Cosa si nasconde dietro la paura di aprirsi

11 Giugno 2022

di Ye Xincao, Birmania

Nel marzo del 2020, ho accolto l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni, e presto ho assunto un dovere. Non molto tempo dopo, sono stata eletta diacono del Vangelo. Ero davvero entusiasta. Pensavo: “Mi hanno preferita a fratelli e sorelle che hanno svolto i loro compiti più a lungo di me. A quanto pare, i miei fratelli mi reputano una persona di buona levatura e che persegue la verità. Devo compiere bene il mio dovere, così vedranno che non hanno scelto la persona sbagliata”. Quindi, ho iniziato a seguire attivamente il lavoro. Quando vedevo i fratelli in cattivo stato, cercavo subito la parola di Dio da condividere con loro, e quando mi capitava una buona esperienza di evangelizzazione gliela raccontavo. Dopo un po’ di tempo, alcuni fratelli e sorelle che erano passivi nei loro doveri sono diventati più attivi, e io mi sono detta: “A quanto sembra, ho davvero delle capacità in questo lavoro. Se i miei leader lo notano, penseranno sicuramente che sono brava e mi coltiveranno”. Questo pensiero ha aumentato l’entusiasmo e la motivazione che avevo nel mio dovere. In seguito, l’evangelizzazione si è rivelata efficace, e ho comunicato la buona notizia al gruppo, sperando che tutti i miei fratelli e sorelle potessero vedere i buoni risultati del mio dovere. Di tanto in tanto mi mettevo anche in mostra davanti a loro. Informandomi sul loro lavoro, per prima cosa chiedevo se avessero problemi o difficoltà, e poi dicevo deliberatamente: “Oltre a risolvere i vostri problemi e difficoltà, devo seguire molto altro lavoro. Ogni giorno è pienissimo e dormo molto tardi”. Dopo queste mie parole, alcuni fratelli e sorelle rispondevano: “Non abbiamo avuto difficoltà ultimamente. Sorella, tu lavori così tanto”. Sentirli dire questo mi rendeva felice. Sembrava pensassero che portavo un fardello nel mio dovere, che ero disposta a pagare un prezzo, e che ero una persona responsabile.

Un giorno, un fratello è venuto da me per aprirsi e fare comunione sul suo stato. Mi ha detto: “Nel mio dovere, cerco sempre di indurre gli altri ad ammirarmi. Quando seguo il lavoro, parlo sempre dalla posizione di capogruppo e mi metto sempre in mostra quando parlo…”. Queste sue parole mi hanno turbata. Non ero anch’io così? Quando seguivo il lavoro, volevo sempre far sapere a tutti che non ero più una comune credente, ma un diacono. A volte, accennavo deliberatamente al fatto che ero responsabile di molto lavoro e che per l’impegno dormivo poco. Volevo che gli altri vedessero che portavo un fardello e avevo senso di responsabilità nel mio dovere. In sostanza, mi mettevo in mostra per essere ammirata dagli altri. Volevo aprirmi e fare comunione con il fratello per cercare insieme una soluzione a questo stato, ma poi ho pensato: “Ora sono un diacono del Vangelo. Se mi apro sulla mia corruzione, questo fratello penserà che sono alquanto corrotta e che ho molto a cuore il prestigio? Si farà una cattiva opinione di me? Allora la buona immagine che ho costruito si dissolverà”. Alla luce di questo, ho deciso di non aprirmi, così l’ho confortato dicendogli: “Va tutto bene, anch’io sono corrotta”. Poi gli ho rivolto qualche parola di comunione, ed è finita lì.

