il loro principio. Il secondo modo è che, quando si trovano in difficoltà o affrontano un problema, la prima cosa che fanno è riferirlo a un leader perché sia lui a gestirli e risolverli, nella speranza così di risparmiarsi ogni fastidio. Non si preoccupano di come il leader gestisca la questione e non se ne interessano: fintanto che non ne sono personalmente responsabili, allora tutto va bene per loro. Questo modo di compiere il proprio dovere è leale nei confronti di Dio? Questo è fare a scaricabarile, trascurare il proprio dovere, essere degli scansafatiche. Sono tutte chiacchiere, simili individui non fanno nulla di reale, e pensano tra sé e sé: ‘Poiché sono io a dover gestire questa cosa, che succede se poi sbaglio? Una volta che avranno esaminato la questione, non sarò io alla fine a essere ritenuto responsabile? La responsabilità non ricadrà prima di tutto su di me?’ Questo è ciò di cui si preoccupano. Ma credi che Dio possa esaminare ogni cosa? Tutti commettono errori. Se una persona dalle intenzioni corrette manca di esperienza e non ha mai gestito una certa questione in passato, ma ha comunque fatto del suo meglio, Dio lo vede. Devi credere nel fatto che Dio scruta ogni cosa e il cuore dell’uomo. Chi non crede nemmeno a questo, non è forse un miscredente? Che significato potrebbe avere affidare un dovere a persone di questo tipo? C’è infine un altro modo in cui manifestano la loro paura di assumersi delle responsabilità. Quando compiono il loro dovere, alcune persone si limitano a svolgere qualche lavoro superficiale, semplice, e che non comporti alcuna responsabilità. Scaricano sugli altri i lavori che comportano difficoltà e assunzione di responsabilità e, se qualcosa va male, addossano a loro la colpa e ne escono puliti. […] Chi teme di assumersi la responsabilità di svolgere il proprio dovere non si eleva nemmeno al livello di un leale servitore. È inadatto a svolgere un dovere” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Riflettendoci su, mi sembrava che Dio che mi parlasse faccia a faccia. Descriveva esattamente il mio stato. Nel dovere affidatomi dalla casa di Dio, non stavo lavorando sui princìpi della verità né affidandomi a Dio per fare del mio meglio; eludevo invece i problemi e le responsabilità, delegando tutto al leader perché se ne occupasse lui. Facevo qualsiasi cosa lui dicesse, pensando che se non era fatto bene non era un mio problema, e quindi non sarei stato trattato. Lo ritenevo un modo intelligente di fare le cose. Ma, dalle parole di Dio, ho visto che scaricavo le responsabilità, trascuravo il mio dovere, mi comportavo subdolamente. Nel mio dovere, ero astuto e ingannevole nei confronti di Dio. Mi creavo sempre una scappatoia per evitare le responsabilità. Non ero sincero e non pagavo un vero prezzo, né cercavo di fare del mio meglio. Ero superficiale e disonesto, non prestavo servizio lealmente. Non ero degno di un dovere. Quando finivamo un video, fintanto che il leader lo approvava, non lo rivedevo seriamente e lo trascuravo. Anche se altri avevano suggerimenti durante la produzione, non li prendevo molto sul serio. Davo solo un’occhiata veloce e poi acconsentivo. Ero davvero irresponsabile. Di conseguenza, molti video finiti avevano problemi e dovevano essere rimandati indietro per le revisioni. A volte il gruppo non raggiungeva il consenso su un video e io vedevo il problema, ma non prendevo posizione, rimandando invece la decisione al leader. A volte non comprendevamo dei problemi e avevamo bisogno della guida del leader per aiutarci a risolverli, ma altri erano totalmente alla mia portata, eppure io trovavo una scappatoia, non facendo qualcosa di cui invece ero capace. Non pagavo il prezzo che mi spettava né lo consideravo come avrei dovuto, preferendo la via più facile. Non ricercavo i princìpi della verità e trascuravo i difetti che rilevavo. Non cercavo nemmeno di fare il punto o di imparare lezioni dai fallimenti. Mi ero abituato ad agire così. Addirittura, mi dicevo che tutti commettono errori nel loro dovere. Ho trascurato alcuni problemi per la mia scarsa levatura. Ma, che riuscissi o meno a riscontrarli, non avevo un autentico senso di responsabilità. Mi comportavo da negligente e irresponsabile pur di proteggere me stesso, e scaricavo la responsabilità sul leader quando emergevano dei problemi. Facevo sempre in modo che non ricadesse su di me. Ora capisco: non era una questione di levatura, ma un problema della mia umanità.

