Finalmente ho capito cosa significa adempiere al mio dovere

12 Ottobre 2021

di Xunqiu, Corea del Sud

Dio Onnipotente dice: “L’uomo che compie il suo dovere in realtà adempie tutto ciò che è intrinseco a lui, ciò che gli è possibile. È allora che il suo dovere viene realizzato. I difetti dell’uomo durante il suo servizio si riducono gradualmente col progredire dell’esperienza e col procedere della sua esperienza di giudizio; non ostacolano né influenzano il suo dovere. Coloro che smettono di servire oppure si arrendono e si tirano indietro per paura dei difetti che possono sussistere nel servizio sono i più codardi fra gli uomini. Se l’uomo non sa esprimere ciò che dovrebbe durante il servizio o conseguire ciò che gli è intrinsecamente possibile e invece indugia e agisce meccanicamente, ha perso la funzione che dovrebbe avere un essere creato. Questo genere di uomo è considerato una nullità mediocre e un inutile spreco di spazio; come può un individuo simile essere nobilitato col titolo di essere creato? Non si tratta forse di entità di corruzione che esteriormente brillano ma interiormente sono putride?” (“La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire cosa significa davvero svolgere il nostro dovere. Vuol dire mettere in campo tutto ciò che abbiamo compreso indipendentemente dalle doti e abilità che possediamo. Non si possono prendere scorciatoie o tirare a campare. Bisogna sforzarsi secondo ciò che Dio richiede. Così, possiamo compensare eventuali debolezze o carenze nello svolgimento dei nostri compiti, ottenendo risultati sempre migliori.

Recentemente, la Chiesa ha voluto girare alcuni video di inni solisti delle parole di Dio. Il capogruppo voleva che in una delle canzoni io fossi la voce principale e suonassi la chitarra. Quando me ne ha parlato, mi è venuta un po’ d’ansia. Cantare e suonare la chitarra è più difficile che cantare e basta. Inoltre, avevo già provato un’esibizione del genere ma, mentre cantavo, se mi concentravo sulla voce, perdevo gli accordi; viceversa, se tenevo gli accordi, non avevo espressività. Alla fine, il filmato era da buttare. Di fronte allo stesso compito, avrei voluto rifiutare, ma non mi sembrava che corrispondesse alla volontà di Dio. Se tutti i miei fratelli mi credevano adatta alla canzone, avrei dovuto compiere il mio dovere con spirito collaborativo. Così, ho accettato. Dopo due giorni di prove, me la cavavo abbastanza nelle parti di canto e recitazione. Però, gli accordi di chitarra erano complicati e difficili da ricordare. A un solo giorno dalle riprese, continuava a crescermi l’ansia. Temevo che, anche se avessi continuato a fare esercizio, ormai fosse tardi per cambiare le cose; e poi, se avessi continuato a provare, non mi si sarebbero gonfiate le mani? Anche tralasciando il fastidio, rischiavo di dimenticarli lo stesso. A quel pensiero, mi è passata la voglia di sacrificarmi, così ho continuato a cercare la soluzione ideale a quel problema spinoso. A un certo punto, mi è venuta un’idea: potevo chiedere al cameraman di non riprendermi troppo le mani, così avrei evitato di faticare su quei fastidiosi accordi. Il video, potevamo ancora girarlo. Sembrava una buona idea. In realtà, quel pensiero mi metteva un po’ a disagio. Mi sentivo una persona irresponsabile. Se ci fosse stato un problema con gli accordi e avessimo dovuto rigirare il video? Poi, però, mi sono detta: “Il tempo è poco e il pezzo è difficile. Sarebbe faticoso e stressante interpretarlo bene. Io più di questo non riesco a fare. Inoltre, serve a far uscire il video il prima possibile. Penso che gli altri capiranno”. A quel punto, mi sono concentrata sul canto e sull’esibizione, senza curarmi degli accordi. Il risultato mi sembrava sufficiente.

