Le conseguenze della ricerca di comodità

12 Febbraio 2022

di Lingshuang, Spagna

Il mio dovere nella Chiesa è lavorare agli effetti visivi. Durante la produzione video, quando ho progetti piuttosto difficili, l’effetto di ogni fotogramma deve essere testato e modificato più volte, e spesso bisogna rifarlo. Quando ho notato che i progetti dei miei fratelli e sorelle erano relativamente più semplici, e che ne completavano più di me, ho pensato: “I miei progetti hanno alti requisiti tecnici, devo passare il tempo a pensare, a trovare materiali e a studiare, e il ciclo di produzione è lungo. Se i progetti fossero più semplici, non richiederebbero tanta fatica. Avrei solo bisogno di padroneggiare dei semplici metodi e abilità, e anche il ciclo di produzione sarebbe più breve, il che renderebbe i progetti più agevoli”. Da allora, nei miei doveri, valutavo quali progetti fossero difficili e quali semplici e poi decidevo quali prendere in carico. Una volta ne ho scelto uno semplice e ho lasciato quelli complicati ai miei fratelli e sorelle. Quando ho visto che loro accettavano di buon grado, mi sono sentita un po’ a disagio: non mi stavo forse tirando indietro di fronte alle difficoltà? Ma poi mi sono detta: “I progetti difficili richiedono troppo tempo ed energia e un estremo sforzo mentale, quindi meglio che scelga quelli semplici”. Poi ho lavorato a un progetto di effetti visivi che avrebbe potuto essere migliorato, ma non volevo lavorare troppo per cambiarlo, e ho notato che i miei fratelli e sorelle non notavano alcun difetto, dunque l’ho consegnato così com’era. A volte, quando avevo dei problemi, ci pensavo su giusto un momento, e poi chiedevo aiuto ai miei fratelli e sorelle. Sentivo che in questo modo lo risolvevo velocemente e senza stancarmi, era un modo rapido per concludere i miei compiti. Ma quando facevo così mi sentivo in colpa. Alcune in realtà erano questioni semplici, avrei potuto risolverle con un piccolo sforzo, mentre chiedendo ai miei fratelli e alle mie sorelle li distoglievo dai loro doveri, ma non ho riflettuto né cercato di capire me stessa. E così, ho cominciato a comportarmi regolarmente così nei miei doveri.

In seguito, sono passata alla produzione video. Oltre a creare i video, dovevo seguire i miei fratelli e sorelle nello studio e migliorarne le capacità professionali, quindi avevo più lavoro più del solito. Non dovevo solo imparare le competenze professionali, ma anche reperire materiale e preparare le lezioni in base alle necessità dei miei fratelli e sorelle. Mi risultava difficile e faticoso. Pensavo: “L’altro dovere era migliore. Non avevo così tanti fardelli e pressioni. Tutto quello che dovevo fare era finire i miei progetti. Ora ho molto più lavoro, e molto più di cui preoccuparmi”. Pensare a tutto questo mi faceva venire il mal di testa. Allora ho iniziato a escogitare modi per risparmiare tempo e stancarmi meno, e ho deciso di inviare ai miei fratelli e sorelle dei tutorial per effetti visivi. In questo modo, potevano studiare da lì e io non avrei dovuto perdere tempo a trovare il materiale. Più ci pensavo, più sentivo che non esisteva modo migliore. Dopo un po’ di tempo, i miei fratelli mi hanno detto che i tutorial non avevano risolto i loro problemi. La cosa mi è dispiaciuta, quindi non mi restava altra scelta: ho trovato del materiale per insegnare a tutti in modo semplice, e mi sono detta: “Bene, ho organizzato lezioni per tutti, il mio lavoro è finito”. Ma poco tempo dopo il nostro caposquadra ha dichiarato: “Recentemente i fratelli hanno detto che per problemi tecnici la produzione video è inferiore alla media e le rilavorazioni frequenti, il che sta ritardando il lavoro”. Saputo questo, non ho riflettuto né cercato di capire me stessa, e ho capito che quel dovere non solo richiedeva di soffrire e pagare un prezzo, ma anche assumersi responsabilità se le cose andavano male, quindi avevo ancora meno voglia di svolgerlo. Un giorno la mia leader mi ha smascherata per essere stata negligente e