Quando ho affrontato delle difficoltà nel predicare il Vangelo

19 Dicembre 2022

Nel 2020, ho accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Era una grande benedizione poter accogliere il ritorno del Signore. Per diffondere questa lieta e importantissima notizia, ho iniziato a predicare il Vangelo, sperando che più persone potessero tornare a Dio dopo aver sentito la Sua voce. Tuttavia, nel febbraio del 2022, a causa della repressione delle fedi religiose da parte del governo del Myanmar, la mia chiesa è stata perseguitata e l’evangelizzazione è stata molto ostacolata. Alcuni fratelli e sorelle non partecipavano alle riunioni per codardia e debolezza, altri sono diventati passivi nei loro doveri, e il lavoro del Vangelo si è praticamente arrestato. All’epoca, anch’io ero passiva nel mio dovere. Eseguivo ogni incarico che la mia leader mi assegnava. Mi sembrava di irrigare normalmente le persone, che fossero loro a frequentare le riunioni in modo irregolare e a essere passive nei loro doveri, e che quindi non potessi fare nulla. Poi, a volte non c’era internet, quindi non potevo collegarmi con i miei fratelli e sorelle per informarmi sul lavoro, e dovevo uscire per trovare una connessione. A volte cercavo a lungo, ma non riuscivo a trovare una rete funzionante, e con il passare del tempo ho perso la voglia collegarmi online per informarmi sul lavoro. Allora, ho predicato il Vangelo a un parente di una sorella. In famiglia erano in tre e hanno accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni, così ho vissuto lì e li ho irrigati per dieci giorni. Mi accontentavo di irrigare quei tre nuovi arrivati e non volevo predicare oltre. Pensavo: “Nei villaggi vicini spargono così tante dicerie che è difficile diffondere il Vangelo. Se riesco a irrigare bene questa famiglia di tre persone, mi porteranno a predicare ai loro parenti e amici. Non è un buon modo di predicare il Vangelo?” Così, quando i miei fratelli parlavano di potenziali destinatari del Vangelo nei villaggi vicini, raramente discutevo di come predicare loro il Vangelo. Questo ha influito direttamente sull’evangelizzazione.

Quando poi abbiamo rivisto il lavoro, la leader ha detto che in quel mese il lavoro del Vangelo della nostra chiesa si era praticamente arrestato, e ha menzionato anche altri problemi. Questo mi ha molto rattristata. In seguito, una sorella mi ha richiamata perché mi ero accontentata dello status quo e non avevo cercato di progredire nel mio dovere. Ho di colpo aperto gli occhi. Ho visto che non mi assumevo un fardello nel mio dovere. Come leader della chiesa, non facevo ciò che ero tenuta a fare, e non affrontavo né risolvevo le difficoltà, cosa che ha influito sul lavoro del Vangelo. Più ci pensavo, più mi sentivo male. Riflettendo, ho letto nella parola di Dio: “Attualmente, vi sono alcuni che non portano alcun fardello per la chiesa; sono persone svogliate e approssimative che si preoccupano solo della propria carne. Sono persone estremamente egoiste e persino cieche. Non avrai alcun fardello se non riuscirai a vedere tale questione in modo chiaro. Più tieni conto della volontà di Dio, più pesante sarà il fardello che Dio ti affiderà. Gli egoisti non sono disposti a sopportare cose simili, non sono disposti a pagare questo prezzo e, di conseguenza, perderanno l’opportunità di essere perfezionati da Dio. Questo non è forse farsi del male da soli? Se sei una persona che tiene conto della volontà di Dio, ti addosserai un vero fardello per la chiesa. In realtà, invece di considerarlo un fardello che porti per la chiesa, sarebbe meglio considerarlo un fardello che porti per la tua stessa vita, poiché il fine del fardello che ti addossi per la chiesa è essere perfezionato da Dio attraverso tali esperienze. Pertanto, chiunque sostenga il