L’App della Chiesa di Dio Onnipotente

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La forza vitale che non può mai spegnersi

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di Dong Mei, Provincia dello Henan

Sono una persona comune che ha vissuto una vita normale. Come molti che anelano alla luce, ho provato in tanti modi a cercare il vero significato dell’esistenza umana, così che la mia vita potesse avere più senso. Alla fine, tutti i miei sforzi sono stati inutili. Ma, dopo aver avuto la fortuna di accettare l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni, nella mia vita sono avvenuti dei cambiamenti miracolosi. L’opera ha dato più colore alla mia esistenza, e sono arrivata a capire che solo Dio è il vero Dispensatore di spirito e di vita per le persone, e che solo le Sue parole racchiudono il vero senso della vita umana. Ero lieta di aver finalmente trovato il giusto cammino nella vita. Un giorno, tuttavia, mentre adempivo al mio dovere, sono stata arrestata illegalmente e torturata in maniera brutale dal governo del PCC. Dopo di che, ho subito un’esperienza di vita che resterà impressa per sempre nel mio cammino esistenziale…

Un giorno di dicembre del 2011, verso le sette del mattino, stavo eseguendo l’inventario dei beni della Chiesa insieme a un’altra leader, quando, all’improvviso, dieci poliziotti hanno fatto irruzione dalla porta. Uno di questi agenti malvagi si è avventato su di noi, gridando: “Ferme dove siete!” Vedendo cosa stava succedendo, ho provato un senso di vertigine. Ho pensato: “È un vero guaio, la Chiesa perderà molti beni”. Poi, il perfido agente ci ha perquisite come se fossimo banditi che avevano compiuto una rapina. La polizia ha anche frugato in ogni stanza, mettendo tutto a soqquadro in breve tempo. Alla fine, ha trovato alcuni beni appartenenti alla Chiesa, tre carte di credito, ricevute di deposito, computer, cellulari ecc. Ha confiscato tutto, poi ha portato me, la leader e altre due sorelle alla stazione di polizia.

Nel pomeriggio, la polizia malvagia è arrivata con altre tre sorelle appena arrestate. Ci hanno chiuse tutte e sette in una stanza senza permetterci di parlare né di dormire quando è calata la notte. Vedendo le sorelle rinchiuse insieme a me e pensando a quanto denaro aveva perso la Chiesa, ero fuori di me dall’ansia. Non ho potuto fare altro che pregare Dio con fervore: “O Dio! Ora che mi trovo in questa situazione, non so cosa fare. Ti prego, proteggi e calma il mio cuore”. Dopo aver pregato, ho pensato alle parole di Dio: “Non abbiate timore, quando accadono cose simili nella Chiesa, tutto è permesso da Me. Levatevi e siate la Mia voce. Abbiate fede che ogni cosa e vicenda sono permesse dal Mio trono e tutto reca in sé le Mie intenzioni” (Capitolo 41 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). “Dovresti sapere che tutto quello che si trova nell’ambiente circostante esiste perché Io l’ho permesso, Io l’ho disposto. Vedi con chiarezza e appaga il Mio cuore nell’ambiente che ti ho dato” (Capitolo 26 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio hanno placato il panico nel mio cuore. Mi sono resa conto che quel giorno mi ero trovata in quella circostanza con il permesso di Dio, e che era giunto il momento in cui Egli mi stava chiedendo di testimoniarLo. Avendo compreso la Sua volontà, ho pregato così: “O Dio! Voglio obbedire alle tue orchestrazioni e disposizioni, e rimanere salda nel testimoniarTi, ma sono una persona di scarsa levatura e Ti chiedo di darmi fede e forza, e di proteggermi, così che non debba vacillare”.