Arrivato il momento delle riprese, ho chiesto al fratello dietro la macchina di non riprendermi troppo le mani. Immaginavo che sarebbe andato tutto bene. Però, il giorno dopo, il regista mi ha detto che alcuni accordi erano venuti male e me ne ha chiesto il motivo. Mi sono sentita tanto in colpa e sono arrossata in volto. Ho pensato: “Oh no, dovremo ripetere le riprese?” Ho subito chiesto al montatore se c’era un’altra soluzione, ma lui ha solo scosso la testa. Ci aveva provato, ma non funzionava. A questo punto, era certo che il video andasse rifatto. Mi sentivo in colpa, sapendo di essere la causa del problema. Più tardi, quando ci siamo riuniti per discutere dell’accaduto, ho esposto le ragioni per cui mi ero comportata in quel modo. Una sorella mi ha rimproverato così: “Perché non ci hai detto di non aver imparato gli accordi? Ora dobbiamo rigirare il video e l’intero progetto è in ritardo. Sei stata negligente e irresponsabile!” Proprio non mi andavano giù quelle parole. Ho pensato: “Ho fatto del mio meglio, no? Il fatto è che non mi vengono gli accordi. Volevo solo assicurarmi che il video fosse finito in fretta. Bastava non riprendermi le mani, no?” Trovavo solo scuse, senza riflettere su me stessa. Poi, un’altra sorella mi ha detto: “Se non ce la facevi, potevi esercitarti di più, anche a costo di rimandare le riprese di qualche giorno. Ma non puoi fare le cose alla bell’e meglio. Tu sei la cantante principale: che effetto farà se non ti riprendiamo a suonare? E’ stata una cosa tanto irresponsabile, tanto negligente!” Quando ha detto quel “tanto”, mi ha davvero trafitto. Il mio primo pensiero è stato: “Se i miei fratelli mi trovano negligente nei miei doveri, forse sono davvero nel torto? Anch’io volevo un bel video. Ma il progetto è in ritardo e bisogna ricominciare perché ho sbagliato gli accordi. La colpa è sicuramente mia”. Quel pensiero mi ha amareggiato. Ho smesso di protestare, iniziando a riflettere.

In seguito, ho trovato un passo dalle parole di Dio che mi ha davvero commossa. Diceva così: “Qual è il risultato del compiere il proprio dovere in maniera superficiale e affrettata e del prenderlo sottogamba? È che compirai il tuo dovere in maniera scadente, anche se saresti in grado di svolgerlo bene: non avrai fatto le cose come si deve, e Dio non sarà soddisfatto del tuo atteggiamento nei confronti del dovere. Se inizialmente tu avessi ricercato e collaborato normalmente; se vi avessi rivolto tutti i tuoi pensieri; se ti fossi dato da fare con tutto il cuore e con tutta l’anima, mettendoci il massimo impegno, e vi avessi dedicato per un periodo le tue fatiche, i tuoi sforzi e i tuoi pensieri, o avessi trascorso del tempo a registrare i riferimenti, dedicandovi l’intera mente e l’intero corpo; se tu fossi stato capace di una tale collaborazione, Dio sarebbe davanti a te a guidarti. Non ti serve esercitare un grande sforzo; quando non ti risparmi nel collaborare, Dio avrà già disposto tutto per te. Se sei scaltro e infido e, a metà del lavoro, cambi idea e vai fuori strada, Dio non dimostrerà alcun interesse per te; avrai perso l’occasione, e Dio dirà: ‘Non ne sei capace; sei inutile. Fatti da parte. Ti piace oziare, vero? Ti piace essere falso e astuto, vero? Ti piace riposare? Bene, allora riposati’. Dio offrirà questa grazia e questa occasione a qualcun altro. Che dite: è una perdita o un guadagno? È una perdita enorme!” (“Come risolvere il problema della negligenza e della superficialità nello svolgimento del proprio dovere” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio hanno rivelato la mia condizione. Avevo promesso di esercitarmi per la parte principale, ma in realtà non ho mantenuto quell’impegno. Non ho affrontato le mie debolezze né cercato informazioni su come migliorare gli accordi. Ho battuto la fiacca, perché lo ritenevo troppo difficile. Con la scusa del tempo che stringeva, ho chiesto al cameraman di non riprendermi le mani. Pensavo di farla franca, ma ho finito per rallentare il progetto. Sono stata davvero irresponsabile e negligente! Quando si è presentato il mio dovere, non mi sono sforzata di suonare bene il pezzo in testimonianza a Dio. Invece, ho preso la prima scorciatoia e per questo si è dovuto rifare tutto. Come ho potuto essere così irresponsabile? Bastava un po’ più di esercizio e di impegno per non danneggiare il lavoro della casa di Dio. A quel punto, mi sono odiata un po’. Ho pensato: “Alla prossima occasione, non sarò più tanto superficiale. Anche a costo di sfinirmi nel provare gli accordi, farò ciò che va fatto”.