fardello più pesante per la chiesa, chiunque porti un fardello per fare ingresso nella vita, sarà tra coloro che vengono perfezionati da Dio. Ti è chiaro? Se la chiesa di cui fai parte è dispersa come granelli di sabbia ma tu non sei né preoccupato né in ansia, e quando i tuoi fratelli e sorelle non si nutrono normalmente della parola di Dio fai finta di non vedere, allora non stai portando alcun fardello. Persone siffatte non sono gradite a Dio. Coloro che sono graditi a Dio hanno fame e sete di giustizia e tengono conto della Sua volontà” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Tieni conto della volontà di Dio al fine di ottenere la perfezione”). Riflettere sulle parole di Dio mi ha fatta sentire molto in colpa. Ero una leader della chiesa ma, quando vedevo che il lavoro del Vangelo era fermo, non sentivo alcuna urgenza, trovavo scuse oggettive, e pensavo che, non avendo una buona rete internet, fosse comprensibile che non potessi informarmi sul lavoro. Per quanto riguarda i potenziali destinatari del Vangelo forniti dai miei fratelli e sorelle, raramente condividevo con gli altri su come predicare loro il Vangelo e, quando le mie sorelle volevano parlare di lavoro con me, non riuscivano a trovarmi. Di fronte alle persecuzioni subite dalla chiesa, i miei fratelli erano pavidi e deboli, incapaci di riunirsi normalmente o di svolgere i loro doveri, ma io non cercavo la verità per trovare una soluzione. Alla fine ho capito che l’arresto dell’evangelizzazione dipendeva direttamente da me. Le parole di Dio dicono: “Attualmente, vi sono alcuni che non portano alcun fardello per la chiesa; sono persone svogliate e approssimative che si preoccupano solo della propria carne. Sono persone estremamente egoiste e persino cieche”. Ho capito di essere la persona egoista descritta nella parola di Dio. Non mi assumevo un fardello nel lavoro della chiesa, ero sempre soddisfatta dello status quo, mi interessava solo la mia comodità, mi rifiutavo di soffrire o di pagare un prezzo. Quando ho visto il lavoro del Vangelo risentirne, non ho percepito alcuna urgenza o ansia, e sono diventata debole e passiva nelle mie difficoltà. Ero davvero egoista. Ho pensato alle chiese di altre località: anch’esse erano perseguitate dal governo, ma i fratelli e le sorelle continuavano a predicare il Vangelo e a costruire nuove chiese, mentre l’opera evangelica della nostra si era arrestata, e tutto perché ero egoista e spregevole, e non mi assumevo alcun fardello né alcuna responsabilità. Mi sentivo molto in debito con Dio. Quando mi assumevo un fardello, se qualcuno indagava sulla vera via, incaricavo subito un fratello di predicargli il Vangelo e, quando i fratelli e le sorelle avevano dei problemi, condividevo con loro la verità per risolverli. Più collaboravo, più ricevevo l’opera dello Spirito Santo, l’evangelizzazione era efficace, e io mi sentivo a mio agio e felice. Invece, ultimamente, svolgevo il mio dovere senza assumermi un fardello, e il lavoro del Vangelo era improduttivo. In quel momento, in merito a queste parole di Dio, “Chiunque sostenga il fardello più pesante per la chiesa, chiunque porti un fardello per fare ingresso nella vita, sarà tra coloro che vengono perfezionati da Dio”, ho finalmente acquisito comprensione. Solo coloro che tengono conto della volontà di Dio e si assumono un fardello nel lavoro della chiesa possono essere perfezionati da Dio. Ho inoltre capito che, se non fossi riuscita a cambiare il mio stato passivo, non solo avrei influito sul lavoro della chiesa, ma sarei stata smascherata e scacciata. Questo mi ha leggermente spaventata. Non potevo più essere passiva e negligente. Ho pregato Dio, chiedendoGli di aiutarmi ad assumermi un fardello e di guidarmi a tenere conto della Sua volontà e a svolgere bene il mio dovere.