Poi, ho letto un passo delle parole di Dio. “Se, ogni volta che ti succede qualcosa, ti proteggi e ti lasci una via di fuga, un’uscita di sicurezza, stai forse mettendo in pratica la verità? Questo non significa mettere in pratica la verità, significa essere subdoli. Adesso svolgi il tuo dovere nella casa di Dio. Qual è il primo principio per svolgere il dovere? È che devi prima di tutto svolgere il dovere con tutto il tuo cuore, senza lesinare alcuno sforzo, per tutelare gli interessi della casa di Dio. Questo è un principio della verità, da mettere in pratica. Proteggersi lasciandosi una via di fuga, un’uscita di sicurezza, è il principio della pratica seguito dai miscredenti, è la loro filosofia più elevata. Tenere in considerazione prima di tutto sé stessi in tutte le cose e collocare i propri interessi davanti a ogni altra cosa, senza pensare agli altri, non avere alcun legame con gli interessi della casa di Dio e con gli interessi degli altri, pensare prima di tutto ai propri interessi e poi pensare a una via di fuga: non è forse ciò che fa un miscredente? Proprio così si comporta un miscredente. Una persona del genere non è adatta a svolgere un dovere” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Le parole di Dio mi hanno davvero commosso. Non avrei mai immaginato che avrei svolto un dovere con un atteggiamento da non credente, ed ero un miscredente agli occhi di Dio. Di fronte ai problemi, mettevo sempre al primo posto i miei interessi, per paura che qualcosa si ritorcesse contro di me. In apparenza, svolgevo il mio dovere, ma senza mai metterci tutto me stesso e senza ricercare i princìpi della verità. Non consideravo affatto gli interessi della chiesa. Mi limitavo a un impegno minimo nel mio dovere, agendo meccanicamente ogni giorno. Non è forse così che i miscredenti lavorano per i loro capi? Quando la mia collaboratrice aveva un’opinione diversa, perché delegavo ogni decisione al leader? Non volevo assumermi la responsabilità, quindi, anche se rilevavo dei difetti, lasciavo decidere lui, e mi sembrava persino la cosa giusta. Poi, ho visto che eludere le responsabilità era diventato naturale per me. Ero davvero astuto ed egoista e del tutto inaffidabile. Stavo ingannando Dio, ero subdolo e privo della benché minima sincerità. Mi ero autoescluso dalla casa di Dio, annoverando me stesso tra i miscredenti. Non ero affatto degno di un dovere. In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio. La parola di Dio dice: “Alcuni quando svolgono il loro dovere non si assumono responsabilità, fanno le cose con sbadataggine e per pura formalità. Pur vedendo il problema, non vogliono offendere gli altri, né desiderano cercare una soluzione o venire a patti con l’inconveniente, perciò fanno le cose in maniera affrettata, e di conseguenza il lavoro fa rifatto. Poiché sei tu a svolgere questo dovere, dovresti assumertene la responsabilità. Perché non lo prendi sul serio? Perché fai le cose con sbadataggine e per pura formalità? E non sei forse negligente nelle tue responsabilità quando svolgi il tuo dovere in questo modo? Chiunque sia ad assumersi la responsabilità principale, tutti gli altri sono responsabili di tenere d’occhio le cose, tutti devono farsi carico di questo fardello e avere questo senso di responsabilità; ma nessuno di voi presta attenzione, fate davvero le cose per pura formalità, non avete lealtà, siete negligenti nel vostro dovere! Non è che non vediate il problema, ma non siete disposti ad assumervi la responsabilità; e nemmeno, quando vedete il problema, volete occuparvi di tale questione, vi accontentate di ciò che va ‘abbastanza bene’. Fare le cose con sbadataggine e per pura formalità non è forse un tentativo di ingannare Dio? Se, compiendo l’opera e tenendo condivisioni sulla verità con voi, Io ritenessi sufficiente ciò che va abbastanza bene, allora, in relazione alla vostra levatura e alla vostra ricerca, che cosa ne ricavereste? Se avessi il vostro stesso atteggiamento, non ne ricavereste nulla. […] Perciò non posso fare così, ma devo parlare in dettaglio e fornire esempi per la condizione di ogni genere di persona, per gli atteggiamenti che le persone hanno nei confronti della verità e per ogni sorta di indole corrotta; soltanto allora comprenderete ciò che dico e capirete ciò che ascoltate. Qualunque sia l’aspetto della verità oggetto della condivisione, parlo con vari metodi, con modalità di condivisione per adulti e per bambini, anche sotto forma di fondamenti logici e racconti, con l’uso di teoria e di pratica e parlando di esperienze, affinché tutti possano capire la verità e accedere alla sua realtà. In tal modo, coloro che hanno levatura e sono inclini a farlo avranno l’occasione di capire e accogliere la verità ed essere salvati. Ma il vostro atteggiamento verso il dovere è sempre stato quello