Gli altri hanno deciso di darmi altri due giorni per esercitarmi. La cosa mi ha proprio commosso e ho ringraziato Dio per la possibilità di rimediare alla mia trasgressione. Nelle prove seguenti, mi sono sforzata di memorizzare tutti gli accordi, ma mi sentivo molto stressata. Temevo che la mia tecnica non fosse ancora all’altezza e che due giorni non bastassero per migliorare. Di nuovo, mi è tornata l’ansia. Ma con l’ansia dimenticavo più cose, e ciò mi creava altra ansia. Quella mattinata è passata in un lampo. La canzone mi veniva ancora male e avevo le mani indolenzite. Di solito, dopo pranzo facevo una pausa dagli esercizi, ma quella volta sapevo di non potermi fermare. Non mi potevo permettere interruzioni, sfruttando ogni secondo per suonare gli accordi in modo corretto. Trovata la retta via nel mio cuore, Dio mi ha guidato. Quel pomeriggio, senza rendermene conto, ho capito come memorizzare gli accordi a blocchi! Andava sempre meglio. Però, mi esercitavo da così tanto che mi si sono gonfiate le mani ed ero tentata di battere ancora la fiacca. Quando ho scoperto di avere di nuovo questi pensieri, mi è tornato in mente questo passo dalle parole di Dio: “Di fronte a un dovere che ti richiede di impegnarti e di spenderti e rende necessario che tu vi dedichi il tuo corpo, la tua mente e il tuo tempo, non devi lesinare nulla, non devi nutrire alcuna meschina furberia, né fare le cose in maniera approssimativa. Se fai le cose in maniera approssimativa, sei calcolatore oppure scaltro e infido, sei destinato a svolgere male il lavoro. Potresti dire: ‘Nessuno mi ha visto agire subdolamente. Ottimo!’ Che modo di pensare è questo? Credi di avere imbrogliato gli altri e anche Dio. In realtà, però, Dio sa che cosa hai fatto o no? (Lo sa.) In genere, anche chi interagisce con te per un lungo periodo lo scoprirà e dirà che sei una persona sempre viscida, mai diligente, che si impegna solo al cinquanta o sessanta per cento, al massimo ottanta. Dirà che tu fai tutto in maniera confusa, chiudendo un occhio su quello che fai; nel tuo lavoro non sei affatto coscienzioso. Se sei costretto a fare qualcosa, soltanto allora ci metti un po’ d’impegno; se c’è qualcuno a controllare che il tuo lavoro venga fatto come si deve, allora te la cavi un po’ meglio, ma se non c’è nessuno che controlla procedi a rilento. Se subisci il trattamento, allora ti applichi con tutto il cuore; altrimenti sonnecchi continuamente durante il lavoro e cerchi di cavartela come puoi, presumendo che non lo noterà nessuno. Il tempo passa e gli altri lo notano. Dicono: ‘Questa persona è inaffidabile e indegna di fiducia; se le assegni un incarico importante da svolgere, necessita di supervisione. Può svolgere compiti e lavori ordinari che non coinvolgono i principi, ma se le assegni un incarico essenziale da svolgere molto probabilmente combinerà un pasticcio, e allora sarai stato imbrogliato’. Gli altri capiranno la sua vera natura e tale persona avrà completamente perduto ogni dignità e integrità. Se nessuno può fidarsi di lei, come può fidarSene Dio? Dio le affiderebbe forse qualche compito importante? Una tale persona è indegna di fiducia” (“L’ingresso nella vita deve iniziare con l’esperienza dall’adempimento del proprio dovere” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”).