Un’altra volta, un gruppo di cui ero responsabile ha eletto un capogruppo, e ho pensato: “Visto che c’è un capogruppo incaricato del lavoro, allora non serve che lo segua io”. Così, da allora, quando quel gruppo discuteva di lavoro, non ascoltavo attentamente. Anche durante le loro riunioni, mi limitavo al minimo indispensabile. Un mese è passato in un lampo in questo modo, e la produttività del lavoro di quel gruppo è diminuita notevolmente. In una riunione, i fratelli e le sorelle hanno riflettuto sul loro atteggiamento verso il loro dovere attraverso le parole di Dio, e si sono aperti per rivelare la loro corruzione. Sapevo di essere irresponsabile e di limitarmi al minimo nel supervisionare il loro lavoro, cosa che lo rendeva meno produttivo, ma non avevo il coraggio di dirlo, perché avevano in cuore un’immagine di me come di una persona scrupolosa e responsabile, e tutti avevano una buona opinione di me. Temevo che, se mi fossi aperta, i miei fratelli e le mie sorelle avrebbero perso stima di me. Avrebbero pensato che mi limitavo al minimo e che ero irresponsabile nel mio dovere. Quando i miei leader l’avessero scoperto, mi avrebbero valutata negativamente e forse rimossa. Sarebbe stato estremamente imbarazzante. In quel momento, il leader mi ha chiesto se volessi condividere, ed ero molto combattuta. Volevo farlo, ma temevo che parlando avrei danneggiato il mio prestigio e la mia immagine; se però non fossi intervenuta, sarebbe stato nascondermi e ingannare. Cosa fare allora? Ero molto nervosa. Alla fine ho pensato: “Non fa nulla, stavolta non condividerò. Intanto, almeno per ora me la cavo”. Dopo la riunione, mi sentivo molto triste e in colpa, come se un enorme peso mi schiacciasse. Allora ho pregato Dio per ricercare. Perché avevo paura di aprirmi sulla mia corruzione? Perché simulavo sempre e mettevo il mio prestigio e la mia immagine al primo posto?

Poi, ho letto due passi delle parole di Dio e ho ottenuto una certa comprensione di me stessa. La parola di Dio dice: “Che indole è quando si cerca sempre di apparire diversi, si dissimula, si finge in modo da farsi ammirare dagli altri e non si vedono i propri difetti e manchevolezze, quando si cerca sempre di presentare agli altri il proprio lato migliore? Si tratta di arroganza, falsità, ipocrisia, è l’indole di Satana, qualcosa di malvagio. Prendete i membri del regime satanico: a prescindere da quanto combattano, contendano o uccidano dietro le quinte, a nessuno è permesso di riferire o denunciare tutto ciò. Temono che gli altri vedano il loro volto demoniaco, e fanno di tutto per coprire la cosa. In pubblico si fanno belli in ogni modo, dicendo quanto amino la gente, quanto siano grandi, gloriosi e corretti. Questa è la natura di Satana. Le caratteristiche salienti della natura di Satana sono l’inganno e la falsità. E qual è lo scopo dell’inganno e della falsità di Satana? Raggirare le persone, impedire loro di vedere la sua essenza e ciò che è veramente, e così raggiungere lo scopo di prolungare il suo dominio. Le persone comuni possono non avere un tale potere e prestigio, ma anche loro desiderano che gli altri abbiano una buona opinione di loro, e che la gente abbia un’alta stima di loro e conceda loro una posizione di rilievo nel proprio cuore. Questo è ciò che è un’indole corrotta” (“I principi che devono guidare il proprio comportamento” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Per essere una persona onesta, devi innanzitutto mettere a nudo il tuo cuore in modo che tutti possano vederlo, osservare ciò che pensi e intravedere il tuo vero volto; non devi provare a mascherarti o renderti più presentabile per fare bella figura. Soltanto allora le persone si fideranno di te e ti considereranno onesto. Questa è la pratica più fondamentale che ci sia, nonché il presupposto per essere una persona onesta. Tu fingi sempre, simuli sempre santità, virtuosità e grandezza e ostenti elevate