I frutti di una prova

18 Marzo 2021

di Zhang Li, Cina

Il 2007 rappresenta un grande punto di svolta nella mia esistenza. Quell’anno, mio marito era costretto a letto a causa di un incidente stradale. Avevamo due figli piccoli e non era un periodo facile per la mia famiglia. Mi trovavo in grande difficoltà e non avevo idea di come l’avremmo superato. Poi, ho accolto l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Dalle parole di Dio, ho imparato che tutti noi dobbiamo a Lui la nostra vita, che il nostro destino è nelle Sue mani. Dobbiamo adorarLo e credere in Lui per avere un buon destino. Avevo trovato un punto di appoggio. Ho preso a frequentare regolarmente le riunioni, pregando e leggendo le parole di Dio con i ragazzi. Dopo non molto, svolgevo un compito nella Chiesa.

Mi hanno scelta come capo della Chiesa e ho ringraziato Dio per la Sua grazia. Tra me e me, pensavo: “Mi hanno eletta capo della Chiesa anche se sono una neofita. Evidentemente sono brava a cercare la verità. Devo svolgere il mio dovere, con il massimo impegno, così sarò certamente salvata”. Questo pensiero ha davvero alimentato la mia motivazione. Passavo quasi tutto il tempo a predicare il Vangelo, svolgendo il mio dovere. Amici e parenti si opponevano alla mia fede, i miei vicini mi denigravano e mi prendevano in giro. A quel punto, ho perso un po’ di vigore, eppure ciò non ha inficiato sul mio dovere. Dopo, anche mio marito ha accolto l’opera di Dio degli ultimi giorni iniziando a svolgere il suo dovere. Ne ero molto felice. Ho pensato: “Ci basta svolgere il nostro dovere e sacrificarci per Dio, per ricevere le Sue benedizioni”. In particolare, ho sentito i fratelli dire che avevo sofferto e pagato un prezzo, quindi sicuramente sarei stata salvata. Ero così felice, e la mia voglia di servirLo è aumentata.

Una volta, nel 2012, sul seno ho trovato un nodulo che mi faceva un po’ male. Mi è venuto il timore che fosse qualcosa di grave. Ma poi ho pensato: “No, non può essere. Svolgo il mio dovere ogni giorno. Dio non tratterebbe così chi si sacrifica realmente per Lui. Con la Sua protezione, nessun male mi colpirà”. A quel pensiero, le mie ansie sono scomparse e ho proseguito nei miei compiti come prima. Nel 2013, il Partito ha inasprito la persecuzione verso i credenti. Io e mio marito eravamo conosciuti nella zona per la diffusione del Vangelo ed eravamo sempre a rischio di arresto. Abbiamo lasciato la casa e ci siamo trasferiti lontano per portare avanti il lavoro. In seguito, ho scoperto che il nodulo stava crescendo e temevo si trattasse di una brutta malattia. Poi, però, ho pensato che in tanti anni non era mai successo nulla. Senza dubbio, Dio mi stava proteggendo. Purché mi attenessi al mio dovere, con tanti sacrifici, avrei avuto la Sua misericordia, evitando malattie gravi.

Nel 2018, ho iniziato a sentirmi poco bene e mio marito mi ha portato a fare una visita. Secondo il medico, il nodulo sul seno era diventato più grande di un uovo e non aveva un bell’aspetto. Riteneva che sarebbe stato rischioso operare subito e che, prima di un intervento, avrei dovuto fare la chemio per ridurlo. Le parole “non ha un bell’aspetto” e “chemioterapia” mi hanno gettato nel panico. Ho pensato: “Solo i malati di cancro fanno la chemioterapia. Dunque, io ce l’ho? Morirò così giovane?” Non riuscivo a crederci. Mi sono gettata su una panca nella corsia dell’ospedale, in preda alle lacrime.

Mio marito ha provato a consolarmi: “Come prima visita, magari è imprecisa. Domani faremo un secondo controllo in un altro ospedale”.

Il giorno dopo, in un’altra struttura mi hanno sottoposta a biopsia. Il medico ha detto a mio marito che la situazione era grave, poteva essere un cancro. Non c’era più tempo: dovevo essere operata due giorni dopo.

