Denunciare o non denunciare

18 Marzo 2021

di Yang Yi, Cina

Dio Onnipotente dice: “Per la vostra sorte, dovete cercare di essere approvati da Dio. Vale a dire, poiché riconoscete di essere annoverati nella casa di Dio, dovete allora portarGli serenità e compiacerLo in tutte le cose. In altre parole, dovete agire secondo principi e conformarvi alla verità in essi contenuta. Se questo è al di là delle tue capacità, allora sarai detestato e respinto da Dio e rifiutato con disprezzo da ogni uomo. Una volta cacciato in un simile ginepraio, non potrai essere annoverato nella casa di Dio. Questo è ciò che s’intende col non essere approvati da Dio” (“Tre ammonimenti” in “La Parola appare nella carne”). Dio ci richiede di agire secondo principio, in linea con la verità. È anche un obbligo, per noi credenti. Chi non vi si attiene, non riceve la Sua approvazione. Prima, ero sempre ostacolata dalla mia indole corrotta. Parlavo e agivo senza princìpi. Quando ho scoperto falsi capi o lavoratori, non ho osato denunciarli, intralciando il lavoro della casa di Dio. Con l’esperienza ho imparato l’importanza dei princìpi nelle azioni.

L’estate scorsa, il capo della Chiesa mi ha assegnato alla scrittura per aiutare il capogruppo nel lavoro di squadra. Tre mesi prima, mi avevano rimosso da un compito, così ero grata a Dio per questa seconda chance. Ci tenevo e volevo lavorare affidandomi a Lui. Ricevuti i ragguagli dal capogruppo, ho visto che c’erano pochi redattori e ciò inficiava sul progredire del lavoro. Ho proposto alcuni nomi per discutere con lui chi fosse più adatto. Però, ha risposto così: “Che fretta c’è? Inizia a lavorarci da sola e poi vediamo”. Quella noncuranza mi irritava. Nel gruppo, erano in pochi i membri di buona levatura che capivano la verità e il lavoro già ne risentiva. Ma come, “che fretta c’è”? Che irresponsabile. Sentivo di dovergliene parlare. Però, mi sono detta: “È lui che comanda. Ha più esperienza di me in questo compito e comprende più princìpi. Dovrebbe intendersene, di organizzazione. Io sono appena entrata nel gruppo, per me è tutto nuovo. Se parlo a vanvera, non mi riterrà insistente e fuori luogo? Lasciamo stare, per ora”.

Poco tempo dopo, ho scoperto che era lassista nella formazione dei fratelli e non aveva criterio nell’assegnare le mansioni. Alcuni fratelli si occupavano di un certo compito e lui li spostava a caso in un altro gruppo, senza considerare il quadro generale, né tenere conto di quali fossero i pregi individuali o i compiti più adatti a ognuno. Così, incideva sul lavoro della casa di Dio e intralciava i progressi. Io gli ho fatto notare che non vi era criterio nella sua organizzazione, ma lui non vi ha badato. Volevo condividere con lui per analizzare e smascherare la natura delle sue azioni. Poi, però, ho pensato: “Sono nuova qui. Se faccio sempre proposte, non mi troverà invadente e irragionevole?” E me ne sono stata zitta.

Poco dopo, un leader mi ha scritto per chiedere se avessimo trovato redattori e se mi trovassi bene con il capogruppo. Mi è venuta un po’ d’ansia. Come dovevo rispondere? Se avessi risposto che il capogruppo non svolgeva un lavoro pratico e lui l’avesse scoperto, avremmo ancora potuto collaborare? Inoltre, non sapevo come lo vedevano gli altri membri del gruppo. Se avessi preso un abbaglio, il leader mi avrebbe ritenuto pignola e parziale? Però, rimanendo zitta, mi sentivo disonesta e incurante verso la casa di Dio. Dopo lunga riflessione, ho deciso di consultare prima i fratelli. La lettera poteva attendere.

