Un leader della Chiesa non è un funzionario

12 Febbraio 2022

di Matthew, Francia

Mi chiamo Mathieu, e ho accolto l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni tre anni fa. Sono diventato un leader della Chiesa nell’ottobre 2020. Mi sono reso conto che era una grande responsabilità ed ero un po’ stressato, ma anche molto orgoglioso. Credevo di essere stato eletto per quel dovere perché avevo una levatura migliore degli altri. L’ho preso molto seriamente, facendo del mio meglio per collaborare con gli altri e aiutarli nei problemi con i loro doveri. Con il tempo, ho iniziato a sentirmi capace di risolvere molte questioni, e mi precipitavo senza la minima esitazione ovunque ci fosse bisogno di una mia condivisione. Volevo dimostrare a tutti di essere un leader eccellente e di saper risolvere i problemi.

Poi alcuni anticristi hanno iniziato a spargere voci nella Chiesa. Diffondevano bugie del Partito Comunista bestemmiando Dio nei gruppi di riunione, distorcendo i fatti e capovolgendo le cose, e giudicando l’opera della casa di Dio. Volevano fuorviare le persone, allontanarle da Dio. Tenevo riunioni e condivisioni il più possibile, e mi sentivo come un comandante militare che guidava le truppe contro l’esercito nemico! Volevo dimostrare di poter proteggere tutti affinché vedessero che sapevo assumermi un pesante fardello ed ero responsabile. Ma in realtà mi sentivo davvero debole. Io stesso non sapevo come confutare alcune delle falsità degli anticristi, che stavano influenzando anche me. Ma non volevo rivelare la mia debolezza agli altri. Volevo sembrare grande e forte, convinto che questo facesse un vero leader. Non mi sono mai aperto veramente sul mio stato perché pensavo che, se avessi mostrato segni di debolezza come leader, avrei perso quell’immagine di forza. Cosa avrebbero pensato di me? Che non sapessi fare altro che declamare dottrina e fossi sprovvisto della realtà della verità? Ero convinto, in quanto leader della Chiesa, di dover essere forte, come un presidente o un comandante militare. Non potevo permettere a nessuno di vedere la mia debolezza! Così, nelle riunioni, parlavo sempre della mia “profonda” comprensione delle parole di Dio e della mia esperienza personale, di come i fratelli e le sorelle potessero ottenere migliori risultati nell’evangelizzazione con il mio aiuto. Ma sorvolavo sui miei fallimenti e sulle mie corruzioni, passando rapidamente a parlare di ciò che facevo bene. Se mi addormentavo durante una riunione, non lo ammettevo e, se davvero avevo un problema, dichiaravo che avrei trovato una via per risolvere la mia debolezza in poco tempo. Parlavo di come irrigavo i nuovi credenti e davo loro opportunità di apprendimento per esibire le mie buone azioni. Nel condividere la mia esperienza, mi piaceva parlare dei miei sacrifici per Dio, raccontando delle notti passate in bianco per il mio dovere, nella speranza che tutti mi ammirassero. Sorella Marinette, la mia collaboratrice, mi stimava molto perché la aiutavo sempre con parole di Dio pertinenti al suo stato. Ero davvero contento e soddisfatto quando esprimeva la sua ammirazione. Anche i fratelli in addestramento per l’irrigazione mi ammiravano molto, e una volta una sorella mi ha chiamato per dirmi che la capacità nel suo dovere le derivava da ciò che aveva imparato da me. Questo ha davvero alimentato la mia vanità. Non le ho mai detto che le mie utili condivisioni dipendevano interamente dalla guida e dall’illuminazione di Dio, e che quindi tutta la gloria spettava a Lui. Alcuni fratelli e sorelle rispondevano “Amen” dopo le mie condivisioni, oppure “Mathieu ha proprio ragione”, o “Sono così grato per la coondivisione di Mathieu”. A volte mi parlavano in tono di ammirazione, e volevano sempre la mia opinione sulle decisioni riguardanti i loro doveri, chiedendomi: “Mathieu, va bene così?” Occupavo chiaramente un posto importante nei loro cuori. Quando vedevo quanto mi ammiravano, mi sentivo un po’ a disagio, ma mi piaceva la sensazione di essere stimato. Mi rendeva felice. Poi un giorno ho visto il video di una testimonianza dal titolo “Il danno che provoca mettersi in mostra”. È stato davvero toccante. Una sorella, anche lei leader, si ergeva sempre su un piedistallo nel suo dovere. Aveva offeso l’indole di Dio ed era stata punita con una malattia. Il punto chiave era che il suo comportamento disgustava Dio. Le lacrime hanno iniziato a scorrermi sul viso quando ho visto quel video, e ho compreso che mettendomi in mostra per guadagnare l’ammirazione degli altri mi stavo opponendo a Dio. Ero sul cammino di un anticristo. Non avevo mai capito che mettersi in mostra potesse essere così grave. Continuavo a ripetermi: “Ho suscitato l’ira di Dio”. Mi sentivo davvero spaventato e non sapevo cosa fare.

