Una dura lezione appresa dopo essersi messi in mostra

12 Febbraio 2022

di Min Rui, Cina

Ho assunto il ruolo di capo nel 2009. Ogni volta che il mio superiore veniva a tenere una riunione, tutti si accalcavano intorno a lei e chiedevano la sua condivisione sui problemi. Ero davvero invidiosa. Mi chiedevo quando sarei stata in grado di condividere le parole di Dio così bene per avere il sostegno di tutti gli altri, stretti intorno a me. Sarebbe stato fantastico. Più tardi quell’anno, il Partito Comunista ha lanciato un’altra grande operazione di arresti e la situazione è diventata pericolosa. I nostri capi non potevano più venire a tenere riunioni per noi. Pensavo che i superiori spesso ci irrigavano, quindi non importava quanto fossi brava nel condividere, gli altri probabilmente credevano che stessi solo ripetendo le loro parole. Ma dato che non venivano, era l’occasione per mostrare le mie vere capacità. Dovevo approfondire di più le parole di Dio per mostrare a tutti che sapevo condividere e risolvere i problemi proprio come loro, che sapevo gestire altrettanto bene ogni cosa, senza il loro aiuto. Allora avrei ottenuto il sostegno e l’approvazione generale. Perciò, ho iniziato ad alzarmi molto presto per leggere le parole di Dio e a scervellarmi per capire il nocciolo e condividere nuova comprensione per aiutare tutti. Nelle riunioni pensavo sempre a cosa avrei potuto dire per contribuire ad illuminare i fratelli ed essere considerata una persona perspicace e di levatura, capace di condividere in maniera stimolante, così mi avrebbero vista sotto una nuova luce. E facevo sempre in modo che prima condividessero gli altri, poi parlavo della mia comprensione: volevo che la mia condivisione fosse la più completa e illuminante.

In una riunione tra collaboratori, ho scoperto che alcuni capi squadra erano pigri e irresponsabili nel loro dovere e in ritardo nel loro lavoro. La notizia mi ha resa un po’ ansiosa e ho pensato che dovevo trovare parole di Dio per mostrare loro l’andamento della Sua opera e sollecitarli nel loro dovere, e così avrebbero trovato la mia condivisione di grande aiuto. Ho letto loro alcune parole di Dio sulla comprensione della Sua opera negli ultimi giorni, poi mi sono schiarita la gola e ho detto: “Dio è apparso ed esprime la verità. Questa è un’opportunità imperdibile e inestimabile per essere perfezionati. Se prendiamo le cose con calma, sprechiamo tempo e siamo lenti nel nostro dovere, perderemo l’occasione di diventare vincitori e cadremo nei disastri, piangendo e digrignando i denti!” Mentre cresceva il mio ardore, loro ascoltavano con più attenzione e hanno risposto che avrebbero smesso di battere la fiacca e avrebbero compiuto bene il loro dovere. Una sorella ha concluso emozionata che aveva letto spesso quelle parole di Dio, senza mai capirle veramente. La mia condivisione le ha trasmesso un senso di urgenza, e avrebbe smesso di arrancare e di cercare conforto nel suo dovere: si sarebbe buttata nel lavoro. Non volevo che tutti pensassero che stavo solo ripetendo i discorsi degli altri capi, perciò ho detto loro che dovevamo riflettere davvero sulle parole di Dio, e in circostanze così difficili, dato che i superiori non potevano riunirsi con noi e non avevamo nessuno che ci irrigasse, dovevamo pregare Dio e meditare seriamente sulle Sue parole. Allora Egli ci avrebbe guidati e illuminati. Poi un’altra sorella ha aggiunto, con ammirazione: “Tu hai vera levatura e capisci le parole di Dio. Io non ho il tuo intuito”. Ho risposto che Dio non fa favoritismi e l’unica cosa da fare era pagare un prezzo, però ero segretamente soddisfatta di me stessa. Sembrava che i miei sforzi non fossero stati vani, che sapessi risolvere problemi reali. Volevo continuare a lavorare così tutti mi avrebbero ammirata ancora di più.

