Qual era lo scopo di tutta quella sofferenza?

26 Settembre 2022

di Xi’en, Italia

Dopo aver acquisito la fede, ho visto che molti leader sapevano davvero sopportare le avversità. Continuavano a compiere il loro dovere anche nelle intemperie, e i fratelli e le sorelle li stimavano. Li ammiravo molto e speravo di poter diventare una persona in grado di soffrire e pagare un prezzo, come loro, e ottenere l’ammirazione degli altri. Per questo motivo, ero davvero entusiasta nella mia ricerca. In seguito, sono stata eletta leader della chiesa. Ogni giorno mi impegnavo molto nel mio dovere, e gli altri mi lodavano perché affrontavo le avversità pur essendo così giovane e dicevano che ero una persona che perseguiva la verità. Ero entusiasta ogni volta che lo dicevano, e sentivo che ne valeva la pena. In seguito, la portata delle mie responsabilità è cresciuta, e di pari passo anche il mio carico di lavoro. Vedevo che alcune delle sorelle con cui lavoravo sapevano davvero soffrire e pagare un prezzo. Andavano sempre a letto tardi e a volte si recavano alle riunioni a stomaco vuoto, senza avere tempo di mangiare. Chi ospitava le riunioni le lodava per il fardello e le avversità che sostenevano. Pensavo che, se a fratelli e sorelle piacevano persone di quel tipo, di certo piacevano anche a Dio, così ho iniziato a svolgere il mio dovere fino a tarda notte. Tuttavia, dopo un po’, ho iniziato a non farcela fisicamente e mi veniva sonno una volta superata la mezzanotte. Ma, vedendo che le altre sorelle lavoravano, mi imbarazzava andare a letto, temendo che dicessero che ero concentrata sulla carne e non portavo un fardello nel mio dovere. Così, mi costringevo a resistere, ma non potevo sfuggire alla costante sonnolenza e non riuscivo a fare molto. Nonostante ciò, non andavo a letto. Mi incitavo silenziosamente a continuare, pensando che non potevo concentrarmi sulla carne e perdere la stima delle altre. A volte, dopo aver fatto tardi, dovevo alzarmi presto per un incontro, e avevo sonno sia mentre andavo in bicicletta che durante la riunione. Volevo fare un pisolino pomeridiano, ma avevo paura che le altre dicessero che mi stavo adagiando fisicamente. Ogni giorno mi costringevo a rimanere sveglia fino a tardi e mi sforzavo di resistere. Un giorno, mentre andavo in bicicletta a un incontro, ero così assonnata che sono rimasta stordita per tutto il tragitto e sono finita in un fosso, cosa che mi ha subito spaventata. Spingendo la bicicletta lungo la strada, mi sono chiesta perché mi fosse successo. Riflettendo, mi sono resa conto che, da quando ero diventata leader, pensavo solo ad ottenere ammirazione attraverso la mia capacità di soffrire, temendo che gli altri dicessero che ero concentrata sulla carne e bramavo le comodità. Di conseguenza, non avevo una vita regolare e neppure riposavo abbastanza.