Poi ho letto questo passo delle parole di Dio che mi ha aiutato a capire la mia corruzione. Le parole di Dio dicono: “Esaltarsi e rendere testimonianza a se stessi, mettersi in mostra, provare a indurre le persone ad avere un’alta opinione di loro: gli esseri umani corrotti sono capaci di queste cose. È così che le persone reagiscono istintivamente quando sono dominate dalla loro natura satanica, e questa è una caratteristica comune a tutta l’umanità corrotta. Di solito, come fanno le persone a esaltarsi e a rendere testimonianza a se stesse? Come raggiungono questo obiettivo? Un modo è dichiarare quanto abbiano sofferto, quanto lavoro abbiano svolto e quanto si siano adoperate. Considerano tali cose come una forma di capitale personale. In altre parole, le usano come un capitale per esaltarsi, che dà loro un posto più alto, saldo e sicuro nella mente degli uomini, affinché più persone le stimino, le ammirino, le rispettino e addirittura le adorino, le idolatrino e le seguano. Questo è l’effetto ultimo. Le cose che fanno per raggiungere questo obiettivo – tutto il loro esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse – sono forse ragionevoli? No. Sono al di là dell’ambito della razionalità. Queste persone non hanno alcuna vergogna: dichiarano spudoratamente ciò che hanno fatto per Dio e quanto abbiano sofferto per Lui. Ostentano persino le loro doti, i loro talenti, la loro esperienza e le loro competenze speciali, o le loro abili tecniche di condotta e i mezzi che usano per giocare con le persone. Il loro metodo di esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse consiste nel mettersi in mostra e nello sminuire gli altri. Tendono anche a fingere e a camuffarsi, nascondendo debolezze, difetti e manchevolezze alle persone, affinché gli altri vedano soltanto la loro genialità. Non osano neppure dire agli altri quando si sentono negative; non hanno il coraggio di aprirsi e di condividere con loro e, quando commettono un errore, fanno il possibile per nasconderlo e insabbiarlo. Non menzionano mai i danni che hanno causato alla casa di Dio mentre compivano il loro dovere. Quando hanno dato un contributo secondario o ottenuto un piccolo successo, tuttavia, si affrettano a ostentarlo. Non vedono l’ora di far sapere a tutto il mondo quanto siano capaci, quanto sia alta la loro levatura, quanto siano eccezionali e quanto siano migliori delle persone comuni. Questo non è forse un modo per esaltarsi e rendere testimonianza a se stesse? Esaltarti e rendere testimonianza a te stesso rientra forse nei limiti razionali dell’umanità normale? No. Dunque, quando le persone fanno questo, quale indole si rivela di solito? L’indole arrogante è una delle principali manifestazioni, seguita dalla falsità, che implica di fare tutto il possibile per indurre gli altri a tenere questi individui in grande stima. Le loro storie sono totalmente inconfutabili; le loro parole contengono chiaramente motivazioni e macchinazioni, e queste persone hanno trovato un modo per nascondere il fatto che stanno ostentando, ma