Le parole di Dio mi hanno fatto capire quanto fossi superficiale nel mio dovere. Mi accontentavo di praticare gli accordi senza puntare al massimo livello. Non mi ero impegnata a pieno. Nel mio dovere, battevo la fiacca con superficialità. Non avevo integrità, né ero degna di fiducia. Mi ero sempre considerata appassionata e laboriosa nei miei compiti, dotata di lealtà incrollabile. Ora, però, era evidente che non avevo puntato ai risultati, ma avevo preso tutto alla leggera. Forse che ciò era compiere il mio dovere? Continuando in quel modo, chi mi avrebbe dato ancora fiducia? Non avrei perso l’integrità e l’onore? L’ultima volta avevo commesso una trasgressione. Non si doveva ripetere. Non importavano le mani gonfie o la stanchezza, contavano di più l’integrità e la dignità. Così, ho deciso di esercitarmi sugli accordi ignorando fatica e difficoltà. Raggiunto il vero pentimento, ho visto le benedizioni e la guida di Dio. Il giorno stesso, mi sono esercitata fino a mezzanotte passata, riuscendo a memorizzare quasi tutti gli accordi. Il giorno dopo, ho continuato la pratica fino a padroneggiare l’intera canzone. Durante le riprese, ero concentrata al massimo in ogni fase e pregavo in silenzio, affidandomi a Dio. Incredibilmente, abbiamo completato il video in una sola ripresa! Un risultato del genere mi ha dato grande pace. Ho provato quant’è dolce praticare la verità.

In seguito, mi hanno incaricato di comporre musica. Non scrivevo brani da molto tempo ed ero un po’ fuori allenamento. In particolare, ultimamente facevamo rock, che per me era nuovo e mi creava un po’ d’ansia. Però, sapevo che era un compito da assolvere, in cui dovevo fare del mio meglio. Così, mi sono proposta di completare due pezzi entro la fine del mese. Mi sono fatta in quattro per comporli. In caso di stanchezza, chiedevo a Dio di farmi rinunciare alla carne. Ho inventato una melodia e in poco tempo ne ho tratto una canzone completa. Alla fine del lavoro, l’ho fatta ascoltare ai miei fratelli. Secondo loro, andava bene e aveva lo stile giusto per il genere rock. Tuttavia, tra me e me pensavo “che limando un altro po’ il ritornello, la canzone sarebbe venuta meglio”. Poi, però, ci ho ripensato. Senza una direzione chiara al momento, non volevo pretendere troppo da me stessa. E poi agli altri andava bene così. Era più che sufficiente. Inoltre, avevo poca esperienza con il genere, quindi era normale che non fosse perfetta. L’ho sottoposta al capogruppo.

Giorni dopo, mi ha detto che era impostata bene, ma la melodia non spiccava molto. Mi ha proposto di curare un po’ di più il testo. Sentendomi un po’ contrariata, ho pensato: “Ho imparato da poco a scrivere pezzi di questo tipo. Mi chiedi troppo!” Ci avevo già speso un’eternità, più altri giorni in attesa del suo parere. Erano già passate due settimane. Non facendo progressi con il pezzo, ero un po’ in ansia. Modificare la composizione sarebbe stato molto faticoso e non sapevo che risultati avrei ottenuto. Così ho riscritto la melodia ma, secondo il capogruppo, non funzionava e sembrava una canzone per bambini. Piombando nello sconforto, ho pensato: “Io ce la metto tutta, ma non mi approvano nemmeno una canzone. Che devo fare?” In seguito, ho scritto diverse altre melodie, tutte rifiutate. Ero proprio abbattuta. Avevo deciso di comporre due pezzi entro la fine del mese, senza terminarne nemmeno uno. Avevo fallito nel mio compito. Ero una buona a nulla?