di fare le cose con sbadataggine e per pura formalità, di tirarla per le lunghe, e non vi importa quanto ritardo provochiate. Non riflettete su come ricercare la verità per risolvere i problemi, non pensate proprio a come svolgere adeguatamente il vostro dovere per poter testimoniare Dio. Questo significa trascurare il proprio dovere. Così la vostra vita cresce molto lentamente, e voi non siete turbati da quanto tempo avete sprecato. In realtà, se svolgeste il vostro dovere in maniera coscienziosa e responsabile, vi occorrerebbero al massimo cinque o sei anni per essere in grado di parlare delle vostre esperienze e rendere testimonianza a Dio, e i vari lavori della Chiesa verrebbero svolti con grande efficienza; ma voi non siete disposti a tener conto della volontà di Dio, né vi sforzate di acquisire la verità. Ci sono alcune cose che non sapete fare, perciò vi do istruzioni precise. Non è necessario che pensiate, dovete solo ascoltare e andare avanti. Questa è l’unica responsabilità che dovete assumervi; ma anche questo va oltre le vostre capacità. Dov’è la vostra lealtà? Non si vede da nessuna parte! Non fate altro che dire cose gradevoli. Nel vostro cuore, sapete che cosa dovreste fare, ma semplicemente non mettete in pratica la verità. Questa è ribellione contro Dio e fondamentalmente è una mancanza di amore per la verità. Nel vostro cuore, sapete benissimo come agire secondo la verità: ma non la mettete in pratica. È un problema grave; voi osservate la verità senza metterla in pratica. Non siete affatto persone che obbediscono a Dio. Per svolgere un dovere nella casa di Dio, il minimo che dobbiate fare è ricercare e mettere in pratica la verità e agire secondo i princìpi. Se non sai mettere in pratica la verità nello svolgimento del dovere, dove mai puoi metterla in pratica? E, se non metti in pratica la verità, sei un non credente. Qual è realmente il tuo scopo se non accogli la verità e tanto meno la metti in pratica, e se nella casa di Dio ti limiti a cercare di cavartela in qualche modo? Vuoi fare della casa di Dio la tua casa di riposo o un ospizio di carità? In tal caso, ti sbagli: la casa di Dio non si occupa di profittatori, di fannulloni. Chiunque abbia scarsa umanità, non compia volentieri il proprio dovere o sia inadatto a svolgere un dovere deve essere rimosso; tutti i non credenti che non accolgono affatto la verità devono essere espulsi. Anche quando egli comprende la verità, non la mette in pratica. Anche quando capisce perfettamente il problema, non se ne assume la responsabilità; sa che è una sua responsabilità, ma non ci mette il cuore. Se non ti assumi le responsabilità che sono alla tua portata, qual è il valore delle poche di cui ti fai carico? Quale effetto hanno? Stai solo facendo uno sforzo di pura facciata, dicendo le cose tanto per dirle. Non ci metti il cuore, né tantomeno tutta l’energia. Ciò non equivale a fare il tuo dovere a un livello accettabile, la lealtà non entra in gioco; ti limiti a vivere del sudore della tua fronte, tirando avanti come seguace di Dio. Una fede come questa ha forse qualche significato?” (“Per svolgere bene il dovere occorre, come minimo, una coscienza” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver letto le parole di Dio, mi vergognavo molto. Dio compie la Sua opera e tratta le persone con estrema sincerità. Egli usa metodi di ogni sorta per fare comunione con noi e salvarci, condividendo fin nei minimi dettagli su diversi aspetti della verità. Ci fornisce molti esempi per guidarci nel caso in cui non capiamo, e condivide costantemente la verità per sostenerci. La casa di Dio mi stava affidando un compito così importante, ma io non me ne assumevo la responsabilità. L’affrontavo con negligenza, battendo la fiacca appena potevo, arrivando perfino a ingannare Dio. Dov’era la mia umanità? Dio è sincero con me, mentre io non facevo che ingannarLo. In passato, avevo letto nelle Sue parole di persone con scarsa umanità, ma non pensavo potesse riguardarmi. Poi, ho visto che avevo davvero scarsa umanità e nessuna coscienza. In apparenza, svolgevo il mio dovere ogni giorno, pagavo un prezzo e facevo tutto quanto mi spettava. Ma il mio cuore non era rivolto a Dio. Non tentavo di fare del mio meglio nel mio dovere, di metterci tutto me stesso, di essere scrupoloso e coscienzioso. Non stavo compiendo un dovere, e non ero nemmeno degno di prestare servizio. Quei problemi nel video non erano una casualità: celavano l’indole di Dio, erano il Suo giudizio su di me. Sapevo che dipendeva solo dalla mia irresponsabilità, e non potevo rimediare alle perdite o alle trasgressioni che ne derivavano. Potevo solo pregare Dio, chiedendoGli di darmi la possibilità di pentirmi, e ho deciso di cambiare il mio atteggiamento nel mio dovere da allora in poi. Non potevo continuare ad essere così negligente.