il risultato di ciò che dicono è che gli uomini sono ugualmente indotti a credere che siano migliori degli altri, che nessuno li uguagli, che tutti gli altri siano a loro inferiori. E questo risultato non si raggiunge forse con mezzi subdoli? Quale indole c’è al cuore di simili mezzi? E ci sono elementi di malvagità? Questo è un tipo di indole malvagia” (“Esaltano e testimoniano sé stessi” in “Smascherare gli anticristi”). Leggere le parole di Dio mi ha colpito dritto al cuore. Ho potuto vedere molto chiaramente quanto si celava in me. Volevo costruire un’immagine di me stesso di uomo forte, di persona perfetta. Quando condividevo la mia esperienza, facevo sfoggio delle mie azioni “eroiche”, parlando dei miei successi ma quasi mai dei miei fallimenti. Se ero debole o negativo, o avevo un problema, o anche quando mi trovavo nelle condizioni peggiori, mi limitavo a dire: “Sto bene. Sto fronteggiando una piccola prova, ma con l’aiuto di Dio la supererò”. Ma in realtà ero molto addolorato. Ripetevo sempre quanto soffrissi per il mio dovere, mettendo in mostra quanto fossi responsabile. Ma la realtà era ben diversa. Quando facevo sacrifici nel mio dovere, era soprattutto per la reputazione e il prestigio. Vedere quanto gli altri mi stimassero smuoveva qualcosa nel mio cuore, e sapevo che questo non andava bene. Ma non avevo ancora fatto nulla per porvi rimedio. Non avevo detto agli altri di non ammirarmi, perché desideravo che mi apprezzassero e stimassero, e volevo persino sostituirmi a Dio nei loro cuori. Non ero forse arrogante come l’arcangelo? Non stavo portando gli altri davanti a Dio, ma al mio cospetto. Quando ho capito di poter rimpiazzare Dio nel cuore dei miei fratelli, ho tremato di paura, e sapevo in cuor mio che Dio detestava il mio comportamento. Di fronte a tali fatti, Gli ho rivolto una preghiera: “Dio, mi sono messo in mostra per il desiderio che tutti mi ritengano di un gradino superiore e capace di risolvere ogni loro problema. Sto usurpando la Tua gloria. Dio, voglio pentirmi davanti a Te”. Ero sopraffatto dal rimorso. Allora ho scritto una lettera di scuse in cui rivelavo il mio vero io e il mio autocompiacimento, e l’ho spedita a ogni gruppo di riunione. Ho anche raccomandato a tutti in modo inequivocabile di non idolatrarmi. Conoscevo alcune persone che mi stimavano particolarmente, e a loro ho inviato messaggi individuali in cui mi mettevo a nudo. Qualche giorno dopo, sorella Marinette ha ammesso con sincerità che mi aveva ammirato in passato e che avevo occupato un posto importante nel suo cuore. Mi vergognavo molto nel sentirglielo dire, la percepivo come una prova della mia malvagità. In quel momento ho visto la mia detestabilità. Mi ero messo in mostra per ottenere l’ammirazione degli altri. Avevo perso ogni ragionevolezza. E quello era svolgere il mio dovere? Dio mi aveva elevato a una posizione di comando ed era così che Lo ripagavo? Mi sono vergognato come non mai. Ma ancora non cercavo realmente la verità per risolvere la mia corruzione, così in poco tempo ci sono ricaduto.

