Il rimorso dopo aver perso il mio dovere
di Kathleen, ItaliaSvolgo il mio dovere di attrice da anni. Nel maggio del 2022, i leader mi hanno chiesto di formarmi come regista e di...
Diamo il benvenuto a chi ricerca la manifestazione di Dio!
Il mio dovere nella chiesa era coltivare i lavoratori del Vangelo affinché testimoniassero. All’inizio, quando incontravo delle difficoltà, pregavo spesso e cercavo con i fratelli e le sorelle più esperti. Inoltre, mi equipaggiavo della verità in modo pratico e guardavo film e video del Vangelo. Dopo un po’ di tempo, avevo afferrato alcuni principi per la predicazione del Vangelo e il mio dovere stava dando i suoi frutti. Tra me e me pensavo: “Anche se non sono la migliore del gruppo, me la cavo meglio della maggior parte di loro. Se continuo così, sarà sufficiente”. Vivevo in uno stato di soddisfazione di me e autocompiacimento. Il supervisore ci ricordava ripetutamente di equipaggiarci maggiormente della verità. Diceva che era l’unico modo per risolvere le nozioni delle persone religiose e che, accontentandoci della situazione in cui ci trovavamo, non avremmo potuto ottenere buoni risultati nel nostro dovere. In superficie ero d’accordo, ma in cuor mio pensavo: “Per ottenere buoni risultati nel mio dovere, non solo dovrei equipaggiarmi di più della verità, ma anche cercare materiali pertinenti. Per le nozioni delle persone religiose che non riesco a risolvere, dovrei anche rivolgermi ad altri. Dovrei pagare un prezzo alto e spendere un sacco di energie mentali! Ho già imparato alcuni principi per predicare il Vangelo e ho ottenuto dei risultati nel mio dovere. Limitarmi a mantenere questo dovrebbe andare bene. È così stancante doversi spremere al massimo ogni giorno! Inoltre, la mia salute non è più la stessa da quando mi sono ammalata durante la pandemia. E se dovessi logorarmi per la stanchezza?” A questo pensiero, sono diventata ancora più riluttante a spendere energie mentali per equipaggiarmi della verità. Una volta, facendo il punto della situazione con i lavoratori del Vangelo, ho scoperto che non avevano condiviso al fine di risolvere le nozioni di un potenziale destinatario del Vangelo. Di conseguenza, quel potenziale destinatario del Vangelo aveva smesso di partecipare alle riunioni. In seguito, sono venuta a sapere che ciò era dovuto al fatto che i lavoratori non sapevano come risolvere le sue nozioni. Mi sono resa conto che c’erano ancora molte carenze nel loro modo di predicare il Vangelo e che avevano bisogno di più riunioni e condivisione. Poi, però, ho pensato che anche io avevo delle mancanze in questo campo. Per poter condividere con loro, avrei dovuto rivolgermi a fratelli e sorelle esperti, trovare dei materiali e guardare spezzoni di film pertinenti. Ci sarebbero voluti tanto tempo ed energie. Sarebbe stato estenuante! Così, mi sono limitata a trovare uno spezzone di film pertinente, l’ho inviato ai lavoratori del Vangelo e ho detto loro di risolvere la cosa da soli. Sapevo che i risultati sarebbero stati limitati, ma ho comunque rimandato la risoluzione del problema. In seguito, diversi altri potenziali destinatari del Vangelo hanno rifiutato di unirsi alla Chiesa a causa dello stesso tipo di nozioni. Durante una riunione di riepilogo del lavoro, il supervisore mi ha potata perché facevo il mio dovere in modo meccanico. Ha detto che mi accontentavo fintanto che restavo occupata e che non miravo a ottenere risultati. Per dirla in parole povere, agivo in modo superficiale e non ci mettevo il cuore. Sentirle dire queste cose mi ha trafitto il cuore. Subito il viso mi è andato a fuoco per la vergogna e avrei voluto che la terra mi inghiottisse. Ma in fondo sapevo che era la verità: ultimamente non stavo dando il massimo nel mio dovere e i risultati erano effettivamente calati. Dovevo accettarlo, rifletterci e conoscere me stessa. Mi è tornato in mente un inno delle parole di Dio che avevo sentito qualche giorno prima: “Anche se qualcosa non ti piace o ti fa soffrire o sfida e soffoca la tua dignità e il tuo orgoglio, fintanto che si tratta di qualcosa che dovresti sperimentare, qualcosa che Dio ha orchestrato e disposto per te, dovresti sottometterti, non puoi fare scelte” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (2)”). Le persone, gli eventi e le cose in cui mi imbatto ogni giorno hanno tutti il permesso di Dio. Dovrei accettarli da parte di Dio e impararne le lezioni. Così ho pregato: “Dio, so che questa potatura non mi è arrivata per caso, ma non capisco quale sia la Tua intenzione. Ti prego di guidarmi affinché io possa imparare la mia lezione”.
Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio e sono arrivata a capire il mio problema. Dio Onnipotente dice: “I falsi leader non svolgono un lavoro reale, ma sanno come agire da funzionari. Qual è la prima cosa che fanno, una volta diventati leader? È comprare il favore delle persone. Si comportano secondo l’approccio ‘i nuovi funzionari non vedono l’ora di farsi notare’: per prima cosa compiono alcune azioni per ingraziarsi le persone e gestiscono alcune cose che migliorino il benessere quotidiano di ciascuno. Prima di tutto cercano di fare buona impressione su di loro, di mostrare a tutti che sono in sintonia con la massa, in modo che tutti li lodino e dicano: ‘Questo leader si comporta nei nostri confronti come un genitore!’ Poi assumono ufficialmente il comando. Sentono che ora hanno il sostegno popolare e che la loro posizione è sicura; quindi iniziano a godere dei vantaggi del prestigio, come se fossero loro dovuti. I loro motti sono: ‘La vita è tutta incentrata sul mangiare e vestirsi bene’, ‘La vita è breve, quindi goditela finché puoi’ e ‘Oggi bevi il vino di oggi; di domani, preoccupatene domani’. Godono di ogni giorno così come viene, si divertono mentre possono e non pensano al futuro, né tanto meno hanno considerazione delle responsabilità che un leader dovrebbe assumersi e dei doveri che dovrebbe svolgere. Predicano alcune parole e dottrine e svolgono alcuni compiti per salvare le apparenze per pura routine, ma non svolgono alcun lavoro reale. Non stanno portando alla luce i problemi reali della chiesa e risolvendoli definitivamente, quindi che senso ha che svolgano compiti così superficiali? Non è forse ingannevole? Si possono affidare compiti importanti a dei falsi leader di questo tipo? Sono in linea con i principi e le condizioni della casa di Dio per la selezione di leader e lavoratori? (No.) Queste persone non hanno alcuna coscienza né ragione, sono prive di qualsiasi senso di responsabilità, eppure desiderano lo stesso assumere una posizione ufficiale, essere un leader nella chiesa: perché sono così spudorate? Alcune persone che hanno senso di responsabilità, se possiedono scarsa levatura, non possono essere leader, per non parlare di persone inutili che non hanno alcun senso di responsabilità; costoro sono ancora meno qualificati per il ruolo di leader. Quanto sono pigri questi falsi leader golosi e indolenti? Anche se rilevano un problema e sono consapevoli che si tratta di un problema, non lo prendono sul serio e lo ignorano. Costoro sono così irresponsabili! Per quanto siano buoni parlatori e sembrino avere un po’ di levatura, non sanno risolvere vari problemi nel lavoro della chiesa, portando così il lavoro a rallentare fino a fermarsi; i problemi continuano ad accumularsi, ma questi leader non se ne preoccupano e insistono nello svolgere alcuni compiti superficiali come una questione di routine. E qual è il risultato finale? Non gettano forse il lavoro della chiesa nello scompiglio, nel caos? Non creano forse disordine e mancanza di unità all’interno della chiesa? Questo è l’esito inevitabile” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (8)”). Dio smaschera che, appena eletti, i falsi leader sbrigano del lavoro per salvare le apparenze, al fine di guadagnarsi l’ammirazione delle persone e ingraziarsele. Raggiunto il loro obiettivo, iniziano a indulgere negli agi della carne, rivelandosi superficiali e agendo in modo meccanico nel proprio dovere. Perfino quando partecipano alle riunioni, non