Il mattino dopo, ci hanno separate per interrogarci. Uno dei poliziotti malvagi mi ha detto con aria fiera: “So che sei una leader della Chiesa. Sono cinque mesi che vi teniamo d’occhio…” Dopo averlo sentito descrivere nei dettagli tutto quel che avevano fatto per seguire ogni mia mossa, un brivido mi ha percorso la schiena. Ho pensato: “Il governo del PCC svolge un grande lavoro di preparazione al fine di arrestarci. Poiché sanno già che sono una leader della Chiesa, non c’è alcuna possibilità che mi rilascino”. Ho preso subito una decisione dinanzi a Dio: “Preferirei morire piuttosto che tradire Dio ed essere un giuda”. Constatato che non stavano ottenendo alcun risultato con il loro interrogatorio, hanno incaricato qualcuno di sorvegliarmi e impedirmi di dormire.

Durante il terzo giorno di interrogatorio, il capo della polizia malvagia ha acceso un computer e mi ha costretta a leggere del materiale che denigrava Dio. Poiché io sono rimasta impassibile, mi ha pressato da vicino con domande sulle finanze della Chiesa. Ho girato la testa dall’altra parte e l’ho ignorato. Questo l’ha fatto infuriare a tal punto che ha cominciato a imprecare. “Non importa se non parli. Possiamo trattenerti a tempo indeterminato, e torturarti tutte le volte che vogliamo”, ha minacciato con spietata asprezza. Nel bel mezzo di quella notte, i poliziotti hanno cominciato con le torture. Mi hanno tirato una mano sopra la spalla per poi strattonarmela verso il basso, poi mi hanno sollevato l’altra dietro la schiena. Facendo pressione con i piedi contro la mia schiena, mi hanno ammanettato insieme i polsi. Il dolore è stato talmente grande che ho gridato: sembrava che le ossa e la carne delle spalle stessero per strapparsi in mille pezzi. Sono finita in ginocchio, immobile, con la testa sul pavimento. Ho pensato che le mie grida li avrebbero convinti a essere meno spietati con me, invece mi hanno infilato una tazza da tè tra le mani ammanettate e la schiena, raddoppiando la mia sofferenza. Avevo la sensazione che le ossa del busto si fossero spezzate in due. Faceva così male che non osavo espirare e un sudore freddo mi colava lungo il viso. Proprio mentre sentivo che non avrei sopportato oltre quel tormento, uno dei perfidi poliziotti ha approfittato dell’occasione per dirmi: “Dicci solo un nome e ti rilasceremo subito”. In quel momento, ho chiesto a Dio di proteggere il mio cuore, ed ecco venirmi in mente un inno: “Dio incarnato soffre. Da uomo corrotto, quanto più dovrei soffrire io! Se dovessi cedere ai poteri oscuri, come potrei vedere Dio? Quando le Tue parole ricordo, sento nostalgia di Te. Quando vedo il Tuo volto, mi riempio di rimorso e di stima per Te. Come potrei abbandonarTi, in cerca della cosiddetta libertà? Sono pronto a soffrire per ripagare il cuore Tuo ferito” (“Aspettando la buona novella di Dio” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). “Sì”, ho pensato. “Cristo è il Dio santo e giusto. Si è fatto carne ed è venuto sulla terra per portare la salvezza all’umanità totalmente corrotta. Da qualche tempo, è perseguitato e ricercato dal governo del PCC ed è osteggiato e condannato dal genere umano. Dio non avrebbe mai dovuto soffrire in questo modo, ma Egli sopporta tutto questo in silenzio per salvarci”. Così, riflettendoci, ho capito che, in quel momento, stavo soffrendo per ottenere la salvezza: avrei dovuto assoggettarmi a questa sofferenza. Se avessi ceduto a Satana perché non riuscivo a sopportare il dolore, come avrei potuto presentarmi di nuovo a Dio? Questo pensiero mi ha dato forza, e mi sono sentita di nuovo salda. I poliziotti malvagi mi hanno tormentata per circa un’ora. Quando mi hanno tolto le manette, mi sono completamente afflosciata a terra. “Se non parli, ripeteremo il trattamento!” mi hanno urlato in faccia. Li ho guardati senza dire niente. Il mio cuore era colmo di odio per quegli agenti malvagi. Uno di loro si è fatto avanti per mettermi di nuovo le manette. Pensando al dolore straziante che avevo appena provato, ho continuato a pregare Dio nel mio cuore. Con mia grande sorpresa, quando il poliziotto ha cercato di tirarmi le braccia dietro la schiena, non è riuscito a muoverle, e non ho sentito nemmeno tanto dolore. Stava compiendo un tale sforzo che aveva la testa madida di sudore, eppure non riusciva a chiudere le manette. “Ne hai di forza!” ha sbuffato rabbioso. Sapevo che era Dio che Si stava prendendo cura di me, dandomi forza. Sia ringraziato Dio!