Si è tenuto un incontro online con altri leader della Chiesa. La condivisione dei fratelli e delle sorelle mi sembrava generica ed ero a disagio. Ritenevo la loro condivisione superficiale e quanto detto dagli altri leader mi sembrava insignificante. Volevo mostrare loro cosa fosse una valida comunione, condividere la mia comprensione con tutti in modo che potessero imparare molto da quello che avevo da dire. Volevo mostrare loro la via. Così mi sono preparato mentalmente il mio discorso. Intendevo dire qualcosa di più illuminante, così da distinguermi dalla massa e tenere una condivisione di spessore. Ho pensato a quali parole usare per farla risaltare al meglio. Volevo davvero dimostrare una comprensione superiore, così gli altri avrebbero apprezzato la mia conoscenza. Ho usato molti esempi e metafore affinché sapessero che ero capace di fornire una condivisione ricca e dettagliata. Quando ho finito, sono stato davvero felice di sentire tutti dire “Amen”. Poi ho controllato la finestra della chat per vedere se i fratelli e le sorelle avessero commentato positivamente la mia comunione. Avevamo quasi finito, quando fratello Ze’en ha tenuto una breve condivisione ma senza riferirsi alle parole di Dio come facciamo sempre, basando tutto su quello; ha invece citato le mie parole, dicendo che dovevamo agire sulla base della mia condivisione. Ha preso quanto detto da me come totale fondamento per la sua comprensione. Ho visto che mi stavo esaltando di nuovo, inducendo gli altri a idolatrarmi, e mi sono sentito davvero a disagio. Ho ricordato delle parole di Dio su cui avevamo condiviso di recente. Le parole di Dio dicono: “Se i fratelli e le sorelle devono essere in grado di confidare l’uno nell’altro, di aiutarsi a vicenda e di provvedere l’uno all’altro, ogni persona deve parlare delle sue vere esperienze. Se non parli delle tue vere esperienze, se ti limiti a citare pura dottrina e ripeti a pappagallo frasi fatte e luoghi comuni sulla fede in Dio, e non ti apri affatto su quello che c’è nel tuo cuore, allora non sei una persona sincera e sei incapace di sincerità” (“La pratica fondamentale per essere una persona onesta” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Quando rendete testimonianza a Dio, dovreste soprattutto parlare maggiormente di come Egli giudica e castiga le persone, di quali prove usa per affinarle e cambiarne l’indole. Dovreste parlare anche di quanta corruzione è stata rivelata nella vostra esperienza, di quanto avete sopportato e di come alla fine siete stati conquistati da Dio; parlate di quanta vera conoscenza dell’opera di Dio avete e di come dovete rendere testimonianza per Lui e ripagarLo del Suo amore. Dovete parlare questo tipo di linguaggio in modo più pratico, esprimendovi contemporaneamente in maniera semplice. Non parlate di teorie vuote. Parlate in modo più concreto; parlate con il cuore. È così che dovreste sperimentare. Non armatevi di teorie vuote, apparentemente profonde, solo per mettervi in mostra; questo comportamento vi fa apparire molto arroganti e irragionevoli. Dovreste parlare maggiormente di cose reali tratte dalle vostre esperienze effettive che siano genuine e che provengano dal cuore; questa è la cosa che reca maggiore beneficio agli altri ed è quanto di più adeguato possano vedere” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Se non ricerchi la verità e cerchi sempre di conquistare gli altri, desideri sempre soddisfare le tue ambizioni e i tuoi desideri e appagare la tua brama di prestigio, allora percorri il cammino degli anticristi. Nel cammino degli anticristi vi è qualcosa in armonia con la verità? (No.) Che cosa vi è in contrasto con la verità? A beneficio di che cosa agiscono queste persone? (A beneficio del prestigio.) Che cosa si manifesta in coloro che fanno le cose per il prestigio? Alcuni dicono: ‘Esprimono sempre parole di dottrina, non tengono mai condivisioni sulla realtà della verità, parlano sempre a proprio beneficio, non magnificano e non testimoniano mai Dio. Le persone in cui si manifestano queste cose agiscono per il