A quelle parole, le mie gambe hanno ceduto e il mio cuore si è congelato. Mi sono detta: “Davvero è un cancro? Di questa malattia si muore! Come è potuto succedere a me?” Poi, però, ho pensato: “Impossibile. Da quando sono diventata credente, ho sempre svolto il mio dovere, con sacrifici e sofferenze. Ho sopportato la derisione e le maldicenze della gente, la persecuzione del Partito. Eppure, nulla mi ha fermata. Da dove viene, questo male? Vuol dire che non ho alcuna speranza di essere salvata e di entrare nel Regno dei Cieli, no? Tutti i miei sacrifici in tutti questi anni sono stati vani?” Che sofferenza indicibile.

Quella notte, continuavo a rigirarmi sul letto, incapace di prendere sonno. Non riuscivo a capire. Mi ero spesa così tanto e ora avevo una malattia così grave? Perché Dio non mi aveva protetto? Poi, ho pensato all’intervento che avrei subito due giorni dopo. Chi sapeva se avrebbe avuto successo o meno… Era una vera e propria tortura, così ho pregato Dio in silenzio: “Caro Dio, mi sento così angosciata in questo momento. Non so come superare questa situazione. Ti prego, illuminami e guidami…” Poi, nelle ultime undici richieste di Dio all’uomo, ho letto: “5. Se sei sempre stato molto leale e amorevole nei Miei confronti, eppure patisci il tormento della malattia, la povertà e l’abbandono dei tuoi amici e parenti, o se subisci altre disgrazie nella vita, la tua lealtà e il tuo amore per Me persisteranno? 6. Se nulla di ciò che hai immaginato col cuore corrisponde a ciò che ho fatto, come percorrerai il tuo cammino futuro? 7. Se non ricevi nulla di ciò che speravi di ricevere, continuerai a essere un Mio seguace?” (“Un problema gravissimo: il tradimento (2)” in “La Parola appare nella carne”). Meditando su tali parole, mi sono resa conto che quella malattia era una prova a cui Dio mi sottoponeva, per vedere se Gli ero realmente fedele e se Lo amavo davvero. Ho ripensato a quando Giobbe affrontò le sue prove. Perse averi e figli, e si riempì di piaghe su tutto il corpo. Anche se non capiva la volontà di Dio, preferì maledire se stesso piuttosto che incolparLo, esaltando il nome di Jahvè Dio. Giobbe mantenne la sua fede in Dio e rimase obbediente, rendendo salda testimonianza davanti a Satana. Ma io, credente da anni, attingevo al sostentamento delle parole di Dio senza capire affatto la Sua opera. Scoperta la mia malattia, pensavo che mi fossero negate la salvezza e le benedizioni del Regno. Ho frainteso Dio e L’ho incolpato. Siccome avevo fede da anni e mi ero sacrificata, ritenevo che Dio dovesse tenermi lontana dalle malattie. Solo quando mi ha messa a nudo, ho visto che i miei sacrifici non erano avvenuti per rispetto della Sua volontà, né per praticare la verità e soddisfarLo. Erano solo una compravendita per le benedizioni e per accedere al Suo Regno. Tutto ciò che definivo lealtà e amore per Dio era solo un inganno. Era solo falsità e non ne ho avuto testimonianza nella mia prova. Avevo proprio ferito e deluso Dio.

Poi, ho letto le Sue parole: “Chi, tra tutti gli uomini, non è accudito agli occhi dell’Onnipotente? Chi non vive nella predestinazione dell’Onnipotente? La vita e la morte dell’uomo sono frutto della sua scelta personale? L’uomo è artefice del proprio destino? Molte persone invocano la morte, ma essa è lontana da loro; molti vogliono essere forti nella vita e temono la morte, ma a loro insaputa il giorno della loro fine si avvicina, facendoli precipitare nell’abisso della morte; molti uomini guardano verso il cielo e sospirano profondamente; tanti piangono a dirotto, singhiozzando; molte persone falliscono nelle prove a cui sono sottoposte; e molti diventano prigionieri della tentazione. Sebbene Io non appaia personalmente per consentire agli uomini di contemplarMi in modo chiaro, tanti hanno paura di vedere il Mio volto e temono profondamente che Io li abbatta, che li uccida. L’uomo Mi conosce veramente, oppure no?” (Capitolo 11 di “Parole di Dio all’intero universo” in “La Parola appare nella carne”). I versetti mi hanno mostrato che la carne e l’anima dell’uomo si originano da Dio. La vita e la morte sono nelle Sue mani e noi non abbiamo voce in capitolo. Come esseri creati, dovremmo sottometterci alle Sue disposizioni. Compresa questa cosa, mi è passata la paura della morte. In cuor mio, ho deciso di consegnare la mia vita a Dio e sottomettermi al Suo dominio, qualunque fosse l’esito dell’intervento.

