Imparare a essere una testimone migliore

12 Febbraio 2022

di Moran, Cina

Nel giugno dell’anno scorso, mi hanno scelta come diacono per l’irrigazione e incaricata di irrigare coloro che avevano appena accolto l’opera di Dio degli ultimi giorni. Ho pensato tra me e me: “Dio mi esalta con un dovere così importante, quindi devo svolgerlo bene e ripagare il Suo amore”. All’inizio, ho avuto molte difficoltà con il lavoro. Alcuni fratelli e sorelle erano occupati con i loro impieghi e non venivano regolarmente alle riunioni; altri, ingannati dalle calunnie dei religiosi e del PCC, erano restii a partecipare alle riunioni; e altri ancora erano passivi e deboli a causa di ostacoli da parte delle famiglie e non potevano svolgere i loro doveri. Sentivo molta pressione quando pensavo a queste cose. Per irrigare al meglio quei fratelli e sorelle, in modo che potessero capire la verità e intraprendere la retta via, c’era molto lavoro da fare. Durante quel periodo pregavo Dio, mi affidavo a Lui, e cercavo la verità per risolvere i loro problemi e le loro difficoltà. Dopo un po’, la maggior parte di loro è diventata regolare con le riunioni, e alcuni hanno appreso il significato dell’adempimento dei loro doveri, così hanno inziato a svolgerne. Quei risultati mi hanno resa felice, non potevo che essere soddisfatta di me. “Penso di essere brava in questo lavoro. Altrimenti come potrei ottenere risultati così buoni?” In seguito, quando fratelli e sorelle parlavano dei loro stati e delle loro difficoltà, involontariamente ho iniziato a mostrare di essere migliore e più esperta di loro.

Una volta, in una riunione, alcune sorelle che avevano appena iniziato i loro doveri di irrigazione hanno riferito di neofiti che avevano affrontato l’oppressione e gli arresti feroci da parte del PCC, e si sentivano negative, deboli, intimidite e spaventate. Non sapevano come tenere condivisione per risolvere il problema. Ho pensato che, dato che avevo recentemente risolto problemi simili con buoni risultati, fosse un’ottima occasione per raccontare loro come avevo condiviso la verità per risolverli e dimostrare che capivo meglio la verità ed ero la lavoratrice più capace. Così, ho detto spavalda: “Recentemente, ho irrigato alcuni fratelli e sorelle che si trovavano nello stesso stato. Allora ero molto tesa, così per irrigarli bene ho tenuto molte riunioni con loro, letto la parola di Dio e condiviso riguardo alla verità pertinente al loro stato. Dovevo fare più di 50 chilometri in bicicletta, andata e ritorno. Dopo un certo tempo d’irrigazione, hanno acquisito un po’ di conoscenza dell’opera, dell’onnipotenza e della saggezza di Dio, hanno capito che Dio Si serve del gran dragone rosso come complemento alla Sua opera, e hanno acquisito fiducia in Dio. Non si sentivano più limitati dalla persecuzione del PCC, e volevano persino diffondere il Vangelo per testimoniare l’opera di Dio…” Mentre condividevo, quelle sorelle mi guardavano come incantate. Mi sono sentita soddisfatta, e sempre più rinvigorita man mano che parlavo. Quando ho finito, una di loro ha detto con entusiasmo: “Con tutta la tua esperienza, riesci a discernere chiaramente i problemi. Io sarei totalmente smarrita”. Un’altra ha dichiarato con invidia: “Risolvere questi problemi è così facile per te. Se hai qualche altra valida esperienza, per favore condividila con noi, così possiamo imparare da te”. Questi loro complimenti mi hanno resa felice. Io affermavo che i miei risultati erano puramente dovuti alla guida di Dio, non ai miei sforzi personali, ma in cuor mio sentivo di aver sofferto e pagato un prezzo per ottenerli. In seguito, mi piaceva mettermi in mostra sempre di più.