fanno altro che pronunciare parole e dottrine senza risolvere alcun problema reale. Questo fa precipitare il lavoro della chiesa nel caos e nessuna delle attività porta a dei risultati. Dio detesta in modo particolare i falsi leader. Ho ripensato a quando avevo appena iniziato con questo dovere: per guadagnarmi l’ammirazione di tutti, ero disposta a soffrire e a pagare un prezzo. Ma dopo un po’ di tempo, di fronte ad alcuni miglioramenti del lavoro, non mi andava più di spendere ulteriore fatica mentale né di sopportare altra stanchezza per equipaggiarmi della verità o per risolvere le difficoltà e i problemi incontrati dai fratelli e dalle sorelle nella predicazione del Vangelo. Al contrario, facevo tutto ciò che mi avrebbe risparmiato dei fastidi. A volte mi limitavo a inviare ai lavoratori del Vangelo lo spezzone di un film pertinente e lasciavo che fossero loro a risolvere da soli le nozioni dei potenziali destinatari del Vangelo. Ero proprio il tipo di falso leader di cui parla Dio, quello che fa del lavoro solo per salvare le apparenze. Vivevo secondo veleni satanici come “La vita è tutta incentrata sul mangiare e vestirsi bene”, “Oggi bevi il vino di oggi; di domani, preoccupatene domani” e “Trattati bene”. Credevo che nella vita le persone dovessero sapere come godersi la vita, vivere alla giornata e godersi l’attimo. Pensavo che soffrire tutti i giorni sarebbe stato un torto verso me stessa, che vivere in quel modo non ne valesse la pena. Controllata da questi pensieri e punti di vista, sono diventata decadente e degenerata, e molto incline alla soddisfazione di me e all’autocompiacimento. Volevo adagiarmi sui miei successi passati, per quanto piccoli, senza permettere alla mia carne di soffrire minimamente. Ho ripensato ai tempi della scuola. All’inizio ero disposta a pagare un certo prezzo per entrare in una buona università. Ma non appena i miei voti sono un po’ migliorati, mi sono accontentata. Non volevo più sforzarmi di studiare, così ho iniziato a dormire fino a tardi e a non fare i compiti con serietà. Alla fine, non sono nemmeno entrata in un’università normale. Dopo aver iniziato a credere in Dio, sono rimasta la stessa. Non appena il mio dovere mostrava dei risultati, smettevo di sforzarmi di fare progressi. Sentivo che le verità principi che avevo compreso erano sufficienti e, nel tempo libero, non avevo voglia di studiare di più. Quando i lavoratori del Vangelo incontravano difficoltà e problemi che andavano risolti, cercavo solo di liquidarli in fretta e agivo in modo superficiale ogni volta che potevo. Ero così pigra e scaltra, e vivevo senza alcuna integrità o dignità. Non ero altro che una buona a nulla! Ora i risultati del mio dovere stavano calando; questo era Dio che mi nascondeva il Suo volto. Se non avessi cambiato le cose, alla fine sarei stata rivelata ed eliminata. Dio mi aveva esaltata permettendomi di fare questo dovere. La Sua intenzione era che mi equipaggiassi maggiormente della verità e portassi più persone davanti a Lui. Questa era un’occasione per me di preparare buone azioni nel mio dovere. Ma non capivo cosa fosse bene per me e tenevo in considerazione solo la mia carne. Non assolvevo nemmeno le mie responsabilità più basilari. Stavo vivendo in modo così miserevole! Avrei solo voluto prendermi a schiaffi. Allora ho pregato Dio: “Dio, sono stata profondamente corrotta da Satana. Non voglio più vivere secondo i punti di vista satanici. Ti prego, guidami a ribellarmi alla mia carne”.