Una volta che mi sono sottomessa, il mio cuore si è acquietato. Pregavo senza sosta mentre mi portavano in sala operatoria. Dopo, il medico ha detto che era andata molto bene, ma che, in ogni caso, il nodulo rimosso andava analizzato per sapere gli sviluppi successivi. Ho pensato: “L’operazione è stata un successo perché Dio mi proteggeva”. Ho visto altri pazienti, tornati dalla sala operatoria, che si sentivano deboli e disorientati, invece io stavo bene ed ero di ottimo umore. Gli altri nel reparto dicevano che non sembravo uscita da un intervento. Nel mio cuore, ne ero davvero grata a Dio. Ho anche pensato: “Ho trovato quel nodulo sul seno sei anni fa. Se fosse stato un cancro, sarebbe peggiorato da un pezzo. Io non ho avuto alcun disturbo per tutto questo tempo, dunque forse non lo è. Anche in caso contrario, credo che Dio sia onnipotente e che sia in grado di rimediare”. Avevo già sentito parlare di alcuni fratelli che si affidavano a Dio durante le malattie più gravi ed erano stati testimoni dei Suoi prodigi. Avevo sempre fatto sacrifici per Lui: di certo mi avrebbe protetta.

Tre giorni dopo, piena di speranza, ho ritirato i risultati. Subito, sono ripiombata nella disperazione: era davvero cancro.

Me ne stavo seduta lì, immobile, fissando la cartella, rileggendola più volte, mentre piangevo senza sosta. Ci è voluto molto tempo prima che mi riprendessi. Tra me e me, ho pensato: “Con questa malattia, Dio vuole mettermi a nudo ed eliminarmi? Non sono neanche più degna di servirLo? Credo in Lui da anni, mi sacrifico e predico il Vangelo in ogni situazione. Dio non ricorda nulla di tutto questo? Finirà così, la mia fede in Dio?” Ero sempre più sconvolta, completamente priva di energie.

In seguito, ho smesso di mangiare, di bere e anche di parlare. Il medico mi ha prescritto integratori alimentari e molto movimento. Mi sono detta: “È davvero una condanna a morte. A che servono gli integratori alimentari e l’esercizio fisico? Tanto prima o poi morirò”. Mi sentivo depressa e mi ronzava in testa lo stesso pensiero: “Molti fratelli si erano ammalati prima di credere, ma poi sono migliorati dopo aver trovato la fede. Io, invece, da quando credo svolgo il mio dovere ogni giorno. Perché mi è capitato questo male? Per me, i sacrifici compiuti erano una garanzia di salvezza. Adesso, non solo l’ho persa ma morirò anche di cancro”. Tutto d’un colpo, ho riversato su Dio il mio rimprovero e fraintendimento. Nella disperazione, Gli ho parlato piangendo: “Caro Dio, soffro così tanto. Mi sono ammalata e non capisco quale sia la Tua volontà. Ti prego, illuminami e guidami per comprenderla”.

Allora, ho letto quanto segue: “Per tutti, l’affinamento è straziante e molto difficile da accettare, ma è durante questo processo che Dio rende palese la Sua giusta indole nei riguardi dell’uomo, rende pubblici i Suoi requisiti per l’uomo, fornisce più rivelazioni, più potatura e trattamento effettivi; attraverso il confronto tra i fatti e la verità, Egli concede all’uomo una maggiore conoscenza di se stesso e della verità, e dà all’uomo una maggiore comprensione della Sua volontà, consentendogli così di sperimentare un amore per Dio più vero e più puro. Questi sono gli obiettivi di Dio nell’esecuzione dell’affinamento. Tutta l’opera che Dio compie nell’uomo ha i propri scopi e il proprio senso; Dio non compie opere senza senso, e non compie nessuna opera che sia priva di beneficio per l’uomo. L’affinamento non significa che l’uomo venga allontanato dal cospetto di Dio e nemmeno che egli venga distrutto nell’inferno, bensì significa il verificarsi durante l’affinamento di un cambiamento dell’indole dell’uomo, delle sue motivazioni, dei suoi vecchi punti di vista, del suo amore per Dio e della sua intera vita. Per l’uomo, l’affinamento è una vera prova e una forma di autentico addestramento. Solo durante l’affinamento l’amore può svolgere la sua funzione intrinseca” (“Solo tramite l’esperienza dell’affinamento l’uomo può possedere il vero amore” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno aiutato a capire la Sua volontà. Egli usava prove pratiche e affinamenti per mettere a nudo e purificare la mia corruzione interiore, la mia ribellione e le mie motivazioni impure in modo che la mia indole cambiasse e potessi essere salvata. Ecco l’obiettivo e il significato dell’opera di Dio. Invece, avevo pensato che Dio volesse togliermi la vita ed eliminarmi, perciò l’ho frainteso e incolpato, mi sono arresa e sono caduta nella disperazione. Avevo tentato di dare un prezzo ai miei sacrifici, di prendermene il merito e di discutere con Dio. Pensavo addirittura di usare la mia morte per oppormi a Lui. Non avevo più coscienza! Mi sentivo in debito con Dio, così mi sono presentata in preghiera. Volevo scoprire perché durante la malattia non ero riuscita a sottomettermi, ma L’avevo frainteso e incolpato.