prestigio’. Perché ripetono parole di dottrina? Perché non esaltano e testimoniano Dio? Perché hanno a cuore soltanto il prestigio e la reputazione, Dio è in loro completamente assente. Queste persone idolatrano il prestigio e l’autorità, la reputazione è di enorme importanza per loro, il prestigio e la reputazione sono diventati la loro vita; Dio è assente dai loro cuori, non Ne hanno timore, e tanto meno Gli obbediscono; tutto ciò che fanno è esaltare se stesse, testimoniare se stesse e mettersi in mostra per ottenere l’ammirazione degli altri. Così, spesso si vantano di se stesse, di quello che hanno fatto, di quanto hanno sofferto, di come hanno soddisfatto Dio, di quanta pazienza hanno mostrato quando sono state trattate, e tutto per guadagnare la compassione e l’ammirazione della gente. Simili individui appartengono alla stessa categoria degli anticristi, percorrono il sentiero di Paolo. E che fine fanno? (Diventano anticristi e vengono eliminati.)” (“Per superare la propria indole corrotta bisogna avere un cammino specifico per la pratica” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ho visto dalle parole di Dio che devo aprire il mio cuore e condividere la mia vera esperienza, essere sincero, evitare parole vuote e inutili banalità per mettermi in mostra. Un vero leader condivide la propria esperienza e comprensione delle parole di Dio, guidando gli altri a comprendere la verità e portandoli davanti a Dio. Un anticristo condivide parole vuote per mettersi in mostra, per ottenere lode e ammirazione e condurre gli altri al proprio cospetto. Quanto a me, non facevo che declamare vuote teorie senza fornire agli altri una via di pratica. Non avevo risolto alcun problema reale. Il mio scopo non era quello di aiutarli a capire la verità e a entrare nella realtà delle parole di Dio, ma di destare la loro ammirazione. Le conseguenze del mio mettermi in mostra erano molto chiare. Gli altri mi guardavano con ammirazione e non rendevano testimonianza alle parole di Dio, facendo invece riferimento alle mie condivisioni. Ripetevano di continuo cose come: “Grazie alla condivisione di Mathieu” o “Proprio come ha detto fratello Mathieu”. Ho pensato a Paolo, che faceva sempre sfoggio di sé e non rendeva testimonianza alle parole del Signore Gesù. Questo ha portato i credenti ad adulare e testimoniare le parole di Paolo per 2000 anni. Non stavo forse facendo la stessa cosa di Paolo? Non mi opponevo a Dio, sul cammino di un anticristo? Avevo molta paura e odiavo me stesso. Ho recitato una preghiera: “O Dio, sto ripetendo lo stesso errore. Le Tue parole mi hanno mostrato la via ma sto ancora seguendo Satana, appagando la mia vanità. Sto recitando di nuovo la parte di Satana. Dio, Ti prego di aiutarmi e di salvarmi!”

Una sera, mentre mi preparavo per un incontro, ho letto questo passo: “Qual è il più grande tabù nel servizio dell’uomo verso Dio? Lo sai? Alcuni che prestano servizio come leader cercano sempre di essere diversi, di essere una spanna sopra agli altri, di trovare nuovi trucchi così che Dio possa vedere quanto siano veramente capaci. Tuttavia, non si focalizzano sul comprendere la verità e sull’entrare nella realtà delle parole di Dio; vogliono sempre mettersi in mostra. Non è proprio questa la manifestazione di una natura arrogante? […] Nel servire Dio, la gente vuole fare passi da gigante, compiere grandi cose, pronunciare parole fantastiche, svolgere lavori grandiosi, tenere grandi riunioni ed essere eccellenti leader. Se hai sempre ambizioni grandiose, allora violerai i decreti amministrativi di Dio; persone che fanno questo moriranno rapidamente. Se non ti comporti bene, non sei devoto e prudente nel servire Dio, prima o poi offenderai la Sua indole” (“Senza la verità si è inclini a offendere Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Queste parole di Dio mi hanno pietrificato. Attraverso questa rivelazione, ho visto la mia selvaggia ambizione e la mia aspirazione a grandiosi traguardi. Volevo presiedere alle riunioni per sfoggiare la mia eloquenza. Amavo mettermi in mostra e non perdevo mai