Come ci si trasforma dopo essere stati trattati

17 Gennaio 2023

Lo scorso marzo ho preso in carico il lavoro dei video della chiesa. Non comprendevo appieno molti principi, poiché quel dovere era una novità per me, quindi ero in ansia ogni singolo giorno, temevo di trascurare una fase importante di un progetto, causando ritardo nel lavoro. Pregavo costantemente e mi affidavo a Dio per il mio dovere, e ogni volta che incontravo un problema nel lavoro, ne discutevo e lo risolvevo immediatamente con i fratelli e le sorelle. Dopo un po’ che lavoravamo con tale impegno, siamo diventati più produttivi e siamo riusciti a diversificare i video. Gli altri fratelli e sorelle hanno detto che la qualità e l’efficacia della nostra produzione video stavano migliorando. Sentire quelle parole mi ha reso molto felice. Anche se non facevo quel lavoro da molto, stavamo ottenendo buoni risultati, quindi ho pensato che, fintanto che continuavamo in quel modo ogni giorno, sarebbe andata bene. Ma il mio atteggiamento verso il mio dovere gradualmente è cambiato. Non provavo lo stesso senso di urgenza di prima, e senza accorgermene, vivevo in uno stato di autocompiacimento. Poco dopo, la mia collaboratrice ha notato che il ritmo di produzione stava rallentando e i video mancavano di creatività, così mi ha cercato per discutere soluzioni a quei problemi. Ho pensato che stesse creando un problema dal nulla e l’ho ignorata, senza preoccuparmi minimamente. Ho continuato a sentirmi soddisfatto di me stesso e a lavorare senza entusiasmo.

Alcuni giorni dopo, quando ha controllato il nostro lavoro, la leader ha notato che la qualità e l’efficacia della nostra produzione video di recente erano peggiorate, così ha condiviso con noi. Ha chiesto: “Ci tenete alla vostra produttività? Dov’è la vostra dedizione? Avete paura di esaurirvi con un po’ di lavoro. Perché non ci mettete un po’ più di energia? La state tirando per le lunghe, siete indolenti e indisciplinati. State considerando la volontà di Dio? Svolgere il vostro dovere in questo modo è solo un prestare servizio Se non siete dediti al vostro servizio, alla fine potreste essere allontanati”. Sono rimasto sorpreso dalle sue critiche e mi sono sentito offeso. Era vero che i nostri video di recente non erano efficaci come al solito, ma erano comunque molto migliori di prima. Come poteva dire che non eravamo dediti? Che si trattava solo di servizio? Non stavamo tirando le cose per le lunghe di proposito, né eravamo pigri. Allo stesso tempo, ero consapevole che quella potatura avveniva col permesso di Dio, quindi sapevo di doverla affrontare con un cuore obbediente e indagatore, sebbene non riconoscessi il mio problema. Ho pregato Dio: “Dio, oggi sono stato criticato dalla leader, ma ancora non capisco dove ho sbagliato. Ti prego di aiutarmi a riflettere e acquisire consapevolezza di me, così da conoscere la Tua volontà e imparare una lezione da tutto questo”. Dopo aver pregato, mi sono reso conto che, a prescindere da quali fossero le mie scuse oggettive, era vero che la nostra produzione video era rallentata e mancava di creatività. La leader non aveva criticato il nostro comportamento esteriore, ma si era riferita ai nostri stati scorretti e alle nostre attitudini verso il nostro dovere. Dovevo quindi osservare con attenzione il mio stato.

