Finalmente ho smesso di fingere e di indossare una maschera

28 October 2026

di Cole, Italia

Nel giugno del 2018, i leader hanno disposto che facessi da coach di recitazione ai fratelli e alle sorelle. Ero molto felice. Pensavo: “Sembra che le mie doti recitative abbiano ottenuto l’approvazione dei leader, quindi devo collaborare seriamente”. All’inizio, ero responsabile solo di fare da coach per le interpretazioni dei fratelli e delle sorelle del nostro gruppo. Tuttavia, in seguito, il regista ha disposto che collaborassi con due sorelle per fare da coach ad attori di altri Paesi e organizzare studi di gruppo. Questo mi ha reso ancora più felice e camminavo a testa alta ovunque andassi. Ogni volta che i fratelli e le sorelle mi facevano domande sulla recitazione, non riuscivo a contenere la mia gioia nel vedere l’invidia e l’ammirazione nei loro occhi. Nel gennaio del 2024, i leader hanno disposto che interpretassi il protagonista in un film. Ero entusiasta alla notizia, ma anche un po’ preoccupato. “In passato ho sempre interpretato ruoli negativi e, anche quando interpretavo personaggi positivi, si trattava di ruoli minori con poco tempo sullo schermo. Invece, questa volta sono il protagonista. Questo ruolo è così importante; se rovino tutto, sarà davvero imbarazzante! Inoltre, il protagonista di questo film attraversa molte esperienze emotive che io non ho mai vissuto. Se non ce la faccio, i fratelli e le sorelle non mi guarderanno forse dall’alto in basso? Diranno che, dopo tutti questi anni a fare il mio dovere come attore e persino a fare da coach agli altri nella recitazione, non so nemmeno recitare bene io stesso e che le mie capacità semplicemente non sono soddisfacenti”. Ma poi ho pensato: “Il fatto che i leader mi abbiano chiesto di interpretare il protagonista dimostra che approvano le mie doti recitative e credono che io sia all’altezza di questo ruolo. Risolverò semplicemente e con calma ogni difficoltà da solo, in segreto; non posso essere guardato dall’alto in basso dai miei fratelli e dalle mie sorelle. Inoltre, interpretare questo ruolo è Dio che mi sta esaltando. Devo avere una coscienza e non posso sottrarmi al mio dovere”. Così, mi sono unito ai miei fratelli e alle mie sorelle e ci siamo buttati a capofitto nelle prove e nelle riprese.

Durante una scena emotiva, non riuscivo proprio a entrare nel personaggio e stavo diventando molto ansioso. “Questa è una scena molto importante. Se non recito bene, cosa penseranno di me i fratelli e le sorelle? Non ho mai girato una scena del genere prima d’ora e non capisco bene alcuni dettagli. Cosa faccio?” Mi sono precipitato a guardare clip di film e video simili, terrorizzato all’idea di ritardare le riprese perché non riuscivo a trovare l’emozione giusta. Un fratello ha notato la mia difficoltà e ha suggerito: “Se non sei sicuro di come interpretare questa parte, potresti chiedere ai fratelli e alle sorelle che hanno già interpretato ruoli positivi in passato. Sicuramente conosceranno alcuni dei dettagli e questo ti darebbe una direzione per la tua interpretazione”. Sentendo questo, ho pensato: “Chiedere a loro? Come potrei mettere da parte il mio orgoglio? Chiedere aiuto in passato, quando interpretavo ruoli minori, andava bene, ma questa volta sono il protagonista. Ho ottenuto il ruolo principale perché sono un bravo attore. Se vado a chiedere aiuto, cosa penseranno di me i fratelli e le sorelle quando lo scopriranno? Diranno sicuramente: Non capisci niente e la tua recitazione non è poi così eccezionale!’ Inoltre, una volta ero io a fare da coach per le loro interpretazioni. Ora, se chiedo loro consiglio, non dimostrerebbe forse che le mie doti recitative sono scarse e che tutto ciò che ho insegnato loro prima era solo teoria? Allora tutti mi capirebbero subito a fondo”. Sebbene avessi detto di essere d’accordo, in realtà non sono andato a chiedere a nessuno. Più tardi, il regista mi ha ricordato diverse volte di chiedere aiuto ai fratelli e alle sorelle, ma il pensiero di perdere la faccia mi ha sempre trattenuto. Per evitare che gli altri mi guardassero dall’alto in basso, mi sono scervellato per trovare come suscitare le mie emozioni, arrivando persino a imitare il modo in cui recitavano gli attori non credenti. Pensavo: “Devo a tutti i costi fare bene questa