Solo una valutazione delle persone attraverso la parola di Dio è accurata

17 Gennaio 2023

Un giorno, a marzo di quest’anno, ho saputo che la chiesa aveva messo una mia sorella più grande in isolamento affinché riflettesse. Il mio cuore ha sussultato. Non credevo alle mie orecchie. Da quando credevo in Dio, mia sorella era stata il mio modello, e io la ammiravo e stimavo. Sentivo che credeva veramente in Dio e perseguiva la verità, e sicuramente sarebbe stata salvata. Il suo isolamento è stato per me un fulmine a ciel sereno. Come era possibile? Era brava a predicare il Vangelo. Da quando credeva, aveva convertito molte persone ed era capace di soffrire e di pagare un prezzo. Per ogni esigenza del lavoro della chiesa, era propositiva e non si tirava mai indietro. Svolgeva il suo dovere dalla mattina alla sera ed era molto attiva. Mi diceva anche spesso di pregare di più e di avvicinarmi a Dio, e ho visto che era così che lei praticava. La prima cosa che faceva al mattino era pregare Dio, ascoltava gli inni ogni volta che aveva tempo, e anche prima di dormire ascoltava le letture della parola di Dio. Perseguiva realmente la verità, quindi come poteva essere in isolamento? La leader aveva commesso un errore? Continuavo a pensare: “Se una persona che persegue con tanto entusiasmo non è qualificata agli occhi di Dio, allora io non ho speranza di essere salvata da Dio. Dio richiede che le persone compiano il loro dovere con tutto il cuore, la mente e la forza, cosa che io non ho fatto. Verrò isolata anche io per riflettere? Se ciò accadesse, come dovrei trattare la questione? Sarò in grado di continuare a credere in Dio?” Più ci pensavo, più mi sentivo a disagio, come attanagliata da un senso di crisi. Avevo sempre pensato che un giorno sarei stata scacciata. Allora, ero anche molto triste. Sono diventata diffidente verso Dio e demotivata nel mio dovere, e nelle riunioni non volevo condividere. Predicava il Vangelo senza principi e agiva in modo arbitrario. Alcuni di coloro a cui predicava avevano una cattiva umanità, altri non credevano sinceramente in Dio ed erano solo parassiti. Non agiva affatto in linea con i principi. I fratelli e le sorelle l’hanno richiamata e aiutata molte volte, ma lei si rifiutava di accettarlo. Si opponeva anche, dicendo: “Sono venuti, quindi perché non dovrei predicare loro?” A volte sembrava accettare le cose, ma non seguiva comunque i principi e continuava a fare di testa sua, con il risultato di intralciare il lavoro del Vangelo. Quando accadeva qualcosa, non imparava la lezione, discuteva sempre, e diffondeva negatività e nozioni. Una volta, in un incontro con i nuovi arrivati, ha detto: “Per compiere il mio dovere, ho lasciato famiglia e lavoro, e ho sofferto e pagato un prezzo, ma ci sono ancora molte difficoltà nella mia vita. Perché Dio non mi mostra grazia e non mi benedice?” Anche alcuni neofiti hanno sviluppato nozioni a queste sue parole e si sono lamentati di Dio. Non si atteneva mai ai principi e predicava sconsideratamente, e quindi diffondeva negatività e nozioni che ingannavano le persone, cosa che intralciava il lavoro della chiesa; e, poiché rifiutava di pentirsi, è stata isolata affinché riflettesse.