Dopodiché ho letto qualcosa nelle parole di Dio. “Le persone che credono davvero in Dio assolvono il loro dovere di buon grado, senza calcolare i loro profitti e le perdite. Che tu sia uno che persegue la verità o no, devi sempre contare sulla tua coscienza e ragionevolezza e lavorare veramente sodo quando assolvi il tuo dovere. Cosa significa lavorare veramente sodo? Se ti accontenti di fare uno sforzo simbolico e di sopportare un po’ di fatica fisica, ma non prendi affatto sul serio il tuo dovere e non ricerchi i princìpi della verità, allora la tua non è altro che negligenza e superficialità, non è compiere un vero sforzo. La chiave per compiere uno sforzo è metterci il cuore, temere Dio nel proprio cuore, tener conto della volontà di Dio, avere il terrore di disobbedire a Dio e di ferirLo, e sopportare qualsiasi difficoltà per compiere bene il proprio dovere e soddisfare Dio: se possiedi un cuore che ama Dio in questo modo, sarai in grado di compiere il tuo dovere adeguatamente. Se non hai timore di Dio nel cuore, allora non ti assumerai alcun fardello nel compimento del tuo dovere, non proverai verso di esso alcun interesse, e potrai solo essere negligente e superficiale, facendo le cose meccanicamente, senza produrre alcun risultato reale: questo non è compiere un dovere. Se hai una vera percezione del fardello e senti che compiere il tuo dovere è una tua responsabilità personale, che, se non lo fai, non sei degno di vivere e sei una bestia, e che solo se compi il tuo dovere in modo adeguato sei degno di essere definito umano e puoi affrontare la tua coscienza, se questo è il tipo di fardello che percepisci quando compi il tuo dovere, allora sarai in grado di fare tutto con coscienza, e di ricercare la verità e di agire secondo i princìpi; quindi, saprai svolgere il tuo dovere in maniera adeguata e soddisfare Dio. Se sei degno della missione che Dio ti ha affidato, di tutto ciò che Dio ha sacrificato per te e delle Sue aspettative nei tuoi confronti, allora questo è impegnarsi veramente. Capisci ora? Se fai tutto senza entusiasmo e non cerchi di ottenere dei risultati, allora sei un ipocrita, un lupo travestito da agnello. Puoi ingannare le persone, ma non puoi prenderti gioco di Dio. Se, quando fai il tuo dovere, non ci sono alcun prezzo concreto e alcuna lealtà, allora non è all’altezza dei requisiti. Se non ti dedichi veramente alla tua fede in Dio e allo svolgimento del tuo dovere; se fai sempre le cose in modo meccanico e sei frettoloso nelle tue azioni, come un miscredente che lavora per il suo capo; se ti limiti a fare uno sforzo di pura facciata, non usi il cervello, tiri alla meno peggio la fine di ogni giornata così come viene, non denunciando i problemi quando li vedi, notando un danno ed evitando di porvi rimedio, e accantonando indiscriminatamente tutto ciò che non va a tuo vantaggio, allora questo non è forse un guaio? Come potrebbe una persona così essere un membro della famiglia di Dio? Simili individui sono miscredenti; non appartengono alla casa di Dio. Dio non riconosce nessuno di loro. Dio tiene conto, così come ne sei bene a conoscenza anche tu, del fatto che tu sia sincero o no e se svolgi o meno il tuo dovere con tutto te stesso. Dunque, vi siete mai veramente dedicati allo svolgimento del vostro dovere? L’avete mai preso sul serio? L’avete trattato come una responsabilità, come un obbligo? Ve ne siete mai assunti la responsabilità? Dovete riflettere adeguatamente su tali questioni e arrivare a conoscerle; questo vi renderà facile affrontare i problemi che emergono nello svolgimento del vostro dovere, e gioverà al vostro ingresso nella vita. Se nello svolgimento del vostro dovere siete sempre irresponsabili, non riferite i problemi ai leader e ai lavoratori quando ne riscontrate, e non ricercate la verità per risolverli da soli, pensando sempre ‘meno problemi ci sono, meglio è’, se vivete sempre secondo filosofie mondane, se siete costantemente negligenti e superficiali nell’adempimento del vostro