Dopodiché, ho cercato i materiali pertinenti e ho discusso con i lavoratori del Vangelo su come condividere passo dopo passo per risolvere le domande dei potenziali destinatari del Vangelo. Alla fine, le loro nozioni sono state risolte e hanno accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni. Collaborando in questo modo, ho provato pace e tranquillità nel cuore. Mi sembrava davvero di fare il mio dovere. Non solo i risultati del mio dovere sono migliorati, ma, cosa ancora più importante, cercando concretamente la verità per risolvere questi problemi, ho percepito la guida di Dio. Ho iniziato a capire come condividere su nozioni che prima non sapevo come risolvere.
In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio e ho acquisito una comprensione più chiara delle conseguenze del non sforzarsi di fare progressi nel proprio dovere. Dio Onnipotente dice: “Dio ti ha dato levatura sufficiente e condizioni superiori, permettendoti di vedere chiaramente alcune cose e di essere competente per questo lavoro. Ma tu non hai l’atteggiamento giusto verso il tuo dovere, sei privo di sincerità, tanto meno di devozione, e non vuoi fare del tuo meglio per svolgerlo bene. Questo è molto deludente per Dio. Quindi, se sei pigro e percepisci sempre come un fastidio il lavoro che ti viene assegnato e non vuoi svolgerlo, e dentro di te brontoli: ‘Perché viene chiesto a me di farlo e non a qualcun altro?’, allora questo è un pensiero sciocco. Quando un dovere ricade su di te, non è un evento sfortunato, è un onore ed è un’esaltazione da parte di Dio. Dovresti accettarlo con gioia e fare il dovere che dovresti fare; non ti sfinirà. Al contrario, se fai bene il tuo dovere, comprendi la verità e risolvi i problemi, ti sentirai in pace e centrato nel tuo cuore, e non avrai deluso Dio. Davanti a Dio, avrai fede e sarai in grado di comportarti a testa alta. Se non hai compiuto bene il tuo dovere e sei sempre superficiale, questa è una trasgressione e, anche se non hai causato alcuna perdita, questa trasgressione lascerà nel tuo cuore un rimpianto per tutta la vita. Questa trasgressione sarà come un buco nero senza fondo; ogni volta che ci penserai, proverai dolore e disagio, un’agonia che trafigge il cuore. Non solo non avrai pace né gioia ma, al contrario, il dolore del rimorso e il tormento ti accompagneranno per tutta la vita e non potranno mai essere cancellati. Questo non è forse un rimpianto eterno? Mentre dal punto di vista di Dio? Dio usa le verità principi per definire tale questione, perciò la natura di ciò è molto più grave di quanto tu percepisca. […] Alcuni sembrano avere sottomissione nell’assolvimento del loro dovere, facendo tutto ciò che il Supremo dispone. Ma quando viene chiesto loro: ‘Svolgi il tuo dovere in modo superficiale? Lo svolgi in linea con i principi?’, non riescono a dare una risposta precisa e si limitano a dire: ‘Faccio come il Supremo mi istruisce e non oso scatenarmi compiendo misfatti’. Quando si chiede loro se abbiano adempiuto alle loro responsabilità, rispondono: ‘Beh, faccio quello che sono tenuto a fare’. Hanno sempre questo tipo di atteggiamento nel fare il loro dovere, senza fretta e con indifferenza. Sebbene non siano sorti problemi evidenti, se misurato in base alle verità principi, il loro svolgimento del dovere è inefficiente e non all’altezza degli standard. Ma a loro non importa. Continuano ad agire nello stesso modo superficiale in cui agivano in passato e a essere altrettanto passivi quando si tratta di cose che dovrebbero prendere l’iniziativa di fare: non sono cambiati affatto. Non sono forse sfacciatamente testardi? Mantengono sempre questo atteggiamento: ‘Tu potrai anche avere mille piani brillanti, ma io ho le mie regole. Sono semplicemente fatto così. Vediamo cosa riesci a farmi. Questo è il mio atteggiamento!’ Non hanno fatto nulla di immensamente infido o malvagio, ma hanno anche compiuto poche buone azioni. Quale cammino diresti che stanno percorrendo? Questo tipo di atteggiamento nei confronti della fede in Dio e del proprio dovere è buono? (No.) Nel libro dell’Apocalisse contenuto nella Bibbia, Dio dice questo: ‘Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo Io ti vomiterò dalla Mia bocca’ (Apocalisse 3:16). Essere tiepidi, né freddi né caldi, è un atteggiamento positivo? (No.) Questo tipo di individuo ha inoltre in mente la propria serie di calcoli: ‘Fintanto che non compio il male e non intralcio il lavoro della chiesa nello svolgimento del mio dovere, non sarò condannato. Se fare bene il mio dovere è troppo faticoso e richiede troppa sofferenza, non lo farò. Non mi stancherò, ma nemmeno commetterò errori gravi. In questo modo non sarò allontanato né eliminato, e sono comunque molto meglio di coloro che non fanno un dovere. Quindi rimango tiepido, né freddo né caldo. Qualsiasi cosa tu mi chieda di fare, la farò. Se invece non mi dici di fare qualcosa, non interverrò. In questo modo non mi stancherò e, inoltre, le persone non potranno trovare difetti in me. È un approccio fantastico!’ Questo è un buon modo di comportarsi? (No.) Sai che non è buono, quindi come dovrebbe cambiare la tua pratica? Se non cerchi mai di percorrere il cammino del perseguimento della verità e persisti ancora nel vivere secondo le filosofie di Satana, allora sei destinato a non avere speranza di raggiungere la salvezza” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (11)”). Dopo aver letto le parole di Dio e, in particolar modo, le parole “Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo Io ti vomiterò dalla Mia bocca”, “allora sei destinato a non avere speranza di raggiungere la salvezza”, il cuore mi faceva male come se fosse trafitto da aghi. Ho percepito che l’indole di Dio non tollera offesa. Se non diamo attivamente il massimo nel nostro dovere e, invece, ci tiriamo sempre indietro, rifiutandoci di compiere degli sforzi quando si deve pagare un prezzo e tenendo sempre in considerazione la nostra carne, allora non siamo sinceri e non stiamo facendo un lavoro reale. Questo può solo danneggiare il lavoro e lasciarci con delle trasgressioni davanti a Dio. Questo equivale a compiere il male! Se non mi pento, non c’è alcuna speranza di salvezza. Pensare al mio atteggiamento verso il dovere in quel periodo mi rendeva inquieta. Avevo sempre paura di soffrire e di stancarmi, perciò non mi concentravo sull’equipaggiarmi delle verità principi. Mi limitavo ad adagiarmi su ciò che avevo fatto in precedenza, accontentandomi di qualsiasi risultato ottenessi. Sebbene fosse comodo per la mia carne, i risultati del mio dovere calavano. I lavoratori del Vangelo che stavo coltivando non facevano alcun progresso e molti potenziali destinatari del Vangelo non sono potuti giungere davanti a Dio in modo tempestivo. I danni che ho causato al lavoro sono qualcosa a cui non potrò mai rimediare. Ogni volta che ci penso, mi fa male il cuore. Ma questa trasgressione è già stata commessa e non può essere cancellata. In passato pensavo che, finché il mio dovere avesse dato dei risultati e non avessi causato alcun intralcio o disturbo, avrei potuto farlo senza sfinire la mia carne, ottenendo comunque delle benedizioni alla fine. Cercavo di ottenere una grande ricompensa pagando un piccolo prezzo, prendendo delle scorciatoie. Ero così viscida e propensa all’inganno: ero una di quelle persone spudoratamente ostinate di cui parla Dio. Dio sottopone a scrutinio il profondo del cuore umano. Quando le persone non danno il massimo o non sono sincere nel loro dovere, non stanno preparando buone azioni, ma stanno invece accumulando l’ira di Dio e compiendo azioni malvagie. Alla fine, saranno solo detestate ed eliminate da Dio. Ero terrorizzata a questo pensiero, così mi sono affrettata a pregare: “Dio, sono stata così viscida e propensa all’inganno, e così superficiale nel mio dovere. Non voglio andare avanti così. Sono disposta a pentirmi. Ti prego, guidami a trovare un cammino di pratica”.
In seguito, durante le mie devozioni spirituali, ho ascoltato un inno delle parole di Dio e sono arrivata a comprendere il valore e il significato della vita umana.