Dopo di che, ho discusso con il supervisore e i capigruppo di dove potessimo predicare il Vangelo. Abbiamo trovato un villaggio in cui tutti credevano nel Signore, ma al momento non c’era nessun fratello adatto ad andarci. Ho pensato: “Stavolta devo tener conto della volontà di Dio, non posso continuare a non assumermi un fardello. Devo farmi attivamente carico di questa responsabilità”. Così, mi sono offerta volontaria per predicare il Vangelo in quel villaggio. Ma ero un po’ nervosa, perché non ero mai andata a testimoniare l’opera di Dio degli ultimi giorni da sola, quindi temevo di non riuscire a parlare chiaramente. Pensavo: “Non so se lì hanno internet. Magari i fratelli e le sorelle che predicano il Vangelo potrebbero condividere online…” Ho visto che il mio stato era sbagliato e che mi affidavo agli altri, così ho pregato nel mio cuore, chiedendo a Dio di darmi saggezza e fede mentre avrei diffuso il Vangelo lì. Arrivata al villaggio, una sorella mi ha portata direttamente a predicare a casa del sindaco. Inaspettatamente, il sindaco voleva portarmi dal pastore. Quando l’ho saputo, ero entusiasta, ma anche preoccupata: “Non ho mai predicato il Vangelo da sola. Se il pastore ha delle nozioni, come dovrei condividere con lui? E se non solo non lo accettasse, ma addirittura mi osteggiasse? Potremo ancora diffondere il Vangelo in questo villaggio?” Ero molto agitata. Quando ho raggiunto la casa del pastore, volevo chiamare i miei fratelli e sorelle per chiedere aiuto, ma non avevo connessione internet sul telefono. Non sapevo da dove cominciare, così ho pregato Dio più e più volte, supplicandoLo di starmi accanto e di darmi fede, affinché potessi testimoniare l’opera di Dio degli ultimi giorni. Dopo aver pregato, ho pensato alle parole di Dio: “Il cuore e lo spirito dell’uomo vengono tenuti nella mano di Dio, ogni cosa della sua vita viene vista dagli occhi di Dio. Che tu ci creda oppure no, tutte le cose, siano esse vive o morte, si muoveranno, muteranno, si rinnoveranno e scompariranno secondo i Suoi pensieri. Questo è il modo in cui Egli sovrintende a tutte le cose” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Dio è la sorgente della vita dell’uomo”). Era vero. Dio è onnipotente e tutte le persone, le questioni e le cose sono nelle Sue mani, compresi i cuori e gli spiriti degli uomini, quindi dovevo imparare ad affidarmi a Dio. Ho pregato Dio nel mio cuore: “Dio, se questo pastore è una Tua pecorella, sono certa che capirà la Tua voce e accetterà la Tua opera”. Dopo aver pregato, ho sentito una forza nel mio cuore, come se nulla fosse impossibile con Dio al mio fianco. Poi, ho usato i disastri attuali e le questioni del mondo per parlare delle profezie sulla venuta del Signore. Dopo aver ascoltato, il pastore era d’accordo e riteneva verosimile che il Signore fosse tornato. Ha anche mandato a chiamare altri due pastori perché ascoltassero. Temevo di non saper parlare chiaramente e risolvere i loro dubbi; così, nel mio cuore, ho invocato Dio più volte per chiederGli di guidarmi. Ho ripensato a quando Dio chiese a Mosè di guidare gli israeliti fuori dall’Egitto. Mosè sapeva che recarsi dal Faraone egiziano sarebbe stato difficile e pericoloso, ma il suo atteggiamento fu di obbedienza e sottomissione. Dio era con lui, lo sosteneva e, con la guida di Dio, Mosè condusse gli israeliti fuori dall’Egitto. Poi ho pensato alla storia di Davide che sconfisse Golia. Quando gli israeliti videro Golia, ebbero paura. Solo Davide osò venir fuori a combattere. Davide disse a Golia: “Tu vieni a Me con la spada, con la lancia e col giavellotto; ma Io vengo a te nel nome di Jahvè degli eserciti” (1 Samuele 17:45). E così Davide uccise Golia con un semplice sasso. Da queste due storie, ho capito che, di fronte alle difficoltà, solo con fede autentica possiamo vedere le azioni di Dio, e che dove finiscono le persone, lì inizia Dio. Questo mi ha dato coraggio.

In quel momento, sono arrivati gli altri due pastori. Ho usato le profezie bibliche per condividere con loro su come Dio appare e opera nella carne negli ultimi giorni, sul significato dell’incarnazione di Dio e cosa l’incarnazione sia. Ho inoltre testimoniato che Dio è venuto per compiere l’opera di giudizio e di purificazione, che il nome di Dio negli ultimi giorni è Dio Onnipotente e che Egli è il Signore Gesù ritornato. Quando ho finito, il primo pastore era così entusiasta che ha pianto. Si è asciugato le lacrime, dicendo: “Predico per il Signore da oltre 40 anni e attendo il Suo ritorno da quasi tutta la vita. Ora il Signore è tornato davvero! Sono davvero grato a Dio per la possibilità di accogliere il Signore!” Sentendo le sue parole, mi sono commossa e ho pianto con lui, e anche io ero molto riconoscente a Dio. In realtà, la mia comunione non era molto approfondita: che il pastore abbia accettato il Vangelo e compreso le parole di Dio era interamente dovuto alla guida di Dio.

