Liberarmi dei miei modi dispotici

12 Febbraio 2022

di Cheng Nuo, Francia

In realtà, quando all’inizio la leader mi ha affiancato sorella Lin per irrigare una Chiesa di neofiti, non ero molto contenta. Dal momento che in passato ho gestito due Chiese da sola, quindi perché mi servirebbe una collaboratrice per gestirne solo una? Qualsiasi risultato sarebbe stato di certo visto come merito di due persone, non sarei stata sotto i riflettori e nessuno mi avrebbe ammirata. Ma se avessi lavorato da sola i fratelli e le sorelle mi avrebbero ritenuta capace per esserci riuscita da me. Sarei la spina dorsale di quel dovere, indispensabile. Mi sarei distinta. Inoltre, con una collaboratrice non avrei più avuto l’ultima parola quindi non avrei forse metà del potere? Avrei dovuto chiedere il suo parere su ogni cosa e sarei sembrata un’inetta. Questo modo di pensare mi ha resa molto ostile alla sua assegnazione e mi chiedevo se la leader avesse sbagliato o se non avesse stima di me. Sapevo che tutte le altre Chiese erano guidate da due persone, ma io mi sentivo particolarmente abile, non come gli altri. Escludevo davvero sorella Lin, non le parlavo nemmeno di molte cose che facevo. Una volta alcuni membri se n’erano andati e si dovevano unire due gruppi. Ho pensato che potevo gestire da sola questa cosa semplice. Me ne ero già occupata in passato, non c’era nulla da discutere. Così ho fuso i due gruppi. Sorella Lin me ne ha chiesto, e le ho detto con fierezza che era tutto fatto. Poi, una leader ci ha chiesto di scegliere quali neofiti coltivare per condividere il Vangelo, così ho formato direttamente un gruppo di buoni candidati. Quando stavano imparando i principi per quel compito, ho notato che uno era sempre occupato con il suo lavoro. Senza interpellare nessuno, l’ho estromesso dal gruppo e gli ho revocato l’idoneità a svolgere qualsiasi dovere Quando l’ha saputo fratello Zhang, responsabile dell’evangelizazione, mi ha trattata, dicendo che agivo in modo autoritario e arbitrario e decidevo senza coinvolgere la mia collaboratrice. Al momento gli ho dato ragione, ma dentro di me non ritenevo la mia corruzione così grave.

Dopo che episodi simili si sono ripetuti più volte, un giorno sorella Lin mi ha cercata e mi ha detto: “Noi collaboriamo. Anche se sai gestire le cose da sola, dovresti coinvolgermi affinché anch’io sappia come procede il nostro lavoro. Sorella Zhang si impegna sempre a discutere con la sua collaboratrice. Parlano di tutto insieme”. Mi sono detta: “Se te ne parlo, tu seguirai il mio consiglio, quindi non è una formalità? La gente chiede solo perché non sa come fare qualcosa. Perché preoccuparsi quando posso farcela benissimo? Avere una collaboratrice è una tale seccatura, devo parlare con te di tutto. Mi fa sembrare un’incapace, una sottoposta che fa rapporto a un superiore”. Me ne ha parlato ancora un bel po’ di volte, ma io non ho cambiato atteggiamento. A volte mi chiedeva cose specifiche, ma io la snobbavo. Dal momento che mi chiedeva di argomenti di cui avevamo già parlato, la ignoravo. Nelle nostre discussioni di lavoro, a volte la sentivo sospirare di continuo, e mi chiedevo se si sentisse limitata da me. Provavo un po’ di disagio. Ma poi mi dicevo che non le avevo fatto nulla, e così non la prendevo sul serio. Un giorno mi ha chiesto: “Tu sapresti gestire questa Chiesa da sola, vero?” In quel momento non ho capito il perché di quella domanda e mi sono chiesta se sarebbe stata trasferita. Ho pensato che sarebbe stato fantastico, non avrei dovuto riferirle nulla, e avrei potuto essere al comando. Ho solo risposto: “Certo”. Lei non ha detto una parola. In seguito ho saputo che si sentiva davvero frenata da me, come se non potesse fare nulla, e voleva dimettersi. Ho solo capito che non mi comportavo bene con lei, ma non ho riflettuto molto.

