L’importanza di avere un atteggiamento corretto nel proprio dovere

26 Settembre 2022

di Ella, Filippine

Nell’ottobre del 2020, ho accettato l’opera di Dio onnipotente negli ultimi giorni. Ho iniziato a frequentare attivamente le riunioni e condividere sulla mia comprensione della parola di Dio e, due mesi dopo, sono diventata leader di un gruppo di riunione. Ricordo la prima volta che ne ho organizzata una: ero emozionata e nervosa allo stesso tempo. Ero entusiasta di fare il mio dovere nella casa di Dio, ma temevo che, se non l’avessi condotta bene, i miei fratelli e le mie sorelle mi avrebbero guardata dall’alto in basso. Pensavo che il modo in cui la mia leader organizzava le riunioni fosse molto buono: se avessi fatto come lei, sicuramente avrei fatto bene, e così avrei avuto gli elogi della mia leader e l’ammirazione dei miei fratelli e sorelle. Pertanto, ho gestito la riunione imitando il metodo della mia leader. Facevo domande ai miei fratelli e sorelle, e vedevo che interagivano con me; e quando ho condiviso la mia comprensione, hanno ribattuto: “Amen” e si sono detti d’accordo. Dopo la riunione, la mia leader è rimasta sorpresa e ha detto che ero molto brava. Mi sono sentita felice e orgogliosa al sentire l’elogio della leader. Di lì a poco, sono stata promossa diacono irrigatore. Ero molto emozionata, e ho pensato che, per affidarmi quell’incarico, la leader dovesse ritenermi di buona levatura. All’inizio, non sapevo come svolgere quel dovere, ma non volevo che i miei fratelli e sorelle fossero delusi da me. Così, a ogni riunione, cercavo di trovare gli elementi cruciali discussi dalla parola di Dio. In questo modo, la mia comunione sarebbe stata chiara e avrebbe coperto i punti chiave, gli altri avrebbero pensato che avevo capito bene la parola di Dio e quindi mi avrebbero ammirata tutti. Tuttavia, dopo la mia comunione, quando ho ascoltato la condivisione degli altri, ho notato che la mia comunione non era chiara come la loro. Ero molto preoccupata e pensavo: “Ora i nuovi arrivati non penseranno che sono brava a condividere, e la loro attenzione sarà rivolta ad altri fratelli e sorelle”. Temevo che i neofiti non mi guardassero con ammirazione, così mi sono scervellata per trovare un modo per condividere meglio. Ma non riuscivo a calmarmi abbastanza per riflettere sulla parola di Dio. Più volevo condividere bene, più la mia comunione peggiorava. Mi preoccupavo di cosa avrebbero pensato di me i miei fratelli e le mie sorelle. “La mia leader sarà delusa da me? Perché la mia comunione non è chiara come quella degli altri? Perché loro hanno condiviso così bene e io no?”. In quel momento ero molto frustrata, e volevo impegnarmi più di loro e superarli.