Il pastore l’ha accettato e ha detto che quella sera avrebbe fatto ascoltare il mio sermone a tutto il villaggio. Ero così emozionata che ho più volte ringraziato Dio nel mio cuore. Nel tardo pomeriggio, il pastore e il sindaco hanno invitato gli abitanti di due villaggi a riunirsi e hanno riferito a tutti la lieta notizia della venuta del Signore. Quella sera, più di 30 persone hanno accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni. Alcuni dei presenti hanno detto: “Sono quattro anni che il governo ha vietato la nostra fede nel Signore. Viviamo tutti nel dolore e ci mancano le riunioni. Sia lodato Dio!” Un altra persona si è commossa e ha detto: “Sono anni che non ci riuniamo. Sei venuta a predicarci il Vangelo, in modo che potessimo sentire la voce di Dio, e io sono davvero grato a Dio per questo”. In una notte, il Vangelo è stato diffuso all’intero villaggio. Non mi sarei mai aspettata che la prima volta che predicavo il Vangelo il pastore lo avrebbe accettato, insieme a tanti altri. Era semplicemente incredibile! Sapevo che era il risultato dell’opera dello Spirito Santo, ma mi sono comunque sentita abile e capace nel mio dovere. Senza rendermene conto, ho ricominciato a provare orgoglio e a essere soddisfatta dello status quo, e così volevo solamente irrigare quei neofiti insieme alla sorella responsabile dell’irrigazione, senza più andare a predicare il Vangelo. In quel periodo, mi informavo raramente sul lavoro della chiesa e pregavo meno Dio.

Un giorno stavo caricando il mio telefono e c’è stato un cortocircuito. Ho messo la mia SIM card in un altro telefono ma, sorprendentemente, si è rotto anche quello. A quel punto, ho capito che mi trovavo a un’impasse, e che forse si trattava della disciplina di Dio, così ho iniziato a riflettere sui miei problemi. Ho letto nella parola di Dio: “In generale, tutti voi esistete in uno stato di indolenza, immotivati, riluttanti a compiere un qualsiasi sacrificio di persona, oppure aspettate passivamente. Alcuni addirittura si lamentano, non comprendono gli obiettivi e il significato dell’opera di Dio, e per loro è difficile perseguire la verità. Tali persone detestano la verità e alla fine saranno eliminate. Nessuna di loro può essere resa perfetta, e nessuna potrà sopravvivere. Se le persone non hanno un po’ di determinazione per resistere alle forze di Satana, non c’è speranza per loro!” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Pratica (7)”). “Non essere un seguace passivo di Dio e non perseguire ciò che ti incuriosisce. Se non sarai freddo né fervente, rovinerai te stesso e ritarderai la tua vita. Devi sbarazzarti di una simile passività e inattività e diventare capace di perseguire le cose positive e superare le tue debolezze, in modo che tu possa ottenere la verità e viverla. Non c’è niente di spaventoso nelle tue debolezze, e le tue carenze non sono il tuo più grande problema. Il tuo problema più grande e il tuo più grande difetto è il non essere né fervente né freddo e la tua mancanza di desiderio di cercare la verità. Il problema più grande di tutti voi è una mentalità vile, per cui siete soddisfatti delle cose così come sono e attendete passivamente. Questo è il vostro più grande ostacolo e il più grande nemico nella vostra ricerca della verità” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio”). Dopo aver letto la parola di Dio, ho riflettuto su me stessa. Quando ho visto che il Vangelo si era diffuso in tutto il villaggio, ho ritenuto che Dio fosse soddisfatto di come avevo svolto il mio dovere, quindi ero orgogliosa e appagata dello status quo e non volevo continuare a diffondere il Vangelo. Una volta ottenuti dei risultati, non ho cercato ulteriori progressi. Il mio desiderio di accontentarmi dello status quo era troppo forte. In passato, ho ritardato il lavoro del Vangelo proprio perché ero soddisfatta dello status quo, e ora lo stavo facendo di nuovo. Dio ci chiede di mettere tutto il cuore e la mente nel nostro dovere. Come poteva Dio essere soddisfatto di come lo avevo svolto? Allora, mi sono resa conto che, se nel mio dovere non facevo progressi, stavo regredendo, e sarei rimasta indietro in termini di ingresso nella vita e di risultati nella predicazione del Vangelo. Mi accontentavo sempre dello status quo, non