Perseguire la verità mi ha cambiata

19 Dicembre 2022

Nel maggio 2018, sono andata via di casa per entrare nell’esercito. Nell’esercito, quando un capo impartiva un comando, i ranghi inferiori obbedivano. Quando supervisionavano il nostro lavoro, i capi ci davano ordini e trasmettevano un senso di autorità. Li ammiravo molto. Il capo di livello più alto tra i membri femminili aveva soldi e potere. Quando portava sua figlia nel nostro esercito, tutti la salutavano con un sorriso. I capi superiori ci dicevano spesso che, se eravamo motivate, alla fine saremmo potute diventare come lei. A quel punto ho giurato a me stessa che mi sarei impegnata a diventare un capo. Pensavo che godere di prestigio e ammirazione sarebbe stato autorevole. Da quel momento in poi, ho fatto del mio meglio per farmi notare, e seguivo alla lettera tutto ciò che i capi mi dicevano. Mi comportavo molto bene di fronte ai capi, a cui piacevo molto. In poco tempo, mi hanno promossa capo dell’unità. Ero entusiasta. Dopo la promozione, obbedivo ai capi ancora di più. Prendevo l’iniziativa nel lavoro quotidiano e non rallentavo mai. Quando vedevo i soldati di grado inferiore battere la fiacca, con espressione severa li minacciavo di ripercussioni. Alcuni di loro non gradivano e parlavano male di me alle mie spalle. Ho pensato che dovevo continuare a lavorare sodo per fare bella figura e ottenere una posizione più alta, in modo che i miei sottoposti mi ascoltassero. Grazie al mio duro lavoro, sono stata promossa di nuovo, a capo squadra. Mi sembrava davvero prestigioso, e dopo la promozione i soldati semplici hanno iniziato ad ascoltarmi. Ma i capi squadra devono comunque svolgere un lavoro, ed è faticoso, quindi ho pensato di dover continuare a scalare i ranghi. Con un grado più alto, avrei avuto più potere e non avrei dovuto svolgere alcun lavoro. Sarebbe stato fantastico! Per riuscirci, mi impegnavo a fondo e lavoravo duramente ogni giorno, esortando i soldati semplici a fare lo stesso. Portavamo sempre a termine in anticipo i compiti assegnati dai capi, i quali erano alquanto soddisfatti del mio lavoro, e in breve tempo sono stata promossa a capo plotone.

Trovavo il modo di farmi ascoltare dai soldati semplici per proteggere la mia posizione di capo plotone, per assicurarmi che non rendessimo meno degli altri plotoni. Quando i soldati semplici non mi ascoltavano, per punizione ordinavo loro di stare in piedi o fare flessioni. Hanno iniziato ad ascoltarmi di più. Non osavano più battere la fiacca davanti a me ed erano molto rispettosi. Ero davvero felice. Ma ero anche molto sotto pressione e il capo superiore mi rimproverava se non facevo un buon lavoro. Per evitare le critiche ed essere elogiata, rimproveravo sempre i soldati con un tono severo quando ci occupavamo dei compiti. Ben presto, causa il mio temperamento, mi detestavano. Con me erano gentili, ma dicevano molte cose cattive su di me alle mie spalle. Mi sono sentita molto a disagio quando l’ho scoperto. Inoltre, a volte, quando non portavamo a termine i compiti, i capi ci criticavano. A quel punto, ho pensato che, se avessi avuto un rango superiore, forse non sarei stata più rimproverata e così sotto pressione. Avrei inoltre guadagnato il rispetto di più persone. Ho iniziato a impegnarmi in silenzio per raggiungere quell’obiettivo.