qualità morali. Non ammetti che le persone scorgano la tua corruzione e i tuoi difetti. Mostri loro un’immagine falsa, in modo che ti credano retto, importante, pieno di abnegazione, imparziale e altruista. Questa non è forse disonestà e falsità? Non indossare un travestimento e non cercare di renderti più presentabile; piuttosto metti a nudo te stesso e il tuo cuore in modo che gli altri abbiano modo di vederli. Se sei in grado di mettere a nudo il tuo cuore affinché gli altri possano vederlo e se sei capace di svelare pienamente tutti i tuoi pensieri e progetti, sia positivi che negativi, non dimostri in tal modo la tua onestà? Se sai metterti a nudo affinché gli altri abbiano modo di vederti, allora anche Dio ti vedrà e dirà: ‘Ti sei messo a nudo affinché gli altri possano vederti, dunque sei sicuramente onesto anche dinanzi a Me’. Se ti metti a nudo dinanzi a Dio soltanto quando sei nascosto alla vista degli altri, e se fingi sempre di essere grande e virtuoso, oppure giusto e altruista, quando sei in loro compagnia, che cosa penserà e che cosa dirà Dio? Egli dichiarerà: ‘Sei davvero ingannevole; sei semplicemente ipocrita e meschino, e non sei affatto una persona onesta’. Stando così le cose, Dio ti condannerà” (“La pratica fondamentale per essere una persona onesta” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver letto la parola di Dio, mi sentivo depressa. La parola di Dio rivelava accuratamente il mio stato. Da quando ero stata eletta diacono del Vangelo, sentivo di avere levatura e statura più elevati dei regolari fratelli e sorelle, quindi volevo sempre che tutti vedessero i miei pregi. Ho nascosto la mia corruzione e le mie mancanze per impedire che gli altri le scoprissero. Quando ero efficiente nel mio dovere, volevo mettermi in mostra. Non vedevo l’ora di mandare le mie buone notizie al gruppo, perché volevo che i fratelli e le sorelle, i leader e gli altri collaboratori lo notassero. Inoltre, dicevo deliberatamente agli altri che seguivo tantissimo lavoro ed ero molto occupata, in modo che potessero vedere che ero responsabile nel mio dovere. Mi camuffavo e mi mascheravo per dimostrare che ero positiva, responsabile, e che ricercavo la verità, allo scopo di destare l’ammirazione di fratelli e sorelle. Ma in realtà non ero affatto così. Anche io ero molto corrotta, come quando mi mettevo in mostra nel mio dovere, mi limitavo al minimo e non svolgevo lavoro pratico. Ma non mi aprivo mai e non condividevo mai sulla mia corruzione e sulle mie mancanze, perché temevo che i miei fratelli vedessero che bramavo il prestigio ed ero irresponsabile, e che così avrei perso la mia buona immagine nei loro cuori. Riflettere su questo mi ha provocato disgusto. Interagivo con gli altri con falsi pretesti e simulavo per suscitare la loro ammirazione. Questa era un’indole arrogante, ingannevole e satanica, che Dio odia. Ho ricordato che, prima di prestare servizio come diacono del Vangelo, durante le riunioni, sentivo spesso fratelli e sorelle dire: “Tutti abbiamo un’indole satanica corrotta, e tutti abbiamo a cuore il prestigio. Tutti possiamo agire per guadagnare e mantenere il nostro prestigio”. All’epoca, pensavo: “Se otterrò del prestigio, di certo non farò nulla per mantenerlo”. Ma i fatti e la parola di Dio mi hanno messa a nudo. Ho visto che, per mantenere la mia immagine e il mio prestigio, mi camuffavo e mascheravo, ed ero estremamente arrogante e falsa. Solo allora ho capito di essere convinta che non avrei perseguito il prestigio solo perché non ero stata smascherata. Anche io ero una persona corrotta da Satana, ed ero colma d’indole satanica. Poi ho ricordato che a Dio piacciono le persone sincere, capaci di praticare la verità e mettersi a nudo. Quando ho capito che mi camuffavo e non praticavo la verità, non ho potuto evitare di sentirmi a disagio. Mi sono detta: “Devo essere una persona sincera e aprirmi con tutti sulla mia corruzione”.