La leader ha assegnato sorella Lin a un altro progetto per parte del tempo, perciò ero responsabile della maggior parte del lavoro della Chiesa. Ne ero segretamente felice, potevo finalmente mettermi in mostra e avere piena voce in capitolo. Ma le cose sono andate diversamente. Il mio dovere ovviamente era molto più difficile e, quando i fratelli e le sorelle avevano un problema nel loro, non riuscivo a vederne l’essenza e non sapevo risolverlo alla radice. Dopo un po’, sempre più neofiti non si riunivano con costanza, e la leader mi ha detto che nel lavoro ero la peggiore. Anche sorella Lin mi ha fatto notare molte volte le mie mancanze, definendomi un lupo solitario che non consultava gli altri e non cercava la verità nelle cose. All’epoca ero molto ottusa, non mi accorgevo di nulla e non riflettevo su me stessa. In seguito il mio stato è peggiorato sempre più, ero confusa. Un giorno, la leader ha detto che voleva discuterne con me e ha organizzato un incontro con un’altra sorella. Avevo sentito che il rendimento lavorativo di quella sorella era scarso, così ho pensato che la leader mi reputasse uguale a lei. Ero un po’ in ansia. Il mio problema era davvero così grave? Mi avrebbe rimossa dal mio dovere? Tutto andava bene prima, quando gestivo due Chiese, e ora con una sola, in un lavoro che mi era familiare, già svolto prima, perché stavo fallendo? Doveva esserci qualcosa di sbagliato in me. Ho pregato davanti a Dio, chiedendoGli di guidarmi a riflettere e capire il mio problema. Poi un giorno ho letto questo passo delle Sue parole: “Quando due persone sono responsabili di qualcosa e una di loro possiede l’essenza di un anticristo, che cosa viene manifestato in quest’ultima? A prescindere dalla questione, loro e solo loro sono quelli che prendono l’iniziativa, che fanno le domande, che sistemano le cose, che trovano una soluzione. E, il più delle volte, tengono il loro collaboratore completamente all’oscuro. Cos’è il loro collaboratore ai loro occhi? Non il loro vice, ma semplicemente un orpello. Agli occhi di un anticristo, semplicemente non è il suo collaboratore. Ogni volta che emerge un problema, un anticristo ci pensa su tra sé e sé, ci rimugina sopra e, una volta decisa la linea d’azione, informa tutti gli altri che questo è il modo in cui bisogna procedere e a nessuno è permesso metterlo in discussione. Qual è l’essenza della cooperazione degli anticristi con gli altri? Il fatto è che sono loro a prendere le decisioni. Agiscono in solitaria, parlando, risolvendo i problemi e svolgendo il lavoro da soli, e i loro collaboratori non sono altro che orpelli. E, poiché non sono capaci di lavorare con nessuno, condividono forse il loro lavoro con altri? No. In molti casi, le altre persone lo scoprono solo quando loro hanno già finito o risolto il problema. Gli altri dicono loro: ‘Tutti i problemi devono essere discussi con noi. Quando hai trattato quella persona? In che modo l’hai gestita? Perché non ne abbiamo saputo nulla?’ Gli anticristi non danno spiegazioni né prestano attenzione; per loro un collaboratore non serve a niente. Quando succede qualcosa, ci pensano su e decidono da soli, agendo come meglio credono. Non importa quante persone ci siano intorno a loro, è come se non esistessero; per gli anticristi, potrebbero anche essere fatte d’aria. In questo modo, deriva forse qualcosa di concreto dalla loro cooperazione con gli altri? No, si limitano ad agire meccanicamente, recitano una parte. Gli altri dicono loro: ‘Perché non condividi con tutti gli altri quando incappi in un problema?’ Al che gli anticristi rispondono: ‘Cosa ne sanno loro? Sono io il capogruppo, sta a me decidere’. Allora gli altri chiedono loro: ‘E perché non hai condiviso con il tuo collaboratore?’ E loro rispondono: ‘L’ho fatto, ma non aveva alcuna opinione al riguardo’. Sostengono che il loro collaboratore non abbia un’opinione o non sia in grado di pensare autonomamente, come pretesto per nascondere il fatto che obbediscono solo a sé stessi. E a ciò non segue la minima introspezione, tanto meno l’accettazione della verità: sarebbe impossibile. Questo è un problema relativo alla natura di un anticristo” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Questo passo è stato davvero toccante per me, come se ogni parola di Dio mi smascherasse direttamente. Finalmente ho capito che volere sempre l’ultima parola su tutto, ignorare del tutto sorella Lin e non consultarla, con la scusa che potevo fare da me, erano comportamenti dispotici e la via degli anticristi. Avevo sempre svolto il mio dovere in quel modo. Quando c’era da unire i due gruppi, l’ho fatto senza parlarne con sorella Lin. Non l’ho neanche avvertita a cose fatte. Quando quel neofita era occupato con il suo lavoro, non ho discusso la migliore linea d’azione, ma l’ho solo estromesso dal gruppo e sollevato dal suo dovere. Sorella Lin mi ha chiesto dei progetti e dei neofiti, ma non ho risposto con pazienza, anzi mi sono risentita, sentendomi una sua sottoposta, come se facessi rapporto a un superiore, ed ero altezzosa con lei. Volevo sempre avere l’ultima parola, il potere. Ero autoritaria e arbitraria nel mio dovere, volevo lavorare per conto mio, e la frenavo. Non stavo svolgendo un dovere. Intralciavo il lavoro della casa di Dio e agivo da lacchè di Satana.