Il suo comportamento mi ha sorpresa. Non potevo credere che fosse vero. Tutti i buoni comportamenti che avevo visto in lei in passato erano solo un’illusione? In seguito, ho letto un passo della parola di Dio. “Alcuni chiedono: ‘Dimostra forse di perseguire la verità chi si nutre delle parole di Dio e condivide sulla verità quotidianamente, ed è in grado di compiere normalmente il proprio dovere? Dimostra di perseguire la verità una persona che fa tutto ciò che la casa di Dio dispone e non provoca mai disturbo o intralcio e, sebbene a volte violi i principi della verità, non lo fa consapevolmente o di proposito?’ Questa è una buona domanda. È un pensiero che si affaccia alla mente della maggior parte delle persone. Prima di tutto, bisogna capire se qualcuno sarebbe in grado di raggiungere la comprensione della verità e di ottenere la verità aderendo coerentemente a una tale pratica. Potrebbe? Che ne pensate? (Una tale pratica è corretta, ma sembra più simile a un rituale religioso. È un’osservanza di regole. Non può portare alla comprensione della verità o alla sua acquisizione.) Allora, che tipo di comportamento è questo, in realtà? (Un comportamento superficialmente buono.) Mi piace questa risposta. Si tratta semplicemente di buoni comportamenti che nascono da una base di coscienza e di ragione, come risultato di una buona educazione. Ma non sono altro che buoni comportamenti, e sono ben lontani dal perseguimento della verità. Qual è allora la causa alla radice di questi comportamenti? Da cosa originano? Essi derivano dalla coscienza e dalla ragione dell’uomo, dalla sua visione morale, dai suoi sentimenti favorevoli alla fede in Dio e dal suo autocontrollo. In quanto buoni comportamenti, quali sono, non hanno alcun rapporto con la verità; sono una cosa completamente differente. Un buon comportamento non equivale a praticare la verità e chi si comporta bene non è necessariamente approvato da Dio. Un buon comportamento e la pratica della verità sono due cose diverse e non hanno alcuna relazione tra loro. La pratica della verità è un requisito da parte di Dio ed è completamente in linea con la Sua volontà; un buon comportamento deriva dalla volontà dell’uomo e convoglia gli intenti e le motivazioni dell’uomo. È qualcosa che l’uomo considera buono. Sebbene un buon comportamento non sia un’azione malvagia, è in contrasto con i principi della verità e non ha nulla a che fare con la verità. Per quanto sia buono o conforme alle nozioni e alle fantasie dell’uomo, un buon comportamento non ha alcuna relazione con la verità, perciò nessuna quantità di buon comportamento incontrerà l’approvazione di Dio. Dal momento che un buon comportamento si definisce in questo modo, ovviamente non implica la pratica della verità. […] Questi comportamenti derivano dagli sforzi soggettivi dell’uomo, dalle sue nozioni, dalle sue preferenze e dalla sua volontà; non sono manifestazioni del pentimento conseguente alla vera conoscenza di sé da parte dell’uomo dopo che questi ha accettato il giudizio e il castigo delle parole di Dio e la verità, né sono comportamenti o azioni della pratica della verità che sorgono nel tentativo di sottomettersi a Dio. Lo capite? Questo per dire che tali comportamenti non implicano in alcun modo un cambiamento d’indole, né ciò che deriva dal subire il giudizio e il castigo delle parole di Dio, e neppure l’autentico pentimento che deriva dall’essere venuto a conoscenza della propria indole corrotta. Non si tratta certo di una vera sottomissione dell’uomo a Dio e alla verità, né tanto meno di un cuore di riverenza e di amore per Dio. Un buon comportamento non ha nulla a che fare con queste cose; è semplicemente qualcosa che proviene dall’uomo e che l’uomo considera buono. Eppure ci sono molte persone che vedono questi buoni comportamenti come un segno di pratica della verità. Questo è un grave errore, una visione e una comprensione assurde e fallaci. Questi buoni comportamenti sono solo l’esecuzione di una cerimonia religiosa, un agire meccanicamente. Non hanno il minimo rapporto con la pratica della verità. Dio potrà anche non condannarli apertamente, ma non li approva, di questo potete essere