Solo compiendo bene il tuo dovere puoi vivere il valore della vita umana
1 In cosa risiede il valore della vita di un individuo? Da una parte, si tratta di compiere bene il dovere di un essere creato. Inoltre, durante la tua vita, devi compiere la tua missione; questa è la cosa più importante. Non parleremo di portare a termine una missione, un dovere o una responsabilità grandiosi, ma dovresti almeno realizzare qualcosa. Nella vita di una persona, dopo aver trovato il suo posto, questa rimane saldamente nella sua posizione, la mantiene, spende tutto il sangue del suo cuore e tutta la sua energia, fa bene e porta a termine il lavoro che le spetta compiere. Quando alla fine si presenta davanti a Dio per rendere conto, si sente relativamente soddisfatta, senza alcun senso di colpa o rimpianto nel cuore. Si sente confortata e sente di aver guadagnato qualcosa, di aver vissuto una vita di valore.
2 Quindi, per vivere una vita di valore e ottenere alla fine questo tipo di raccolto, vale la pena subire un minimo di sofferenza fisica e pagare un minimo prezzo, anche se per lo sfinimento ci si ammala o si hanno dei problemi di salute. Quando si viene al mondo, non è per il piacere della carne, né per mangiare, bere e divertirsi. Non si dovrebbe vivere per queste cose; questo non è il valore della vita umana e non è la retta via. Il valore della vita umana e la retta via da seguire si trovano nel realizzare qualcosa di valore e nel compiere uno o svariati lavori di valore. Questa non si può chiamare una carriera; si tratta della retta via e anche del giusto compito. Per una persona vale la pena pagare qualsiasi prezzo per portare a termine un lavoro di valore, vivere una vita significativa e di valore, e perseguire e guadagnare la verità.
3 Se veramente desideri perseguire la comprensione della verità, intraprendere la retta via nella vita, compiere bene il tuo dovere e vivere una vita ricca di valore e di significato, allora non dovrai esitare a dedicare tutta la tua energia, a pagare ogni prezzo e a investire tutto il tuo tempo e tutti i tuoi giorni. Se durante questo periodo ti capiterà di ammalarti un po’, non avrà importanza: non ti schiaccerà. Una vita di questo tipo non è forse di gran lunga superiore a una di agio, libertà e ozio, di cura del corpo fisico al fine di renderlo ben nutrito e sano e, infine, di raggiungimento della longevità? Quale di queste due opzioni è una vita di valore? Quale può arrecare conforto e assenza di rimpianto a coloro che si trovano alla fine ad affrontare la morte? Vivere una vita significativa vuol dire che avrai guadagnato la verità; in cuor tuo sarai confortato e proverai gioia.
La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (6)”
Dopo aver ascoltato l’inno, ero molto commossa. Ho capito che, in quanto essere creato, solo compiendo il mio dovere posso trovare vera pace e tranquillità nello spirito. È l’unico modo di vivere che abbia significato e valore. Indulgere negli agi della carne fa stare bene sul momento, ma dopo ci si sente solo vuoti: è completamente privo di significato. Ho ripensato a come non avessi impiegato alcuna energia mentale nel mio dovere; a come avessi paura di soffrire e di stancarmi e mi rifiutassi di fare uno sforzo per risolvere i problemi. Di conseguenza, mi sentivo spesso a disagio, la coscienza mi accusava e lo Spirito Santo mi nascondeva il Suo volto. Non riuscivo a percepire la presenza di Dio e il mio spirito era avvolto nell’oscurità e nel dolore. Dio mi ha esaltata affidandomi questo dovere. Dovrei fare tutto ciò che è in mio potere per ottenere buoni risultati. Ho pensato a Noè che costruiva l’arca. Aveva affrontato molte difficoltà, dovendo subire anche l’incomprensione della sua famiglia, oltre al ridicolo e alle calunnie degli altri. Sebbene la sua carne fosse stanca e sfinita e in cuor suo si sentisse debole, pensando al fatto che quello era un incarico da parte di Dio, sapeva di dover perseverare indipendentemente dalla sofferenza o dalla difficoltà, e così lo ha fatto con tutto il suo cuore e le sue forze. Alla fine, ha completato l’arca, adempiendo l’incarico ricevuto da Dio. Non posso paragonarmi a Noè, ma se riuscissi a fare tutto ciò che è in mio potere per riportare le pecore di Dio nella Sua casa affinché possano ricevere la Sua grazia salvifica, che cosa significativa sarebbe!