Un giorno, ho letto delle parole di Dio che smascheravano i farisei e le ho usate come metro di paragone. La parola di Dio dice: “Sapete chi sono veramente i farisei? Ci sono dei farisei intorno a voi? Perché queste persone sono chiamate ‘farisei’? Come si descrivono i farisei? Sono persone ipocrite, completamente false, e che mettono su una recita in tutto ciò che fanno. Che tipo di recita mettono su? Fingono di essere buone, gentili e positive. È così che sono in realtà? Assolutamente no. Dato che sono ipocrite, tutto ciò che si manifesta e si rivela in loro è falso; è tutta finzione, non è il loro vero volto. Dov’è celato il loro vero volto? Nel profondo dei loro cuori, costantemente invisibile agli altri. Tutto ciò che manifestano all’esterno è una recita, è tutto falso, ma possono ingannare solo le persone; non sono in grado di ingannare Dio. Se le persone non perseguono la verità, se non mettono in pratica e non sperimentano le parole di Dio, allora non possono veramente capire la verità; e quindi, per quanto bene possano suonare, le loro parole non sono la realtà della verità, ma parole di dottrina. Alcuni si concentrano solo sulla ripetizione di parole di dottrina, scimmiottano chi predica i sermoni più elevati, con il risultato che in pochi anni la loro citazione di parole di dottrina diventa sempre più elevata, e sono ammirati e venerati da molte persone; dopo di che iniziano a fingere, e prestano grande attenzione alle proprie parole e azioni, mostrandosi particolarmente pii e spirituali. Si servono di queste cosiddette teorie spirituali per camuffarsi. Ovunque vadano, non parlano d’altro che di questo, cose pretestuose che si conformano alle nozioni delle persone ma che sono del tutto prive della realtà della verità. E predicando queste cose, che sono in linea con le nozioni e i gusti degli uomini, irretiscono molte persone. Agli occhi degli altri, persone di questo tipo sembrano molto devote e umili, ma ciò in realtà è falso; sembrano tolleranti, pazienti e amorevoli, ma in realtà è una messinscena; dichiarano di amare Dio, ma in realtà è una recita. Gli altri sono convinti che tali persone siano sante, ma in realtà fingono. Dove è possibile trovare qualcuno che sia veramente santo? La santità dell’uomo è tutta una farsa. È tutta una recita, una finzione. Esteriormente sembrano fedeli a Dio, ma in realtà stanno solo recitando per farsi vedere dagli altri. Quando nessuno guarda, non sono minimamente leali, e tutto ciò che fanno è superficiale. Apparentemente, si sacrificano per Dio e hanno rinunciato alla famiglia e alla carriera. Ma cosa stanno facendo in segreto? Conducono la loro impresa personale e gestiscono la loro personale operazione all’interno della Chiesa, approfittando della Chiesa e rubando le offerte di nascosto con il pretesto di star lavorando per Dio… Queste persone sono i moderni, ipocriti farisei” (“Sei indicatori di crescita nella vita” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Quanto rivelato dalle parole di Dio è stato toccante e duro per me. Mi comportavo esattamente come i farisei, che amavano fingere con i loro comportamenti esteriori, pregando di proposito agli angoli delle strade e predicando le parole di Dio per convincere gli altri che erano davvero devoti e amavano Dio. Ma in privato non praticavano affatto le parole di Dio. Lo facevano solo per mettersi in mostra e ottenere ammirazione. Anch’io ero così. Mi concentravo molto su un buon comportamento esteriore in modo che i fratelli e le sorelle avessero stima di me. Vedendo alcuni capaci di soffrire e di pagare un prezzo nel dovere ed essere lodati da tutti, mi sforzavo di essere come loro. Quando sono stata scelta come leader, vedendo le altre sorelle lavorare fino a notte fonda, mi imponevo di rimanere sveglia fino a tardi per non essere da meno. Per quanto fossi assonnata, andavo avanti. Non osavo nemmeno fare un normale sonnellino pomeridiano, nel tentativo di mostrarmi in grado di sopportare le avversità. Mi camuffavo costantemente, nel tentativo di guadagnarmi l’ammirazione dei fratelli fingendo di compiere buone azioni. Quel modo di soffrire e spendermi era del tutto falso e ingannevole. Stavo percorrendo la strada dei farisei: come potevo non disgustare Dio? In seguito, mi sono sforzata di regolare il lavoro e il riposo e, finito il lavoro giornaliero, andavo a letto regolarmente. Comportarmi così mi faceva sentire molto più rilassata.