astuta nei miei doveri, e mi ha trattata dicendo che, se le cose non fossero cambiate, sarei stata rimossa. Quando ho sentito quelle parole, anche se riconoscevo di arrangiarmi nei miei doveri, non ho provato alcun pentimento. Quando pensavo alle difficoltà e ai problemi che avrei dovuto affrontare in futuro, avevo voglia di abbandonare quel dovere. Volevo passare a uno più facile. Il giorno dopo, ho detto alla leader: “Non sono capace di svolgere questo dovere. Vorrei passare a un altro”. Lei, in risposta, mi ha trattata dicendo: “Veramente non sei in grado di svolgerlo? Ci hai provato davvero? Tu eviti il lavoro duro, sei superficiale e subdola, e possiedi una cattiva umanità. Dati questi comportamenti, non sei davvero tagliata per questo dovere”. A quelle parole della mia leader, ho sentito il mio cuore come svuotarsi di colpo. Tornata nello studio, ho trovato le altre sorelle impegnate nei loro doveri, mentre io ero stata rimossa e avevo perso i miei: ne ero profondamente rammaricata. Non avevo mai pensato di poter davvero perdere il mio dovere. In quel momento, ho persino cercato in cuor mio delle scusanti: “Non volevo quel dovere, ma avrei potuto riceverne uno diverso. Perché ho perso la qualifica per svolgerli in generale?” Ma poi ho pensato: “Dio detiene la sovranità su tutte le cose. La mia rimozione è manifestazione dell’indole giusta di Dio. Devo obbedire e riflettere su me stessa”. Nei giorni seguenti, la scena in cui la mia leader mi congedava si ripeteva nella mia mente come un film. Ripensare alle sue parole mi faceva sentire infelice, specie il fatto che mi avesse definita di cattiva umanità. Non sapevo riflettere né conoscere me stessa, così, nel mio dolore, ho pregato Dio per chiederGli di guidarmi a comprendere me stessa.

Poi ho letto un passo della parola di Dio: “Non è forse un aspetto dell’indole corrotta gestire le cose in maniera tanto impertinente e irresponsabile? Di che si tratta? Di meschinità; in tutte le questioni, dicono ‘va bene così’ e ‘ci va vicino’; è un atteggiamento fatto di ‘forse’, ‘circa’ e ‘ottanta per cento’; fanno le cose in maniera superficiale, si accontentano di fare il minimo e sono soddisfatti di cavarsela alla meno peggio; non vedono il motivo di prendere le cose sul serio o di mirare alla precisione e vedono ancora meno il motivo di ricercare i principi. Non è forse un aspetto dell’indole corrotta? È forse una manifestazione di normale umanità? È giusto invece definirla arroganza, ed è anche del tutto opportuno chiamarla dissolutezza, ma per coglierne il significato preciso l’unica parola adatta è ‘meschinità’. Tale meschinità è presente nell’umanità della maggior parte delle persone; in tutte le questioni desiderano fare il meno possibile, vedere come possono cavarsela, e in tutto ciò che fanno vi è un sentore di inganno. Imbrogliano gli altri quando possono, prendono scorciatoie quando ne hanno l’occasione, e sono restii a dedicare tempo o riflessione a una questione. Pensano: ‘Finché evito di essere smascherato, non causo problemi e non sono chiamato a rispondere, posso cavarmela in qualche modo. Non vale la pena faticare per fare bene un lavoro’. Simili persone non imparano a fare bene niente e non si applicano nello studio. Vogliono soltanto farsi un’idea generale dell’argomento e poi si dichiarano esperti in materia; in tal modo cercano di cavarsela alla meno peggio. Non è forse un atteggiamento che molti hanno verso le cose? È forse un atteggiamento valido? Questo atteggiamento che simili persone adottano verso persone, eventi e cose significa, in sintesi, ‘cavarsela alla meno peggio’, e questa meschinità è presente in tutta l’umanità corrotta. Le persone che nella loro umanità sono meschine hanno l’idea di ‘arrangiarsi’ in qualsiasi cosa facciano. Questo permette forse loro di fare bene qualcosa? No. Quindi sono in grado di fare qualcosa? Ancora più improbabile”. “Come si può notare la differenza tra persone nobili e vili? Basta guardare il loro atteggiamento e il loro modo di