perseguivo la verità, e mi stavo allontanando da Dio. Continuando così, potevo solo danneggiare me stessa. Accontentarmi dello status quo era il mio più grande ostacolo al perseguimento della verità e al compimento del mio dovere, e non avrei fatto altro che danneggiare e rovinare me stessa. Proprio come dicono le parole di Dio: “Se non sarai freddo né fervente, rovinerai te stesso e ritarderai la tua vita”. E l’Apocalisse dice: “Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, Io ti vomiterò dalla Mia bocca” (Apocalisse 3:16). Ero l’acqua tiepida citata nella parola di Dio, non ero né fredda né calda, e mi accontentavo dello status quo. Se avessi continuato così, non ci sarebbe stata speranza per me, e sarei stata scacciata davvero. Questo mi ha un po’ spaventata, così, pentita, ho pregato Dio, dicendoGli che, qualsiasi difficoltà avessi incontrato in futuro, mi sarei impegnata, non sarei mai regredita e non mi sarei mai accontentata dello status quo.

Ma, proprio quando iniziavo a essere propositiva nella predicazione, ho incontrato un’altra grande difficoltà. Eravamo segnalati, quindi il governo della città sapeva che qualcuno predicava il Vangelo. Se fossimo stati scoperti, quasi sicuramente saremmo stati arrestati, insieme agli abitanti del villaggio e al sindaco, i quali, per paura di essere coinvolti, ci hanno chiesto di andarcene e tornare quando le acque si fossero calmate. Ho pensato: “Cosa succederà a questi nuovi arrivati se ce ne andiamo? Hanno appena accettato il Vangelo e non sono affatto radicati. Ma, se rimanessimo entrambe, potremmo facilmente attirare l’attenzione”. Alla fine, abbiamo mandato via la sorella irrigatrice, mentre io sono rimasta al villaggio da sola per sostenere i nuovi arrivati. Anche se sapevo che era la decisione migliore, ero un po’ triste. Mi sentivo completamente sola in un posto sconosciuto. Il pastore aveva ancora molte nozioni e non era del tutto sicuro della vera via, e poi temeva l’arresto, quindi voleva che anche io me ne andassi. Mi sentivo afflitta. Il pastore e il sindaco mi stavano allontanando, ed era come se non avessi una casa. Vivendo in quello stato, non sentivo stimoli a pregare e provavo un po’ di nostalgia. Quando ho condiviso con il pastore, ho visto che aveva ancora molte nozioni. Così, ho creduto che non avesse una buona comprensione. Quando ho notato che pochi nuovi arrivati venivano alle riunioni per paura di essere arrestati, non mi sono assunta il fardello di sostenerli. In quel momento, pensavo: “È un bene che questi pochi siano venuti. Ho chiamato anche gli altri, ma non si sono presentati, quindi non posso fare altro”. A poco a poco, sempre meno neofiti partecipavano regolarmente alle riunioni, e io ero impantanata nelle difficoltà e sempre più depressa. In seguito, ho parlato del mio stato al telefono con una sorella, e lei mi ha inviato un passo della parola di Dio. “Così si comportano tutte le persone che non hanno guadagnato la verità, vivono di passione, una passione che è incredibilmente difficile da mantenere: ci deve essere qualcuno a predicare e tenere condivisioni con loro ogni giorno; quando non c’è più nessuno che li irrighi, li nutra e li sostenga, i loro cuori si raffreddano di nuovo e rallentano nuovamente il ritmo. E, Quando i loro cuori mollano la presa, essi sono meno efficienti nel dovere; se lavorano di più, l’efficienza aumenta, diventano più produttivi nello svolgimento del proprio dovere e ottengono di più. È questa la vostra esperienza? […] Le persone devono avere volontà; solo coloro che possiedono volontà possono veramente lottare per la verità, e solo una volta che hanno compreso la verità possono compiere il loro dovere in modo adeguato, soddisfare Dio e svergognare Satana. Se hai questo tipo di sincerità e non fai progetti nel tuo interesse, ma al solo scopo di guadagnare la verità e compiere adeguatamente il tuo dovere, allora l’adempimento del tuo dovere diventerà normale e rimarrà costante nel tempo; indipendentemente dalle circostanze che affronterai, sarai in grado di perseverare nel compimento del tuo dovere. Indipendentemente da chi o cosa possa fuorviarti o disturbarti, e che tu sia di buono o di cattivo umore, sarai comunque in grado di compiere il tuo dovere normalmente. In questo modo, Dio