l’occasione per farlo. Volevo che gli altri mi stimassero e dicessero: “Le condivisioni di fratello Mathieu sono davvero meravigliose! Non c’è leader migliore di lui!” Spinto da questi desideri, correvo da un incontro all’altro, lavorando, partecipando a riunioni, risolvendo problemi. Amavo quel tipo di ruolo. Ma quando ho letto “Se hai sempre ambizioni grandiose, allora violerai i decreti amministrativi di Dio; persone che fanno questo moriranno rapidamente”, ho tremato e provato un senso di paura nel profondo del cuore. Credevo di aver soddisfatto Dio, ma in realtà Lo stavo disgustando. E disgustavo anche me stesso. Desideravo solo ottenere grandi risultati, predicare nobili parole. Il mio fine non era rendere testimonianza a Dio o mettere in pratica la verità, e non mi stavo assumendo un fardello per la vita dei fratelli e delle sorelle. Volevo soltanto esaltarmi e occupare un posto speciale nel cuore degli altri. Questa è un’offesa ai decreti amministrativi di Dio, che dichiarano: “L’uomo non dovrebbe magnificare né esaltare sé stesso. Dovrebbe invece adorare ed esaltare Dio”. “Le persone che credono in Dio dovrebbero obbedire a Dio e adorarLo. Non esaltare né prendere ad esempio alcuna persona; non dare il primo posto a Dio, il secondo alle persone che ammiri e il terzo a te stesso. Nessuno dovrebbe occupare un posto nel tuo cuore, e non dovresti considerare le persone – in particolare quelle che ammiri – alla pari con Dio o Sue eguali. Ciò è intollerabile per Dio” (“I dieci decreti amministrativi cui gli eletti di Dio devono obbedire nell’Età del Regno” in “La Parola appare nella carne”). Non era solo l’autoesaltazione ad offendere i decreti amministrativi, c’era anche di peggio: avevo fuorviato gli altri e li avevo indotti a opporsi a Dio perché stavano ammirando una persona. Le conseguenze erano gravi e avrebbero di certo suscitato l’ira di Dio. Ero terrorizzato. Pensavo che Dio non avrebbe mai potuto perdonarmi per aver offeso la Sua indole. Ero disperato. Ho pregato: “Dio, soffro moltissimo. Non sapevo di star suscitando la Tua ira, e desidero pentirmi. O Dio, Ti prego, aiutami a capire la Tua volontà”.

Mentre ero preda della paura, ho letto questo passo delle parole di Dio: “Oggi Dio vi giudica, vi castiga e vi condanna, ma sappi che la ragione della tua condanna è che tu possa conoscere te stesso. Dio ti condanna, ti maledice, ti giudica e ti castiga affinché tu possa conoscere te stesso, affinché la tua indole possa cambiare e anche affinché tu possa conoscere quanto vali. Lo fa perché tu possa vedere che tutte le azioni di Dio sono giuste, che sono in accordo con la Sua indole e con le necessità della Sua opera e che Egli opera in conformità con il Suo piano di salvezza dell’uomo. Lo fa perché tu possa vedere che Egli è il Dio giusto che ama l’uomo e lo salva, ma anche che lo giudica e lo castiga. Se tu sapessi solo di essere di infimo livello, corrotto e disobbediente, ma non sapessi che Dio desidera rendere esplicita la Sua salvezza attraverso il giudizio e il castigo che Egli compie su di te oggi, allora non avresti modo fare esperienza e ancor meno saresti in grado di procedere oltre. Dio non è venuto per uccidere o per distruggere, bensì per giudicare, maledire, castigare e salvare. Prima della conclusione del Suo piano di gestione di seimila anni, prima che Egli renda manifesto l’esito di ogni categoria umana, l’opera di Dio sulla terra sarà compiuta ai fini della salvezza; sarà puramente destinata a rendere completi, da cima a fondo, coloro che Lo amano e a indurli a sottomettersi alla Sua autorità” (“Dovreste mettere da parte i benefici della posizione e comprendere la volontà di Dio di dare la salvezza all’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Leggere questo mi ha dato un senso di pace. Pensavo di aver offeso Dio in un modo imperdonabile, ma non era così. Dio mi stava punendo, ma non mi odiava. Voleva che io cambiassi. Potevo vedere la giustizia di Dio, la Sua tolleranza e il Suo perdono. Sapevo che questa volta dovevo cercare la verità e risolvere la mia corruzione.