Poi, ho letto un passo delle parole di Dio. “Quando si possiede un’indole corrotta, si è spesso superficiali e negligenti nel compiere il proprio dovere. Questo è uno dei problemi più gravi in assoluto. Per svolgere il loro dovere in modo appropriato, le persone devono prima affrontare questo problema riguardante la superficialità e la negligenza. Fintanto che avranno un tale atteggiamento di superficialità e negligenza, non saranno in grado di compiere il loro dovere in modo adeguato, il che significa che risolvere tale problema è di estrema importanza. Quindi, come dovrebbero metterlo in pratica? In primo luogo, devono risolvere il problema del loro approccio mentale; devono affrontare il loro dovere correttamente, e fare le cose con serietà e senso di responsabilità, senza essere ingannevoli o superficiali. Si compie il proprio dovere per Dio, non per una persona, chiunque essa sia; se si è in grado di accettare l’esame di Dio, si avrà lo stato mentale corretto. Inoltre, dopo aver fatto una cosa, le persone devono esaminarla e riflettere su di essa, e se nutrono in cuor loro dei dubbi, e dopo attenta analisi scoprono che sussiste davvero un problema, allora devono apportare dei cambiamenti; una volta operati questi cambiamenti, non avranno più alcun dubbio nel cuore. Quando si hanno dubbi, è la prova che c’è un problema, e si devono esaminare scrupolosamente le azioni che si sono compiute, specialmente nelle fasi cruciali. Questo è un atteggiamento responsabile nei confronti del compimento del proprio dovere. Quando si è seri, responsabili, dediti e laboriosi, il lavoro sarà eseguito adeguatamente. Talvolta, non hai lo stato mentale corretto e non riesci a trovare o a scoprire un errore evidente. Se fossi nel giusto stato mentale, allora, con l’illuminazione e la guida dello Spirito Santo, sapresti individuare la questione. Se lo Spirito Santo ti avesse guidato e ti avesse conferito questa consapevolezza, consentendoti di percepire che qualcosa non va, però tu ti trovassi nello stato mentale sbagliato e fossi distratto e disattento, saresti in grado di notare l’errore? Non lo noteresti. Questo cosa dimostra? Questo dimostra che la cooperazione da parte delle persone è molto importante; i loro cuori sono molto importanti, e dove indirizzano i loro pensieri e idee è molto importante. Dio scruta e riesce a vedere in che stato mentale le persone si trovino nell’adempimento dei loro doveri, e quanta energia vi dedichino. È fondamentale che gli uomini mettano tutto il loro cuore e tutta la loro forza in ciò che fanno. La collaborazione è fondamentale. Sforzarsi di non avere rimpianti riguardo ai doveri che si sono portati a termine e alle proprie azioni passate e arrivare dove non si deve nulla a Dio: è questo che significa dare tutto il proprio cuore e tutta la propria forza. Se non riesci mai a mettere tutto il tuo cuore e tutta la tua forza nell’adempimento del tuo dovere, se sei sempre negligente e superficiale, se arrechi ingenti danni al lavoro, e se i tuoi risultati sono molto al di sotto di quanto richiesto da Dio, allora ti può succedere solo una cosa: verrai cacciato via. E ci sarà tempo per i rimpianti, a quel punto? No. Tutto ciò diventerà un eterno rimorso, una macchia! Essere costantemente negligente e superficiale è una macchia, è una grave trasgressione: sì o no? (Sì.) Devi impegnarti ad eseguire i tuoi obblighi, e tutto ciò che ti spetta, con tutto il tuo cuore e tutta la tua forza, non devi essere negligente e superficiale, e non devi avere alcun rimpianto. Se riesci a fare questo, il dovere a cui adempi sarà commemorato da Dio. Le cose commemorate da Dio sono buone azioni. E quali cose, invece, non vengono commemorate da Dio? (Le trasgressioni e le azioni malvagie.) Le persone potrebbero non accettare il fatto che siano azioni malvagie se in questo momento venissero descritte come tali ma, se arriverà il giorno in cui tale questione avrà gravi conseguenze, in cui avrà un impatto negativo, in quell’istante ti renderai conto che non è soltanto una trasgressione comportamentale, bensì un’azione malvagia. Quando