L’App della Chiesa di Dio Onnipotente

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Svegliarsi tra le sofferenze e le difficoltà

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La vera esperienza di persecuzione di un cristiano di 17 anni

di Wang Tao, provincia dello Shandong

Sono un cristiano della Chiesa di Dio Onnipotente. Sono stato il più fortunato di tutti i miei coetanei, perché all’età di otto anni ho seguito i miei genitori nell’accettare l’opera di Dio Onnipotente negli ultimi giorni. Anche se allora ero piccolo, ero felice di credere in Dio e di leggerNe la parola. Continuando a leggere la parola di Dio e a entrare in comunione con membri della chiesa più anziani di me, dopo diversi anni sono giunto a comprendere parte della verità. In particolare, quando vedevo i miei fratelli e le mie sorelle che ricercavano tutti la verità e si davano da fare per essere persone oneste e notavo che tutti andavano pacificamente d’accordo, sentivo che quelli erano i giorni più felici e gioiosi. Qualche tempo dopo, ho sentito in un sermone: “Nella Cina continentale credere in Dio, ricercare la verità e seguire Dio significa davvero mettere a rischio la propria vita. Questa non è un’esagerazione” (“Domande e risposte” in “Sermoni e comunicazioni sull’ingresso nella vita III”). A quel tempo non capivo cosa significasse ma, grazie alla comunione con i miei fratelli e con le mie sorelle, ho appreso che chi crede in Dio viene arrestato dalla polizia e che, dato che la Cina è una nazione atea, non c’è libertà di credo religioso. Tuttavia, a quel tempo non credevo a quelle parole. Pensavo che, essendo un ragazzino, anche se fossi stato arrestato la polizia non mi avrebbe fatto nulla. Questa convinzione è cambiata nel giorno in cui ho fatto esperienza di persona dell’arresto e delle persecuzioni da parte della polizia: ho finalmente visto con chiarezza che i poliziotti, cui avevo in precedenza guardato quasi fossero miei zii, erano in realtà un branco di demoni feroci!

Quando avevo 17 anni, la sera del 5 marzo 2009, io e un fratello più anziano di me stavamo tornando a casa dopo aver predicato il Vangelo, quando la nostra strada è stata improvvisamente bloccata da un veicolo della polizia. Cinque agenti sono immediatamente saltati fuori dall’auto e, senza nemmeno una parola di avvertimento, ci hanno strappato lo scooter elettrico come dei banditi, ci hanno spinti a terra e ci hanno ammanettati a forza. Ero confuso per quanto rapidamente il tutto era accaduto. Avevo spesso sentito i miei fratelli e le mie sorelle parlare di come chi credeva in Dio venisse arrestato, ma non avevo mai immaginato che sarebbe davvero accaduto a me quel giorno. Fui preso dal panico; il cuore mi batteva così forte che sembrava stesse per balzarmi fuori dal petto. Nel cuore, mi rivolgevo continuamente a Dio: “Dio Onnipotente! La polizia mi ha arrestato, e ho molta paura. Non so cosa fare né cos’abbiano in mente di farmi, quindi Ti prego di proteggere il mio cuore”. Dopo aver pregato, mi sono sentito molto più tranquillo. Pensavo che la polizia non avrebbe davvero fatto del male a un ragazzino come me, quindi non mi sentivo particolarmente nervoso. Ma la situazione non era nemmeno lontanamente semplice come mi aspettavo. Hanno usato il fatto di aver trovato su di noi dei libri che parlavano della fede in Dio come prova per portarci alla stazione di polizia.