In seguito, una sorella mi ha riferito che la sua famiglia era stata ingannata dalle bugie del Partito Comunista e non le permettevano di andare alle riunioni o di svolgere un dovere, per paura che venisse arrestata. Stava passando un periodo difficile e non sapeva come superarlo. Ho raccontato come ero arrivata a riconoscere i trucchi del gran dragone rosso e avevo rinunciato agli studi di medicina, e inoltre come avevo superato le ostruzioni della mia famiglia per compiere il mio dovere. Ho parlato di come avevo sofferto, mettendoci davvero del sentimento. Poi ho detto che i capi mi avevano apprezzata e coltivata in quel momento, cosa avevo imparato e come ero cresciuta. Avevo visto che Dio tratta le persone equamente, ma se ci spendiamo sinceramente, Egli ci benedirà. Dopo di ciò, alcuni dei presenti hanno commentato che non deve essere stato facile per me rinunciare a ogni cosa per il mio dovere a un’età così giovane e, in confronto, le loro lotte non contavano nemmeno, e non stavano cercando abbastanza. Anche se ho ammesso che erano state le parole di Dio a darmi la forza di rinunciare a tutto per Lui, in realtà sentivo di essere più brava nella ricerca. Così, dopo quella riunione, i fratelli hanno iniziato ad ammirarmi di più. E io mi crogiolavo in tutta la loro adorazione. Morivo dalla voglia di lavorare di più sulle parole di Dio e pensare a come condividere per accrescere la loro ammirazione. Nelle riunioni, ogni volta che un fratello o una sorella menzionava una qualche difficoltà, mi affrettavo a trovare le giuste parole di Dio, allora tutti lodavano la mia condivisione e la mia capacità di risolvere i problemi pratici, e io camminavo a tre metri da terra. Sentivo che forse avevo davvero grande levatura ed ero brava nella condivisione e, anche senza l’aiuto dei superiori, sapevo comunque risolvere i problemi altrui. Mi sentivo proprio orgogliosa di me stessa dopo aver fatto il giro delle Chiese. Sentivo di aver risolto molti problemi e a tutti piaceva ascoltare la mia condivisione. Pensavo di saper svolgere davvero un lavoro pratico, e volevo dare un buon resoconto ai collaboratori per mostrare loro l’efficacia della mia condivisione. Così, raccontavo loro molto volentieri i dettagli della mia condivisione sulle parole di Dio per risolvere i problemi di tutti, come se fosse qualcosa di prezioso. Più parlavo, più mi gasavo, e gli altri ascoltavano e prendevano appunti, completamente presi, chiedendomi quali passi delle parole di Dio avessi illustrato, temendo di perdere anche solo un tassello. Sorella Li ha commentato: “La tua levatura è così grande e anche la tua condivisione. Stai portando avanti le nostre riunioni anche se i capi non possono venire, e la tua condivisione è migliorata. Senza le tue riunioni regolari, non sapremmo come condividere con gli altri”. Traboccava di ammirazione. Ero ancora più contenta quando ho sentito le sue parole, convinta che finalmente riconoscevano quanto fossi capace. Ripetere quello che dicono gli altri non conta nulla: sapevo risolvere i problemi, e quella era una vera abilità. Dopo di che, i miei collaboratori hanno iniziato a sottoporre tutte le loro domande e i loro problemi a me, per cercare insieme. Usavo le parole di Dio per condividere con loro e, davanti ai loro sguardi di apprezzamento, avevo la sensazione che tutto girasse intorno a me.

Il loro entusiasmo nei miei confronti era davvero alle stelle. Alla riunione successiva, una sorella mi ha vista in bicicletta e subito è venuta ad aiutarmi a parcheggiarla, erano tutti affollati intorno a me quando sono entrata, chiedendomi aiuto per gestire questo o quello, come risolvere un certo stato. Li ho aiutati uno per uno, instancabilmente. Le cose sono andate avanti così, e alcuni fratelli e sorelle hanno smesso di pregare e di cercare la verità sui loro problemi: venivano direttamente da me per un consiglio. Persino la sorella con cui facevo coppia e altri collaboratori aspettavano la mia condivisione prima di occuparsi delle cose, e accettavano i miei suggerimenti per qualsiasi faccenda. Ero ancora molto soddisfatta di me stessa. Sentivo di essere fantastica, una figura centrale nella Chiesa. Una volta un collaboratore mi ha riferito che un diacono dell’evangelizzazione in una delle Chiese era davvero arrogante, non seguiva i principi e non ascoltava nessuno. Ho pensato che le parole di Dio sono tanto autorevoli e doveva ascoltarle, per quanto fosse arrogante. Mi sono detta che forse la loro condivisione non era buona, che il lavoro della Chiesa richiedesse chiaramente una mano più esperta. Ho deciso di andare io stessa in modo che potessero imparare da me come risolvere il problema. Pertanto, ho convocato una riunione dei diaconi e ho letto con grande rigore le parole di Dio sull’arroganza degli anticristi e la loro testardaggine. Il diacono dell’evangelizzazione si è seduto di lato, a testa bassa, come un criminale che riceve la propria