potrà avere un atteggiamento sereno nei tuoi confronti e lo Spirito Santo potrà illuminarti nella comprensione dei princìpi della verità e guidarti a entrare nella realtà della verità; di conseguenza, il rendimento del tuo dovere sarà sicuramente all’altezza dei requisiti. […] Devi aver fede nel fatto che tutto è nelle mani di Dio e che gli esseri umani stanno semplicemente collaborando con Lui. Se sei sincero, Dio lo vedrà e aprirà per te tutte le vie, facendo sì che le difficoltà non siano più tali. Devi avere fede in questo. Pertanto, non devi preoccuparti di nulla mentre svolgi il tuo dovere, purché tu impieghi tutte le tue forze e ci metta il cuore. Dio non ti renderà le cose difficili né ti costringerà a fare ciò che non sei capace di fare” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Nel credere in Dio, la cosa più importante è mettere in pratica e sperimentare le Sue parole”). Applicando la parola di Dio, ho visto che stavo compiendo il mio dovere solo per entusiasmo e che non ero leale a Dio. Quando la persecuzione del governo ci ha colpiti, il sindaco mi ha chiesto di andarmene e i nuovi arrivati non partecipavano alle riunioni perché temevano di essere arrestati. Di fronte a quelle difficoltà, non ho avuto un atteggiamento positivo, non ho cercato la guida di Dio, né ho fatto del mio meglio per irrigare i neofiti in modo che potessero radicarsi nella fede. Al contrario, sono diventata passiva e mi sono accontentata di pochi nuovi arrivati. Svolgevo il mio dovere senza assumermi un fardello né cercare di progredire, e di conseguenza i neofiti partecipavano alle riunioni sempre più saltuariamente. Proprio come dicono le parole di Dio: “Quando i loro cuori mollano la presa, essi sono meno efficienti nel dovere; se lavorano di più, l’efficienza aumenta, diventano più produttivi nello svolgimento del proprio dovere e ottengono di più”. È vero. Quando mi assumevo un fardello ed ero disposta a pagare un prezzo, potevo vedere la guida e le benedizioni di Dio e la mia predicazione del Vangelo era efficace. Invece, quando ero in difficoltà, non mi assumevo un fardello nel mio dovere, ero irresponsabile, debole e passiva, e di conseguenza diventavo inefficiente nel mio dovere. È stata la grazia di Dio a permettermi di compiere un dovere, ma io non sapevo svolgerlo bene per soddisfare Dio. Ero troppo ribelle!

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio: “Cosa significa ‘tenere fede al proprio dovere’? Significa che, qualunque difficoltà si incontri, non si getta la spugna, non si diventa disertori e non ci si sottrae alle proprie responsabilità. Si fa tutto il possibile. Questo è il significato di tenere fede al proprio dovere. Supponiamo, ad esempio, che ti sia stato affidato un incarico. Non c’è nessuno a sorvegliarti, né qualcuno a supervisionarti e spronarti. Come potresti tener fede al tuo dovere? (Accettando l’esame di Dio e vivendo davanti a Lui.) Accettare l’esame di Dio è il primo passo; questa è una parte. L’altra parte è svolgere l’incarico con tutto il tuo cuore e tutta la tua mente. Cosa devi fare per poter agire con tutto il cuore e con tutta la mente? Devi accettare la verità e metterla in pratica; devi accettare qualsiasi cosa Dio ti chieda e obbedirvi; devi trattare il tuo dovere come un tuo affare personale che non richieda l’interessamento né la costante sorveglianza, i controlli, le sollecitazioni, la supervisione, e nemmeno il trattamento e la potatura da parte di nessun altro. Devi dire a te stesso: ‘Compiere questo dovere è una mia responsabilità. È il mio ruolo e, poiché mi è stato assegnato, mi sono stati spiegati i principi e io li ho afferrati, mi metterò all’opera e lo svolgerò con la massima determinazione. Farò tutto il possibile perché sia eseguito bene. Mi fermerò solo quando qualcuno mi dirà “fermati”; fino ad allora, continuerò a farlo con la massima determinazione’. Questo è ciò che significa tenere fede al tuo dovere con tutto il cuore e con tutta la mente. Questo è il modo in cui le persone dovrebbero comportarsi. Allora, di cosa si deve essere muniti per poter compiere il proprio dovere con tutto il cuore e con tutta la mente? Innanzitutto, si deve possedere la coscienza che un essere creato dovrebbe avere. Questo è il requisito minimo. Oltre a