In una riunione successiva, il capogruppo mi ha richiamato: “Tu scrivi pezzi originali, con un bello stile, allora perché non te ne hanno approvato nessuno? Non presti attenzione al testo, perciò le parole non si abbinano alla melodia. Più le modifichi e peggio va. Così, stai intralciando il lavoro della casa di Dio”. Allora, è intervenuto un altro fratello: “Non canti bene nelle registrazioni. Alcune non corrispondono nemmeno agli spartiti. Sei negligente!” I fratelli che mi trattavano e rimproveravano era una cosa umiliante. Volevo solo nascondermi. Tornata a casa, ho pregato Dio: “Dio, sono stata superficiale nel mio dovere. Non sono stata devota, ma non so come risolvere il problema. Per favore, aiutami e guidami”.

Dopo, ho letto queste Sue parole: “Non è forse un aspetto dell’indole corrotta gestire le cose in maniera tanto impertinente e irresponsabile? Di che si tratta? Di meschinità; in tutte le questioni, dicono ‘va bene così’ e ‘ci va vicino’; è un atteggiamento fatto di ‘forse’, ‘circa’ e ‘ottanta per cento’; fanno le cose in maniera superficiale, si accontentano di fare il minimo e sono soddisfatti di cavarsela alla meno peggio; non vedono il motivo di prendere le cose sul serio o di mirare alla precisione e vedono ancora meno il motivo di ricercare i principi. Non è forse un aspetto dell’indole corrotta? È forse una manifestazione di normale umanità? È giusto invece definirla arroganza, ed è anche del tutto opportuno chiamarla dissolutezza, ma per coglierne il significato preciso l’unica parola adatta è ‘meschinità’. Tale meschinità è presente nell’umanità della maggior parte delle persone; in tutte le questioni desiderano fare il meno possibile, vedere come possono cavarsela, e in tutto ciò che fanno vi è un sentore di inganno. Imbrogliano gli altri quando possono, prendono scorciatoie quando ne hanno l’occasione, e sono restii a dedicare tempo o riflessione a una questione. Finché riescono a evitare di essere smascherati, non causano problemi e non sono chiamati a rispondere, ritengono che vada tutto bene e così cercano di cavarsela alla meno peggio. A loro giudizio, non vale la pena fare bene il lavoro. Simili persone non imparano a fare bene niente e non si applicano nello studio. Vogliono soltanto farsi un’idea generale dell’argomento e poi si dichiarano esperti in materia; in tal modo cercano di cavarsela alla meno peggio. Non è forse un atteggiamento che molti hanno verso le cose? È forse un atteggiamento valido? Questo atteggiamento che simili persone adottano verso persone, eventi e cose significa, in sintesi, ‘cavarsela alla meno peggio’, e questa meschinità è presente in tutta l’umanità corrotta” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). “Come si può notare la differenza tra persone nobili e vili? Basta guardare il loro atteggiamento e il loro modo di trattare persone, eventi e cose; osservare come agiscono, come gestiscono le cose, come si comportano quando emergono dei problemi. Le persone dotate di carattere e dignità sono meticolose, serie e diligenti nelle loro azioni e sono disposte a fare sacrifici. Le persone prive di carattere e di dignità sono disordinate e sciatte nelle loro azioni, cercano sempre qualche trucco, vogliono sempre limitarsi a cavarsela alla meno peggio. Non imparano bene alcuna abilità e, per quanto a lungo studino, rimangono confuse dall’ignoranza in questioni di competenze o professionalità. Se non si insiste con loro per avere delle risposte, sembra che vada tutto bene, ma non appena ci si prova si fanno prendere dal panico: la loro fronte s’imperla di sudore e non sanno fornire una risposta. Queste sono persone di carattere vile” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). Solo dopo questa lettura ho capito di essere stata negligente nel mio dovere, perché dentro di me c’era qualcosa di meschino. Volevo fare il meno possibile in tutto, senza badare alla qualità del lavoro. Non volevo cercare i princìpi della verità né compiere il mio dovere come Dio richiede. Ripensando a quel periodo, sia nelle riprese video che nella composizione musicale, mi accontentavo di un risultato decente. Di fronte a questioni impegnative, quando c’era un prezzo da pagare, mi limitavo al minimo sforzo. Non tentavo di migliorare né di lavorare più duramente. In realtà sapevo che, con maggiore impegno e attenzione, avrei fatto meglio nei miei compiti. Però, mi sono sempre limitata al minimo indispensabile, con auto-indulgenza. Così non progredivo nel lavoro né rendevo testimonianza a Dio attraverso il mio compito, continuando a ostacolare il lavoro della Chiesa. Come potevo dire di aver svolto il mio dovere? Era chiaramente un intralcio al lavoro della casa di Dio. Proprio allora, ho capito quanto fosse grave la mia meschinità. Battevo la fiacca e lavoravo alla bell’e meglio, tentando di ingannare Dio. Non avevo moralità né dignità. Dio ama chi compie il proprio dovere con onestà e serietà, chi cerca i princìpi della verità di fronte alle difficoltà e svolge i compiti come Egli richiede. Essi possiedono onore e integrità e sono stimati ai Suoi occhi. In confronto a loro, io ero indegna di essere definita umana. Che vergogna. In quel momento, ho capito: Dio mi stava salvando attraverso la potatura e il trattamento da parte degli altri. Altrimenti, sarei stata sempre superficiale, senza mai svolgere bene il mio dovere. Avrei ostacolato il lavoro della casa di Dio e da Lui sarei stata eliminata.