Qualche giorno dopo, nella riunione dei collaboratori, volevo aprirmi e fare comunione con gli altri su come avevo simulato e ingannato e non avevo svolto lavoro pratico, ed essere una persona sincera e aperta. Ma, quando ero in procinto di condividere, ho di nuovo esitato. Ho pensato: “Se mi analizzo e mi metto a nudo, cosa penseranno di me i miei fratelli e sorelle? La buona immagine che ho costruito così faticosamente non crollerà? Sarebbe troppo imbarazzante se i miei fratelli mi guardassero dall’alto in basso per questo. Farei meglio ad aspettare ancora un po’ e lasciare che prima condividano gli altri”. Ma pensare in questo modo mi metteva a disagio. Non volevo aprirmi sulla mia corruzione: non era ancora fingere e voler mantenere il mio prestigio? Una battaglia infuriava nel mio cuore. Se avessi parlato, gli altri avrebbero potuto guardarmi dall’alto in basso. Ma non facendolo mi sarei sentita in colpa. Ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a praticare la verità. In quel momento, ho letto un passo delle parole di Dio. “Sapete chi sono veramente i farisei? Ci sono dei farisei intorno a voi? Perché queste persone sono chiamate ‘farisei’? Come si descrivono i farisei? Sono persone ipocrite, completamente false, e che mettono su una recita in tutto ciò che fanno. Che tipo di recita mettono su? Fingono di essere buone, gentili e positive. È così che sono in realtà? Assolutamente no. Dato che sono ipocrite, tutto ciò che si manifesta e si rivela in loro è falso; è tutta finzione, non è il loro vero volto. Dov’è celato il loro vero volto? Nel profondo dei loro cuori, costantemente invisibile agli altri. Tutto ciò che manifestano all’esterno è una recita, è tutto falso, ma possono ingannare solo le persone; non sono in grado di ingannare Dio. Se le persone non perseguono la verità, se non mettono in pratica e non sperimentano le parole di Dio, allora non possono veramente capire la verità; e quindi, per quanto bene possano suonare, le loro parole non sono la realtà della verità, ma parole di dottrina. Alcuni si concentrano solo sulla ripetizione di parole di dottrina, scimmiottano chi predica i sermoni più elevati, con il risultato che in pochi anni la loro citazione di parole di dottrina diventa sempre più elevata, e sono ammirati e venerati da molte persone; dopo di che iniziano a fingere, e prestano grande attenzione alle proprie parole e azioni, mostrandosi particolarmente pii e spirituali. Si servono di queste cosiddette teorie spirituali per camuffarsi. Ovunque vadano, non parlano d’altro che di questo, cose pretestuose che si conformano alle nozioni delle persone ma che sono del tutto prive della realtà della verità. E predicando queste cose, che sono in linea con le nozioni e i gusti degli uomini, irretiscono molte persone. Agli occhi degli altri, persone di questo tipo sembrano molto devote e umili, ma ciò in realtà è falso; sembrano tolleranti, pazienti e amorevoli, ma in realtà è una messinscena; dichiarano di amare Dio, ma in realtà è una recita. Gli altri sono convinti che tali persone siano sante, ma in realtà fingono. Dove è possibile trovare qualcuno che sia veramente santo? La santità dell’uomo è tutta una farsa. È tutta una recita, una finzione. Esteriormente sembrano fedeli a Dio, ma in realtà stanno solo recitando per farsi vedere dagli altri. Quando nessuno guarda, non sono minimamente leali, e tutto ciò che fanno è superficiale. Apparentemente, si sacrificano per Dio e hanno rinunciato alla famiglia e alla carriera. Ma cosa stanno facendo in segreto? Conducono la loro impresa personale e gestiscono la loro personale operazione all’interno della Chiesa, approfittando della Chiesa e rubando le offerte di nascosto con il pretesto di star lavorando per Dio. […] Queste persone sono i moderni, ipocriti farisei. Da dove vengono i ‘farisei’, queste persone? Emergono tra i miscredenti? No, tutti loro emergono tra i credenti. Perché queste persone diventano dei farisei? Qualcuno le ha rese tali? Ovviamente no. Qual è la ragione? La causa è il tipo di essenza e di natura che posseggono, e ciò è dovuto al cammino che hanno intrapreso. Usano le parole di Dio solamente come uno strumento