scena. Non posso lasciare che vedano che le mie doti recitative non sono abbastanza buone. Se rovino tutto, perderò completamente la faccia!” Durante le riprese, ho dato il massimo per cercare di far emergere le mie emozioni, ma l’interpretazione è risultata comunque piatta. Il regista ha visto che ero in difficoltà e ha condiviso con me sulle emozioni della scena. Affinché le persone non si accorgessero che le mie doti recitative non erano all’altezza, ho detto: “Conosco già tutte queste emozioni. È solo che non le sento ancora del tutto. Ho solo bisogno di un po’ più di tempo per calarmi nella parte”. Tuttavia, per quanto ci provassi, non funzionava niente. Dopo le riprese, il regista ha detto che la mia interpretazione era artificiale, tesa e troppo malinconica. Sentendo questo, ci sono rimasto malissimo. Volevo interpretare bene la parte ma, prima di allora, raramente avevo riflettuto sulla mentalità e sulle emozioni che questo tipo di personaggio dovrebbe provare, quindi proprio non riuscivo a farlo nel modo giusto. Sapevo che avrei dovuto chiedere aiuto ai fratelli e alle sorelle, ma il pensiero di chiedere a qualcun altro mi faceva solo venir voglia di lasciar perdere. “In fondo, un tempo ero io a fare da coach agli altri nella recitazione, e ora sono il protagonista. Non posso permettere che tutti vedano che non sono all’altezza. Lasciamo perdere. Imparerò a farlo da solo. Questa volta, semplicemente non ho provato le emozioni in modo abbastanza completo. Una volta avuto un po’ di tempo per calarmi nella parte, questi problemi si risolveranno”.

Una volta, il regista ha chiamato una sorella che in passato aveva interpretato un ruolo da protagonista per discutere dei problemi nella nostra recitazione e condividere con noi ciò che aveva appreso dalle sue interpretazioni. Ma io non stavo ascoltando veramente. Pensavo: “Prima ero io a guidare lo studio di tutti e ora è il contrario: hanno preso questa sorella per insegnarmi a recitare. È un’umiliazione totale! Se le faccio domande basilari sulla recitazione, cosa penserà di me? Non dirà forse che non ho nemmeno padroneggiato le tecniche di recitazione che ho insegnato a tutti in questi anni, e che tutto ciò che ho detto è stato solo teoria? Perderò completamente la faccia!” Così, anche se stavo seduto lì ad ascoltare, dentro di me ero tormentato. Volevo davvero aprirmi riguardo alle mie difficoltà e parlarne con la sorella, ma pensavo: “Se le rivelo le mie difficoltà, non mi capirà subito a fondo? Non se ne parla! Non posso dire niente”. Così, non sono riuscito a trovare il coraggio di chiedere nulla, non ho assimilato nulla di quello su cui ha condiviso e volevo solo che l’incontro finisse. In seguito, quando abbiamo ricominciato a girare, i miei problemi non erano ancora stati risolti. Le riprese procedevano molto a rilento. Il programma originale delle riprese veniva continuamente posticipato. Alcune scene già ultimate hanno richiesto riprese aggiuntive o in seguito sono state persino rigirate completamente, perché la mia interpretazione e le mie emozioni non andavano bene. Quando il primo montaggio è stato terminato, sono rimasto sbalordito nel vedere il video montato. La mia espressione era avvilita e la mia interpretazione era forzata e innaturale. Non avevo fatto emergere per niente le qualità essenziali del personaggio. Apparivo persino un po’ patetico e senza spina dorsale. L’interpretazione non è riuscita affatto a raggiungere l’effetto di rendere testimonianza a Dio. Sono rimasto particolarmente colpito quando una sorella ha detto: “Vedevo che stavi piangendo tristemente, ma la cosa proprio non mi commuoveva”. Ero completamente sbalordito. Ho pensato: “Eppure ho lavorato così duramente. Perché è finita in questo modo? Cosa penseranno di me i fratelli e le sorelle? Si chiederanno sicuramente che senso abbia che io interpreti il protagonista quando la mia recitazione non è un granché!” In quei giorni, evitavo i fratelli e le sorelle ogni volta che li vedevo. Mi vergognavo troppo per guardare in faccia chiunque. Ero davvero abbattuto e non avevo alcuna energia per il mio dovere. In seguito, ho riflettuto su me stesso. Sapevo di avere delle manchevolezze, ma proprio non riuscivo a trovare il coraggio di aprirmi con gli altri. Qual era la radice di questo problema?