Poi, ho letto alcune Sue parole. “In così tanti credono in Me solo perché li guarisca. In così tanti credono in Me solo perché usi i Miei poteri per scacciare gli spiriti impuri dai loro corpi, e in così tanti credono in Me semplicemente per ricevere pace e gioia da Me. In così tanti credono in Me soltanto per chiederMi più ricchezze materiali. In così tanti credono in Me soltanto per trascorrere questa vita in pace e per essere sani e salvi nel mondo che verrà. In così tanti credono in Me solo per evitare le sofferenze dell’inferno e per ricevere le benedizioni del cielo. In così tanti credono in Me solamente per un conforto temporaneo e non cercano di guadagnare alcunché nel mondo che verrà. Quando riversai la Mia furia sull’uomo e gli sottrassi tutta la gioia e la pace che egli possedeva in origine, l’uomo divenne dubbioso. Quando diedi all’uomo la sofferenza dell’inferno e rivendicai le benedizioni del cielo, la vergogna dell’uomo si mutò in rabbia. Quando l’uomo Mi chiese di guarirlo, Io non gli diedi retta e provai avversione nei suoi confronti; l’uomo si allontanò da Me per cercare invece la via della medicina cattiva e della stregoneria. Quando portai via tutto quello che l’uomo Mi aveva richiesto, tutti sparirono senza lasciare traccia. Di conseguenza dico che l’uomo ha fede in Me perché Io dono troppa grazia e c’è fin troppo da guadagnare. I Giudei credettero in Me per la Mia grazia e Mi seguirono ovunque andassi” (“Che cosa sai della fede?” in “La Parola appare nella carne”). “Tali individui hanno soltanto un unico semplice scopo nel seguire Dio, e tale scopo è ottenere benedizioni. Persone siffatte non si prendono la briga di dare retta a qualsiasi altra cosa che non implichi direttamente questo fine. Per loro, credere in Dio per ottenere benedizioni è uno scopo assolutamente legittimo e, anzi, è il valore stesso della loro fede. Tutto ciò che non è in grado di ottenere questo obiettivo non li tange affatto. Questo è ciò che accade alla maggior parte di coloro che credono in Dio oggi. Il loro scopo e la loro motivazione sembrano legittimi, perché, oltre a credere in Dio, Gli dedicano sé stessi, si consacrano a Lui, e svolgono il proprio dovere. Rinunciano alla giovinezza, abbandonano la famiglia e la carriera e addirittura trascorrono anni dandosi da fare lontani da casa. Al fine di raggiungere la meta finale, modificano i propri interessi, alterano la propria concezione della vita e cambiano persino la direzione in cui cercano, ma non sono in grado di mutare lo scopo del proprio credo in Dio. Si danno da fare per gestire i propri ideali; indipendentemente da quanto sia lontana la strada e da quante difficoltà e ostacoli siano presenti lungo il sentiero, restano della propria idea e sono impavidi nei riguardi della morte. Quale potere li induce a continuare a impegnarsi in questo modo? È la loro coscienza? È il loro carattere nobile ed eccellente? È la loro determinazione a combattere contro le forze del male sino alla fine? È la fede con cui rendono testimonianza a Dio senza cercare alcuna ricompensa? È la loro lealtà per la quale sono disposti a rinunciare a tutto pur di realizzare la volontà di Dio? Oppure è il loro spirito di devozione con cui hanno sempre rinunciato alle richieste personali esagerate? Dare così tanto, per persone che non hanno mai conosciuto l’opera di gestione di Dio, è semplicemente un grande miracolo! Per il momento, non parliamo di quanto abbiano dato queste persone. Il loro comportamento, tuttavia, merita decisamente un’analisi. A parte i vantaggi strettamente associati a ciò, potrebbe esserci un’altra ragione per cui questi individui che non comprendono affatto Dio Gli danno così tanto? In questo, scopriamo un problema che precedentemente non avevamo identificato: il rapporto dell’uomo con Dio è semplicemente un rapporto di puro interesse personale. È il rapporto tra chi riceve le benedizioni e chi le elargisce. Più semplicemente, è come il rapporto tra il dipendente e il datore di lavoro. Il dipendente lavora solamente per ricevere i compensi elargiti dal datore di lavoro. In un rapporto di questo genere, non c’è affetto, solamente un accordo; non c’è dare e ricevere amore, solamente carità e misericordia; non c’è comprensione, solamente sdegno represso e inganno; non c’è confidenza, solamente un baratro che non può essere colmato. Quando si arriva a questo punto, chi è in grado di invertire tale tendenza? E quante persone sono capaci di comprendere davvero quanto è diventato critico questo rapporto? Credo che quando gli individui sono immersi nella contentezza dell’essere benedetti, nessuno possa immaginare quanto sia penoso e sgradevole un tale rapporto con Dio” (“L’uomo può essere salvato solamente nell’ambito della gestione di Dio” in “La Parola appare nella carne”). Le Sue parole mi hanno trafitta come un pugnale e ho provato tanta vergogna. Il motivo dietro la mia fede non era forse di ottenere benedizioni future, come diceva Dio? I miei apparenti sacrifici non contavano: stavo solo patteggiando con Dio, tutto per le benedizioni. Non Gli ero veramente obbediente, né svolgevo il dovere di un essere creato. Nei primi anni di fede, pensavo che avrei evitato ogni sventura, che sarei stata benedetta e sarei entrata nel Regno di Dio. Così mi sono spesa, senza che nulla ostacolasse il mio dovere. Non avevo neanche tempo di portare o prendere i figli a scuola. Le derisioni e le malignità, la persecuzione e gli arresti del Partito… niente inficiava il mio dovere. Tutto ciò mi convinceva di essere fedele a Dio, che sicuramente mi avrebbe lodata e benedetta. Quando ho scoperto quel brutto male, sentivo che era destinato a me, che il sogno di accedere al Regno era svanito. Ero piena di incomprensione, di biasimo e discutevo con Dio, arrivando a usare la mia morte per avversarLo. La realtà dei fatti mi ha mostrato che il dovere da me svolto, la sofferenza e il sacrificio, erano solo per avere in cambio una bella fine. Il mio rapporto con Dio era “il rapporto tra il dipendente e il datore di lavoro”. Pretendevo ricompense per ogni piccolo prezzo pagato. Non Lo amavo veramente. Lo stavo usando, cercando di raggirarLo. Con una prospettiva del genere nella fede, non poteva che detestarmi. Se non mi avesse aperto gli occhi con quella malattia, avrei continuato a impuntarmi sui miei concetti errati di fede. Dio mi avrebbe abbandonato e, alla fine, eliminato. Questa consapevolezza mi ha lasciato rimpianto e senso di colpa. Mi sono inginocchiata e ho pregato Dio: “Caro Dio, se tu non mi avessi messa a nudo con questa malattia, non avrei mai capito le mie idee sbagliate nella fede. Il giudizio e le rivelazioni delle Tue parole hanno risvegliato il mio spirito. Correggerò quelle motivazioni errate e rinuncerò alla brama di benedizioni. Che io guarisca o meno, che io viva o muoia, desidero sottomettermi a Te”. Dopo la preghiera, mi sono sentita molto più in pace, in uno stato migliore. Nei giorni seguenti, ho fatto movimento e preso gli integratori, tanto che la mia salute migliorava di giorno in giorno. In breve tempo, mi hanno dimessa dall’ospedale.