certi” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Cos’è la ricerca della verità (1)”). Dalla parola di Dio, ho imparato che saper fare rinunce, sacrificarsi, soffrire, pagare un prezzo e compiere delle buone azioni non significa che si stia perseguendo e praticando la verità. Queste manifestazioni non comportano un cambiamento d’indole. Sono solo pratiche basate sugli sforzi personali, le nozioni e le preferenze delle persone. Ho solo visto mia sorella leggere le parole di Dio ogni giorno, pregare spesso, e soffrire e pagare un prezzo nel suo dovere, ma non ho guardato ai motivi per cui soffriva e si spendeva, né se fosse cambiata o se avesse ottenuto buoni risultati nel suo dovere. Basandomi sulle mie fantasie, pensavo che credesse sinceramente in Dio e perseguisse la verità. Ero così sciocca! In apparenza, si impegnava nel suo dovere ogni giorno e faceva tutto ciò che la chiesa predisponeva, ma svolgeva il suo dovere senza principi, era arrogante e agiva in modo arbitrario. I fratelli e le sorelle l’hanno richiamata e aiutata molte volte, ma lei non lo accettava affatto, né rifletteva su se stessa, e diffondeva nozioni nella chiesa e ne intralciava la vita. Svolgeva forse il suo dovere? Stava chiaramente compiendo il male. In passato, non capivo la verità e non avevo discernimento, e perciò la consideravo un modello di comportamento. Ora, applicando la parola di Dio, vedevo che il suo duro lavoro esteriore, le rinunce e il suo spendersi erano al massimo buoni comportamenti. Non avevano nulla a che fare con la pratica della verità. Credeva in Dio da molti anni, ma non praticava affatto la verità, e poteva diffondere idee negative e intralciare il lavoro della chiesa. Non era una persona che cercava o accettava minimamente la verità.

In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio e ho acquisito discernimento sull’indole e sull’essenza di disgusto verso la verità di mia sorella. La parola di Dio dice: “I modi principali in cui si manifesta il disgusto per la verità non sono solo i sentimenti di avversione per la verità quando la si ascolta, ma anche la riluttanza a metterla in pratica. Quando è il momento di mettere in pratica la verità, una persona di questo genere si tira indietro e prende completamente le distanze dalla verità. Quando condividono durante le riunioni, alcuni sembrano pieni di entusiasmo, amano ripetere parole di dottrina e fare affermazioni altisonanti per ingannare gli altri e conquistarli; questo li fa apparire e sentire bene, e continuano all’infinito. E poi ci sono quelli che sono impegnati tutto il tempo in questioni di fede: leggono le parole di Dio, pregano, ascoltano inni, prendono appunti, come se non potessero stare lontani da Dio nemmeno per un momento. Dall’alba fino a notte fonda, sono impegnati a svolgere i loro doveri. Ma queste persone amano davvero la verità? Non hanno forse un’indole di disgusto nei confronti della verità? Quando si può vedere il loro vero stato? (Quando arriva il momento di praticare la verità, si sottraggono a essa e, quando affrontano il trattamento e la potatura, non sono disposte ad accettarlo.) Forse questo accade perché non capiscono ciò che ascoltano, o perché non comprendono la verità e non sono disposte ad accettarla? Né l’uno né l’altro: sono governate dalla loro natura ed è un problema di indole. In cuor loro, sanno benissimo che le parole di Dio sono la verità e una cosa positiva, che mettere in pratica la verità può portare a un cambiamento d’indole e a soddisfare la volontà di Dio, ma semplicemente non le accettano e non le mettono in pratica. Ecco cosa significa provare disgusto per la verità” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo la conoscenza dei sei tipi di indole corrotta è vera conoscenza di sé”). Avevo sempre pensato che, se qualcuno sapeva fare rinunce, sacrificarsi e compiere un dovere, allora stava perseguendo la verità. Ora vedevo che questa visione non era in linea con la verità. Non importa quanto una persona sembri soffrire e spendersi: se non accetta e non pratica mai la verità quando accade qualcosa, segue ostinatamente la propria volontà e non compie il suo dovere secondo i principi, allora è una