Arrivare all’alba non è stato facile. Mi sentivo ancora sconvolta se ripensavo al modo in cui quei perfidi poliziotti mi avevano torturata. Mi avevano anche minacciata dicendomi che, se non avessi parlato, mi avrebbero portata sulle montagne e giustiziata; poi, una volta arrestati altri credenti, avrebbero detto loro che avevo tradito la Chiesa: avrebbero denigrato il mio nome e fatto sì che gli altri fratelli e sorelle della Chiesa mi odiassero e mi rinnegassero. Immaginando tutto questo, il mio cuore è stato sommerso da ondate di sconforto e di impotenza. Mi sono sentita debole e insicura. Ho pensato: “È meglio che io muoia. Così non sarò un giuda e non tradirò Dio, e i miei fratelli e sorelle non mi rinnegheranno. Eviterò anche la sofferenza della tortura della carne”. Così ho aspettato che i perfidi agenti di sorveglianza non prestassero attenzione a me e ho battuto forte la testa contro il muro; ma è servito solo a stordirmi, non sono morta. In quel momento, le parole di Dio mi hanno illuminata dall’interno: “Quando altri ti fraintendono, puoi pregare Dio, dicendo: ‘O Dio! Non chiedo che gli altri mi tollerino o mi trattino bene, né che mi capiscano o mi approvino. Chiedo solo di poterTi amare nel mio cuore, di essere sicuro nel mio cuore e che la mia coscienza sia pulita. Non chiedo che altri mi lodino o mi tengano in grande stima; cerco solo di soddisfarTi dal mio cuore’” (“Solo tramite l’esperienza dell’affinamento l’uomo può veramente amare Dio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio hanno bandito la disperazione dal mio cuore. “Sì”, ho pensato. “Dio vede nel profondo del cuore di ognuno. Se la polizia mi accusa ingiustamente, anche se gli altri fratelli e sorelle fraintendono e mi rinnegano perché non sanno cosa sia realmente successo, confido che le intenzioni di Dio siano buone; Dio sta mettendo alla prova la mia fede e il mio amore per Lui, e io dovrei cercare di soddisfarLo”. Avendo compreso le scaltre macchinazioni del diavolo, ho provato un improvviso senso di imbarazzo e di vergogna. Ho capito che la mia fede in Dio era troppo scarsa. Non ero stata capace di rimanere salda dopo aver sofferto un po’, e avevo pensato di sfuggire e sottrarmi alle orchestrazioni di Dio attraverso la morte. Lo scopo della polizia malvagia nel minacciarmi in quel modo era indurmi ad abbandonare Dio. E, se non fosse stato per la protezione di Dio, sarei caduta nella sua subdola trappola. Mentre meditavo sulle parole di Dio, il mio cuore si è riempito di luce. Non volevo più morire ma vivere bene, e usare ciò che vivevo nella realtà per testimoniare Dio e disonorare Satana.