Poi ho trovato un passo delle parole di Dio. “Alcuni anticristi dicono: ‘Quando mi imbatto in un problema, mi piace che sia io a prendere le decisioni. Non mi piace discuterne con nessun altro, mi farebbe sembrare stupido e incompetente!’ Che tipo di punto di vista è questo? È un’indole arrogante? Pensano che collaborare e discutere con gli altri, cercare da loro risposte e porre loro domande, sia svilente e poco dignitoso, un affronto al loro amor proprio. E così, per proteggere questo amor proprio, non si concedono trasparenza in nulla di ciò che fanno, non ne parlano agli altri, e tanto meno ne discutono con loro. Pensano che farlo equivalga a mostrarsi incompetenti; che chiedere sempre le opinioni degli altri significhi essere stupidi e incapaci di pensare da soli; che lavorare con gli altri per portare a termine un compito o per risolvere un problema li faccia apparire inutili. Non è questa la prospettiva ridicola che alberga nei loro cuori? Non è la loro indole corrotta? Quando le loro menti sono governate da una tale indole, sono incapaci di lavorare bene con gli altri. Ciò ha a che fare con l’arroganza e l’egocentrismo? Senza dubbio. Pensare di avere sempre ragione, di essere coloro che devono comandare e decidere: non è questa la loro mentalità? Da un lato, si tratta della loro mentalità e motivazione corrotta; ma soprattutto è la loro indole corrotta. A motivo di tale indole, credono che lavorare con gli altri voglia dire affievolire e frammentare il loro potere, che quando il lavoro è condiviso con gli altri il loro potere si indebolisca. Avere meno voce in capitolo equivale a una mancanza di potere reale, cosa che per loro costituisce una perdita enorme. E così, a prescindere da quale sia il problema in cui si imbattono, se ne hanno la possibilità e sono in grado di risolverlo da soli, allora non ne discutono con nessun altro, preferendo sbagliare piuttosto che farlo sapere ad altre persone, piuttosto che condividere il potere con qualcun altro, optando per la rimozione dall’incarico più che consentire ad altri di mettere le mani sul loro lavoro. Ecco chi sono gli anticristi. Preferiscono danneggiare gli interessi della casa di Dio e metterli a rischio piuttosto che condividere il loro potere con qualcun altro. Pensano che, quando svolgono un lavoro o si occupano di qualche questione, fintanto che comprendono la verità e sono capaci di sbrigarsela da soli, allora non hanno bisogno di collaborare con nessun altro, né di ricercare i princìpi; pensano che il lavoro debba essere eseguito e portato a termine autonomamente, e che solo questo li renda competenti. Sfruttando tale pretesto, raggiungono il loro scopo: fare di tutto per mettersi in mostra, per distinguersi, per esercitare il potere. Così gli anticristi si aggrappano al potere che hanno, e non vi rinuncerebbero mai e poi mai” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Letto questo, ho capito che la ragione per cui ero così dispotica e restia a lavorare con gli altri era il timore che, coinvolgendo più persone nel lavoro della Chiesa, il mio potere sarebbe stato spartito e non sarei stata l’unica a comandare, a prendere le decisioni o a essere ammirata. Mentre lavoravo con sorella Lin, avendo già avuto prima la responsabilità delle Chiese dei neofiti, pensavo di avere l’esperienza, l’abilità e le capacità per occuparmene. Ne ho fatto un capitale e sono stata arrogante, ritenendomi una persona speciale che doveva stare a un livello più alto. Lei voleva che la informassi prima di fare qualcosa, ma io sentivo che questo mi avrebbe fatta passare per incompetente, quindi agivo in solitaria. Ogni tanto mi chiedevo se dovessi consultarmi con lei ma, per mettermi in mostra ed essere stimata, accampavo il pretesto che non avrebbe espresso opinioni e sarebbe stata comunque d’accordo con me. La Chiesa ha stabilito che noi due lavorassimo insieme. Lei aveva il diritto di partecipare a ogni tipo di lavoro, di conoscerne i dettagli e i progressi, ma io l’ho esclusa per fare tutto da sola, togliendole il diritto di sapere le cose e di parlare, facendo di lei un orpello. Ho gestito tutto il lavoro da me senza coinvolgerla. Non ero diventata un anticristo che fondava il suo impero? Ho pensato alla dittatura del gran dragone rosso, al suo dominio totale, a cui la gente deve obbedire senza obiettare. E io volevo essere al comando in tutto ciò che facevo, dispotica e riluttante a discutere le cose con gli altri. Ero autoritaria nella Chiesa e avevo l’ultima parola. Ero forse diversa dal gran dragone rosso? Più ci pensavo, più vedevo che il mio rifiuto di collaborare con gli altri era grave, e provavo un po’ di timore. Cristo e la verità detengono il potere nella Chiesa. Non importa cosa succeda, dovremmo cercare la verità e agire secondo principio. Invece io volevo sempre l’ultima parola nella Chiesa che guidavo. Non volevo forse essere il sovrano assoluto? Non mi curavo di come praticare la verità e proteggere gli interessi della casa di Dio, ma che i miei desideri personali fossero soddisfatti. Alla fine il lavoro della Chiesa di cui ero a capo non progrediva, e io non ero altro che un intralcio. Dio mi aveva innalzata a quel dovere sperando che perseguissi la verità, lavorando bene con i fratelli e irrigando i neofiti affinché potessero presto intraprendere la vera via. Invece io mi sono messa in mostra, ho esercitato il mio potere e indotto gli altri ad ammirmi. Ero sempre autoritaria, esibivo le mie abilità. Questo non solo ostacolava il lavoro della casa di Dio, ma danneggiava i miei fratelli e anche la mia stessa vita.