persona che prova disgusto per la verità e non cambierà, a prescindere da quanto a lungo creda in Dio. Facendo un paragone con il comportamento di mia sorella, esteriormente sembrava pia, spesso leggeva la parola di Dio, ascoltava inni, pregava, soffriva e pagava un prezzo nel suo dovere, e sembrava una persona che credeva sinceramente in Dio e perseguiva la verità, ma in realtà non accettava affatto la verità. Era costantemente negligente e arbitraria nel suo dovere. Quando fratelli e sorelle le facevano notare i suoi problemi, controbatteva e discuteva sempre e non rifletteva mai su se stessa; dopo anni di fede in Dio, la sua indole non era cambiata. Faceva parte dei miscredenti disgustati dalla verità descritti da Dio. Sapeva fare rinunce, sacrificarsi, soffrire e pagare un prezzo, ma lo faceva in cambio della grazia e delle benedizioni di Dio. Quando gli ambienti predisposti da Dio non le piacevano, protestava e si lamentava, e diffondeva negatività e disturbava i fratelli e le sorelle. Era chiaro che non avesse la minima riverenza per Dio. Quando si spendeva per Dio, stava trattando con Lui e Lo stava ingannando. Le persone guardano all’altrui esteriorità. Quando vediamo che gli altri sanno soffrire e compiere buone azioni, pensiamo che siano brave persone. Dio invece guarda il cuore e l’essenza delle persone, nonché il loro atteggiamento verso la verità. Se qualcuno sa accettare la verità e, quando affronta la potatura e il trattamento, sa ricercare la verità, riflettere su se stesso, ottenere una vera conoscenza e un vero odio verso se stesso, e sa pentirsi autenticamente, allora è una persona che persegue e ama la verità, ed è una persona che Dio salverà. Se la natura di una persona è di ostinazione e disgusto per la verità e la sua indole non è cambiata minimamente dopo anni di fede in Dio, allora, anche se esteriormente compie molte buone azioni, non è che ipocrisia e finzione. I farisei sembravano pii e compivano molte buone azioni, ma la loro natura era di disgusto e disprezzo verso la verità. Quando il Signore Gesù espresse la verità e operò per salvare le persone, essi Gli si opposero ferocemente e Lo condannarono, e alla fine Lo inchiodarono alla croce, cosa per cui furono maledetti e puniti da Dio. Solo allora ho capito che senza la verità siamo ignoranti, non riusciamo a vedere chiaramente l’essenza delle persone, e non capiamo che tipo di persone piaccia a Dio o che tipo di persone Egli salvi. Quando ho saputo che mia sorella era stata isolata affinché riflettesse, non capivo. Pensavo che fosse perché la leader non aveva indagato e che si trattasse di un errore. Solo applicando la parola di Dio ho potuto vedere con chiarezza che l’isolamento dovuto alle sue azioni era in linea con i principi, e che la leader non aveva commesso un errore. In quel momento, ho provato un grande senso di sollievo.

In seguito, ho iniziato a chiedermi: quando ho saputo che mia sorella era stata isolata per riflettere, pur sapendo che dovevo accettarlo da Dio e che Dio è giusto, avevo ancora involontariamente molti timori e preoccupazioni. Ero preoccupata di aver creduto in Dio per poco tempo e di non aver svolto bene il mio dovere: dunque un giorno sarei stata espulsa e scacciata? Così, ho iniziato a fraintendere Dio e a diffidare di Lui. Ma sapevo anche che c’erano degli insegnamenti da trarre, così ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a comprendere la Sua volontà. Una volta, in una riunione, ho letto due passi della parola di Dio. “Se volete essere perfezionati da Dio, dovete imparare come fare esperienza in tutte le cose e riuscire a ottenere l’illuminazione in ogni cosa che vi capita: buona o cattiva che sia, dovrebbe recarti beneficio e non renderti negativo. Di qualunque cosa si tratti, dovresti riuscire a considerarla stando dalla parte di Dio, e non analizzarla o studiarla dal punto di vista dell’uomo (questa sarebbe una deviazione nella tua esperienza). Se questo è il modo di affrontare l’esperienza, allora il tuo cuore sarà colmo dei fardelli della tua vita; vivrai costantemente alla luce del volto di Dio e non devierai facilmente nella tua pratica. Persone siffatte hanno un brillante