Dopo la diagnosi di cancro

12 Febbraio 2022

di Qin Lin, Cina

Un giorno, era l’ottobre del 2018, andavo a una riunione sulla mia bici elettrica quando un’auto che trascinava un tubo d’acciaio è arrivata dietro di me all’improvviso, e mi ha fatta cadere a terra. Sono svenuta proprio lì, sul posto. Quando mi sono ripresa, avvertivo un dolore sul lato sinistro del petto e facevo fatica a respirare. Il conducente in difetto mi ha portata all’ospedale per un controllo, e il medico ha detto che avevo la sesta costola sinistra fratturata, ma ha aggiunto, sorridendo: “Questo incidente sembra una brutta cosa; in realtà, è stata una fortuna”. Ha proseguito: “C’è un tumore nel polmone sinistro. Non sarebbe stato riscontrato se non fosse stato per l’incidente. Le suggerisco di farsi operare subito in un grande ospedale. Se aspetta, il cancro si diffonderà e sarà troppo tardi”. Ero sconvolta. Mi sono afflosciata sulla sedia, totalmente priva di forze. Il medico mi ha rivolto parole di grande conforto: “Starà bene. Potrebbe essere un tumore benigno. La medicina oggi ha fatto grandi progressi nella cura di questo tipo di cose”. Pensavo: “Ma certo, non sarà maligno. Ho fatto il mio dovere in tutti questi anni di fede. Dio veglierà su di me”. Era un pensiero che mi faceva sentire un po’ più tranquilla. Poi, anche mio marito mi ha consolata: “Non essere nervosa. Quell’ospedale non aveva le migliori attrezzature, quindi probabilmente la diagnosi è sbagliata. Andiamo a fare un controllo in un grande ospedale. Forse non è niente. Inoltre, non credi in Dio? Egli si prenderà cura di te se hai davvero qualcosa”. A quel tempo, pensavo che il dottore probabilmente si sbagliasse: Dio non avrebbe permesso che mi venisse il cancro.

Due giorni dopo, il mio fratellino e mia sorella mi hanno accompagnata in ospedale, ma sono rimasta scioccata quando ho scoperto che gli esami lo confermavano: si trattava di un tumore maligno, ed era già a uno stadio mediamente avanzato. Il medico mi ha suggerito di rimanere in ospedale per un intervento chirurgico e poi per la chemioterapia. Ha detto che, se avessi aspettato e lo stadio fosse ulteriormente avanzato, non ci sarebbe stato nulla da fare. A quel tempo, non riuscivo proprio ad accettarlo. Avevo fatto il mio dovere in tutti i miei anni di fede, senza mai permettere che nulla lo ritardasse, per quanto potessi soffrire. Ero sempre pronta ad aiutare i fratelli in qualsiasi difficoltà. Mi ero spesa con tutto il cuore per Dio, quindi come potevo avere una malattia così grave? Perché Dio non mi proteggeva? Più ci pensavo, più ero infelice. Poi ho sentito un altro paziente dire: “Il mio intervento è stato più di un anno fa, ma la ferita dell’incisione fa ancora molto male. Non solo è costoso, ma è avvilente per me”. Ha aggiunto che un paziente anziano nel suo reparto era in piedi tre giorni dopo l’intervento, ma poi improvvisamente è svenuto e non si è potuto fare nulla per salvarlo. Le sue parole sono state davvero scoraggianti e mi sentivo come se l’ultimo brandello di speranza fosse stato distrutto. Se la mia operazione non fosse andata bene, se avessimo speso tutti i nostri soldi ma fossi morta comunque, come avrebbe fatto la mia famiglia ad andare avanti? Infelice, mi sono presentata dinanzi a Dio per pregare, chiedendoGli di guidarmi a capire la Sua volontà. Poi ho pensato a una cosa che avevo letto nelle parole di Dio: “Se l’uomo nutre pensieri timidi e timorosi è perché Satana l’ha ingannato nel timore che attraversassimo il ponte della fede per entrare in Dio” (Capitolo 6 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). È vero. La vita e la morte sono nelle mani di Dio, quindi, dovevo affrontare ogni possibile esito dell’intervento, avendo fede in Dio e affidandomi a Lui. Sono stata ricoverata in ospedale per l’operazione, che è durata quattro ore. Quando mi sono svegliata, l’infermiera mi ha detto felice: “Il suo intervento è riuscito molto bene”. Non avevo dubbi che fosse un segno della protezione di Dio, e L’ho ringraziato nel silenzio del mo cuore. Sono stata dimessa dopo una ventina di giorni.