Ho visto il video di una lettura delle parole di Dio che ha ribaltato le mie idee errate. Dio Onnipotente dice: “Una cooperazione armoniosa richiede di consentire che gli altri dicano la loro e permettere loro di proporre suggerimenti alternativi, e significa imparare ad accettare l’aiuto e i consigli degli altri. A volte le persone non dicono nulla, e allora si dovrebbe sollecitarle a esprimere la loro opinione. Qualsiasi problema si incontri, si dovrebbero cercare i princìpi della verità e tentare di raggiungere il consenso. Agendo in questo modo si otterrà una cooperazione armoniosa. Come leader o lavoratore, se ti ritieni sempre al di sopra degli altri, e nel tuo dovere te la spassi come un qualche funzionario del governo, bramando sempre i fronzoli della tua posizione, facendo sempre i tuoi piani, gestendo sempre operazioni personali, aspirando sempre al successo e alle promozioni, allora questo è un problema: agire come un funzionario del governo in questo modo è estremamente rischioso. Se è così che agisci sempre e non vuoi collaborare con nessuno, delegare la tua autorità ad altri, farti battere sul tempo, farti sottrarre l’aureola dalla testa; se vuoi solo avere tutto per te, allora sei un anticristo. Se, però, ricerchi spesso la verità, se rinunci alla carne e ai tuoi progetti e alle motivazioni personali, e se sai prendere l’iniziativa nel collaborare con gli altri, aprendo spesso il tuo cuore per consultarti con gli altri e ricercarne i consigli, e se sai accogliere i suggerimenti degli altri e ascoltarne attentamente pensieri e parole, sarai, allora, sulla retta via, nella giusta direzione. Scendi da cavallo e tralascia il tuo titolo. Non badare a queste cose, trattale come qualcosa di poco importante e non considerarle un segno di prestigio, una corona di alloro. Convinciti nel tuo cuore che tu e gli altri siete uguali; impara a metterti sullo stesso piano degli altri e a essere in grado perfino di abbassarti a chiedere le loro opinioni. Sii capace di ascoltare con serietà, cura e attenzione ciò che gli altri hanno da dire. In tal modo, creerai fra te e gli altri una collaborazione pacifica. Che scopo ha, allora, la collaborazione pacifica? Sicuramente, un ottimo scopo. Otterrai cose che non hai mai avuto prima, cose nuove, di un livello superiore; scoprirai le virtù degli altri e imparerai dai loro punti di forza. Ma c’è qualcos’altro, e riguarda gli aspetti delle tue concezioni secondo cui tu consideri gli altri sciocchi, stupidi, stolti, inferiori a te: quando ascolti i suggerimenti altrui o quando gli altri aprono il loro cuore per parlare con te, senza rendertene conto giungi a capire che proprio nessuno è semplice, che ognuno, chiunque sia, ha qualche pensiero degno di nota. E in questo modo smetterai di essere saccente, e di ritenerti più intelligente e migliore di tutti gli altri. Questo ti impedisce di vivere sempre in una condizione narcisistica, di ammirazione di te stesso. Serve a proteggerti, vero? Ecco i risultati e i benefici che derivano dal lavorare con gli altri” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Quando ho visto questo video, ho capito che non volevo collaborare con sorella Lin e avevo paura di dividere il mio potere perché non consideravo il dovere che Dio mi aveva affidato come Suo incarico e mia missione, bensì come mia carica ufficiale, mio ruolo e mia corona. Mi rifiutavo di collaborare con gli altri, sempre altezzosa e fiera, desiderosa di distinguermi. Era il cammino sbagliato. Ciò che quel periodo ha rivelato è stata la mia comprensione superficiale della verità e dell’approccio ai problemi. Non consideravo il nostro compito come collettivo e non svolgevo quasi nessun lavoro pratico. Ai fratelli serviva una mano con l’ingresso nella vita e io faticavo ad aiutarli, e c’era molto lavoro che non riuscivo a svolgere da sola. Avevo bisogno di persone con cui collaborare e discutere, a cui chiedere pareri, per imparare dai loro punti di forza e compensare le mie debolezze. Ho pensato a Dio incarnato che esprime così tante verità per salvare l’umanità ma non Si è mai posto come Dio. Egli ascolta i suggerimenti della gente in molte cose. Non ha la minima arroganza e non Si mette mai in mostra. Esprime sempre verità in silenzio per irrigare e sostenere l’umanità. Ho visto l’essenza amorevole e meravigliosa di Dio. Ma ero corrotta da Satana, preda di un’indole satanica, e non comprendevo la verità. C’era molto che non capivo. Eppure ero lo stesso altera e sprezzante, mi ritenevo speciale, in grado di svolgere tanto lavoro da sola senza collaboratori, senza coinvolgere nessuno. Ero incredibilmente arrogante. Infatti, discutere le cose e condividere di più nel proprio dovere è ragionevole e saggio, non denuncia incompetenza. Significa acquisire dagli altri cose che non riesci a vedere o a capire, ed evitare la via sbagliata a cui conduce la presunzione. È l’unico modo per svolgere bene un dovere ed essere protetti da Dio. Ora comprendo la volontà di Dio. Discutere le cose, collaborare e compensare le debolezze dell’altro è l’unico modo per fare bene il proprio dovere e compiacere Dio.