Era l’inizio della primavera nella Cina settentrionale, e faceva ancora molto freddo: di notte, la temperatura scendeva a meno 3 o 4 gradi centigradi. Il capo della stazione di polizia ci ha tolto con la forza le giacche, le scarpe, addirittura le cinture, e ci ha fatti ammanettare per i polsi, stretti, dietro la schiena. Faceva molto male. Ha ordinato a diversi agenti di tenerci a terra, e poi siamo stati frustati al viso e al capo con cinghie di cuoio, il che mi ha immediatamente provocato un gran dolore alla testa: mi sentivo come se stesse per esplodere e, senza che lo volessi, le lacrime hanno cominciato a rigarmi il volto. In quel momento ero infuriato, perché lo slogan “Gestite i casi con civilità” era scritto a chiare lettere sulla parete, mentre ci trattavano come predoni o rapinatori selvaggi! Non c’era nessuna civiltà! Furioso, ho chiesto: “Che crimine abbiamo commesso? Perché ci avete arrestato e ci state picchiando?” Continuando a sferzarmi, uno di quei poliziotti crudeli ha detto, maligno: “Piccolo bastardo, non assumere quel tono con me! Siamo qui per catturare chi crede in Dio Onnipotente! Sei un ragazzo giovane, avresti potuto fare qualsiasi cosa: perché questo? Chi è il tuo leader? Dove hai preso quei libri? Rispondimi! Se non mi rispondi, ti ammazzo di botte!” Poi ho notato che il mio fratello più vecchio stringeva i denti rifiutandosi di pronunciare anche solo una parola, quindi ho fatto un giuramento tra me e me: “Anch’io mi rifiuto di essere un Giuda! Anche se mi picchiassero a morte, non parlerò! La mia vita è nelle mani di Dio, Satana e i suoi demoni non hanno nessun potere su di me”. Vedendo che nessuno di noi due parlava, il capo della stazione è andato su tutte le furie e ha urlato, puntando un dito verso di noi: “D’accordo: volete fare i duri? Non parlate? Date loro una bella lezione! Mostrate loro come stanno le cose e date loro un assaggio di cosa significa essere duri!” Quei poliziotti malvagi ci sono immediatamente saltati addosso, afferrandoci per il mento e colpendoci al viso con tanta forza che ho cominciato a vedere le stelle, mentre il mio volto bruciava di un dolore pungente. Sin da quando ero bambino ero stato coccolato dai miei genitori, che si erano presi cura di me: non avevo mai avuto esperienza di una violenza simile. Mi sentivo così umiliato che non ho potuto fare a meno di piangere, pensando: “Questi poliziotti sono così crudeli, e del tutto irragionevoli! A scuola, gli insegnanti ci hanno sempre detto di rivolgerci alla polizia se ci fossimo trovati nei guai. Dicevano che la polizia ‘è al servizio della gente’, che i poliziotti sono ‘eroi che proteggono la brava gente dalla violenza’, ma adesso, soltanto perché crediamo in Dio Onnipotente e seguiamo la retta via nella vita, ci arrestano senza motivo e ci picchiano senza pietà. Come possono costoro essere la ‘Polizia del Popolo’? Non sono che un branco di diavoli! Non c’è da stupirsi se c’è un sermone che dice: ‘Alcuni dicono che il gran dragone rosso è uno spirito malvagio, altri che è costituito da un branco di malvagi, ma quali sono la natura e l’essenza del gran dragone rosso? Quelle di un demone crudele. Sono un branco di demoni crudeli che resistono a Dio e Lo aggrediscono! Queste persone sono una manifestazione fisica di Satana, Satana incarnato, l’incarnazione di demoni malvagi! Queste persone non sono altro che Satana e demoni malvagi!’ (“Il vero significato dell’abbandono del gran dragone rosso per ricevere la salvezza” in “Sermoni e comunicazioni sull’ingresso nella vita III”). In passato, ingannato dalle loro menzogne, avevo creduto che i poliziotti fossero ‘brave persone’ che lavoravano per conto della gente normale. Non mi rendevo conto che si trattava di un’immagine falsa, ma ora finalmente vedo che in realtà sono un branco di demoni malvagi che resistono a Dio!” Non potevo fare a meno di cominciare a odiarli dal profondo del cuore. Quando il capo della stazione di polizia ha notato che continuavamo a non parlare, ha gridato: “Picchiateli per bene di nuovo!” Due dei suoi leccapiedi si sono precipitati su di noi. Ci hanno ordinato di sederci sul pavimento con le gambe tese, e poi ci hanno crudelmente preso a calci sulle gambe con la punta delle scarpe, oltre a salirci in piedi sulle gambe pestando il più forte possibile. Le gambe mi facevano tanto male che mi sentivo come se stessero per spezzarsi e non riuscivo a fare a meno di urlare, ma più urlavo più crudelmente mi picchiavano. Non avevo scelta se non sopportare il dolore mentre, nel cuore, mi rivolgevo a Dio Onnipotente: “Dio! Questi demoni sono troppo crudeli! Non ce la faccio più. Ti prego, dammi fede e proteggimi perché io non Ti tradisca”. Proprio in quell’istante, questo passo della parola di Dio mi è venuto in mente: “Dovresti sapere che tutto quello che si trova nell’ambiente circostante esiste perché Io l’ho permesso, Io l’ho disposto. Vedi con chiarezza e appaga il Mio cuore nell’ambiente che ti ho dato. Non temere, il Dio Onnipotente degli eserciti sarà certamente con te; Egli vi protegge ed è il vostro scudo” (Capitolo 26 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio sono state per me una fonte di grande fede e forza. Ho capito che le circostanze in cui mi ritrovavo si verificavano con il consenso del trono di Dio, e che quello era il momento in cui mi si richiedeva di restare saldo e di testimoniare Dio. Anche se ero giovane, avevo Dio che mi sosteneva con forza, quindi non avevo nulla da temere! Ero deciso a restare saldo e a testimoniare Dio, a non essere per nulla codardo e a non sottomettermi a Satana! Attraverso le istruzioni e la guida contenute nella parola di Dio, ho trovato la sicurezza e la determinazione per sopportare la sofferenza, per restare saldo e per testimoniare Dio.