per predicare e trarre profitto dalla Chiesa. Armano le loro menti e le loro bocche con le parole di Dio, predicano false teorie spirituali e si presentano come santi, e poi usano questo come un capitale per raggiungere lo scopo di trarre profitto dalla Chiesa. Si limitano a predicare dottrine, ma non hanno mai messo in pratica la verità. Che razza di persone sono quelle che continuano a predicare parole e dottrine pur non avendo mai seguito la via di Dio? Sono farisei ipocriti. Il loro presunto buon comportamento, la loro presunta buona condotta, e quel poco a cui hanno rinunciato e che hanno speso, sono interamente forzati; tutti questi sono solo atti che mettono in scena. Sono del tutto falsi; tutte quelle azioni sono finzioni. Nel cuore di queste persone non c’è la minima riverenza nei confronti di Dio, e non posseggono nemmeno una vera fede in Dio. Per di più, sono dei non credenti. Se le persone non perseguono la verità, allora percorreranno questo tipo di cammino, e diventeranno farisei. Non è spaventoso? Il luogo di ritrovo spirituale dei farisei diventa un mercato. Agli occhi di Dio, questa è religione; non è la Chiesa di Dio, né un luogo in cui Egli viene adorato. Così, se le persone non perseguono la verità, allora non importa di quante parole letterali e dottrine superficiali sulle affermazioni di Dio si muniscano, non servirà comunque a nulla” (“Sei indicatori di crescita nella vita” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver letto le parole di Dio, ero molto spaventata e scossa interiormente. Per far sì che gli altri pensassero bene di me, mi camuffavo in ogni cosa, in modo che tutti potessero vedere i miei pregi. Non parlavo mai dei miei difetti né mi aprivo al riguardo. Fornivo sempre agli altri false impressioni e confondevo i miei fratelli e sorelle. Non ero forse come i farisei? I farisei interpretavano le Scritture per il popolo nella sinagoga ogni giorno e pregavano ai crocevia delle strade. Tutti pensavano che amassero Dio e fossero pii, e li ammiravano e li adoravano. Ma i farisei non temevano Dio, non Lo mettevano al primo posto, e non obbedivano ai Suoi comandamenti. Soprattutto, quando il Signore Gesù Si manifestò e operò, sapevano che le parole del Signore Gesù avevano autorità e potere ma, per mantenere il loro prestigio e i loro guadagni, bestemmiarono, avversarono e condannarono selvaggiamente l’opera di Dio. Le loro buone azioni esteriori erano false, le usavano per mascherare e nascondere se stessi e, per quanto in apparenza devoti, erano subdoli nell’essenza e odiavano la verità. Ho ricordato come il Signore Gesù maledisse i farisei: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Matteo 23:27-28). Poi ho pensato a me. Non ero forse identica? Da quando ero un diacono del Vangelo, esteriormente, mi alzavo presto, restavo sveglia fino a tardi ed ero attiva nel mio dovere, ma tutte queste erano solo illusioni, una recita al servizio degli altri. Svolgevo propositivamente il mio dovere per mostrare agli altri che avevano scelto la persona giusta. Quando ero efficiente e risolvevo gli stati dei miei fratelli e sorelle, inviavo immediatamente un messaggio al gruppo o lo dicevo a tutti, perché volevo che i miei leader e gli altri sapessero che ero competente e responsabile nel mio dovere. Ho visto che svolgevo il mio dovere secondo motivazioni e scopi personali. Volevo solo che gli altri avessero stima di me. Sapevo benissimo di non svolgere alcun lavoro pratico, di mettermi spesso in mostra e di perseguire il prestigio, ma non menzionavo né parlavo minimamente della mia corruzione. Dio mi ha dato così tante opportunità di aprirmi e parlare, ma più e più volte non ho praticato la verità, e ho scelto di usare la falsità, il camuffamento e la simulazione per cavarmela con l’inganno, portando i miei fratelli e sorelle ad ammirarmi erroneamente come qualcuno che perseguiva la verità ed era responsabile nel suo dovere. Ho visto che, proprio come i farisei ipocriti, conducevo gli altri al mio cospetto. Li ingannavo e li irretivo, e stavo percorrendo il cammino dell’opposizione a Dio. Dio aveva maledetto i farisei. Se non mi fossi pentita, avrebbe odiato e scacciato anche me.