Una volta, a una riunione, una sorella si sentiva negativa perché i suoi doveri d’irrigazione non producevano buoni risultati, e ha raccontato delle sue molte difficoltà. Ho pensato: “Se ammetto di avere le sue stesse difficoltà e carenze, gli altri non perderanno la stima di me? Sono responsabile del suo lavoro, quindi le racconterò dei miei successi, e le mostrerò come ho condiviso la verità per risolvere i vari problemi e difficoltà che ho affrontato. In questo modo, posso sia risolvere i problemi dei miei fratelli che ottenere la loro stima”. Pensato a questo, ho evitato di parlare delle mie debolezze e carenze, vantandomi invece di quanto fossi efficiente nei miei doveri. Ho detto: “Durante questo periodo, ho irrigato e sostenuto cinque fratelli e sorelle. Alcuni avevano nozioni religiose, altri bramavano il denaro e non partecipavano alle riunioni, e altri ancora erano deboli e negativi a causa di problemi a casa. Sono andata da loro, uno per uno, superando diverse difficoltà, ho ricercato molte parole di Dio, e ho condiviso con ognuno di loro per risolvere i loro problemi, finché hanno compreso la verità, abbandonato le loro nozioni, preso parte regolarmente alle riunioni e assunto volentieri dei doveri. C’era un fratello, un professionista di talento, che veniva raramente alle riunioni perché perseguiva il prestigio mondano e la fama. Ho avuto molte difficoltà nel nutrirlo, ma mi sono affidata a Dio, gli ho letto la parola di Dio e ho condiviso con lui la volontà di Dio. Questo lo ha aiutato a capire il valore che ha perseguire la verità per chi crede in Dio, e a vedere che ricercare reputazione e prestigio è vano e che solo seguendo Dio poteva ottenere la verità e la vita ed essere salvato da Dio, così anche lui ha deciso di perseguire la verità e adempiere ai suoi doveri”. Dopo la mia comunione, ho visto sguardi ammirati e adoranti sui volti delle mie sorelle, e hanno annotato i passi della parola di Dio che avevo condiviso. Una di loro ha esclamato: “Hai usato la verità per risolvere i loro problemi, li hai aiutati a capire la volontà di Dio e a seguirLo, e a compiere i loro doveri. Non ci si può riuscire a meno di possedere le realtà della verità”. Un’altra ha detto con ammirazione: “Se io affrontassi questi problemi, non sarei in grado di risolverli. Tu hai più esperienza, quindi sei più brava di noi in questo”. L’ho percepito anche in quel momento. Dopo la nostra chiacchierata, una delle sorelle si sentiva un po’ negativa, perché si sentiva di levatura scarsa e incapace di risolvere i problemi dei neofiti attraverso la verità. Mi sono chiesta: “Sto parlando troppo dei miei successi? I problemi che incontrano sono semplici per me e facili da risolvere. Dunque si sentono inferiori, mi ammirano, e si affidano a me per risolvere tutti i loro problemi?” Ho pensato ai danni che provoca ammirare ed essere ammirati. Ma poi mi sono detta: “Sto parlando loro della mia esperienza pratica, quindi dovrebbe andare bene”. A quel punto, non ho riflettuto su me stessa, e la questione è scivolata via. In seguito, ho chiesto del loro lavoro a due sorelle addette all’irrigazione. Quando le ho incontrate, una ha esclamato entusiasta: “Grazie al cielo sei qui. Abbiamo alcuni fratelli e sorelle con problemi che non sappiamo come risolvere. Ora che ci sei tu, possiamo chiedere a te”. Lo sguardo di speranza nei suoi occhi mi ha sia esaltata che preoccupata. Esaltata perché mi guardava con ammirazione, ma preoccupata perché mi chiedevo se parlare sempre dei risultati che ottenevo nel mio lavoro l’avesse portata a venerarmi. Subito dopo ho pensato: “Racconto sempre dei miei successi per fornire loro un percorso di pratica, cosa che sta proteggendo il lavoro della casa di Dio. Inoltre, parlo solo delle mie esperienze reali, non le esagero”. Così, ho di nuovo condiviso le mie esperienze di successo. Loro hanno reagito con la solita ammirazione e invidia, e io ne ero felice.

Da allora, a ogni riunione parlavo di quanto avessi sofferto e pagato un prezzo nei miei doveri, di come avessi condiviso la verità per risolvere i problemi, e portavo a esempio tutti i miei successi. A poco a poco, tutti i miei fratelli e sorelle hanno iniziato ad adorarmi, aspettavano che io risolvessi tutti i loro problemi, e mi piaceva molto la sensazione di essere ammirata e venerata. Al ritorno dalle riunioni, ricordavo le espressioni di ammirazione e stima dei miei fratelli e sorelle, e non potevo contenere l’euforia. Dopo poco tempo che svolgevo i miei doveri, in molti mi stimavano e ammiravano, e il pensiero mi riempiva di forza e motivazione nell’adempierli. Ma, proprio mentre ero immersa nella gioia di quella situazione, ho dovuto affrontare una potatura e un trattamento inaspettati.