Poi ho letto un altro passo: “Quando vi coordinate con altri per svolgere i vostri doveri, sapete essere aperti a opinioni diverse? Riuscite ad accettare quello che dicono gli altri? Pensate che qualcuno sia perfetto? Per quanto una persona sia forte o capace e dotata di talento, comunque non è perfetta. Bisogna rendersene conto; è un dato di fatto. Inoltre questo è l’atteggiamento più appropriato per chi esamina correttamente i propri pregi e punti di forza oppure i propri difetti; questa è la razionalità che bisogna possedere. Con tale razionalità, puoi gestire i tuoi punti di forza e di debolezza nonché quelli degli altri, e questo ti consentirà di lavorare accanto a loro in armonia. Se sei armato di questo aspetto della verità e sai accedere a questo aspetto della realtà della verità, puoi allora interagire in armonia con fratelli e sorelle, attingendo ai loro punti di forza per compensare i tuoi eventuali punti deboli. In tal modo, qualunque dovere tu stia compiendo o qualunque cosa tu stia facendo, avrai sempre risultati migliori e riceverai la benedizione di Dio” (“Solo mettendo in pratica la verità si può possedere un’umanità normale” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). È vero. Essere grandi e capaci non significa essere completi. Ognuno ha i suoi punti di forza e le sue debolezze, che vanno affrontati nel modo giusto. Dobbiamo imparare ad ascoltare gli altri e a sostenerci a vicenda, in modo da avere il buon senso di collaborare bene con loro. Prima io mi concentravo solo sull’irrigare i nuovi credenti e sorella Lin sull’evangelizzazione. Se avessi gestito io tutto quel lavoro, non avrei mai potuto occuparmene o svolgerlo bene. E la mia prospettiva era limitata in molte cose nel mio dovere. Ero avventata. Ogni volta che una leader mi chiedeva del mio lavoro, c’erano molti errori, e cose che non erano state fatte bene. Ho capito che avevo davvero bisogno di una collaboratrice. Non l’avevo mai capito prima, e non conoscevo me stessa. Ero arrogante, volevo dominare e non sapevo lavorare con gli altri. Ciò ostacolava il lavoro della Chiesa. Mi sentivo incredibilmente in colpa, così ho pregato Dio in silenzio, non volendo più vivere nella corruzione, pronta a lavorare bene con sorella Lin nel mio dovere.