Una volta tornata a casa, ho scoperto inaspettatamente che avevo difficoltà a respirare dopo essere stata staccata dall’ossigeno così rapidamente. Sentivo di riuscire solo a espirare, non a inspirare, e dall’incisione ha iniziato a fuoriuscire un liquido giallo. Faceva molto male. Se, mentre mangiavo o bevevo, mi veniva da tossire, dovevo chiedere a qualcuno in casa di aiutarmi a coprire l’incisione. Quando mi sdraiavo, non riuscivo a respirare, quindi dovevo dormire seduta. Ogni giorno sembrava davvero infinito. Mi chiedevo quanto sarebbe durato quel momento di infelicità, e perché Dio non mi proteggeva, perché soffrivo così tanto. E poi, se avessi dovuto fare la chemioterapia, sarebbe stato ancora peggio. Ero così indebolita che ho perso un po’ di fede in Dio. Quando leggevo le Sue parole, non riuscivo a calmarmi davanti a Lui, e non avevo niente da dirGli in preghiera.

Un giorno, un capo della Chiesa è venuto a trovarmi e mi ha letto un passo delle parole di Dio. Si trova nell’ultimo paragrafo di “Solo tramite l’esperienza dell’affinamento l’uomo può possedere il vero amore”: “Per tutti, l’affinamento è straziante e molto difficile da accettare, ma è durante questo processo che Dio rende palese la Sua giusta indole nei riguardi dell’uomo, rende pubblici i Suoi requisiti per l’uomo, fornisce più rivelazioni, più potatura e trattamento effettivi; attraverso il confronto tra i fatti e la verità, Egli concede all’uomo una maggiore conoscenza di se stesso e della verità, e dà all’uomo una maggiore comprensione della verità e della volontà di Dio, consentendogli così di sperimentare un amore per Dio più vero e più puro. Questi sono gli obiettivi di Dio nell’esecuzione dell’affinamento. Tutta l’opera che Dio compie nell’uomo ha i propri scopi e il proprio senso; Dio non compie opere senza senso, e non compie nessuna opera che sia priva di beneficio per l’uomo. L’affinamento non significa che l’uomo venga allontanato dal cospetto di Dio e nemmeno che egli venga distrutto nell’inferno, bensì significa il verificarsi durante l’affinamento di un cambiamento dell’indole dell’uomo, delle sue motivazioni, dei suoi vecchi punti di vista, del suo amore per Dio e della sua intera vita. Per l’uomo, l’affinamento è una vera prova e una forma di autentico addestramento. Solo durante l’affinamento l’amore dell’uomo può svolgere la sua funzione intrinseca” (La Parola appare nella carne). Il capo ha poi condiviso così: “Quando affrontiamo una malattia grave, ciò avviene con il permesso di Dio. Egli vuole purificare e cambiare la nostra indole corrotta, le motivazioni sbagliate e contaminate. Quando ci sentiamo bene fisicamente, siamo credenti entusiasti nel nostro dovere. Ma, quando ci ammaliamo e soffriamo, fraintendiamo e incolpiamo Dio. Possiamo definirla sottomissione a Lui? Non stiamo forse tentando di contrattare con Dio?” Mi sono vergognata molto quando ho sentito le parole di Dio e la condivisione del capo. Non stavo attraversando questa malattia perché Egli voleva che soffrissi, ma era per purificarmi e trasformarmi. Non stavo imparando una lezione né riflettevo su me stessa; piuttosto incolpavo Dio per non avermi protetta. Ho capito che ero davvero irragionevole.