condanna. Quando l’ho visto, mi sono rallegrata ancora di più della mia capacità di trovare parole di Dio che colpiscono nel segno. Poi ho analizzato la natura delle sue azioni e le inevitabili conseguenze se avesse continuato in quel modo. Ha riconosciuto molto docilmente i suoi torti e aggiunto che voleva iniziare a seguire i princìpi. Stavo pensando che persone come lui dovevano essere trattate scegliendo, tra le parole di Dio, quelle più dure. Tornata alla mia Chiesa, ho visto gli altri e non ho perso tempo a raccontare che la mia condivisione aveva convinto il diacono dell’evangelizzazione, e ho descritto l’intera scena nei minimi dettagli. Tutti sono rimasti ancora più colpiti dalla mia capacità di trovare il passo giusto e io ero euforica, sentivo di possedere la realtà della verità, e nulla poteva bloccarmi. Ma, terminato il nostro incontro, sono rimasta sconvolta quando un capo squadra ha riferito le parole di una nuova sorella, dopo l’ultima riunione: sosteneva che Cristo fosse nelle Chiese a irrigare e pascere le persone, e trovava la mia condivisione così buona che si chiedeva se io potessi essere Dio. Ero scioccata. Come poteva essere così cieca? Ero solo un essere umano corrotto! Ho subito condiviso sulla differenza tra l’essenza di Cristo e gli umani corrotti, però mi sentivo davvero inquieta. Stavo portando le persone davanti a me invece che a Dio? Eppure la mia condivisione riguardava le parole di Dio: come era potuto succedere? Ma poi ho pensato che era una nuova arrivata e magari non capiva la verità. Gli altri mi sostenevano, per la maggior parte, e apprezzavano la mia condivisione perché li aiutava. Guardandola da questa prospettiva, non l’ho presa così seriamente e non ho riflettuto su me stessa, e ho continuato su quella strada, a tutta velocità, godendo delle lodi e dell’ammirazione generale.

In un baleno, è arrivato il marzo del 2010, e un giorno, mentre mi avvicinavo alla casa di un ospite, alcuni agenti in borghese appostati lì mi hanno arrestata per traffico di droga. Mi hanno rilasciata quando hanno capito che non ero la persona che cercavano, però avevano sospetti su di me. Per proteggere gli altri membri, la Chiesa mi ha sospesa e mi ha chiesto di interrompere temporaneamente i contatti con gli altri. All’inizio, la sorella con cui ero in coppia continuava a venire ogni sera per chiedermi dei vari problemi della Chiesa. E diceva che, quando condivideva con gli altri, la guardavano dall’alto in basso e non le dedicavano tempo. Si sentiva giù, come se non riuscisse a gestire tutto da sola. Ancora non riflettevo su me stessa, ma continuavo a condividere con lei sulla volontà di Dio, le dicevo di non preoccuparsi della faccia, di appoggiarsi a Dio, e le indicavo poi come condividere per risolvere quei problemi. Mi chiedevo se fosse il caso di parlare con il mio capo: la mia sicurezza non destava più grande preoccupazione, e forse avrei potuto riprendere il mio dovere, perché la Chiesa aveva bisogno di me. Qualche giorno dopo, però, mi ha detto che il capo l’aveva trattata per avermi adulata e riempita di domande, perché non si concentrava sulla ricerca dei princìpi della verità, e non aveva Dio nel cuore. Il capo ha parlato della natura e delle conseguenze di ciò, e sottolineato che nessuno poteva contattarmi nel caso in cui la polizia mi stesse sorvegliando. A quel punto, ho capito che ero stata sospesa dal mio compito non per caso, ma era l’ira di Dio che si abbatteva su di me, Lui aveva predisposto quella situazione per togliermi il servizio. Sono venuta davanti a Dio per riflettere e tutti quei momenti in cui gli altri mi lodavano e desideravano la mia compagnia mi sono passati davanti agli occhi. Ho cercato nel mio cuore, chiedendomi se il sostegno dei fratelli fosse davvero dovuto alla qualità della mia condivisione. Se fosse stato vero, dopo tutto quel tempo, perché non capivano la verità o non facevano le cose secondo principio? Perché non pregavano e non si appoggiavano a Dio nei momenti di difficoltà, ma si affidavano a me? Non stavo forse prendendo il posto di Dio? In quel momento, ho cominciato ad avere paura. Mentre ci riflettevo, ho letto un paio di passi delle parole di Dio. “Per quanto riguarda tutti voi, se una Chiesa vi fosse affidata e non ci fosse nessuno a supervisionarvi per sei mesi, comincereste ad andare fuori strada. Se nessuno ti supervisionasse per un anno, la condurresti via e fuori strada. Se passassero due anni e ancora nessuno ti supervisionasse, porteresti i suoi membri dinanzi a te. Perché questo? Avete mai considerato tale questione prima d’ora? Potreste essere così? La vostra conoscenza può provvedere alle persone solo per un certo periodo di tempo. Con il passare del tempo, se continui a dire le stesse cose, alcune persone lo percepiranno; diranno che sei troppo superficiale, che manchi di profondità. Non avrai altra scelta che cercare di ingannare le persone predicando dottrine. Se continui