trattare persone, eventi e cose; osservare come agiscono, come gestiscono le cose, come si comportano quando emergono dei problemi. Le persone dotate di carattere e dignità sono meticolose, serie e diligenti nelle loro azioni e sono disposte a fare sacrifici. Le persone prive di carattere e di dignità sono disordinate e sciatte nelle loro azioni, cercano sempre qualche trucco, vogliono sempre limitarsi a cavarsela alla meno peggio. Non imparano bene alcuna abilità e, per quanto a lungo studino, rimangono confuse dall’ignoranza in questioni di competenze o professionalità. Se non si insiste con loro per avere delle risposte, sembra che vada tutto bene, ma non appena ci si prova si fanno prendere dal panico: la loro fronte s’imperla di sudore e non sanno fornire una risposta. Queste sono persone di carattere vile” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). Le parole di Dio mi hanno trafitto il cuore, specie le frasi “Imbrogliano gli altri quando possono, prendono scorciatoie quando ne hanno l’occasione”, “prive di carattere e di dignità” e “di carattere vile”. Ogni parola rivelava la mia umanità e il mio atteggiamento verso i miei doveri. Mi sono resa conto che era esattamente quello il modo in cui li svolgevo. Mi arrangiavo sempre, mi limitavo a fare le cose in modo passabile. Consideravo i miei interessi materiali in tutto, cercavo modi per evitare la sofferenza, e non pensavo mai a come svolgere bene i miei doveri. Per comodità e per evitare di soffrire e pagare un prezzo, sceglievo sempre i progetti più facili quando creavo effetti visivi. Nel processo di produzione, anche quando notavo problemi e margini di miglioramento, lasciavo correre se nessun altro se ne accorgeva. Nel mio dovere di produzione video, dovevo imparare abilità professionali e seguire i miei fratelli nell’apprendimento. Ma mi pareva una pressione eccessiva, che causava troppa sofferenza, e il solo pensiero mi stancava; così, per la comodità materiale, ricorrevo a trucchi e astuzie così che i miei fratelli e sorelle imparassero da soli, col risultato di non farli migliorare mai, rendere i loro doveri meno produttivi e ritardare il progresso del lavoro. Escogitavo sempre trucchi e inganni nei miei doveri, non pensavo al lavoro della casa di Dio né a come svolgerli adeguatamente. Ero del tutto priva di umanità! Ero davvero egoista, spregevole e di carattere vile. Riflettendo su queste cose, ho provato un profondo rimorso e senso di colpa.

Poi ho letto nella parola di Dio: “In superficie, alcuni non sembrano avere problemi gravi durante lo svolgimento del loro dovere. Non fanno nulla di eccessivamente malvagio; non provocano intralci od ostacoli, e non percorrono il cammino degli anticristi. Nel compiere il loro dovere, non fanno emergere errori gravi o problemi di principio, però, senza rendersene conto, in pochi anni vengono messi a nudo per la mancanza totale di accettazione della verità, smascherati come non credenti. Come mai? Gli altri non sanno vedere una questione, ma Dio esamina il cuore di questi individui nel profondo e vede il problema. Sono sempre stati negligenti e non hanno mai mostrato pentimento al riguardo. Col passare del tempo, vengono naturalmente messi a nudo. Che cosa significa rimanere impenitenti? Significa che, pur avendo costantemente compiuto il loro dovere, hanno sempre avuto l’atteggiamento sbagliato, un atteggiamento noncurante e sommario, indifferente, e non sono mai coscienziosi, tanto meno dediti a ciò che fanno. Possono anche metterci un certo impegno, ma fanno le cose per pura formalità. Non danno tutto di sé e le loro trasgressioni sono infinite. Dal punto di vista di Dio, non si sono mai pentiti; sono sempre stati negligenti, e non si è mai verificato alcun cambiamento in loro; ossia, non abbandonano il male che hanno fra le mani e non si pentono dinanzi a Lui. Dio non vede in loro un atteggiamento di pentimento, né un’inversione del loro atteggiamento. Persistono nell’affrontare il loro dovere e l’incarico affidato da