Qualche mese dopo, in base alle necessità del lavoro, sono stata mandata a predicare il Vangelo. Una volta arrivata nel gruppo, ho chiesto chi fosse il capogruppo e chi il leader della chiesa. Mi sono detta che, se avessi fatto del mio meglio, avrei potuto guadagnarmi l’approvazione del leader della chiesa e forse sarei stata nominata capogruppo. In questo modo, ancora più fratelli e sorelle mi avrebbero guardata con ammirazione. Nella predicazione, spesso pregavo e mi affidavo a Dio quando c’erano cose che non capivo. Dopo un po’ di tempo, ho ottenuto dei buoni risultati nel mio dovere, e ne ero molto felice. Ma, allo stesso tempo, mi sentivo anche in colpa, perché sapevo di avere un atteggiamento sbagliato. L’unica cosa che volevo era l’ammirazione altrui, e non fare bene il mio dovere, ma Dio osserva i nostri cuori e certamente odiava la mia ricerca. Mi sono presentata davanti a Dio e ho pregato, chiedendoGli di guidarmi nell’abbandonare le mie intenzioni sbagliate. Dopo aver pregato, mi sono sentita un po’ meglio. Tuttavia, spesso continuavo a perseguire involontariamente l’ammirazione generale. Quando vedevo gli altri svolgere bene il proprio dovere, volevo superarli. Sapevo che era sbagliato pensare in quel modo, ma non potevo farne a meno. Non riuscivo a calmarmi abbastanza per fare il mio dovere. Il mio stato peggiorava sempre di più e sono diventata inefficace nel mio dovere. In seguito, ho pregato Dio, chiedendoGli di aiutarmi e di guidarmi per liberarmi da quella intenzione sbagliata. Un giorno, in un video di testimonianza, ho visto un passo della parola di Dio che mi ha aiutata a conoscere un po’ me stessa. Dio Onnipotente dice: “Gli anticristi compiono il loro dovere con riluttanza, al fine di ottenere benedizioni. Si chiedono inoltre se riusciranno a mettersi in mostra e a essere ammirati compiendo un dovere e se il Supremo o Dio sapranno che lo stanno compiendo. Sono tutte cose che considerano quando compiono un dovere. La prima cosa che vogliono determinare è quali vantaggi potranno ottenere compiendo un dovere e se potranno essere benedetti. Questa è la cosa più importante per loro. Non pensano mai a come tenere conto della volontà di Dio e a come ripagare l’amore di Dio, a come predicare il Vangelo e testimoniare Dio in modo che le persone ottengano la salvezza e la felicità di Dio. Inoltre, non cercano mai di comprendere la verità, né un modo per eliminare la loro indole corrotta e vivere una sembianza umana. Non riflettono mai su queste cose. Pensano solo a essere benedetti e a ottenere vantaggi, a come farsi strada nella chiesa e nella massa, a come acquisire prestigio, a come indurre gli altri ad ammirarli e a come distinguersi e diventare i migliori. Non sono disposti a essere seguaci ordinari. Vogliono sempre primeggiare nella chiesa, avere l’ultima parola, diventare leader ed essere ascoltati da tutti. Solo questo li renderà soddisfatti. Potete vedere che il cuore degli anticristi è colmo di queste cose. Si spendono veramente per Dio? Compiono veramente i loro doveri di esseri creati? (No.) E cos’è allora che vogliono fare? (Detenere il potere.) Esatto. Dicono: ‘Per quanto mi riguarda, nel mondo secolare voglio superare tutti gli altri. Devo essere il primo in ogni gruppo. Mi rifiuto di arrivare secondo e non sarò mai una spalla. Voglio essere un leader e avere l’ultima parola in qualsiasi gruppo di persone in cui mi trovi. Se non ho l’ultima parola, allora troverò un modo per convincere tutti voi, per indurvi ad ammirarmi e a scegliere me come leader. Una volta acquisito prestigio avrò l’ultima parola, tutti dovranno ascoltarmi. Dovrete fare le cose a modo mio e sottostare al mio controllo’. Qualsiasi dovere svolgano, gli anticristi cercano di ricoprire una posizione di autorità e di prendere il comando. Non potrebbero mai accontentarsi di essere semplici seguaci. E cosa li ossessiona di più? Stare davanti agli altri e dare loro ordini, rimproverarli, far fare loro ciò che dicono. Non pensano mai a come eseguire correttamente il proprio dovere, e tanto meno, mentre lo svolgono, ricercano i principi della verità per praticare la verità e soddisfare Dio. Al contrario, si arrovellano il cervello per trovare il modo di distinguersi, per far buona impressione sui leader e indurli a promuoverli, in modo da poter diventare essi stessi un leader o un lavoratore e guidare altre persone. Passano tutto il tempo a pensare a queste cose e a sperare si realizzino. Gli anticristi non sono disposti a essere guidati da altri, né a essere semplici seguaci, e tanto meno a svolgere silenziosamente i loro doveri nell’anonimato. Qualunque dovere compiano, se non possono occupare il centro della scena, se non possono essere i leader e stare al di sopra degli altri, sono demotivati nell’adempierlo, diventano negativi e iniziano a essere negligenti. Senza la lode o l’ammirazione degli altri, provano ancor meno interesse, e ancor meno desiderio di adempiere ai loro doveri. Se invece, nell’adempimento dei loro doveri, possono essere al centro dell’attenzione e avere l’ultima parola, ne traggono forza e sono disposti a sopportare qualsiasi sofferenza. Hanno sempre motivazioni personali quando compiono i loro doveri, e desiderano sempre essere superiori agli altri per soddisfare il proprio bisogno di superare gli altri, i propri desideri e le proprie ambizioni” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte settima)” in “Smascherare gli anticristi”).