Quella sera, dopo le 7, il capo della stazione di polizia è venuto di nuovo a interrogarmi. Mi ha ordinato di sedermi sul pavimento di cemento gelido con la chiara intenzione di congelarmi. Soltanto quando ho avuto tanto freddo da perdere la sensibilità alle gambe e tutto il mio corpo era scosso da tremori, ha ordinato ai suoi leccapiedi di sollevarmi e di appoggiarmi alla parete; dopodiché, spietato, mi ha rifilato scosse alle mani e al mento con il manganello elettrico. A causa delle scosse, le mani mi si sono riempite di vesciche e i denti mi si sono intorpiditi per il dolore: ancora oggi mi fanno male quando mastico. Ma nemmeno a quel punto per quel demonio, ancora pazzo di rabbia, è stato abbastanza, e ha cominciato a usare il manganello elettrico sulla parte inferiore del mio corpo. Quel tormento mi causava un dolore indicibile, e lui rideva a crepapelle. In quel momento ho odiato dal profondo quel demonio completamente privo di umanità. Ma, per quanto quei poliziotti crudeli mi interrogassero e mi torturassero, stringevo i denti e mi rifiutavo di parlare. Hanno continuato fino alle due o alle tre del mattino, e a quel punto il mio corpo era completamente intorpidito: non provavo nessuna sensazione fisica. Finalmente, stanchi di picchiarmi, mi hanno trascinato in una stanzetta dove mi hanno ammanettato al fratello che era stato arrestato insieme a me. Ci hanno ordinato di sederci sul pavimento gelido, poi due di loro hanno ricevuto l’incarico di tenerci d’occhio per assicurarsi che non dormissimo. Appena uno di noi due chiudeva gli occhi, ci prendevano a pugni e a calci. Più tardi ho sentito il bisogno di andare in bagno, ma quei poliziotti crudeli mi hanno urlato: “Pezzo di merda, finché non ci dici quello che vogliamo sapere non vai da nessuna parte! Pisciati nei pantaloni!” Alla fine non ce la facevo più a trattenermi, e sono stato costretto a liberarmi nei pantaloni. In quel gelo, i miei pantaloni imbottiti si sono completamente inzuppati di urina, causandomi tanto freddo che non riuscivo a smettere di tremare.

Dopo aver sopportato una simile tortura crudele da parte di quei diavoli, provavo dolore in tutto il corpo e non potevo fare a meno di cominciare a sentirmi debole e negativo: “Non so proprio che torture useranno su di me domani. Sarò capace di sopportarle?” Ma, in quel momento, il fratello più anziano, temendo che io non sarei stato in grado di sopportare la sofferenza e che mi sentissi negativo, mi ha sussurrato, preoccupato: “Tao, come ti senti con questi diavoli malvagi che oggi ci torturano così? Ti penti della tua fede in Dio Onnipotente e di aver compiuto il tuo dovere?” Ho risposto: “No, mi sento soltanto umiliato per il fatto che questi diavoli mi picchiano. Pensavo che non mi avrebbero fatto niente perché sono solo un ragazzino. Non avevo idea che sarebbero stati davvero disposti a uccidermi”. Il fratello più anziano ha tenuto una sincera condivisione con me: “Abbiamo intrapreso il percorso della fede in Dio e seguiamo la retta via nella vita grazie alla Sua guida, ma Satana non vuole che seguiamo Dio né che siamo completamente salvati. Qualunque cosa accada, dobbiamo rimanere saldi nella nostra fede. Non dobbiamo mai sottometterci a Satana, non possiamo spezzare il cuore di Dio”. Le parole di quel fratello mi hanno incoraggiato molto. Mi sono sentito consolato, e non ho potuto non pensare alle parole di Dio: “Che cos’è un vincitore? I bravi soldati di Cristo devono essere coraggiosi e contare su di Me per essere forti nello spirito; devono combattere per diventare guerrieri e dare battaglia a Satana fino alla morte” (Capitolo 12 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). In quel momento, ho capito la volontà di Dio e ho sentito forza nel mio cuore. Non mi sentivo più umiliato né infelice, ero invece disposto ad affrontare con coraggio quella prova. Per quanto Satana il diavolo mi potesse torturare, mi sarei affidato a Dio per sconfiggerlo; avrei dimostrato a Satana che tutti coloro che credono in Dio Onnipotente sono i Suoi soldati scelti, guerrieri indistruttibili fino alla fine.