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio: “Devi cercare la verità per risolvere qualsiasi problema che si presenti, qualunque esso sia, e non camuffarti in nessun modo e non indossare una maschera con gli altri. Le tue mancanze, le tue carenze, i tuoi difetti, la tua indole corrotta: sii completamente aperto su tutto questo e condividilo con gli altri. Non tenertelo dentro. Imparare ad aprirti è il primo passo per entrare nella vita, ed è il primo ostacolo, il più difficile da superare. Una volta che l’avrai superato, entrare nella verità sarà facile. Cosa significa compiere questo passo? Significa che stai aprendo il tuo cuore e mostrando tutto ciò che hai, che sia buono o cattivo, positivo o negativo; che ti stai mettendo a nudo per gli altri e perché Dio lo veda; che non stai nascondendo nulla a Dio, che non Gli celi nulla, che non metti su alcuna maschera, senza inganni né trucchi, e sei parimenti aperto e onesto con le altre persone. In questo modo vivi nella luce, e non solo Dio ti esaminerà, ma anche gli altri potranno vedere che agisci secondo principio e con una certa trasparenza. Non devi usare alcun metodo per proteggere la tua reputazione, la tua immagine e il tuo prestigio, né devi coprire o camuffare i tuoi errori. Non serve che ti impegni in questi sforzi inutili. Se riesci a lasciar andare queste cose, sarai molto rilassato e vivrai senza catene né dolore, interamente nella luce. Imparare ad essere aperto quando tieni condivisioni è il primo passo per entrare nella vita. Poi, devi imparare ad analizzare i tuoi pensieri e le tue azioni per vedere quali sono sbagliati e quali non piacciono a Dio, e devi immediatamente cambiarli e correggerli. Che scopo ha correggerli? Accogliere e fare propria la verità, respingendo invece ciò che dentro di te appartiene a Satana e sostituirlo con la verità. Prima facevi tutto secondo la tua indole subdola, che è falsa e ingannevole; sentivi di non poter ottenere nulla senza mentire. Ora che comprendi la verità e disprezzi il modo di agire di Satana, non agisci più in quel modo, bensì secondo onestà, sincerità e obbedienza. Se non nascondi nulla, se non indossi maschere, non simuli, non fingi, se ti metti a nudo davanti a fratelli e sorelle, se non celi i tuoi più intimi pensieri e idee, ma anzi permetti agli altri di vedere il tuo atteggiamento onesto, allora la verità si radicherà gradualmente in te, fiorirà e porterà frutto, darà dei risultati, a poco a poco. Se il tuo cuore è sempre più onesto e via via più orientato verso Dio, e se sai proteggere gli interessi della casa di Dio quando compi il tuo dovere e la tua coscienza è turbata quando invece non riesci a farlo, allora questa è la prova che la verità ha avuto degli effetti in te, ed è diventata la tua vita” (“Soltanto chi mette in pratica la verità è timorato di Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalla parola di Dio, ho capito che non camuffarmi e non fornire false impressioni, essere in grado di rivelare la mia corruzione e le mie mancanze, mostrare il mio vero io e lasciare che i miei fratelli e sorelle vedano ciò che ho nel cuore sono i requisiti per essere una persona sincera. Ho ripensato a come mi ero sempre camuffata e nascosta per suscitare l’ammirazione degli altri, e a come durante le riunioni non osavo parlare della mia corruzione. Ero una persona falsa, del tipo che Dio