sempre così, quelli sotto di te seguiranno i tuoi metodi, i tuoi passi, il tuo modello di fede e di esperienza mettendo in pratica quelle parole e quelle dottrine. Alla fine, poiché tu continui a predicare e predicare, arriveranno tutti a usarti come esempio. Assumi un ruolo guida nel parlare di dottrine, così quelli sotto di te apprenderanno le dottrine da te, e con il progredire delle cose avrai preso la via sbagliata. Quelli sotto di te intraprenderanno il tuo stesso cammino, qualunque esso sia; tutti impareranno da te e ti seguiranno, così tu penserai: ‘Adesso sono potente; tante persone mi ascoltano e la Chiesa è a mia completa disposizione’. Questa natura di tradimento nell’uomo ti fa inconsapevolmente trasformare Dio in una semplice figura rappresentativa, e a quel punto tu stesso costituisci una sorta di denominazione. Come nascono le varie denominazioni? Nascono in questo modo” (“Solo ricercare la verità vuol dire credere veramente in Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Tutti coloro che peggiorano progressivamente si esaltano e testimoniano sé stessi. Se ne vanno in giro vantandosi e autocelebrandosi e non hanno affatto preso a cuore Dio. Avete qualche esperienza di ciò che sto dicendo? Molte persone testimoniano costantemente sé stesse affermando: ‘Ho sofferto in questo e in quel modo; ho svolto questo e quel lavoro; Dio mi ha trattato in questa e in quella maniera; mi ha chiesto di fare questo e quello; ha un’opinione particolarmente alta di me; ora io sono così e cosà’. Parlano deliberatamente in un certo tono e assumono certe posture. Sostanzialmente, alcuni finiscono per pensare che tali persone siano Dio. Quando saranno arrivate a quel punto, lo Spirito Santo le avrà abbandonate da tempo. Anche se intanto vengono ignorate e non espulse, il loro destino è stabilito e possono soltanto aspettare la loro punizione” (“Gli esseri umani chiedono troppo a Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ogni parola del giudizio di Dio era così toccante per me: mi ha afferrata un vero senso di paura. Mi sono resa conto di essere esattamente quello che le parole di Dio descrivevano. Avevo una certa aria, una certa postura quando condividevo sulle parole di Dio, impartivo agli altri la mia conoscenza letterale delle Sue parole e la mia comprensione dottrinale, dicendo loro come agire, cosa praticare. Tutti usavano la mia condivisione come standard senza cercare la guida di Dio e aspettavano la mia condivisione. Io raccontavo sempre la mia esperienza, cogliendo ogni occasione per continuare a parlare dei miei sacrifici e delle mie sofferenze per avere l’ammirazione generale. Non mi stavo forse esaltando e mettendo in mostra, portando le persone davanti a me? Dio mi ha elevata ad essere un capo perché potessi cercare la verità per risolvere i problemi, per esaltare Dio e renderGli testimonianza, e portare le persone davanti a Lui. Mentre io volevo un posto nel cuore delle persone, quindi leggevo sempre le parole di Dio, non per cercare e praticare la verità per risolvere i miei problemi, ma per dotarmi di una conoscenza letterale da ostentare di fronte agli altri. Mi scervellavo per trovare nuove comprensioni, e studiavo una strategia per essere l’ultima a parlare, riassumendo tutto per sembrare intelligente. Risolvere i problemi altrui era l’occasione per mettermi in mostra e fare in modo che gli altri mi ammirassero, mentre gongolavo del mio prestigio. Sono addirittura salita su un piedistallo, usando le parole di Dio per giudicare gli altri, ordinando severamente di praticare le parole di Dio per stabilire il mio prestigio. Ero solo un essere creato, una persona corrotta però, per guadagnare l’ammirazione della gente, leggevo le parole di Dio con un’aria come se fossi Dio Stesso, giudicando le persone con le Sue dure parole in modo che si inchinassero alla mia autorità. Mi spacciavo per Lui. Non mi comportavo come un umano, ma come un demone, come Satana. Poi mi sono resa conto di quanto fossi incredibilmente malvagia e spudorata. Non ero solo una persona corrotta come tante altre, ma ero un Satana vivente che doveva essere dannato all’inferno! Eppure stavo ancora sfacciatamente mostrando a tutti la mia capacità di condivisione, così quando gli altri si imbattevano in un problema, invece di pregare e cercare la verità, aspettavano che fossi io a risolverlo, e anche quando il mio compito era sospeso, la sorella con cui lavoravo rischiava ogni giorno per venire a consultarsi con me sul lavoro della Chiesa. Non aveva i princìpi della verità in niente. I fratelli e le sorelle la guardavano dall’alto in basso, pensando che la mia condivisione fosse migliore e non accettavano la sua guida. Stavo portando tutti davanti a me. Ho avuto più paura, quando ho capito che stavo ingannando le persone proprio come un anticristo, portandoli davanti a me, creando il mio regno personale. Vedevo sempre più chiara la gravità del mio problema.