dovere, se non avete mai devozione e non accettate minimamente la verità quando venite potati e trattati: se svolgete il vostro dovere in questo modo, allora siete in pericolo; siete annoverati tra i servitori. I servitori non sono membri della casa di Dio ma dipendenti, lavoratori assunti. Quando il lavoro sarà concluso, essi verranno scacciati e cadranno naturalmente nei disastri. […] Il fatto è che Dio desidera nel Suo cuore di trattarvi come membri della Sua famiglia, eppure voi non accettate la verità e siete sempre negligenti, superficiali e irresponsabili nel compimento dei vostri doveri. Non vi pentite, a prescindere da come vi è comunicata la verità. Siete voi che vi siete posti fuori dalla casa di Dio. Dio vuole salvarvi e farvi diventare membri della Sua famiglia, ma voi non lo accettate. Voi, dunque, siete fuori dalla Sua casa, siete miscredenti. Chi non accetta la minima parte di verità non può che essere trattato come un miscredente. Siete voi che avete determinato il vostro risultato e la vostra posizione. Li avete stabiliti al di fuori della casa di Dio. Chi, oltre a voi, è da biasimare per questo?(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Per svolgere bene il proprio dovere, bisogna almeno possedere coscienza e ragione”). Dopo aver letto le parole di Dio ho provato vergogna. Dio dice che accettare di soffrire un po’ di disagi fisici non significa essere devoti al proprio dovere. Quello che conta è avere un fardello genuino e un senso di responsabilità verso il nostro dovere, trattare ogni singola cosa che facciamo come parte della nostra responsabilità, metterci tutte le nostre forze, così da ottenere buoni risultati nel nostro dovere. Coloro che portano un vero fardello non hanno bisogno di essere spronati, poiché hanno invece il proprio impulso interiore. Quando concludono i loro compiti quotidiani, riflettono su ciò che non è stato fatto bene, e su come potrebbero farlo meglio. Ecco come considerare la volontà di Dio ed essere degni di essere chiamati parte della casa di Dio. Ma i servitori non mettono il cuore nel loro dovere. Si accontentano di compiere sforzi superficiali, ma non portano un fardello nel cuore. Non riflettono mai su come compiere bene il proprio dovere e non provano un senso di inquietudine o urgenza quando compaiono dei problemi nel loro lavoro. Dicono che stanno compiendo un dovere, ma non pensano affatto alla volontà di Dio. Sono un po’ come i non credenti che fanno un lavoro, compiendo qualche sforzo in cambio di uno stipendio. Quel tipo di persona non compie un dovere per davvero; più che altro presta un servizio. Ciò non otterrà l’approvazione di Dio. Quando ho considerato il mio comportamento e atteggiamento verso il mio dovere, ho capito che ero proprio come un servitore. Da quando avevamo migliorato la produzione video, mi ero bloccato in uno stato di autocompiacimento. Credevo che, dopotutto, ci stavamo dando da fare, e che, fintanto che avessimo continuato allo stesso modo, senza fare grandi errori, stavamo compiendo il nostro dovere e andava bene così. Perciò, quando ho visto che i nostri video non erano molto creativi e seguivano il vecchio formato di sempre, non ero per niente preoccupato. All’apparenza stavo dedicando tutto il mio tempo al mio dovere, ma non portavo un vero fardello nel cuore. Pensavo che il fatto che fossimo più efficienti di prima rappresentasse un progresso, nonché un successo nel nostro dovere. Ho cominciato a sentirmi soddisfatto di me stesso e sono rimasto bloccato nella routine. Non ho mai pensato alla possibilità di fare di più o di migliorare i risultati, e di portare i progressi e l’efficacia a un livello superiore. Inoltre, non mi chiedevo se stessi seguendo i principi nel mio dovere, o quali dimenticanze o errori fossero presenti. Essenzialmente, stavo solo prestando un servizio. Ho letto nelle parole di Dio che chi non mette il cuore nel proprio dovere sta solo improvvisando e ingannando Dio. Analizzando tutti i miei comportamenti, ho