In una riunione, ho visto fratello Yang. Diceva di essere nel gruppo da diversi mesi e di trovare il capogruppo piuttosto irresponsabile. Infatti, non seguiva mai il lavoro. Non guidava i fratelli, né li aiutava a entrare nei princìpi. C’erano anche dei documenti urgenti che aveva trascurato; inoltre, non dava il giusto peso alle questioni sollevate dagli altri. Fratello Yang ha aggiunto che, nelle riunioni, condivideva poco su come conoscere se stessi e praticare le parole di Dio di fronte a un problema; sputava sentenze e basta. Era bravo a parlare, ma non svolgeva alcun lavoro pratico. Tra me e me, ho pensato: “A quanto sembra, è solo uno scansafatiche, non sa svolgere lavori pratici. Non accetta la verità né i consigli altrui. Non è il prototipo di un falso capo o lavoratore? Se mantiene un compito di tale responsabilità nella casa di Dio, potrebbe davvero creare grossi danni”. Così, ho compreso la gravità del problema e la necessità di parlarne subito a un leader della Chiesa. Poi, però, ho pensato: “Se lo denuncio e alla fine non viene rimosso, potrebbe crearmi difficoltà o addirittura rimpiazzarmi. Mi dedico ai devozionali e all’autoriflessione da tre mesi. È un compito nuovo. Se vengo sollevata, me ne daranno un altro? Come dice il proverbio: ‘Il chiodo che sporge di più viene preso a martellate’. Meglio se sto zitta. Aspetterò che lo denunci un altro prima di intervenire. Così, non mi esporrò”.

Volevo solo cavarmela facendo finta di niente, ma Dio ci legge nel cuore. Sulla via di casa, mi sono sentita irrequieta. Avevo i rimorsi di coscienza. Sentivo che era lo Spirito Santo a redarguirmi. In preghiera, ho chiesto a Dio di illuminarmi per conoscere me stessa. Dopo, ho pensato a queste Sue parole: “Tutti voi sostenete che siete rispettosi del fardello di Dio e che difenderete la testimonianza della Chiesa, ma chi tra voi è stato davvero rispettoso del fardello di Dio? Domandati: sei uno che ha mostrato rispetto per il fardello di Dio? Sai praticare la giustizia per Dio? Sai alzarti e parlare a Mio nome? Sai mettere fermamente in pratica la verità? Sei abbastanza coraggioso da combattere contro tutti gli atti di Satana? Saresti capace di mettere da parte le tue emozioni e smascherare Satana a beneficio della Mia verità? Sai consentire che la Mia volontà sia attuata in te? Hai offerto il tuo cuore nel più cruciale dei momenti? Sei uno che fa la Mia volontà?” (Capitolo 13 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Non sapevo che dire. Ero sconvolta. Parlavo sempre di rispetto della volontà di Dio e di sostegno al lavoro della Chiesa ma, di fronte a una grave violazione della verità che ha danneggiato la casa di Dio, avevo solo difeso i miei interessi. Sapevo che il capogruppo era negligente, che non svolgeva un lavoro pratico e aveva già condizionato quello della Chiesa e che andava denunciato al leader. Invece, io ho protetto me stessa per paura della vendetta o di essere rimossa. Sono arretrata nel momento cruciale, chiudendo gli occhi di fronte alla realtà, fingendo di non vederla. Non avevo a cuore gli interessi della casa di Dio. Sono stata egoista e spregevole, priva di umanità o ragionevolezza!