Tornata a casa, ho visto mio marito e i ragazzi che predicavano il Vangelo e svolgevano il loro dovere, ma io potevo solo rimanere stesa a letto, incapace di lavorare. Allora, mi sono avvilita un po’. Chissà quando mi sarei ristabilita del tutto o se sarei stata in grado di riprendere il mio dovere. Se non ce l’avessi fatta, non sarei stata un peso morto? Chi mi avrebbe più salvato? Ho capito che la mia brama di benedizioni aveva rialzato la testa. Affrettandomi a pregare Dio, ho letto questo nelle Sue parole: “Qual era la base su cui la gente era solita vivere? Tutti vivono per sé stessi. Si salvi chi può e il diavolo si prenda gli ultimi: questo è il riassunto della natura umana. Le persone credono in Dio per il proprio interesse; abbandonano le cose, si spendono per Lui e sono fedeli a Lui, ma fanno comunque tutto questo nel loro interesse. In sintesi, tutto viene fatto allo scopo di ottenere benedizioni per sé stesse. Nella società, tutto viene fatto per beneficio personale; credere in Dio è qualcosa che si fa solo per ottenere benedizioni. È al fine di ottenere benedizioni che le persone rinunciano a tutto e riescono a sopportare grandi sofferenze: queste sono tutte prove empiriche della natura corrotta dell’uomo” (“La differenza tra cambiamenti esteriori e cambiamenti di indole” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Questi versetti mi hanno aiutato a capire cosa c’era dietro ai miei patti con Dio, nella fede, e perché mi ribellavo e Gli resistevo se le cose non andavano come volevo. Era per tutti i veleni satanici che dominavano il mio spirito. “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” e “Non fate nulla senza un tornaconto”. Ecco come vivevo. Ogni mia azione era solo per me stessa, a mio beneficio. Ero così egoista e spregevole. Anche nella fede, mi facevo in quattro solo per benedizioni e ricompense. Non miravo alla verità né al cambiamento di indole. Quando non ho ricevuto le benedizioni desiderate, è esplosa la mia natura satanica. Ho equivocato e biasimato Dio, pentendomi di ciò che avevo fatto per Lui. Paolo lavorava per il Signore, con grande pena, ma non aveva amore per la verità, né cercava di conoscere Dio o di cambiare la propria indole. Voleva solo la corona della giustizia in cambio di patimenti e sacrifici. Alla fine, la sua indole satanica non era cambiata: nella sua dissennata arroganza, testimoniava di essere lui stesso Cristo, portando le persone dinanzi a sé. Ciò ha offeso l’indole di Dio, valendogli la punizione eterna. Continuando a vivere secondo i veleni di Satana, avrei fatto la stessa fine di Paolo. Dio mi avrebbe punita per la resistenza che Gli mostravo. Ho capito quanto fosse pericoloso cercare benedizioni invece della verità. Ero così grata a Dio. L’ho ringraziato per avermi fatto riflettere su me stessa tramite questa malattia. Era chiaro che quanto avevo ricercato nella mia fede era errato e che avevo imboccato un cammino di opposizione a Dio.

