Le conseguenze di un’indole arrogante

26 Settembre 2022

di Bernard, Filippine

Nel 2006, ero ancora uno studente delle superiori. Quando studiavamo la Bibbia, gli insegnanti mi chiedevano spesso di fare il discorso di apertura e di presentare il pastore che avrebbe predicato per noi. Dicevano che avevo una bella voce acuta, molti compagni di classe mi guardavano con ammirazione, e io pensavo di essere una spanna sopra gli altri. All’università, ho imparato alcune tecniche di comunicazione che mi hanno insegnato a interagire bene con gli altri. Spesso provavo un senso di superiorità e di orgoglio per le mie capacità. Dopo aver iniziato a credere in Dio Onnipotente, ho cominciato a predicare il Vangelo ai miei amici. La prima persona a cui ho predicato il Vangelo è stato un fratello dell’Honduras. L’ha accettato. Ero molto contento. Poi, ho predicato il Vangelo a un collega dell’India. Anche lui lo ha accettato subito. Ero ancora più soddisfatto e sentivo di avere autentica levatura e talento per diffondere il Vangelo. In seguito, ho lasciato il lavoro per diffondere il Vangelo a tempo pieno. Poiché ero bravo a comunicare con i potenziali destinatari del Vangelo e ad aiutare gli altri, mi hanno subito scelto come capogruppo. Il supervisore mi ha inoltre incaricato di andare ad aiutare le sorelle Aileen e Agatha, che avevano appena iniziato a praticare la diffusione del Vangelo. Sentivo di essere migliore degli altri fratelli e sorelle. Una volta, io e sorella Aileen ci siamo riuniti con un potenziale destinatario del Vangelo, e ho visto che Aileen non condivideva chiaramente e spesso divagava. Dopo la riunione, le ho fatto notare con rabbia il suo problema. Aileen è diventata negativa e mi ha detto: “Fratello, sei troppo arrogante, e molti fratelli e sorelle non vogliono lavorare con te”. Ero convinto che mi stesse criticando solo per quello che le avevo appena detto, quindi non pensavo di essere io il problema. In seguito, ho supervisionato lei e Agatha nello svolgimento dei loro doveri, e ho notato che entrambe avevano delle mancanze. Non ho condiviso la verità per aiutarle, semplicemente deducendo che non stessero facendo progressi nei loro doveri, e ho detto al supervisore che non erano adatte al lavoro del Vangelo. Il supervisore ha evidenziato la mia indole arrogante e mi ha detto che ero incapace di gestire correttamente le mancanze degli altri. Mi ha anche inviato diversi passi della parola di Dio in cui Dio smaschera l’indole arrogante delle persone. L’ho ignorato, convinto che quelle parole di Dio non si applicassero a me. In seguito, ho invitato delle persone ad ascoltare un sermone e ho testimoniato loro l’opera di Dio degli ultimi giorni senza prima discuterne con gli altri. Ad alcuni di quelli a cui ho predicato è piaciuto chiacchierare con me e ascoltare la mia comunione, e mi sono persuaso ancor più del mio talento, e del fatto che non avevo bisogno di ascoltare il supervisore o di collaborare con gli altri, che sapevo predicare il Vangelo da solo e svolgere bene il mio dovere. Solo in seguito ho scoperto che alcuni di loro non soddisfacevano i criteri per condividere il Vangelo, dunque parte del lavoro che avevo fatto era inutile. Il supervisore ha detto che ero troppo arrogante, che mi comportavo in modo avventato e che non collaboravo con gli altri, cosa che portava a scarsi risultati lavorativi. A causa del mio comportamento, sono stato destituito come capogruppo e sostituito da Aileen. Non riuscivo a sopportarlo e pensavo che, per via dei miei punti di forza, non avrei dovuto essere rimosso. All’epoca, non riuscivo ad accettare quella disposizione, e ho detto di voler abbandonare quel dovere. Ma all’epoca ero troppo testardo e non sapevo riflettere su me stesso.