Dopo aver letto la parola di Dio, ho avuto molta paura. Ho pensato subito a tutto quello che avevo fatto. Mi sentivo come se tutti i miei pensieri e le mie azioni fossero stati portati alla luce. La parola di Dio ha rivelato che, in un dovere, gli anticristi non pensano mai a come perseguire la verità o a fare bene il loro dovere. Anzi, perseguono posizioni elevate dalle quali possono guidare gli altri. Non vogliono mai vedere gli altri al di sopra di loro, e percorrono la strada della resistenza a Dio. Ho ripensato a tutte le mie varie manifestazioni che erano le stesse degli anticristi: appena ho iniziato a svolgere il mio dovere, ho voluto essere ammirata e lodata da tutti gli altri, così ho imitato la mia leader quando ospitavo le riunioni. Dopo essere diventato diacono irrigatore, per ogni riunione ho contemplato la parola di Dio, sperando di trasmettere i punti chiave della mia comunione in modo che tutti dicessero che la mia condivisione era buona e offriva luce. Nel gruppo del Vangelo, non ho pensato a come adempiere al mio dovere di soddisfare Dio. Invece, per prima cosa, ho chiesto chi fossero il capogruppo e il leader della chiesa, sperando di essere scelta come capogruppo grazie ai miei sforzi. Ho fatto del mio meglio per mettermi in mostra davanti ai miei fratelli e sorelle, e ho messo a confronto la mia efficacia nel dovere con la loro. Quando vedevo gli altri fare bene il proprio dovere, ero invidiosa e infastidita, e volevo superarli ed essere la migliore. Dietro a tutto ciò che facevo, non c’era altro che la faccia, il prestigio e il tentativo di soddisfare la mia natura competitiva. Una simile ricerca, come può non essere odiata da Dio? Un dovere è un incarico di Dio, un obbligo e una responsabilità, ma io l’ho trattato come la mia carriera. Ho usato il mio dovere per perseguire il prestigio e raggiungere il mio obiettivo di ottenere l’ammirazione di tutti. Nutrire queste intenzioni nel mio dovere, come può essere in linea con la volontà di Dio? Ero così corrotta, mi odiavo per questo. Non volevo più vivere così. Volevo cambiare.