Dio con un tale atteggiamento e un tale metodo. In ciò che fanno non vi alcun cambiamento di questa indole ostinata e intransigente e, per di più, non si sono mai sentiti in debito con Dio, non hanno mai percepito che il loro fare le cose in modo noncurante e sommario è una trasgressione, un’azione malvagia. Nel loro cuore, non hanno la sensazione di essere in debito, un senso di colpa, di rimprovero, tanto meno di autoaccusa. E, col passare del tempo, Dio vede che tali persone sono irrecuperabili. Qualunque cosa Dio dica e per quanti sermoni ascoltino o quanto della verità capiscano, il loro cuore non si smuove e il loro atteggiamento non cambia né ha una svolta. Dio dice: ‘Per questa persona non c’è speranza. Niente di ciò che dico le tocca il cuore, niente di ciò che dico la induce a compiere una svolta. Non vi è modo di cambiarla. Questa persona non è adatta a compiere il suo dovere, non è adatta a prestare servizio nella Mia casa’. E perché Dio dice questo? Perché, quando compie il suo dovere e svolge un lavoro, malgrado tutta la sopportazione e la pazienza nei suoi confronti, non vi è alcun effetto e non si riesce a farla cambiare. Non si riesce a farle fare bene le cose, a farle intraprendere il cammino dell’autentica ricerca della verità. Questa persona è irrecuperabile. Quando Dio stabilisce che una persona è irrecuperabile, continuerà a seguire da vicino questa persona? No. Dio la abbandonerà” (“Come risolvere il problema della negligenza e della superficialità nello svolgimento del proprio dovere” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Il modo in cui consideri gli incarichi di Dio è una questione molto seria! Se non sei in grado di portare a termine ciò che Dio ti affida, allora non sei degno di vivere alla Sua presenza e meriti di essere punito. È stabilito dal Cielo e riconosciuto dalla terra che gli umani dovrebbero completare qualsivoglia incarico Dio abbia loro affidato; questa è la loro responsabilità più elevata, non meno importante della loro stessa vita. Se non prendi sul serio gli incarichi di Dio, allora Lo tradisci nel modo più biasimevole; in ciò, sei più deprecabile di Giuda e meriti di essere maledetto” (“Come conoscere la natura umana” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ho letto la parola di Dio più e più volte. Mi sono resa conto che in passato, nonostante in apparenza stessi adempiendo ai miei doveri, in cuor mio stavo tradendo Dio. Nei miei doveri, pensavo solo ai miei interessi materiali e a evitare la sofferenza, e mi arrangiavo con trucchi e astuzie. Anche quando potevo migliorare il mio lavoro, non lo facevo perché, anche se non era svolto molto bene, almeno era concluso, e tanto bastava. Non ho mai preso sul serio il problema della mia superficialità, e non ho mai riflettuto né cercato di capirmi. Poi, la mia leader mi ha messo a nudo e in guardia: era Dio che mi dava la possibilità di pentirmi, ma io non l’ho colta, e ho continuato a pensare ai miei interessi carnali. Il mio dovere richiedeva un duro lavoro e il pagamento di un prezzo, e per questo non volevo più svolgerlo. Perché ero così insensibile e testarda? Dio mi ha fornito ripetute occasioni per pentirmi e cambiare, questa era la Sua misericordia per me, ma io ho considerato solo i miei interessi carnali, non ho cercato la verità né riflettuto su me stessa, e ho continuato a oppormi ostinatamente a Dio. Ero così ribelle! Il mio dovere era un incarico e una responsabilità da parte di Dio, e avrei dovuto fare del mio meglio per adempierlo. Ma non solo non lo avevo compiuto adeguatamente, mi ero anche arrangiata per ingannare Dio, e lo avevo persino rifiutato. Questo non era un tradimento di Dio? L’indole giusta di Dio non tollera offesa, e Dio detestava tutto quello che avevo fatto. La mia rimozione dimostrava la giustizia di Dio. Resamene conto, mi sono sentita un po’ spaventata e rammaricata di aver spezzato il cuore a Dio col mio comportamento. Non potevo più arrangiarmi in quel modo. Dovevo pentirmi e cambiare.