Un giorno, il capo della Chiesa è venuto a dirmi: “Ho chiesto ai fratelli e alle sorelle di valutarti in queste elezioni della Chiesa, e tutti dicono che ti piace metterti in mostra”. A quelle parole, sono subito arrossita di vergogna. Ho pensato: “Come possono dire tutti che mi piace mettermi in mostra? Cosa pensa il capo di me? Come potrò guardarli di nuovo in faccia?” Ho farfugliato una spiegazione: “Ammetto di essere piuttosto arrogante, e a volte mi metto in mostra, ma non lo faccio deliberatamente. Offro solo un sincero resoconto della mia esperienza e conoscenza”. Il mio capo, vedendo che non conoscevo me stessa, ha risposto: “Tu parli della tua esperienza personale, ma perché i fratelli e le sorelle ti ammirano e si affidano a te invece di affidarsi a Dio e cercare la verità? Affermi di non metterti in mostra deliberatamente, ma perché non parli delle tue corruzioni, carenze, negatività, debolezze, o dei tuoi veri, intimi pensieri? Parli solo dei tuoi pregi, non della tua corruzione o debolezza. Dai l’impressione di perseguire la verità e di sapere come sperimentare. Non stai solo esaltandoti e mettendoti in mostra?” Non sapevo rispondere al modo in cui mi esponeva e criticava. Ricordavo di aver parlato soltanto delle mie esperienze di successo nelle riunioni, non mi ero mai aperta su fallimenti e mancanze nei miei doveri. Mi stavo davvero mettendo in mostra. Lo avevo fatto davanti a tanti fratelli e sorelle, e ora tutti avevano discernimento su di me: provavo tanta vergogna e imbarazzo da voler sprofondare sotto terra. Più ci pensavo, più mi sentivo infelice, e non riuscivo a trattenere le lacrime. Ho pregato in ginocchio davanti a Dio: “Dio, non voglio più mettermi in mostra. Ti prego di guidarmi, affinché io possa riflettere e conoscere me stessa”.

In seguito, ho letto un passo delle parole di Dio: “Esaltarsi e rendere testimonianza a se stessi, mettersi in mostra, provare a indurre le persone ad avere un’alta opinione di loro: gli esseri umani corrotti sono capaci di queste cose. È così che le persone reagiscono istintivamente quando sono dominate dalla loro natura satanica, e questa è una caratteristica comune a tutta l’umanità corrotta. Di solito, come fanno le persone a esaltarsi e a rendere testimonianza a se stesse? Come raggiungono questo obiettivo? Un modo è dichiarare quanto abbiano sofferto, quanto lavoro abbiano svolto e quanto si siano adoperate. Considerano tali cose come una forma di capitale personale. In altre parole, le usano come un capitale per esaltarsi, che dà loro un posto più alto, saldo e sicuro nella mente degli uomini, affinché più persone le stimino, le ammirino, le rispettino e addirittura le adorino, le idolatrino e le seguano. Questo è l’effetto ultimo. Le cose che fanno per raggiungere questo obiettivo – tutto il loro esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse – sono forse ragionevoli? No. Sono al di là dell’ambito della razionalità. Queste persone non hanno alcuna vergogna: dichiarano spudoratamente ciò che hanno fatto per Dio e quanto abbiano sofferto per Lui. Ostentano persino le loro doti, i loro talenti, la loro esperienza e le loro competenze speciali, o le loro abili tecniche di condotta e i mezzi che usano per giocare con le persone. Il loro metodo di esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse consiste nel mettersi in mostra e nello sminuire gli altri. Tendono anche a fingere e a camuffarsi, nascondendo debolezze, difetti e manchevolezze alle persone, affinché gli altri vedano soltanto la loro genialità. Non osano neppure dire agli altri quando si sentono negative; non hanno il coraggio di aprirsi e di condividere con loro e, quando commettono un errore, fanno il possibile per nasconderlo e insabbiarlo. Non menzionano mai i danni che hanno causato alla casa di Dio mentre compivano il loro dovere. Quando hanno dato un contributo secondario o ottenuto un piccolo successo, tuttavia, si affrettano a ostentarlo. Non vedono l’ora di far sapere a tutto il mondo quanto siano capaci, quanto sia alta la loro levatura, quanto siano eccezionali e quanto siano migliori delle persone