I due poliziotti malvagi addetti alla mia sorveglianza mi hanno chiesto perché avessi sbattuto la testa contro il muro. Ho detto che lo avevo fatto perché gli altri agenti mi avevano picchiata. “Noi teniamo molto alla disciplina. Non ti preoccupare, non permetterò che ti mettano ancora le mani addosso”, ha detto uno di loro con un sorriso. Sentendo le sue parole di conforto, ho pensato: “Questi due non sono cattivi. Dopo il mio arresto, sono stati abbastanza gentili con me”. Così, ho abbassato la guardia. In quel momento, però, mi sono balenate nel cuore le parole di Dio: “In ogni momento il Mio popolo dovrà restare in guardia contro le scaltre macchinazioni di Satana, proteggendo per Me la porta della Mia casa; […] il che vi impedirà di cadere nella trappola di Satana, quando sarà troppo tardi per recriminare” (Capitolo 3 di “Parole di Dio all’intero universo” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio sono state per me un tempestivo promemoria, mostrandomi che le scaltre macchinazioni del diavolo sono tante e che io dovrei stare sempre in guardia. Non immaginavo che avrebbero rivelato così presto la loro vera natura. Uno dei due agenti ha cominciato a denigrare Dio, mentre l’altro si è seduto accanto a me e ha preso a carezzarmi una gamba, sorridendomi con sguardo lascivo mentre mi faceva domande sulle finanze della Chiesa. La sera, vedendo che mi ero assopita, ha iniziato a palparmi il seno. Nel vederli rivelare il loro vero volto, mi sono sentita piena di indignazione. Solo allora ho capito che la cosiddetta “polizia del popolo” non era altro che una banda di bulli e teppisti. Erano davvero capaci di fare cose disgustose e spregevoli! Di conseguenza, potevo solo pregare con fervore Dio di proteggermi dal loro male.