Il mattino successivo, quei poliziotti malvagi mi hanno riportato nella sala degli interrogatori e quel diavolo del capo della stazione di polizia ha cercato di nuovo di estorcermi una confessione. Colpiva il tavolo puntandomi un dito dritto in faccia, e mi insultava dicendo: “Hai ripensato alla notte scorsa, ragazzino? Da quanto tempo credi in Dio Onnipotente? A quante persone hai predicato? Rispondi alle nostre domande, o proverai ancora più dolore!” Pensavo: “Non posso più avere paura di Satana. Devo essere un uomo e avere coraggio!” Quindi ho detto, risoluto: “Non so niente!” Il malvagio capo della stazione di polizia si è infuriato e ha gridato: “Ragazzino, vuoi morire? Perché, prima che avremo finito con te, ti ammazzerò, e allora sì che starai zitto!” Mentre gridava queste parole è corso verso di me, poi mi ha preso violentemente per i capelli e mi ha sbattuto la testa contro il muro. Hanno immediatamente cominciato a fischiarmi le orecchie, e il dolore era tanto forte che non ho potuto fare a meno di piangere; le lacrime mi scendevano lungo le guance. Finalmente, quando quei diavoli hanno capito che non avrebbero ottenuto da me ciò che desideravano, non hanno potuto fare altro che rimandarmi nella stanzetta. Poi hanno preso il fratello più anziano per interrogare lui. Poco dopo, l’ho sentito gridare di dolore: ero certo che gli avessero fatto qualcosa di terribile. Ero raggomitolato in quella stanzetta come un agnello circondato da lupi feroci, e mi sentivo impotente e affranto; mentre le lacrime mi rigavano il volto, pregavo Dio chiedendoGli di proteggere mio fratello da quei diavoli malvagi che cercavano con la tortura di costringerlo a confessare. Ci hanno interrogati così per tre giorni e tre notti, senza nemmeno darci un solo boccone di cibo né una goccia d’acqua. Avevo freddo e fame, ero stordito, la mia testa era gonfia e dolorante. Temendo di ucciderci, non hanno potuto fare altro che smettere di torturarci.

Dopo la tortura brutale e inumana da parte del Partito Comunista Cinese ho davvero sperimentato quanto avevo sentito in un sermone: “Nelle prigioni del gran dragone rosso, che tu sia un uomo o una donna, possono maltrattarti come preferiscono. Sono criminali, bestie. Maltrattano la gente come vogliono con manganelli elettrici, e ti fanno quello che più temi. Sotto il dominio del gran dragone rosso, le persone smettono di essere umane e sono persino meno che animali. Il gran dragone rosso è per l’appunto così crudele e disumano. Sono bestie, diavoli, completamente privi di senno. Non si può ragionare con loro, perché di ragione sono sprovvisti”. (“Il vero significato dell’abbandono del gran dragone rosso per ricevere la salvezza” in “Sermoni e comunicazioni sull’ingresso nella vita III”). In quel momento, ho finalmente visto con chiarezza l’essenza reazionaria del governo del PCC come nemico di Dio. È davvero una manifestazione di Satana, un demone che uccide senza nemmeno batter ciglio! Sono privi di morale e di scrupoli: non hanno risparmiato nemmeno me, un ragazzino minorenne. Sono più che pronti a uccidermi semplicemente perché credo in Dio e seguo la retta via nella vita. Non sono altro che mostri crudeli privi di principi, di etica e di umanità. Non nutrivo più nessuna falsa speranza riguardo al fatto che la polizia potesse avere pietà di me a causa della mia età: supplicavo solo Dio Onnipotente che mi proteggesse e mi guidasse nel prevalere sulla crudele tortura di Satana e di quei demoni, e pregavo di poter sopportare tutta quella sofferenza e di poter essere un forte testimone di Dio.

