Le conseguenze del compiere un dovere per fare scena

17 Gennaio 2023

Nel 2021, ero responsabile del lavoro di alcune chiese. Erano state fondate da poco e tutto il loro lavoro era nelle fasi iniziali. La nostra leader superiore doveva venire spesso a dirigere il lavoro e offriva una comunione tempestiva in caso di problemi. In particolare, si informava molto sul lavoro del Vangelo. Vedendo che il lavoro evangelico delle altre chiese era molto produttivo, che c’erano molte persone che indagavano sulla vera via e si univano a quelle chiese ogni mese, ero davvero invidiosa. Ho considerato che il lavoro evangelico era molto importante per la leader superiore e io ero piuttosto carente in quell’aspetto. Se non lo svolgevo bene, o lo rallentavo in qualche modo, la leader mi avrebbe di certo ritenuta non all’altezza e incapace di svolgerlo, e mi avrebbe rimossa. Così, per un po’, mi sono impegnata molto nell’evangelizzazione: mi informavo spesso con i fratelli e le sorelle su come stessero andando le cose, riepilogavo con loro i problemi per trovare soluzioni, ma non mi informavo molto sul resto del lavoro, né lo seguivo. Dopo un po’ di tempo, i risultati del nostro lavoro evangelico sono migliorati, ma l’efficacia del nostro lavoro di irrigazione stava diminuendo. Alcuni nuovi credenti avevano delle difficoltà o erano disturbati dai loro pastori ma non hanno ricevuto irrigazione e sostegno in tempo, così sono diventati negativi e hanno smesso di partecipare alle riunioni. Vedendo questo, ho pensato che eravamo a corto di personale per l’irrigazione e quindi forse dovevamo formare alcuni neofiti come irrigatori. Ma poi mi è venuto in mente che al momento la leader superiore era concentrata principalmente sull’evangelizzazione, nella quale tutte le altre chiese stavano andando alla grande. Se non fossi riuscita a ottenere buoni risultati, mi avrebbe sicuramente ritenuta priva di capacità. Dovevo continuare a concentrare le energie sul lavoro evangelico. Alla luce di questo, non ho più prestato molta attenzione a coltivare i nuovi arrivati. Quando in seguito la leader ha chiesto del nostro lavoro, ha scoperto che negli ultimi mesi non avevamo formato i neofiti e che i nuovi membri della chiesa non venivano irrigati in tempo. Ha detto con rabbia: “La casa di Dio ha richiesto più volte che coltivassimo i nuovi credenti. Perché avete interrotto una parte così cruciale del nostro lavoro?” Mi ha revocato la responsabilità del lavoro di irrigazione. Ero un po’ confusa, ma non mi dispiaceva di non essere più io a occuparmene. C’era così tanto lavoro della chiesa da gestire e io non riuscivo a tenere il passo; avendo solo la responsabilità del lavoro del Vangelo, potevo svolgerlo bene. Non ero affatto consapevole del mio problema. Solo dopo le mie devozioni del giorno dopo mi sono resa conto che il fatto che mi fosse stata tolta la responsabilità di una cosa così importante come irrigare i nuovi arrivati doveva contenere per me un insegnamento. Dovevo riflettere su me stessa alla luce del fatto. Ho pregato Dio in silenzio nel mio cuore, chiedendoGli di illuminarmi e guidarmi a conoscere me stessa. Dopo aver pregato, ho capito che di recente mi ero concentrata solo sul lavoro che la mia leader controllava. Se la leader non menzionava qualcosa, io non ci badavo, neanche quando si presentava un problema nella mia sfera di responsabilità. Non stavo forse lavorando solo per fare scena? In seguito, ho trovato alcune parole di Dio pertinenti. Dio Onnipotente dice: “Alcune chiese sono particolarmente lente nel diffondere l’evangelizzazione, e ciò dipende semplicemente dal fatto che i falsi leader sono negligenti nei loro doveri e commettono troppi errori. Durante lo svolgimento dei vari ambiti