Nei giorni successivi, quei perfidi poliziotti non solo mi hanno fatto minuziose domande sulla Chiesa, ma si sono alternati anche in turni di sorveglianza per impedirmi di prendere sonno. Poi, non ottenendo da me alcuna informazione, i due agenti che mi stavano interrogando si sono infuriati. Uno mi ha assalita prendendomi a schiaffi, colpendomi chissà quante volte. Il viso mi bruciava, ha cominciato a gonfiarsi e, alla fine, era talmente intorpidito che non sentivo più nulla. Poiché le loro domande non avevano ottenuto alcun risultato, una sera il capo della polizia malvagia mi ha apostrofata in malo modo, dicendo: “Devi cominciare ad aprire quella bocca. Stai mettendo a dura prova la mia pazienza. Non credo che non ci sia nulla da fare con te. Ho conosciuto tante persone molto più toste: se non siamo duri con te, non ti piegherai mai, accidenti a te!” A un suo ordine, diversi poliziotti hanno cominciato a torturarmi. Alla sera, la stanza degli interrogatori era buia e terrificante: mi sembrava di essere all’inferno. Mi hanno ordinato di accovacciarmi a terra e di mettere le mani ammanettate sopra i piedi. Poi, hanno infilato un manganello di legno tra gli incavi delle mie braccia e dietro le ginocchia, obbligando il mio intero corpo a raggomitolarsi. Dopo di che, hanno sollevato il manganello e lo hanno poggiato tra due tavoli, lasciando il mio corpo sospeso in aria a testa in giù. Nel momento in cui mi hanno sollevata da terra, sono stata colta da vertigini e avevo difficoltà a respirare. Mi sentivo soffocare. Poiché ero sospesa in aria a testa in giù, tutto il mio peso gravava sui polsi. All’inizio, per impedire che le manette mi affondassero nella carne, ho stretto forte le mani insieme, mi sono raggomitolata su me stessa, e ho cercato con tutte le mie forze di mantenere quella posizione. Ma, a poco a poco, le energie mi hanno abbandonata. Le mani mi sono scivolate dalle caviglie alle ginocchia, e le manette mi sono affondate nella carne, causandomi una pena straziante. Dopo mezz’ora in quella posizione, mi sembrava che tutto il sangue del corpo mi ristagnasse nella testa. Il doloroso gonfiore della testa e degli occhi mi dava la sensazione che stessero per scoppiare. Tagli profondi segnavano i miei polsi, e le mie mani erano talmente gonfie che sembravano due pagnotte. Mi sono sentita sul punto di morire. “Non ce la faccio più, tiratemi giù!” ho gridato disperata. “Nessuno può salvarti, se non te stessa. Dicci un nome e ti mettiamo giù”, ha detto malignamente uno dei perfidi agenti. Alla fine, hanno constatato che ero davvero in difficoltà e mi hanno messa giù. Mi hanno alimentata con dello sciroppo di glucosio e hanno ripreso a interrogarmi. Giacevo inerte come fango sul pavimento, gli occhi serrati, senza prestare loro ascolto. Inaspettatamente, i poliziotti malvagi mi hanno sollevata di nuovo in aria. Senza la forza di fare leva sulle mani, non ho potuto fare a meno che le manette incidessero la carne dei polsi con i loro bordi seghettati. In quel momento, ho provato un dolore tale che ho lanciato un urlo straziante. Non avevo la forza di continuare a lottare e il mio respiro si era fatto molto debole. Sembrava che il tempo si fosse fermato. Mi sentivo in bilico sull’orlo della morte. Convinta che quella volta fossi davvero spacciata, ho voluto dire a Dio le parole che avevo nel cuore, prima che la vita mi abbandonasse: “O Dio! In questo momento, ora che sono davvero in punto di morte, ho paura. Ma, anche se morirò stanotte, renderò ancora lode alla Tua giustizia. O Dio! Nel mio breve cammino di vita, Ti ringrazio per avermi scelta perché tornassi a casa da questo mondo di peccato, per avermi impedito di vagare senza meta, consentendomi di vivere per sempre nel calore del Tuo abbraccio. O Dio! Ho goduto così tanto del Tuo amore; eppure, soltanto ora che la mia vita sta per finire, mi rendo conto che non ne ho fatto tesoro. Molte volte Ti ho rattristato e deluso; sono come una bimba ingenua che sa solo godere dell’amore di sua madre e non ha mai pensato a ricambiarlo. Soltanto ora che sto per perdere la mia vita capisco di dover apprezzare il Tuo amore, e soltanto ora mi rammarico di aver tralasciato tante buone occasioni. Ora, ciò che più rimpiango è che sono stata incapace di fare qualsiasi cosa per Te, io che Ti devo tanto; e, se potrò vivere ancora, farò certamente del mio meglio per adempiere al mio dovere e compensare ciò di cui Ti sono debitrice. In questo momento, Ti chiedo solo di darmi forza, così da non aver più paura della morte e affrontarla con fortezza…” Le lacrime cadevano una dopo l’altra, colando giù dalla mia fronte. La notte era spaventosamente silenziosa. L’unico rumore era il ticchettio dell’orologio, come se stesse facendo il conto alla rovescia dei secondi che rimanevano della mia vita. È stato allora che è accaduto qualcosa di miracoloso: ho sentito come se un sole caldo splendesse su di me e, a poco a poco, ho smesso di provare dolore in tutto il corpo. Le parole di Dio sono risuonate nella mia mente: “Dal momento in cui vieni al mondo piangendo, inizi a compiere il tuo dovere. Svolgendo il tuo ruolo nel piano e nell’ordinamento di Dio, intraprendi il viaggio della tua vita. Qualunque siano le tue origini e il viaggio dinanzi a te, nessuno può sfuggire alle orchestrazioni e alle disposizioni del Cielo, e nessuno ha il controllo del proprio destino, perché soltanto Colui che governa tutte le cose è capace di tale opera” (“Dio è la sorgente della vita dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”). “Sì”, ho pensato. “Dio è la sorgente della mia vita, Dio regge il mio destino, e io devo mettermi nelle Sue mani e piegarmi alle Sue orchestrazioni”. Meditare sulle parole di Dio ha infuso una sensazione di conforto e serenità nel mio cuore, come se mi stessi adagiando comodamente nel caldo abbraccio di Dio. Mi sono addormentata. Temendo che stessi per morire, l’agente malvagio mi ha tirata giù e mi ha somministrato in fretta un po’ di sciroppo di glucosio e acqua. Nel mio sfiorare la morte, avevo scorto gli atti miracolosi di Dio.