In seguito, ho diffuso il Vangelo con i miei fratelli e sorelle. Poiché non conoscevo i principi e non ero brava a parlare con la gente, mi sembrava un dovere molto difficile, e di nuovo non volevo lavorare duramente né fare sacrifici. Ma ho ripensato al mio precedente atteggiamento verso il mio dovere, e ho capito che poter predicare il Vangelo era la grande misericordia di Dio per me. Non dovevo scappare di fronte ai problemi come in passato. Una volta capito questo, mi sono sentita un po’ più positiva.

Poi ho anche riflettuto su me stessa, e mi sono chiesta perché mi tirassi indietro di fronte ai problemi. Quale natura mi controllava quando ciò accadeva? In seguito, ho visto il video di una lettura della parola di Dio. Dio Onnipotente dice: “Oggi, non credi alle parole che dico e non poni alcuna attenzione a esse; quando arriverà il giorno di diffondere questa opera e la vedrai nella sua totalità, ti pentirai, e in quel momento resterai interdetto. Ci sono benedizioni, eppure non sai goderne, e c’è la verità, ma tu non la persegui. Non ti biasimi per questo? Oggi, anche se la fase successiva dell’opera di Dio deve ancora iniziare, non c’è niente di eccezionale in merito alle richieste a te fatte e a ciò che ti viene chiesto di vivere. C’è tanta opera e così tante verità; non sono degne di essere conosciute da te? Il castigo e il giudizio di Dio non sono in grado di risvegliare il tuo spirito? Il castigo e il giudizio di Dio non sono capaci di farti odiare te stesso? Sei contento di vivere sotto l’influenza di Satana, in pace e gioia e con un po’ di conforto carnale? Non sei la più infima di tutte le persone? Nessuno è più stolto di coloro che pur avendo contemplato la salvezza non cercano di ottenerla; sono persone che si saziano della carne e godono di Satana. Speri che la tua fede in Dio non comporti sfide o tribolazioni, né la benché minima avversità. Persegui costantemente cose immeritevoli e non attribuisci alcun valore alla vita, e anteponi, invece, i tuoi pensieri stravaganti alla verità. Sei talmente indegno! Vivi come un maiale – che differenza c’è tra te, i maiali e i cani? Quelli che non perseguono la verità e invece amano la carne, non sono tutte bestie? I morti senza spirito non sono tutti dei cadaveri ambulanti? Quante parole sono state pronunciate tra di voi? È forse stata poca l’opera compiuta tra di voi? A quante cose ho provveduto fra di voi? Allora perché non ne hai ottenuto nulla? Di che cosa ti lamenti? Non è forse che non hai guadagnato nulla perché sei troppo innamorato della carne? E non è che i tuoi pensieri sono troppo stravaganti? Non è perché sei troppo stolto? Se sei incapace di ottenere queste benedizioni, puoi incolpare Dio per non averti salvato? Ciò che persegui è essere in grado di ottenere la pace dopo aver creduto in Dio, perché i tuoi figli non si ammalino, perché tuo marito abbia un buon lavoro, tuo figlio trovi una buona moglie, tua figlia trovi un marito rispettabile, i tuoi buoi e cavalli arino la terra per bene, perché ci sia un anno di bel tempo per le tue colture. Questo è ciò che ricerchi. Ti preoccupi solo di vivere nell’agiatezza e che nessuna disgrazia si abbatta sulla tua famiglia, che i venti ti passino accanto, che il tuo viso non sia graffiato dal pietrisco, che le colture della tua famiglia non vengano inondate, di non subire alcun disastro, di vivere nell’abbraccio di Dio, di vivere in una casa accogliente. Un vigliacco come te che persegue costantemente la carne – hai forse un cuore, uno spirito? Non sei una bestia? Io ti do la vera via senza chiedere nulla in cambio, ma tu non la persegui. Sei uno di quelli che credono in Dio? Ti dono la vita umana vera, ma tu non la persegui. Non sei allora del tutto simile a un maiale o a un cane? I maiali non aspirano alla vita dell’uomo né a essere purificati, e non capiscono che cosa sia la vita. Ogni giorno, dopo aver mangiato a sazietà, si mettono semplicemente a dormire. Io ti ho dato la vera via, ma tu non l’hai guadagnata: sei a mani vuote. Sei disposto a continuare a condurre questa vita, la vita di un maiale? Quale significato ha, per persone simili, essere vive? La tua vita è spregevole e ignobile, vivi in mezzo a sudiciume e dissolutezza e