Ho letto un altro passo delle parole di Dio, Dio dice: “I più ribelli in assoluto sono coloro i quali intenzionalmente sfidano e resistono a Dio. Sono i nemici di Dio, gli anticristi. Il loro è sempre un atteggiamento di ostilità verso la nuova opera di Dio; non hanno mai avuto la minima intenzione di sottomettersi e non hanno mai obbedito volentieri né umiliato sé stessi. Esaltano sé stessi di fronte agli altri senza mai dare segno di remissività. Davanti a Dio si considerano i migliori nel predicare la Parola e i più competenti nell’operare sugli altri. Non rinunciano mai ai ‘tesori’ in loro possesso, trattandoli invece come cimeli di famiglia da adorare, su cui concionare, e li usano per fare predicozzi a quegli sciocchi che li idolatrano. In effetti c’è un certo numero di queste persone nella Chiesa. Li si potrebbe definire gli ‘indomiti eroi’ che, generazione dopo generazione, soggiornano nella casa di Dio. Ritengono che predicare la parola (la dottrina) sia il loro dovere più alto. Un anno dopo l’altro e una generazione dopo l’altra, si adoperano con vigore per imporre il loro ‘sacro e inviolabile’ dovere. Nessuno osa toccarli; non uno osa rimproverarli apertamente. Diventano i ‘re’ nella casa di Dio e tiranneggiano gli altri attraverso i secoli con prepotenza. Questo branco di demoni cerca di unire le forze e demolire la Mia opera; come posso permettere a quei diavoli viventi di esistere davanti ai Miei occhi? Neppure coloro che obbediscono solo a metà possono proseguire fino alla fine, e tanto meno questi tiranni che non hanno nel cuore la benché minima traccia di obbedienza!” (“Coloro che obbediscono a Dio con cuore sincero saranno certamente guadagnati da Lui” in “La Parola appare nella carne”). Davanti a queste dure parole di giudizio da parte di Dio, mi sembrava che Lui fosse proprio lì, a dichiarare il mio esito finale, e sono sprofondata a terra, pietrificata. Stavo sempre a parlare della mia comprensione letterale delle parole di Dio, usando la condivisione per risolvere i problemi degli altri come un’occasione per condurli fuori strada, elevando me stessa e la mia capacità di condividere la verità ad ogni passo in modo che le persone mi ammirassero, si affidassero a me e dipendessero dalla mia guida. Qualcuno mi ha persino scambiata per Dio. Non stavo forse prendendo il Suo posto nel cuore della gente proprio come un anticristo? Dio Si incarna per salvare l’umanità: è un’opportunità incredibile, e ognuno è fortunato ad aver trovato il vero Dio. Io, invece, usavo la mia opportunità di svolgere un dovere per affermarmi, sottraendo involontariamente la gente a Dio e prendendo il Suo posto nel cuore delle persone. Mi hanno preso per il loro padrone, dimenticando il sostentamento, la guida e le benedizioni di Dio. Stavo derubando i fratelli della loro possibilità di salvezza. Non avrei mai immaginato di poter cadere così in basso, comportandomi come il signore del castello. Allora ero piena di senso di colpa e di rimpianto e mi sono disprezzata tanto. Prostrata dinanzi a Dio, mi sono confessata, dicendo: “Dio, merito di essere dannata! Mi sono esaltata, mi sono messa in mostra, portando il Tuo popolo davanti a me. Se non avessi dato segno della Tua giustizia, facendomi sospendere dal mio dovere, chissà quanto altro male avrei fatto. Sono capo della Chiesa da più di un anno, e non ho saputo aiutare gli altri a capirti, e inoltre li ho tenuti lontani da Te, diventando una pietra d’inciampo, portandoli fuori strada. Ho reso loro un cattivo servizio, e ancora di più, non sono degna della Tua salvezza e nemmeno di vivere: merito ogni tipo di punizione da parte Tua…” Per un po’, ho faticato a trattenere le lacrime. Mi sentivo come se avessi davvero aperto la porta dell’inferno, sul punto di venire smascherata ed eliminata da Dio, e speravo persino che mi facesse fuori al più presto così non avrei vissuto una vita di opposizione a Lui.