Poi, finalmente, un giorno il capitano mi ha detto con gioia che, tra tutti i capi plotone, io ero quello in cui aveva più fiducia, e che se mai avesse smesso di fare il capitano avrei preso il suo posto. Mi ha davvero emozionata. Non avevo mai saputo quanto si fidasse di me. Non molto tempo dopo, sono diventata capitano. Sempre più soldati mi guardavano con ammirazione e venivo rispettata ovunque andassi. Non svolgevo più lavori duri e avevo più tempo libero. Mi piaceva molto il senso di superiorità che mi dava la posizione di capitano. Ma, nel tempo, alcuni di quelli che erano stati promossi a capo plotone insieme a me sono diventati invidiosi e non seguivano i miei ordini. Ero molto arrabbiata e mi sembrava di aver perso la faccia, così ho escogitato ogni metodo per convincerli ad ascoltarmi. Ma non lo facevano lo stesso. Mi sembrava di non riuscire a tenerli sotto controllo, ma per difendere il mio prestigio dovevo costringermi a resistere. Ho considerato che avere una posizione superiore con molto potere non era così prestigioso come pensavo. Disciplinavo sempre i miei sottoposti quando non obbedivano, e stavo diventando sempre più irascibile. Inoltre, ero sempre preoccupata che i capi superiori mi reputassero incapace di gestire i soldati semplici e che mi ritenessero un’incompetente. Forse avrei persino perso la mia posizione di capitano. Era molto stressante, estenuante. Volevo davvero abbandonare, ma poi ho considerato che a tante persone sarebbe piaciuto essere capitano e non era stato facile per me arrivarci, quindi non sarebbe stato un peccato dimettersi? Ero disperata, e così sopportavo lo stress e mi trascinavo avanti.

Nell’agosto 2020, ho avuto la fortuna di accettare l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Ho iniziato a leggere le parole di Dio ogni giorno e a partecipare alle riunioni con i fratelli e le sorelle. Ero davvero felice e mi piaceva molto. Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio. “Satana usa un metodo molto sottile, molto consono alle nozioni delle persone, niente affatto radicale, tramite il quale fa sì che le persone accettino inconsapevolmente il suo modo di vivere, le sue regole, e stabiliscano i loro obiettivi e la loro direzione nella vita e, così facendo, arrivino inconsapevolmente anche ad avere delle ambizioni nella vita. Per quanto grandiose possano sembrare queste ambizioni, sono inestricabilmente legate a ‘fama’ e ‘profitto’. Tutto ciò che qualsiasi persona grande o famosa – ogni persona, in effetti – segue nella vita, si riferisce unicamente a queste due parole: ‘fama’ e ‘profitto’. Dopo aver ottenuto fama e profitto, le persone pensano di poterli capitalizzare per usufruire di uno stato sociale elevato e di grandi ricchezze, e godersi così la vita. Pensano che fama e profitto siano una sorta di capitale che possono utilizzare per una vita improntata alla ricerca del piacere e al godimento sfrenato della carne. Per questa fama e questo profitto tanto bramati dall’umanità, le persone consegnano volentieri, seppure inconsapevolmente, i loro corpi, le loro menti, tutto ciò che possiedono, il loro futuro e il loro destino, a Satana. Le persone, infatti, lo fanno senza neppure un attimo di esitazione, sempre ignare della necessità di recuperare tutto ciò che hanno consegnato. Possono le persone mantenere un qualche controllo su di sé dopo essersi rifugiate in Satana ed essergli diventate leali in questo modo? Certo che no. Sono completamente e assolutamente controllate da Satana. Sono completamente e assolutamente sprofondate in un pantano e sono incapaci di liberarsi” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico VI”). Le parole di Dio mi hanno mostrato che la vita delle persone è così dolorosa e stressante solamente a causa del loro modo di vivere e delle strade sbagliate che decidono di percorrere. Dopo essere stati corrotti da Satana, tutti cercano di distinguersi dalla massa e di acquisire potere. Pensano che con il prestigio e il potere otterranno rispetto e ammirazione, che la gente li ascolterà e loro vivranno nella gloria. E così tutti amano la fama e il guadagno, e adorano e perseguono il prestigio. Anch’io ero così. Dopo essermi arruolata nell’esercito, volevo diventare la numero uno tra le donne e ottenere l’ammirazione altrui. Per raggiungere questo obiettivo, ho scalato i ranghi passo dopo passo, ottenendo la promozione a capo plotone e poi a capitano. Man mano che il mio grado saliva e supervisionavo più persone, parlavo e agivo in modo inopportuno e mi piaceva comandare sugli altri, rimproverarli. Che avessi ragione o torto, i soldati semplici dovevano ascoltare. Per consolidare la mia posizione, quando i capi plotone non mi ascoltavano, usavo il mio potere per soffocarli, e punivo i soldati semplici in tutti i modi. Ero sempre dispotica e non avevo alcuna empatia per gli altri. I soldati semplici si sono gradualmente allontanati da me e non volevano interagire con me. Ho visto che, dopo aver acquisito prestigio, incutevo timore. A volte volevo parlare a cuore aperto con qualcuno, ma non sapevo con chi. Per non essere criticata dai capi, ero molto ossequiosa con loro e sopportavo qualsiasi umiliazione. Ogni giorno della mia vita era stressante e doloroso, e volevo davvero dimettermi ma, nel momento in cui pensavo ai vantaggi del mio prestigio, non mi andava di abbandonare. Ero bloccata in quel pantano di fama e guadagno, una cosa estenuante e miserevole. A quel punto, ho capito che questo è uno dei modi in cui Satana corrompe e danneggia le persone. Perseguire il prestigio accresce sempre più i desideri smodati delle persone, rendendole sempre più arroganti e sdegnose nei confronti degli altri, tanto che non possono avere relazioni normali. Prima di acquisire la fede, avevo sempre pensato che perseguire il prestigio e cercare di emergere sugli altri significasse avere ambizioni e speranze. Ora capisco che perseguire fama e prestigio non è la strada giusta. Quando ho capito tutto questo, ho pregato, chiedendo a Dio di guidarmi a liberarmi dai vincoli di fama e prestigio.