Un anno dopo, sono venuta all’estero. Ho visto che alcune delle sorelle con cui vivevo sopportavano molto bene le avversità nei loro doveri e lavoravano fino a tardi tutte le notti. A volte volevo andare a letto presto quando finivo il mio lavoro, ma temevo che pensassero che fossi concentrata sulle comodità. Inoltre, ero una leader, quindi cosa avrebbero pensato di me se fossi andata a letto prima di loro? Avrebbero potuto dire che non ero in grado di sopportare la sofferenza e non portavo un fardello nel dovere. Alla luce di questo, non ho potuto fare a meno di ricominciare a fingere e restare alzata fino a tardi con loro. Ma dopo l’una di notte cominciavo ad avere sonno e ad appisolarmi. Mi dicevano che dovevo andare a letto prima, ma io mi costringevo a resistere e a dire: “Sto bene, posso farcela. Andrò a letto tra un po’”. Ma poi non potevo fare a meno di sentirmi di nuovo stordita. A volte non riuscivo proprio a gestire la sonnolenza, così appoggiavo la testa sul tavolo e sonnecchiavo, ma non mi sentivo in pace. Mi preoccupavo di quello che le altre avrebbero detto di me, quindi subito riprendevo il lavoro. Per dare l’impressione di portare un fardello, a volte mandavo intenzionalmente un messaggio di gruppo a notte inoltrata, in modo che tutti sapessero quanto avessi fatto tardi e che facevo le ore piccole per svolgere il mio dovere. Volevo comprare degli integratori alimentari a causa di alcuni problemi di salute, ma mi preoccupavo di ciò che avrebbero detto le altre. Avrebbero pensato che tenessi troppo alla carne? Così non li ho comprati. Un giorno, durante una riunione, ho saputo che una sorella non era in buono stato e aveva bisogno di comunione e sostegno. Ma, dato che si trovava in un Paese con un fuso orario diverso e per me era già notte fonda, inizialmente avevo considerato di fare comunione con lei il giorno dopo. Ma poi ho pensato che condividere con lei di notte avrebbe dato l’idea che mi assumessi un fardello per l’ingresso nella vita dei fratelli. Così, ho chiamato quella sorella e ho fatto comunione con lei fino alle 2 del mattino. Lei mi ha detto: “È tardi per te, dovresti andare a letto. È dannoso per la tua salute fare sempre le ore piccole”. Mi ha fatto molto piacere sentirglielo dire. Era fisicamente estenuante ma non inutile, perché la induceva a pensare che portassi un fardello e avessi senso di responsabilità. Da allora, ho iniziato ad avere piccoli problemi di salute di ogni tipo, che secondo il medico erano legati a un lungo periodo di sonno scarso. Ho ignorato la cosa e ho continuato a fare come prima. Una leader superiore mi richiamava sempre a non stare alzata fino a tardi, dicendomi che il lavoro non avrebbe subito ritardi se fossi andata a letto presto e mi fossi alzata presto. Pensavo che, se fossi andata a letto presto, le altre avrebbero pensato che come leader non sapessi sopportare le avversità al pari di loro; a quel punto mi avrebbero ammirata? Ho ignorato le parole della leader. Una sorella ha notato che non stavo bene e mi ha detto: “Probabilmente hai troppi pensieri. Avere così tanti problemi da risolvere e tutto questo stress ha un impatto sulla salute. Come leader, hai così tante preoccupazioni”. Mi sono sentita molto soddisfatta di me stessa a queste sue parole. Sentivo che l’approvazione altrui compensava il prezzo che pagavo e la sofferenza che sopportavo. In seguito, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fatto capire la strada sbagliata che stavo percorrendo. La parola di Dio dice: “Gli anticristi non agiscono mai secondo i principi della verità, non mettono mai in pratica la verità, e questa è la manifestazione più evidente di un anticristo. A parte il prestigio e la fama e l’essere benedetti e ricompensati, l’unica cosa che perseguono è il godimento degli agi della carne e degli orpelli del prestigio; e di conseguenza, naturalmente, provocano trambusto. Questi fatti dimostrano che ciò che perseguono, il loro comportamento e ciò che manifestano non sono amati da Dio. E questi non sono assolutamente i modi di agire e i comportamenti delle persone che perseguono la verità. Per esempio, alcuni anticristi simili a Paolo sono determinati a soffrire nel compimento del loro dovere: possono stare svegli tutta la notte e restare senza cibo quando svolgono il loro dovere, sanno vincere i bisogni fisici e superare malattie e disagi. E qual è il loro scopo nel fare tutto questo? Mostrare a tutti