Una volta, durante le mie devozioni spirituali, ho letto un passo delle parole di Dio e ho guadagnato una certa comprensione del mio stato. Dio Onnipotente dice: “Le persone di per sé sono esseri creati. Gli esseri creati possono raggiungere l’onnipotenza? Possono conseguire la perfezione e l’impeccabilità? Possono conseguire la competenza in ogni cosa, arrivare a comprendere tutto, vedere tutto chiaramente ed essere capaci di ogni cosa? No. Nelle persone, tuttavia, c’è un’indole corrotta, una debolezza fatale: non appena acquisiscono una capacità o imparano una professione, pensano di essere abili, di essere persone di prestigio e valore, di essere professionisti. A prescindere dal loro vero valore, vogliono tutte spacciarsi per individui famosi o eccezionali, diventare personaggi in qualche modo noti e far credere agli altri di essere perfetti e impeccabili, senza un solo difetto; desiderano essere visti dalle altre persone come individui capaci, potenti, eccezionali o famosi e grandi, con un’immagine grandiosa e imponente, in grado di fare qualsiasi cosa e senza nulla che non sappiano fare. Ritengono che, se ricercano l’aiuto degli altri, appariranno incapaci e inferiori, e che gli altri li guarderanno dall’alto in basso. Per questo motivo vogliono sempre mantenere le apparenze. Alcuni, quando viene chiesto loro di fare qualcosa, dicono di saperlo fare, ma in realtà non è così. In seguito, di nascosto, fanno delle ricerche e cercano di imparare come si fa, ma viene fuori che, dopo aver studiato per diversi giorni, continuano a non capire come farlo. Quando viene chiesto loro a che punto sono, dicono: ‘È quasi finito, quasi!’ Ma in cuor loro pensano: ‘Non è per niente vicino a essere finito, non ne ho idea, non so cosa fare! Non devo far scoprire gli altarini, devo continuare a mantenere le apparenze, non posso permettere che gli altri vedano le mie manchevolezze e la mia ignoranza, non posso permettere che mi guardino dall’alto in basso!’ Che problema è questo? È soffrire solo per salvare la faccia a tutti i costi. Di che tipo di indole si tratta? L’arroganza di queste persone non conosce limiti, hanno perso ogni ragione. Non vogliono essere persone comuni, non vogliono essere persone ordinarie, persone normali, ma superuomini, individui eccezionali o persone capaci. Questo è un problema enorme! Per quanto riguarda le debolezze, le manchevolezze, l’ignoranza, la stoltezza e la mancanza di comprensione all’interno dell’umanità normale, costoro nascondono tutto e non permettono agli altri di vederlo: continuano a camuffarsi. […] DimMi, le persone di questo tipo non vivono forse sempre in una nebbia? Non stanno forse sognando? Non conoscono sé stesse, non sanno chi sono e non sanno come vivere l’umanità normale. Non hanno mai fatto con i piedi per terra ciò che gli esseri umani dovrebbero fare, né hanno mai vissuto come persone normali. Se vivi sempre in una nebbia e in modo confuso, non fai le cose con i piedi per terra e vivi sempre secondo le tue fantasie, questo significa guai: non sai come comportarti e il cammino di vita che hai scelto è sbagliato” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Le cinque condizioni da soddisfare per intraprendere la retta via della fede in Dio”). Quando ho letto le parole di Dio, ho provato un improvviso sussulto. Il mio stato era esattamente quello che Dio aveva smascherato. Dio dice che, una volta che le persone imparano una competenza, pensano di essere capaci e vogliono indossare una maschera, presentandosi come esperti. Anche se hanno delle manchevolezze, si rifiutano di chiedere aiuto agli altri e vedono questo come una debolezza che porterà gli altri a guardarle dall’alto in basso. Così, fingono. Non ero