non persegui alcun obiettivo; non è la tua vita la più ignobile di tutte? Hai l’impudenza di volgere lo sguardo a Dio? Se continui a fare esperienza in questo modo, non è che non otterrai nulla? Ti è stata data la vera via, ma che alla fine tu la possa guadagnare o meno dipende dalla tua ricerca personale” (“Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio” in “La Parola appare nella carne”). Ogni domanda di Dio mi ha trafitto il cuore, come se me le ponesse faccia a faccia, e mi sono sentita così in debito con Lui. Ho pensato che Dio incarnato ha espresso tanta verità per irrigarci e nutrirci, affinché possiamo acquisire la verità, liberarci dalla nostra indole corrotta e avere la possibilità di essere salvati. Questa è la più grande benedizione di Dio per il genere umano. Chi è davvero saggio farà tesoro della possibilità fornita dall’opera di Dio, e userà il suo tempo per cercare la verità, adempiere ai doveri di un essere creato, perseguire un cambiamento nella sua indole di vita nello svolgimento dei doveri, e alla fine capirà la verità e sarà pienamente salvato da Dio. Invece i ciechi e gli ignoranti aspirano al piacere materiale e tirano avanti, e non lavorano duramente per perseguire la verità. Fanno le cose meccanicamente, non mettono impegno nei loro doveri e, per quanto a lungo credano, non capiscono mai la verità, non ottengono alcun cambiamento nella loro indole di vita, e alla fine vengono eliminati da Dio. Ho pensato a me stessa. Non ero proprio quel tipo di persona ignorante? Filosofie sataniche come “Vivi la vita con il pilota automatico” e “La pigrizia ha le sue benedizioni” erano i principi in base ai quali vivevo. Ogni giorno mi accontentavo dello status quo, lavoravo per tirare avanti e cercavo le comodità materiali. Avevo creduto in Dio per anni senza perseguire la verità né concentrarmi su una trasformazione dell’indole o considerare se i miei doveri fossero in linea con la volontà di Dio. Il piacere materiale era per me più importante della volontà di Dio, quindi, ogni volta che i miei doveri richiedevano sofferenza o sacrificio, mi arrangiavo e ricorrevo a trucchi e inganni, non ottenendo così alcun risultato e ritardando il lavoro della casa di Dio. Eppure non provavo comunque alcun rimorso o senso di colpa. Il mio desiderio di comodità mi rendeva dissoluta, scriteriata e disinteressata a migliorare. Non stavo sprecando la mia vita? Ero forse diversa da una bestia? Alla fine ho visto che queste tossine sataniche sono falsità con cui Satana corrompe le persone, le quali sono indotte a perseguire la comodità, a non voler migliorare, così degenerano, e alla fine muoiono nell’ignoranza. La colpa era solo mia se avevo perso il mio dovere. Ero troppo pigra, di carattere frivolo, e indegna della fiducia degli altri, cosa che disgustava i miei fratelli e destava l’odio da parte di Dio. In passato, percepivo i doveri con requisiti elevati e molti compiti come una sofferenza. Ma non soffrivo affatto per i miei doveri. Ovviamente, la mia natura era troppo pigra ed egoista, e mi preoccupavo troppo della carne. Anche se dobbiamo soffrire e pagare un prezzo quando incontriamo difficoltà nei nostri doveri, possiamo sopportarlo, perché Dio non ci dà mai fardelli insopportabili. Attraverso quelle difficoltà Dio ha smascherato la mia indole corrotta e le mie mancanze, in modo che potessi conoscere me stessa, cercare la verità per risolvere i problemi e cambiare la mia indole di vita. Allo stesso tempo, Dio sperava che imparassi ad affidarmi a Lui nel far fronte a quelle difficoltà e che avessi una fede sincera. In passato, ero ignorante, cieca, e non capivo la volontà di Dio. Ho perso molte opportunità di acquisire la verità ed essere perfezionata da Dio, e ho sprecato tanto tempo meraviglioso. Anche se godevo delle comodità materiali e non soffrivo né mi sacrificavo molto, non possedevo alcuna verità e la mia indole corrotta restava irrisolta, non collezionavo buone azioni nei miei doveri, ritardavo il lavoro della casa di Dio, e disgustavo Dio. Continuando a vivere in modo così confuso, alla fine avrei perso del tutto la salvezza di Dio. In quel periodo, ero nauseata e disgustata da me stessa, e non volevo più vivere come un animale.