Nel mezzo di tanta infelicità, ho letto un passo delle parole di Dio. Dio dice: “Purché ora abbiate già un briciolo di speranza, dunque, che Dio ricordi o meno le vostre trasgressioni passate, quale mentalità dovreste mantenere? ‘Devo cercare un cambiamento nella mia indole, cercare di conoscere Dio, di non farmi più ingannare da Satana e di non fare più nulla che disonori il nome di Dio’. Quali aree chiave determinano se le persone possano essere salvate e se abbiano qualche speranza? Il nocciolo della questione è se sappiate o meno, dopo aver ascoltato un sermone, comprendere la verità, metterla in pratica e cambiare. Queste sono le aree chiave. Se provi solo rimorso, e quando agisci fai semplicemente quello che vuoi, allo stesso modo di sempre, non solo non cercando la verità, ma aggrappandoti ancora alle vecchie idee e alle vecchie pratiche, e non solo mancando completamente di comprensione ma anche non facendo altro che peggiorare, allora sei senza speranza e devi essere eliminato. Con una più profonda conoscenza di Dio e di te stesso, avrai maggiore padronanza di te. Più profonda è la tua conoscenza della tua natura, più sarai in grado di proteggerti. E dopo aver distillato le tue esperienze e le lezioni che hai imparato, non fallirai più. In realtà, tutti hanno dei difetti, è solo che non sono tenuti a risponderne. Tutti ne hanno: alcuni ne hanno di piccoli e altri di grandi; alcuni parlano apertamente e altri sono riservati. Alcuni fanno cose di cui gli altri sono a conoscenza, mentre c’è chi agisce senza che gli altri lo sappiano. Ci sono difetti in ognuno, e tutti rivelano una determinata indole corrotta, come l’arroganza o l’ipocrisia; tutti hanno trasgredito, tutti hanno infranto le regole nel loro lavoro o di tanto in tanto si sono comportati da ribelli. E tutto questo è perdonabile, e inevitabile per l’umanità corrotta. Tuttavia, una volta che si comprende la verità, ciò può essere evitato, è possibile non trasgredire più, e non c’è mai più bisogno di essere intralciati dalle trasgressioni precedenti. Ciò che è fondamentale è se le persone si pentano o meno, se siano veramente cambiate: coloro che si pentono e cambiano sono quelli che vengono salvati, mentre coloro che rimangono impenitenti e immutati per tutto il tempo devono essere eliminati. Se, dopo aver compreso la verità, le persone continuano ancora consapevolmente a trasgredire, se sono costantemente impenitenti, se non cambiano nella maniera più assoluta, e se, a prescindere da come vengano potate, trattate o ammonite, nulla ha effetto, allora simili persone non hanno possibilità di salvezza” (“Per servire Dio occorre percorrere il cammino di Pietro” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo passo è stato davvero toccante per me e mi ha riempita di sensi di colpa. Ho pensato a tutto il male compiuto. Non mi ero veramente pentita e stavo ancora fraintendendo Dio. Era così inconcepibile, così irragionevole da parte mia. A Dio non importa quanta corruzione riveliamo. A Lui importa se sappiamo accettare la verità, se ci pentiamo veramente e cambiamo. Sapevo che dovevo smettere di fraintenderLo, dovevo ricompormi e perseguire la verità, e riflettere davvero su me stessa. Era l’unico modo per smettere di esaltarmi e di mettermi in mostra. Qualsiasi fine Dio avesse stabilito per me, dovevo perseguire la verità e farvi accesso, perseguire il cambiamento, smettere di resistere a Dio e di farGli del male. Non mi sono più sentita depressa una volta capito tutto questo, e ho iniziato a cercare parole di Dio che fossero rilevanti.