esattamente quel tipo di persona? Mi ero innalzato a esperto e non riuscivo a scendere dal piedistallo. Pensavo che l’essere stato scelto come protagonista in questo film dimostrasse che le mie doti recitative erano buone, così, quando ho incontrato delle difficoltà, ho cercato di risolvere le cose da solo invece di chiedere aiuto, perché sentivo che chiedendo agli altri mi sarei sminuito. Per evitare che gli altri mi smascherassero e mi guardassero dall’alto in basso, mi sono rifiutato di aprirmi riguardo alle mie manchevolezze e difficoltà. Di conseguenza, non sono mai riuscito a trovare l’emozione giusta durante le riprese. Un fratello mi ha ricordato di chiedere ai fratelli e alle sorelle con esperienza, ma ero preoccupato che scoprissero che non riuscivo a risolvere nemmeno un problema così piccolo e che mi avrebbero guardato dall’alto in basso, così non l’ho fatto. Quando il regista ha visto che ero in difficoltà, ha cercato di aiutarmi ad analizzare le emozioni del personaggio. Tuttavia, avevo paura che mi guardasse dall’alto in basso, così ho inventato una scusa, dicendo che non ci riuscivo perché non provavo le emozioni in modo abbastanza forte. Quello che intendevo dire era che il problema non era la mia recitazione: se solo fossi riuscito a provare le emozioni in modo adeguato, avrei sicuramente potuto recitare la scena. Cercavo costantemente di salvare la faccia e non volevo che nessuno dicesse che non ne ero capace. In seguito, quando il regista ha fatto intervenire una sorella per condividere la sua esperienza di recitazione, ho sentito in modo ancora più forte che aprirmi e farle delle domande avrebbe messo ancora più a nudo le mie manchevolezze. Così, anche se avevo molte domande che volevo fare, non sono riuscito a trovare il coraggio di aprire bocca. Più e più volte, ho finto e ho indossato una maschera. Questo ha fatto sì che i miei problemi non venissero mai risolti e le continue riprese aggiuntive hanno ritardato l’avanzamento del film. Dio dice: “Di che tipo di indole si tratta? L’arroganza di queste persone non conosce limiti, hanno perso ogni ragione. Non vogliono essere persone comuni, non vogliono essere persone ordinarie, persone normali, ma superuomini, individui eccezionali o persone capaci. Questo è un problema enorme!” Avevo sempre pensato che essere il protagonista e aver sempre fatto da coach ai fratelli e alle sorelle su come recitare significasse che ero uno dei migliori, quindi non potevo lasciare che nessuno vedesse le mie manchevolezze o debolezze. Ero così arrogante! Sono solo un essere creato; è perfettamente normale avere delle manchevolezze. Inoltre, raramente ho interpretato ruoli positivi. Avrei dovuto affrontare correttamente la mia incapacità di recitare e i miei problemi, aprirmi e chiedere aiuto ai miei fratelli e alle mie sorelle. Era l’unico modo per compensare le mie manchevolezze e fare bene il mio dovere. Tuttavia, ero così arrogante da aver perso ogni ragionevolezza. Pensavo che, siccome avevo addestrato gli altri e interpretavo il protagonista, ero migliore di tutti gli altri e dovevo superarli in ogni modo. Così, ho costantemente finto e indossato una maschera. Alla fine, non solo non sono riuscito a fare bene il mio dovere, ma ho anche ritardato il lavoro della chiesa. Rendendomene conto, ero davvero pieno di rimorso e ho pregato Dio: “Dio, sono stato così arrogante. In questo periodo non sono stato in grado di affrontare i miei problemi e le mie manchevolezze. Ho vissuto costantemente in uno stato di finzione, indossando una maschera, e ho gravemente ritardato l’avanzamento del film. Oh Dio, sono disposto a pentirmi. Ti prego, guidami a riflettere su me stesso più profondamente e a imparare le mie lezioni”.