Un giorno, durante i miei devozionali, ho letto un altro passo della parola di Dio. “La ricerca di oggi è volta interamente a porre le basi dell’opera futura, affinché tu possa essere usato da Dio e possa testimoniarLo. Se ne fai l’obiettivo della tua ricerca, riuscirai a guadagnare la presenza dello Spirito Santo. Più in alto poni l’obiettivo della tua ricerca, più puoi essere perfezionato. Più persegui la verità, più opera lo Spirito Santo. Più energia immetti nella tua ricerca, più otterrai. Lo Spirito Santo perfeziona gli uomini in base al loro stato interiore. Alcuni dicono di non essere disposti a lasciarsi usare o perfezionare da Dio, e di volere solo che la loro carne resti al sicuro e non soffra disgrazie. Alcuni sono restii a entrare nel Regno, ma sono disposti a scendere nel pozzo dell’abisso. Anche in questo caso Dio esaudirà il tuo desiderio. Qualunque cosa tu persegua, Dio la farà accadere. Dunque, cosa stai cercando attualmente? Il perfezionamento? Con le tue azioni e la tua condotta attuali miri ad essere perfezionato da Dio e guadagnato da Lui? Devi costantemente misurarti in questo modo nella vita di tutti i giorni. Se persegui un unico obiettivo con tutto il cuore, è certo che Dio ti perfezionerà. Tale è il cammino dello Spirito Santo. Il cammino lungo il quale lo Spirito Santo guida gli uomini si raggiunge attraverso ciò che cercano. Più aneli ad essere perfezionato e guadagnato da Dio, più lo Spirito Santo opererà in te. Più trascuri di ricercare e più sei negativo e retrivo, più limiti le opportunità di operare dello Spirito Santo; con il passare del tempo lo Spirito Santo ti abbandonerà. Desideri essere perfezionato da Dio? Desideri essere guadagnato da Dio? Desideri essere usato da Dio? Dovreste cercare di fare ogni cosa allo scopo di essere perfezionati, guadagnati e usati da Dio, così che l’universo e tutte le cose possano vedere le azioni di Dio palesate in voi. Fra tutte le cose siete i padroni, e fra tutto ciò che esiste farete sì che Dio goda della testimonianza e della gloria tramite voi: questo dimostra che siete la più benedetta tra tutte le generazioni!” (“Le persone la cui indole è cambiata sono coloro che sono entrati nella realtà delle parole di Dio” in “La Parola appare nella carne”). “Devi patire privazioni per la verità, dare te stesso alla verità, sopportare umiliazioni per la verità e, per ottenerne di più, devi subire ulteriori sofferenze. Questo è ciò che dovresti fare. Non devi gettare via la verità per una vita pacifica in famiglia, e non devi perdere la dignità e l’integrità della tua vita per un momentaneo godimento. Dovresti perseguire tutto ciò che è bello e buono, e cercare un cammino di vita che sia più significativo. Se conduci un’esistenza così mediocre e non persegui alcun obiettivo, non stai sprecando la tua vita? Che cosa puoi guadagnare da una vita del genere? Dovresti rinunciare a tutti i piaceri della carne per il bene di una verità, e non dovresti gettare via tutte le verità per il bene di un po’ di divertimento. Persone simili non hanno alcuna integrità né dignità; non vi è alcun significato nella loro esistenza!” (“Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio” in “La Parola appare nella carne”). Dalla parola di Dio ho capito che, per acquisire la verità nei nostri doveri, dobbiamo abbandonare la carne e praticare la verità, e poi saremo finalmente perfezionati da Dio. Questo è il modo più significativo e prezioso di vivere. Se abbandoniamo la verità per una transitoria comodità materiale, allora vivremo senza dignità, perderemo l’opera dello Spirito Santo, e alla fine saremo eliminati da Dio e perderemo la nostra possibilità di salvezza. Ho anche imparato che, per liberarci del desiderio di comodità materiali, dobbiamo avere un cuore che persegue la verità, riflettere spesso su noi stessi quando accadono le cose, concentrare i nostri sforzi sui nostri doveri, e, quando incontriamo delle difficoltà, essere capaci di rifiutare la carne, abbandonare noi stessi e proteggere il lavoro della casa di Dio. Questo è il modo di ricevere la guida e l’opera dello Spirito Santo. Una volta capite queste cose, il mio cuore si è illuminato, e ho giurato che avrei rinunciato alla carne e avrei messo tutta me stessa nei miei doveri.