C’erano un paio di passi che mi hanno aiutata a capire meglio la mia arroganza. Dio dice: “Ci sono persone che idolatrano Paolo in modo particolare. Amano uscire, tenere discorsi e lavorare, amano partecipare alle adunanze e predicare; amano essere ascoltati e adorati dalla gente, e che tutti ruotino intorno a loro. Amano essere considerate persone di prestigio dagli altri e gradiscono quando gli altri apprezzano l’immagine da loro presentata. Analizziamo la loro natura alla luce di questi comportamenti: qual è la loro natura? Se si comportano realmente in questo modo, allora ciò è sufficiente a dimostrare che sono arroganti e presuntuose. Non venerano affatto Dio; ricercano uno status più elevato e desiderano esercitare autorità sugli altri, dominarli e detenere una posizione di prestigio agli occhi altrui. Questa è la classica immagine di Satana. Gli aspetti della loro natura che emergono sono l’arroganza e la presunzione, una riluttanza a venerare Dio e un desiderio di essere venerati dagli altri. Simili comportamenti possono offrire una visione molto chiara della loro natura” (“Come conoscere la natura umana” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Se davvero possiedi la verità dentro di te, il cammino che percorri sarà naturalmente la retta via. Senza la verità, è facile commettere il male, e lo commetterai tuo malgrado. Per esempio, se possiedi un’indole arrogante e presuntuosa, allora sentirti dire di non opporti a Dio non fa alcuna differenza, non puoi evitarlo, è al di là del tuo controllo. Non lo faresti intenzionalmente, ma saresti guidato dalla tua indole arrogante e presuntuosa. La tua superbia e il tuo orgoglio ti porterebbero a disprezzare Dio e a considerarLo privo di qualsiasi importanza; ti indurrebbero a esaltare te stesso, a metterti costantemente in mostra e, alla fine, a sederti al Suo posto e a rendere testimonianza per te stesso. Trasformeresti le tue idee, la tua mentalità e le tue nozioni in verità da adorare. Guarda quanto male commettono le persone sotto il dominio della loro natura arrogante e presuntuosa!” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Leggerlo mi ha fatto comprendere che avevo percorso il sentiero dell’anticristo e avevo compiuto tutto quel male perché ero governata dalla mia natura arrogante. Idee come “In tutto l’universo, solo io regno sovrano”, “Gli uomini dovrebbero sempre sforzarsi di essere migliori dei loro contemporanei” erano la mia linfa vitale. Pensavo che essere alta e potente, avere la gente che si affollava intorno a me fosse l’unico modo per vivere una vita di gloria. Quei veleni erano incisi nelle mie ossa, scorrevano nelle mie vene, erano diventati la mia natura, rendendomi incredibilmente arrogante. Ho sempre voluto dominare gli altri ed essere al centro dell’attenzione. Ho imparato qualche dottrina per mettermi in mostra per avere l’ammirazione e l’attenzione generale, per averli tutti stretti intorno a me. Mi compiacevo tanto di me stessa mentre mi crogiolavo nell’esaltazione altrui. Era disgustoso. Non avevo consapevolezza di me stessa e non avevo idea di cosa fossi veramente. Quel po’ di condivisione e di aiuto nella risoluzione dei problemi che potevo fornire agli altri veniva dalla guida dello Spirito Santo. Non conoscevo l’opera dello Spirito Santo, quindi pensavo di essere davvero speciale, di avere la realtà della verità, e mi mettevo in mostra senza vergogna. Tuttavia, le persone che possiedono la realtà della verità non parlano di dottrine, ma hanno una vera comprensione della loro essenza corrotta e della giustizia di Dio. Hanno un’umanità e una ragione normali, e sanno distinguere tra l’opera dello Spirito Santo e la propria statura. Esaltano e rendono testimonianza a Dio, e vivono sempre davanti a Lui, cercando la verità per risolvere la propria corruzione. Non si metterebbero mai spudoratamente in mostra come avevo fatto io. Pensavo a Paolo, a quanto amasse essere ammirato, sempre concentrato a predicare alte dottrine, conoscenza biblica e teologia. Quando la gente lo ammirava, diventava così arrogante che arrivò a dire: “Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno” (Filippesi 1:21). Dicendo questo si comportava apertamente come se fosse Dio, testimoniando se stesso come Cristo e offendendo l’indole di Dio. Dio lo sta ancora punendo. Le mie passioni, la mia ricerca e il mio cammino non erano forse gli stessi di Paolo? Questo pensiero ha accresciuto la mia paura e il rammarico. Ho percepito la giustizia di Dio che non tollera offese. Ho sentito una vera riverenza per Lui e ho capito che inseguire l’ammirazione altrui è un’indole satanica ed è andare contro Dio.