Nel pomeriggio del 9 marzo, quando i poliziotti malvagi si sono resi conto che davvero non avrebbero ottenuto nulla da noi, ci hanno preso le mani con la forza e ci hanno costretto a firmare false confessioni, accusandoci formalmente dei crimini di “ledere la legge nazionale, disturbare l’ordine sociale e sovvertire il potere dello stato”, poi ci hanno mandati al centro di detenzione. Appena arrivati lì ci hanno completamente rasato la testa, ci hanno tolto i vestiti di dosso e poi ce li hanno restituiti dopo averli praticamente fatti a striscioline. Non avevo più la cintura, quindi sono stato costretto a legare sacchetti di plastica per formare una corda affinché non mi cadessero i pantaloni. Nonostante fosse estremamente freddo, la polizia ha ordinato ad altri detenuti di lavarci versandoci in testa catini e catini di acqua fredda. Avevo tanto freddo che tremavo dalla testa ai piedi, e mi sembrava che il sangue mi si fosse ghiacciato nelle vene. Dopo quel trattamento, non ero nemmeno in grado di stare in piedi. I prigionieri detenuti in quel carcere erano tutti stupratori, ladri, rapinatori e assassini… Sembravano uno più malvagio dell’altro, e l’idea di essere intrappolato in quel luogo infernale con loro mi faceva tremare di paura. Di notte, dormivamo in più di trenta su un ripiano di cemento duro, e le coperte avevano un odore terribile, il che rendeva quasi impossibile dormire. I pasti che quei poliziotti malvagi ci davano non erano altro che un minuscolo panino al vapore e un po’ di poltiglia acquosa a base di mais, per nulla sufficiente a nutrirci, e durante la giornata eravamo sovraccarichi di lavoro fisico estenuante. Se non finivamo i compiti che ci erano stati assegnati per il giorno, ci punivano facendoci rimanere svegli per il turno di notte di guardia alle celle, il che significava che dovevamo restare in piedi per quattro ore e potevamo dormire solo per due. A volte ero tanto stanco che mi addormentavo in piedi. Quei poliziotti crudeli avevano anche detto al capo dei prigionieri della cella di cercare modi per tormentarmi, per esempio, assegnandomi lavoro oltre la mia quota di produzione o facendomi fare il turno di notte. Mi sentivo come se fossi sul punto di crollare. Ero stato tormentato e maltrattato così tante volte da quei demoni che mi sembrava di avere meno libertà di un cane randagio per la strada, e mangiavo anche peggio di un maiale o di un cane. Pensando a queste cose, mi mancavano terribilmente la mia casa e i miei genitori; sentivo che il centro di detenzione non era un posto in cui la gente potesse vivere. Non volevo restare lì dentro un istante di più. Non desideravo altro che andarmene immediatamente da quel luogo orribile. All’apice della mia disperazione e della mia debolezza, non potevo che pregare Dio con fervore, ed è stato a quel punto che le parole di Dio Onnipotente mi hanno illuminato dandomi una guida: “Non siate scoraggiati, non siate deboli, Mi rivelerò a te. La strada verso il Regno non è così agevole, nulla è così semplice! Desiderate ottenere facilmente le benedizioni, giusto? Oggi tutti avranno prove più amare da affrontare, altrimenti il vostro cuore amoroso di Me non si rafforzerà […] Quelli che condividono la Mia amarezza condivideranno di certo la Mia dolcezza. Queste sono la Mia promessa e la Mia benedizione per voi” (Capitolo 41 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio sono state una grande fonte di consolazione e di incoraggiamento. Mi hanno aiutato a comprendere che la sofferenza e le difficoltà che stavo sopportando erano una benedizione di Dio. Dio stava utilizzando quelle circostanze difficili per affinarmi e perfezionarmi, per rendermi una persona il cui amore e la cui lealtà nei confronti di Dio fossero degni della Sua promessa. Ripensando a come ero stato coccolato fin dall’infanzia e a come non ero mai stato in grado di sopportare la sofferenza o anche solo i più piccoli insulti, ho constato che, se volevo guadagnare la verità e la vita, era necessario che avessi la determinazione di sopportare la sofferenza, e avevo bisogno di una fede decisa. Senza l’esperienza di tale sofferenza, la corruzione in me non avrebbe mai potuto essere purificata. La mia sofferenza era senza dubbio una benedizione da parte di Dio e, quindi, avrei dovuto aver fede, collaborare con Dio e consentirGli di far agire la Sua verità in me. Una volta compresa la volontà di Dio, dentro di me si è innalzata spontaneamente una preghiera: “Dio! Non mi sento più debole e negativo. Resisterò con forza, mi affiderò con decisione a Te, combatterò Satana fino alla fine e cercherò di amarTi e di soddisfarTi. Ti chiedo di darmi fede e fortezza”. Nei giorni in cui ho subito maltrattamenti e umiliazioni nel centro di detenzione, ho pregato e mi sono affidato a Dio più che in qualunque altro momento da quando avevo guadagnato la fede in Dio Onnipotente; non ero mai stato tanto vicino a Lui. In quel periodo, il mio cuore non ha abbandonato Dio nemmeno per un istante, Lo sentivo sempre con me. Non importava quanto soffrissi, non mi sembrava nemmeno di soffrire, e comprendevo chiaramente che tutto ciò era Dio che Si occupava di me e mi proteggeva.