In seguito, sono stato riassegnato all’irrigazione dei nuovi arrivati. In breve tempo, sono stato di nuovo nominato capogruppo insieme a sorella Therese. Ho constatato che nelle riunioni la comunione di Therese a volte era incompleta, e che altre volte non risolveva completamente i problemi dei nuovi arrivati, e quindi la guardavo dall’alto in basso. Pensavo: “È davvero adatta a questo dovere? Come capogruppo, dovrebbe essere in grado di risolvere i problemi dei nuovi arrivati; invece, a guardarla ora, sarebbe meglio che prima praticasse come membro del gruppo”. Ciò che mi infastidiva ancora di più era che, quando affrontava dei problemi, chiedeva sempre aiuto agli altri, ma raramente a me. Mi dicevo: “So come risolvere questi problemi: chiede ad altri invece che a me perché non mi rispetta?” Poi, durante una riunione di lavoro, il supervisore ha evidenziato alcuni problemi nel nostro lavoro. Ho ripensato al comportamento di sorella Therese e non ho potuto tacere il mio malcontento; ho detto senza mezzi termini davanti a tutti: “Sorella Therese è all’altezza di ricoprire il ruolo di capogruppo?” Therese ha risposto con tono ferito: “Sono del tutto inutile. Non so aiutare i fratelli e le sorelle a risolvere i loro problemi”. Sentirglielo dire mi ha fatto sentire davvero in colpa. Quando in seguito abbiamo parlato, ho percepito che si sentiva limitata da me. Ma, nonostante ciò, non ho riflettuto su me stesso. In un’altra occasione, ho saputo che uno dei nuovi fratelli non era produttivo nel suo dovere, e ho ritenuto che non fosse adatto. Però, invece di consultarmi con il supervisore o di parlarne con qualcun altro, l’ho rimosso e basta. In quel momento, mi sono comportato in modo davvero arrogante. Solo in seguito ho scoperto che quel fratello aveva delle difficoltà nel suo dovere. L’avevo rimosso arbitrariamente senza nemmeno approfondire la sua situazione. Lui è diventato molto negativo dopo la sostituzione. Quando il supervisore lo ha saputo, mi ha chiesto: “Perché lo hai sostituito senza discuterne con nessun altro? Sei stato davvero arrogante e presuntuoso. Guardi sempre gli altri dall’alto in basso e li limiti. A causa del tuo comportamento costantemente scorretto, non sei più adatto a essere un capogruppo”. A quella seconda sostituzione, mi sono sentito completamente perso. Mi sono chiesto: “Perché non ho consultato nessun altro? Perché continuo a fare sempre di testa mia? Se avessi ricercato un po’ di più e ne avessi discusso con gli altri, non avrei avuto questo problema”. Nei giorni successivi, avevo mal di gola, vomitavo e mi sentivo privo di forze. Sapevo di aver offeso Dio ed ero molto infelice.

In seguito, ho parlato con una sorella del mio stato e lei mi ha inviato due passi della parola di Dio. “Non essere vanaglorioso; prendi i punti di forza degli altri e usali per controbilanciare le tue manchevolezze, guarda come gli altri vivono secondo le parole di Dio e valuta se valga la pena imparare dalle loro vite, azioni e parole oppure no. Se li consideri inferiori sei vanaglorioso, presuntuoso e non sei di alcuna utilità a nessuno” (Capitolo 22 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). “Non pensare di essere un prodigio di natura, collocandoti appena sotto il cielo ma molto più in alto della terra. Non sei affatto più furbo di chiunque altro, e si potrebbe persino trovare semplicemente adorabile quanto tu sia più sciocco di qualunque persona sulla terra che abbia il dono della ragione, poiché hai un’opinione troppo alta di te e non hai mai provato un senso di inferiorità, come se comprendessi le Mie azioni fin nel minimo dettaglio. In realtà, sei una persona che manca fondamentalmente di ragionevolezza, poiché non hai idea di ciò che intendo fare e ancor meno sei consapevole di ciò che sto facendo ora. Pertanto, dico che non sei neppure equiparabile a un vecchio contadino che lavora con fatica la terra, un contadino che non ha la più vaga percezione della vita umana, eppure, nel coltivare la terra si affida completamente alle benedizioni del Cielo. Non dedichi alla tua vita neanche un ripensamento, non sai nulla della notorietà, e tanto meno possiedi alcuna conoscenza di te stesso. Sei talmente ‘al di sopra di tutto’!” (“Coloro che non imparano e rimangono nell’ignoranza non sono forse bestie?” in “La Parola appare nella carne”). Dopo aver letto la parola di Dio, ero molto turbato. Sentivo che la parola di Dio mi stava mettendo a nudo. Mi ero sempre ritenuto in possesso di doni, più intelligente e più talentuoso degli altri. Mi sono sempre sentito superiore, avevo un’enorme autostima e consideravo gli altri inferiori. Ho notato che la condivisione di Aileen e Agatha nelle riunioni aveva delle mancanze, e quindi le guardavo dall’alto in basso, le evitavo, ritenendole inadatte al lavoro del Vangelo, e non volevo collaborare con loro. Soprattutto essere in grado di diffondere il Vangelo da solo mi ha fatto sentire ancora più talentuoso e capace di eseguire il lavoro in modo indipendente, senza bisogno di cooperare con gli altri. Nel collaborare con sorella Therese, sentivo di avere più talento di lei e quindi la guardavo dall’alto in basso, pensando che non fosse all’altezza del ruolo di capogruppo. Anche sostituendo quel fratello ho fatto di testa mia. L’ho rimosso arbitrariamente senza discuterne con nessuno, facendolo precipitare nella negatività. Ero stato così presuntuoso, facendo sempre di testa mia, e non avevo mai tentato di ascoltare le opinioni degli altri, perché ritenevo i miei fratelli e sorelle insignificanti rispetto a me, e volevo dire loro: “Sono più bravo e più talentuoso di voi”. Ma, di conseguenza, avevo svolto il mio dovere senza cercare i principi, mi ero fatto da solo le mie leggi e avevo compiuto azioni che avevano ferito i miei fratelli e sorelle. La parola di Dio mi ha fatto vergognare molto, soprattutto quando ho letto: “Non dedichi alla tua vita neanche un ripensamento, non sai nulla della notorietà, e tanto meno possiedi alcuna conoscenza di te stesso. Sei talmente ‘al di sopra di tutto’!” La parola di Dio mi ha toccato il cuore. Avevo sempre avuto un’alta stima di me stesso, senza mai considerare se quello che facevo fosse o meno corretto. Ero stato così presuntuoso. I contadini che lavorano la terra sanno affidarsi a Dio; io invece, quando mi accadeva qualcosa, non sapevo mai cercare la volontà di Dio. Non avevo posto per Dio nel cuore. Ero davvero privo di comprensione e conoscenza di me stesso.