Poi, un giorno, sono andata sul sito web della Chiesa di Dio Onnipotente per scaricare degli inni e ne ho trovato uno nuovo, intitolato “Sono soltanto una piccola creatura”.

1 O Dio! Che io abbia o meno prestigio, ora comprendo me stesso. Se il mio prestigio è elevato è grazie alla Tua elevazione, e se è scarso è a causa della Tua decisione. Tutto è nelle Tue mani. Non ho alcuna scelta né alcuna lamentela. Hai decretato che nascessi in questa nazione e tra questa gente, e non devo fare altro che essere del tutto obbediente sotto il Tuo dominio, perché tutto ricade in ciò che hai decretato.

2 Non penso al prestigio; dopotutto, sono solo una creatura. Se mi collochi nel pozzo dell’abisso, nello stagno di fuoco e zolfo, non sono nient’altro che una creatura. Se Ti servi di me, sono una creatura. Se mi perfezioni, sono ancora una creatura. Se non mi perfezioni, Ti amerò lo stesso perché non sono null’altro che una creatura.

3 Non sono altro che una minuscola creatura plasmata dal Signore della creazione, solo uno tra tutti gli esseri umani creati. Sei stato Tu che mi hai creato, e ora mi hai posto di nuovo nelle Tue mani per fare di me ciò che desideri. Sono pronto a essere il Tuo strumento e il Tuo complemento perché ogni cosa è come Tu hai decretato. Nessuno può cambiarlo. Tutte le cose e tutti gli eventi sono nelle Tue mani.

Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi

Ascoltando questo inno, il testo mi è sembrato davvero innovativo. Ho capito che avere prestigio o no è determinato da Dio, che è interamente nelle Sue mani, e che non dovevo perseguirlo. Io ero un capitano, ma davanti a Dio ero solo un insignificante essere creato privo di alcun prestigio. Non dovevo opprimere gli altri. Pensando a come avevo soffocato i soldati semplici, mi sono sentita molto in colpa e turbata. Volevo rinunciare al mio prestigio e andare d’accordo con loro. Ho pregato Dio e Gli ho chiesto di aiutarmi. A poco a poco, sono riuscita a rinunciare a me stessa e a cercare di comunicare con loro, e ho smesso di rimproverarli dispoticamente. Quando ho applicato le parole di Dio alla mia vita reale in questo modo, ho provato un grande senso di pace.

Poi, una mattina abbiamo avuto una riunione. Un capo plotone mio sottoposto non aveva controllato se tutti i membri del suo plotone fossero presenti e non li aveva contati. I membri della nostra unità sarebbero arrivati in ritardo ed erano i più lenti tra tutte le unità. Temevo che il capo superiore potesse giudicare carenti le mie capacità di gestione, e mi preoccupavo di cosa avrebbero pensato i soldati semplici. Dopo la riunione, le ho chiesto con molta rabbia: “Dov’eri poco fa? Perché non hai chiesto un permesso? Nessuno contava i presenti nel tuo plotone. Stai rallentando tutta la nostra unità”. Ma lei non lo ha accettato e mi ha subito interrotta. Abbiamo iniziato a discutere. Poi è arrivato l’istruttore e ci ha chiesto perché stessimo litigando. Ognuna ha dato la sua versione, e l’istruttore ha dichiarato che non sapeva cosa fare o chi avesse ragione. Ero infuriata, e ho pensato che quel capo plotone non solo non mi ha ascoltata, ma mi ha anche interrotta, quindi non era forse nel torto? Inoltre, io ero il suo superiore, quindi avrebbe dovuto ascoltarmi. Non era ridicolo che l’istruttore non sapesse chi avesse ragione e chi torto? Ero così arrabbiata che me ne sono andata sbattendo la porta. Sono tornata in caserma; mi sentivo così offesa che non riuscivo a trattenere le lacrime. Quando il comandante ha saputo della nostra discussione, ha detto al capo plotone: “Lei è il tuo capitano, quindi qualsiasi cosa dica è giusta e devi ascoltarla”. Il capo plotone ha continuato a sostenere le sue ragioni, e il comandante l’ha rimproverata con rabbia: “Nella nostra compagnia, il capitano ha il diritto di dirti come stanno le cose e se non lo ascolti sei nel torto”. Sentendo il comandante dirle questo, mi sono sentita come se avessi potuto sfogare i miei sentimenti. Ero davvero felice e mi pareva di aver recuperato la faccia.