futuro che le aspetta” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Promesse a coloro che sono stati perfezionati”). “Io decido la destinazione di ciascuna persona non in base all’età, all’anzianità, alla quantità di sofferenza, né men che meno, al grado in cui suscita compassione, ma in base al fatto che possieda la verità. Non c’è altro criterio di scelta che questo. Dovete rendervi conto che anche tutti coloro che non fanno la volontà di Dio saranno puniti. Questo è un dato di fatto immutabile. Pertanto, tutti coloro che vengono puniti, sono puniti in tal modo a motivo della giustizia di Dio e come retribuzione delle loro numerose malvagie azioni” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Prepara sufficienti buone azioni per la tua destinazione”). Dalla parola di Dio, ho capito che, di fronte all’isolamento di mia sorella, la volontà di Dio era che acquisissi insegnamenti e discernimento, imparassi a valutare persone e questioni secondo la parola di Dio, e capissi chi piace a Dio e chi Egli odia. Ma, quando ho saputo che quella sorella era in isolamento per riflettere, ho avuto incomprensioni e dubbi, e ho vissuto nella negatività e nella debolezza. Temevo, poiché credevo in Dio da poco tempo e non avevo sofferto né pagato un prezzo come lei, di poter essere scacciata anch’io. Ora ho capito che Dio non determina la fine delle persone in base a quanto tempo credano o a quanto soffrano. Lo fa in base al fatto che, attraverso la loro fede in Dio, sappiano alla fine acquisire la verità e imparare a obbedire a Dio e ad adorarLo in modo autentico. Il punto è che non importa quanti anni qualcuno lavori o quanto rinunci, si spenda e paghi un prezzo: se non acquisisce la verità e la sua indole corrotta non cambia mai, alla fine non sarà salvato. Se compie molte azioni malvagie e non si pente mai, verrà punito da Dio. Questa è la giustizia di Dio. Paolo operò per molti anni e soffrì molto, conquistò molte persone predicando il Vangelo e fondò molte chiese, ma la sua indole di vita non cambiò minimamente. Al contrario, egli divenne sempre più arrogante, alla fine dichiarò apertamente di vivere come Cristo, e fu condannato e punito da Dio. Paolo è il classico esempio di come il semplice entusiasmo, la rinuncia e lo spendersi non siano sufficienti nella nostra fede in Dio. Ciò che conta è perseguire la verità e ottenere un cambiamento d’indole. Questo è il criterio che determina se le persone possano essere salvate. La casa di Dio compie il lavoro di purificazione e manda certe persone in isolamento a riflettere per evitare che continuino a compiere il male e a intralciare la vita della chiesa. È una protezione per loro e va anche a beneficio del lavoro della chiesa. Ma il loro esito finale dipende solo dalla loro natura ed essenza, dal fatto che perseguano la verità e dal loro cammino. Se, quando falliscono e cadono, le persone sanno riflettere su se stesse e pentirsi sinceramente, avranno ancora la possibilità di essere salvate da Dio. Se rimangono impenitenti, continuano a vivere con un’indole corrotta, a causare disturbo e a compiere il male, o se si lasciano andare, o diventano negative e si oppongono, allora sono autentici miscredenti e malfattori, vengono smascherate e scacciate, e non sono salvate da Dio. Ero diffidente e avevo incomprensioni su Dio perché non conoscevo i principi con cui Egli valuta le persone, non conoscevo la Sua indole giusta, e mi concentravo troppo sul mio futuro e sul mio destino. Grazie all’isolamento di mia sorella, ho capito in parte l’indole giusta di Dio e ho visto che, per quanto le persone sembrino soffrire e sacrificarsi nella loro fede, se non accettano mai la verità, non la praticano e non svolgono il loro dovere secondo i principi, alla fine non saranno salvate, e verranno smascherate e scacciate da Dio. La purificazione della chiesa è stata inoltre un monito che mi ha permesso di riflettere su me stessa e di pentirmi in tempo, di evitare la strada del fallimento, di concentrarmi sulla ricerca della verità e di compiere bene il mio dovere secondo i principi.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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