Poi, ho letto quanto segue: “Dio è eternamente supremo e sempre onorabile, mentre l’uomo è eternamente spregevole e indegno. Questo perché Dio non fa che sacrificarSi e dedicarSi all’umanità; l’uomo, invece, non fa che accumulare e adoperarsi solo per se stesso. Dio non fa che prodigarSi per la sopravvivenza dell’umanità, eppure l’uomo non apporta mai alcun contributo alla luce o alla giustizia. Anche se l’uomo si adopera per breve tempo, il suo sforzo è talmente debole che non resisterà a un solo colpo, perché viene compiuto sempre per il suo tornaconto e mai per gli altri. L’uomo è sempre egoista, mentre Dio è eternamente altruista. Dio è la fonte di tutto ciò che è giusto, buono e bello, mentre l’uomo è colui che subentra a tutto ciò che è brutto e malvagio e lo rende manifesto. Dio non cambierà mai la Sua essenza di giustizia e bellezza, eppure l’uomo è perfettamente capace, in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione, di tradire la giustizia e di allontanarsi da Dio” (“È molto importante comprendere l’indole di Dio” in “La Parola appare nella carne”). Mentre soppesavo queste parole, mi sono commossa. Dio ha pagato a caro prezzo la salvezza del genere umano, così profondamente corrotto da Satana. Duemila anni fa, Egli per la prima volta si fece carne in Giudea per redimere l’uomo. Sopportò derisione e calunnia, persecuzione e maltrattamenti da parte dei giudei. Infine, fu inchiodato sulla croce, compiendo così l’opera di redenzione. Oggi, Dio si è fatto carne per la seconda volta in Cina per purificare e salvare l’umanità una volta per tutte. Cacciato e perseguitato dal Partito Comunista, non ha un posto per poggiare la testa, per riposare. Deve anche sopportare il fraintendimento, il biasimo e la disobbedienza di noi credenti. Eppure, Dio non ha mai smesso di tentare di salvare l’umanità, dandoSi da fare per noi senza clamore, e non ci chiede nulla in cambio. E io, allora? In cambio dei sacrifici nel mio dovere, mi aspettavo benedizioni e una buona fine. Contro la mia coscienza, ho commerciato con Dio. Che egoismo, che infamia! Non ero una vera credente. Con questa consapevolezza ho pregato dinanzi a Dio, disposta a pentirmi.