In seguito, ho letto questo nelle parole di Dio: “Dio considerava l’uomo un familiare, eppure l’uomo trattava Dio come un estraneo. Ma dopo un periodo di opera di Dio l’uomo giunse a capire ciò che Dio cercava di conseguire. Gli esseri umani si resero conto che Dio era il vero Dio e arrivarono a capire che cosa l’uomo potesse ottenere da Lui. L’uomo come considerava Dio a quell’epoca? Lo considerava un’ancora di salvezza, sperando di ottenere grazia, benedizioni, promesse. E Dio come considerava l’uomo in questo frangente? Dio lo considerava l’obiettivo della Sua conquista. Dio voleva usare le parole per giudicare l’uomo, per esaminarlo, per sottoporlo a prove. Ma per ciò che riguardava l’umanità in quel momento del tempo, Dio era un oggetto da usare per raggiungere i propri scopi. Gli esseri umani videro che la verità proferita da Dio poteva conquistarli e salvarli e che avevano l’occasione di ottenere da Dio le cose che volevano, la destinazione che volevano. Per questo nel loro cuore si formò un pochino di sincerità, ed essi furono disposti a seguire questo Dio. […] Riguardo all’attuale condizione dell’uomo, qual è l’atteggiamento di Dio verso di lui? L’unico desiderio di Dio è fornire all’uomo queste verità e infondere nell’uomo la Sua via e poi predisporre varie situazioni per metterlo alla prova in diversi modi. Il Suo obiettivo è prendere queste parole, queste verità e la Sua opera e determinare un esito in cui l’uomo possa temere Dio ed evitare il male. La maggior parte delle persone che ho visto si limitano a prendere la parola di Dio e a considerarla come dottrine, lettere, regole da osservare. Quando si occupano delle cose e parlano oppure affrontano prove, non considerano la via di Dio come la via che dovrebbero osservare. Questo vale particolarmente quando le persone devono affrontare prove importanti; non ho visto nessuno che stesse facendo pratica nella direzione di temere Dio ed evitare il male. Per questo l’atteggiamento di Dio verso l’uomo è pieno di estremo disgusto e avversione” (“Come conoscere l’indole di Dio e i risultati che la Sua opera deve raggiungere” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio hanno rivelato precisamente il mio stato. Non credevo in Dio per perseguire la verità o essere timorata e obbediente verso di Lui, ma per ottenere la Sua grazia e le Sue benedizioni in cambio delle mie sofferenze e fatiche. Ripensandoci, da quando ero diventata credente, avevo trattato Dio come una specie di talismano, convinta che, finché mi fossi spesa per Lui, Egli mi avrebbe protetta e benedetta. Quando ero in salute e la mia famiglia stava bene, ero pronta ad accettare ogni compito la Chiesa mi assegnasse. Potevo sopportare qualsiasi cosa ed ero traboccante di fede. Invece, quando ho scoperto di avere un cancro ai polmoni, sono sprofondata nella negatività, e ho incolpato e frainteso Dio, pensando che avrebbe dovuto proteggermi in virtù del mio intenso lavoro, che non avrei dovuto contrarre una malattia grave. Mi era chiaro che stavo usando i miei sacrifici come capitale per contrattare con Dio, per combattere contro di Lui. Come poteva essere questo un tipo di riverenza? Dio mi ha accolta nella Sua famiglia, mi ha resa oggetto della Sua salvezza, ma io Lo trattavo come il mio gommone di salvataggio, volendo solo trarre beneficio da Lui. Che tipo di credente ero? Stavo soltanto cercando di stringere accordi con Dio, usarLo e imbrogliarLo. Ero così egoista e spregevole! In tutti quegli anni di fede, avevo ricevuto grande pace e benedizioni da Lui, e avevo goduto dell’irrigazione e del nutrimento delle Sue parole. Mi aveva donato così tanto. Non solo non stavo ripagando il Suo amore, ma pretendevo cose da Lui in ogni momento. Quando non ottenevo ciò che volevo, Lo fraintendevo e mi lamentavo. Mi mancavano davvero la coscienza e la ragionevolezza. Ho capito allora che mi sono ammalata perché Dio potesse correggere la prospettiva errata in base a cui perseguivo le benedizioni nella mia fede, così sarei stata capace di perseguire la verità, e liberarmi di queste corruzioni e impurità. Tale era l’amore di Dio! Mi sentivo davvero in colpa e non volevo deludere gli immani sforzi di Dio. Ero pronta a obbedire alle orchestrazioni e disposizioni di Dio. Una volta capito tutto ciò, dentro di me c’era molta più pace e sono riuscita a calmare il mio cuore per leggere le parole di Dio. E il dolore è pian piano diminuito.