del lavoro, si determinano molte problematiche, deviazioni e disattenzioni che i falsi capi devono risolvere, correggere e rettificare, ma dato che non si assumono alcun fardello, dal momento che non eseguono il lavoro vero e proprio e sono capaci solo di svolgere il ruolo di funzionari governativi, ne consegue un caos disastroso. I membri di alcune chiese perdono coesione e si ostacolano a vicenda, diventano sospettosi e diffidenti gli uni verso gli altri, e inoltre sviluppano ansia e temono che la casa di Dio li scaccerà. Quando si trovano di fronte a questa situazione, i falsi capi non intervengono in modo specifico. Il loro lavoro versa in una condizione di paralisi e i falsi capi non ne sono minimamente toccati; non sono capaci di trovare la motivazione a compiere alcun lavoro effettivo, e attendono invece gli ordini del Supremo che dica loro cosa fare e non fare, come se il loro operato fosse destinato solo al Supremo. Se il Supremo non trasmette particolari richieste e non fornisce ordini o comandi diretti, non fanno nulla, e sono negligenti e superficiali. Eseguono solamente ciò che il Supremo assegna loro, agendo quando sono spronati e restando fermi quando non lo sono, negligenti e superficiali. Che cos’è un falso leader? Per riassumere, non svolge lavoro concreto, il che significa che non compie il suo lavoro di leader. È gravemente inadempiente nel lavoro cruciale e fondamentale: non fa nulla. Ecco cos’è un falso leader” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Dalle parole di Dio, ho visto che i falsi leader danno tutti sé stessi per il lavoro che fa fare loro buona impressione. Fanno solo ciò su cui i loro leader insistono, o cose che tutti possano vedere. Se un leader non ordina qualcosa, anche se il lavoro ne sta già risentendo, chiudono un occhio o seguono solo le procedure. Simili persone non sostengono affatto il lavoro della chiesa nel loro dovere e non svolgono lavoro concreto. Sono prive di umanità e di carattere, e non ricercano né amano la verità. Anche quando svolgono un dovere, non fanno altro che intralciare e compiere il male. In passato, non mi ero mai ritenuta priva di buona umanità, ma poi ho visto che mi trovavo in quello stato. Ho pensato a come avevo svolto il mio dovere. Ho visto che la leader superiore dava molta priorità al lavoro del Vangelo e mi forniva molte indicazioni e aiuto in quell’ambito, dato che non ero molto brava, quindi temevo di venire rimossa se non avessi cominciato a essere efficiente. Per mantenere la mia posizione, ho iniziato a concentrarmi maggiormente sul lavoro evangelico e a ignorare il resto. In quel periodo, avevo il sentore che altre cose fossero di mia competenza e che avrei dovuto seguirle, ma sentivo anche che, poiché la leader non se ne informava, non erano così importanti, quindi non me ne occupavo. Mi limitavo al lavoro richiesto dalla leader, a ciò che avrebbe giovato alla mia fama e al mio prestigio. Non tenevo affatto conto della volontà di Dio. Non adempivo le responsabilità di un leader nel mio dovere. Mi limitavo a fare scena, così da rendere la mia leader sufficientemente soddisfatta. Il mio atteggiamento verso il dovere aveva già influenzato il mio lavoro. La casa di Dio ha ripetutamente condiviso che dovevamo irrigare e coltivare nuovi credenti di buona levatura perché potessero assumere un dovere. Ciò avrebbe giovato all’espansione del Vangelo del Regno. Ma da due o tre mesi non svolgevo quel compito cruciale, ritardando gravemente il nostro lavoro. Questo era compiere il male. Vederla in questa luce mi turbava molto. Ho pregato Dio: “O Dio, sono stata così falsa e astuta. Ho lavorato solo per fare buona impressione e ho ritardato il lavoro della chiesa. Dio, voglio pentirmi!”