Qualche giorno dopo, sono stata trasferita a un altro gruppo evangelico. Quando sono arrivata, volevo concentrarmi solo sul lavoro evangelico e adempiere alle mie responsabilità. Ho notato che i fratelli e le sorelle lì svolgevano i loro compiti molto bene. Quando predicavano il Vangelo, comunicavano con grande chiarezza la verità dell’opera di Dio, e tanti obiettivi di evangelizzazione erano disposti a cercare e indagare. La mia predicazione era piuttosto inefficace e la mia comunione sulla verità era poco chiara, così, per la prima volta, mi sono sentita davvero piccola. A poco a poco, non ero più arrogante come prima. Non osavo avere un’opinione tanto alta di me stessa, e non volevo cercare di ottenere l’ammirazione degli altri. All’inizio, pensavo di essere cambiata, ma, quando vedevo che i miei fratelli e sorelle ricevevano elogi per aver svolto bene i loro doveri, la mia corruzione si è rivelata di nuovo. Ho pensato: “Anch’io voglio essere lodata e ammirata dai miei fratelli e sorelle”. Dopo di che, nel mio dovere, invitavo freneticamente gli obiettivi di evangelizzazione ad ascoltare i sermoni, ma non cercavo di scoprire se credessero veramente in Dio o se rispondessero ai requisiti per l’evangelizzazione. Di conseguenza, ho invitato alcuni non credenti ad ascoltare i sermoni. Ma in quel momento ero molto triste: “Ho fatto il mio dovere in modo inefficace. Cosa penseranno di me i miei fratelli e le mie sorelle? Penseranno che stia peggiorando?” In quel periodo, ero molto negativa e volevo mettermi a piangere durante le riunioni, ma ricordavo sempre un passo della parola di Dio. “Non sapete che Io parlo sempre senza mezzi termini? Perché continuate ad essere ottusi e storditi? Dovreste esaminare di più voi stessi, e se mai trovaste qualcosa che non comprendete venire più spesso al Mio cospetto” (Capitolo 63 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Dopo aver letto la parola di Dio, mi sono detta: “Giusto, dovrei riflettere ed esaminare se ho intenzioni sbagliate nel mio dovere”. Riflettendo, ho capito che il mio vecchio problema era tornato: volevo ottenere l’attenzione e la stima delle persone facendo il mio dovere. Quando me ne sono resa conto, ero sconvolta. Perché la mia voglia di prestigio era così forte e la mia corruzione così profonda? Ancor peggio, la cosa non mi toccava affatto. Non mi rendevo nemmeno conto che il mio stato era sbagliato.

Quando ho discusso del mio stato con una sorella, mi ha mandato un passo della parola di Dio. Dopo averlo letto, ho finalmente acquisito una certa conoscenza di me stessa. La parola di Dio dice: “Ci sono persone che idolatrano Paolo in modo particolare. Amano uscire, tenere discorsi e lavorare, amano partecipare alle adunanze e predicare; amano essere ascoltati e adorati dalla gente, e che tutti ruotino intorno a loro. Amano essere considerate persone di prestigio dagli altri e gradiscono quando gli altri apprezzano l’immagine da loro presentata. Analizziamo la loro natura alla luce di questi comportamenti: qual è la loro natura? Se si comportano realmente in questo modo, allora ciò è sufficiente a dimostrare che sono arroganti e presuntuose. Non venerano affatto Dio; ricercano uno status più elevato e desiderano esercitare autorità sugli altri, dominarli e detenere una posizione di prestigio agli occhi altrui. Questa è la classica immagine di Satana. Gli aspetti della loro natura che emergono sono l’arroganza e la presunzione, una riluttanza a venerare Dio e un desiderio di essere venerati dagli altri. Simili comportamenti possono offrire una visione molto chiara della loro natura” (“Come conoscere la natura umana” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver letto la parola di Dio, ho iniziato a riflettere su me stessa. Dio dice che Paolo faceva in modo che la gente lo adorasse e ruotasse intorno a lui, che gli piaceva avere prestigio nel cuore degli altri e che gli piaceva che gli altri si concentrassero sulla sua immagine. Anch’io volevo che i miei fratelli e sorelle mi ammirassero e mi adorassero. Nelle riunioni, volevo essere migliore degli altri. Nel mio dovere, quando vedevo che gli altri lavoravano meglio di me, emergeva la mia natura competitiva. Volevo fare meglio di loro e battere i miei fratelli e sorelle. Ogni cosa che dicevo e facevo era piena di ambizione e desiderio, e la mia indole era troppo arrogante. Le mie intenzioni e i miei comportamenti erano gli stessi di Paolo. La natura di Paolo era orgogliosa e arrogante. Non adorava Dio, si metteva in mostra e testimoniava se stesso ovunque, cercava di far sì che gli altri lo ammirassero e lo adorassero, e voleva avere un posto nel loro cuore. Io ero uguale. A prescindere dal dovere che svolgevo, tutto quello che facevo era per la fama e il prestigio, non per compiere il mio dovere di soddisfare Dio. Perseguire come facevo io significava resistere a Dio ed Egli condanna questo tipo di ricerca. Il perseguimento del prestigio non mira solo a ottenere il prestigio o un titolo. Lo scopo è avere un posto nel cuore delle persone, far sì che gli altri ti venerino e sostituire Dio nel cuore altrui. Proprio come dice la parola di Dio: “Questa è la classica immagine di Satana”. È davvero spaventoso! Mi sono anche ricordata che, per perseguire il prestigio e avere la stima degli altri, perseguivo un rapido successo nel mio dovere e predicavo il Vangelo senza princìpi, e questo ha fatto sì che alcuni non credenti entrassero nel gruppo, facendo perdere tempo ed energie ai lavoratori del Vangelo. Se queste persone fossero entrate nella chiesa, avrebbero potuto disturbarne il lavoro, il che sarebbe stato molto peggio. L’essenza di questo problema era grave! Se non mi fossi pentita e non fossi cambiata, Dio mi avrebbe certamente detestata, quindi non volevo più perseguire il prestigio e l’alta considerazione degli altri.