Di lì a poco, ho iniziato la chemioterapia. Gli altri pazienti del mio reparto avevano tutti la nausea e rimettevano; io avevo un po’ di nausea, ma non stavo male come loro. Erano tutti invidiosi e dicevano che ero fortunata. Sapevo nel mio cuore che Dio stava vegliando su di me. Ma dopo tre sedute di chemio, ero sempre più debole e non riuscivo nemmeno a camminare dritta. Non avevo appetito e il cibo mi faceva rimettere. La quarta volta, subito dopo l’inizio dell’infusione, ho iniziato a sentire dolori ovunque e non avevo forze; con lo stomaco in subbuglio, vomitavo bile senza sosta. Mi si è offuscata la vista e ho iniziato a vedere doppio. Mi girava la testa. Non so nemmeno descrivere quanto fosse terribile. Non riuscivo a stare sdraiata e nemmeno seduta. Stordita, in qualche modo ho estratto la siringa. La capo sala è arrivata e ha urlato a mio marito: “Questo farmaco non si deve contaminare. Altrimenti, tutto quello che abbiamo fatto finora è stato inutile e potrebbe anche avere conseguenze fatali. Chi se ne assume la responsabilità?” Sentendole dire che un errore avrebbe potuto rovinare tutto, ho pensato: “Beh, abbiamo speso tanti soldi e ancora non si vedono miglioramenti. La mia famiglia deve prendersi cura di me ogni giorno: sono diventata un peso per loro, e non so nemmeno se la cura funzionerà. Vivere in questo modo è avvilente”. In quel momento, ero davvero disperata, pensavo addirittura che sarebbe stato meglio morire e farla finita. Approfittando della distrazione di mio marito, sono sgattaiolata fuori dal reparto e mi sono seduta sulla finestra del dodicesimo piano. Pensavo: “Sarebbe meglio saltare e porre fine a tutto questo piuttosto che continuare a soffrire così”. A quel punto, ho iniziato a piangere e non riuscivo a smettere. Proprio allora, mio marito è apparso all’improvviso, mi ha presa tra le braccia, e mi ha tirata via dalla finestra. Mi ha tranquillizzata, sommessamente: “Perché credere alle parole di una persona? Non dovresti fidarti del Dio in cui hai fede?” Le sue domande mi hanno provocato una sensazione di vergogna. È vero: ero una credente, perché non sapevo come affidarmi a Dio? Mi sono ricordata di questo passo tratto dalle Sue parole: “La durata della vita di ognuno è stata prestabilita da Dio. Se una malattia in apparenza sembra essere terminale, ma dal punto di vista di Dio la tua vita deve proseguire e la tua ora non è ancora giunta, allora non potresti morire neanche se lo volessi. Se Dio ti ha affidato un incarico e la tua missione non è finita, allora non morirai nemmeno per una malattia che dovrebbe essere fatale: Dio ancora non ti prenderà” (“Solo ricercando la verità si possono conoscere le azioni di Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio sono molto chiare. Da tempo Egli aveva stabilito per quanto avrei vissuto e quando sarei morta. Nonostante avessi il cancro, se la missione che Dio mi aveva affidato non fosse stata compiuta, non mi avrebbe lasciata morire. Una volta compiuta quella missione, allora, anche in assenza di malattia, sarei morta al momento dovuto. Questa era la predestinazione di Dio. Ma io non capivo il governo e la predestinazione di Dio, quindi non ero affatto obbediente quando mi sono trovata di fronte alla malattia. Avevo persino paura di sprecare denaro per cure che non funzionavano, e volevo ricorrere alla morte per sfuggire a quella situazione. Ero così ribelle! Mi sono sentita molto meglio quando ho capito questo e ho pensato: “A qualsiasi costo, sono pronta a sottomettermi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio”. Poi, dopo alcune sedute di chemio, mi sono ripresa molto bene e, al momento della mia dimissione, il medico ha detto: “Venga per un controllo fra tre mesi: se è tutto a posto, non avrà bisogno della radioterapia”. Tornata a casa, mi sentivo meglio di giorno in giorno e ho potuto riprendere un incarico. Al mio primo controllo, il medico mi ha detto che mi stavo riprendendo bene e che tutto sembrava a posto. Ho pianto dalla felicità e ho ringraziato Dio nel mio cuore. Sapevo che dovevo svolgere bene il mio dovere per ripagare l’amore di Dio, e forse Lui mi avrebbe tolto il cancro e mi avrebbe liberato da quell’infelicità. Dopo, mi sentivo davvero energica nel mio dovere e anche la mia fede è cresciuta.