Un giorno, ho letto le parole di Dio e ho guadagnato un po’ più di comprensione di me stesso. Dio Onnipotente dice: “Indipendentemente dal contesto, qualunque dovere svolga, un anticristo cerca di dare l’impressione di non essere debole, di essere sempre forte, ricco di fede, mai negativo, affinché la gente non veda mai la sua statura reale o il suo vero atteggiamento verso Dio. In effetti, nel profondo del suo cuore, crede davvero che non esista nulla che non possa fare? Crede veramente di essere privo di debolezza, di negatività o di rivelazioni di corruzione? Assolutamente no. Gli anticristi sono bravi a fingere, a dissimulare. Amano mostrare alla gente il loro lato forte ed eccezionale; non vogliono che si veda quello debole e reale. Il loro scopo è palese: è, molto semplicemente, mantenere vanità e orgoglio, per proteggere il posto che hanno nei cuori degli altri. Sono convinti che, se si aprono con gli altri sulla propria negatività e debolezza e sul proprio lato ribelle e corrotto, questo danneggerà gravemente il loro prestigio e la loro reputazione, e darà più problemi di quanto valga la pena. Pertanto preferirebbero morire piuttosto che ammettere di avere momenti in cui siano deboli, ribelli e negativi. Anche se dovesse arrivare il giorno in cui tutti vedranno il loro lato debole e ribelle, quando vedranno che sono corrotti e che non sono cambiati per niente, continueranno comunque a fingere. Pensano che se ammettessero di avere un’indole corrotta, di essere persone normali e insignificanti, allora perderebbero il loro posto nel cuore della gente, perderebbero l’adorazione e la venerazione di tutti, e quindi il loro fallimento sarebbe totale. E così, qualunque cosa accada, non si apriranno con gli altri senza malizia; qualunque cosa accada, non cederanno il loro potere e il loro prestigio a qualcun altro; al contrario, faranno di tutto per competere e non si arrenderanno mai” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte decima”). Dio dice che per proteggere la propria reputazione e il proprio prestigio, gli anticristi non si aprono mai con gli altri riguardo al loro lato negativo, debole, ribelle o corrotto. Credono che farlo li farebbe sembrare inferiori e costerebbe loro il prestigio e la buona immagine nei cuori delle altre persone. Fingono e indossano una maschera in ogni occasione e, anche se vengono capiti a fondo, continuano a fingere. Ciò che avevo rivelato era anche l’indole di un anticristo. Avevo vissuto costantemente secondo veleni satanici come “Come un albero vive per la sua corteccia, così l’uomo vive per la propria faccia” e “La reputazione non ha prezzo”, e sentivo che, a prescindere da tutto, non potevo permettere che le persone mi guardassero dall’alto in basso e che dovevo mantenere una buona immagine nei loro cuori. Ricordo che quando ero piccolo mia madre mi diceva spesso: “Mostra sempre il tuo lato migliore”. “Tutta la vita di una persona non consiste forse nel vivere per la propria reputazione? Non possiamo lasciare che le persone ci guardino dall’alto in basso. Vale la pena fare qualsiasi cosa, fintanto che porti le persone ad ammirarti”. Educato in questo modo da mia madre, mi salvavo la faccia in ogni occasione, cercando sempre di mostrare agli altri il mio lato migliore. Anche se non capivo o non sapevo come fare qualcosa, fingevo di saperlo e mi sforzavo di farlo. Ero così anche dopo aver iniziato a credere in Dio. Quando i leader mi hanno incaricato di fare da coach ai fratelli e alle sorelle per le loro interpretazioni e di organizzare gli incontri di studio per tutti, ho visto che tutti mi ammiravano e ho iniziato a credere che le mie doti recitative fossero già mature. Quando questa volta sono stato scelto come protagonista, non ho osato chiedere prontamente aiuto a nessuno, nemmeno quando ho avuto delle difficoltà. Ho finto con tutte le mie forze, terrorizzato di perdere la mia buona immagine agli occhi dei fratelli e delle sorelle. In seguito, quando il regista ha invitato una sorella a condividere la sua esperienza e ad aiutarmi, mi sono rifiutato di aprirmi e di chiedere aiuto, nonostante avessi chiaramente molte difficoltà, il tutto per proteggere la mia buona immagine. Poiché non riuscivo a calarmi nella parte, ho gravemente ritardato l’avanzamento del film. Nel mio dovere, non solo non sono riuscito a esaltare Dio o a renderGli testimonianza; al contrario, proteggevo costantemente la mia buona immagine agli occhi dei fratelli e delle sorelle. Ero persino disposto a ritardare le riprese pur di non accettare l’aiuto della sorella. Non avevo affatto coscienza né ragionevolezza! Stavo percorrendo il cammino di un anticristo! Se avessi continuato così, sarei finito per essere sdegnato ed eliminato da Dio. Dovevo cambiare rapidamente le prospettive dietro il mio perseguimento e smettere di difendere la mia immagine e il mio prestigio. Ho pregato Dio: “Dio Onnipotente, mi hai comunque dato la possibilità di fare il mio dovere oggi. Questa è la Tua grande misericordia. Non posso continuare a ribellarmi e a oppormi a Te. Ti prego, guidami affinché io possa aprirmi, essere una persona onesta, compiere bene il mio dovere e soddisfarTi”.