In seguito, quella sorella mi ha inviato altre parole di Dio, e così ho conosciuto meglio me stesso. Dio Onnipotente dice: “Ci sono molti tipi di indole corrotta ascrivibili all’indole di Satana, ma quella più evidente e che spicca maggiormente è l’indole arrogante. L’arroganza è la radice dell’indole corrotta dell’uomo. Più le persone sono arroganti, più sono irragionevoli; e più sono irragionevoli, più sono inclini a resistere a Dio. Quanto è serio questo problema? Non solo le persone dall’indole arrogante considerano tutti gli altri in una posizione inferiore, ma, quel che è peggio, hanno persino un atteggiamento di sufficienza nei confronti di Dio, e non hanno in cuore alcun timore di Lui. Anche se potrebbe sembrare che le persone credano in Dio e Lo seguano, non Lo trattano affatto come Dio. Sentono sempre di possedere la verità e hanno un’opinione smodata di se stesse. Questa è l’essenza e la radice dell’indole arrogante, e viene da Satana. Il problema dell’arroganza, pertanto, deve essere risolto. Sentirsi migliore di un altro è cosa da poco; il problema cruciale è che un’indole arrogante impedisce di sottomettersi a Dio, al Suo governo e alle Sue disposizioni. Chi ha tale indole si sente sempre portato a competere con Dio per avere potere sugli altri. Questo tipo di persona non riverisce minimamente Dio, e tanto meno Lo ama o si sottomette a Lui” (La Parola appare nella carne, Vol. 2: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). “Nel creare l’uomo, Dio dona diversi punti di forza a tipi diversi di persone. C’è chi è bravo in letteratura, chi in medicina, chi nello studio approfondito di un’abilità, chi nella ricerca scientifica, e così via. Questi punti di forza sono donati agli uomini da Dio, non sono nulla di cui vantarsi. Qualsiasi punto di forza si abbia, non significa che si comprenda la verità e ancor meno che si possieda la realtà della verità. Se una persona dotata di alcuni punti di forza crede in Dio, dovrebbe metterli a frutto nel compiere il proprio dovere. Questo è gradito a Dio. Se qualcuno si vanta di un suo punto di forza o spera di servirsene per trattare con Dio, è estremamente irragionevole e risulta sgradito a Dio. Alcuni, abili in una certa disciplina, vengono nella casa di Dio e si sentono superiori agli altri. Vogliono godere di un trattamento speciale e pensano, grazie alla loro abilità, di essere a posto per tutta la vita. Trattano la loro disciplina come se fosse una sorta di capitale. Quanto è arrogante questo atteggiamento da parte loro! Come devono essere considerati, dunque, questi doni e punti di forza? Se possono essere impiegati nella casa di Dio, allora sono strumenti per svolgere bene un dovere e niente di più. Non hanno nulla a che fare con la verità. I doni e i talenti, per quanto grandi, non sono altro che i punti di forza dell’uomo e non hanno alcun rapporto con la verità. I tuoi doni e i tuoi punti di forza non significano che tu comprenda la verità, e tanto meno che tu possieda la realtà della verità. Se li metti al servizio del tuo dovere e lo svolgi bene, allora li stai usando in maniera appropriata, e Dio lo approva. Se invece utilizzi i tuoi doni e i tuoi punti di forza per vantarti, per testimoniare te stesso, per instaurare un tuo regno indipendente, allora il tuo peccato è davvero grave: sarai diventato il primo responsabile della resistenza contro Dio. I doni sono dati da Dio. Se non sai mettere a frutto i tuoi doni per compiere un dovere o per testimoniare Dio, allora sei del tutto privo di coscienza e di ragione e in forte debito nei confronti di Dio. Stai commettendo un’atroce insubordinazione! Tuttavia, per quanto tu possa saper mettere a frutto i tuoi doni e i tuoi punti di forza, ciò non significa che possiedi la realtà della verità. Solo mettendo in pratica la verità e agendo secondo i principi si può possedere la realtà della verità. I doni e i talenti rimangono per sempre doni e talenti; non sono correlati alla verità. Per quanti doni e talenti tu abbia e per quanto elevati siano la tua reputazione e il tuo prestigio, questo non significa mai che possiedi la realtà della verità. I doni e i talenti non diventeranno mai la verità; non sono correlati a essa” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). La parola di Dio è molto chiara. Ognuno di noi ha i propri talenti, forze e capacità. Ma, qualsiasi capacità una persona possieda, non significa che comprenda la verità, e tanto meno che sia migliore di chiunque altro. Le forze e i talenti che Dio ci ha dato sono solo strumenti per svolgere i nostri doveri. Non hanno a che fare con la verità. Non avrei dovuto essere orgoglioso di quelle cose. Avrei dovuto invece trattarle correttamente. Io invece, una volta acquisite eloquenza e abilità a comunicare facilmente con le persone, mi sentivo superiore e consideravo quelle cose come un capitale. Pensavo di essere migliore degli altri, e così sono diventato sempre più arrogante e aggressivo. Quando svolgevo il mio dovere e ottenevo dei risultati, ero ancora più orgoglioso di me stesso, ritenevo tutti gli altri inferiori e credevo solo in me stesso, al punto di non cercare i principi della verità nel mio dovere e non collaborare con nessuno. Ho fatto finta di niente quando il supervisore mi ha fatto notare la mia indole arrogante, e ho continuato a ritenermi giusto e bravo. Neanche quando sono stato rimosso ho minimamente riflettuto su me stesso, continuando spudoratamente a ritenermi dotato di doni e talenti e capace di compiere bene il mio dovere. Nutrivo resistenza e risentimento per la mia sostituzione e volevo persino abbandonare il mio dovere. La mia indole arrogante mi rendeva incapace di conoscere me stesso, incapace di ascoltare i consigli degli altri, e privo di conoscenza di me stesso. Mi reputavo il migliore di tutti e non avevo Dio nel cuore! La mia arroganza era la ragione fondamentale per cui mi ribellavo e resistevo a Dio in ogni situazione che Lui predisponeva per me. Non avevo posto per Dio nel mio cuore e né Gli obbedivo né Lo temevo. In apparenza, svolgevo il mio dovere ma, ogni volta che mi succedeva qualcosa, non pregavo e non cercavo Dio, e nel mio dovere non ricercavo la verità né i principi. Agivo solo in base alla mia indole arrogante, comportandomi in modo avventato e sconsiderato, con la conseguenza di intralciare il lavoro della chiesa. Stavo davvero compiendo il male! Se la mia indole arrogante non fosse cambiata, prima o poi sarei diventato un anticristo che resisteva a Dio, e alla fine Dio mi avrebbe scacciato e punito. Grazie alla rivelazione e all’illuminazione della parola di Dio, l’ho visto chiaramente. Avevo dei punti di forza, agivo sempre in base alla mia indole arrogante, non cercavo la verità né i principi, e il mio lavoro era inefficace. Chiaramente, non ero migliore di nessun altro. Ho pensato a sorella Therese, che era in grado di accettare con umiltà i suggerimenti degli altri per compensare le proprie mancanze. Il suo dovere dava risultati sempre maggiori. Mi vergognavo molto. Non possedevo i suoi stessi punti di forza. In realtà, non ero nulla, eppure ero lo stesso così arrogante. Se avessi continuato a considerare doti e talenti come un capitale, a non ascoltare la parola di Dio e a non cercare la verità e i principi nel mio dovere, allora non sarei stato benedetto da Dio, a prescindere dai miei punti di forza. Non solo non sarei stato in grado di svolgere adeguatamente alcun dovere, ma avrei anche perso la mia possibilità di salvezza.