Rientrata a casa, ho pregato Dio: “Cos’è che mi ha impedito di praticare la verità e difendere il lavoro della Chiesa?” Ho letto queste parole: “Molti desiderano perseguire e mettere in pratica la verità, ma il più delle volte ne hanno soltanto la determinazione e il desiderio; non possiedono dentro di sé la vita della verità. Di conseguenza, quando si trovano ad affrontare forze maligne, o incontrano persone malvagie e cattive che commettono malefatte o falsi capi e anticristi che agiscono in modo tale da violare i principi – facendo così subire perdite all’opera della casa di Dio e danneggiando i Suoi eletti – perdono il coraggio di reagire e di parlare francamente. Che cosa significa non avere il coraggio? Significa forse che sei timido o che hai difficoltà a esprimerti? Oppure che non capisci a fondo e pertanto non ti fidi a parlare francamente? Niente di tutto questo; è che sei dominato da diversi aspetti dell’indole corrotta. Uno di tali aspetti è il fatto di essere subdolo. Pensi prima di tutto a te stesso, dicendoti: ‘Se parlo francamente, che beneficio ne traggo? Se parlo francamente e faccio irritare qualcuno, come potremo andare d’accordo in futuro?’ È una mentalità subdola, non è vero? Non è forse l’esito di un’indole subdola? […] La tua indole satanica e corrotta ti domina; apri la bocca tuo malgrado. Anche se vuoi dar voce a parole sincere, non ne sei capace e hai timore di dirle. Non sei in grado di realizzare nemmeno un decimillesimo di ciò che dovresti fare, delle cose che dovresti dire e delle responsabilità che ti dovresti assumere; la tua indole satanica e corrotta ti lega mani e piedi. Non hai affatto padronanza di te stesso. La tua indole satanica e corrotta ti dice come parlare, e così tu parli in quel modo; ti dice che cosa fare, e tu lo fai. […] Non ricerchi la verità, tanto meno la pratichi, eppure continui a pregare, rafforzando la tua determinazione, prendendo decisioni e pronunciando giuramenti. E che cosa è emerso da tutto questo? Sei ancora una persona servile: ‘Non voglio provocare nessuno, non voglio offendere nessuno. Se una questione non mi riguarda, me ne tengo lontano; non intendo dire niente su cose che non hanno nulla a che vedere con me, senza alcuna eccezione. Se qualcosa danneggia i miei interessi, il mio orgoglio o la considerazione che ho di me, comunque non vi presto attenzione e uso la massima cautela; non devo agire sconsideratamente. Il chiodo più sporgente viene battuto per primo, e io non sono così stupido!’ Sei totalmente sotto il dominio della tua indole corrotta, che ti rende malvagio, subdolo e duro e ti induce a detestare la verità. Ti sta portando allo sfinimento ed è diventato per te ancor più difficile da reggere del cerchio d’oro che cingeva il capo del Re Scimmia. Vivere sotto il dominio di un’indole corrotta è davvero spossante e straziante!” (“Soltanto chi mette in pratica la verità è timorato di Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Da esse, emergeva proprio la mia indole satanica di astuzia e malvagità. Quando avevo sollevato il problema della mancanza di redattori e avevo trovato il capogruppo impassibile e negligente, sapevo che avrebbe inciso sul lavoro della Chiesa. Però, sono stata zitta, per non passare da persona invadente e odiosa. In seguito, l’ho visto sostituire persone a caso, rubando a Tizio per pagare Caio, con grossi danni al lavoro di tutti. E ancora glissavo, menando il can per l’aia. Sapevo che non avrei risolto nulla, eppure avevo paura a trattarlo o smascherarlo. Quando fratello Yang mi ha fornito altri dettagli, ero certa che fosse un falso capo, che non facesse lavori pratici e non accettasse la verità: dovevo denunciarlo subito a un leader. Tuttavia, temevo che mi avrebbe allontanato, così mi sono tirata indietro, pensando al mio prestigio e alle mie prospettive. Sono stata egoista e subdola! Quando notavo un problema in lui, non osavo smascherarlo o denunciarlo. Così, ho turbato il lavoro della casa di Dio. Avevo vissuto secondo veleni satanici come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Il chiodo che sporge di più viene preso a martellate”, “La legge del più forte” e “L’autorità più prossima è meglio dell’autorità più elevata”. Avevo una visione distorta, un comportamento sempre più egoista e subdolo. In qualunque cosa, ero sempre sul chi va là, tutelando puntualmente i miei interessi e scansando ogni possibile responsabilità. Non volevo mai correre il minimo rischio. Mi veniva difficile essere sincera, dire le cose come stavano. Non avevo il coraggio di denunciare un falso capo. Nel fisico e nella mente, ero vincolata e dominata da questa indole e dai veleni satanici. Ero disonesta e priva di giustizia. Che vita da codardi! Ho sperimentato l’assurdità di questi veleni satanici. La loro presenza nella mia vita mi faceva avversare la verità e Dio. Non avevo alcuna parvenza umana.