Ho raccolto molte parole di Dio sull’esaltazione e la testimonianza a Lui e ho messo il mio cuore nella lettura. Alcuni passi mi hanno lasciato un’impressione particolarmente profonda. Dio Onnipotente dice: “Quando rendete testimonianza a Dio, dovreste soprattutto parlare maggiormente di come Egli giudica e castiga le persone, di quali prove usa per affinarle e cambiarne l’indole. Dovreste parlare anche di quanta corruzione è stata rivelata nella vostra esperienza, di quanto avete sopportato e di come alla fine siete stati conquistati da Dio; parlate di quanta vera conoscenza dell’opera di Dio avete e di come dovete rendere testimonianza per Lui e ripagarLo del Suo amore. Dovete parlare questo tipo di linguaggio in modo più pratico, esprimendovi contemporaneamente in maniera semplice. Non parlate di teorie vuote. Parlate in modo più concreto; parlate con il cuore. È così che dovreste sperimentare. Non armatevi di teorie vuote, apparentemente profonde, solo per mettervi in mostra; questo comportamento vi fa apparire molto arroganti e irragionevoli. Dovreste parlare maggiormente di cose reali tratte dalle vostre esperienze effettive che siano genuine e che provengano dal cuore; questa è la cosa che reca maggiore beneficio agli altri ed è quanto di più adeguato possano vedere” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Come capi e collaboratori nella Chiesa, se desiderate guidare gli eletti di Dio nella realtà della verità e servire come Suoi testimoni, dovete, innanzitutto, avere una comprensione più profonda dell’obiettivo di Dio nel salvare le persone e dello scopo della Sua opera. Occorre che tu comprenda la volontà di Dio e i vari requisiti che Egli richiede alle persone. I tuoi sforzi devono essere pratici: pratica unicamente ciò che comprendi e comunica solo su ciò che sai. Non vantarti, non esagerare e non fare osservazioni irresponsabili. Se esageri, la gente ti detesterà e finirai per sentirti biasimato; questo è del tutto fuori luogo” (“Solo coloro che possiedono la verità realtà possono condurre” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La lettura di questi passi mi ha fornito un vero percorso di pratica. Ho capito che dare testimonianza a Dio non è solo leggere le Sue parole alle persone e dire loro di metterle in pratica, o condividere qualche teoria altisonante da insegnare alla gente, ma è condividere sulla volontà e i requisiti di Dio, raccontando la tua esperienza personale delle Sue parole, in quale modo esse ti hanno giudicato e castigato, quale corruzione hai rivelato, come le parole di Dio ti hanno messo a nudo e come le hai comprese, come poi le hai messe in pratica, e cosa hai imparato sull’opera e l’indole di Dio. Avevo solo sparato a zero sulle parole di Dio in modo vuoto senza pensare alla pratica della vita reale. In tutti quegli anni non ero cambiata in meglio: ero solo diventata più arrogante. Stavo danneggiando me stessa e ingannando gli altri. A quel punto ho capito che dovevo concentrarmi di più sulla mia pratica e sulla mia entrata, cercare di più la volontà di Dio e riflettere maggiormente sulla mia corruzione e i miei difetti. Dovevo conoscere il mio posto e usare la mia esperienza e comprensione delle Sue parole per renderGli testimonianza.

Dopo di ciò, sentivo molta più riverenza nel cuore quando condividevo sulle Sue parole, e non osavo ostentare la mia comprensione letterale, ma condividevo solo la mia esperienza personale. Parlavo di ciò che capivo e basta, e non pensavo all’ammirazione altrui. Volevo soltanto dire cose che testimoniassero veramente Dio. Quando condividevo la mia comprensione, mi assicuravo di dare tutta la gloria a Lui, dicendo che era l’illuminazione dello Spirito Santo e non frutto della mia statura. Cominciavo ad avere paura di essere ammirata. Essere lodata mi rendeva nervosa, e mi affrettavo a testimoniare per Dio in modo che gli altri sapessero che era opera Sua. Non ero così compiaciuta, né soddisfatta di me stessa come prima. Fare questo mi ha dato un senso di pace e sono diventata molto più vicina a Dio. Mi ha anche insegnato che nel mio dovere devo guadagnare la verità e la conoscenza di Dio, non l’ammirazione di qualcuno. Il mio vecchio desiderio di adulazione mi disgustava e me ne sono vergognata. Ora capisco sinceramente che ogni comprensione e cambiamento che ottengo è interamente segno della salvezza di Dio per me. Sono così grata a Dio!

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