Il giorno dopo, quei poliziotti perversi hanno passato tutta la sera a sollevarmi più e più volte in aria. Mi hanno chiesto dove si trovassero i fondi corrispondenti alle ricevute di deposito che avevano confiscato. Per tutto il tempo, sono rimasta in silenzio, eppure non si sono arresi. Per impossessarsi del denaro della Chiesa, hanno usato ogni ignobile mezzo per torturarmi. In quel momento, le parole di Dio sono echeggiate nel mio cuore: “Migliaia di anni di odio sono concentrati nel cuore, millenni di peccaminosità sono incisi nel cuore – come potrebbe ciò non ispirare ripugnanza? Vendicare Dio, estinguere completamente il Suo nemico, non permettere a costui di dilagare ulteriormente, e non permettergli di continuare a creare problemi a proprio piacimento! Adesso è il momento: l’uomo da tempo è andato raccogliendo tutte le sue forze, e ha dedicato tutti i propri sforzi, pagato ogni prezzo per questo, per fare a brandelli l’odioso volto di questo demone e permettere alle persone, che sono state accecate e hanno patito ogni genere di sofferenza e di difficoltà, di risollevarsi dalle loro sofferenze e voltare le spalle a questo antico diavolo malvagio” (“Lavoro e ingresso (8)” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno dato forza e fede. Avrei combattuto Satana fino alla morte e, anche se fossi morta, sarei rimasta salda nel testimoniare Dio. Ispirata dalle Sue parole, ho dimenticato inconsapevolmente il mio dolore. Così, ogni volta che mi sollevavano in aria, le Sue parole mi ispiravano e mi motivavano, e più mi sospendevano in aria, più vedevo chiaramente la loro essenza demoniaca e più grande diventava la mia determinazione a restare salda nella mia testimonianza e a soddisfare Dio. Alla fine, ognuno di loro si è stancato di torturarmi. “La maggior parte delle persone non resiste mezz’ora così sospesa in aria, ma lei ha resistito tutto questo tempo. È davvero tosta!” li ho sentiti commentare. Per me è stata una grande soddisfazione. Ho pensato: “Con il sostegno di Dio, non potete farmi crollare”. Oltre a torturare il mio corpo, durante i nove giorni e notti che ho passato alla stazione di polizia quei perfidi agenti mi hanno anche privata del sonno. Ogni volta che chiudevo gli occhi e mi ciondolava la testa, sbattevano i manganelli sul tavolo oppure mi facevano alzare in piedi e correre nella stanza, o altrimenti mi urlavano addosso, cercando di farmi crollare e spezzare il mio spirito. Dopo nove giorni, non avendo raggiunto il proprio obiettivo, la polizia ancora non si arrendeva. Mi hanno portato in un hotel, dove mi hanno ammanettato le mani davanti alle gambe, poi hanno infilato un manganello di legno nell’incavo di braccia e ginocchia, costringendomi a sedermi per terra con il corpo così raggomitolato. Mi hanno fatta restare seduta in questa posizione per alcuni giorni, con le manette che mi affondavano nella carne. Le mani e i polsi si sono gonfiati e sono diventati viola, e le natiche mi facevano talmente male che non osavo strofinarle o toccarle; era come stare seduta sugli aghi. Un giorno, uno dei capi della polizia malvagia, vedendo che i miei interrogatori erano stati infruttuosi, si è avvicinato a me furente di rabbia e mi ha assestato un violento ceffone, violento quanto bastava per allentarmi due denti.