Proprio allora, la Chiesa ha pubblicato le disposizioni per attività. Per gli interessi della casa di Dio, ci hanno ripetuto di segnalare eventuali malfattori o anticristi, falsi capi o lavoratori che non svolgevano un lavoro pratico. È responsabilità di ognuno degli eletti di Dio. Leggendo quei requisiti, mi sono sentita malissimo. Ero conscia che nel gruppo c’era un falso capo, ma non l’avevo denunciato. Ero forse degna di far parte degli eletti? Ho cercato qualche parola di Dio pertinente al mio stato e ho trovato queste: “Quale atteggiamento si dovrebbe tenere in merito a come trattare un capo o un lavoratore? Se quello che fa è giusto, puoi obbedirgli; se quello che fa è sbagliato, puoi smascherarlo e persino contrastarlo, ed esprimere un parere diverso. Se non è capace di svolgere il lavoro concreto e si rivela un falso capo, un falso lavoratore o un anticristo, puoi rifiutare di accettare la sua guida e anche denunciarlo e smascherarlo. Eppure ci sono alcuni eletti di Dio che non comprendono la verità e, essendo particolarmente codardi, non osano fare nulla. Dicono: ‘Se il capo mi butta fuori, sono finito; se fa in modo che tutti mi smascherino o mi abbandonino non potrò più credere in Dio. Se lascio la Chiesa, Dio non mi vorrà e non mi salverà. La Chiesa rappresenta Dio!’ Questi modi di pensare non influenzano forse l’atteggiamento delle persone di questo genere riguardo a queste cose? È davvero possibile che se il capo ti caccia non potrai più essere salvato? La questione della tua salvezza dipende dall’atteggiamento del tuo capo nei tuoi confronti? Perché tanti hanno paura fino a questo punto? Se non hai il coraggio di denunciare ai vertici un falso capo o un anticristo non appena questi ti minaccia, e addirittura assicuri che da quel momento in poi sarai d’accordo con il capo, non sei forse spacciato? È questo il genere di persona che ricerca la verità? Non solo non osi denunciare comportamenti malvagi che vengono tipicamente adottati dagli anticristi satanici, ma fai il contrario obbedendo loro e accettando come verità le loro parole, alle quali ti sottometti. Non è forse una dimostrazione di assoluta stupidità?” (“Per i capi e i lavoratori, scegliere una via è di estrema importanza I” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Queste Sue parole mi hanno illuminato il cuore. Avevo paura di denunciare il capo perché temevo che mi rendesse la vita difficile o che mi destituisse. Credevo potesse determinare il mio compito o il mio destino. Era un punto di vista assurdo. La mia rimozione o il mio fato erano nelle mani di Dio, non di qualche essere umano. I falsi capi e gli anticristi non hanno tale potere. La casa di Dio non è come il mondo. Qui regnano verità e giustizia. Al suo interno, non vi è posto per queste persone. Neanche il potere temporaneo li salverà dall’essere smascherati ed eliminati. In passato, la Chiesa ne aveva allontanati ed eliminati diversi e io li avevo riconosciuti chiaramente. Ma, quando me ne è comparso uno davanti, invece di denunciarlo per gli interessi della casa di Dio, sono arretrata. Preferivo fare il lacché di Satana. Ero debole e vigliacca. Non capivo l’indole giusta di Dio, non vedevo che Egli domina e vede tutto. Temevo di offendere un uomo, ma non di offendere Dio. C’era uno spazio per Dio nel mio cuore?