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio: “Pensate che qualcuno sia perfetto? Per quanto una persona sia forte o capace e dotata di talento, comunque non è perfetta. Bisogna rendersene conto, è un dato di fatto. Inoltre, questo è l’atteggiamento che le persone dovrebbero avere verso i propri meriti e punti di forza o verso i propri difetti; questa è la razionalità che bisogna possedere. Con tale razionalità, puoi gestire correttamente i tuoi punti di forza e di debolezza nonché quelli degli altri, e questo ti consentirà di lavorare accanto a loro in armonia. Se hai compreso questo aspetto della verità e sai accedere a questo aspetto della realtà della verità, puoi allora interagire in armonia con fratelli e sorelle, attingendo ai loro punti di forza per compensare i tuoi eventuali punti deboli. In tal modo, qualunque dovere tu stia compiendo o qualunque cosa tu stia facendo, avrai sempre risultati migliori e riceverai la benedizione di Dio” (“Solo mettendo in pratica la verità si può possedere un’umanità normale” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Nella parola di Dio, ho trovato un cammino di pratica. Devo valutarmi attraverso la parola di Dio e gestire correttamente i miei punti di forza e debolezze. Del resto, nessuno è perfetto e, di fronte a cose che non capisco, devo imparare a chiedere aiuto agli altri e ad apprendere dai loro metodi e cammini. In passato, mi sentivo sempre superiore e guardavo tutti dall’alto in basso. Ma, in realtà, ognuno ha i suoi punti di forza, e non posso continuare ad avere così tanta stima di me stesso. Devo ridimensionarmi, parlare e agire sullo stesso piano dei miei fratelli e sorelle, conoscere meglio i punti di forza e i meriti degli altri e collaborare armoniosamente. Se qualcuno propone dei suggerimenti, devo ricercare la verità e i principi, e non ritenere di avere sempre ragione, perché ho molte carenze, mancanze, idee e punti di vista sbagliati, la mia visione delle cose è imprecisa, e anche perché lo Spirito Santo non opera sempre all’interno di una sola persona, può operare anche in altri fratelli o sorelle.