capito di aver ingannato Dio e di mancare davvero di umanità. Solo dopo essere stato trattato ho capito che essere così negligente e irresponsabile nel mio dovere, trattandolo come farebbe un servitore ma allo stesso tempo desiderando l’approvazione di Dio, era veramente assurdo! Affrontando il mio dovere in quel modo, non solo rallentavo il lavoro della chiesa, ma anch’io non ero in grado di fare progressi. Se fosse andata avanti così per troppo tempo, sicuramente sarei stato scacciato. Quel pensiero mi ha davvero sconvolto, così ho pregato al cospetto di Dio, pronto a pentirmi, a cambiare quella mentalità errata e a fare bene il mio lavoro. Riflettendo, ho scoperto un’altra ragione di quel fallimento. Ero troppo testardo. Nel mio dovere, ero guidato dalla mia volontà invece che dalla ricerca dei giusti principi. Ho letto questo nelle parole di Dio: “Un dovere non è una tua faccenda privata; non lo stai compiendo per te stesso, non stai gestendo una tua operazione privata, non si tratta dei tuoi affari personali. Nella casa di Dio, qualunque cosa tu faccia, non lavori per la tua impresa; è l’opera della casa di Dio, è l’opera di Dio. Devi tenere sempre presente tale conoscenza e consapevolezza e dire: ‘Questa non è una faccenda privata; sto compiendo il mio dovere e facendo fronte alle mie responsabilità. Sto svolgendo l’opera della chiesa. È un compito che Dio mi ha affidato e lo sto facendo per Lui. È il mio dovere, non una mia faccenda privata’. Questa è la prima cosa che le persone dovrebbero capire. Se tratti il tuo dovere come un affare personale, non ricerchi i princìpi della verità nell’agire, e lo esegui in base alle tue motivazioni, alle tue opinioni e ai tuoi obiettivi personali, sarai piuttosto incline a commettere errori(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Qual è l’adeguato adempimento del proprio dovere?”). Nelle parole di Dio ho visto che compiere il proprio dovere non è una questione personale, ma un incarico da parte di Dio. Il proprio dovere deve essere svolto secondo le richieste di Dio e i principi della verità. Solo allora è in accordo con la volontà di Dio. Se tratti il tuo dovere come una questione personale, facendo quello che vuoi senza cercare affatto la volontà di Dio o i principi della verità, in realtà non stai compiendo il tuo dovere. Non importa quanto sembri operoso, quanto soffri e ti sacrifichi: Dio non approverà. Ho capito che quello era esattamente il modo in cui avevo compiuto il mio dovere. Sembrava che lavorassi come un mulo, ma facevo sempre tutto a modo mio, secondo le mie preferenze. Non mi attenevo rigorosamente ai principi. La casa di Dio ci ha detto ripetutamente che nella produzione dei video dobbiamo garantire l’efficacia, migliorando al contempo la qualità. All’inizio ero stato d’accordo, ma quando erano sorti problemi reali, avevo relegato quei principi in un angolo della mia mente e fatto le cose a modo mio. Quando la sorella mi ha fatto notare che la produzione era rallentata e stavamo usando il vecchio formato trito di sempre, non ci ho pensato un granché. Anche quando sono stato trattato non ho pensato di avere sbagliato, ma mi sono sentito offeso. Ero così insensibile e rigido e non conoscevo affatto me stesso. Mi bastava sapere in teoria cosa richiede la casa di Dio, ma al momento della pratica sono andato contro quei principi e ho fatto le cose a modo mio, finendo per ostacolare il lavoro dei video. È lì che ho capito di avere un problema grave. La critica della leader nei miei confronti era interamente rivolta a sostenere il lavoro della chiesa e a rispettare la volontà di Dio. Mi meritavo quella critica. Era dovuta al fatto che prendevo il mio dovere alla leggera, facevo quello che volevo e infrangevo i principi. L’intento della leader era farmi riconoscere i miei errori e svolgere il mio dovere in accordo coi principi in futuro. Quando me ne sono reso conto, ho capito che l’essere trattato rappresentava in realtà l’amore e la protezione di Dio.