Ma un giorno, durante i miei devozionali quotidiani, ho letto alcune parole di Dio che mi hanno aiutata a capirlo. Le parole di Dio dicono: “Una volta ottenuto il prestigio, un uomo troverà spesso difficile controllare il suo umore, e così non perderà occasione per esprimere la sua insoddisfazione e dare libero sfogo alle sue emozioni; spesso andrà su tutte le furie senza una ragione evidente, in modo da mettere in evidenza la sua capacità e far sapere agli altri che il suo prestigio e la sua identità sono diversi da quelli delle persone comuni. Naturalmente anche le persone corrotte e di basso rango perdono frequentemente il controllo. La loro rabbia è causata sovente da un danno ai loro interessi personali. Per proteggere il prestigio e la dignità personali, spesso sfogano le loro emozioni e rivelano la loro natura arrogante. L’uomo si abbandonerà a esplosioni di collera e darà libero sfogo alle sue emozioni per difendere e sostenere l’esistenza del peccato, e con tali azioni l’uomo esprime la sua insoddisfazione; esse traboccano di impurità, di macchinazioni e intrighi, della corruzione e malvagità dell’uomo, e soprattutto sono colme delle ambizioni e dei desideri sfrenati dell’uomo. […] Lo sfogo umano è una via di fuga per le forze maligne, un’espressione della condotta malvagia dilagante e inarrestabile dell’uomo carnale” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico II”). “Ci sono molti tipi di indole corrotta ascrivibili all’indole di Satana, ma quella più evidente e che spicca maggiormente è l’indole arrogante. L’arroganza è la radice dell’indole corrotta dell’uomo. Più le persone sono arroganti, più sono irragionevoli; e più sono irragionevoli, più sono inclini a resistere a Dio. Quanto è serio questo problema? Non solo le persone dall’indole arrogante considerano tutti gli altri in una posizione inferiore, ma, quel che è peggio, hanno persino un atteggiamento di sufficienza nei confronti di Dio, e non hanno in cuore alcun timore di Lui. Anche se potrebbe sembrare che le persone credano in Dio e Lo seguano, non Lo trattano affatto come Dio. Sentono sempre di possedere la verità e hanno un’opinione smodata di se stesse. Questa è l’essenza e la radice dell’indole arrogante, e viene da Satana. Il problema dell’arroganza, pertanto, deve essere risolto. Sentirsi migliore di un altro è cosa da poco; il problema cruciale è che un’indole arrogante impedisce di sottomettersi a Dio, al Suo governo e alle Sue disposizioni. Chi ha tale indole si sente sempre portato a competere con Dio per avere potere sugli altri. Questo tipo di persona non riverisce minimamente Dio, e tanto meno Lo ama o si sottomette a Lui. Coloro che sono arroganti e presuntuosi, specialmente coloro che sono tanto arroganti da aver perduto il senno, non sanno sottomettersi a Dio nella loro fede in Lui e addirittura si esaltano e rendono testimonianza a sé stessi. Simili persone sono quelle che più avversano Dio e non hanno alcun timore di Lui” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Le parole di Dio sono chiarissime. Con il prestigio, le persone perdono il controllo e diventano arroganti. Spesso si arrabbiano e rimproverano gli altri per proteggere la faccia e il prestigio e per mostrare autorità. Sono controllate da un’indole arrogante. Quando mi sono arruolata nell’esercito, volevo diventare un ufficiale ed essere stimata dagli altri. Conseguiti rango e potere, sentivo che le mie parole avevano autorità e che ero io a decidere. Ero il capitano, quindi avevo il potere di controllare i capi plotone e i soldati semplici. Dovevano ascoltarmi e, se non lo facevano, li rimproveravo dispoticamente e li rimettevo al loro posto. Ero così arrogante. Quando il capo plotone non ha contato i presenti, rallentando i progressi della nostra unità, le ho detto quello che pensavo e lei non solo non mi ha ascoltata, ma mi ha interrotta. Mi è sembrato che non mi stimasse, che mi guardasse dall’alto in basso e mi avesse fatto perdere la faccia davanti a tutti. Ne ho approfittato per sollevare un polverone, attaccarla e sfogare il mio malcontento. Era anche un monito per i soldati semplici a obbedire. Per come la vedevo io, io ero un capitano e lei un capo plotone, quindi doveva ascoltarmi. Se non lo faceva e mi contraddiceva, dovevo rimproverarla e farle capire come stavano le cose. Ero davvero arrogante e fuori controllo. Ottenuto il prestigio, appena qualcuno non mi ascoltava, mi sfogavo su di lui, usando la mia posizione per soffocarlo e costringerlo a obbedirmi. Di conseguenza, nessuno voleva avere a che fare con me. Ero una credente, ma non ero cambiata. Ero irragionevolmente arrogante e priva di alcuna sembianza umana, così la gente mi disprezzava e mi evitava, e Dio ne era disgustato e lo odiava.