Un mattino, un mese più tardi, i secondini hanno improvvisamente convocato me e il mio fratello più anziano. Sentendomi chiamare ho provato una scarica di adrenalina, pensando che forse ci avrebbero rilasciati e che non avrei più dovuto soffrire in quell’inferno. La verità non avrebbe potuto essere più lontana da quello che speravo. Il capo della stazione di polizia ci accolse con un sorriso sinistro e con sentenze scritte, dicendo: “Voi due siete stati condannati a un anno di rieducazione tramite lavori forzati perché credete in Dio Onnipotente. Anche se non avete parlato, possiamo lo stesso condannarvi. Il Partito Comunista governa la nazione, nemmeno un’azione legale vi porterebbe da nessuna parte!” Vedere quanto era felice di fronte alla nostra disgrazia mi fece infuriare. Il governo del Partito Comunista Cinese non segue leggi né etica: oltre ad avere torturato crudelmente un ragazzino minorenne quale io ero, mi stava condannando in assenza di crimine! Io e l’altro fratello siamo stati portati al campo di lavoro della provincia quel giorno stesso. Durante i controlli sanitari, il medico ha scoperto che il mio fratello soffriva di pressione alta, problemi di cuore e altre patologie. Le guardie del campo di lavoro temevano di essere considerate responsabili se fosse morto nella loro struttura, quindi hanno rifiutato di accettarlo; la polizia non ha avuto altra scelta se non quella di riportarlo indietro, il che significava per me restare lì da solo. A quel punto ho cominciato a piangere, a piangere amaramente. Mi mancava casa mia, mi mancavano i miei genitori e, considerato che non avevo più il mio fratello con cui entrare in comunione, come avrei potuto farcela per un lungo anno? Nel mese precedente in cui ero stato tormentato e brutalmente maltrattato da quei demoni, ogni volta che mi ero sentito debole e negativo perché non riuscivo a sopportare la loro crudeltà, il mio fratello era entrato in comunione con me sulla parola di Dio per incoraggiarmi e confortarmi, aiutandomi a trovare la forza tramite la comprensione della volontà di Dio. In più, vedere la sua determinazione mi aveva dato la fede e la forza di combattere e sconfiggere quei demoni al suo fianco. Ma a quel punto mi ritrovavo a combattere quella battaglia da solo. Avrei potuto davvero resistere? … Più ci pensavo più mi sentivo infelice, e più la negatività, la solitudine, l’amarezza e l’umiliazione si radicavano nel mio cuore. Quando la mia infelicità mi ha spinto ai limiti della disperazione, mi sono rivolto con urgenza a Dio: “Dio! La mia levatura è troppo bassa. Come potrò sopportare una prova tanto enorme? Come riuscirò a sopravvivere a questo lungo anno di rieducazione tramite lavori forzati? Dio! Ti supplico di guidarmi e di aiutarmi, di darmi fede e forza…” Le lacrime mi rigavano il volto mentre piangevo in silenzio. Mentre pregavo, mi è tornata in mente, all’improvviso, l’esperienza di Giuseppe, venduto in Egitto a diciassette anni di età. Anche se era in Egitto da solo e lì ha sopportato umiliazione e sofferenza, non ha mai abbandonato il vero Dio né si è arreso a Satana. Anche se allora i demoni mi stavano facendo soffrire in prigione, questo accadeva con il consenso di Dio e, fintanto che mi fossi fidato davvero di Dio e mi fossi rifiutato di cedere a Satana, Dio avrebbe guidato anche me a sconfiggere Satana e ad abbandonare il covo dei demoni. In quel momento, ho ripensato di nuovo alle parole di Dio: “Non sminuirti perché sei giovane; devi offrirMi te stesso. Non vedo quale aspetto o quanti anni abbiano le persone. Vedo solo se Mi amano sinceramente oppure no, e se seguono la Mia via e se praticano la verità ignorando tutte le altre cose oppure no. Non preoccuparti di come saranno il domani o il futuro. Purché tu faccia affidamento su di Me per vivere ogni giorno, Io ti guiderò sicuramente” (Capitolo 28 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno riscaldato il cuore come il sole d’estate. Mi hanno consentito di capire che Dio non fa favoritismi per nessuno e che, anche se ero giovane, avrei sempre ricevuto la guida di Dio a patto di mantenere un cuore pieno di amore sincero per Lui e di continuare a vivere secondo le Sue parole. Ho ripensato a come, sin dal momento in cui ero stato arrestato, Dio era rimasto con me in ogni istante, aiutandomi a superare ogni difficoltà e rendendomi possibile resistere. Senza la presenza e la guida di Dio, come avrei potuto sopportare le percosse crudeli e le torture brutali da parte di quei demoni? Ero sopravvissuto a una tale avversità contando su Dio e stavo per affrontare un anno di rieducazione tramite lavori forzati, quindi perché mi mancava la fede? Non era Dio tutto ciò su cui dovevo fare affidamento? Dio era con me e mi avrebbe guidato in ogni istante, quindi perché sentirmi solo e spaventato? Quelle circostanze erano per me un’occasione per mettere in pratica un’esistenza indipendente e diventare maturo nella vita. Non potevo più considerarmi un ragazzino, né potevo sempre appoggiarmi ad altre persone invece di volgere lo sguardo a Dio. Dovevo crescere, affidarmi a Dio per seguire la mia strada, fiducioso che sarei senza dubbio stato in grado di proseguire lungo quella strada appoggiandomi a Dio. Satana non è mai in grado di sconfiggere le persone determinate a fidarsi di Dio e ad amarLo! Era giunto per me il tempo di avere il coraggio di un uomo e di consentire a Dio di guadagnare gloria attraverso le mie azioni. Una volta compresa la volontà di Dio, mi sono sentito come se ci fosse una forza potente che mi sosteneva, e nel profondo del cuore ero determinato ad affrontare la vita in prigione.