che, quando si tratta dell’incarico ricevuto da Dio, sono capaci di mettere da parte se stessi, di abbandonare se stessi, e che per loro esiste solo il dovere. Fanno sfoggio di tutto ciò davanti agli altri, lo mettono in bella mostra, non riposano quando dovrebbero, persino prolungano deliberatamente l’orario di lavoro, si alzano presto e vanno a letto tardi. Ma che dire della produttività del lavoro e dell’efficacia del loro dovere quando gli anticristi si affannano in questo modo dalla mattina alla sera? Queste cose sono al di là delle loro considerazioni. Il loro unico desiderio è fare tutto questo davanti agli altri, che gli altri li vedano soffrire e vedano come si spendono per Dio senza pensare a se stessi. Quanto al fatto che il dovere che compiono e il lavoro che svolgono siano eseguiti secondo i principi della verità, non ci pensano minimamente; considerano solo se il loro comportamento esteriormente buono sia stato visto da tutti, se tutti ne siano a conoscenza, se abbiano lasciato un’impressione su tutti e se questa impressione susciterà ammirazione e approvazione nei loro confronti, se gli altri in loro assenza li elogeranno e li loderanno, dicendo: ‘È davvero in grado di sopportare le avversità, ha molto più spirito di resistenza e una perseveranza superiore rispetto a ognuno di noi. È davvero una persona che persegue la verità, in grado di soffrire e di farsi carico di un pesante fardello, è una colonna portante della casa di Dio’. Sentire questo provoca negli anticristi soddisfazione. In cuor loro, pensano: ‘Sono stato così intelligente a fingere in questo modo, sono stato così furbo a comportarmi così! Sapevo che tutti avrebbero guardato solo l’aspetto esteriore, è questo che piace alla gente. Sapevo che, comportandomi così, avrei guadagnato l’approvazione degli altri, i loro elogi, che mi avrebbero ammirato nel profondo del cuore, mi avrebbero stimato e nessuno mi avrebbe più guardato dall’alto in basso. E se un giorno il Supremo scoprirà che non ho svolto un vero lavoro e mi sostituirà, ci saranno senza dubbio molte persone che mi difenderanno, che piangeranno per me, che mi esorteranno a restare e che parleranno in mia difesa’. Sono segretamente orgogliosi del loro comportamento falso, e non è anche questo orgoglio a rivelare la natura e l’essenza di un anticristo? E di quale essenza si tratta? (Della malvagità.) Proprio così: questa è un’essenza malvagia” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte decima)” in “Smascherare gli anticristi”). Le parole di Dio rivelano che gli anticristi hanno un’essenza estremamente malvagia. Ricorrono a qualsiasi tattica per fingere e simulare, allo scopo di raggiungere il loro orribile obiettivo di controllare gli altri ed essere ammirati. Per esempio, ritardano intenzionalmente i loro doveri, fanno tardi e si alzano presto in modo da dare l’impressione di essere devoti a Dio. Si affannano per anni e si privano di cibo e sonno, trascurando i bisogni fisici nei doveri, in modo che gli altri li ammirino e adorino. Alla fine, conducono gli altri al proprio cospetto. Dio odia e condanna questo tipo di comportamento. Stavo malissimo, davvero a disagio, quando mi sono valutata sul metro delle parole di Dio. Mi comportavo proprio come un anticristo. Volevo che gli altri vedessero che sapevo sopportare le avversità, che non mi adagiavo e che mi assumevo un fardello nel mio lavoro, e volevo che mi ammirassero perché ero una brava leader, così mi preoccupavo di mettermi in mostra nei miei orari di lavoro, di riposo e in quelli dei pasti. Non riposavo quando avrei dovuto, e rimanevo intenzionalmente alzata fino a tardi quando il mio dovere non lo richiedeva. Ho continuato a farlo anche quando ho avuto problemi di salute. Avevo paura che gli altri dicessero che mi preoccupavo troppo della carne e avessero una cattiva impressione di me, così non mi sono presa cura delle normali necessità fisiche né ho comprato gli integratori di cui avevo bisogno. Mi stavo affermando in modo subdolo, ossia comportandomi bene, soffrendo e pagando un prezzo, affinché gli altri pensassero che perseguissi la verità, che fossi scrupolosa e devota nel mio dovere, e una brava leader, così mi avrebbero rispettata di più. I miei sforzi erano tutti contaminati dalla falsità, dall’inganno. ingannavo gli altri con un’immagine falsa. Non volevo continuare in quel modo, così ho pregato Dio, intenzionata a pentirmi e a cambiare.