In seguito, ho letto alcune parole di Dio che esponevano l’indole degli anticristi e che mi hanno aiutata a capire me stessa. Dio Onnipotente dice: “Questo è l’atteggiamento che gli anticristi hanno nei confronti della pratica della verità: quando è vantaggiosa per loro, quando tutti li loderanno e li ammireranno per questo, di certo la assolveranno e compiranno qualche sforzo simbolico per salvare le apparenze. Se mettere in pratica la verità non è di alcun beneficio per loro, se nessuno lo nota e se i leader superiori non sono presenti, allora in quei momenti non c’è alcuna possibilità che mettano in pratica la verità. Mettono o meno in pratica la verità a seconda del contesto, del momento, del fatto che avvenga in pubblico o dietro le quinte, dell’entità dei benefici ottenuti; sono straordinariamente abili e acuti quando si tratta di queste cose, e non accettano per nessuna ragione di non ottenere alcun beneficio o di non mettersi in mostra. Non svolgono alcun lavoro se i loro sforzi non vengono riconosciuti, se, indipendentemente da quanto facciano, nessuno li vede. Se il lavoro è assegnato direttamente dalla casa di Dio e non hanno altra scelta che svolgerlo, considerano comunque se gioverà o no al loro prestigio e alla loro reputazione. Se è vantaggioso per il loro prestigio e può migliorare la loro reputazione, mettono tutti se stessi in quel lavoro e lo svolgono bene, convinti così di prendere due piccioni con una fava. Se non è vantaggioso per il loro prestigio o per la loro reputazione, e se svolgerlo male potrebbe screditarli, escogitano un modo o un pretesto per tirarsene fuori. Indipendentemente dal dovere che svolgono, gli anticristi si attengono sempre allo stesso principio: devono trarne un qualche beneficio. Il tipo di lavoro che gli anticristi amano di più è quello che non comporta alcun costo, per il quale non devono soffrire né pagare alcun prezzo, e dal quale la loro reputazione e il loro prestigio traggono beneficio. In sintesi, qualunque cosa facciano, gli anticristi considerano per prima cosa i loro interessi, e agiscono solo dopo aver riflettuto su tutto; non obbediscono autenticamente, sinceramente e totalmente alla verità senza compromessi, ma lo fanno in modo selettivo e condizionato. Qual è la condizione? Che il loro prestigio e la loro reputazione devono essere salvaguardati e non devono subire alcuna perdita. Solo dopo aver soddisfatto questa condizione, decideranno e sceglieranno cosa fare. In altre parole, gli anticristi prendono in seria considerazione il modo in cui trattare i principi della verità, gli incarichi affidati da Dio e il lavoro della casa di Dio, o il modo in cui affrontare ciò che si trovano di fronte. Non considerano come soddisfare la volontà di Dio, come evitare di danneggiare gli interessi della casa di Dio, come soddisfare Dio, o come recare beneficio a fratelli e sorelle; non sono queste le cose che considerano. Cosa interessa agli anticristi? Se il loro prestigio e la loro reputazione saranno o meno colpiti e se la loro posizione ne risentirà o no. Se fare qualcosa secondo i principi della verità è di beneficio al lavoro della chiesa e ai fratelli e alle sorelle, ma rischia di compromettere la sua reputazione e di portare molte persone a rendersi conto della sua vera levatura e a conoscere il tipo di natura ed essenza che possiede, allora sicuramente l’anticristo non agirà secondo i principi della verità. Se svolgere lavoro concreto porterà più persone a pensare bene di lui, a stimarlo e ad ammirarlo, o farà sì che le sue parole abbiano autorità e portino più persone a sottomettersi a lui, allora quello è il modo per cui l’anticristo opterà; in caso contrario, non sceglierà mai di trascurare i propri interessi per considerazione degli interessi della casa di Dio o di quelli dei fratelli e delle sorelle. Tale è la natura e l’essenza degli anticristi. Non è forse egoista e meschina?” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte terza”). “Gli anticristi sono tipi astuti, non è vero? In ogni cosa che fanno, tramano e calcolano otto o dieci volte, o anche di più. Hanno la testa piena di pensieri su come ottenere posizioni più stabili nella massa, su come avere una migliore reputazione e maggiore credito, su come accattivarsi il favore del Supremo, su come indurre fratelli e sorelle a sostenerli, amarli e rispettarli, e fanno di tutto per ottenere tali risultati. Quale strada stanno percorrendo? Per loro, gli interessi della casa di Dio, gli interessi della chiesa e il lavoro della casa di Dio non sono la priorità, né tanto meno sono cose di cui si preoccupano. Cosa pensano? ‘Queste cose