comuni. Questo non è forse un modo per esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse? Esaltarti e rendere testimonianza a te stesso rientra forse nei limiti razionali dell’umanità normale? No. Dunque, quando le persone fanno questo, quale indole si rivela di solito? L’indole arrogante è una delle principali manifestazioni, seguita dalla falsità, che implica di fare tutto il possibile per indurre gli altri a tenere questi individui in grande stima. Le loro storie sono totalmente inconfutabili; le loro parole contengono chiaramente motivazioni e macchinazioni, e queste persone hanno trovato un modo per nascondere il fatto che stanno ostentando, ma il risultato di ciò che dicono è che gli uomini sono ugualmente indotti a credere che siano migliori degli altri, che nessuno li uguagli, che tutti gli altri siano a loro inferiori. E questo risultato non si raggiunge forse con mezzi subdoli? Quale indole si cela dietro simili mezzi? E ci sono elementi di malvagità? Questo è un tipo di indole malvagia” (“Esaltano e testimoniano sé stessi” in “Smascherare gli anticristi”). Ciò che la parola di Dio rivelava mi ha toccato il cuore. Il mio comportamento non era proprio l’ostentazione e la testimonianza di se stessi rivelate nella parola di Dio? Mi sono resa conto che parlavo solo della mia sofferenza e dei risultati positivi ottenuti nello svolgimento dei miei doveri. Alle riunioni, i miei fratelli e le mie sorelle parlavano di problemi che non sapevano come risolvere, ma io non condividevo sulla verità, non li aiutavo a capire la volontà di Dio e non dicevo loro di affidarsi a Dio nei loro doveri. Anzi, testimoniavo la mia sofferenza e la mia capacità di risolvere i problemi. Ho sempre parlato dei lunghi viaggi e dei sacrifici che ho compiuto per irrigare le persone. Non ho mai parlato della debolezza o delle carenze che ho manifestato quando ho avuto difficoltà. Di solito, alle riunioni menzionavo solo gli ingressi positivi, di come portavo i fardelli e avevo a cuore la volontà di Dio, di come cercavo la verità per risolvere i problemi dei miei fratelli e sorelle, o che molti partecipavano alle riunioni e adempivano ai doveri grazie alla mia irrrigazione e al mio nutrimento, per far credere agli altri che capivo la verità e sapevo risolvere i problemi. Era chiaramente la parola di Dio che permetteva loro di capire la verità, avere fede e voler adempiere ai loro doveri. Questi sono risultati ottenuti dalla parola di Dio. Ma io non ho esaltato Dio né testimoniato la parola e l’opera di Dio. Ascoltare la mia esperienza non ha dato a nessuno la conoscenza di Dio, li ha portati ad adorarmi. Non si affidavano a Dio né cercavano la verità quando avevano problemi. Al contrario, cercavano la mia condivisione per risolvere le questioni. Mi vedevano come qualcuno che poteva persino salvare le loro vite. Li stavo conducendo al mio cospetto. Ingannavo le persone e competevo con Dio per il prestigio. Eppure continuavo a non percepire di esaltarmi o di mettermi in mostra. Pensavo ancora di star parlando solo della mia esperienza reale. Ora vedevo le intenzioni spregevoli che nutrivo nel raccontare le mie esperienze. Cercavo di guadagnare una posizione elevata nel cuore della gente. Più ci pensavo, più mi sentivo spregevole e sfacciata. Dio mi ha esaltata col dovere del’irrigazione, in modo che potessi condividere la Sua parola per risolvere i problemi, condurre le persone davanti a Dio e aiutarle a capire la verità e a conoscere Dio. Invece, nei miei doveri, mi mettevo in mostra dovunque per poter essere venerata. Consideravo miei i risultati dell’opera dello Spirito Santo e li usavo come capitale per vantarmi di me stessa. Usurpavo la gloria di Dio e godevo dell’ammirazione e dell’adorazione dei miei fratelli e sorelle, e non provavo la minima vergogna. Ero del tutto priva di coscienza e ragionevolezza! Dio ha predisposto che una sorella mi potasse e trattasse affinché riflettessi sulla via sbagliata che avevo intrapreso e invertissi la rotta per tempo, e questo era l’amore e la salvezza di Dio per me. Sapevo di non poter più ferire il cuore di Dio. Dovevo pentirmi.