Da allora, ho considerato con coscienza come predicare bene il Vangelo. Quando i principi non mi erano chiari, ricercavo con i miei fratelli e sorelle, e trovavo il tempo per studiare con tutti gli altri. In seguito, con l’aumento dell’impegno per predicare il Vangelo, non lo trovavo più così fastidioso. Al contrario, sentivo che era mio compito e responsabilità. Anche se ero molto occupata ogni giorno, mi sentivo arricchita.

Inaspettatamente, un giorno, la mia leader mi ha chiesto di tornare a curare gli effetti visivi. Alla notizia, ero davvero entusiasta. Non sapevo cosa dire se non essere riconoscente verso Dio. Ho ricordato come in passato avevo avuto a cuore la carne e mi ero arrangiata nei miei doveri, e mi sono sentita molto in debito con Dio. Non potevo rimediare ai miei errori del passato, quindi potevo solo ripagare l’amore di Dio nei miei doveri attuali. In seguito, di fronte a una difficoltà nel mio dovere, pregavo consapevolmente Dio e consideravo come risolverla. Una volta, uno dei miei progetti di effetti visivi non è venuto molto bene, e il caposquadra e il responsabile non sapevano come risolverlo. Anch’io mi trovavo in difficoltà e non sapevo da dove cominciare. Mi sono detta: “Posso continuare a provare, a investirci tempo e a lavorarci su, ma non so se sarò in grado di migliorarlo, quindi forse dovrebbe farlo qualcun altro”. Ho capito che stavo di nuovo cercando di eludere le difficoltà, così ho subito pregato Dio. Ho ricordato le Sue parole: “Quando ti trovi davanti a un dovere che ti viene affidato, non pensare a come evitare le difficoltà; se una cosa è difficile, non metterla da parte e non ignorarla. Devi affrontarla a testa alta. In ogni momento devi ricordare che Dio è con te, che con Dio niente è difficile. Devi avere fede in questo” (“Come risolvere il problema della negligenza e della superficialità nello svolgimento del proprio dovere” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La parola di Dio mi ha fornito una via di pratica. A prescindere da quali problemi e difficoltà incontriamo nei nostri doveri, dovremmo affidarci a Dio per cercare il modo di risolverli. Non dovremmo tentare di evitare le difficoltà o sottrarci ai nostri doveri a causa della sofferenza della carne. Sarebbe tradimento e slealtà verso Dio. Compreso questo, ho promesso a me stessa che stavolta mi sarei affidata a Dio, avrei abbandonato la carne e mi sarei impegnata per risolvere il problema. Così mi sono calmata, ho revisionato più volte il progetto e ho infine apportato le correzioni necessarie. Dopo averlo visto, tutti lo ritenevano buono e non avevano suggerimenti. Dopo aver praticato in quel modo, ho provato agio e tranquillità nel cuore. Sentivo che pagare un prezzo nei miei doveri era veramente una benedizione di Dio. Lode a Dio!

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