trova odioso e ripugnante, e vivere in quel modo era faticoso e doloroso. Quando me ne sono resa conto, ho pregato Dio: “Dio, simulo in tutte le cose per indurre gli altri a stimarmi e ammirarmi. So che questo Ti disgusta. Ora, sono disgustata da me stessa. Dio, desidero praticare la verità ed essere una persona sincera. Ti prego, guidami!” Dopo aver pregato, ho condiviso su come non avevo svolto lavoro reale ed ho esposto il mio camuffamento e inganno. Dopo la comunione, il peso che mi opprimeva è scomparso e mi sono sentita molto sollevata. I miei fratelli e sorelle non mi hanno criticata. E i miei leader non mi hanno né rimproverata né trattata; anzi, hanno pazientemente condiviso e mi hanno guidata su come svolgere lavoro pratico. Mi sono resa conto che, praticando la verità e la sincerità, avrei provato pace e sicurezza. I miei problemi e le mie mancanze erano stati messi a nudo ma, attraverso la comunione e l’aiuto dei miei fratelli e sorelle, ho potuto cambiare in tempo e compiere meglio il mio dovere, un gran beneficio per me.

Da allora, mi sono aperta consapevolmente e ho condiviso con i miei fratelli e sorelle, ho rivelato la mia indole corrotta e ho smesso di camuffarmi. Una volta, un fratello mi ha inviato un messaggio: “Sei un diacono del Vangelo. Perché non vieni a fare comunione con i potenziali neofiti quando predichiamo il Vangelo? Direi che dovresti proprio”. Leggere questo messaggio mi ha fatta infuriare. Pensavo: “Sei solo un capogruppo. Cosa ti dà il diritto di darmi ordini? È come se mi stessi interrogando. Non mi chiedi nemmeno se sono occupata o se ho tempo”. Gli ho risposto: “Il lavoro del Vangelo non può dipendere solo da me. Tutti devono collaborare a svolgerlo”. Ma poi mi sono sentita un po’ in colpa, perché sentivo di star mostrando un’indole arrogante. Il fratello aveva a cuore il nostro lavoro e diceva il vero. Avrei dovuto accettarlo. E invece non solo l’ho rifiutato, ma gli ho risposto con rabbia. Non era forse irragionevole? In quel modo lo avrei anche fatto sentire ferito e limitato. Volevo aprirmi con lui e ammettere i miei problemi, ma non sapevo rinunciare alla mia immagine. Quel fratello aveva una buona opinione di me. Se mi fossi aperta con lui, mi avrebbe guardata dall’alto in basso? Al che, mi sono resa conto che volevo di nuovo camuffarmi per difendere il mio prestigio e la mia immagine. Ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi a praticare la verità e a rinunciare a me stessa. Poi, ho parlato della mia corruzione a quel fratello. Mi ha detto che aveva un’indole arrogante e che non considerava i miei sentimenti quando parlava, e che voleva cambiare. Con la guida delle parole di Dio, abbiamo riflettuto su noi stessi, e praticare la sincerità mi ha fatta sentire davvero a mio agio.

Attraverso quest’esperienza, ho capito che le parole espresse da Dio negli ultimi giorni possono davvero purificare e salvare le persone. Senza il giudizio della parola di Dio, continuerei a camuffarmi e a nascondermi, mi risulterebbe impossibile capire veramente la mia corruzione e i miei difetti, e non sarei in grado di cambiare. Sono grata a Dio per la Sua guida e la Sua salvezza, e per avermi fatto capire il sollievo e la liberazione che dà praticare la verità ed essere sinceri.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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