In quel momento ho ricordato un passo della parola di Dio: “‘Esperienze di condivisione e comunione’ significa parlare di ogni pensiero presente nel tuo cuore, della tua condizione, delle tue esperienze e della tua conoscenza delle parole di Dio, nonché dell’indole corrotta che è in te. Dopo di che, altri discerneranno queste cose, e accetteranno il positivo e riconosceranno ciò che è negativo. Solo questo è condivisione e solo questo è vera comunione” (“La pratica fondamentale per essere una persona onesta” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Mentre ponderavo le parole di Dio, ho capito che condividere un’esperienza non dovrebbe celare intenzioni, ambizioni e desideri personali. Che sia positivo o negativo, dovrei sempre aprirmi con i miei fratelli e sorelle sul mio vero stato, in modo che possano assimilare il positivo e imparare a discernere il negativo dalla mia esperienza, vedere che anch’io sono ribelle e corrotta, così non mi ammireranno né adoreranno. In questo modo, la mia esperienza può impartire loro delle lezioni e aiutarli ad evitare cammini sbagliati. Alla riunione del giorno dopo, ho trovato il coraggio di parlare del mio stato. Ho analizzato e spiegato di essermi messa in mostra per ottenere l’ammirazione altrui, e di aver riflettuto e conosciuto me stessa. In quella riunione ho provato un grande senso di sicurezza e gioia.

In seguito ho saputo che una sorella era molto depressa. Quando abbiamo parlato, mi ha detto: “Alle riunioni ascolto sempre la tua esperienza e di come sai aiutare gli altri, ma mi mancano le realtà della verità e la mia levatura è troppo scarsa. Quando insorgono dei problemi, non so risolverli. È troppo stressante. Non riesco a gestire questo dovere”. A queste sue parole, ho provato molta vergogna. Mi sono detta: “Sono direttamente responsabile della sua negatività. Non esaltavo Dio nei miei doveri, non risolvevo le difficoltà pratiche dei miei fratelli e sorelle nel loro ingresso nella vita, ed esageravo sempre e mi mettevo in mostra, illudendoli che capissi la verità e fossi dotata di levatura. Non posso ripetere il mio errore. Devo aprirmi e rivelarmi a lei”. Così le ho detto tutto, compreso il mio stato e di come mi ero messa in mostra in quel periodo. Le ho confessato di non possedere le realtà della verità, che i miei risultati dipendevano dall’opera e dalla guida dello Spirito Santo, e che non avrei potuto ottenere nulla da sola. Lei si è commossa e ha risposto: “Non perseguo la verità, non ho posto per Dio nel mio cuore, ho a cuore i doni esteriori e non so che tutto dipende dall’opera e dalla guida di Dio. Non voglio vivere nella negatività e nella debolezza. Voglio affidarmi a Dio e adempiere ai miei doveri”.

Allora ho iniziato a riflettere su me stessa. Perché, pur sapendo che mettersi in mostra significava resistere a Dio, continuavo involontariamente a prendere quella strada? Qual era il mio problema? In seguito, ho letto un passo della parola di Dio: “Ci sono persone che idolatrano Paolo in modo particolare. Amano uscire, tenere discorsi e lavorare, amano partecipare alle adunanze e predicare; amano essere ascoltati e adorati dalla gente, e che tutti ruotino intorno a loro. Amano essere considerate persone di prestigio dagli altri e gradiscono quando gli altri apprezzano l’immagine da loro presentata. Analizziamo la loro natura alla luce di questi comportamenti: qual è la loro natura? Se si comportano realmente in questo modo, allora ciò è sufficiente a dimostrare che sono arroganti e presuntuose. Non venerano affatto Dio; ricercano uno status più elevato e desiderano esercitare autorità sugli altri, dominarli e detenere una posizione di prestigio agli occhi altrui. Questa è la classica immagine di Satana. Gli aspetti della loro natura che emergono sono l’arroganza e la presunzione, una riluttanza a venerare Dio e un desiderio di essere venerati dagli altri. Simili comportamenti possono offrire una