Al mio secondo controllo, il dottore ha detto che la situazione non era buona: il cancro si era diffuso alla nuca. Non riuscivo a credere che fosse vero. Immediatamente mi sono sentita debole e le lacrime hanno iniziato a scorrere sul mio viso. Come poteva aver fatto metastasi? Avevo già imparato a conoscermi attraverso quella malattia, avevo rettificato il mio punto di vista su cosa sia giusto perseguire, e nel mio dovere davo tutta me stessa. Perché Dio non aveva rimosso il cancro? Mi sentivo davvero in colpa quando mi venivano in mente questi pensieri. Non stavo forse e di nuovo incolpando Dio? Perciò, ho acquietato il mio cuore e ho riflettuto sul perché non avessi potuto fare a meno di incolpare Dio nel momento in cui il medico mi aveva detto che il cancro era tornato. Qual era la radice del problema? Un giorno, ho visto un video in cui venivano lette alcune parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Prima di tutto, quando le persone iniziano a credere in Dio, chi tra loro non ha i suoi scopi, le sue motivazioni e le sue ambizioni? Anche se alcune persone credono nell’esistenza di Dio, e l’hanno percepita, la loro fede in Dio contiene ancora quelle motivazioni, e il loro scopo ultimo nel credere in Dio è quello di ricevere le Sue benedizioni e le cose che essi desiderano. […] Ogni persona costantemente, nel suo intimo, fa questi calcoli, e avanza a Dio richieste che recano le sue motivazioni, le sue ambizioni e una mentalità affaristica. Vale a dire, nel suo intimo l’uomo saggia continuamente Dio, escogitando continuamente piani a proposito di Dio, e dibattendo costantemente con Lui il caso riguardante il proprio fine personale, e tentando di estorcere a Dio una dichiarazione, per vedere se Egli può concedergli ciò che desidera oppure no. Nello stesso tempo in cui ricerca Dio, l’uomo non Lo tratta come Dio. L’uomo ha sempre tentato di concludere accordi con Lui, facendoGli richieste senza tregua, e anche sollecitandoLo a ogni passo, tentando di prendersi tutto il braccio dopo aver avuto la mano. Mentre sta cercando di concludere accordi con Dio, l’uomo dibatte con Lui, e c’è anche chi, nel momento in cui gli capitano delle prove o si trova in determinate situazioni, spesso diventa debole, passivo e fiacco nel suo lavoro, e pieno di lamentele riguardanti Dio. Dal primo momento in cui ha iniziato a credere in Dio, l’uomo Lo ha considerato un pozzo di San Patrizio, un ‘jolly’, e si è autoproclamato come il più grande creditore di Dio, come se tentare di ottenere benedizioni e promesse da Dio fosse un suo diritto e obbligo innato, mentre la responsabilità di Dio sarebbe quella di proteggere l’uomo, prenderSi cura di lui e mantenerlo. Ecco l’interpretazione di base del concetto ‘fede in Dio’ da parte di tutti coloro che credono in Lui, e tale è la loro più profonda comprensione di questo concetto. A partire dalla sostanza della natura dell’uomo fino alla sua ricerca soggettiva, non c’è niente che si collega con il timore di Dio. Lo scopo dell’uomo nel credere in Dio presumibilmente non ha niente a che fare con l’adorazione di Dio. Vale a dire, l’uomo non ha mai considerato né compreso che la fede in Dio implica il timore e l’adorazione di Dio. Alla luce di tali condizioni, l’essenza dell’uomo è ovvia. E di quale essenza si tratta? Il cuore dell’uomo è maligno, un ricetto di perfidia e disonestà, non ama la correttezza e la giustizia, o ciò che è positivo, ed è spregevole e avido. Il cuore dell’uomo non potrebbe essere più chiuso nei confronti di Dio; l’uomo non l’ha mai dato affatto a Dio. Egli non ha mai visto il vero cuore dell’uomo, e non è mai stato adorato da lui” (“L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”). Ero proprio il tipo di persona che Dio ha descritto, nella fede sempre motivata dal ricevere benedizioni, calcolando le benedizioni e la pace che avrei potuto ricavare da Dio. Non avevo mai pensato a come praticare la verità e obbedire a Lui. La mia famiglia era graziata da Lui da quando ero diventata credente, ed ero felice di aver trovato qualcosa a cui appoggiarmi. Mi sono buttata nel mio dovere, sperando di essere ancora più benedetta da Dio. Ma ero piena di rimostranze dopo aver avuto il cancro, pensavo di aver dato tanto nel mio dovere, perciò Dio avrebbe dovuto benedirmi con una buona salute. Quando il dottore ha detto che il cancro si era diffuso, ho iniziato a fare di nuovo richieste irragionevoli a Dio. Siccome continuavo a svolgere il mio dovere anche mentre ero malata, Dio doveva togliermi la malattia. Ne ero convinta. Mi sono resa conto che non stavo affatto trattando Dio come Dio, ma mi comportavo come se Lui fosse in debito con me. Avanzavo continue richieste. Avevo lavorato e fatto sacrifici, ma non stavo sinceramente cercando di soddisfarLo. Stavo solo mettendo su una recita per ingannare Dio, per ingraziarmeLo, così avrebbe fatto quello che volevo io. I veleni satanici come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” e “Non fate nulla senza un tornaconto” erano le mie massime di vita. Volevo grandi benedizioni in cambio di un piccolo contributo. Credevo in Dio, ma non Gli offrivo veramente il mio cuore. Ero per natura così egoista e astuta. Una persona senza vergogna, avida e meschina! Ho pensato a come Dio si è fatto carne per salvarci, inseguito e perseguitato dal Partito Comunista, oggetto delle incomprensioni, lamentele, ribellioni e resistenze di noi credenti. Ha sofferto incredibili umiliazioni, tutto mentre continuava imperturbabile a esprimere verità per purificarci e salvarci senza chiederci nulla. L’amore di Dio è così assolutamente disinteressato! Sapevo che Dio era stato al mio fianco durante tutta la malattia. Ogni volta che ero disperata e soffrivo, Egli usava le Sue parole per guidarmi, per condurmi. L’essenza di Dio è così bella e buona, e il Suo amore per me è incredibile. Ho capito che non avevo affatto una coscienza, e che ogni mia azione era una ferita per Dio. Ho anche pensato a Paolo, a come ha sofferto e pagato un prezzo per diffondere il Vangelo, però lui voleva solo essere incoronato, essere ricompensato. Disse persino che gli doveva venire riservata una corona di giustizia. Intendeva cioè che, se lui non era benedetto, significava che Dio non era giusto. Paolo aveva fede, ma non ha mai conosciuto se stesso, e la sua indole è rimasta inalterata. Alla fine fu punito da Dio. La mia prospettiva sul perseguire era esattamente la stessa di Paolo. Pensavo che fosse naturale credere in Dio per ottenere in cambio benedizioni, e quando ciò non accadeva, davo la colpa a Dio. Ero su un percorso di opposizione a Lui. Sapevo che dovevo correggere la meta del mio perseguire altrimenti sarei stata eliminata da Dio, come Paolo. Mi sono immediatamente inginocchiata davanti a Dio e ho pregato: “O Dio, ho sbagliato. Sono pronta ad abbandonare la mia prospettiva sbagliata sul perseguire, e non importa cosa succede con il cancro, mi sottometterò alle Tue disposizioni”. In seguito, ho letto le parole di Dio ogni giorno e quietato il mio cuore davanti a Lui. Il mio stato migliorava costantemente.