Poi, ho riflettuto: perché ero così concentrata sul mostrare di saper sopportare le avversità? Riflettendo, ho capito che avevo una prospettiva sbagliata. Avevo sempre pensato che essere in grado di soffrire e pagare un prezzo, mostrare di compiere buone azioni, significasse praticare la verità e soddisfare Dio, e che Dio avrebbe approvato. Invece, attraverso l’analisi delle parole di Dio, ho visto che è una prospettiva errata. La parola di Dio dice: “Che cosa rappresentano le buone azioni superficiali degli esseri umani? Rappresentano la carne, e anche le migliori pratiche esteriori non rappresentano la vita, ma mostrano soltanto il tuo temperamento individuale. Le pratiche esteriori dell’umanità non possono soddisfare il desiderio di Dio. […] Se le tue azioni sono sempre mera apparenza, ciò significa che sei vanesio fino all’eccesso. Che uomo è colui che compie solo buone azioni superficiali ed è privo di realtà? Tali uomini sono soltanto ipocriti farisei e figure religiose! Se non abbandonate le pratiche esteriori e non riuscite a cambiare, gli elementi dell’ipocrisia dentro di voi cresceranno ancora di più. Maggiori sono gli elementi dell’ipocrisia, maggiore sarà la resistenza a Dio e, alla fine, simili persone saranno sicuramente eliminate!” (“Nella fede ci si deve focalizzare sulla realtà – eseguire un rituale religioso non è fede” in “La Parola appare nella carne”). “Oggigiorno ci sono alcuni che, quando compiono il loro dovere, lavorano dall’alba al tramonto, o stanno svegli tutta la notte e non mangiano. Sono in grado di sottomettere la carne, di ignorare le difficoltà fisiche, persino di lavorare quando sono malati. Tuttavia, sebbene abbiano questi meriti e siano brave persone, persone giuste, nel loro cuore ci sono ancora cose che non riescono a mettere da parte: il prestigio, la fama e la vanità. E, se non mettono mai da parte queste cose, sono forse persone che perseguono la verità? La risposta è evidente. Non c’è niente di più difficile che cambiare d’indole quando si crede in Dio. Le persone potrebbero evitare di sposarsi per tutta la vita, potrebbero non mangiare mai cibi raffinati né indossare bei vestiti, potrebbero persino dire: ‘Non importa se soffrirò per tutta la vita, o se resterò solo per tutta la vita: lo sopporterò. Con Dio, queste cose non significano nulla’. Per loro è facile dominare ed eliminare il dolore e le difficoltà della carne. Cosa invece non risulta loro facile da dominare? La loro indole corrotta. Un’indole corrotta non si elimina semplicemente dominandola. Per compiere adeguatamente il proprio dovere, per soddisfare la volontà di Dio e per entrare nel Regno, le persone sono in grado di soffrire il dolore della carne; ma essere in grado di soffrire e pagare un prezzo significa che c’è stato un cambiamento d’indole? No. Nel valutare se sia avvenuto o meno un cambiamento d’indole in qualcuno, non bisogna guardare a quanta sofferenza sopporta e a quanto è ben educato esteriormente; bisogna invece considerare i presupposti, le motivazioni e le intenzioni che stanno dietro alle sue azioni, i principi alla base della sua condotta e il suo atteggiamento nei confronti della verità. Solo una valutazione in base a questi aspetti sarà corretta” (“Solo mettendo in pratica la verità si può possedere un’umanità normale” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio sono chiarissime. Per quanto qualcuno si comporti bene, non significa che pratichi la verità, né che sia cambiato d’indole e abbia ottenuto l’approvazione di Dio. Nell’Età della Grazia, Paolo fu in grado di sopportare le avversità. Finì in prigione e non tradì il Signore nei suoi sforzi per diffondere il Vangelo. Il suo comportamento sembrava davvero lodevole. Ma tutte le sue sofferenze e il prezzo che pagò avevano lo scopo di contrattare con Dio. Voleva scambiare la sua sofferenza con una corona e con la benedizione del Regno di Dio. Le sue buone azioni non significavano che fosse cambiato d’indole: al contrario, divenne sempre più arrogante, non faceva che mettersi in mostra e testimoniare se stesso. Arrivò persino a testimoniare di essere il Cristo vivente, e finì per essere condannato e punito da Dio. Ho ripensato a me: volevo solo dare l’idea di comportarmi bene, in modo che gli altri mi ammirassero, ma non cercavo di mettere in pratica le parole di Dio né di eliminare la mia indole corrotta. Di conseguenza, sono diventata più ipocrita e non ho cambiato affatto la mia indole di vita. Se avessi continuato a ricercare in quel modo, sicuramente non avrei acquisito alcuna verità. Avrei finito per essere scacciata come Paolo! Riflettendo su questo, desideravo cambiare subito le mie ricerche e prospettive sbagliate.