Quando le guardie del campo di lavoro hanno saputo che credevo in Dio Onnipotente, hanno cominciato a torturarmi deliberatamente. Mi hanno assegnato lavori fisici pesanti, facendomi trasportare sacchi pesanti oltre 50 chili dal terzo piano al primo, dalle cinque del mattino fino a dopo le undici di sera; se non finivo il lavoro assegnatomi, dovevo lavorare ancora fino a notte fonda. Non avevo mai svolto lavoro fisico prima e non riuscivo mai a mangiare a sufficienza al centro di detenzione, quindi ero sempre stremato. All’inizio non riuscivo neppure a sollevare i sacchi, ma poi, affidandomi pienamente a Dio, sono gradualmente diventato capace di alzarli. Il lavoro fisico pesante mi lasciava incredibilmente stremato ogni giorno, e mi facevano male i fianchi e le gambe. Spesso le guardie ordinavano agli altri detenuti di picchiarmi selvaggiamente, lasciandomi sovente coperto di ferite e lividi. Una volta hanno ordinato al capo dei prigionieri di picchiarmi perché ero tornato tardi dopo essere andato a prendere l’acqua. Durante il pestaggio mi si è perforato e rotto il timpano, che poi si è infettato facendomi diventare quasi sordo. Stringevo i denti, risentito al dover sopportare quel genere di abusi e di maltrattamenti, ma non avevo modo di oppormi. Ero infelice e risentito, ma non sapevo dove cercare rivalsa. Potevo soltanto presentarmi di fronte a Dio e condividere con Lui la mia infelicità nella preghiera. In quella prigione buia ho imparato a essere vicino a Dio, ad affidarmi a Lui e a guardare a Lui in ogni cosa; ciò che più di tutto, nella vita, mi dava gioia era pregare Dio per condividere i miei pensieri più intimi. Ogni volta che mi sentivo triste o debole, l’inno che più mi piaceva cantare era: “Sono determinato ad amare Dio”: “Oh Dio! Ho visto che la Tua giustizia e la Tua santità sono così amabili. Sono risoluto a perseguire la verità e ad amarTi. Vorrei che mi aprissi gli occhi dello spirito, che il Tuo Spirito mi toccasse il cuore, così da essere liberato da ogni passività dinanzi a Te, e svincolato da qualsiasi persona, questione o cosa; metto interamente a nudo il mio cuore davanti a Te, a tal punto che tutto il mio essere Ti è dedicato e Tu puoi mettermi alla prova a Tuo piacimento. In questo momento non penso affatto alle mie prospettive, né sono vincolato dalla morte. Servendomi del mio cuore che Ti ama desidero cercare il cammino della vita. Ogni cosa ed evento è nelle Tue mani, il mio destino è nelle Tue mani, e la mia stessa vita è controllata dalle Tue mani. Ora perseguo l’amore per Te, e sia che Tu lasci che Ti ami o meno, a prescindere da come Satana interferirà, sono deciso ad amarTi” (Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi). Cantando e cantando mi commuovevo fino alle lacrime, e farlo mi portava enorme consolazione e incoraggiamento nel cuore. Dio Onnipotente mi aveva aiutato e supportato ripetutamente, consentendomi di fare esperienza genuina del Suo vero amore nei miei confronti. Come una madre pietosa, Dio era di guardia al mio fianco, confortandomi e sostenendomi in ogni occasione, dandomi fede e forza e guidandomi in quell’anno che non riuscirò mai a dimenticare.