Poi, un giorno di dicembre 2019, l’ospedale mi ha comunicato che dovevo presentarmi per la radioterapia. Gli altri pazienti dicevano che la radioterapia era peggiore, che ti brucia la carne e ti cadono i capelli, in più si vomita, si hanno le vertigini e si perde appetito. Le loro parole mi hanno terrorizzata. Non volevo rivivere di nuovo tutto ciò. Ho pensato che, se Dio mi avesse tolto il cancro, non avrei dovuto soffrire per la radioterapia. Dopo, ho capito che stavo di nuovo facendo richieste a Dio, così L’ho pregato, rinunciando alle mie intenzioni. Poi, ho letto un passo delle parole di Dio, contenuto ne “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II”: “Giobbe non parlò di accordi con Dio, e non avanzò alcuna richiesta o pretesa nei Suoi confronti. Egli lodava il nome di Dio a causa della Sua grande potenza e autorità nel governo di tutte le cose, e non era dipendente dalle benedizioni che avrebbe potuto guadagnare o dalle disgrazie che avrebbero potuto colpirlo. Egli credeva che, a prescindere dal fatto che Dio benedica le persone o mandi loro disgrazie, il Suo potere e la Sua autorità non sarebbero cambiati, e quindi, a prescindere dalle circostanze di una persona, il Suo nome doveva essere lodato. Il fatto che l’uomo sia benedetto da Dio avviene a motivo della Sua sovranità, e quando all’uomo succedono disgrazie, è sempre a motivo della Sua sovranità. Il potere e l’autorità di Dio governano e dispongono tutte le cose dell’uomo; i capricci della sorte dell’uomo sono manifestazioni del potere e dell’autorità di Dio e, a prescindere dal punto di vista personale, il nome di Dio dovrebbe essere lodato. Ecco ciò che Giobbe sperimentò e giunse a conoscere negli anni della sua vita. Tutti i pensieri e le azioni di Giobbe raggiunsero le orecchie di Dio, arrivarono di fronte a Lui, e da Lui furono considerati importanti. Dio apprezzava questa conoscenza di Giobbe, e lo teneva in gran conto, perché aveva questo cuore che era sempre in attesa dei Suoi comandi e in ogni luogo, indipendentemente dal tempo o dal posto, accoglieva tutto ciò che gli capitava. Giobbe non avanzò alcuna richiesta a Dio. Ciò che chiedeva a sé stesso era di attendere, accettare, affrontare e obbedire a tutte le disposizioni che venivano da Dio; egli riteneva che questo fosse il suo dovere, ed era proprio ciò che Dio voleva” (La Parola appare nella carne). Ero davvero commossa mentre riflettevo sulle parole di Dio. Giobbe aveva un vero timore per Lui. Sia che ricevesse benedizioni o disastri da Dio, egli obbediva alle Sue disposizioni senza alcuna richiesta o esigenza. Fu una prova per lui: tutto il suo corpo era coperto di pustole, soffriva terribilmente, ma maledisse il giorno della sua nascita invece di incolpare Dio, portando testimonianza per Dio e umiliando Satana. Volevo seguire l’esempio di Giobbe e dare testimonianza per soddisfare Dio. Non importava quanto potessi soffrire con le radiazioni, se miglioravo o peggioravo, ero pronta a sottomettermi a quanto Dio disponeva, e non mi sarei lamentata nemmeno se avessi dovuto morire.