Nelle riunioni successive, ho ascoltato con attenzione la comunione dei miei fratelli e delle mie sorelle e ho visto che tutti si sforzavano di fare bene il proprio dovere. C’era una sorella la cui esperienza mi ha commossa. Ha condiviso sul modo in cui si è affidata a Dio per superare le difficoltà nei suoi doveri e su come ha svolto il lavoro di diffusione del Vangelo. A quel punto mi sono chiesta: “Prendo sul serio il mio dovere? Sto praticando secondo la parola di Dio? Tutti gli altri hanno un’esperienza pratica e la testimonianza di praticare la verità in ambienti diversi. Perché io non le ho? Perché non ho l’intenzione di svolgere bene il mio dovere?” Mi sono sentita molto in colpa. Dio mi ha dato la possibilità di compiere un dovere, ma io non l’ho preso sul serio e non l’ho svolto bene. Invece di lavorare in modo adeguato, ho perseguito con tutto il cuore l’ammirazione degli altri. Non meritavo davvero l’esaltazione e la grazia di Dio. In quel periodo, ho riflettuto seriamente su me stessa e ho ricordato l’esperienza di Pietro. Pietro non si è mai messo in mostra né ha cercato di essere ammirato dagli altri. Si è concentrato sulla ricerca della verità in ogni cosa, sul riflettere sulla propria corruzione e sul cambiare la sua indole di vita. Ha percorso il cammino di fede in Dio, un cammino di trionfo. Anch’io volevo perseguire un cambiamento di indole, perciò ho pregato spesso Dio, chiedendoGli di guidarmi nella conoscenza di me stessa. Ogni volta che volevo che le persone mi ammirassero nel mio dovere, rinunciavo consapevolmente alle mie intenzioni sbagliate, perché volevo sfuggire alla mia indole corrotta e compiere bene il mio dovere.

Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio e ho trovato un cammino di pratica. La parola di Dio dice: “Se Dio ti ha creato stolto, allora la tua stoltezza ha un significato; se ti ha creato intelligente, allora la tua intelligenza ha un significato. Qualunque competenza Dio ti abbia dato, qualsiasi siano i tuoi punti di forza, qualunque sia il tuo quoziente intellettivo, tutto ciò ha per Dio uno scopo. Tutte queste cose sono state predeterminate da Dio. Il ruolo che hai nella tua vita e il dovere che svolgi sono stati stabiliti da Dio molto tempo fa. Alcune persone vedono che gli altri possiedono competenze che loro non hanno e ne sono scontente. Vogliono cambiare le cose imparando di più, vedendo di più ed essendo più scrupolose. Ma c'è un limite a ciò che la loro scrupolosità può ottenere, e non possono superare coloro che hanno doni e competenze. Per quanto tu ti sforzi, è inutile. Dio ha stabilito ciò che sarai e nessuno può fare nulla per cambiarlo. Qualunque cosa tu sia bravo a fare, è in quella che devi impegnarti. Qualunque sia il dovere per il quale sei portato, è quello che dovresti svolgere. Non cercare di forzarti a entrare in ambiti che non rientrano nelle tue competenze e non invidiare gli altri. Ognuno ha la sua funzione. Non pensare di poter fare tutto bene o di essere più perfetto o migliore degli altri, desiderando sempre di sostituirti agli altri e di metterti in mostra. Questa è un’indole corrotta. Ci sono persone che pensano di non saper far bene nulla e di non avere alcuna capacità. Se è il tuo caso, dovresti limitarti a essere una persona che ascolta e obbedisce in modo concreto. Fai quello che sai fare e fallo bene, con tutte le tue forze. È sufficiente questo. Dio ne sarà soddisfatto” (“I principi che devono guidare il proprio comportamento” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Leggere le parole di Dio mi ha davvero commossa. Ho capito di essere così esausta e di aver vissuto tanti tormenti perché non ho impiegato le mie energie nel compiere il mio dovere. Al contrario, le ho usate per perseguire la reputazione e il prestigio. Se la levatura di una persona è alta o bassa e se ha talenti, doni e capacità sono tutte cose prestabilite da Dio. Dio vuole solo che le persone facciano il massimo possibile nell’ambito delle loro capacità. Non ci chiede di distinguerci dalla massa e di essere superiori agli altri. Ancora prima che nascessi, Dio aveva predisposto tutto per me. Dio ha prestabilito i miei talenti, la mia levatura e i miei doni, per quali mansioni ero adatta, e tutto il resto. Dovevo sottomettermi alla sovranità e alle disposizioni di Dio, mantenere la mia posizione, fare del mio meglio con i piedi per terra e svolgere bene il mio dovere. Dopo un’attenta riflessione, mi sono resa conto di non avere alcuna abilità speciale, che devo limitarmi a fare ciò che dice la parola di Dio: “Se è il tuo caso, dovresti limitarti a essere una persona che ascolta e obbedisce in modo concreto. Fai quello che sai fare e fallo bene, con tutte le tue forze. È sufficiente questo. Dio ne sarà soddisfatto”. Ora ero pronta a praticare secondo la parola di Dio e a svolgere sinceramente il mio ruolo.

Una volta, ho visto una sorella che faceva il suo dovere in modo molto efficace. Ero gelosa e un po’ invidiosa. Ho pensato: “Come fa?”. Ho sentito di nuovo l’impulso di superarla, ma mi sono accorta che stavo rivelando la mia corruzione, così ho chiesto a Dio di aiutarmi a rinunciare a me stessa. Dopo aver pregato, ho pensato: “Tutti noi abbiamo ruoli diversi da svolgere, proprio come una macchina ha parti differenti, e ciascuna di esse ha la propria funzione. Lei ha i suoi punti di forza e ottiene buoni risultati nel suo dovere. Questa è una cosa buona. Non dovrei mettermi a confronto con lei, ma imparare da lei”. Dopo di che, ogni volta che mia sorella condivideva la sua esperienza e le sue pratiche nell’adempimento del suo dovere, io ascoltavo attentamente e prendevo appunti. Mi rivolgevo anche agli altri per conoscere la loro esperienza nel lavoro evangelico. Durante le riunioni, inoltre, mi calmavo e contemplavo la parola di Dio, facevo comunione su ciò che capivo della parola di Dio e non cercavo più di essere ammirata. Quando ho praticato in questo modo, ho scoperto che il mio desiderio di fama e di prestigio diminuiva gradualmente. Non mi sentivo più invidiosa come prima, ed ero molto più rilassata e a mio agio. Il fatto che ora io abbia questa conoscenza e questa pratica è interamente il risultato dell’opera di Dio. Sia lodato Dio!

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