In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio e ho trovato un cammino di pratica. Dio dice: “Se possiedi davvero una certa levatura, se hai davvero padronanza delle competenze professionali nell’ambito delle tue responsabilità e se non sei un estraneo nella tua professione, ti basterà attenerti a una singola frase, e sarai in grado di essere leale al tuo dovere. Quale frase? ‘Mettici il cuore’. Se metti il cuore nelle cose e nelle persone, sarai in grado di essere leale e responsabile nel tuo dovere. È facile mettere in pratica questa frase? Come si fa a metterla in pratica? Non significa usare le orecchie per ascoltare, né la mente per pensare, ma significa usare il cuore. Se una persona riesce davvero a metterci il cuore, quando i suoi occhi vedono qualcuno fare qualcosa, agire in un certo modo, o avere un certo tipo di risposta a qualcosa, o quando le sue orecchie odono opinioni o argomentazioni di altre persone, usando il cuore per riflettere e ponderare su queste cose, fa sì che nella sua mente scaturiscano alcune idee, punti di vista e atteggiamenti. Tali idee, punti di vista e atteggiamenti le faranno avere una comprensione profonda, specifica e corretta di quella persona o cosa e, allo stesso tempo, daranno origine a giudizi e principi adeguati e corretti. Solo quando una persona ha queste manifestazioni di usare il proprio cuore significa che è leale verso il suo dovere” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (7)”). In realtà, Dio non chiede molto all’uomo. Ciò che Egli vuole è il nostro cuore sincero. Finché ci mettono il cuore, le persone possono scoprire i problemi che esistono nel loro dovere; cercando e riflettendo su di essi, possono trovare il modo per risolverli e i risultati del loro lavoro miglioreranno in modo naturale. Ma se le persone non ci mettono il cuore, non noteranno nemmeno i problemi che hanno proprio sotto il naso. Pur tenendo gli occhi aperti, non vedranno nulla e i risultati del loro dovere non faranno che peggiorare. Mettere il cuore nel proprio dovere è davvero fondamentale! Ho ripensato a quante mancanze avessi agli inizi di questo dovere. Però pregavo spesso, affidando le mie difficoltà a Dio e guardando a Lui. Attraverso la guida di Dio, ho lentamente afferrato alcuni principi per fare il mio dovere e il lavoro ha iniziato a dare dei risultati. Ma quando mi sono accontentata della situazione e sono diventata superficiale, senza risolvere i problemi che scoprivo, i risultati del mio dovere hanno continuato a calare. Alla fine, potevo solo restare a guardare mentre un potenziale destinatario del Vangelo dopo l’altro andava perduto. Ho capito che non mettere il cuore nel mio dovere danneggia davvero sia gli altri che me stessa!
Da quel momento in poi, ho iniziato ad appuntare i problemi del mio lavoro uno a uno e ci ho messo il cuore nel rifletterci su. Se si trattava di un problema legato all’atteggiamento di un lavoratore del Vangelo verso il suo dovere, cercavo le relative parole di Dio per condividere su di esse con lui. Se bisognava risolvere le nozioni di un potenziale destinatario del Vangelo, cercavo i materiali pertinenti. Se c’era qualcosa che non capivo, chiedevo ai miei fratelli e alle mie sorelle, quindi condividevo con i lavoratori del Vangelo per discutere su come affrontare le loro nozioni. Praticando in questo modo, provavo molta tranquillità nel cuore. Sebbene sul momento subire questa potatura fosse stato imbarazzante, mi ha spinta a giungere davanti a Dio e a riflettere sul mio atteggiamento nei confronti del mio dovere. Mangiando e bevendo le parole di Dio, ho acquisito una certa comprensione della causa della mia indulgenza verso la carne e ho imparato che solo compiendo bene il proprio dovere si possono trovare vera pace e gioia. Grazie a Dio!
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