Ho letto un altro passo delle Sue parole: “Se vuoi essere una persona onesta, devi innanzitutto mettere a nudo il tuo cuore in modo che tutti possano vederlo, osservare ciò che pensi e intravedere il tuo vero volto; non devi provare a mascherarti o renderti più presentabile per fare bella figura. Soltanto allora le persone si fideranno di te e ti considereranno onesto. Questa è la pratica più fondamentale che ci sia, nonché il presupposto per essere una persona onesta. Tu fingi sempre, simuli sempre santità, virtuosità e grandezza e ostenti elevate qualità morali. Non ammetti che le persone scorgano la tua corruzione e i tuoi difetti. Mostri loro un’immagine falsa, in modo che ti credano virtuoso, importante, pieno di abnegazione, imparziale e altruista. Questa è disonestà. Non indossare un travestimento e non cercare di renderti più presentabile; piuttosto metti a nudo te stesso e il tuo cuore in modo che gli altri abbiano modo di vederli. Se sei in grado di mettere a nudo il tuo cuore affinché gli altri possano vederlo e se sei capace di svelare pienamente tutti i tuoi pensieri e progetti, sia positivi che negativi, non dimostri in tal modo la tua onestà? Se sai metterti a nudo affinché gli altri abbiano modo di vederti, allora anche Dio ti vedrà e dirà: ‘Ti sei messo a nudo affinché gli altri possano vederti, dunque sei sicuramente onesto anche dinanzi a Me’. Se ti metti a nudo dinanzi a Dio soltanto quando sei nascosto alla vista degli altri, e se fingi sempre di essere bravo e virtuoso, oppure giusto e altruista, quando sei in loro compagnia, che cosa penserà e che cosa dirà Dio? Egli dichiarerà: ‘Sei davvero ingannevole; sei semplicemente ipocrita e meschino, e non sei affatto una persona onesta’. Stando così le cose, Dio ti condannerà. Se desideri essere una persona onesta, allora, a prescindere dal fatto che ti trovi al cospetto di Dio o degli altri, dovresti essere in grado di fornire un resoconto puro e sincero di ciò che si manifesta in te, e delle parole che hai nel cuore. È un risultato facile da ottenere? Richiede tempo; esige una lotta interiore, e dobbiamo esercitarci costantemente. A poco a poco, il nostro cuore si aprirà e saremo capaci di metterci a nudo” (“La pratica fondamentale per essere una persona onesta” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo passo mi ha aiutato a capire cosa Dio voleva da me. Desiderava che fossi una persona onesta. Ossia, dovevo imparare a esporre la mia corruzione e i miei pensieri sinceri con gli altri in modo che potessero vedere le mie debolezze e difficoltà. Se avessi continuato a esaltarmi senza rivelare i miei fallimenti e i miei punti deboli, ma solo costruendo un’immagine falsa di me stesso attraverso le mie condivisioni, sarebbe stato un inganno. Non sarebbe stato onesto con gli altri né con Dio. Quel giorno ho capito che dovevo assolutamente essere una persona onesta. Ho anche acquisito una certa comprensione delle mie idee sbagliate. Pensavo che un leader dovesse essere una persona eroica priva di debolezze, come qualche direttore del mondo esterno, di un livello superiore agli altri, migliore degli altri. Ma non è questo che Dio vuole. Dio vuole persone semplici, oneste, persone in grado di aprirsi sui loro difetti, che amano e praticano la verità. Persone di questo tipo si concentrano sull’accesso alla vita dei fratelli e cercano i principi della verità, non vogliono soddisfare le loro ambizioni. Ho ricordato le parole del Signore Gesù: “Ma voi