Alla fine, sono venuti due capi sezione dal Dipartimento di pubblica sicurezza provinciale. Appena arrivati, mi hanno tolto le manette, mi hanno aiutata ad accomodarmi su un divano e mi hanno offerto un bicchiere d’acqua. “Te la sei passata male negli ultimi giorni, ma non devi prendertela. Stavano solo eseguendo gli ordini”, hanno detto con finta gentilezza. La loro falsità me li ha resi ancora più odiosi, tanto che ho digrignato i denti. Inoltre, hanno acceso un computer e mi hanno mostrato prove false, dicendo molte cose che condannavano e bestemmiavano Dio. Ero furiosa. Volevo discutere con loro, ma sapevo che li avrebbe solo fatti bestemmiare in modo ancor più forsennato. In quel momento, ho preso coscienza di quanto siano state grandi le avversità patite da Dio incarnato, e quanta umiliazione Egli abbia sopportato al fine di salvare l’uomo. Per di più, ho visto quanto fossero odiosi e spregevoli quei demoni malvagi. Nel segreto del mio cuore, ho promesso che avrei rotto completamente con Satana e sarei stata per sempre fedele a Dio. Dopo di che, per quanto tentassero di ingannarmi, ho tenuto la bocca chiusa e non ho detto nulla. Vedendo che le loro parole non avevano sortito alcun effetto, ai due capi sezione non è rimasto altro che andarsene stizziti.

Durante i dieci giorni e notti all’hotel, mi hanno sempre lasciata ammanettata, facendomi accovacciare per terra con le braccia intorno alle gambe. Ripensando al tempo che ho trascorso agli arresti, ho passato diciannove giorni e notti alla stazione di polizia e all’hotel, ed è stata la protezione dell’amore di Dio che mi ha permesso di appisolarmi un po’. A parte quel breve sonnellino, per tutto quel tempo, la polizia malvagia non mi ha mai lasciato dormire; bastava che chiudessi gli occhi per un istante e loro facevano qualunque cosa pur di tenermi sveglia: colpivano rumorosamente il tavolo, mi prendevano a calci, mi sbraitavano addosso, mi ordinavano di correre e così via. Ogni volta che mi coglievano di sorpresa, il cuore cominciava a martellarmi nel petto e i miei nervi subivano una dura scossa. A forza di essere tenuta sveglia in quel modo e di subire le frequenti torture da parte della polizia malvagia, le mie forze hanno finito per esaurirsi notevolmente, il mio corpo era gonfio e dolorante, e ho cominciato a vedere doppio. Sapevo che di fronte a me c’erano persone che parlavano, ma il suono delle loro voci sembrava provenire da un luogo lontano. Inoltre, le mie reazioni erano diventate molto rallentate. Se in qualche modo ho superato tutto questo, lo devo solo alla grande potenza di Dio! Come Egli ha detto: “Egli fa rinascere l’uomo e gli consente di vivere tenacemente in ogni suo ruolo. Grazie alla Sua potenza e alla Sua inestinguibile forza vitale, l’uomo è vissuto generazione dopo generazione, e in tutto questo la potenza della vita di Dio è stata il sostegno dell’esistenza dell’uomo e per tutto questo Dio ha pagato un prezzo che nessun uomo ordinario ha mai pagato. La forza vitale di Dio può prevalere su ogni potenza; inoltre, è superiore a ogni potenza. La Sua vita è eterna, la Sua potenza è straordinaria, la Sua forza vitale non viene facilmente sopraffatta da alcun essere creato né da alcuna forza nemica” (“Solo il Cristo degli ultimi giorni può offrire all’uomo la via della vita eterna” in “La Parola appare nella carne”). Nel mio cuore, ho espresso ringraziamenti sinceri e lodi a Dio: “O Dio! Tu governi tutte le cose, i Tuoi atti sono inestimabili, solo Tu sei onnipotente, sei la forza di vita inestinguibile, e sei la sorgente di acqua viva per la mia vita. In questa particolare situazione, ho visto la Tua eccezionale potenza e autorità”. Alla fine, la polizia malvagia non ha ottenuto da me alcuna risposta alle proprie domande e mi ha rispedita al centro di detenzione.