In seguito, quando fratelli e sorelle proponevano suggerimenti diversi dai miei nei nostri doveri, ho cercato di accettarli. Ricordo che in un periodo, mentre diffondevo il Vangelo, invitavo solo le persone ad ascoltare i sermoni, senza poi informarmi sulle loro difficoltà in privato. Il mio supervisore ha saputo di questo mio problema e mi ha fatto notare che non ero abbastanza scrupoloso nel mio dovere. Inizialmente, non riuscivo ad accettare le sue critiche, convinto di star già facendo del mio meglio, di comprendere i loro problemi e le loro difficoltà nelle riunioni, e di non aver bisogno di informarmi con loro individualmente. Inoltre, avevo già agito così in passato e i risultati erano stati buoni, quindi non avevo bisogno di fare come diceva il supervisore. Ma poi, riflettendoci su, mi sono reso conto che la mia indole arrogante stava riaffiorando, così mi sono acquietato, ho pregato Dio, e sono riuscito a calmarmi un po’. Il mio supervisore mi stava facendo notare i problemi del mio lavoro e avrei dovuto accettare i suoi consigli e il suo aiuto, in modo da poter ottenere risultati sempre migliori nel mio dovere. Dopo aver riflettuto, ho iniziato a comunicare con i potenziali destinatari del Vangelo, a prendermi cura di loro, a chiedere se avessero qualche difficoltà, e poi facevo tutto il possibile per trovare le parole di Dio da condividere con loro. Dopo aver praticato in questo modo, i miei risultati nell’evangelizzazione sono migliorati molto, e ho anche sperimentato la gioia di rinunciare a me stesso e mettere in pratica la verità. Da allora, anche se fratelli e sorelle mi danno un piccolo suggerimento, cerco sempre di accettarlo. Praticare in questo modo mi dona sempre pace interiore e mi aiuta a compiere meglio il mio dovere. Sono così grato a Dio!

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