non hanno nulla a che fare con me. Ognuno pensi a sé stesso, e che gli altri si arrangino; le persone devono vivere per sé stesse, per la loro reputazione e il loro prestigio. Questo è l’obiettivo più alto che ci sia. Se qualcuno non sa che deve vivere per sé stesso e proteggersi, allora è un idiota. Se mi venisse chiesto di praticare secondo i principi della verità e di sottomettermi a Dio e alle disposizioni della Sua casa, lo farei solo se fosse o meno un beneficio o un vantaggio per me. Se non sottomettermi alle disposizioni della casa di Dio comporta la possibilità di essere espulso e di perdere l’opportunità di ottenere benedizioni, allora mi sottometterò’. Quindi, per proteggere la loro reputazione e il loro prestigio, gli anticristi scelgono spesso di scendere a compromessi. Si potrebbe dire che, per il prestigio, gli anticristi sono capaci di sopportare qualsiasi tipo di sofferenza e, per avere una buona reputazione, sono in grado di pagare qualsiasi prezzo. Per loro vale il detto: ‘Un grande uomo sa quando cedere e quando no’. Questa è la logica di Satana, non è vero? È la filosofia di Satana per vivere nel mondo ed è anche il suo principio di sopravvivenza. È assolutamente disgustoso!” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte seconda”). Dalle parole di Dio, ho capito che gli anticristi sono astuti e ingannevoli per natura; sono terribilmente egoisti e spregevoli. Nel loro dovere, pensano solo alla fama e al prestigio e mettono al primo posto i loro interessi. Se qualcosa giova a loro o alla loro reputazione o può procurare loro l’elogio dei leader e l’appoggio di fratelli e sorelle, allora danno tutti sé stessi. Invece, per gli incarichi che i leader non noteranno neanche se venissero svolti o per ciò che non giova alla loro fama e al loro prestigio, non vogliono pagare un prezzo. Prima di fare qualcosa, un anticristo calcola come proteggere reputazione e prestigio, come trarre il massimo vantaggio. Non pensa mai a sostenere il lavoro della chiesa. Riflettendo sul mio comportamento, mi sono resa conto di aver rivelato la stessa indole di un anticristo. Nel mio dovere, non consideravo ciò che avrebbe giovato al lavoro della chiesa, e non stavo sostenendo il lavoro della chiesa, ma solo calcolando dentro di me come fare buona impressione sulla mia leader, come assecondarla e impedirle di vedere le mie mancanze per poter mantenere la mia posizione. Quando ho notato che la leader si informava spesso sul lavoro del Vangelo, ho ritenuto che fosse importante per lei; così, per proteggere la mia posizione, ho pensato solo all’evangelizzazione, cercando di seguire quel lavoro e di risolvere quei problemi. Mentre, vedendo che da un po’ la leader non si concentrava sul lavoro di irrigazione, ho ignorato quell’ambito. Mi pareva che, anche dedicandoci tempo, non avrei comunque ottenuto la lode della leader. Sapevo bene che eravamo a corto di irrigatori e che c’erano già state conseguenze per i nuovi credenti che non erano stati irrigati in tempo, ma non ci ho badato e sono rimasta a guardare mentre il lavoro di irrigazione ne risentiva. Sembravo davvero dedita al mio dovere e solerte nel fare tutto ciò che la leader mi chiedeva, ma in realtà badavo ai miei affari, ingannando sia Dio che gli altri con una falsa immagine. Ero egoista, viscida e astuta. Avevo accettato un lavoro così importante, ma continuavo a pensare e a fare calcoli per i miei interessi in ogni momento. Trattavo il mio dovere come un trampolino di lancio per perseguire fama e prestigio. Ero sul cammino di un anticristo: Dio era disgustato da tutto ciò che facevo. Una volta capito questo, mi sono resa conto di aver intralciato il lavoro della chiesa e che destituirmi non era un provvedimento esagerato. Ero stata così egoista, astuta e irresponsabile, non ero degna di un lavoro così importante. Provavo rimorso e senso di colpa, e mi sentivo molto in debito con Dio! Ho pregato Dio nel mio cuore: che la leader si informasse o meno su qualcosa, fintanto che rientrasse nel mio ambito di lavoro, avrei dato il massimo e avrei davvero rimediato alle mie trasgressioni. Con mia sorpresa, una volta che ero disposta a pentirmi davanti a Dio, la leader mi ha chiesto di tornare all’irrigazione. Questo mi ha davvero commossa. Ho pensato che dovevo assolutamente fare tesoro di quel dovere e non pensare mai più a fama e prestigio. Da quel momento, mi sono lanciata nel lavoro. In base all’urgenza, davo priorità ai compiti a cui non avevo prestato attenzione, mi informavo e li monitoravo, e trovavo soluzioni pratiche ai problemi. Lavorare in questo modo mi faceva sentire molto meglio.