Un giorno, durante i devozionali, nelle parole di Dio ho letto: “La vera fede in Dio significa fare esperienza delle Sue parole e della Sua opera nella convinzione che Egli ha la sovranità su tutte le cose. In tal modo sarai liberato dalla tua indole corrotta, realizzerai il desiderio di Dio e giungerai a conoscerLo. Solo mediante un percorso simile puoi affermare di credere in Dio” (Introduzione a “La Parola appare nella carne”). “Lo scopo di credere in Dio è soddisfarLo e vivere l’indole che Egli richiede, in modo che le Sue azioni e la Sua gloria possano manifestarsi attraverso questo gruppo di individui indegni. Questa è la giusta prospettiva per credere in Dio, e anche l’obiettivo che dovresti perseguire. Dovresti avere il giusto punto di vista sul credere in Dio e cercare di ottenere le Sue parole. Hai bisogno di nutrirti delle parole di Dio, di essere in grado di vivere la verità, e in particolare di vedere i Suoi atti concreti, i Suoi meravigliosi atti nella totalità dell’universo, nonché l’opera concreta che Egli compie nella carne. Attraverso le esperienze pratiche, gli uomini possono capire proprio come Dio svolge la Sua opera su di loro e qual è la Sua volontà nei loro riguardi. Lo scopo di tutto questo è eliminare la loro corrotta indole satanica. Dopo esserti liberato di quanto di sudicio e immorale è in te, e dopo esserti spogliato delle intenzioni sbagliate, e dopo avere sviluppato una fede autentica in Dio, solo con una fede autentica puoi amare Dio davvero” (“Coloro che devono essere resi perfetti devono essere sottoposti a raffinamento” in “La Parola appare nella carne”). Queste parole mostrano il giusto obiettivo da perseguire nella fede. Comunque si venga disciplinati, messi alla prova o raffinati nelle proprie esperienze, Dio organizza tutto appositamente per purificarci e perfezionarci. Dovevo affrontare queste cose di buon grado, con obbedienza, cercare la verità nelle situazioni per eliminare la mia indole corrotta, compiacendo Dio e ripagando il Suo amore in ogni cosa. Solo questa è una ricerca corretta. Non volevo più fare patti con Lui per le benedizioni. Comunque si fosse evoluta la malattia, avrei adorato Dio fino all’ultimo respiro. Se Dio mi avesse dato un’altra possibilità di svolgere il mio dovere, non avrei contrattato con Lui per le benedizioni. Volevo solo ricercare la verità e un cambiamento di indole.

Poco tempo dopo, Dio mi ha messo alla prova.