questo, bisogna anche essere devoti. In quanto esseri umani, per accettare l’incarico assegnato da Dio, bisogna essere devoti. Bisogna essere totalmente devoti a Dio e non si può essere tiepidi, o scansare le responsabilità; agire in base ai propri interessi o stati d’animo è sbagliato, non è essere devoti. Che cosa significa essere devoti? Significa non essere influenzati e limitati dagli stati d’animo, gli ambienti, le persone, le questioni o altro durante il compimento del proprio dovere. Dovresti dire a te stesso: ‘Ho ricevuto da Dio questo incarico; me l’ha assegnato Lui. Questo è ciò che devo fare. Pertanto lo farò considerandolo affar mio, in qualsiasi modo possa apportare buoni risultati, ponendo l’accento sul dare soddisfazione a Dio’. Quando sei in questa condizione, non solo sei controllato dalla tua coscienza, ma c’è un coinvolgimento anche della devozione. Se per essere soddisfatto ti basta portare l’operazione a termine, ma non aspiri a essere efficiente e conseguire risultati e se ritieni che sia sufficiente produrre un certo sforzo, si tratta soltanto di un livello normale di coscienza, che non si può considerare devozione” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito come dovevo adempiere al mio dovere. Quel dovere mi era stato affidato, quindi dovevo fare del mio meglio per compierlo bene, senza la supervisione di nessun altro. Se anche avessi affrontato delle difficoltà, se fossero stati coinvolti i miei interessi o se avessi dovuto soffrire, avrei dovuto accettare l’esame di Dio e svolgere bene il mio dovere. Fintanto che il lavoro del Vangelo era in corso, dovevo dare il massimo e considerare il mio dovere come una missione, e non potevo arrendermi, sottrarmi alle responsabilità o fare le cose in base al mio umore. Solo così avrei adempiuto al mio dovere.

Poi, sono andata a fare comunione con i nuovi arrivati che non partecipavano alle riunioni. Ho detto loro: “Se non potete venire alle riunioni di sera, quando avete tempo durante il giorno posso venire a condividere con voi”. Questo ha commosso alcuni di loro, che hanno ritrovato il desiderio di venire alle riunioni. Una sera, ho organizzato un incontro con il pastore e gli abitanti del villaggio. Ho detto: “L’opera di Dio sta per concludersi, quindi non dobbiamo temere di riunirci per leggere le parole di Dio a causa della persecuzione del governo. Se lo facciamo, perderemo la salvezza di Dio. Ora le catastrofi stanno aumentando e solo Dio Onnipotente può salvarci. Dobbiamo avere fede in Dio e nel fatto che Egli governa su tutte le cose, e non ritrarci di fronte alla persecuzione che affrontiamo. Ho predicato il Vangelo nel vostro villaggio, e se mi troveranno mi arresteranno. Sono solo una giovane donna e temo l’arresto, quindi perché non me ne vado? Perché questa è una mia responsabilità. Avete appena accettato il Vangelo del Regno di Dio e avete finalmente sentito la voce di Dio. Dopo questa piccola persecuzione, mi avete chiesto di andarmene ma, se per proteggermi lo facessi e vi abbandonassi tutti, sarebbe una negligenza verso il mio dovere”. Dopo che ho parlato sinceramente, il pastore ha detto agli abitanti del villaggio: “D’ora in poi, dobbiamo proteggerla. Non dite a nessuno che sta predicando il Vangelo in questo villaggio. Se qualcuno ve lo chiede, dite che non lo sapete”. Le parole del pastore mi hanno davvero commossa. Anche se aveva ancora molte nozioni religiose, era intenzionato a ricercare, così gli ho fornito condivisioni mirate alle sue nozioni, e i fratelli e le sorelle gli hanno inviato alcune parole di Dio Onnipotente. Il pastore ha ascoltato con attenzione e alcune delle sue nozioni sono state risolte. Poi, ha iniziato a partecipare attivamente alle riunioni, e ha detto agli abitanti del villaggio: “Voglio che tutti veniate alle riunioni, dobbiamo accettare l’opera di Dio degli ultimi giorni, stare al passo e non rimanere indietro. Dio Onnipotente è il Signore Gesù ritornato!” Sia lodato Dio! Dopo quell’esperienza, ho veramente visto che tutto è nelle mani di Dio. In passato, mi limitavo a dire che tutto era nelle mani di Dio, ma ora avevo sperimentato che tutto è davvero nelle mani di Dio, e che, fintanto che le persone collaborano sinceramente con Dio, Dio le guiderà. Con Dio, nulla è impossibile.