In seguito, ci sono stati alcuni cambiamenti nel copione e abbiamo dovuto girare nuovamente il film. La Chiesa mi ha permesso di continuare a interpretare il ruolo. Ero grato, ma provavo anche una profonda vergogna. Ho deciso di pentirmi seriamente, di correggere la mia mentalità e di dare il massimo nel lavoro. Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio e ho trovato un cammino di pratica. Dio Onnipotente dice: “DiteMi, come si può essere una persona comune e normale? Come potete, come dice Dio, assumere il giusto posto di un essere creato, senza cercare di essere un grande personaggio o un superuomo? Come dovreste praticare per essere una persona comune e normale? Come si può ottenere questo? Chi vuole parlare? (Prima di tutto, dobbiamo ammettere che siamo persone comuni, persone molto ordinarie, e che ci sono molte cose che non comprendiamo, non afferriamo e non riusciamo a capire a fondo. Dobbiamo ammettere che siamo corrotti e pieni di difetti. Dopodiché, dobbiamo avere un cuore sincero e venire spesso dinanzi a Dio per cercare.) Per prima cosa, non darti un titolo per poi lasciarti ingabbiare da esso, dicendo: ‘Io sono il leader, sono il capogruppo, sono il supervisore, o sono la persona più competente ed esperta tecnicamente nel campo’. Non lasciarti inibire dal titolo che ti sei attribuito da solo. Non appena ciò accade, esso ti legherà strettamente; le tue parole e le tue azioni ne saranno influenzate, così come il tuo normale pensiero e giudizio. Devi liberarti dai vincoli di questo prestigio. Per prima cosa, scendi dalla posizione di questo titolo ufficiale e assumi la posizione di una persona comune. La tua mentalità diventerà allora un po’ più normale. Devi anche ammettere: ‘Non so come fare questo e non capisco quello: devo fare qualche ricerca e studiare’, oppure: ‘Non ho mai sperimentato questa cosa, quindi non so cosa fare’. Quando riesci a dire ciò che pensi veramente e a parlare onestamente in questo modo, possiederai una normale ragione. Se permetti agli altri di conoscere il vero te, avranno una visione normale di te e non dovrai indossare una maschera. Non ti sentirai più sotto forte pressione e sarai in grado di comunicare normalmente con gli altri. Vivere così è facile e liberatorio. Chiunque senta che la vita è troppo estenuante deve incolpare solo se stesso. Non fingere e non nascondere nulla. Per prima cosa, apriti su ciò che pensi nel cuore e sui tuoi veri pensieri, in modo che tutti ne siano consapevoli e li comprendano. In questo modo, le tue preoccupazioni, così come le barriere e i sospetti tra te e gli altri, saranno tutti eliminati. Inoltre, c’è qualcos’altro che ti vincola: consideri sempre te stesso il capogruppo, un leader o un lavoratore, qualcuno con un titolo, con prestigio e posizione; se poi dici che non capisci questo e non sei capace di fare quello, non significa forse sminuirti? Quando abbandoni questi vincoli nel tuo cuore, quando smetti di pensare a te stesso come a un leader o a un lavoratore, quando smetti di pensare di essere migliore degli altri e senti invece di essere una persona comune, uguale a tutti gli altri, e che ci sono alcuni ambiti in cui sei inferiore agli altri, allora, quando condividi sulla verità e sulle questioni legate al lavoro con questa mentalità, sia i risultati che l’atmosfera saranno diversi. […] Tutti, che si tratti di leader e lavoratori o di fratelli e sorelle, sono persone ordinarie. Tutti dovrebbero praticare questo principio. Tutti hanno una parte e una responsabilità nella pratica della parola di Dio. Puoi essere un leader, un lavoratore, un capogruppo, un supervisore o una persona che gode di alto rispetto nel gruppo. Chiunque tu sia, dovresti imparare a praticare in questo modo. Togli l’aureola e il titolo che hai in testa, togli le corone che gli altri ti hanno messo. A quel punto ti sarà facile diventare una persona normale e, senza difficoltà, agirai in base alla coscienza e alla ragionevolezza. Naturalmente, in seguito, non basta semplicemente ammettere che non comprendi e non sai. Questa non è la soluzione finale che risolve il problema. Qual è la soluzione