In seguito, ho scoperto un percorso di pratica nelle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Oggi ci sono alcuni che hanno cominciato a essere assidui nello svolgimento del proprio dovere, a pensare a come compiere adeguatamente il dovere di un essere creato per soddisfare il cuore di Dio. Non sono negativi e pigri, non aspettano passivamente che il Supremo impartisca ordini, ma prendono l’iniziativa. In base al rendimento del vostro dovere, siete un po’ più efficienti di prima e, sebbene sia ancora al di sotto dei requisiti, c’è stata una piccola crescita, il che è positivo. Ma non dovete accontentarvi dello status quo, dovete continuare a ricercare, a crescere: solo così potrete svolgere meglio il vostro dovere e raggiungere un livello accettabile. Tuttavia alcuni, quando compiono il loro dovere, non si impegnano mai al massimo, si sforzano solo per un 50-60% e si accontentano finché non hanno finito di fare quel che stanno facendo. Non riescono mai a mantenere uno stato di normalità: quando non c’è nessuno che li sorvegli o che offra loro sostegno, rallentano il ritmo e si perdono d’animo; quando qualcuno condivide con loro la verità, si rianimano; ma, se la verità non viene condivisa con loro per un certo periodo di tempo, diventano indifferenti. Qual è il problema se alternano di continuo l’uno e l’altro stato in questo modo? Così si comportano tutte le persone che non hanno guadagnato la verità, vivono di passione, una passione che è incredibilmente difficile da mantenere: ci deve essere qualcuno a predicare e tenere condivisioni con loro ogni giorno; quando non c’è più nessuno che li irrighi, li nutra e li sostenga, i loro cuori si raffreddano di nuovo e rallentano nuovamente il ritmo. E, Quando i loro cuori mollano la presa, essi sono meno efficienti nel dovere; se lavorano di più, l’efficienza aumenta, diventano più produttivi nello svolgimento del proprio dovere e ottengono di più. […] In realtà, Dio non chiede nulla agli uomini che essi non siano in grado di fare; fintanto che lasciate spazio alla vostra coscienza e siete in grado di seguirla nel compiere il vostro dovere, allora vi risulterà facile accettare la verità; e, se siete in grado di accettare la verità, saprete compiere il vostro dovere in modo adeguato. Dovete pensare in questo modo: ‘In questi anni, credendo in Dio e nutrendomi delle Sue parole, ho guadagnato moltissimo, ed Egli mi ha concesso immense grazie e benedizioni. Vivo nelle mani di Dio, vivo sotto il Suo potere e dominio, ed è stato Lui a donarmi questo respiro; quindi, devo impegnare la mia mente e sforzarmi di compiere il mio dovere con tutto me stesso: questa è la chiave’. Le persone devono avere volontà; solo coloro che possiedono volontà possono veramente lottare per la verità, e solo una volta che hanno compreso la verità possono compiere il loro dovere in modo adeguato, soddisfare Dio e svergognare Satana. Se hai questo tipo di sincerità e non fai progetti nel tuo interesse, ma al solo scopo di guadagnare la verità e compiere adeguatamente il tuo dovere, allora l’adempimento del tuo dovere diventerà normale e rimarrà costante nel tempo; indipendentemente dalle circostanze che affronterai, sarai in grado di perseverare nel compimento del tuo dovere. Indipendentemente da chi o cosa possa fuorviarti o disturbarti, e che tu sia di buono o di cattivo umore, sarai comunque in grado di compiere il tuo dovere normalmente. In questo modo, Dio potrà avere un atteggiamento sereno nei tuoi confronti e lo Spirito Santo potrà illuminarti nella comprensione dei princìpi della verità e guidarti a entrare nella realtà della verità; di conseguenza, il rendimento del tuo dovere sarà sicuramente all’altezza dei requisiti. Fintanto che ti spenderai con sincerità per Dio, svolgerai il tuo dovere in modo concreto, e non agirai in modo subdolo né ricorrerai a tranelli, sarai accettabile agli occhi di Dio. Dio scruta le menti, i pensieri e le motivazioni delle persone. Se il tuo cuore brama la verità e sei in grado di ricercarla, Dio ti illuminerà e ti guiderà. Dio ti illuminerà in ogni questione, a patto che tu cerchi la verità. Farà sì che il tuo cuore si apra alla luce e ti concederà un percorso di pratica: l’adempimento