visione molto chiara della loro natura” (“Come conoscere la natura umana” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Attraverso quanto rivelato dalla parola di Dio, ho capito che mi piaceva mettermi in mostra con i miei fratelli e indurli ad ammirarmi e venerarmi perché ero controllata dalla mia natura arrogante, e questo è il cammino della resistenza a Dio. La mia natura arrogante gonfiava la mia autostima quando i miei doveri producevano qualche risultato. Alle riunioni, esageravo sempre e mi vantavo dei risultati nel mio lavoro per dimostrare che ero capace e portare gli altri a stimarmi e ammirarmi. Le difficoltà nei miei doveri mi facevano sentire debole, e manifestavo ribellione e corruzione, ma non ne parlavo mai per poter apparire eccezionale e superiore, in modo che gli altri mi ammirassero e adorassero ancora di più. Quando i miei fratelli e sorelle mi lodavano, ero molto felice, e mi beavo senza vergogna della loro ammirazione e adorazione. Non stavo forse cercando di diventare un re nel loro cuore e di contendere le persone a Dio? Ho pensato a quanto Paolo godesse delle riunioni e della predicazione, a come rivendicasse i risultati dell’opera dello Spirito Santo come proprio capitale; egli si metteva in mostra e si esaltava ovunque per ingannare la gente, e portava tutti i credenti davanti a sé, tanto che persino oggi, dopo 2.000 anni, l’intero mondo religioso ancora lo adora ed esalta, tratta le sue parole come parola di Dio, e non ha la minima conoscenza del Signore Gesù. Paolo era arrogante, ipocrita, e non aveva alcun riguardo per Dio; percorreva il cammino di un anticristo che si oppone a Dio. Ha usurpato il posto di Dio nel cuore della gente, ha offeso gravemente l’indole giusta di Dio, ed è stato punito e maledetto da Dio. Non ero forse come Paolo? Anch’io ero arrogante, ipocrita, mi piaceva esaltarmi e mettermi in mostra e circondarmi di persone. Col risultato che, dopo mesi di queste mie “performance”, tutti mi stimavano e ammiravano, e non avevano posto per Dio nei loro cuori. Quando c’erano dei problemi, cercavano da me la comunione e le soluzioni invece che da Dio. Non stavo forse resistendo a Dio e danneggiando i miei fratelli e sorelle? Ho accettato l’incarico di Dio, ma mi sono opposta a Lui, sono diventata Sua nemica, e percorrevo il cammino da anticristo di Paolo, resistendo a Dio. Se non mi fossi pentita, la mia fine sarebbe stata la stessa di Paolo. Sarei stata eliminata e punita da Dio. Solo allora ho visto che ero controllata dalla mia natura arrogante. Più e più volte, mi sono sfacciatamente vantata e messa in mostra, ho ingannato i miei fratelli e sorelle perché mi venerassero, e a volte per riuscirci nutrivo persino intenzioni spregevoli e ricorrevo a dei trucchi. Ero così malvagia! Ero disgustata da me stessa, mi detestavo, e ho giurato a me stessa che non mi sarei mai più messa in mostra.

In seguito, ho visto il video di una lettura della parola di Dio. Dio Onnipotente dice: “Qual è la tua comprensione dell’indole di Dio, di ciò che Egli ha ed è? Qual è la tua comprensione della Sua autorità e della Sua onnipotenza e saggezza? Qualcuno sa da quanti anni Dio opera in mezzo a tutta l’umanità e a tutte le cose? Nessuno sa esattamente da quanti anni Dio opera e gestisce tutto il genere umano; Egli non riferisce tali cose agli uomini. Tuttavia, se Satana lo facesse per un po’, lo dichiarerebbe? Lo dichiarerebbe certamente. Satana vuole mettersi in mostra, così da poter ingannare più persone e avere più persone che gli danno credito. Perché Dio non riferisce di questa attività? Vi è un aspetto dell’essenza di Dio che è umile e nascosto. Cos’è all’opposto dell’essere umile e nascosto? L’arroganza, l’impudenza e l’ambizione. […] Gli anticristi non sono diversi da Satana: si vantano davanti a tutti di ogni minima cosa che fanno. A sentirli parlare, sembra che stiano testimoniando Dio, ma se ascolti attentamente scoprirai che non