Ho letto altre Sue parole: “L’opera di Dio è per il bene dell’umanità e la collaborazione dell’uomo è per il bene della gestione di Dio. Dopo che Dio ha compiuto tutto ciò che Gli spetta, all’uomo è richiesto di continuare instancabile nella pratica, e di cooperare con Dio. Nell’opera di Dio, l’uomo non dovrebbe lesinare alcuno sforzo, dovrebbe offrire la propria lealtà e non dovrebbe indulgere in numerose concezioni o sedere passivamente in attesa della morte. Dio può sacrificare Se Stesso per l’uomo, quindi perché l’uomo non può offrire la propria lealtà a Dio? Dio è costante nell’amore e nella considerazione per l’uomo, quindi perché l’uomo non può offrire un po’ di collaborazione? Dio opera per l’umanità, quindi perché l’uomo non può fare almeno un po’ del proprio dovere per il bene della gestione di Dio? L’opera di Dio è giunta fino a questo punto, eppure voi state ancora a guardare senza agire, ascoltate ma non vi muovete. Persone simili non sono forse oggetto di perdizione? Dio ha già dato all’uomo tutto ciò che è Suo, quindi perché, oggi, l’uomo è incapace di compiere scrupolosamente il proprio dovere? Per Dio, quest’opera è la Sua priorità assoluta, e l’opera di gestione è della massima importanza. Per l’uomo, mettere in pratica la parola di Dio e adempiere alle Sue richieste sono priorità assoluta. Questo dovreste comprendere, tutti quanti” (“L’opera di Dio e la pratica dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno commosso parecchio. Verso l’uomo, Dio è di un cuore solo e un’anima sola. Si è fatto carne due volte per salvare l’umanità, corrotta da Satana. È stato umiliato e rifiutato dalle generazioni, con tanta sofferenza. Di fronte alla nostra profonda corruzione, alla nostra apatia dei sensi, Dio non ci ha mai abbandonato. Egli ancora esprime la verità per salvarci. Siamo di levatura carente e lenti ad accettare la verità, ma Dio condivide con noi in modo sincero e accurato. A volte fa uso di metafore ed esempi, raccontando storie per guidarci da ogni angolazione e in ogni modo. Ciò per farci capire la verità e accedere a essa. Dio si prende la responsabilità della nostra vita e si fermerà solo dopo averci completato. E’ stato stimolante vedere l’indole di Dio e le Sue sincere intenzioni. Però, ripensando a come L’avevo trattato e a come avevo affrontato i miei doveri, ero in preda al rimorso. Non volevo più puntare al minimo nel mio compito. Mi sono presentata di fronte a Dio e ho pregato, chiedendoGli come poter svolgere bene il mio dovere, senza essere più negligente.