Ho parlato con una sorella delle mie esperienze, e lei mi ha inviato un passo delle parole di Dio che mi ha fornito un percorso di pratica. “Essendo una delle creature, l’uomo deve restare al suo posto e comportarsi con coscienza. Custodisci diligentemente ciò che ti viene affidato dal Creatore. Non agire fuori dagli schemi e non fare cose al di là della tua capacità o che siano sgradite a Dio. Non cercare di essere grande o di diventare un superman o qualcuno al di sopra degli altri, e non cercare di diventare Dio. Le persone non dovrebbero desiderare di essere così. Cercare di diventare grandi o un superman è assurdo. Cercare di diventare Dio è ancora più vergognoso; è disgustoso e spregevole. Ciò che è lodevole, e ciò a cui le creature dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare una creatura vera; questo è l’unico obiettivo che tutte le persone dovrebbero perseguire” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico I”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che cercare di elevarsi, di ottenere l’ammirazione e la stima della gente è qualcosa di vergognoso. Dobbiamo restare al nostro posto e comportarci con coscienza. Questo è ciò che Dio ci chiede. Cercavo di fare carriera, di diventare un ufficiale dotato di potere, di dominare gli altri, di essere ammirata e di farmi obbedire. È qualcosa che Dio disprezza. Se non mi fossi pentita, continuando a perseguire fama e prestigio, sarei stata esattamente come una non credente. I non credenti perseguono il denaro, la reputazione e il prestigio. Si uccidono e combattono tra loro per queste cose. Come credente, non dovrei rimanere sulla strada dei non credenti. Dovevo perseguire la verità e stare al mio posto di essere creato. Resamene conto, ho deciso: ero pronta a perseguire la verità e ad agire secondo le parole di Dio nella mia vita quotidiana. Dovevo mettermi alla pari con gli altri e smettere di dare loro ordini dalla mia posizione di capitano. Ho pregato Dio: “O Dio, voglio smettere di perseguire fama e prestigio, e di vivere secondo la mia indole arrogante. Ti prego, guidami a praticare la verità”.

Da allora, ho iniziato a controllarli ogni giorno e a prendermi cura di loro. Quando facevano qualcosa di sbagliato e il capo voleva che li disciplinassi, non mi comportavo come prima, rimproverandoli e impugnando la mia autorità per mantenere il prestigio, ma ero in grado di comunicare con loro, di dire dove avessero sbagliato e dare loro la possibilità di fare meglio la prossima volta. Dopo un po’ di tempo che mi comportavo in questo modo, avevo un buon rapporto con i capi squadra, i capi plotone e i soldati semplici. Alcuni dei soldati semplici mi hanno detto che prima avevo un carattere imprevedibile, che avevano paura di me, sempre preoccupati che li rimproverassi per un errore, ma che ora mi comportavo molto meglio e mi prendevo cura di loro, ed era più facile interagire con me. Sentendoglielo dire, ho ringraziato Dio e ho risposto loro: “Sapete perché ho fatto questo cambiamento? Perché ho accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Le parole di Dio Onnipotente mi hanno cambiata, è l’unica ragione per cui ci sono riuscita. Prima di presentarmi a Dio, perseguivo il prestigio e l’ammirazione degli altri. Vi rimproveravo sempre per mantenere la mia posizione. Dopo aver acquisito la fede, e leggendo le parole di Dio Onnipotente, ho imparato che rimproverare altezzosamente le persone non è giusto, che è un’indole corrotta, e che non dovrei farlo. Ho sperimentato un cambiamento che non avrei potuto ottenere da sola. È stato grazie alla mia fede in Dio Onnipotente: le Sue parole mi hanno cambiata”. Non riuscivano a crederci. Ho continuato a condividere il Vangelo con loro, e sul volto di alcuni soldati è apparso un sorriso. Si sono interessati ad approfondire l’opera di Dio degli ultimi giorni. In seguito, alcuni capi plotone, capi squadra e soldati semplici hanno accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Ci riunivamo, ci nutrivamo delle parole di Dio, andavamo d’accordo, e condividevamo il Vangelo e rendevamo testimonianza. Sia lodato Dio Onnipotente!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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