non vi fate chiamare ‘Rabbì’; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. […] Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo; ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato” (Matteo 23:8-12). Avevo simulato per tutto il tempo in cui ero stato un leader, sperando che la gente mi idolatrasse. Mi sono reso conto che ero ben lontano dai requisiti di Dio. Un leader svolge il ruolo di un servo, un servo con un’enorme responsabilità. Egli deve sempre tener conto di questa sua responsabilità, che è quella di irrigare e sostenere i fratelli e le sorelle, cercare la verità per aiutarli a risolvere i problemi. Un leader non è un funzionario e non è al di sopra di nessuno. Dio è il Creatore, e tutti gli uomini sono esseri creati, indipendentemente dal loro rango. Dovremmo tutti adorare il Creatore. Allora ho capito il mio ruolo e la mia responsabilità, che dovevo stare al posto di un essere creato e svolgere correttamente il mio dovere. Da quel momento in poi ho cambiato mentalità e ho iniziato ad adoperarmi per essere onesto. Quando notavo che mi stavo esaltando, mi aprivo e mi assicuravo di esporre la mia corruzione e i miei difetti. A volte era doloroso, ma mi mostrava quanto in realtà fossi disonesto. Ingannavo e mi prendevo gioco degli altri a tal punto! Più mi aprivo, più distinguevo il mio vero io e la mia vera levatura. Ho capito che non ero nulla. In ogni mia condivisione mi ero sempre esaltato, incoraggiando e aiutando gli altri con la dottrina. Ma ora avevo iniziato a condividere il mio vero stato con fratelli e sorelle, a essere sincero. Avevo avuto le loro stesse difficoltà, il loro stesso tipo di corruzione, ed ero un leader, ma eravamo tutti uguali. Svolgevamo solo doveri diversi. Comportandomi così, non mi sentivo più intelligente degli altri. Anzi, ero in grado di imparare dalle loro esperienze e di ottenere illuminazione dalle loro condivisioni. Prima non prestavo quasi mai attenzione alle condivisioni degli altri, nell’arrogante presunzione di essere io a fornire loro illuminazione. Grazie alle parole di Dio, ho sviluppato un rapporto più stretto con i miei fratelli, così li ho capiti meglio e ho potuto distinguere il loro reale stato. Ho visto che le disposizioni di Dio mi hanno permesso di guadagnare molto da loro mentre li aiutavo. Ho imparato così tante cose attraverso la nostra comunione insieme. Ho smesso di essere così borioso e presuntuoso. Ho imparato a trattare gli altri alla pari, in modo più ragionevole e normale, e a volte mi dimenticavo completamente del mio ruolo di leader mentre tenevo delle condivisioni. Sono così grato a Dio per questo mio cambiamento.

A volte mi ritrovo ancora a far sfoggio di me e questo mi mostra quanto profondamente Satana mi abbia corrotto. Non è solo una cosa passeggera, è parte integrante di me. Senza il nutrimento della verità, e senza il giudizio e il castigo di Dio, avrei tenuto i fratelli e le sorelle sotto il mio controllo e avrei continuato a competere con Dio. È un dato di fatto. Non riuscire a cambiare è davvero pericoloso. Solo la verità mi ha aiutato a liberarmi dalla mia indole satanica. Senza, sarei diventato un anticristo e sarei stato condannato. Grazie alla guida di Dio, ho cambiato la mia prospettiva, e ora ho una visione più genuina del mio dovere di leader. E, cosa ancor più importante, Dio mi sta salvando dal controllo dalla mia indole satanica. Lode a Dio Onnipotente!

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