Pochi giorni dopo, la casa di Dio ha decretato che le chiese svolgessero lavoro di epurazione. Ho considerato che ero responsabile dell’evangelizzazione e dell’irrigazione, compiti importanti, mentre non avevo la responsabilità prioritaria del lavoro di epurazione. Ho pensato che potesse occuparsene la mia collaboratrice. Quindi, non l’ho messo in cima alla lista. Ho solo discusso brevemente con la mia collaboratrice su come svolgerlo e ho chiesto a lei di occuparsene. Non mi sono mai informata con lei sui suoi progressi o sulle sue difficoltà in quel lavoro. Sono stata colta di sorpresa quando, durante una riunione, la leader ha chiesto come stesse andando il lavoro di epurazione. Stava chiedendo di un’altra chiesa, voleva sapere chi fosse stato rimosso, come si fossero comportate quelle persone, se in quel lavoro avessero incontrato difficoltà o qualcosa che non capivano. Mi sono molto agitata, perché non mi ero tenuta al corrente del lavoro di epurazione e non ne sapevo nulla. Se non avessi saputo risponderle, la leader avrebbe di certo detto che non svolgevo lavoro concreto. E se fossi stata assegnata a un altro dovere o rimossa? In quel momento avevo un solo pensiero: informarmi sull’andamento di quel progetto non appena la riunione fosse terminata, appurare quante persone fossero state rimosse, vedere chi non mi convinceva e discutere e decidere subito se fosse il caso di rimuoverlo, in modo da sapere un minimo rispondere a eventuali domande della leader e così dimostrarle che ero in grado di svolgere del vero lavoro. Era già mezzanotte passata quando la riunione si è conclusa e volevo comunque chiedere di quel progetto alla mia collaboratrice. Mentre stavo per contattarla, mi sono sentita un po’ a disagio. Non stavo di nuovo lavorando solo per fare scena? Informarsi sul lavoro in quel modo era giusto il minimo sindacale. Prendere la decisione sbagliata e rimuovere qualcuno che non lo meritava non sarebbe stato irresponsabile verso la vita di fratelli e sorelle? Se fossi stata frettolosa, senza indagare e ponderare attentamente la decisione, e qualcuno fosse stato allontanato erroneamente, non sarebbe stata solo irresponsabilità nel mio lavoro, ma anche un danno per i fratelli. A quel pensiero, ho iniziato a sudare freddo e ho pregato in silenzio: “Dio, sto di nuovo lavorando per fare scena. Ora ho fretta di aggiornarmi sul lavoro di epurazione, ma non per considerare la Tua volontà e fare bene il mio dovere, bensì per la mia reputazione e la mia posizione. Ti sto raggirando e ingannando di nuovo. Dio, non sono minimamente sincera nel mio dovere, penso solo a fare buona impressione. Tutto questo Ti disgusta. O Dio, voglio riflettere su me stessa e pentirmi davanti a Te”. Proprio allora, ho ripensato a un passo delle parole di Dio che avevo letto di recente. Dio Onnipotente dice: “Se sei un leader, allora, a prescindere da quanti progetti siano sotto la tua responsabilità, sei tenuto a essere costantemente coinvolto e fare domande, e allo stesso tempo monitorare le cose e risolvere i problemi quando emergono. È questo il tuo compito. E così, a prescindere che tu sia un leader regionale, un leader distrettuale, il leader di una chiesa, di un team, o un supervisore, una volta che ti sei accertato della tua sfera di competenza, devi controllare spesso se stai facendo la tua parte in questo lavoro, se hai adempiuto alle responsabilità che dovrebbero essere soddisfatte da un leader o da un lavoratore, quale lavoro non hai svolto, quale lavoro non hai svolto bene, quale non hai voglia di fare, quale è stato inefficace e di quale lavoro non hai compreso i principi. Queste sono tutte cose su cui dovresti riflettere spesso. Allo stesso tempo devi imparare a condividere con altre persone e a fare domande, e a individuare, nelle parole di Dio e nelle disposizioni lavorative, un piano, dei principi e un percorso di attuazione. Verso qualunque disposizione lavorativa, a prescindere che si riferisca all’amministrazione, alle risorse umane o alla vita della chiesa, o altrimenti a qualunque tipo di lavoro specialistico, se riguarda le incombenze dei leader e dei lavoratori, se è una responsabilità