finale? Porta le questioni e le difficoltà davanti a Dio per pregare e cercare. Non basta che una persona preghi da sola. Invece, insieme a tutti, devi rivolgere preghiere riguardo alla questione e assumerti questa responsabilità e quest’obbligo. Ecco un ottimo modo di fare le cose! Eviterai di imboccare il percorso di chi cerca di essere un gran personaggio e un superuomo. Se ci riuscirai, assumerai inconsciamente il posto che si addice a un essere creato e ti libererai dai vincoli dell’ambizione e del desiderio di essere un superuomo e un gran personaggio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Fare tesoro delle parole di Dio è il fondamento della fede in Dio”). Le parole di Dio hanno reso tutto estremamente chiaro. Sono solo un minuscolo essere creato. Non ho mai acquisito alcuna conoscenza professionale di recitazione. Poter fare oggi il mio dovere come attore nella casa di Dio è l’esaltazione da parte Sua e sarebbe impossibile senza l’illuminazione e la guida dello Spirito Santo. Ricordo una ripresa in cui le mie emozioni non erano abbastanza intense. Ho provato di tutto, ma invano. Tutto ciò che potevo fare era pregare seriamente Dio. In seguito, sotto la Sua guida, mi sono calato nella parte e la ripresa è stata un successo. Non ci sarei mai riuscito senza l’illuminazione e la guida di Dio. Ora devo abbandonare il mio orgoglio e il mio prestigio, guardare dritto in faccia le mie manchevolezze e fare del mio meglio nelle cose di cui sono capace; se c’è qualcosa che non so fare o non capisco, dovrei chiedere più aiuto ai fratelli e alle sorelle, oltre a pregare e fare maggiore affidamento su Dio. Così, ho stilato un elenco dei problemi nella mia interpretazione e l’ho inviato ad alcuni fratelli e sorelle, chiedendo il loro aiuto. Nel momento in cui ho inviato il messaggio, ho sentito un peso enorme sollevarsi dalle mie spalle e il mio cuore si è rasserenato. Ho ricevuto le loro risposte molto rapidamente. Tutti mi hanno dato dei suggerimenti per i miei problemi e hanno anche condiviso come trovano le emozioni giuste durante le riprese. Mi hanno illustrato diversi cammini di pratica e mi hanno incoraggiato a interpretare seriamente il ruolo. Ero così commosso e leggere i loro suggerimenti e il loro incoraggiamento mi ha davvero scaldato il cuore. I loro consigli mi hanno aiutato molto e da quel momento ho saputo come risolvere i problemi nella mia interpretazione.

Mi sono subito buttato a capofitto in un nuovo ciclo di riprese. Quando è arrivato di nuovo il momento di girare le scene emotive, ho seguito i metodi che i fratelli e le sorelle mi avevano insegnato e ho discusso in anticipo con il regista i dettagli specifici dell’interpretazione. Quando non riuscivo a calarmi nella parte, mi aprivo a riguardo e il regista, i fratelli e le sorelle venivano tutti ad aiutarmi. Dopo le riprese, inviavo il video ai fratelli e alle sorelle chiedendo loro quali problemi rimanessero ancora nella mia interpretazione. Quando mi facevano notare dei problemi, apportavo rapidamente delle modifiche e miglioravo. La volta successiva che ho recitato, le mie emozioni erano molto più intense. Mi sono calato rapidamente nella parte e i risultati delle riprese sono stati molto migliori rispetto a prima. Alcune delle clip sono state molto commoventi per i fratelli e le sorelle che le hanno guardate e l’avanzamento delle riprese ha subito una forte accelerazione.

Ora, ogni volta che non capisco qualcosa e penso di fingere e di indossare una maschera, pratico consapevolmente l’essere una persona onesta. Mi apro riguardo ai miei problemi, cerco i principi e i cammini da seguire con i fratelli e le sorelle e i problemi che non capisco vengono risolti rapidamente. Attraverso questa esperienza, mi sono reso conto che le maschere e le finzioni non possono risolvere alcun problema. Solo praticando secondo le parole di Dio, aprendosi senza malizia ed essendo una persona onesta è possibile risolvere i problemi e compiere bene il proprio dovere; solo allora si può avere vera pace e serenità nel cuore. Grazie a Dio!

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