Nel nostro lavoro insieme, in seguito, ho visto i suoi molti punti di forza. Lei era molto più scrupolosa di me e cercava i principi della verità nelle cose. Era accurata nel condividere sui problemi. Io non ero leader da molto tempo, quindi avevo solo una vaga idea di come gestire il lavoro della Chiesa. Mi mancava un po’ di chiarezza sui dettagli del lavoro e nella condivisione. Lei era migliore in questi aspetti, ed era più amorevole di me nell’irrigare i nuovi credenti. Quando li aiutava, condivideva tutto più e più volte, e continuava a seguirli anche dopo. Quando pensavo che avesse già fatto un ottimo lavoro, diceva che bisognava osservarli ancora. Ho pensato a come non avevo collaborato con lei, considerandola superflua. A volte era stata negativa, ma si ricredeva subito e continuava a svolgere il suo dovere. Anche se ero stata sdegnosa nei suoi confronti, lei continuava a informarsi ancora e ancora. Era affettuosa e paziente, veramente responsabile nel suo dovere. Erano qualità che a me mancavano. Rendermene conto mi ha fatta stare malissimo. Ho visto quanto la mia indole corrotta aveva danneggiato sorella Lin e il lavoro della casa di Dio. Se fossi stata collaborarativa fin dall’inizio, discutendo tutto con lei, le cose non sarebbero andate così. In preda al rimorso, ho pregato davanti a Dio: “Dio, vedo la mia corruzione e i miei difetti, e ora capisco la Tua volontà. D’ora in poi collaborerò con sorella Lin e vivrò un’umana sembianza”.

Da allora, nel mio lavoro con sorella Lin, le facevo sempre domande come: “Ti sembra che questo vada bene? Hai un altro suggerimento?” Una volta, discutendo del nostro lavoro, mi ha chiesto come andava l’irrigazione dei neofiti. Ho pensato: “Ne abbiamo discusso solo un paio di giorni fa, perché riparlarne? Se c’è qualche problema, posso gestirlo io”. Volevo escluderla di nuovo. Mi sono resa conto che il mio vecchio problema si stava ripresentando, che volevo comandare. Ho detto una rapida preghiera, chiedendo a Dio di guidarmi a non agire in modo corrotto. Finito di pregare, ho ripensato a tutti i miei fallimenti passati, a come ero autoritaria e dispotica, volendo sempre fare le cose a modo mio e mettermi in mostra. Era interamente un’espressione di Satana. Dovevo rinunciare a me stessa e praticare le parole di Dio, e collaborare con lei. Così, ho condiviso sinceramente con lei tutto ciò che sapevo del lavoro, e quando ho finito lei ha esternato le sue idee. Ho imparato alcune cose dalla sua condivisione, era un modo meraviglioso di compiere il dovere. In seguito, discutevo con lei del nostro dovere, e cercavamo insieme la verità e condividevamo sui problemi dei neofiti. Continuando in quel modo, il mio stato e il mio rendimento nel dovere sono migliorati. Sono molto grata a Dio. E ho visto che praticare la verità nel mio dovere, lavorare bene con gli altri e sostenerci a vicenda viene benedetto da Dio!

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