te ne accorgerai la rimpiangerai, e penserai: ‘Avrei dovuto essere un minimo previdente! Se all’inizio ci avessi pensato un po’ di più, se ci avessi messo un po’ più di impegno, queste conseguenze si sarebbero potute evitare’. Nulla cancellerà quest’onta eterna dal tuo cuore e, se dà origine a un debito eterno, finirai nei guai. Allora, oggi dovete impegnarvi a mettere tutto il vostro cuore e tutte le vostre forze nell’incarico che Dio vi ha affidato, a compiere ogni dovere con una coscienza chiara, senza rimpianti, e in un modo che sia commemorato da Dio. Qualunque cosa facciate, non siate negligenti e superficiali; quando avrete dei rimpianti, sarà tardi per rimediare. Se commettete una grave trasgressione, questa diventerà una macchia eterna, un rimpianto permanente. Entrambe queste strade vanno viste con chiarezza. Quale delle due dovreste scegliere per essere lodati da Dio? Compiere il vostro dovere con tutto il cuore e tutte le forze, e preparare e accumulare buone azioni, senza rammarico. Non permettete che si accumulino le trasgressioni, non rammaricatevene e non contraete debiti. Che succede quando si sono commesse troppe trasgressioni? Si accumula l’ira di Dio al Suo cospetto! Se trasgredisci sempre più e l’ira di Dio nei tuoi confronti aumenta di continuo, alla fine, sarai punito” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). In passato, ammettevo la mia superficialità nel mio dovere, ma non mi ero mai reso conto delle conseguenze che poteva avere su di me, o come Dio avrebbe visto un simile comportamento. In apparenza, non è nulla di estremamente malvagio, ma Dio odia tale approccio al dovere. Se non mi fossi pentito, sapevo che avrei compromesso la mia possibilità di salvezza. La realtà mi ha mostrato la gravità della mia superficialità e irresponsabilità nel mio dovere. È a causa della mia irresponsabilità che avevamo dovuto modificare di nuovo il video e tutto il nostro lavoro si era arrestato. Questa era una trasgressione. Se non avessi corretto subito il mio stato, continuando ad essere negligente e irresponsabile, avrei potuto offendere Dio ed essere scacciato in qualsiasi momento, e a quel punto sarebbe stato tardi per i rimpianti. Abbiamo trovato un percorso di pratica nelle parole di Dio. Per prima cosa, dobbiamo avere la giusta mentalità, accettare il controllo di Dio e assumerci le responsabilità. Poi, dobbiamo essere attenti nelle revisioni e non sorvolare i problemi che rileviamo. Dopo di che, mettiamo in pratica le parole di Dio. Abbiamo elencato le ragioni dei nostri fallimenti ed esaminato scrupolosamente i video in base ai princìpi, rivedendo ogni dettaglio. Abbiamo ricercato insieme i prìncipi e capito come modificare le cose. Le comunioni e le discussioni con i fratelli e le sorelle ci hanno aiutato a capire meglio i princìpi, e ci siamo resi conto che, anche se avevamo rivisto alcuni video più volte, stavolta, con un po’ più di attenzione, avevamo rilevato altri piccoli problemi. Questo dimostrava quanto fosse grave la nostra passata superficialità nei nostri doveri. Poi, abbiamo analizzato come modificare quei video sulla base dei princìpi, ci abbiamo lavorato cooperando in armonia, e li abbiamo fatti revisionare al leader quando non riscontravamo più alcun difetto. Praticare in questo modo ha fatto sentire tutti molto meglio. Dopo aver modificato i video, li abbiamo fatti esaminare al leader. Lui ha detto: “Molto bene, non vedo alcun difetto in questi video. Stavolta avete fatto un buon lavoro”. Quando il leader ha detto questo, non ho potuto fare a meno di ringraziare Dio dal cuore. Sapevo che non eravamo noi ad aver fatto un buon lavoro, ma era la guida di Dio. Dio ci guida e ci benedice quando ci vede anche un minimo intenzionati a cambiare e a pentirci, e a smettere di essere così negligenti. Questa esperienza mi ha davvero mostrato che si deve mettere il cuore nel proprio dovere per sentirsi in pace. Lode a Dio!

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Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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