Poi, ho letto queste Sue parole: “Cos’è il dovere? È un incarico affidato da Dio alle persone. Quindi come dovresti adempiere al tuo dovere? Agendo in conformità ai requisiti e agli standard di Dio, e basando il tuo comportamento sulle verità princìpi piuttosto che sui desideri soggettivi dell’uomo. In questo modo l’adempimento dei tuoi doveri sarà all’altezza di quanto richiesto” (“Soltanto cercando i principi della verità si può svolgere bene il proprio dovere” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Cosa significa prenderlo seriamente? Sicuramente non vuol dire metterci un po’ di impegno o patire qualche tormento fisico. Quel che è fondamentale è che ci sia Dio nel tuo cuore, e un fardello. In cuor tuo devi ponderare l’importanza del tuo dovere e poi portare questo fardello e questa responsabilità in tutto ciò che fai, mettendoci il cuore. Devi renderti degno della missione che Dio ti ha affidato, di tutto ciò che ha fatto per te e delle Sue speranze nei tuoi confronti. Solo così sarai serio. Fare le cose in modo meccanico non serve a niente; puoi ingannare le persone, ma non puoi prenderti gioco di Dio. Se, quando fai il tuo dovere, non ci sono alcun prezzo concreto e alcuna lealtà, allora non è all’altezza dei requisiti” (“Per svolgere bene il dovere occorre, come minimo, una coscienza” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ciò mi ha portato chiarezza nel cuore. Il nostro dovere ci è affidato da Dio. Dobbiamo fare come Egli richiede e agire secondo la verità. Non possiamo essere selettivi, né seguire ciecamente i nostri desideri. Dobbiamo raggiungere certi standard nel nostro dovere: non basta dare l’impressione di lavorare. La cosa essenziale è il senso di responsabilità, l’impegno e la serietà, ricercare, riflettere e trovare modi per migliorare. Solo allora svolgeremo il nostro dovere con la soddisfazione di Dio. In seguito, quando componevo una canzone, analizzavo attentamente i testi e cercavo altri pezzi che trasmettessero stati d’animo simili. Pensavo molto a come gli autori avevano usato la melodia per esprimere quel tipo di sentimento. Una volta afferrato il significato del testo, le sensazioni che trasmetteva e a che cosa mirava la melodia, iniziavo a comporre. Successivamente, ho chiesto consiglio agli altri fratelli, rivedendo la composizione due volte prima che fosse pronta. Ci ho messo solo una settimana per terminarla. Anche un’altra composizione da me modificata è stata accettata. Vedendo quanto poco ci avevo messo per completare i brani, ho provato ancora più rimorso e rimpianto per la superficialità che avevo mostrato. Ho capito quanto ero stata corrotta da Satana, quanto fosse grave la mia meschinità e quanto fossi stata negligente nel mio lavoro. Grazie alle disposizioni di Dio, con il trattamento ricevuto dai miei fratelli e sorelle, posso finalmente ricercare la verità per eliminare la mia indole corrotta e svolgere il mio dovere con devozione. Lode a Dio che mi ha salvata!

Il Signore promise: “Ecco, Io vengo tosto”. Desiderate accogliere il ritorno del Signore il prima possibile?

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