del tuo dovere darà allora i suoi frutti. L’illuminazione di Dio è la Sua grazia ed è la Sua benedizione(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Nel credere in Dio, la cosa più importante è mettere in pratica e sperimentare le Sue parole”). Grazie alle parole di Dio ho imparato che, come minimo, bisogna affidarsi alla propria coscienza nello svolgimento del proprio dovere, e quando si incontra un problema, cercare in modo proattivo la volontà di Dio e i principi, fare tutto il possibile per seguire le richieste delle parole di Dio, così da ottenere la guida di Dio e raggiungere buoni risultati nel proprio dovere. Avere la possibilità di sovrintendere al lavoro dei video è stata una grazia di Dio. Avrei dovuto fare del mio meglio per il mio dovere, continuando a favorire i progressi e i risultati. Non avrei dovuto battere la fiacca nel lavoro, o essere così negligente. Quando me ne sono reso conto, mi sono recato al cospetto di Dio e ho pregato: “O Dio, ho visto che nel mio dovere tendo a seguire una routine prestabilita senza impegnarmi a progredire. Ti prego di guidarmi in modo che, a prescindere da quante difficoltà incontri, possa fare del mio meglio per compiere il mio dovere. Se ritardo di nuovo il progresso del nostro lavoro, Ti prego, puniscimi”. In seguito, ho discusso insieme ai fratelli e sorelle di come avevamo ritardato e svolto in modo insoddisfacente il nostro dovere, e abbiamo ideato un piano per ciascun video. Abbiamo anche cercato di trovare idee ben ponderate per la produzione. Con la collaborazione di tutti, i risultati della nostra produzione video sono palesemente migliorati rispetto a prima e abbiamo diversificato il nostro stile. Ero davvero grato a Dio per quel risultato. Oltre che essere felice, provavo anche un senso di colpa e mi biasimavo per il mio precedente atteggiamento verso il mio dovere. Solo allora mi sono reso conto di quanto grave, a confronto, fosse stata la mia negligenza nei confronti del mio dovere. Avevo agito senza fretta, tirandola per le lunghe, cercando solo di arrivare a fine giornata, eppure credevo di essere devoto. Non conoscevo affatto me stesso. Se in quell’occasione non fossi stato trattato, e avessi invece continuato a compiere il mio dovere con quell’atteggiamento superficiale e autocompiaciuto, chissà di quanto avrei ritardato il nostro lavoro. Ho sentito dal profondo del cuore che la critica della leader era giunta al momento giusto. A una riunione successiva ho letto questo nelle parole di Dio: “L’atteggiamento di Noè nei confronti degli ordini del Creatore fu di obbedienza. Egli non era incurante, e non c’era resistenza né indifferenza nel suo cuore. Al contrario, Noè cercò diligentemente di capire la volontà del Creatore registrando ogni dettaglio. Quando comprese la volontà pressante di Dio, decise di accelerare il passo, di portare a termine con grande sollecitudine quanto Dio gli aveva affidato. Che significava ‘con grande sollecitudine’? Significava portare a termine nel più breve tempo possibile un lavoro che in precedenza avrebbe richiesto un mese, concludendolo forse con tre o cinque giorni di anticipo rispetto alla tabella di marcia, senza andare mai a rilento né procrastinare minimamente, bensì portando avanti l’intero progetto nel miglior modo possibile. Naturalmente, nell’eseguire ogni lavoro, faceva del suo meglio per ridurre al minimo le perdite e gli errori e per non svolgere alcun lavoro in un modo che portasse a doverlo ripetere; e completava inoltre ogni compito e procedura nei tempi previsti e adeguatamente, garantendone la qualità. Questa era una vera e propria manifestazione del non andare mai a rilento. Qual era dunque il prerequisito per il suo non andare mai a rilento? (Aveva prestato ascolto agli ordini di Dio.) Sì, erano questi il prerequisito e il contesto per cui ci riuscì. Ora, perché Noè fu in grado di non andare mai a rilento? Secondo alcuni, Noè possedeva la vera obbedienza. Allora cos’è che possedeva che gli permise di giungere a tale vera obbedienza? (Aveva considerazione della volontà di Dio.) Giusto! Ecco che cosa vuol dire avere cuore! Chi ha cuore è in grado di avere considerazione della volontà di Dio; chi non ha cuore è un guscio vuoto, un