è così, anzi si stanno mettendo in mostra, si stanno facendo grandi. La motivazione e l’essenza di ciò che dicono è competere con Dio per il Suo popolo e per il prestigio. Dio è umile e nascosto, mentre Satana fa sfoggio di sé. C’è una differenza? Satana potrebbe mai essere descritto come umile? (No.) A giudicare dalla sua natura e dalla sua essenza malvagia, Satana non è che un rifiuto privo di valore; ci sarebbe da stupirsi se non si mettesse in mostra. Come potrebbe Satana essere chiamato ‘umile’? ‘Umiltà’ è quanto viene detto in riferimento a Dio. L’identità, l’essenza e l’indole di Dio sono nobili e onorevoli, eppure Egli non Si mette mai in mostra. Dio è umile e nascosto, non lascia che la gente veda ciò che ha fatto, ma mentre Egli opera nell’anonimato il genere umano è costantemente sostenuto, nutrito e guidato, e tutto questo è disposto da Dio. Non è forse nascondimento e umiltà il fatto che Dio non divulga mai queste cose, che non le menziona mai? Dio è umile proprio perché è in grado di fare queste cose senza divulgarle né farne menzione, senza discuterne con gli uomini. Che diritto hai di parlare di umiltà quando sei incapace di tutto questo? Tu non hai fatto nessuna di queste cose, eppure insisti a prendertene il merito: questo si chiama essere spudorati. Guidando l’umanità, Dio compie un’opera eccelsa, ed Egli governa l’intero universo. La Sua autorità e il Suo potere sono così vasti, eppure Egli non ha mai detto: ‘Le Mie capacità sono straordinarie’. Egli rimane nascosto tra tutte le cose, governando tutto, nutrendo e sostentando il genere umano, permettendo a tutta l’umanità di perpetuarsi, generazione dopo generazione. Prendi l’aria e la luce del sole, per esempio, o tutte le cose materiali e visibili necessarie per l’esistenza umana: tutte fluiscono senza sosta. Che Dio offra sostentamento all’uomo è fuori discussione. Quindi, se Satana facesse qualcosa di buono, lo passerebbe mai sotto silenzio e rimarrebbe un eroe non celebrato? Mai. Lo stesso vale per la presenza, nella Chiesa, di anticristi che in precedenza si sono assunti un compito pericoloso, o che una volta hanno svolto un lavoro dannoso per i loro interessi, e che magari sono anche andati in prigione; e ci sono anche quelli che in passato hanno contribuito a un qualche aspetto del lavoro della casa di Dio. Costoro non dimenticano mai queste cose, pensano di meritarne credito per tutta la vita, le ritengono il loro capitale vita natural durante, il che dimostra quanto infime siano le persone! Le persone sono infime, e Satana è uno spudorato” (“Sono malvagi, insidiosi e ingannevoli (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). Nel leggere queste parole di Dio ho provato vergogna. Dio è il Creatore, ha autorità e potere, e il suo stato è sommo. Eppure Si è incarnato personalmente per salvare l’umanità corrotta, ed esprime in silenzio la verità per sostenere e salvare le persone. Dio è supremo e potente, eppure non rivendica mai la condizione di Dio. Non mette mai in mostra quanto ha operato per salvare l’umanità o quante umiliazioni e dolori Egli soffre. Al contrario, rimane umile e nascosto tra la gente, e svolge la Sua opera. Questo è qualcosa che nessun umano corrotto può fare. Vedendo che l’essenza di Dio è santa e bella, mi sono vergognata ancor più della mia arroganza e presunzione e dell’ostentazione di me stessa. Sono una persona davvero infima e profondamente corrotta da Satana, agli occhi di Dio sono insignificante, eppure mi sono spudoratamente esaltata e vantata e ho indotto gli altri ad ammirarmi e adorarmi. Ero così arrogante che ho perso la ragione, e non ero affatto degna di vivere davanti a Dio! In preda alla vergogna, ho pregato Dio: “Dio, attraverso il Tuo giudizio e la Tua rivelazione, ho visto che sono priva di umana sembianza, e non voglio più vivere così. Dio, guidami a praticare la verità, e liberami dalla schiavitù e dai vincoli della mia indole satanica”.