a cui devi adempiere ed è entro la sfera delle tue competenze, allora dovresti occupartene. Naturalmente, le priorità andrebbero stabilite in base alla situazione, affinché nessun progetto resti indietro” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Le parole di Dio sono molto chiare. In quanto leader responsabili del lavoro della chiesa, non importa quanti progetti supervisioniamo: dobbiamo stabilire le priorità, supervisionarli, informarci e monitorarli, in modo che ciascun progetto proceda come deve. Questo è ciò che un leader o un lavoratore dovrebbe fare, e l’unico modo per svolgere vero lavoro. Io invece pensavo che, purché riuscissi a portare a termine lavori importanti che potessero produrre risultati tangibili o compiti di cui la leader mi chiedeva regolarmente, stessi svolgendo lavoro concreto. Mentre a malapena consideravo o seguivo tutto ciò su cui la leader superiore si informava poco o che non procurava vantaggi tangibili. In realtà, avrei dovuto impegnarmi al massimo in tutto ciò che era di mia competenza. Alcuni progetti erano già stati avviati e non se ne discuteva più da tempo, ma questo non significava che si fossero fermati e non avessero bisogno di essere seguiti. Avrei dovuto occuparmene in base alla priorità. Non informarmi mai al riguardo e creare ritardi in quei progetti sarebbe stata irresponsabilità e mancanza di devozione a Dio. Ho pensato al mio atteggiamento nei confronti del mio lavoro. Sapevo che il lavoro di epurazione era molto importante, ma per me non era una responsabilità prioritaria, e se fosse stato svolto bene nessuno avrebbe visto il mio impegno, quindi non ci ho messo il cuore e non l’ho trattato seriamente. Non avevo idea di come procedesse. Sono corsa a verificare appena la mia leader si è informata al riguardo. Volevo fare qualche controllo sommario in modo da poter dare una risposta alla leader quando si fosse informata sul mio lavoro, così non avrebbe scoperto che non stavo svolgendo un vero lavoro e non mi avrebbe rimossa. Ricorrevo a trucchi e a inganni, proteggendo la mia fama e il mio prestigio e non assumendomi la responsabilità del lavoro della chiesa. Questo era compiere il male!

In seguito, ho riflettuto sul mio recente atteggiamento e adempimento del dovere. Mi sono venuti in mente questi passi delle parole di Dio: “Quando una persona accetta ciò che Dio le affida, Egli ha un criterio per giudicare se le sue azioni siano buone o cattive, se essa abbia obbedito, se abbia soddisfatto la Sua volontà e se ciò che fa soddisfi i requisiti. Ciò che Gli importa è il cuore delle persone, non le loro azioni esteriori. Non è vero che deve benedire qualcuno purché faccia una certa cosa, a prescindere da come la fa. Questo è un fraintendimento degli uomini sul Suo conto. Dio non guarda soltanto il risultato finale delle cose, bensì pone maggiormente l’accento su come sono il cuore e l’atteggiamento di una persona durante lo sviluppo delle cose, e scruta se nel suo cuore ci siano obbedienza, sollecitudine e il desiderio di soddisfarLo” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I”). “Sebbene tutti desiderino ricercare la verità, entrare nella sua realtà non è semplice. L’aspetto fondamentale è concentrarsi sul ricercare la verità e metterla in pratica. Ogni giorno devi riflettere su queste cose. A prescindere dai problemi o dalle difficoltà che incontri, non rinunciare a praticare la verità; devi imparare a cercare la verità, a riflettere su te stesso e, infine, a metterla in pratica. Questo è l’aspetto più cruciale di tutti: qualsiasi cosa tu faccia, non cercare di tutelare i tuoi interessi; se metti i tuoi interessi al primo posto, non sarai in grado di mettere in pratica la verità. Guarda quelle persone che pensano solo a sé stesse: quale di loro è in grado di mettere in pratica la verità? Neppure una. Tutti coloro che mettono in pratica la verità sono persone oneste, amanti della verità e di animo gentile. Sono tutte persone dotate di coscienza e ragionevolezza, in grado di rinunciare ai propri interessi, alla vanità, all’orgoglio e alla carne. Queste sono le persone capaci di mettere in pratica la verità. […] Le persone