buffone, non sa avere considerazione della volontà di Dio: ‘Non mi interessa quanto questo sia urgente per Dio, farò come voglio io; in ogni caso, non sono ozioso né indolente’. Questo tipo di atteggiamento, questo tipo di negatività, la totale mancanza di propositività: non si tratta di persone che hanno considerazione della volontà di Dio, né che capiscano come averne. In tal caso, possiedono forse vera fede? Decisamente no. Noè aveva considerazione della volontà di Dio, possedeva vera fede, e fu pertanto in grado di portare a termine l’incarico di Dio. Quindi, non basta semplicemente accettare l’incarico di Dio ed essere disposti a compiere qualche sforzo. È necessario anche avere considerazione della volontà di Dio, dare il massimo ed essere devoti, e questo richiede che le persone abbiano coscienza e senno; questo è ciò che bisogna avere e che era presente in Noè(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Terzo excursus – Come Noè e Abramo ascoltarono le parole di Dio e Gli obbedirono (Parte seconda)”). Anch’io mi sono commosso quando ho letto quel brano delle parole di Dio. Noè ha ascoltato Dio, ha compreso la Sua volontà e non ha trascurato minimamente il Suo incarico. Ho capito che Noè voleva rispettare la volontà di Dio e che, quando Dio gli ha ordinato di costruire l’arca, ha percepito l’urgenza della volontà di Dio e ha portato avanti il compito che Dio considerava più urgente. Con ciascuno dei compiti, ha fatto tutto ciò che era in suo potere per evitare ritardi, assicurandosi di fare il possibile per spingersi avanti. E in tutte le sue azioni, ha fatto del suo meglio per ridurre al minimo errori e perdite. L’atteggiamento di Noè verso il proprio dovere dimostra genuino rispetto per la volontà di Dio. L’esperienza di Noè mi ha davvero motivato. Mi ha anche aiutato a comprendere la volontà di Dio e mi ha dato un percorso di pratica. Dovevo essere come Noè e tener conto del fardello di Dio, elencare tutti i dettagli del mio lavoro, organizzarli adeguatamente e fare tutto il possibile per svolgere bene ciascun compito. Di fronte alle difficoltà nel mio lavoro, ho avuto la fede per superarle e non rimanervi bloccato, nella convinzione che, con Dio, nulla è impossibile. Così ho pregato e invocato Dio, chiedendoGli di darmi un fardello maggiore e di aiutarmi a svolgere bene il mio dovere. In seguito, abbiamo ricapitolato spesso il nostro lavoro, corretto alla svelta errori e sviste e collaborato nel nostro dovere. In tal modo la nostra efficienza è parecchio migliorata.

Una volta, dovevamo lavorare a un tipo di progetto di cui non avevamo alcuna esperienza e completarlo in pochissimo tempo. Ero un po’ nervoso. Quella volta, non sapevo se ce l’avremmo fatta. Non ho detto nulla, ma dentro mi sentivo in ansia. Mi sono accorto che stavo di nuovo considerando i miei interessi carnali, così ho recitato una preghiera: “Dio, il mio lavoro era così trascurato. Non mi dedicavo al mio dovere e ritardavo il nostro progresso nel lavoro. Ora che il nostro lavoro richiede che io soffra e mi sacrifichi, non posso di nuovo pensare solo alla mia comodità. Ti prego, dammi la determinazione necessaria a soffrire e a completare bene questo lavoro”. Dopo la preghiera mi sono sentito molto più calmo. Ero pronto a cambiare il mio atteggiamento e a svolgere bene il mio dovere. In seguito, ho imparato insieme agli altri le competenze necessarie per la produzione video, abbiamo discusso il progetto e rispettato i tempi di produzione previsti. E alla fine, abbiamo terminato il video. Ripensando a queste esperienze, ho capito che troppo spesso avevo improvvisato nel mio dovere ed ero stato viscido. Pur soffrendo un po’ nel mio dovere in quel periodo, ho provato una sensazione di pace meravigliosa. Alla nostra riunione di fine mese, tutti hanno condiviso sui loro guadagni ed esperienze recenti e sentivano davvero che senza essere trattati e senza la rivelazione delle parole di Dio, non ci saremmo accorti dei nostri difetti e della nostra corruzione e non avremmo compiuto alcun progresso, per quanto a lungo avessimo lavorato. È un enorme beneficio, sia per i nostri doveri, sia per il nostro ingresso nella vita.

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