Un giorno, mia figlia è tornata da una riunione della Chiesa, dicendo: Sorella Wang, che irrigava i credenti, era seguita dalla polizia e non hanno ancora trovato nessuno per sostituirla. Mi ha chiesto chi fosse adatto, tra i fratelli. Avevo già svolto quel compito in precedenza e lo conoscevo bene, così mi ritenevo la più indicata. Poi, però, ho pensato all’operazione subita una ventina di giorni prima. L’incisione non era del tutto guarita e fuori era sempre più caldo. A casa, dovevo lavare la ferita più volte al giorno. Se avessi accettato quel compito e fossi stata troppo indaffarata per tenerla pulita, avrebbe potuto infiammarsi. Il mio braccio era ancora debole, e tutti quegli andirivieni sullo scooter avrebbero rallentato la guarigione. Così, avrei peggiorato le cose. Data la situazione, assumere quel compito non avrebbe giovato alla mia salute. Poi, però ho pensato che non si era ancora trovata la persona adatta. Se non ci avessi pensato io, il lavoro della casa di Dio sarebbe stato frenato. Cosa dovevo fare? Mi è venuto in mente un inno con le parole di Dio: “Qualunque cosa Dio ti chieda, devi soltanto dare tutto te stesso. Si spera che alla fine tu sia in grado di dimostrare la tua lealtà verso Dio davanti a Lui e, finché puoi vedere il sorriso gratificato di Dio sul Suo trono, anche se è il momento della tua morte, devi essere in grado di ridere e sorridere mentre hai gli occhi chiusi. Devi compiere il tuo dovere finale per Dio durante il tuo periodo in terra. Nel passato, Pietro fu crocifisso a testa in giù per Dio; tuttavia, tu alla fine devi soddisfare Dio ed esaurire tutte le tue energie per Dio. Che cosa può fare per Dio una creatura? Così devi donarti alla mercé di Dio al più presto. Finché Dio è contento e soddisfatto, lasciaGli fare ciò che vuole. Che diritto hanno gli uomini di lamentarsi?” (“Un essere creato dovrebbe essere alla mercé di Dio” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). Questi versi mi hanno dato fede e forza. Pietro era devoto a Dio e cercava di amarLo e soddisfarLo. Svolgeva il suo dovere senza curarsi dei propri interessi. Alla fine, si fece crocifiggere per Lui a testa in giù, obbediente fino alla morte. Anche se la mia incisione non era ancora del tutto guarita, era ora di rinunciare a egoismo e meschinità. La casa di Dio contava più di me stessa. Per anni, avevo lavorato per ricevere benedizioni, commerciando con Lui. Non mi ero mai curata della Sua volontà, né avevo mai fatto nulla per accontentarLo. Gli dovevo così tanto! Serviva subito qualcuno che svolgesse il compito, e io volevo farlo. Non importava più la mia condizione fisica: purché Dio fosse consolato, avrei donato la mia vita per soddisfarLo. Guidata dalle Sue parole, non mi sono fatta limitare dalla malattia e mi sono offerta volontaria.

Dando tutta me stessa per il compito, ho toccato con mano la prodigiosa protezione di Dio. Una settimana dopo, l’incisione non solo non era peggiorata, ma era guarita completamente. Il medico ha detto: “Dopo questi interventi, i linfedemi al braccio sono comuni. Dopo oltre un mese di convalescenza, serve un’altra chemioterapia”. Però, da quando mi occupavo di quel compito, la ferita non mi doleva più, non c’erano linfedemi e non ho avuto bisogno della chemio. A più di un anno dall’operazione, ora sto benissimo. Ringrazio Dio per i prodigi che compie. Ho sperimentato di persona queste Sue parole: “Tutte le cose, siano esse vive o morte, si muoveranno, muteranno, si rinnoveranno e scompariranno secondo i Suoi pensieri. Questo è il modo in cui Egli sovrintende a tutte le cose” (“Dio è la sorgente della vita dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Abbandonate le mie richieste insensate e le compravendite con Dio, ho visto davvero la Sua autorità e il Suo dominio. Sono stata testimone dei Suoi prodigi!

L’affinamento di questa malattia sembrava una sventura, ma in essa si celava l’amore di Dio. L’illuminazione e la guida delle Sue parole per mezzo di questo male mi hanno palesato le prospettive errate che nutrivo nella fede. Ho anche capito che non si può godere solo della grazia di Dio: anche le difficoltà e gli affinamenti sono una Sua benedizione. Sono riuscita ad apprezzare la purificazione e il cambiamento che derivano da queste esperienze. Questo minimo di comprensione deriva dall’opera di Dio di prova e affinamento. Che tutta la gloria sia per Dio Onnipotente! Lode a Dio!

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Molti credevano che l’amore di Dio consistesse in generosi doni di grazia e nella garanzia di gioia e pace carnali. Non avevano mai pensato che la sofferenza fosse una forma di benedizione di Dio. Leggi ora per portarti a conoscere i diversi lati dell'amore di Dio.

Un’autentica collaborazione

Negli ultimi tempi pensavo di aver avviato una collaborazione armoniosa. Io e il mio collaboratore potevamo discutere di qualunque cosa; a volte gli chiedevo persino di segnalare le mie carenze e non litigavamo mai. Di conseguenza, pensavo avessimo raggiunto una collaborazione armoniosa. Ma, come i fatti hanno rivelato, una collaborazione veramente armoniosa non era affatto come avevo immaginato.