che amano la verità percorrono un cammino diverso da quelle che non la amano: le persone che non amano la verità si concentrano sempre sul vivere secondo le filosofie di Satana, si accontentano solo di manifestazioni esteriori di buon comportamento e di pietà, ma nel loro cuore ci sono ancora desideri selvaggi e brame, e ricercano ancora il prestigio e la fama, eppure desiderano essere benedette ed entrare nel Regno; ma poiché non ricercano la verità e non sono capaci di liberarsi della loro indole corrotta, vivono sempre sotto il potere di Satana. In ogni cosa, tutti coloro che amano la verità cercano la verità, riflettono su sé stessi e tentano di conoscersi, si concentrano sulla pratica della verità, e nei loro cuori c’è sempre obbedienza a Dio e timore di Dio. Se dovessero sorgere nozioni o incomprensioni su di Lui, pregano subito Dio e cercano la verità per risolverle; si concentrano sull’adempiere bene il loro dovere, così da soddisfare la volontà di Dio; si sforzano di acquisire la verità e perseguire la conoscenza di Dio, arrivando a temerLo in cuor loro ed evitando tutte le azioni malvagie. Una persona di questo tipo è qualcuno che vive sempre davanti a Dio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Comportarsi bene non significa che la propria indole sia cambiata”). Nel mio dovere, mi limitavo a ciò che mi faceva fare buona impressione, pensando sempre a guadagnarmi la stima della leader e così garantirmi la mia posizione. Mi ritenevo intelligente, ma in realtà ero una sciocca. Le parole di Dio sono chiarissime. A Dio interessa che le persone mettano il cuore nel loro dovere. Egli guarda se nel loro atteggiamento verso il dovere tengano conto della Sua volontà, non quanto lavoro apparentemente svolgano o in quanti le elogino. Inoltre, la chiesa ha dei principi per rimuovere le persone. Nessuno viene destituito con leggerezza per non aver svolto bene il suo lavoro per un breve periodo. Chi ha il cuore nel posto giusto ed è in grado di sostenere il lavoro della chiesa, in caso di qualche errore dovuto a mancanza di esperienza, trova sostegno e aiuto nella casa di Dio. Chi invece non sa gestire il lavoro perché manca di levatura, riceverà dalla chiesa un altro dovere. In generale, la chiave è avere il cuore al posto giusto. Se si ha un’intenzione sbagliata nel proprio dovere o non si considera la volontà di Dio, se si perseguono solo fama e prestigio o se si ricorre a trucchi e inganni per essere apprezzati dai leader, potrà sembrare che si stia portando a termine un lavoro e si sappia soffrire e pagare un prezzo, ma in realtà si hanno delle motivazioni sbagliate e si sta agendo solo per sé stessi. Questo non è compiere il proprio dovere e non è approvato da Dio. Sapevo che il lavoro di epurazione era un progetto importante per la casa di Dio. Capire e supervisionare i progressi dei miei collaboratori faceva parte del mio lavoro. Avrei dovuto avere il giusto atteggiamento e compiere il mio dovere secondo i principi. In seguito, ho parlato con i miei collaboratori dei loro progressi nel lavoro di epurazione e ho chiesto loro quali difficoltà avessero. Poi li ho aiutati concretamente a fare il punto sul personale e abbiamo rimosso chi lo meritava in linea con le condizioni per l’epurazione. Questo mi ha fatta sentire davvero a mio agio.

Ho ricavato molto da tutte queste esperienze. Avevo sempre pensato che fare il lavoro a cui la leader dava priorità e su cui si concentrava fosse svolgere lavoro concreto. Ma grazie a queste esperienze ho visto che, se non ho le giuste motivazioni e svolgo invece il mio dovere per la fama, il prestigio, l’ammirazione altrui o per soddisfare un leader, questo è solo fare scena, non è compiere il mio dovere. E allora, per quanto lavoro possa fare, Dio non lo approverà mai. A Dio interessa che mettiamo il cuore nel nostro dovere ed Egli guarda il nostro atteggiamento verso di esso, se sosteniamo il lavoro della chiesa, se sappiamo praticare la verità e vivere secondo le Sue parole. Questa è la cosa più importante. Sono arrivata a comprenderlo solo grazie alla guida di Dio. Lode a Dio!

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