Ho letto altre Sue parole. “Se all’interno di una Chiesa non c’è nessuno disposto a praticare la verità, nessuno che rimanga saldo nella testimonianza a Dio, tale Chiesa andrebbe allora completamente isolata e i suoi legami con le altre Chiese dovranno essere troncati. Questo è ciò che viene chiamato morte per sepoltura; questo è quel che significa scacciare Satana. Se in una Chiesa sono presenti diversi bulli locali, nonché alcuni ‘moscerini’ che li seguono e non hanno il benché minimo discernimento, e se coloro che sono nella Chiesa, anche dopo aver visto la verità, sono ancora incapaci di affrancarsi dai legami e dalla manipolazione di questi bulli, allora quegli stolti saranno alla fine eliminati. Forse questi moscerini non avranno fatto niente di terribile, ma sono ancora più subdoli, ancora più scaltri ed elusivi, e chiunque è così verrà eliminato. Non ne resterà neanche uno! Coloro che appartengono a Satana saranno restituiti a Satana, mentre coloro che appartengono a Dio andranno sicuramente in cerca della verità; ciò è determinato dalle rispettive nature. Periscano tutti coloro che seguono Satana! Nessuna pietà verrà mostrata a costoro. Lasciamo che coloro che cercano la verità se ne approvvigionino e possano godere della parola di Dio a piacimento. Dio è giusto, Egli non mostrerebbe favoritismi per nessuno. Se sei un diavolo, sarai incapace di praticare la verità. Se sei uno che cerca la verità, di certo non sarai fatto prigioniero da Satana: questo è fuori di dubbio” (“Un monito per coloro che non praticano la verità” in “La Parola appare nella carne”). A quel punto, ho percepito l’indole santa, giusta e inoffendibile di Dio. Egli non tollera falsi capi e anticristi che turbano il lavoro della Sua casa, danneggiando i Suoi eletti. Odia anche chi non pratica la verità, chi non bada agli interessi della Sua casa quando compare questa gente. Anch’essi, se non si pentono, saranno eliminati e puniti. Ho ripensato alla questione: sapevo che quello era un falso capo, ma non ho praticato la verità e non l’ho denunciato solo per il mio interesse. Mi sono inchinata a Satana, tollerando e coprendo quel falso capo, a spese della casa di Dio. Sono stata complice nelle sue malvagità. Godevo della verità elargita da Dio, mi sfamavo alla Sua tavola ma, nel momento in cui Satana seminava il caos nella Sua casa, non ho saputo proteggerne gli interessi. Anzi, sono stata ingrata, favorendo il nemico. È stato un tradimento a Dio, una grave offesa alla Sua indole. Pensare a queste Sue parole: “Periscano tutti coloro che seguono Satana!” mi ha terrorizzata. Se non mi fossi pentita, sarei stata eliminata da Dio insieme al falso capo. Ho capito la natura e le gravi conseguenze del mio comportamento e mi odiavo per il mio egoismo e la mia viltà. Avevo trascurato gli interessi della casa di Dio. Non avevo umanità. Allora, ho pregato dinanzi a Lui. “O Dio, sono così egoista e subdola. Ho visto un falso capo nella Chiesa e non l’ho denunciato. L’ho coperto e assecondato, agendo come serva di Satana solo per i miei interessi. Dovrei essere punita. Dio, non lo farò mai più. Voglio pentirmi. Ti prego, dammi la forza di praticare la verità, di smascherare quell’uomo e di sostenere il lavoro della Chiesa”.

Il giorno dopo, nei devozionali, ho letto queste parole di Dio: “Devi imparare ad analizzare i tuoi pensieri e le tue idee. Quali che siano le cose sbagliate che fai e qualunque tuo comportamento non sia gradito a Dio, dovresti essere in grado di ribaltarli immediatamente e di correggerli. Che scopo ha correggerli? Accogliere e fare propria la verità, respingendo invece ciò che dentro di te appartiene a Satana e sostituirlo con la verità. Eri solito fare affidamento sulla tua indole corrotta, che ti rende subdolo e ingannevole, ma ora non più; adesso, quando fai le cose puoi contare su atteggiamenti e stati d’animo che sono sinceri, puri e aperti, nonché su un’indole che lo è altrettanto. […] Quando la verità è diventata la tua vita, se qualcuno bestemmia Dio, non ha alcuna venerazione per Lui, è superficiale e fa soltanto finta di compiere il suo dovere, oppure provoca interruzioni o intralcia l’opera della casa di Dio, vedendo tutto questo tu sarai in grado di affrontarlo secondo i principi della verità, discernendo ciò che bisogna discernere e rivelando ciò che bisogna rivelare” (“Soltanto chi mette in pratica la verità è timorato di Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Le Sue parole mi hanno mostrato che alla base della fede c’è l’essere onesti, praticare la verità, proteggere gli interessi della Sua casa e agire secondo principio. Solo così recheremo gioia a Dio. Sapevo di dover praticare la verità, denunciando il capogruppo secondo i princìpi. Così, ho steso un resoconto dettagliato delle sue azioni e l’ho consegnato a un leader. Dopo le verifiche del caso, è stata confermata la negligenza del capogruppo, che non aveva svolto un lavoro pratico. Era davvero un falso capo ed è stato rimosso dal compito. A quella notizia, ho provato un senso di pace.

Quell’esperienza mi ha mostrato che Dio è giusto e che nella Sua casa regnano Cristo e la verità. Ognuno, qualunque sia la sua posizione o anzianità, deve sottomettersi alla verità e alle parole di Dio. Chi non pratica la verità non avrà posto nella casa di Dio e sarà eliminato. Solo chi è onesto, pratica le parole di Dio e agisce secondo principio è in linea con la Sua volontà e ottiene la Sua approvazione.

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