Dopo la prima seduta, avevo un po’ di nausea, ma ero ancora in grado di fare la solita vita, mangiare e camminare. Gli altri pazienti erano tutti così sorpresi, e uno ha detto: “Da non crederci. Stiamo ricevendo tutti la stessa terapia: perché tu non mostri alcun effetto collaterale?” In quel momento, ho ringraziato Dio nel silenzio del mio cuore. Dopo 45 giorni di radioterapia, il medico ha osservato i risultati dei miei esami e ha detto, sorpreso: “Sembra che il cancro sia completamente sparito. I miei occhi mi stanno ingannando?”. Ha chiamato il primario per un ulteriore parere. Anche altri medici hanno esaminato il mio caso, ed erano tutti stupiti. Non c’era davvero alcuna traccia del cancro, nessun gonfiore. Mi hanno detto che potevo essere dimessa il giorno dopo, per fare la convalescenza a casa. Ero così commossa, con gli occhi pieni di lacrime che quasi non riuscivo a vedere. Era evidente: si trattava di un miracolo di Dio. Ho anche capito che la mia vita e la morte sono veramente nelle Sue mani.

Ho sperimentato tutto l’affinamento della malattia, ho sofferto molto e versato lacrime in abbondanza, mi è capitato di fraintendere Dio, di lamentarmi con Lui. Ma attraverso questa malattia sono arrivata a capire in che modo la mia ricerca di benedizioni stava contaminando la mia fede e ho sviluppato una certa obbedienza verso Dio. Ho anche visto i prodigi di Dio e la Sua salvezza per me, ed è stato grazie alla malattia che ho sperimentato l’amore e le benedizioni di Dio. Sono così grata a Dio! Se quello che mi aspetta è una benedizione o un disastro, sono pronta a mettermi nelle mani di Dio e ad assecondare qualsiasi cosa Egli disponga, a fare il dovere di un essere creato per ripagare il Suo amore.

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