Lungo il tragitto verso il centro di detenzione, due poliziotti mi hanno detto: “Sei stata davvero brava. Anche se finiscono dietro le sbarre, quelli come te sono brave persone. Ci sono detenuti di tutti i tipi lì dentro: spacciatori, assassini, prostitute. Te ne accorgerai appena arriverai”. “Visto che sapete che siamo brave persone, perché ci arrestate? Il governo non parla forse di libertà di religione?” ho domandato. “Sono le bugie che vi racconta il Partito Comunista. È il Partito che ci fornisce i mezzi di sostentamento, quindi dobbiamo fare quel che ci dice. Non vi odiamo, né abbiamo niente contro di voi. Vi abbiamo arrestato solo perché credete in Dio”, ha detto uno degli agenti. Sentendo questo, ho ripensato a tutto quel che avevo subito. Non ho potuto fare a meno di rammentare le parole di Dio: “Libertà religiosa? Diritti e interessi legittimi dei cittadini? Sono tutti trucchi per celare il peccato!” (“Lavoro e ingresso (8)” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio sono andate dritte al nocciolo della questione, consentendomi di vedere chiaramente il vero volto del governo del PCC e il modo in cui cerca di guadagnare una fama che non si merita: in apparenza, sventola la bandiera della libertà di religione, ma in segreto arresta, perseguita e maltratta crudelmente coloro che credono in Dio in ogni parte del Paese, nella vana speranza di bandire l’opera di Dio, e arriva persino a depredare vergognosamente la Chiesa del suo denaro. Tutto questo mette a nudo la sua essenza demoniaca che odia Dio e odia la verità.

Mentre ero al centro di detenzione, ci sono stati momenti in cui mi sono sentita debole e sofferente. Ma le parole di Dio hanno continuato a ispirarmi, dandomi fede e forza, consentendomi di capire che, per quanto Satana mi avesse privata della libertà della carne, il mio dolore mi aveva migliorata, insegnandomi a confidare in Dio sotto le torture di quei demoni malvagi; mi aveva permesso di capire il vero significato di molte verità e di scorgere la preziosità della verità, nonché aumentato la mia determinazione e motivazione a perseguirla. Mi ha reso pronta a continuare a obbedire a Dio, e a sperimentare tutto ciò che Egli aveva predisposto per me. Di conseguenza, quando lavoravo nel centro di detenzione, intonavo inni e pensavo in silenzio all’amore di Dio. Sentivo che il mio cuore era più vicino a Lui, e le giornate non mi sono più sembrate così penose e angoscianti.

Durante questo periodo, la polizia malvagia mi ha interrogato molte volte ancora. Ringraziavo Dio per sostenermi nel superare le loro reiterate torture. In seguito, la polizia malvagia ha prelevato tutti i soldi con le mie tre carte di credito. Assistere impotente al saccheggio del denaro della Chiesa da parte di quei poliziotti perversi mi ha spezzato il cuore. Ero piena di odio per quella banda di demoni avidi e malvagi, e ho desiderato ardentemente che il regno di Cristo arrivasse presto. Alla fine, nonostante non avessero alcuna prova, mi hanno condannata a un anno e tre mesi di rieducazione attraverso il lavoro per aver “disturbato l’ordine pubblico”.

Durante la brutale persecuzione da parte del governo del PCC, ho assaporato davvero l’amore e la salvezza di Dio per me, sono giunta ad apprezzare la Sua onnipotenza e sovranità e i Suoi atti miracolosi, e ho constatato l’autorità e la potenza delle Sue parole. Inoltre, sono arrivata a disprezzare realmente Satana. In quel periodo di persecuzione, le parole di Dio mi hanno accompagnata nell’angoscia di giorni e notti, mi hanno consentito di comprendere le astute macchinazioni di Satana e mi hanno offerto un’opportuna protezione. Le Sue parole mi hanno resa forte e coraggiosa, permettendomi di superare più e più volte quelle crudeli torture. Le parole di Dio mi hanno dato forza e fede, nonché il coraggio di combattere Satana sino alla fine… Sia ringraziato Dio! Dio Onnipotente è la verità, la via e la vita! Lo seguirò per sempre, sino alla fine!

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