Poi, nelle parole di Dio, ho letto quanto segue: “Quando rendete testimonianza a Dio, dovreste soprattutto parlare maggiormente di come Egli giudica e castiga le persone, di quali prove usa per affinarle e cambiarne l’indole. Dovreste parlare anche di quanta corruzione è stata rivelata nella vostra esperienza, di quanto avete sopportato e di come alla fine siete stati conquistati da Dio; parlate di quanta vera conoscenza dell’opera di Dio avete e di come dovete rendere testimonianza per Lui e ripagarLo del Suo amore. Dovete parlare questo tipo di linguaggio in modo più pratico, esprimendovi contemporaneamente in maniera semplice. Non parlate di teorie vuote. Parlate in modo più concreto; parlate con il cuore. È così che dovreste sperimentare. Non armatevi di teorie vuote, apparentemente profonde, solo per mettervi in mostra; questo comportamento vi fa apparire molto arroganti e irragionevoli. Dovreste parlare maggiormente di cose reali tratte dalle vostre esperienze effettive che siano genuine e che provengano dal cuore; questa è la cosa che reca maggiore beneficio agli altri ed è quanto di più adeguato possano vedere. Eravate persone che si opponevano massimamente a Dio, le meno inclini a sottomettervi a Lui, ma ora siete state conquistate. Non dimenticatelo mai. Dovreste meditare e riflettere in modo più approfondito su queste questioni. Una volta che le persone le avranno comprese chiaramente, sapranno come rendere testimonianza; altrimenti saranno propense a compiere azioni vergognose e irragionevoli” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ho trovato percorsi di pratica nelle parole di Dio. Per risolvere il problema del mettermi in mostra, ho dovuto consapevolmente esaltare e testimoniare Dio, testimoniare l’opera e l’indole di Dio e i Suoi requisiti per le persone, esporre la mia ribellione, la mia corruzione e le mie spregevoli intenzioni e le loro conseguenze quando facevo le cose, e parlare di come in seguito ho sperimentato il giudizio e il castigo nella parola di Dio e sono giunta a conoscere me stessa, così gli altri possono discernere la mia corruzione e conoscere l’opera di Dio, vedere la salvezza di Dio per le persone, e testimoniare il Suo amore per loro. Inoltre, ho dovuto imparare a parlare delle mie esperienze con sincerità e dal cuore, e a non esagerare, a non vantarmi e a non pormi al di sopra degli altri. Una volta comprese queste vie di pratica, ho cominciato ad adottarle consapevolmente. Durante una riunione, un fratello ha parlato della ricerca di reputazione e prestigio nei suoi doveri. Si paragonava con tutti, si sentiva infelice per questo e non sapeva come risolverlo. Mentre descriveva il suo stato, ho pensato: “Se risolvo il suo problema, quando parlerà della sua esperienza in futuro, dirà che è la mia condivisione che gli ha permesso di cambiare il suo stato. I fratelli e le sorelle mi guarderanno con ammirazione e diranno che capisco la verità e ho levatura. Devo inserire le giuste parole e idee nella mia condivisione e raccontargli tutta la mia esperienza”. In quel momento, ho biasimato me stessa, perché mi sono resa conto che stavo di nuovo per comportarmi secondo un’indole satanica. Quanto avevo appena pensato mi disgustava, era come se avessi ingoiato una mosca morta, così ho pregato Dio in silenzio, per chiederGli la forza di rinunciare a me stessa e di esaltare e testimoniare Dio questa volta. Ho detto a quel fratello della mia passata ricerca di reputazione e prestigio, della mia esperienza di lotta per la fama e la fortuna, che avevo fallito ed ero stata sostituita, e che in seguito, attraverso il giudizio e le rivelazioni della parola di Dio, ho saputo riflettere, conoscere me stessa e conseguire dei cambiamenti. Dopo la mia comunione, il fratello ha riconosciuto che la sua natura era troppo arrogante, e che perseguire reputazione e prestigio è il cammino di un anticristo, e voleva pentirsi. A questa sua condivisione, non potevo smettere di ringraziare Dio nel mio cuore. Quella era la guida di Dio all’opera.

Da allora, nella mia comunione con i fratelli e le sorelle nelle riunioni, anche se a volte mi vantavo ancora, la cosa non era evidente o grave come prima. A volte pensavo a mettermi in mostra ma, quando me ne accorgevo, pregavo Dio e abbandonavo me stessa. A poco a poco, l’ho fatto sempre meno e ho sperimentato sempre meno desiderio di vantarmi, e so che sono stati il giudizio, il castigo, la potatura e il trattamento della parola di Dio a cambiarmi. Sono profondamente grato per la salvezza di Dio Onnipotente!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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