In seguito, ho letto questo passo delle parole di Dio. “Dio ha dato all’uomo questo corpo le cui facoltà, entro certi limiti, rimarranno integre; se però si oltrepassano questi limiti o si violano certe leggi, accadranno delle cose: le persone si ammaleranno. Non contravvenire alle leggi che Dio ha stabilito per l’uomo: se lo fai, significa che non rispetti Dio e che sei sciocco e ignorante. Se contravvieni a queste leggi, se vai ‘fuori pista’, Dio non ti proteggerà, non Si assumerà alcuna responsabilità per te; Dio disprezza un comportamento di questo tipo. […] Nel compiere il tuo dovere, la cosa migliore è seguire le leggi normali. Quando il tuo dovere è impegnativo la tua carne dovrebbe sopportare un po’ di sofferenza, dovresti mettere da parte i tuoi bisogni fisici, ma questo non deve durare troppo a lungo; se così fosse, arriveresti allo sfinimento e l’adempimento del tuo dovere diventerebbe inefficace. In questi momenti, devi riposare immediatamente. Qual è lo scopo del riposo? È quello di prenderti cura del tuo corpo per poter svolgere meglio il tuo dovere. Se invece non sei fisicamente stanco ma cerchi sempre un’occasione per riposare, indipendentemente dal fatto che il tuo dovere sia impegnativo o meno, sei privo di devozione. Oltre a essere devoto e a svolgere adeguatamente il dovere che Dio ti ha affidato, devi anche evitare di sfinire il tuo corpo. Devi afferrare questo principio. Quando il tuo dovere non è impegnativo, prenditi dei riposi programmati. Quando ti alzi al mattino, pratica i devozionali spirituali, prega, leggi le parole di Dio e condividi insieme agli altri la verità delle parole di Dio o impara degli inni, come di consueto; quando invece c’è molto da fare, concentrati sull’adempimento del tuo dovere, metti in pratica e sperimenta le parole di Dio e incorporale nella tua vita reale; in questo modo, ti risulterà facile adempiere al tuo dovere secondo i principi della verità. Solo così potrai sperimentare veramente l’opera di Dio. Questi sono i tipi di aggiustamenti che dovresti compiere” (La Parola, Vol. 2: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Leggere le parole di Dio è stato davvero illuminante per me. Dio ci fa vivere all’interno delle regole che ha prestabilito, affinché lavoriamo e riposiamo adeguatamente e compiamo il nostro dovere su queste basi. Quando il nostro lavoro richiede una certa sofferenza, dobbiamo rinunciare alla carne e fare del nostro meglio per eseguirlo. Quando non serve stare alzati fino a tardi, dobbiamo lavorare e dormire adeguatamente e mantenere uno stato normale. Così saremo efficienti nel nostro dovere. Ho pensato a queste parole della Bibbia: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e il primo comandamento” (Matteo 22:37-38). Dio spera che possiamo tener conto della Sua volontà nel nostro dovere, assumerci veramente un fardello, e compiere il nostro dovere con tutto il cuore. Solo questo ottiene l’approvazione di Dio. Considerando queste vie che Dio ci ha dato, ho visto quanto ero sciocca. Le parole di Dio sono così chiare, ma io non le ho mai messe in pratica. Ho agito in base alle mie nozioni e fantasie, soffrendo per molte cose prive di significato. Poi ho capito che non potevo continuare a concentrarmi sul comportarmi bene: dovevo accettare l’esame di Dio, fare tutto davanti a Lui senza considerare l’opinione altrui. Dovevo dare tutta me stessa nel mio dovere, questo dovevo fare.

Dopo, nelle riunioni, ho analizzato il mio smarrimento e i miei pensieri errati, in modo che fratelli e sorelle potessero acquisire discernimento. Di solito mi concentravo sulla pratica delle parole di Dio e non fingevo più. Col tempo, ho smesso di preoccuparmi di come mi vedessero gli altri e non ho più pensato di fingere. Ho provato un grande senso di liberazione. Attraverso l’esperienza, ho imparato che solo le parole di Dio sono la direzione e il principio per agire nella vita, e agire secondo le parole di Dio è davvero liberatorio. Non c’è bisogno di fingere sempre, di vivere in modo così faticoso e doloroso. Lode a Dio!

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