Dopo aver fatto esperienza dell’oscurità durante il periodo passato in prigione, sono diventato molto più maturo nella mia vita e ho anche guadagnato molta conoscenza della verità. Non ero più un ragazzino ingenuo e innocente. Sono state le parole di Dio Onnipotente a guidarmi ogni volta nel superare la tortura e i tormenti da parte della polizia malvagia, e ogni volta mi hanno consentito di riemergere dalla debolezza e dalla negatività, di sollevarmi e di essere forte. Mi hanno consentito di capire come prestare attenzione al cuore di Dio, come confortarlo, e anche come fidarmi di Dio ed essere forte, come testimoniare Dio e ripagarNe l’amore. Mi hanno anche permesso di vedere con chiarezza la brutalità e la crudeltà di Satana e dei suoi demoni, e anche la loro essenza malvagia e reazionaria di nemici di Dio. Mi hanno donato il discernimento riguardo alla falsa immagine della “Polizia del Popolo che ama la gente”. Non sono mai più stato ingannato dalle menzogne di Satana. La persecuzione e la sofferenza che ho sopportato non solo non sono riuscite a spezzarmi, ma sono diventate le fondamenta sulle quali mi baso per percorrere il mio cammino di fede. Sono grato a Dio Onnipotente per avermi condotto lungo questo percorso arduo e impervio e per avermi concesso di imparare a sopportare torture crudeli a una così giovane età. Attraverso quell’esperienza ho constatato l’onnipotenza e la sovranità di Dio, e che quella era la salvezza speciale di Dio per me! Ho sentito nel profondo che, in un mondo crudele governato dai demoni, soltanto Dio può salvare le persone, soltanto Dio può esserci di sostegno e aiutarci ogni volta che abbiamo bisogno di Lui, e che soltanto Dio ama davvero le persone. La persecuzione e le difficoltà che ho sopportato sono diventate per me un prezioso tesoro di crescita nella vita, e mi sono state di gran beneficio perché raggiungessi la piena salvezza. Anche se in quel periodo ho sofferto, quella sofferenza è stata incredibilmente piena di valore e di significato. È proprio come dice la parola di Dio: “Se sei disposto a trovarti in questo corso e godere di questo giudizio e di questa immensa salvezza, di questo amore e di tutta questa benedizione che non si trova altrove nel mondo degli uomini, allora è bene che rimani con umiltà nel corso per accettare l’opera di conquista cosicché tu possa essere perfezionato. Sebbene tu adesso stia patendo il dolore e l’affinamento a causa del giudizio, questa sofferenza ha senso e valore” (“La verità intrinseca dell’opera di conquista (4)” in “La Parola appare nella carne”).

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