Poco tempo dopo, i funzionari della contea sono venuti al villaggio e hanno portato il pastore e me al governo della contea. Ero nervosa e spaventata, ma ho ricordato a me stessa che tutto era nelle mani di Dio e che, poiché Dio aveva permesso che mi trovassi in quell’ambiente, dovevo obbedire. In strada, lungo il tragitto, ho pregato Dio in silenzio, chiedendoGli di starmi accanto. Ho pensato alla parola di Dio: “Per quanto ‘potente’ sia Satana, per quanto sia audace e ambizioso, per quanto grande sia la sua capacità di infliggere danni, per quanto di ampia portata siano le tecniche con cui corrompe e alletta l’uomo, per quanto astuti siano i trucchi e le macchinazioni con cui intimidisce l’uomo, per quanto mutevole sia la forma in cui esiste, non è mai stato in grado di creare un unico essere vivente, non è mai stato in grado di stabilire leggi o regole per l’esistenza di tutte le cose e non è mai stato in grado di governare e dominare qualsivoglia oggetto, animato o inanimato. Nel cosmo e nel firmamento non vi è una singola persona o un solo oggetto che sia nato da Satana o che esista per causa sua; non vi è una singola persona o un solo oggetto che sia governato o controllato da Satana. Al contrario, Satana non solo deve vivere sotto il dominio di Dio, ma deve anche obbedire a tutti i Suoi ordini e comandi. Senza il permesso di Dio, è difficile che Satana tocchi anche una goccia d’acqua o un granello di sabbia sulla terra; senza il permesso di Dio, Satana non è nemmeno libero di spostare le formiche qua e là sulla terra, e tanto meno l’umanità, che è stata creata da Dio” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico I”). Pensare alle parole di Dio mi ha tranquillizzata, non avevo più paura, e avevo fede nel fatto che tutto fosse nelle mani di Dio.

Al governo della contea, io e il pastore siamo stati rinchiusi in una stanza per l’interrogatorio. In quel momento, il pastore è stato assalito dalla sua emicrania. Non aveva forze, gli tremavano le mani e i piedi, provava molto dolore e temeva di morire lì. Ho condiviso con lui, dicendogli: “Questo ambiente è per noi una prova, per vedere se seguiamo veramente Dio. Tutto è nelle mani di Dio, e Satana non ci farà nulla senza il permesso di Dio, quindi dobbiamo avere fede”. Dopo la mia comunione, il pastore si è commosso fino alle lacrime. Ha detto: “Sia lodato Dio! Tutto è nelle mani di Dio, e Dio è con noi, quindi non posso temere la morte”. Poi mi ha detto: “Se ci interrogano, dirò che sei mia figlia e che sei qui per aiutarmi con il mio lavoro”. E così, abbiamo entrambi acquistato la fiducia per sperimentare quell’ambiente. Alla fine, il governatore della contea ci ha comminato una multa di 300 yuan e ci ha lasciati andare.

In quell’arresto, ho visto la sovranità onnipotente di Dio, e che i cuori e gli spiriti delle persone sono interamente nelle Sue mani. Anche se il cammino della predicazione del Vangelo è arduo e pericoloso, in quel periodo sono maturata un po’. Quando in passato venivo perseguitata, ero passiva, mentre ora ero in grado di assumermi attivamente le mie responsabilità di fronte al pericolo. Questo cambiamento e questo prezioso guadagno sono cose che non avrei potuto ottenere in nessun altro modo. Lode a Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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